ATTO SECONDO 


Scena I

(Vasta campagna sparsa d'alberi. Da un lato 
Grand'albero fra cui rami Don Isidoro Scrivendo, 
poi coro d'armigeri e contadini) 

ISIDORO 
Basta nfi a cà: ho scritto mezza gloria
Delle mie guapparie, l'auta mezza
Me la tengo astipata,
Pe bedè a che se mette sta jornata.
Ogge, da che so nato,
Io me ne so addonato
Ca songo no grann'ommo, degno figlio
Di doppio genitor, due padri a parte
Mi posero alla luce, Apollo e Marte.
E Achille, e il Tamerlano
Che poteano fa cchiu? So isciuto illeso
Da la battaglia, e aggio obbricazione
A sta gamba prudente,
Che lo fujì se l'ha mparato a mente
Vi ca pe no poeta è na gran bella cosa
Sfidare in versi, ma po fuire in prosa.
Ma sento venì gente!
Avesse quacch'assalto a l'improviso!
Temo aimmè! Che non sia
Sta campagna fatal la tomba mia!
Cca sto ben trincerato…
Ma zitto! So il nuoste! Eh! Gia il mio sangue
Steva a piede di guerra,
E bè lo dico serio,
Ca mo chessa campagna
La facea addeventà no cimiterio. 

CORO D'ARMIGERI E CONTADINI
Di Corradino il nome
Per ogni suol rimbomba,
Del nostro eroe, la tromba
Ne sparga il gran valor. 

ISIDORO
Che Corradino! Un corno:
Io sol mi feci sotta
E na mia sola botta
Seimila ne sballò.
E, ad ogni rea memoria,
La bellicosa historia,
Per tramondarla ai posteri
Scrivenno mme sto mo. 

ARMIGERI E CONTADINI
Viva, evviva il nostro istorico,
Che grande dir si può. 

ISIDORO
Attenti, e zitto, alò.

(Legge) 

"Nel di del mese eccetera,
Dell'anno correntone
Don Isidoro Pallottola
Trovossi in azione,
E co pugnale, e sciobola
N'esercito tritò".

ARMIGERI E CONTADINI
Oh! Farfalloni! Oh iperbole,
Che mai non s'ascoltò! 

ISIDORO
E chesse songo vallone,
Il forte or vi diro:

(Legge) 

"De fonte corre, e attacca
Po la cavalleria ;
E sguarra, e sbenta, e sciacca.
Chi fuje pe n'auta via…
E fu na maraviglia,…
Cha n'tra boscaglie, e valle, 
Di mille, e cchiù cavalle
Lui solo nce restò" 

ARMIGERI E CONTADINI
Una battaglia eguale
Chi mai si ricordò! 

ISIDORO
E chesso è manco sale,
La jonta vene mo.

(Legge) 

"Da i colpi miei storditi
In mezzo al dongo, e damme, 
I morti, ed i feriti
Fuievan senza gamme,
La cape, che bolavano,
Da cielo mme chiamavano
Cercannome pietà"
Ed il sicco de singolo
Po se continuerà. 

ARMIGERI E CONTADINI
Ma ciò non si può credere
E mai si crederà. 

ISIDORO
Mo ve lo faccio io credere,
E statem'ascoltà.
Le penne de i poeti
So spade assai diverse,
Gli eserciti completi
Disfanno co duje vierze ;
Apollo, il nostro cuonsolo,
Nce dà sto privilegio,
De fa papocchie a tommola, 
Stampà pe berità.

ARMIGERI E CONTADINI
Evviva veramente,
Evviva il gran poeta,
Che a fronte sempre lieta
Il ver mai dir non sa! 

ISIDORO
E chesso porzì è niente;
La musa si se sceta,
Ve jetta sto poeta,
Pallune n'aquantita.
Le penne de i poeti, ecc. 

ARMIGERI E CONTADINI
Evviva veramente, ecc. 

ISIDORO
E chesso porzì è niente, ecc. 

