ATTO SECONDO 


Scena I 

(Sala d'udienza pubblica, con due sedie, nel quartiere 
de' Spagnoli) 

Recitativo 

TEUTILE
Vani i consigli sono. Aspran, non vedi
a qual eccesso giunge
di Fernando l'ardir? Destin simile
non è degno d'un re.

ASPRANO
Soffri, Teutile.
Non sarà sempre ferma
per essi la fortuna. Ora si pensi
usar i mezzi tutti
perché i barbari sian arsi e distrutti.

TEUTILE
Ma Ramiro?...

ASPRANO
Perdona, altri pensieri
denno occuparti. I Messicani afflitti
per le vostre sciagure
sospirano vedervi. Il tuo bel volto
consolari potrà. Vieni...

TEUTILE
Ti seguo.
E il genitor?... 

ASPRANO
Di questo
a me lascia la cura. Già son pronte
le canoe, le piroge; in campo uniti
i restante guerrier impazienti
attendono il momento
d'incenerir questo perverso nido,
e scempio far di questo duce infido. 

Aria 

Brilleran per noi più belle,
più pietose quelle stelle
che ferali e sanguinose
or minacciano terror.
Spesso il ciel irato freme,
sparge orror, tuona e balena,
indi poi si rasserena,
e consola duolo e speme
dell'afflitto agricoltor.  

Scena II 

Recitativo 

TEUTILE
Principio a respirar. Qualche conforto
d'Aspran la fé mi reca, e non dispero
che risorger ancor possa l'impero.

FERNANDO
(entrando)
Se I Messican non hanno
miglior duce di lui, poca difesa
potranno usar in sì famosa impresa.

TEUTILE
Dunque, perché si chiude
il passo al genitor? Con qual ragione
giustificar pretendi
la sua vil prigionia? Se il genio tuo
bellicoso e sovran solo ti porta
ad tai di virtù, perché correggi
con un'atto crudel tant'altri egregi?

FERNANDO
Non più. Egualmente vano è il tuo zelo
e il consiglio. Io non ricevo leggi
da te. Itene al campo vostro;
gl'altri verran.

TEUTILE
Ma quando? In te rimiro...

FERNANDO
Troppo dicesti. Olà venga Ramiro.

TEUTILE
Cosi dunque...

FERNANDO
Non più. Parti. Altre cure
m'opprimono la mente.

TEUTILE
Partirò, sì, crudel. Ma il cor ardito
forse vedrò del tuo rigor pentito. 

Scena III 

FERNANDO
Grav'è l'impegno mio, ma più di tutto
Mi spaventa il germano. Ei s'avvicina.

RAMIRO
Eccomi a cenni tuoi. Non ti dia pena
sconsolato vedermi: ha sue ragioni
anche questo dolor. 

FERNANDO
Di che t'affanni?

RAMIRO
Si credono tiranni
tutti i nostri consigli. Io non dissento
ai giusti sdegni tuoi,
ma che un monarca poi
resti oppresso così, senza difesa,
dura legge mi par, e grave offesa.

FERNANDO
Dunque un eccesso credi
punir le colpe e con la pene altrui
dar ai sudditi esempio? Il re feroce
due volte in questo giorno
procurò la mia morte, e tu lo sai,
ch'alli trasporti suoi lasciato il freno,
complice fosti col silenzio almeno.

RAMIRO
Colpa di ciò...

FERNANDO
T'intendo.
Amor con tu svantaggio
generoso ti rende... Ecco Mitrena.
Da lunge a me s'avanza.
Parti. 

RAMIRO
Spiegarti pria...

FERNANDO
No, il tuo rossore
già palesa il tuo cor.

RAMIRO
(Fra sè)
Povero core!

Aria 

Quel rossor ch'in volto miri
non accusa il mio rispetto,
e non sono i miei sospiri
contrassegni di timor.
Le tue glorie anch'io secondo,
ma più dolce ti vorrei,
che ammirasse tutto il mondo
la pietade e il tuo valor. 

Scena IV 

Recitativo 

MITRENA
Fernando, il gran momento
s'avvicina fra noi. Sentimi ancora,
ma con quella virtù che a me dettasti.
Nell'animo contrasti
fortuna o ambizion... Anche un momento
rammenta senza pena, 
che Fernando sei tu, ch'io son Mitrena.

(Si pone a sedere.) 

FERNANDO
Fortunato momento in cui m'è dato
gloria a te d'ubbidir! Del mio costume
prova n'avesti, e sai
ch'io non trascorsi mai
le misure del giusto: onde favella,
ma pensa favellando,
che Mitrena tu sei, ch'io son Fernando.

MITRENA
Vivea fra l'ombre ancora
di natia cecità, fuori del mondo,
ignobile, negletta,
questa vasta region. Fra mille errori
di culto e di costume,
ogni mente sommersa oltre misura
il metodo passava
d'una civil e regolar cultura.
Ma rischiarar tal nube
un di alfin si dovea. Questo era scritto
nei decreti del Ciel, né si potea
tanto eseguir, se la natura e il Cielo
non apriva l'arcano, onde potesse
un seminume al mondo
la linea trapassar co'suoi eletti
per incogniti mar fino negletti. 

FERNANDO
Sensi d'adulazion poco veraci...

MITRENA
Parlo de pregi tuoi. M'ascolta e taci.
Giungesti sul confine
di Cozumel al fine. Al primo sbarco
di quell'idiota gente
qual flagello facesti io non rammento,
ché troppo dà tormento
i principi riandar, e troppo è dura
anche a pensar una simil sciagura. 

FERNANDO
Troppo, regina, offendi...

