ATTO SECONDO


Scena Prima

(Interno dell'abitazione di Norma. 
Da una parte un letto romano coperto 
di pelle d'orso. I figli di Norma sono 
addormentati. Comparisce Norma con una 
lampa e un pugnale alla mano. Siede, e posa
la lampa sopra una tavola. 
È pallida, contraffatta.)

NORMA
Dormono entrambi,
Non vedran la mano
Che li percuote.
Non pentirti, o core;
Viver non ponno. 
Qui supplizio,
E in Roma obbrobrio avrian,
Peggior supplizio assai;
Schiavi d'una matrigna.
Ah! No! Giammai!

(Sorge risoluta.)

Muoiano, sì.

(Fa un passo e si ferma)

Non posso avvicinarmi.
Un gel mi prende
E in fronte mi si solleva il crin.
I figli uccido!
Teneri figli.
Essi, pur dianzi delizia mia,
Essi nel cui sorriso
Il perdono del ciel mirar credei
Ed io li svenerò?
Di che son rei?

(risoluta)

Di Pollione son figli
Ecco il delitto.
Essi per me son morti!
Muoian per lui.
E non sia pena che la sua somigli.
Feriam.

(S'incammina verso il letto; alza il pugnale)

Ah! No! Son miei figli!

(dà un grido inorridita al grido i fanciulli si
svegliano. Li abbraccia piangendo amaramente)

Miei figli!
Olà! Clotilde!

(Entra Clotilde)

Vola. Adalgisa a me guida.

CLOTILDE
Ella qui presso solitaria si aggira.
E prega e plora.

NORMA
Va. 

(Clotilde parte)

Si emendi il mio fallo,
E poi, si mora.

ADALGISA
(entrando, con timore)
Mi chiami, o Norma?

(sbigottita)

Qual ti copre il volto tristo pallor?

NORMA
Pallor di morte.
Io tutta l'onta mia ti rivelo.
Una preghiera sola, odi, e l'adempi,
Si pietà pur merta
Il presente mio duol,
E il duol futuro.

ADALGISA
Tutto, tutto io prometto.

NORMA
Il giura.

ADALGISA
Il giuro.

NORMA
Odi, purgar quest'aura contaminata 
dalla mia presenza ho risoluto, 
nè trar meco io posso questi infelici.
A te li affido.

ADALGISA
Oh ciel! A me li affidi?

NORMA
Nel romano campo guidali a lui,
Che nominar non oso.

ADALGISA
Oh! Che mai chiedi?

NORMA
Sposo ti sia men crudo;
Io gli perdono e moro.

ADALGISA
Sposo? Ah, mai!

NORMA
Pei figli suoi t'imploro.
Deh! Con te, li prendi,
Li sostieni, li difendi
Non ti chiedo onori e fasci,
A' tuoi figli ei fian serbati.
Prego sol che i miei non lasci
Schiavi, abbietti, abbandonati.
Basti a te che disprezzata,
Che tradita io fui per te.
Adalgisa, deh! ti muova
Tanto strazio del mio cor.

ADALGISA
Norma, ah! Norma, ancora amata,
Madre ancora sarai per me.
Tienti i figli.
Ah! Non, ah non fia mai
Ch'io mi tolga a queste arene!

NORMA
Tu giurasti...

ADALGISA
Sì, giurai.
Ma il tuo bene, il sol tuo bene.
Vado al campo ed all'ingrato
Tutti io reco i tuoi lamenti.
La pietà che m'hai destato
Parlerà sublimi accenti.
Spera, ah, spera, amor, natura
Ridestar in lui vedrai.
Del suo cor son io secura,
Norma ancor vi regnerà!
Norma, spera nel suo core.
Norma ancor vi regnerà.

NORMA
Ch'io lo preghi?
Ah, no! Giammai! Ah! No!

ADALGISA
Norma, ti piega.

NORMA
No, più non t'odo.
Parti. Va.

ADALGISA
Ah, no! Giammai! Ah! No!
Mira, o Norma, a' tuoi ginocchi
Questi cari tuoi pargoletti!
Ah! Pietade di lor ti tocchi,
Se non hai di te pietà!

NORMA
Ah! Perchè, perchè la mia costanza
Vuoi scemar con molli affetti?
Più lusinghe, ah, più speranza
Presso a morte un cor non ha!

ADALGISA
Mira questi cari pargoletti,
Questi cari, ah, li vedi, ah!
Mira, o Norma, a' tuoi ginocchi, ecc

NORMA
Ah! Perché, ah! Perché
la vuoi scemar, ah! Perché? Ah!
Ah! Perchè, perchè la mia costanza, ecc

ADALGISA
Cedi! Deh, cedi!

NORMA
Ah! Lasciami! Ei t'ama.

ADALGISA
Ei già sen pente.

NORMA
E tu?

ADALGISA
L'amai. Quest'anima
Sol l'amistade or sente.

NORMA
O giovinetta! E vuoi?

ADALGISA
Renderti i dritti tuoi,
O teco al cielo agli uomini
Giuro celarmi ognor.

NORMA
Sì. Hai vinto. Abbracciami.
Trovo un'amica amor.

NORMA ED ADALGISA
Sì, fino all'ore estreme
Compagna tua m'avrai.
Per ricovrarci insieme
Ampia è la terra assai.
Teco del fato all'onte
Ferma opporrò la fronte,
Finchè il tuo core a battere
Io senta sul mio cor, ecc. 
Ah!
sì. Fino all'ore estreme, ecc.

(Partono.)

Scena Seconda

(Luogo solitario presso il bosco dei 
druidi cinto da burroni e da caverne. 
In fondo un lago attraversato da un 
ponte di pietra.)

CORO DEI GUERRIERI
Non partì!
Finora è al campo!
Tutto il dice: i feri carmi,
Il fragor, dell'armi il suon,
Il suon dell'armi,
Dell'insegne il ventilar.
Un breve inciampo
Non ci turbi, non ci arresti
Attendiam, attendiam.
Un breve inciampo
Non ci turbi, non ci arresti
E in silenzio il cor s'appresti
La grand'opra a consumar!
E in silenzio, ecc.