(Vanno) 

Scena II

(Raimondo solo) 

RAIMONDO 
Dove, o misero padre, e quando speri
Più il tuo figlio abbracciar?
Quando avran calma
Tanti palpiti atroci
Che ti squarciano il cor? Io vincitore
Quasi del mio nemico, abbandonato
All'istante da' miei,
Il mio scampo da lui cercar dovrei!
Ovunque volgo il passo
Vo incontro al mio periglio!
Ma dal paterno amor vinto mi chiama,
E assai più di mia vita il figlio io bramo.

(Via)

Scena III

(Edoardo, poi Raimondo) 

EDOARDO
Sazia tu fossi alfine
Che volubil Fortuna! Ho posta ormai
La mia man nel tuo crine: i lacci miei
Ecco infranti già sono.
A te deggio Matilde un sì bel dono
Genitore infelice! Ah! Da te lungi,
Che giova a me la vita?
Inutil arma è al pianto...
E il padre mio perduto ho intanto!
Ah! Perché, perché la morte
Non ascolta i pianti miei?
Nella tomba io troverei
Ogni mia felicità.
La speranza m'abbandona 
Più non vedo che periglio
E il pensar che io son figlio... 

RAIMONDO
(di dentro)
Figlio! 

EDOARDO
Padre! Sogno?... o sento!
Forse!... Ah, come... il cor s'inganna!
Padre! 

RAIMONDO
(di dentro)
Figlio!

EDOARDO
Quel momento! 

RAIMONDO
(di dentro)
Figlio! 

EDOARDO
Che sarà? Padre! Padre!
Ah! Se ancora un'altra volta
Ei ritorna al dolce amplesso,
Io morrò di gioia oppresso,
Così morte orror non ha. 

Scena IV

(Corradino, Raimondo, e detto) 

CORRADINO
Pur ti raggiunsi al fin...

RAIMONDO
Cosa pretendi? 

CORRADINO
Teco battermi ancor...
Ma chi qui vedo? 

EDOARDO
Contro te una alma di furore accesa
Che prendere per lui saprà l'impresa. 

(Si battono)

CORRADINO
Oh rabbia! Oh tradimento!
Tu come in libertà? 

EDOARDO
Opra fu tutta
Della bella Matilde.

CORRADINO
Di Matilde? 

EDOARDO
Si appunto
Di quell'alma gentil; ch'è tutta amore
Ella fu che involommi al tuo furore. 

CORRADINO
Ah! Perfido! Ah! Fallace! 
Tutto il foco d'Averno
Io me sento nel sen... Ma pero tremi
L'empia che mi tradì tutto fra poco
Nel sangue suo s'estinguerà il mio fuoco.

(Via)

RAIMONDO
Freme il crudel, la rabbia lo divora.

EDOARDO
Ah! Matilde già vedo in gran periglio! 

RAIMONDO
Il ciel sarà per lei; su andiamo, o figlio 

(Vanno)

Scena V

(Galleria nel casello di Corradino. La contessa, indi 
Matilde, in seguito Isidoro, Ginardo ed Aliprando) 

CONTESSA
Edoardo fuggì. L'oro sedusse
Il facile custode. Qui signora
Era sola Matilde, e su di lei
Il sospetto cadrà. Di Corradino
L'alma conosco el il furor, fra poco
Vendicata sarò. 

MATILDE
(Fra sè)
Ne alcun ritorna!
Ah! Mi palpita il cor! 

CONTESSA
(Fra sè)
Ecco colei!
Oh, quanti fumo! Due minuti, 
E forse il fumo passerà. 

ISIDORO
Ma che battaglia!
Chella de Troja, frijetella, e chella
Da Serse a Salamina, che si cassa,
Che a chessa non po sta manco
A bajossa. 

MATILDE
Dicci il tutto il successo. 

ISIDORO
E che te voglio di? Guaje pe tutte
S'io n'arrevav'attiempo,
E mettea n'attoppaglio a la sconfitta
Ma ch'aggio fatto ne? Ottantamilia
Me n'aggio pazziate
A lo primm'appetito;
Senza lo n'esto po che n'è seguito. 

CONTESSA
Ma sentiam. 

MATILDE
Di, ti prego.