MITRENA
Taci, crudel, il tuo delitto intendi.
Talor sagace usaste
con accorte maniere e rei consigli
il manto venerato
d'ospite e di legato; e benché fosse
tepida ancor di sangue
la tua destra infedel, con regio core
fosti da noi. De tuoi precetti
uso facemmo, e in apparenza onesta
potesti usar tant'arte,
che dell'intimo ancor restassi a parte.
Alfin quall'or in pace
ammirando Viviamo i tuoi costumi,
senza temer de' numi,
veggo infranta ogni legge, e sento usarmi
cento violenze e la cittade in armi. 

FERNANDO
T'inganni, così ardito...

MITRENA
Soffri ancor un momento, ho già compito.
Si scuote il mio consorte
a vista della morte. I suoi vassalli
con l'esempio richiama e si difende. 
Ma come invan contende
l'uomo all'alto voler de'sommi dei,
distrutto è il campo, vincitor tu sei.
Da un sì felice effetto
perdi tutto il rispetto. Ombra non resta
di pietà, di virtù. Tutto si strugge,
il forte cade, e cade ancor chi fugge.
E a tanti orridi aspetti
Di rovine, di pianti e d'aspre pene,
Sposo, figlia -o crudel!- langue in catene.

(Si leva dalla sedia.) 

Orsù v'è tempo ancora
d'emendarti, se vuoi. Libera il passo
alla figlia, al consorte, e con gl'avanzi
dell'armi tue questo dominio sgombra.
O se resisti
nell'ingordo pensier altero e infido,
a battaglia mortal oggi ti sfido. 

FERNANDO
Scusa, con troppo eccesso
l'opre mie tu dipingi. I sensi miei
sì crudeli non son. Chetati, e senti
più brevi assai, ma più veraci accenti.

(Mitrena torna a sedere.) 

Giunsi ne'regni tuoi, vinsi, pugnai.
Ma prima tutte usai
di clemenza e virtù l'opre e le leggi,
e de'miei fatto egregi
testimoni ne foste, allor, che amici
nelle viscere vostre, a noi donaste
con sacri e forti impegni
fede, soggiorni -più!- vittime e regni.

MITRENA
Ma po?...

FERNANDO
Di che ti lagni?
Forse perché ozioso
non mirai trucidar gl'avanzi ancora
de'fidi miei? Non v'è ragion che basti
l'opre mie a condannar. Io non t'offesi,
se me, pugnando, e tutti I mie difesi.
Motezuma è crudel. Contro me stesso
so l'insidie che usò. So che detesta
il tuo saggio pensier I sui trasporti.
Ma quanto adesso importi
ch'egli viva in arresto, io solo intendo,
perché ragion né vo' da te, né rendo.
Che pi con ciglio altero
guerra m'intimi, io non rifiuto mai
l'occasioni di gloria.  

Scena V 

MOTEZUMA
(in catene, condotto da soldati)
E guerra avrai.
Dammi una spada, e allora 
vedrai se facil tanto
è la nostra caduta, eroe del mondo!

MITRENA
(verso Motezuma)
Oh dio... rompi il disegno.

MOTEZUMA
Altra legge non ho che del mio sdegno.

FERNANDO
Vidi il vostro valor.

MOTEZUMA
Disarma, o vile, 
tu il peto ancor. In singolar cimento 
vieni se puoi, ch'allor con armi pari
misurarem i sitibondi acciari.

FERNANDO
(agli soldati)
Olà, disciolto resti l'invincibil eroe.

(a Motezuma) 

Tosto vedrai quale sia il mio timor. 
Se tanto avanza da superar alla mia destra ancora,
si coroni l'impresa, e poi si mora.

(Nel partir, Mitrena lo ferma.) 

MITRENA
Ferma... t'arresta...

MOTEZUMA
(a Mitrena)
O vile!

MITRENA
(a Fernando)
Udite...

FERNANDO
È vano...

MITRENA
Dunque?...

FERNANDO
Non più. Vedrete
se vi farò fra poco
di questo ferro impallidir al lampo.

MITRENA
Ah no...

MOTEZUMA
Lascialo pur...

FERNANDO
Al campo!

Terzetto 

MOTEZUMA, FERNANDO
A battaglia, a battaglia!
T'aspetta il mio brando, lo sdegni, l'onor.

MOTEZUMA
Sazierò la mia vendetta
nel tuo sangue, o traditor!

FERNANDO
Poco è un dardo, una saetta
all'insano tuo furor.

MITRENA
Nel funesto, aspro periglio, 
Cieli, oimè! Pietà, consiglio, 
Sposo, oh dio! Signor, pietà

FERNANDO
Non la merta e non l'avrà.

MOTEZUMA
(a Mitrena)
Più m'irrita tua viltà. 

FERNANDO
Che barbaro orgoglio!

MOTEZUMA
(a Mitrena)
Che vile cordoglio!

FERNANDO
Che genio crudel!

MOTEZUMA
Che sorte crudel!

MITRENA
Che giorno crudel!

MOTEZUMA, FERNANDO
A battaglia, a battaglia! ecc. 

MITRENA
(a Motezuma)
Pensa a noi, pensa al tuo regno.

MOTEZUMA
(a Mitrena)
Penso a me, penso al mio sdegno.

FERNANDO
L'ostinato del suo fato
l'ira gode a provocar.

MOTEZUMA
(a Mitrena)
Vil, tu vuoi co'prieghi tuoi
più superbo l'empio far.

MITRENA
Voi, stelle, placate
quest'anime irate.

FERNANDO
Su al campo, su all'armi!

MOTEZUMA
Sì, sì a vendicarmi!

FERNANDO, MOTEZUMA
E allor tu dirai:

A TRE
Oh sorte spietata! Oh rigido Ciel!

Scena VI 

(Campo spazioso corrispondente ad un ampio seno
della marina vicino all'accampamento) 

Recitativo 

RAMIRO
(entrando con seguito d'Spagnoli)
Consolatevi, amici: è già vicino
il termine prescritto
all nostri sudor. Poiché rinasce,
benché inerme però, l'ardir nemico,
di nuova gloria occasion mi porge
la sorte, che oggidì per noi risorge.