OROVESO
(entrando)
Guerrieri! A voi venirne
Credea foriero d'avvenir migliore!
Il generoso ardore,
L'ira che in sen vi bolle
Io credea secondar,
Ma il Dio non volle.

GUERRIERI
Come? Le nostre selve
L'aborrito Proconsole non lascia?
Non riede al Tebro?

OROVESO
Ma più temuto il e fiero
Latino condottiero
A Pollione succede.

GUERRIERI
E Norma il sa?
Di pace è consigliera ancor?

OROVESO
Invan di Norma la mente investigai.

GUERRIERI
E che far pensi?

OROVESO
Al fato piegar la fronte,
Separarci, e nulla lasciar sospetto
Del fallito intento.

GUERRIERI
E finger sempre?

OROVESO
Cruda legge! Il sento.

(con feracità)

Ah! Del Tebro al giogo indegno
Fremo io pure, All'armi anelo!
Ma nemico è sempre il cielo,
Ma consiglio è simular.

GUERRIERI
Ah sì, fingiamo, se il finger giovi,
Ma il furor in sen si covi.

OROVESO
Divoriam in cor lo sdegno,
Tal che Roma estinto il creda.
Di verrà, sì, che desto ei rieda
Più tremendo a divampar.

GUERRIERI
Guai per Roma allor che il segno
Dia dell'armi il sacro altar!
Sì, ma fingiam, se il finger giovi,
Ma il furore in sen si covi!
Guai per Roma, allor che il segno
Dia dell'armi il sacro altar!

OROVESO
Simuliamo, sì,
Ma consiglio è il simular!
Di verrà, che desto ei rieda
Più tremendo a divampar!

GUERRIERI GALLI
Ma fingiamo è consiglio il simular,
Sì, fingiamo!

(Partono)

Scena Terza

(Tempio d'Irminsul. 
Da un lato, l'ara dei druidi)

NORMA
Ei tornerà.
Sì. Mia fidanza è posta in Adalgisa.
Ei tornerà pentito,
Supplichevole, amante.
Oh! A tal pensiero
Sparisce il nuvol nero
Che mi premea la fronte,
E il sol m'arride
Come del primo amore ai dì,
ai dì felici.

(Entra Clotilde.)

Clotilde!

CLOTILDE
O Norma! Uopo è d'ardir.

NORMA
Che dici?

CLOTILDE
Lassa!

NORMA
Favella. Favella.

CLOTILDE
Indarno parlò Adalgisa, e pianse.

NORMA
Ed io fidarmi di lei dovea?
Di mano uscirmi,
E bella del suo dolore,
Presentarsi all'empio ella tramava.

CLOTILDE
Ella ritorna al tempio.
Triste, dolente,
Implora di profferir suoi voti.

NORMA
Ed egli?

CLOTILDE
Ed egli rapirla giura
Anco all'altar del Nume.

NORMA
Troppo il fellon presume.
Lo previen mia vendetta,
E qui di sangue, sangue roman,
Scorreran torrenti.

(Clotilde parte. Norma corre 
all'altare e batte tre volte 
lo scudo d'Irminsul.
Trombe di dentro)

CORO
(di dentro)
Squilla il bronzo del Dio!

(Accorrono da varie parti Oroveso, 
i druidi, i Bardi e le Ministre. Norma 
si colloca sull'altare.)

OROVESO E CORO
Norma! Che fu?
Percosso lo scudo d'Irminsul,
Quali alla terra decreti intima?

NORMA
Guerra, strage, sterminio.

OROVESO E CORO
A noi pur dianzi pace
S'imponea pel tuo labbro!

NORMA
Ed ira adesso,
Stragi, furore e morti.
Il cantico di guerra alzate, o forti.
Guerra, guerra!
Sangue, sangue! Vendetta!
Strage, strage!

OROVESO E CORO
Guerra, guerra! Le galliche selve
Quante han quercie producon guerrier:
Qual sul gregge fameliche belve,
Sui Romani van essi a cader!

NORMA
Sangue, sangue! Vendetta!
Strage, strage!

OROVESO E CORO
Sangue, sangue! Le galliche scuri
Fino al tronco bagnate ne son!
Sovra il flutti dei Ligeri impuri
Ei gorgoglia con funebre suon!

NORMA
Guerra, guerra!
Sangue, sangue! Vendetta!

OROVESO E CORO
Strage, strage, sterminio, vendetta!
Già comincia, si compie, s'affretta.
Come biade da falci mietute
Son di Roma le schiere cadute!

NORMA
Strage, strage!

OROVESO E CORO
Tronchi i vanni, recisi gli artigli.
Abbattuta ecco l'aquila al suol!
A mirare il trionfo de' figli
Ecco il Dio sovra un raggio di sol!

OROVESO
Nè compi il rito, o Norma?
Nè la vittima accenni?

NORMA
Ella fia pronta.
Non mai 'altar tremendo
Di vittime mancò.
Ma qual tumulto?

(Entra Clotilde, frettolosa)

CLOTILDE
Al nostro tempio insulto
Fece un Romano.
Nella sacra chiostra
Delle vergini alunne egli fu colto!

OROVESO E CORO
Un Romano?

NORMA
(Fra sè)
Che ascolto? Se mai foss'egli?

OROVESO E CORO
A noi vien tratto.

(Pollione entra, condotto da due guerrieri.)

NORMA
(Fra sè)
È desso!

OROVESO E CORO
È Pollion!

NORMA
(Fra sè)
Son vendicata adesso.

OROVESO
Sacrilego nemico, e chi ti spinse
A violar queste temute soglie.
A sfidar l'ira d'Irminsul?

POLLIONE
Ferisci. Ma non interrogarmi.

NORMA
(svelandosi)
Io ferir deggio. Scostatevi.

POLLIONE
Che veggio? Norma!

NORMA
Sì. Norma.