ISIDORO
Eccò ccà tutto lo fatto d'arme in breve.
Nell'arrivare che fece io al campo dé battaglia,
Vedete ca le colonne noste piegavano,
E l'armata era rotta, ed io doveva mettere pezze.
É necessario che mme metto io a la testa.
Li nnemmice, che bedetteno ca io era io,
Accomenzajeno a fa tutti le facee gialle
E verde, pensanno e casi lloro.
"E al comparir del Palladin di Francia
Dan segni i mori alle future angosce."
Volevano battere la ritirata, e che buò reterà? 

CONTESSA
Troppo valor! 

ISIDORO
E ca che te credive?
Io songo buono, buono
Songh'umile io tutte, e tutto cedo;
Ma quano serro l'uocchie,
Non ce vedo. 

MATILDE
Ed a voi nessun colpo vi giunse mai? 

ISIDORO
Gernò: che bolea giungere?
Si a comme s'avanzava lo enemmico
Io ritrocedeva
A passo de minuetto,
A me so a quatto piede acquerterato
Dint'a no furno, e po l'aggio amarrato. 

MATILDE e CONTESSA
E Corradino? 

ISIDORO
E che ne saccio? Dinto
A chelle botte trova Corradino!
Io credo, si a chest'ora
Muorto non è, ca sarrà vivo ancora. 

MATILDE
Morto! Che dici? 

ISIDORO
Muorto! 

(Fra sè) 

Meglio a isso,
Ch'a lo figlio de padremo. 

GINARDO
Siam qui, belle ragazze. 

ALIPRANDO
L'inimico, 
Ci vide, e s'involò; ma il nostro
Eroe volle solo inoltrarsi
Nella foresta per trovar Raimondo
E sfidarlo a duello. 

MATILDE
E lo lasciate? 

ALIPRANDO
Severo è Corradin.
Vicino è il bosco,
Lo credea già tornato. 

MATILDE
Ah! Per pietà correte...
Ite in traccia di lui, Finché nol
Vedo, ah!, no, non so s'io viva...

(Si sente un forte rullo di tamburo)

ALIPRANDO
Calmatevi, Matilde; egli già arriva. 

Scena VI

(Detti, Corradino con quattro armigeri) 

(Tutti gli si affollano intorno, ed egli con un gesto
risoluto li allontana)

CORRADINO
Qui Edoardo. Va Ginardo, vola,
Qui lo voglio all'istante. 

CONTESSA
(Fra sè)
Par che tutto già sappia! 

MATILDE
(Fra sè)
Il suo sembiante,
Che tranquillo non è mi dice il core. 

ALIPRANDO
(Fra sè)
Concentrato così, che mai sarà? 

ISIDORO
Te mmocco a primmo aspetto
Chesso poco de zuccaro a panetto.

(Cava un foglio, lo spiega e segue leggendo Corradino 
che passeggia smanioso e taciturno) 

"A sua Maestà spantevolisima
Corradin Cuor di ferro.
Per la vittoriosa vittoria in cui
Il vincitori vinse i vinti"

Sonetto Romantico:
"Allo tarappattà de li tammurre,
E al cicchiacciacche de aparà rotelle
Li nnemmice se mescere l'ascelle
E se misero a fa lo curre, curre
e..." 

CORRADINO
Zitto! 

ISIDORO
(Piegando il foglio, fra sè)
L'è piaciuto, mo aggio
Assicurata la pensione! 

GINARDO
(tornando)
Altezza… la prigione sta aperta,
Il custode è fuggito
Edoardo non v'è. 

ALIPRANDO
(Fra sè)
Che sento! 

MATILDE
E come? 

CONTESSA
(Fra sè)
Oh gioia immensa!

(Forte) 

E l'empio
Autor di questa trama
Infernal, chi sarà mai? 

ISIDORO
(Fra sè)
Nge vedo già mazzate pe tutte,
E nfra sti tutte nge sarraggio
Pur io! Pe sfui chesto
Va trova n'auto furno lesto lesto! 

CORRADINO
Bella Matilde, voi
Di questo avvenimento
Cosa ne dite? 