ASPRANO
Cadran, superbi, forse,
questi eccelsi trofeo. Coraggio ed armi
non mancano al mio re. Saprà ben egli
di tante ingiurie ed onte
farsi pentir, e impallidir la fronte.  

Scena VII 

FERNANDO
Lo faccia, e s'ha coraggio
di cui lo vanti, al paragon s'avanzi.

(a Ramiro) 

Olà, senza dimora tu la pugna prepara,
e al rauco suon de' militar strumenti
l'ultima dell'imprese omai si tenti.

RAMIRO
Io volo ad ubbidir.

(Parte Ramiro con partita di soldati, gl'altri restano.) 

FERNANDO
(ad Asprano)
Di te potrei
scempio atroce ora far; ma tal svantaggio
non voglio dar al tuo monarca, al regno,
togliendogli sì tosto eroe sì degno.

Aria 

Sei troppo, troppo facile
a crederti guerriero,
il pallido sembiante,
il passo tuo tremante
vile ti mostra ognor, e menzognero.
Mirami in volto pria!
Vanta virtù e valor
quel tuo perverso cor;
presto mi proverà crudele e fiero. 

Scena VIII 

Recitativo 

ASPRANO
Mi deride, mi sprezza;
che insolita fierezza!
Non intesa virtù! Barbara sorte!
A che dunque mi serbi?
Forse a mirar le leggi
calpestate da un empio, e i miei dispregi?

Aria 

D'ira e furor armato,
nemico a questo regno,
fa pompa d'empietà.
Legge non ha l'ingrato,
nel barbaro disegno,
il suo furor non ha. 

Scena IX 

Recitativo 

FERNANDO
(incalzando Motezuma)
Fermati, non fuggir. Se tanto sei
invincibil e forte, a che il cimento
vai schermendo così?

MOTEZUMA
Stelle, che sento!
Tu di viltà m'accusi? Eccomi all'armi,
che non potrà lasciarmi,
se nemica è la sorte, ora in oblio
il mio nume sovran e il braccio mio.

FERNANDO
Ma di pallor ti veggo
sparso il torbido volto. Ancor ti resta
accesso alla pietà. Renditi vinto,
cedi l'armi e l'impero,
vivi ad altro destin.

MOTEZUMA
Ah non fia vero!
Anche d'atto sì vil osi tentarmi?

FERNANDO
Dunque impara a morir.

MOTEZUMA
All'armi.

FERNANDO, MOTEZUMA
All'armi.

(Segue l'abbattimento fra loro due.) 

MOTEZUMA
Nè cadi ancor?

FERNANDO
Barbaro, e ancor resisti?

(Ritornano a combattere.) 

Renditi.

MOTEZUMA
Anima ardita!

FERNANDO
Cadrai, fellon.

MOTEZUMA
Manco... soldati, aita!

Sinfonia peri l Combattimento 

(Si ritirano combattendo. Li soldati messicani 
opprimono Fernando. Si muovono gli Spagnoli 
ed attacano l'abbattimento, quale cessato e tutti 
ritirati, esce Ramiro che ferma una partita di 
Spagnoli, che par che fuggano.) 

Scena X 

Recitativo 

RAMIRO
Che fate? Ove correte,
valorosi guerrier? Deh non lasciate
ch'io spettator rimiri
della vostra viltà con gl'occhi miei
prove tanto funeste. Ecco lo stuolo
dell'armate canoe; se il suo progresso
voi, compagni, lasciate, è a noi sicura
l'estrema e la più vil d'ogni sciagura.

TEUTILE
Fuggi, Ramiro. Ad onta
dello sdegno temer per te degg'io.

RAMIRO
Principesca, ove vai?

TEUTILE
Dal campo io vengo,
ove di stragi e morti
confusa rimirai l'orrida scena.
De vostri pochi appena
la vittoria vantar forse potranno.
Universal è il danno. Il padre istesso
combattendo mirai stanco ed afflitto,
dopo lungo conflitto e molto sangue,
ritirarsi pugnando,
ma seco prigionier tarsi Fernando. 

RAMIRO
Fernando, e come?

TEUTILE
A singolar cimento
era col genitor, ma sopraffatto
da numero infinito
della plebe confusa,
dopo lunga difesa oppresso cadde.

RAMIRO
Ed or...

TEUTILE
In luogo forte
sotto buona custodia a rio destino
il padre lo riserba. E perché temo
di te ancora crudel la sorte istessa,
ti prego, ti scongiuro,
fuggi; il Messico omai poco è sicuro.

RAMIRO
Ch'io fugga? Olà, compagni,
divisi a sì grand'uopo:
venga meco una parte, e l'altra armata
d'accese faci alle canoe nemiche
mova guerra mortal. Fra quelle fiamme,
sepolte in mezzo all'onde,
della nostra vendetta al fiero lampo
una fra tante sol non abbia scampo.

TEUTILE
Fermati...

RAMIRO
S'eseguisca.

(Parte degli soldati montano i brigantini e 
incendiano le canoe.) 

TEUTILE
I miei tormenti
così stimi, crudel?

RAMIRO
Invan mi tenti.
Perdona, io non rammento, 
se non d'esser soldato. Ogn'altro affetto
lascio in oblio, che troppo
nel mio petto guerrier emuli sono
la vendetta, l'onor, la gloria, il trono.

Aria 

In mezzo alla procella
corre la navicella
in questa parte e in quella, 
ma pure si difende
dal mar, dalla tempesta,
e a naufragar non va.
Combatte nel mio petto
la gloria con l'affetto,
ma quest'invitto core
soddisferà l'onore,
l'amor appagherà.  