OROVESO E CORO
Il sacro ferro impugna,
Vendica il Dio.

NORMA
(prende il pugnale dalle mani d'Oroveso)
Sì. Feriam.

(Si arresta.)

OROVESO E CORO
Tu tremi?

NORMA
(Fra sè)
Ah! Non poss'io.

OROVESO E CORO
Che fia? Perchè t'arresti?

NORMA
(Fra sè)
Poss'io sentir pietà?

OROVESO E CORO
Ferisci!

NORMA
Io deggio interrogarlo,
Investigar qual sia l'insidiata
O complice ministra
Che il profano persuase 
a fallo estremo.
Ite per poco.

OROVESO E CORO
(allontanandosi)
Che far pensa?

POLLIONE
(Fra sè)
Io fremo.

(Oroveso e il coro si ritirano. 
Il tempio rimane sgombro.)

NORMA
In mia man alfin tu sei:
Niun potria spezzar tuoi nodi.
Io lo posso.

POLLIONE
Tu nol dei.

NORMA
Io lo voglio.

POLLIONE
E come?

NORMA
M'odi.
Pel tuo Dio, pei figli tuoi,
Giurar dei che d'ora in poi
Adalgisa fuggirai,
All'altar non la torrai,
E la vita io ti perdono,
E mai più ti rivedrò.
Giura.

POLLIONE
No. Si vil non sono.

NORMA
Giura, giura!

POLLIONE
Ah! Pria morrò!

NORMA
Non sai tu che il mio furore
Passa il tuo?

POLLIONE
Ch'ei piombi attendo.

NORMA
Non sai tu che ai figli in core
Questo ferro?

POLLIONE
Oh Dio! Che intendo?

NORMA
Sì, sovr'essi alzai la punta.
Vedi, vedi a che son giunta!
Non ferii, ma tosto, adesso
Consumar potrei l'eccesso.
Un istante, e d'esser madre
Mi poss'io dimenticar!

POLLIONE
Ah! Crudele, in sen del padre
Il pugnal tu dei vibrar!
A me il porgi.

NORMA
A te?

POLLIONE
Che spento cada io solo!

NORMA
Solo? Tutti!
I Romani a cento a cento
Fian mietuti, fian distrutti,
E Adalgisa

POLLIONE
Ahimè!

NORMA
Infedele a suoi voti

POLLIONE
Ebben, crudele?

NORMA
Adalgisa fia punita,
Nelle fiamme perirà, sì, perirà!

POLLIONE
Ah! Ti prendi la mia vita,
Ma di lei, di lei pietà!

NORMA
Preghi alfine? Indegno! È tardi.
Nel suo cor ti vo' ferire,
Sì, nel suo cor ti vo' ferire!
Già mi pasco ne' tuoi sguardi,
Del tuo duol, del suo morire,
Posso alfine, io posso farti
Infelice al par di me!
posso farti alfin, ecc.

POLLIONE
Ah! T'appaghi il mio terrore!
Al tuo piè son io piangente!
In me sfoga il tuo furore,
Ma risparmia un'innocente!
Basti, basti a vendicarti
Ch'io mi sveni innanzi a te!

NORMA
Nel suo cor ti vo' ferire!

POLLIONE
Ah! T'appaghi il mio terrore!

NORMA
No, nel suo cor!

POLLIONE
No, crudel!

NORMA
Ti vo' ferire!

POLLIONE
In me sfoga il tuo furore,
Ma risparmia un'innocente!

NORMA
Già mi pasco ne' tuoi sguardi,
Del tuo duol, del suo morire;
posso alfine, io posso farti
infelice al par di me

POLLIONE
Ah! Crudele!

NORMA
posso farti alfin,
posso farti infelice al par di me, ecc.

POLLIONE
Basti, basti il mio dolore
Ch'io mi sveni innanzi a te!
Basti, basti a vendicarti, ecc.
Dammi quel ferro!

NORMA
Che osi? Scostati!

POLLIONE
Il ferro, il ferro!

NORMA
(gridando)
Olà, ministri, sacerdoti, accorrete!

(Tutti entrano in scena)

All'ira vostra Nuova vittima io svelo.
Una spergiura sacerdotessa
I sacri voti infranse,
Tradì la patria,
E il Dio degli avi offese.

OROVESO E CORO
O delitto! O furor!
La fa palese!

NORMA
Sì, preparate il rogo!

POLLIONE
(A Norma)
Oh! Ancor ti prego,
Norma, pietà!

OROVESO E CORO
La svela!

NORMA
Udite.

(Fra sè)

Io rea l'innocente accusar
Del fallo mio?

OROVESO E CORO
Parla. Chi è dessa?

POLLIONE
(A Norma)
Ah! Non lo dir!

NORMA
Son io.

OROVESO E CORO
Tu! Norma!

NORMA
Io stessa. Il rogo ergete.

OROVESO E CORO
(Fra loro)
D'orrore io gelo!

POLLIONE
(Fra sè)
Mi manca il cor!

OROVESO E CORO
Tu delinquente!

POLLIONE
Non le credete!

NORMA
Norma non mente.

OROVESO
Oh! Mio rossor!

CORO
Oh! Quale orror!

NORMA
(a Pollione)
Qual cor tradisti, qual cor perdesti
Quest'ora orrenda ti manifesti.
Da me fuggire tentasti invano,
Crudel Romano, tu sei con me.
Un nume, un fato di te più forte
Ci vuole uniti in vita e in morte.
Sul rogo istesso che mi divora,
Sotterra ancora sarò con te.

POLLIONE
(A Norma)
Ah! Troppo tardi t'ho conosciuta!
Sublime donna, io t'ho perduta!

NORMA
Qual cor tradisti, ecc.

POLLIONE
Col mio rimorso è amor rinato,
Più disperato, furente egli è!
Moriamo insieme, ah, sì, moriamo!

NORMA
Quest'ora orrenda...

POLLIONE
L'estremo accento sarà ch'io t'amo.
Ma tu morendo, non m'abborrire,
Pria di morire, perdona a me!