ISIDORO
(Fra sè)
Buona, la tropea
Va pigliando da llà. 

MATILDE
Signor... mi sembra... 

Scena VII

(Rodrigo con lettera, e detti) 

RODRIGO
Centomila perdoni. Questa
Lettera a Matilde di Shabran recò
Un guerriero; me la diede, e partì. 

MATILDE
(la prende)
Lettera!... Ebbene
La leggerò con comodo. 

CORRADINO
(con impero)
Leggetela! 

MATILDE
Qual premura, signor? 

CONTESSA
(fra sè)
Forse la sorte 
Seconda il mio furor. 

CORRADINO 
(A Matilde)
Tu, per chè tremi? 

MATILDE
Io tremar? 

CORRADINO
Leggi, leggi! 

ALIPRANDO
(fra sè)
Ohimè! Che imbroglio! 

ISIDORO
(fra sè)
La chioppeta è bicina. 

CORRADINO
A me quel foglio!

(Strappa il foglio a Matilde e legge fremendo) 

"Alla bella Matilde Shabran,
Il tuo nome sarà scolpito
Nel mio core, anche dentro
La tomba; e sarà l'ultima
Voce pronunziata dall' affettuoso
Mio labbro.
Per te caddero i miei ceppi,
Ah! Non sarò felice, che quando
Mi getterò a piede della mia bella liberatrice.
Edoardo López" 

CONTESSA
É palese il tradimento. 

MATILDE
Mente il foglio, o ad arte è scritto. 

CONTESSA
Ella è rea. 

MATILDE
Non ho delitto
L'innocenza brillerà. 

CONTESSA
(fra sè)
Passegger, che si confonde,
E inciampando balza, e casca. 

CORRADINO
(fra sè)
Un vascello en prenda all'onde
Quando bolle la burrasca. 

MATILDE
(fra sè)
Una face, che lontana
Improvvisa, manca, e sviene. 

ALIPRANDO
(fra sè)
Un assalto di quartana, 
Che tremar fa polsi, e vene. 

ISIDORO
(fra sè)
No poeta indebetato
Che n'ha un callo pe pagà. 

GINARDO
(fra sè)
Un castello fracassato
Ch'è vicino a sprofondar. 

TUTTI
(fra sè)
In si tragico momento
D'impensato cangiamento
Rassomiglia al suo / mio cervello
Che dubbioso, irresoluto,
Sconcertato, combattuto,
Cosa mai pensar non sa! 

CORRADINO
Perfida, invan tu piangi:
È finto quell' affanno.
A morte, io ti condanno... 

MATILDE, ALIPRANDO, GINARDO
A morte! 

(Matilde cade come svenuta sopra un sedile)

ISIDORO
Morietus. 

ALIPRANDO, GINARDO
(fra sè)
Si giovane! Si bella! 

CONTESSA
(fra sè)
Alfin son io vendicata.
Comincio a respirar. 

ISIDORO
(fra sè)
Povera sbenturata!
Mme vene il sollozzà! 

MATILDE
Morir... morir!
No, no, non palpito
Di morte al freddo orrore,
Ma il perdere il tuo cuore
Questo gelar mi fa. 

CORRADINO
Spergiura! 

ALIPRANDO
Almen l'udite. 

MATILDE
Signor, sono innocente. 

ALIPRANDO, GINARDO
Grazia per lei... 

ISIDORO
Grazia signò... 

CORRADINO
No, no, mente.
Per lei no mi parlate
Invano mi tentate,
Morte su lei già sta. 

MATILDE
(fra sè)
Ne' troverò pietà? 

CONTESSA
(fra sè)
Oh gioia! Ella cadrà. 

GINARDO, ALIPRANDO
(fra sè)
Salvarla chi potrà? 

ISIDORO
(fra sè)
Friddo sò fatto già! 

CORRADINO
(Ad Isidoro)
Fra quattro armigeri immantinente,
Presso al castello di Don Raimondo
Dove precipita l'ampio torrente
Dal monte altissimo giù nel profondo
Ora tu stesso la guiderai
Nella voragine la gitterai:
Vita per vita: trema per te! 