Scena XI

Recitativo 

TEUTILE
Vanne, crudel! Distruggi
con empio cor quest'infelici avanzi
della nostra grandezza. Esca a torrenti
dalle pubbliche vie misto di polve
il sangue messican. Calpesta, ingrato,
i numi, i templi e, ogni ragion sconvolta,
l'eccidio universal vanta una volta.
Ma pria ch'il cor afflitto
per te, ingrato, sospiri, i torti miei
vo' che termini al fin la fiamma istessa,
dal cui rigor ogni speranza è oppressa.

(Va per lanciarsi nel foco delle canoe, e incontra 
Mitrena.)

Scena XII 

MITRENA
Fermati, il tuo destino,
figlia, poco sospendi. È già prescritta
di noi tutti la morte, ma la sorte,
nel decreto crudel anche pietosa,
riserba agl'occhi nostri
la gioia di veder quella vendetta
che consolar potria
la tua, del genitor, la morte mia.

TEUTILE
Inutile riparo.

MITRENA
Ma capace intanto
per far che non riporti
l'usurpator superbo
fuor del Messico nostro oltr'al confine
la memoria fatal di mie rovine. 

Scena XIII 

ASPRANO
Principesca… signora…
Ahi qual funesto caso,
per colmar di dolor vostra costanza,
vi sovrasta di nuovo!

MITRENA
Aspran, che porti?

ASPRANO
I maghi al loro nume
Uccilibos ricorsi, 
per impetrar ai pubblici perigli
qualche giusto riparo, ebbero, oh stelle!
oracolo sì fiero
che mi fa inorridir.

TEUTILE
Ma che rispose?

ASPRANO
"Teutile ed un Ispano,
col sacrificio loro,
l'impero e il genitor salvar potranno."
Ciò disse, e ad un istante
Motezuma, presente alla grand'ara,
stesa intrepido allor la destra forte,
la figlia ed un Ispan giurò alla morte.

TEUTILE
Oh dei!

MITRENA
Misera figlia!

(Vengono i sacerdoti del tempio.) 

ASPRANO
Ecco lo stuolo insano
dei ministri del tempio... Oh Ciel, t'invola!

TEUTILE
Dove, raminga e sola
tra gl'incendi di guerra, e abbandonata?

MITRENA
Oracolo crudel!

ASPRANO
Sorte spietata!

MITRENA
Fermatevi un momento,
sacre turbe, e donate
ad una madre afflitta
l'uso del suo dolor. Figlia infelice,
ahi del destino atroce,
ch'a te sola sovrasta, io ne risento
il tormento maggior d'ogni tormento.
Misera, chi fu mai
di me regina, sposa,
madre più sventurata? I numi istessi
congiurano a svenar gl'affetti miei
e sono resa ormai
degl'uomini bersaglio, e degli dei.

TEUTILE
Non irritar ti prego,
madre, l'alto poter de numi irati.
Se il gran nume ricerca
per placar l'ira sua solo il mio sangue,
questo sangue si versi, e sia mia gloria
offrir all'ara sua
una salma a penar sinor avvezza, 
per sì pubblico ben, e sua salvezza.

MITRENA
Troppo violento sento,
figlia, il tormento mio. Per superarlo
io non appresi ancora
la forza o la virtù. Stelle crudeli!
Oracolo tiranno!
Dura legge del Ciel! O me infelice!

TEUTILE
Madre, al tuo cor disdice
quest'eccesso di duol. Restane in pace
soffri un altro dolor nella ma morte,
ne invidia la sorte
data a me per salvarla patria oppressa,
che'l vuol il Ciel, e lo vorrei io stessa.

Aria 

Un guardo, oh dio!
madre diletta, 
al duolo mio, 
uno al mio amore,
e quel dolore
m'ucciderà.
Deh soffri, o cara,
mia sorte amara
con alma forte;
per me la morte
non ha terrore,
pena non ha. 

Scena XIV 

Recitativo 

MITRENA
Vanne, che vendicata
la tua morte sarà. Se il Ciel ricerca
il sacrificio unito
della figlia innocente e d'un ispano,
Fernando dee morir. Quest'è l'oggetto
dei divini furor. Il sangue infido
dia memoria funesta a questo lido.
Olà Fernando mora!
No... sospendete ancora...
Qual orror mi sovrasta... Oh dio che pena!
Ma chi l'odio raffrena?
Chi l'ira mia corregge, e toglie all'are
le vittime richieste? Ah non v'è scampo.
Cada l'eroe tiranno;
s'ubbidisca al voler de' sommi dei,
chè vani son tutti i riguardi miei.

ASPRANO
E chi sarà sì ardito
ch'a sua fronte resista? Anche in catene
atterrisce col guardo
i più costanti cor.

MITRENA
Taci, codardo.
Se tu nutri sei ancora, 
chi'l più forte rassembri, un tal timore,
giusti, ch'il Ciel protegga il suo valore.

ASPRANO
Dunque addita la forma.

MITRENA
In ogni lato
in un tempo medesmo all'alta mole,
ove rinchiuso vive,
il foco distruttor tosto s'appresti.
Così tolti i pretesti
alla vostra viltà, veggasi l'empio
ceder senza difesa,
vittima al Ciel e alla comun offesa.

ASPRANO
Ad eseguir vò tosto. 

(Fra sè) 

Oh legge fiera!

MITRENA
Cada estinto il superbo e il mondo pera.

Aria 

La figlia, lo sposo
m'affligge, mi svena,
lo sdegno, la sorte
m'accresce la pena,
e misera, oh dio!
in mille affanni ho il cor.
Turbata, la mente
non vede, non sente,
tra sdegno ed amore
il povero core
confonde il dolor.
ACTO SEGUNDO

 
Escena I 

(Sala de audiencia pública, con dos sillas, en el 
cuartel español) 

Recitativo 

TEUTILE
Toda esperanza es vana. 
Asprano, ¿no ves hasta qué excesos está
Fernando dispuesto a llegar? 
Tal destino no es digno de un rey.