OROVESO E CORO
Oh! In te ritorna, ci rassicura!

NORMA
(ai Sacerdoti)
Io son la rea.

OROVESO E CORO
Canuto padre te ne scongiura,

POLLIONE
(accostandosi a Norma)
Non m'abborrire

NORMA
(A Pollione)
Qual cor perdesti,

OROVESO E CORO
Di che deliri, di che tu menti,
Che stolti accenti uscir da te

POLLIONE
Moriamo insieme! Ah, sì, moriam.

NORMA
quest'ora orrenda tel dica

OROVESO E CORO
Il Dio severo che qui t'intende

POLLIONE
Ah! Perdona!

OROVESO E CORO
Se stassi muto, se il tuon sospende,

POLLIONE
Ah! T'ho perduta

NORMA
Sì, e per sempre.

OROVESO E CORO
Indizio è questo, indizio espresso

POLLIONE
Sublime donna!

NORMA
Quest'ora orrenda tel dica

POLLIONE
Perdona, perdon.

OROVESO E CORO
Che tanto eccesso punir non de',
Ah no, che il Dio punir non de' ecc.

NORMA
Crudel! per sempre,
ah sì, crudel!

POLLIONE
Io t'ho perduta, sublime donna!
Che feci, oh ciel!

OROVESO E CORO
Norma! Deh! Norma, scolpati!
Taci? Ne ascolti appena?

NORMA
(vicino a Pollione che
 solo sente le sue parole)
Cielo! E i miei figli?

POLLIONE
Ah! Miseri! Oh pena!

NORMA
(volgendosi a Pollione)
I nostri figli?

POLLIONE
Oh pena!

(Norma, come colpita da un'idea, 
s'incammina verso il padre. Pollione 
in tutta questa scena osserverà con 
agitazione i movimenti di Norma 
ed Oroveso.)

OROVESO E CORO
Norma sei rea? Parla!

NORMA
Sì, oltre umana idea.

OROVESO E CORO
Empia!

NORMA
(ad Oroveso)
Tu m'odi.

OROVESO
Scostati.

NORMA
(a stento trascinandolo in disparte)
Deh! Deh! M'odi!

OROVESO
Oh, mio dolor!

NORMA
(piano ad Oroveso)
Son madre

OROVESO
Madre!

NORMA
Acquietati.
Clotilde ha i figli miei.
Tu li raccogli, e ai barbari
Gl'invola insiem con lei.

OROVESO
No! Giammai! Va. Lasciami.

NORMA
Ah! Padre! Ah! Padre!
Un prego ancor.

(S'inginocchia.)

POLLIONE ED OROVESO
Oh, mio dolor!

CORO
Oh, qual orror!

NORMA
(sempre piano ad Oroveso)
Deh! Non volerli vittime
Del mio fatale errore!
Deh! Non troncar sul fiore
Quell'innocente età!
Pensa che son tuo sangue,
Abbi di lor pietade!
Ah! Padre, abbi di lor pietà!

POLLIONE
Commosso è già.

CORO
Piange! Prega!

NORMA
Padre, tu piangi?
Piangi e perdona!
Ah! Tu perdoni!
Quel pianto il dice.
Io più non chiedo. Io son felice.
Ah! Più non chiedo, ah, no
Contenta il rogo io ascenderò!

POLLIONE
Oh ciel! Oh ciel! Ah, sì, oh ciel!
Ah, più non chiedo!
Contento il rogo io ascenderò!

OROVESO
Oppresso è il core.
Ha vinto amor, oh ciel!
Ah, sì! Oh, duol! Oh, duol!
Figlia! Ah!
Consolarm'io mai, ah, non potrò!

CORO
Che mai spera?
Qui respinta è la preghiera!
Le si spogli il crin del serto,
La si copra di squallor! Sì, piange!

POLLIONE
Più non chiedo, oh ciel!
Fia ver? Ah! Sì
Ah, sì. Oh ciel! ecc.

NORMA
Padre, ah, padre! 
Tu mel prometti?
Ah! Tu perdoni!
Quel pianto il dice, ecc.

OROVESO
Ah! Cessa, infelice!
Io tel prometto, ah, sì!
Ah sì! Oh, duol! Oh, duol!
Figlia! Ah!
Consolarm'io mai, ah, non potrò!

CORO
Che mai spera? ecc

(I druidi coprono d'un velo 
nero la Sacerdotessa.)

Vanne al rogo!

OROVESO
Va, infelice!

NORMA
(incamminandosi)
Padre, addio!

CORO
Vanne al rogo ed il tuo scempio
Purghi l'ara e lavi il tempio,
Maledetta estinta ancor!

POLLIONE
Il tuo rogo, o Norma, è il mio!
Là più santo
Incomincia eterno amor!

NORMA
(si volge ancora una volta)
Padre Addio!

OROVESO
(la guarda)
Addio!

(Pollione e Norma sono 
trascinati al rogo.)

FINE DELL'OPERA



 
ACTO SEGUNDO 


Escena Primera

(Interior de la morada de Norma. A un lado, 
lecho romano cubierto con pieles de oso, 
sobre el que duermen los hijos de Norma. 
Entra ésta, con una luz en una mano y un 
puñal en la otra. Se sienta y coloca la 
luz sobre la mesa. Está pálida  y se
aproxima a los niños)

NORMA
Duermen los dos;
no verán la mano
que les hiere.
No te arrepientas, corazón mío;
ya no pueden vivir. 
Aquí les aguarda el suplicio,
en Roma, el oprobio,
un suplicio aún peor.
Esclavos de una madrastra.
¡Ah! No, jamás.

(Se levanta resuelta)

Mueran, pues.

(Da un paso y se detiene)

No puedo acercarme,
el horror me paraliza, 
mis cabellos se erizan de espanto. 
¡Matar a mis hijos! 
Mis hijos bienamados, 
que en un tiempo fueron 
mi alegría, y en cuya sonrisa 
creía ver el perdón del cielo.
¿Y he de matarlos? 
¿De qué son culpables? 