ASPRANO
Sé paciente, Teutile.
Su buena suerte no durará para siempre.
Ahora hay que pensar en utilizar
todos los medios para que los bárbaros 
sean quemados y destruidos. 

TEUTILE
Pero ¿y Ramiro?...

ASPRANO
Perdóname, pero ahora debes consagrar
tus pensamientos en otra cosa. 
Los mexicanos, llenos de desesperanza, 
desean verte. 
Tu bello rostro los podrá consolar. Ven...

TEUTILE
Te sigo...
Pero...¿y mi padre?

ASPRANO
Yo me ocuparé de él. 
Las piraguas y canoas están listas; 
los guerreros sobrevivientes 
esperan impacientes
el momento de incendiar 
este nido de perversión
y matar a ese jefe sin fe ni ley.

Aria 

Estas estrellas, feroces y sanguinarias,
que hoy nos amenazan con terror,
en el futuro brillarán tenues,
compadeciéndose de nosotros. 
A menudo el cielo tiembla en ira,
y esparce terror, truenos y rayos;
después la calma regresa,
consolando el llanto y dando esperanza
al pobre agricultor afligido. 

Escena II

Recitativo 

TEUTILE
Aún tengo esperanza. 
Asprano me ha devuelto la confianza 
de que el imperio brillará una vez más.

FERNANDO
(entrando)
Si los mexicanos no tienen
un líder mejor que él, 
pocas posibilidades tienen de salir victoriosos.

TEUTILE
¿Por qué entonces mantienes a mi padre cautivo? 
¿Con qué razón justificas 
su innoble encierro? 
Si tu astucia guerrera y soberana 
te conduce sólo a practicar la virtud, 
¿por qué manchar con un acto cruel 
todos tus grandiosos actos?

FERNANDO
¡Basta! Tu fervor es tan vano como tu consejo.
No recibo órdenes tuyas. 
Regresa de donde viniste, 
los demás te seguirán.

TEUTILE
Pero ¿cuándo? En ti percibo...

FERNANDO
¡Ya hablaste lo suficiente! ¡Que venga Ramiro!

TEUTILE
Entonces...

FERNANDO
¡He dicho que basta!... ¡Vete! 
Tengo otras preocupaciones en mi mente.

TEUTILE
Sí... debo irme, cruel tirano. Vivirás para 
arrepentirte de la dureza de tu corazón. 

Escena III 

FERNANDO
Mi misión es difícil, pero más que nada,
es mi hermano quien me preocupa. ¡Ahí viene!

RAMIRO
Aquí estoy a tu servicio. 
No te inquietes al ver mi pena. 
Este dolor tiene sus razones. 

FERNANDO
¿Qué es lo que te sucede?

RAMIRO
Todas nuestras decisiones
son consideradas tiránicas. 
No desapruebo tu justa indignación,
pero que un monarca sea capturado, 
sin defensa, 
me parece dura ley y grave ofensa. 

FERNANDO
¿Encuentras excesivo castigar las faltas 
para así dar ejemplo? 
Ese rey feroz ha intentado matarme 
dos veces en el día de hoy, tú lo sabes.
Y no pudiendo convencerlo
para que desistiera de su propósito, 
te convertiste en su cómplice con tu silencio. 

RAMIRO
La razón por la que...

FERNANDO
Te comprendo.
El amor es una desventaja que te torna generoso...
Por ahí viene Mitrena.
Creo que viene a hablar conmigo...
Déjanos.

RAMIRO
Permíteme explicarte...

FERNANDO
No hay necesidad. 
Tu sonrojo pone al descubierto tu corazón.

RAMIRO
(Para sí)
¡Pobre corazón!

Aria 

Este sonrojo que ves en mi rostro
no es una falta de respeto,
y mis suspiros no son
reflejos de mi culpa. 
Tu gloria, la reconozco;
pero desearía que fueras más compasivo
para que el mundo entero admirara
tu piedad y tu valor.

Escena IV 

Recitativo 

MITRENA
Fernando, 
el gran momento se aproxima.
Escúchame, pero con la generosidad 
de la que alardeas.
En tu corazón luchan la felicidad y la ambición...
Pero acuérdate, al menos por un instante,
que tú eres Fernando y yo soy Mitrena.

(Se sienta) 

FERNANDO
¡Dichoso el momento en que 
me concedes el honor de obedecerte! 
Me has visto actuar y sabes que jamás 
he pasado por alto la justicia. 
Por lo tanto, habla,
pero teniendo presente
que tú eres Mitrena y que yo soy Fernando. 

MITRENA
Esta vasta región vivía 
en la oscuridad primitiva,
alejada del mundo, 
innoble y abandonada;
adorando a dioses crueles
que exigían abominables ritos
y practicando bárbaras costumbres.
Tarde o temprano,
esta oscuridad 
debía dejar paso a la luz,
pues así estaba decretado
por el Cielo.
Todo esto debería de ocurrir de la mano 
de un misterioso semidiós que,
viniendo por el mar infinito,
desembarcara en este mundo con sus elegidos.

FERNANDO
Falsas adulaciones...

MITRENA
Hablo de tus méritos. Escúchame...
Finalmente llegaste a las costas de Cozumel,
trayendo, aunque involuntariamente,
unas enfermedades terribles
que causaron gran mortandad entre los nativos.
Se me parte el corazón 
al recordar los tormentos
que sufrieron mis súbditos.

FERNANDO
Su majestad, me ofende...

MITRENA
¡Calla, cruel tirano, y escucha tus infamias!
Ésas fueron las ocasiones en que tú
te disfrazaste de huésped y embajador,
en que nos engañaste con tus astutos métodos 
y malvados proyectos. 
Incluso cuando tu mano estaba cubierta de sangre
la casa real te dio la bienvenida. 
Adoptamos tus principios
que cubriste de honestidad
para convertirte en nuestro íntimo. 
Y ahora que vivimos en paz,
según tus costumbres;
y que hemos abandonado a los dioses,
veo el quebranto de toda ley, 
veo cometerse cien actos crueles en contra mía
y veo al pueblo levantado en armas. 

FERNANDO
Te equivocas...

MITRENA
¡Atiéndeme!... en un momento termino.
Mi esposo hizo frente a la muerte y, 
dando ejemplo,
llamó a sus vasallos a defenderse.
Pero es inútil que los hombres luchen
si la voluntad de los dioses les es adversa.
Nuestro pueblo fue destruido, 
y tú eres el vencedor.
Henchido de soberbia desprecias a todos.
No te queda sombra de piedad ni de virtud. 
Todo está destruido y los valientes, muertos.
Y testigos de tantas ruinas, 
de lágrimas y penas, mi esposo y mi hija 
¡oh, cruel! sufren encadenados.

(Se levanta de la silla) 

¡Pero si lo deseas, 
aún estás a tiempo de enmendarte!
Libera a mi hija, a mi esposo y saca 
de estas tierras a tus hombres.
De lo contrario, si persistes en tu actitud 
codiciosa, altanera y hostil,
hoy mismo te desafiaré a una batalla a muerte.

FERNANDO
Perdón, pero exageras al describir mis acciones. 
Mis intenciones no son tan crueles. 
Cálmate y escucha mis palabras, 
breves, pero sinceras. 

(Mitrena vuelve a sentarse.) 

Llegué a tu reino, luché y vencí.
Pero así mismo di prueba 
de clemencia y virtud 
en mis acciones y leyes.
Tú misma fuiste objeto de mis nobles acciones.
Como símbolo de amistad, nos ofreciste 
pactos, confianza, hospitalidad 
¡y hasta víctimas para sacrificios!

MITRENA
¿Y después?...

FERNANDO
¿De qué te quejas?
¿De no haberme sentado a ver la masacre 
de aquellos que permanecen fieles a mí? 
No existen razones para condenar mis actos. 
No te he ofendido al combatir 
para defender a los míos. 
Moctezuma es cruel, pero conozco sus trucos.
Sé también que tú detestas sus desenfrenos.
Sólo yo entiendo la importancia
de mantenerlo prisionero. 
Yo no te pido explicaciones, 
ni tampoco te las voy a dar. 
Pero si por alguna razón me declaras la guerra,
sólo te digo que no desperdiciaré ocasión 
para incrementar mi gloria. 

Escena V 

MOCTEZUMA
(encadenado y rodeado de soldados)
¡Y guerra tendrás!
Dame una espada y verás si es tan fácil 
provocar nuestra caída, 
¡héroe del mundo!

MITRENA
(a Moctezuma)
¡Oh, dioses!...

MOCTEZUMA
¡No tengo otra ley que mi enojo!

FERNANDO
He presenciado tu valor. 

MOCTEZUMA
¡Quítate la armadura, cobarde!
Si te atreves, ¡ven y combate conmigo!
Así mediremos la sed de sangre 
de nuestras espadas. 

FERNANDO
(a los soldados)
¡Quitadle las cadenas a este héroe invencible!

(a Moctezuma) 

Vas a comprobar si te tengo miedo...
Mi brazo aún está sediento de venganza.
¡Veremos quien es el que muere!

(Van a salir pero Mitrena les cierra el paso) 

MITRENA
¡Esperad!... ¡Deteneos!... 

MOCTEZUMA
(a Mitrena)
¡Qué vergüenza!

MITRENA
(a Fernando)
¡Escuchadme!...

FERNANDO
¡Es inútil!... 

MITRENA
¿Y entonces?...

FERNANDO
¡Basta! ¡Pronto veréis cómo 
el brillo de mi espada
os hará palidecer!

MITRENA
¡Oh, no!...

MOCTEZUMA
¡Déjalo!...

FERNANDO
¡Salgamos!

Terceto  

MOCTEZUMA, FERNANDO
¡Sangre, sangre!
¡Mi espada, mi enojo y mi honor te esperan!

MOCTEZUMA
¡Saciaré mi venganza
con tu sangre, oh traidor!

FERNANDO
¡Que mi espada te perfore
es poco para tu furia insana!

MITRENA
En este cruel y mortal peligro,
¡dioses, tened piedad de mí!
¡Oh, esposo! ¡Oh, dioses! ¡Fernando, piedad!

FERNANDO
¡No tendré piedad, no la merece!

MOCTEZUMA
(a Mitrena)
¡Tu cobardía me irrita!

FERNANDO
¡Bárbaro orgulloso!

MOCTEZUMA
(a Mitrena)
¡Qué cobarde es tu temor!

FERNANDO
¡Y qué cruel tu temperamento!

MOCTEZUMA
¡Oh, cruel destino!

MITRENA
¡Día funesto!

MOCTEZUMA, FERNANDO
¡Sangre, sangre! etc. 

MITRENA
(a Moctezuma)
¡Piensa en nosotros, piensa en tu reino!

MOCTEZUMA
(a Mitrena)
¡Pienso en mí y pienso en mi furia!

FERNANDO
¡La obstinación del monarca
provocará la ira de Dios!

MOCTEZUMA
(a Mitrena)
¡Débil mujer! ¿Deseas hacer al traidor
más arrogante con tu llanto?

MITRENA
¡Oh, dioses! 
Calmad a estas furiosas almas.

FERNANDO
¡Ven cobarde, lucha conmigo!

MOCTEZUMA
¡Sí, sí, voy a vengarme!

FERNANDO, MOCTEZUMA
Ya verás lo que te espera...

MITRENA, FERNANDO, MOCTEZUMA
¡Oh, destino cruel! ¡Oh, cielo inflexible!