(Con resolución)

Son hijos de Pollione, 
ese es su delito. 
Para mí, es como si estuvieran ya muertos. 
Mueran, pues, para él y que 
ningún otro dolor pueda igualarse al suyo. 
¡Mueran ya!

(Se acerca al lecho y alza el puñal)

¡Ah, no! ¡Son mis hijos!

(grita aterrorizada. El grito despierta
a los niños y Norma los abraza llorando.)

¡Mis hijos!
¡Clotilde!

(Clotilde entra)

¡Corre, haz venir a Adalgisa!

CLOTILDE
Cerca de aquí deambula sola,
llorosa, rezando.

NORMA
¡Ve!

(Clotilde sale a buscarla)

Sea reparada mi falta, 
y después la muerte.

ADALGISA
(entrando vacilante)
¿Me has llamado, Norma?

(Sorprendida)

¿Qué triste palidez cubre tu rostro?

NORMA
Es la palidez de la muerte.
Quiero revelarte toda mi vergüenza.
Un único ruego te haré y cúmplelo:
si es que algo de piedad
despiertan en ti el dolor de mi presente
y el dolor de mi futuro.

ADALGISA
Todo te lo prometo.

NORMA
¡Júralo!

ADALGISA
Lo juro.

NORMA
Oye. He resuelto purificar esta atmósfera 
que mi presencia ha contaminado; mas no puedo
llevar conmigo a estas desdichadas criaturas;
a ti te las confío.

ADALGISA
¡Cielos! ¿A mí me las confías?

NORMA
Llévalas al campamento romano junto a aquel
cuyo nombre no oso pronunciar.

ADALGISA
¡Ay! ¿Qué me estás pidiendo?

NORMA
¡Que él sea para ti un esposo menos cruel!
Yo le perdono y me preparo a morir.

ADALGISA
¿Esposo? ¡Ah, nunca!

NORMA
Te imploro por sus hijos.
¡Ay! Llévalos contigo.
Cuídalos, protégelos.
Para ellos no pido ni honores ni poder;
sean éstos reservados para tus propios hijos;
tan sólo te pido que no los abandones.
Sirvan, para satisfacerte,
el desprecio y la traición
que sufrí, por causa tuya.
¡Adalgisa, ay! Siente compasión
ante esta terrible amargura.

ADALGISA
¡Norma! ¡Ah! Norma bienamada,
por mí has de seguir siendo madre.
Conserva a tus hijos junto a ti.
¡Ah!, no, yo jamás 
abandonaré estos lugares.

NORMA
Lo has jurado...

ADALGISA
Sí, lo he jurado,
mas por tu bien, sólo por tu bien.
Iré al campamento y al ingrato
referiré todos tus sufrimientos.
La piedad que en mí has despertado
sabrá expresarse con acentos sublimes.
Confía sí, confía que en él volverá
a despertarse el amor
Conozco su corazón.
De nuevo, Norma en él reinará.
Confía, sí, Norma en su corazón.
Una vez más, Norma en él reinará.

NORMA
¿Insinúas que yo le implore?
¡Ah, no! ¡Jamás! ¡Ah, no!

ADALGISA
Norma, cede.

NORMA
¡No, no te oiré más!
¡Déjame, vete!

ADALGISA
¡Ah, no! ¡Jamás, no, ah! ¡No!
Mira, Norma, junto a tus rodillas
a estas amadas criaturitas.
¡Ah! Apiádate de ellos, ¡ah!
aunque de ti no tengas piedad.

NORMA
¿Por qué mi constancia intentas doblegar
con tan tiernos sentimientos?
Ante la muerte, ¡ay! un corazón 
ya no puede tener ilusiones ni esperanza.

ADALGISA
¡Mira a estas amadas criaturitas!
Esos queridos niños, ¡ah! Míralos, ¡ah!
Mira, Norma, junto a tus rodillas, etc.

NORMA
¡Ah! ¿Por qué, ah por qué
intentas doblegar, ah! ¿Por qué? ¡ah!
¡Ah! ¿Por qué mi constancia?, etc.

ADALGISA
¡Cede, ah, cede!

NORMA
¡Ah! ¡Déjame! ¡Él te quiere!

ADALGISA
Ya está arrepentido.

NORMA
¿Y tú?

ADALGISA
Lo amé, pero ahora mi alma
tan sólo alberga amistad.

NORMA
¡Oh, jovencita! ¿Y tu querrías?...

ADALGISA
Devolverte tus derechos;
ante ti, el cielo y los hombres
juro ocultarme para siempre

NORMA
Sí, has vencido. Abrázame.
En ti vuelvo a encontrar a la amiga.

NORMA Y ADALGISA
Sí, hasta mi última hora
por compañera, por compañera me tendrás;
ancho es el mundo
para cobijarnos a las dos.
Contigo, firme opondré
mi ánimo a las asechanzas del destino,
en tanto que junto al mío,
sienta latir tu corazón, etc.
¡Ah! 
Sí, hasta mi ultima hora, etc.

(Salen)

Escena Segunda

(Lugar solitario cercano al bosque de los 
druidas, rodeado de barrancos y cavernas.
Al fondo un lago atravesado por un
puente de piedra)

CORO DE GUERREROS
¿Aún no se ha ido?
Todavía está en el campamento.
Todo lo indica:
los cantos fanfarrones,
el fragor, el sonido de las armas,
el ondear de las enseñas.
Ningún obstáculo
nos turbará, no nos detendrá.
Esperemos, esperemos.
Ningún obstáculo, etc.
Y en el silencio, el corazón
se dispone a consumar 
la gran empresa, etc.
Y en el silencio, etc.

OROVESO
(entrando)
¡Guerreros! Como heraldo de un futuro mejor,
desearía presentarme ante vosotros.
El generoso ardor,
la ira que inflama vuestros pechos,
quisiéralos yo secundar;
pero el dios no lo quiere.

GUERREROS
¿Cómo? ¿Nuestros bosques
no ha abandonado el aborrecido procónsul?
¿No regresa acaso al Tiber?