Escena VI 

(Un gran espacio en la orilla de la laguna, 
cerca del campamento) 

Recitativo 

RAMIRO
(entrando seguido de españoles)
¡Alegraos amigos! 
Se aproxima el final de nuestros problemas. 
La audacia del enemigo se ha renovado,
incluso, sin disponer casi de armas.
La fortuna nos sonríe en esta ocasión
y me ofrece una nueva oportunidad de gloria. 

ASPRANO
¡Hombres arrogantes! Es posible que 
sus victorias hayan llegado a su fin,
pues el valor y las armas no le faltan a mi rey.
Él hará que se arrepientan de sus injurias 
y humillaciones... ¡Los hará palidecer!

Escena VII 

FERNANDO
¡Que hablen! Si poseen la valentía 
de la que alardean ¡que vengan a combatir!

(a Ramiro) 

¡Prepara las tropas para el combate!
Que al sonido de las trompetas
comience la lucha. 

RAMIRO
Te obedezco.

(Sale Ramiro) 

FERNANDO
(a Asprano)
Podría hacerte sufrir un atroz suplicio; 
mas no deseo darle tal desventaja 
a tu soberano y a tu reino, 
privándolos prematuramente de tan digno héroe.

Aria 

Crees realmente
que eres un guerrero,
mas la palidez de tu rostro
y el temblor de tus miembros
demuestran que eres un vil cobarde.
¡Mírame fijamente a los ojos!
Careces de la virtud del valor
y tu perverso corazón
muy pronto te traicionará.

Escena VIII 

Recitativo 

ASPRANO
¡Se burla y me desprecia!
¡Insólita arrogancia!
¡Mi virtud no es reconocida! ¡Cruel destino!
¿Qué final guardas para mí?
¿Quizá el ver las leyes pisadas por el impío
y el verme humillado?

Aria 

Lleno de orgullo y rabia,
el enemigo de este reino
se jacta de su crueldad.
Sus bárbaras intenciones
no respetan nada ni a nadie,
no conocen la ley.

Escena IX 

Recitativo 

FERNANDO
(persiguiendo a Moctezuma)
¡Alto, no huyas! 
Si eres tan invencible y fuerte, 
¿por qué rehúsas combatir?

MOCTEZUMA
¡Dioses, qué escucho!
¿Me llamas cobarde? 
Aquí estoy dispuesto al combate;
y si el destino y los dioses me ayudan,
mi brazo no me abandonará. 

FERNANDO
Veo la preocupación en tu rostro
invadido por la palidez. 
Puedes aún obtener piedad de mí. 
Ríndete, entrégame tus armas y tu imperio,
y podrás cambiar tu destino. 

MOCTEZUMA
¡Ah, qué oigo!
¿Cómo te atreves a proponerme tal cosa?

FERNANDO
Entonces, ¡prepárate a morir!

MOCTEZUMA
¡Adelante!

FERNANDO, MOCTEZUMA
¡Adelante!

(Se enfrentan en pelea) 

MOCTEZUMA
¿No caes aún?

FERNANDO
¿Bárbaro, resistes todavía?

(Regresando al combate.) 

¡Ríndete!

MOCTEZUMA
¡Alma insolente!

FERNANDO
¡Muere, criminal!

MOCTEZUMA
Vacilo... ¡Guerreros, ayuda!

Sinfonía para el Combate 

(Salen peleando. Los soldados mexicanos cercan 
a Fernando. Los soldados españoles pelean con 
los guerreros mexicanos. La batalla cesa y todos 
se retiran. Ramiro aparece y detiene a un grupo 
de españoles que estaban en fuga) 

Escena X 

Recitativo 

RAMIRO
¿Qué hacéis? 
¿A dónde corréis valientes soldados? 
¡Mis ojos no soportan ver 
tan lamentable prueba de cobardía! 
Por allá se acercan las canoas...
Si les permitimos llegar, compañeros,
seguramente significará 
el fin para todos nosotros. 

TEUTILE
¡Huye, Ramiro!
Aunque enojada, temo por tu vida.

RAMIRO
Princesa, ¿a dónde vas? 

TEUTILE
Vengo del campo de batalla,
donde he visto un horrible espectáculo
de masacre y de muerte.
Vuestros hombres son poco numerosos
y no podrán alcanzar la victoria. 
Ha habido grandes pérdidas para ambas partes.
Vi a mi propio padre en combate,
cansado y herido, después de la larga batalla.
Ha perdido mucha sangre peleando
y ha hecho prisionero a Fernando.

RAMIRO
¡A Fernando! ¿Cómo?

TEUTILE
En combate singular 
se enfrentó contra mi padre, 
pero abrumado por 
el gran número de nuestros guerreros,
fue vencido después de larga lucha.

RAMIRO
¿Y ahora?...

TEUTILE
Está fuertemente custodiado 
y mi padre reserva para él 
un destino lento y cruel. 
Seguramente tú correrás la misma suerte,
así pues te suplico que huyas.
México ya no es un lugar seguro.

RAMIRO
¿Que yo huya? 
¡Vamos compañeros, dividámonos!
Un grupo vendrá conmigo, 
y el otro, con antorchas, 
incendiará las canoas
que serán devoradas por las aguas. 
¡Que ni una canoa escape 
al rayo feroz de nuestra venganza!

TEUTILE
¡Detente!...

RAMIRO
¡Seguid mis órdenes!

(Un grupo de soldados se dirige hacia la laguna
e incendia las canoas) 

TEUTILE
¿Es así, cruel, 
como respondes a mis ruegos?

RAMIRO
Tus palabras son en vano. 
Mas yo sólo recuerdo una cosa: 
¡que soy un soldado!
Los demás sentimientos los hago a un lado, 
pues hay demasiados conflictos en mi corazón: 
la venganza, el honor, la gloria y el trono. 

Aria 

En medio de la tormenta
la barca es sacudida
de un lado para otro,
pero navega bien
y el furioso mar
no logra echarla a pique. 
En mi corazón combaten
la gloria y el amor;
pero este corazón invicto
satisfará el honor 
y colmará al amor.