OROVESO
Más temible y cruel
es el jefe romano
que sucederá a Pollione.

GUERREROS
¿Norma lo sabe?
¿Aún nos aconseja la paz?

OROVESO
En vano he escrutado el pensamiento de Norma.

GUERREROS
¿Qué piensas hacer?

OROVESO
Someternos al destino,
separarnos y no dejar indicios
del fallido intento.

GUERREROS
¿Y seguir fingiendo?

OROVESO
¡Cruel ley! Lo sé.

(Con ferocidad)

¡Ah! El infame yugo de Roma, 
me irrita y ansío empuñar las armas;
pero el cielo se muestra siempre enemigo
y debemos disimular.

GUERREROS
¡Ah sí! Finjamos, si el fingir nos ayuda; 
pero anide el furor en nuestro pecho.

OROVESO
Debemos guardar en nuestro corazón la ira,
para que así Roma la crea extinguida.
Día llegará en que se despierte,
para inflamarnos con mayor fuerza.

GUERREROS
¡Ay de Roma, cuando la señal
de combate proclame el altar sagrado!
Sí, pero finjamos, si el fingir nos ayuda; 
pero anide el furor en nuestro pecho.
¡Ay de Roma, cuando la señal
de combate proclame el altar sagrado!

OROVESO
Disimulemos, sí,
conviene disimular.
Día llegará en que se despierte, 
para inflamarnos con mayor fuerza.

GUERREROS
Pero disimulemos, sí, conviene disimular.
Sí, ¡disimulemos!

(Oroveso y los guerreros se van)

Escena Tercera

(Templo de Irminsul.
A un lado el altar de los druidas)

NORMA
Él volverá, sí.
Mi confianza he puesto en Adalgisa:
él volverá arrepentido,
suplicante, amante.
¡Oh! Ante semejante pensamiento
se disipan los negros nubarrones
que oprimían mi frente
y el sol vuelve a sonreírme,
como en los días felices 
de mi primer amor.

(Entra Clotilde.)

¡Clotilde!

CLOTILDE
¡Oh, Norma! ¡Debes tener valor!

NORMA
¿Qué dices?

CLOTILDE
¡Ay de mí!

NORMA
Habla, habla.

CLOTILDE
En vano habló y lloró Adalgisa.

NORMA
¿Y yo me fié de ella?
Tramaba escapar de entre mis manos
y, aún más hermosa en su dolor,
presentarse ante el miserable.

CLOTILDE
Ha regresado al templo.
Triste, doliente,
implora pronunciar sus votos.

NORMA
¿Y él?

CLOTILDE
Él ha jurado raptarla,
incluso del altar del dios.

NORMA
Demasiado presume el cobarde.
Lo impedirá mi venganza,
y aquí la sangre, la sangre romana, 
correrá a torrentes.

(Clotilde se retira.  Norma corre 
al altar y golpea tres veces 
el escudo de Irminsul. 
Trompetas en el exterior)

CORO
(desde fuera)
¡La llamada del escudo del dios

(Desde todas partes acuden Oroveso,
druidas, bardos y sacerdotes. Norma
se coloca en el altar)

OROVESO Y CORO
¡Norma! ¿Qué sucede?
¿Qué decretos nos impone a la tierra
la llamada del escudo de Irminsul?

NORMA
¡Guerra, muerte, exterminio!

OROVESO Y CORO
¡Hasta ahora tan solo la paz
nos imponían tus labios!

NORMA
Y ahora la ira,
la furia y la muerte.
¡Entonad, oh guerreros, el cántico de guerra!
¡Guerra, guerra!
¡Sangre, sangre! ¡Venganza!
¡Guerra, guerra!

OROVESO Y CORO
¡Guerra, guerra! Las gálicas selvas, 
tanto como de encinas, se pueblan de guerreros.
Como sobre el ganado los animales voraces, 
caerán ellos sobre los romanos.

NORMA
¡Sangre, sangre! ¡Venganza!
¡Muerte, muerte!

OROVESO Y CORO 
¡Sangre, sangre! Las gálicas hachas
hasta el mango teñidas de sangre están. 
Sobre las aguas impuras del Loira, 
burbujea con fúnebre son.

NORMA
¡Guerra, guerra!
¡Sangre, sangre! ¡Venganza!

OROVESO Y CORO
¡Muerte! ¡Muerte! ¡Exterminio! ¡Venganza!
Ya se acerca; nos apremia, se cumple. 
Cual trigo segado por las hoces, 
caerán las legiones de Roma.

NORMA
¡Muerte! ¡Muerte!

OROVESO E CORO
Rotas las alas, quebradas las garras,
yace abatida el águila. 
¡Para contemplar el triunfo de sus hijos, 
he aquí al dios, sobre un rayo de sol!

OROVESO
¿No cumples el rito, Norma?
¿No señalas a la víctima?

NORMA
Está dispuesta.
Nunca el terrible altar
estuvo falto de víctimas.
Pero, ¿qué es ese tumulto?

(Entra Clotilde precipitadamente)

CLOTILDE
Un romano ha ultrajado
nuestro templo;
ha sido apresado en el claustro
sagrado de las vírgenes.

OROVESO Y CORO
¿Un romano?

NORMA 
(Para sí)
¿Qué oigo? ¿Y si fuera él?

OROVESO Y CORO
Ahí lo traen.

(Entra Pollione, conducido por dos guerreros)

NORMA
(para sí)
¡Es él!

OROVESO Y CORO
¡Es Pollione!

NORMA
(para sí)
¡Estoy vengada!

OROVESO
¿Sacrílego enemigo, qué te llevó
a violar tan sagrados recintos,
desafiando la ira de Irminsul?

POLLIONE
¡Mátame! Pero no me interrogues.

NORMA
(mostrándose)
Debo herirlo yo misma. ¡Apartaos!

POLLIONE
¿Qué veo? ¡Norma!

NORMA
Sí, Norma.

OROVESO Y CORO
Empuña el arma sagrada 
y venga al dios.

NORMA
(Coge el puñal de la mano de Oroveso)
Sí, hirámosle.

(se detiene)

OROVESO Y CORO
¿Tiemblas?

NORMA
(Para sí)
¡Ah, no puedo!

OROVESO Y CORO
¿Qué sucede? ¿Por qué te detienes?

NORMA
(Para sí)
¿Puedo acaso sentir piedad?

OROVESO Y CORO
¡Hiérele!

NORMA
Debo interrogarlo,
descubrir quien es la sacerdotisa,
engañada o cómplice,
que el impío incitó 
a cometer semejante delito.
Retiraos un momento.

OROVESO Y CORO
(marchándose)
¿Qué piensa hacer?

POLLIONE
(Para sí)
Tiemblo.

(Oroveso y el coro se retiran.
El templo queda vacío)

NORMA
En mis manos estás, al fin:
nadie podría romper tus ligaduras.
Sólo yo puedo.

POLLIONE
No debes.

NORMA
Lo deseo.

POLLIONE
Pero ¿cómo?

NORMA
Escúchame.
Por tu dios y por tus hijos
debes jurar que, desde este instante,
te apartarás para siempre de Adalgisa,
y no la separarás del altar.
La vida yo te perdono
y nunca más volverás a verme.
¡Júralo!

POLLIONE
¡No! No soy tan cobarde.

NORMA
¡Júralo! ¡Júralo!

POLLIONE
¡Ah! ¡Antes moriría!

NORMA
¿Ignoras acaso que mi ira
supera a la tuya?

POLLIONE
Espero su golpe.

NORMA
¿No sabes que a nuestros hijos, 
en el corazón, esta daga?...

POLLIONE
¡Oh Dios! ¿Qué oigo?

NORMA
Sí, contra ellos alcé su filo.
¡Ya ves, a qué extremos he llegado!
No los herí, pero ahora
podría consumar el crimen.
En un instante puedo olvidar 
que soy madre.

POLLIONE
¡Ah! ¡Cruel! En el pecho del padre
debes hundir el puñal.
¡Dámelo!

NORMA
¿A ti?

POLLIONE
¡Que sólo yo muera!

NORMA
¿Tu sólo? ¡Todos!
Los romanos, a miles,
segados caerán, exterminados.
Y Adalgisa...

POLLIONE
¡Ay de mí!

NORMA
... infiel a sus votos...

POLLIONE
¿Y bien, cruel?

NORMA
...Adalgisa será castigada;
entre las llamas perecerá, sí, perecerá.

POLLIONE
¡Ah! ¡Toma mi vida, 
pero de ella, de ella ten piedad!

NORMA
¿Imploras al fin? ¡Indigno! ¡Ya es tarde!
En su corazón quiero herirte, sí;
en su corazón quiero herirte.
Ya me regocijo con tu mirada
de dolor por su muerte;
puedo, al fin, 
igualar tu dolor al mío.
puedo igualar al fin, etc.

POLLIONE
¡Ah! que te aplaque mi terror;
heme aquí, a tus pies, llorando.
Sobre mí descarga todo tu furor,
pero apiádate de una inocente;
que tu venganza se satisfaga
con que yo me dé muerte delante de ti.

NORMA
En su corazón quiero herirte.

POLLIONE
¡Ah! que te aplaque mi terror.

NORMA
No, en su corazón...

POLLIONE
¡No, cruel!

NORMA
...quiero herirte.

POLLIONE
Sobre mí descarga todo tu furor
pero apiádate de una inocente.

NORMA
Ya me regocijo con tu mirada,
de tu dolor con su muerte;
puedo al fin, hacerte
tan desgraciado como lo soy yo

POLLIONE
¡Ah! ¡Cruel!

NORMA
Puedo, al fin,
hacerte tan desgraciado como lo soy yo, etc.

POLLIONE
Que sea suficiente para tu venganza,
el que yo me dé muerte delante de ti
que sea suficiente para tu venganza, etc.
Dame esa daga.

NORMA
¿Qué intentas? Aparta.

POLLIONE
¡La daga! ¡La daga!

NORMA
(Gritando)
¡A mí, acudid, ministros, sacerdotes!

(Todos entran en escena)

A vuestra ira una nueva víctima revelaré.
Una sacerdotisa perjura,
que infringió los sagrados votos,
traicionó a la patria
y ofendió a los dioses de nuestros antepasados.

OROVESO E CORO
¡Oh, delito! ¡Oh, furor!
Dinos quién es.

NORMA
Sí, preparad la hoguera.

POLLIONE
(A Norma)
¡Oh! ¡Una vez más te imploro!
Norma, ¡piedad!

OROVESO E CORO
Revélanos su nombre.

NORMA
Escuchad.

(para sí)

Siendo yo culpable ¿puedo acusar 
a una inocente de mi misma falta?

OROVESO E CORO
Habla. ¿Quién es?

POLLIONE
(A Norma)
¡Ah! No lo digas.

NORMA
Soy yo.

OROVESO E CORO
¿Tú? ¡Norma!

NORMA
Yo misma; erigid la hoguera.

OROVESO E CORO
(para sí)
¡El horror nos paraliza!

POLLIONE
(para sí)
Me abandona el valor.

OROVESO E CORO
¿Tú, pecadora?

POLLIONE
¡No la creáis!

NORMA
Norma no miente.

OROVESO
¡Oh! ¡Qué vergüenza!

CORO
¡Oh! ¡Qué horror!

NORMA
(a Pollione)
Que esta hora terrible te revele
qué corazón traicionaste y perdiste.
De mí, en vano intentaste huir;
cruel romano, conmigo estás.
Un dios, un hado mas fuerte que tú,
nos quiere unidos, en la vida y en la muerte.
Incluso sobre la hoguera que me devorará,
incluso en la tumba, contigo estaré.

POLLIONE
(A Norma)
¡Ah, demasiado tarde te he conocido;
mujer sublime, te he perdido!

NORMA
Que esta hora terrible, etc.