Escena XI 

Recitativo 

TEUTILE
¡Vete, cruel! 
Destruye con tu corazón impío 
los últimos vestigios de nuestra grandeza. 
Que corra en torrentes por las calles, 
mezclada con lodo, la sangre mexicana. 
Arrasa, ingrato, nuestros dioses, templos y leyes,
Presume de haber causado nuestro holocausto.
Pero antes que mi corazón afligido
deje de suspirar por ti, ingrato, 
quiero darles fin a mis errores y a mi pasión
allí donde ya no pueda escapar. 

(Se lanza a las canoas en llamas y se encuentra 
a Mitrena)

Escena XII 

MITRENA
¡Detente! 
Tu destino, hija mía, refrena.
Nuestra muerte está ya escrita, pero el destino,
en ocasiones compasivo
a pesar de sus crueles decretos,
reserva a nuestros ojos
la felicidad de ver la venganza 
que dará consuelo a nuestra muerte.

TEUTILE
Remedio inútil. 

MITRENA
Pero en todo caso capaz de impedir 
que el arrogante usurpador
divulgue la fatal noticia
de la caída de México
más allá de las fronteras. 

Escena XIII 

ASPRANO
¡Princesa!... ¡Señora!...
Un nuevo hecho funesto
golpea una vez más
tu contrito corazón.

MITRENA
Asprano, ¿qué noticias traes? 

ASPRANO
Los magos que invocaron 
a nuestro dios Uccilibos
para obtener de él algún justo remedio
a los males del país, recibieron, ¡oh, dioses!,
un oráculo tan terrible
que me llena de horror.

TEUTILE
¿Qué fue lo que dijo el dios?

ASPRANO
"Sólo sacrificando a nuestros dioses
a Teutile y un español,
podrán salvar al imperio y a su monarca."
He ahí, lo que dijeron; 
e inmediatamente Moctezuma, 
que estaba presente en el gran altar,
juró la muerte de su hija y de un español.

TEUTILE
¡Oh, dioses!

MITRENA
¡Mi pobre hija!

(Se acercan los sacerdotes del templo)

ASPRANO
¡Ahí vienen los ministros del templo!
¡Oh, cielo!... ¡Vete!

TEUTILE
¿Y a qué lugar, solitaria, errante y abandonada, 
podré refugiarme?

MITRENA
¡Oráculo cruel!

ASPRANO
¡Destino despiadado!

MITRENA
¡Deteneos por un instante
ministros del templo
y dad a una madre afligida
tiempo para calmar su dolor!
El destino atroz 
que pesa sobre mi pobre hija
llena mi corazón 
con los más grandes tormentos. 
¿Alguna vez existió una reina, una esposa, 
una hija más desgraciada y miserable que yo? 
Los dioses conspiran para matar a los que amo,
al tiempo en que yo misma soy víctima 
de hombres y dioses. 

TEUTILE
Te ruego, madre, 
que no juzgues el poder de los dioses. 
Si es solamente mi sangre 
lo que piden para calmar su furia entonces,
¡que se derrame mi sangre!
Será un honor ofrecer 
mi sufrido cuerpo
por el bien y la protección de mi pueblo. 

MITRENA
Mi tormento, hija, es grande. 
No he aprendido a superarlo aún
por la fuerza o por la virtud. 
¡Astros crueles!
¡Oráculo tiránico!
¡Dura ley del cielo! ¡Qué miserable soy!

TEUTILE
Madre, tanto llanto no es digno de ti. 
Permanece serena
y soporta el dolor de mi muerte.
El cielo, que me desea y que yo misma deseo,
me da la oportunidad
para salvar a mi patria oprimida,

Aria 

Una mirada ¡oh, dioses!
¡oh, madre amada!
a mi dolor;
y una mirada a mi amor
pues ese mismo dolor 
será el que lo matará. 
Soporta, madre querida,
mi suerte funesta
con alma fuerte.
Para mí la muerte 
no es causa de terror,
no es causa de aflicción. 

Escena XIV 

Recitativo 

MITRENA
Entonces ve, que tu muerte vengada será. 
Si el cielo reclama el sacrificio
de mi inocente hija y de un español,
Fernando deberá morir. 
Él es el culpable de la furia divina. 
Que su sangre pérfida 
deje un recuerdo funesto en esta orilla.
¡Que muera Fernando! 
¡No, esperad!... 
¡Qué horror me invade! ¡Qué tormento!
¿Pero quién detiene mi odio?
¿Quién frena mi cólera 
y priva al altar de las víctimas elegidas? 
Que el héroe tirano caiga
y que la voluntad de los dioses
sea obedecida,

ASPRANO
¿Y quién podrá resistir la mirada de Fernando? 
Aunque está encadenado, 
los corazones más fuertes 
quedan petrificados por su mirada.

MITRENA
¡Calla, cobarde!
Si tú mismo, 
que pareces el más fuerte, tienes tal temor,
es justo que el cielo proteja su valor. 

ASPRANO
Entonces, ordena.

MITRENA
En las cuatro esquinas
de la alta torre 
en la que está prisionero,
enciende rápidamente 
un fuego destructor.
Supera las excusas de tu cobardía
y deja al impío sin defensa,
a merced de la furia del cielo.

ASPRANO
Obedezco, voy en este instante. 

(Para sí) 

¡Oh, terrible orden!

MITRENA
¡Que muera el arrogante y que el mundo perezca!

Aria 

Mi hija y mi esposo,
me afligen y duelen;
la cólera y el destino
aumentan mi pena.
Y miserable ¡oh dioses! mi corazón
está condenado a mil tormentos. 
Mi mente perturbada,
no ve más, no entiende más.
Entre la cólera y el amor, 
el dolor aturde
a mi pobre corazón.

Acto  III