POLLIONE
Con mi remordimiento ha renacido el amor,
más desesperado, más frenético que antaño.
Juntos moriremos, ah, sí, moriremos,

NORMA
Esta hora terrible...

POLLIONE
mis palabras postreras serán que te quiero.
Pero en la hora de la muerte, no me aborrezcas;
antes de morir, ¡perdóname!

OROVESO E CORO
¡Oh! Vuelve en ti, devuélvenos la paz...

NORMA
(A los Sacerdotes)
Yo soy la culpable.

OROVESO Y CORO
Tu anciano padre te implora;

POLLIONE
(Acercándose a Norma)
No me aborrezcas.

NORMA
(a Pollione)
Qué corazón perdiste,

OROVESO E CORO
Di que deliras, di que mientes
y que sólo palabras necias salen de tu boca.

POLLIONE
¡Moriremos juntos! ¡Ah, sí! Moriremos.

NORMA
te revelará esta hora terrible.

OROVESO Y CORO
El dios severo, que aquí te escucha,

POLLIONE
¡Ah!, ¡perdona!

OROVESO Y CORO
si guarda silencio, si el trueno refrena,

POLLIONE
ah! Te he perdido.

NORMA
¡Sí, y para siempre!

OROVESO Y CORO
nos da un indicio, un indicio seguro,

POLLIONE
¡Mujer sublime!

NORMA
Esta hora terrible te lo revelará, 

POLLIONE
perdona, ¡perdón!

OROVESO Y CORO
de que semejante crimen no debe castigar.
¡Ah! No, que el dios no debe castigar, etc.

NORMA
cruel! ¡Para siempre, 
ah! ¡Sí, cruel!

POLLIONE
¡Te he perdido, mujer sublime!
¡Qué he hecho, oh cielos!

OROVESO E CORO
¡Norma! ¡Oh! Norma, justifícate.
¿Callas? ¿Acaso no escuchas?

NORMA
(acercándose a Pollione 
que escucha sus palabras)
¡Cielos! ¿Y mis hijos?

POLLIONE
¡Ay! ¡Desdichados! ¡Oh, dolor!

NORMA
(volviéndose hacia Pollione)
¿Y nuestros hijos?

POLLIONE
¡Oh, dolor!

(Como presa de un pensamiento 
súbito. Norma se acerca hacia su padre.
Pollione durante toda esta escena
observa con agitación los movimientos
de Norma y Oroveso)

OROVESO Y CORO
¿Norma, eres culpable? ¡Habla!

NORMA
Sí, más allá de toda humana idea.

OROVESO Y CORO
¡Impía!

NORMA
(A Oroveso)
¡Escúchame!

OROVESO
¡Aparta!

NORMA
(arrastrándolo con esfuerzo aparte)
¡Por piedad! ¡Escúchame!

OROVESO
¡Oh! ¡Dolor!

NORMA
(en voz baja a Oroveso)
Soy madre.

OROVESO
¡Madre!

NORMA
Cálmate.
Clotilde tiene a mis hijos.
Acógelos contigo y ponlos
al abrigo de los bárbaros.

OROVESO
¡No, jamás! ¡Aparta, déjame!

NORMA
¡Oh, padre! ¡Oh, padre! 
Un último ruego.

(Arrodillándose)

POLLIONE Y OROVESO
¡Oh, dolor!

CORO
¡Oh, qué horror!

NORMA
(siempre en voz baja, a Oroveso)
¡Ah! No los conviertas en víctimas
de mi error fatal.
¡Ah! no los trunques, en la flor
de su inocente edad.
Piensa que son tu sangre,
y ten piedad de ellos,
¡ah, padre, de ellos ten piedad!

POLLIONE
Se siente ya conmovido.

OROVESO Y CORO
¡Llora! ¡Reza!

NORMA
¿Lloras, padre?
Llora y perdona.
¡Ah! me perdonas.
Tu llanto me lo dice. 
No te pido más. Soy feliz. 
¡Ah! No te pido más, ah, no. 
Contenta subo a la hoguera.

POLLIONE
¡Oh cielos! ¡Oh cielos! ¡Ah, sí, cielos!
¡Ah, no pido más!
Contento subiré a la hoguera.

OROVESO
Siento el corazón oprimido.
¡Ha vencido el amor, oh cielos
¡Ah! sí. ¡Oh, dolor! ¡Oh, dolor!
¡Hija! ¡Ah!
Jamás podré, ¡ay!, consolarme.

CORO
¿Qué es lo que espera?
Su plegaria debe ser rechazada.
Despójesela de su corona.
Cúbrasela de luto. ¡Ah, sí, llora!

POLLIONE
¡No pido más, oh cielos!
¿Puede ser cierto? ¡Ah, sí!
¡Ah!, sí. ¡Oh, cielos!, etc.

NORMA
¡Padre, ah, padre!
¿Me lo prometes?
¡Ah! ¡Me perdonas!
Estas lágrimas lo dicen, etc.

OROVESO
¡Ah! Cesa infeliz.
Te lo prometo, ¡ah! Sí.
¡Ah! sí. ¡Oh dolor! ¡Oh dolor! 
¡Hija! ¡Ah!
¡No podré jamás consolarme!

CORO
¿Qué es lo que espera?, etc.

(Dos druidas cubren a 
Norma con un velo negro.)

¡Ve a la hoguera!

OROVESO
¡Ve, infeliz!

NORMA
(encaminándose)
¡Padre, adiós!

CORO
Ve a la hoguera y que tu castigo
purifique el altar y purifique el templo,
¡maldita seas en la hora de tu muerte!

POLLIONE
Tu hoguera, Norma, es la mía;
¡más santo
comienza en ella el eterno amor!

NORMA
(se vuelve una vez más)
¡Padre, adiós!

OROVESO
(la mira)
Adiós.

(Pollione y Norma son
arrastrados a la hoguera)

FIN DE LA ÓPERA



Escaneado y Adaptado por:
Rafael Torregrosa Sánchez 2000