MATILDE
Io cadrò, vittima d'un tradimento
Ma pure, o barbaro, non mi lamento
Che l'innocenza lieta mi fa.
E l'innocenza tremar non sa. 

ISIDORO
Nce vo no core di can barbone...
Io sono piecoro non so lione.
De na recotta so lo ritratto
Io tirapiede, maje l'aggio fatto...

(fra sè) 

No nce remmedio, fa testamento:
Che capittommila! Oh che spavento!
Pliffeti plaffete l'acqua farrà!

(a Corradino) 

Va ben; dice benisimo vostra Maestà! 

CORRADINO
(fra sè)
A quelle lagrime a quell'accento
Dolce incatessimo nel cor mi sento…
Ma la mia collera trionferà.

(Ad Isidoro) 

Precipitatela senza pietà. 

CONTESSA
(fra sè)
Per una femmina che bel momento!
Il cor mi giubila nel suo tormento
Oh inesorabil felicità!
Di più quest'alma bramar non sa. 

ALIPRANDO, GINARDO
(fra sè)
A quelle lagrime a quell'accento
Il cor mi palpita, straziar mi sento
No, di colpevole volto non ha!
Misera giovine! Morir dovrà. 

(Tutti escono ad eccezione di Corradino)

Scena VIII

(Corradino va a sedere pensieroso e s'appoggia ad 
un tavolino)

CORRADINO
Pietà! Mi parli invano.
Vendicato sarò. Donna infedele:
Dovea appena in vederla
Usarla il mio rigor; se non per altro 
Per che femminell'era; questo sesso
Dovrebbe da per tutto esser proscritto
L'esser femmina al mondo
È un gran delitto.
Ma quante del villaggio
Contadine vegg'io dolenti e meste?
M'immagino di già
Che vorran queste. 

Scena IX

(Detto. Coro di contadine, poi Isidoro, Presso al quale 
vengono: Aliprando, Ginardo E Contessa) 

CONTADINE
Mandare a morte
Quella meschina?
Che crudeltà!
Ella è innocente,
Ella è buonina,
Colpa non ha.
Quel cuor di ferro,
Che voi avete,
Se a nostri prieghi
Non l'arrendete,
Per ogni strada
Della contrada
Di noi ogn'una bestemmierà…
Deh! Perdonatela; signor! Pietà! 

CORRADINO
Andate a' vostri alberghi,
O ancora su di voi
Farò cadere il tuon dell'ira ia:
Affatto io la pietà non so che sia. 

(Escono le contadine)

CONTESSA
(Fra sè)
Buon così.

CORRADINO
E finora di Matilde
Nessun nuova mi porta?
Ah! Matilde crudel! 

ISIDORO
Matilde è morta.

CONTESSA
(Fra sè)
Respiro! 

ALIPRANDO
(Fra sè)
Ah! Empio! 

GINARDO
(Fra sè)
Ah! Disumano.

(piano ad Isidoro) 

E questa la carità? 

ISIDORO
(Fra sè)
La carità è sora
A la galitta...
L'ordene chiss'era.

(A Corradino) 

Or debe il mio dovere farv'il rapporto? 

CORRADINO
Tutto io vo' sapere. 

ISIDORO
Tutto ve dico senza fa n'errore.

(Fra sè) 

Buscie, mo toc'a buje, fatevi onore.

(Forte) 

Arrivissimmo al fiume, il quale fiume
Era tutt'acqua, e l'acqua
Era umida già, io le dicette:
"Madamma, hai da morire
Nel bagno comm'a Seneca;
Ma statt'allegramente; chi more ogge
Certo, non more craje.
Sentiti questa funebre epigramma
Ch'io doppo ti farò 'In hoc Sciummibus
Jacet frescus cmm'a rosa
Matildus nata asciutta, e morta nfosa'"
E ciò dicenno
No caucio lle stenno
Da quel muso che so, tuffete abbascio
Lei capitombolo, e nel cadere
Volea dire co n'huoccio
A cara co'mpacchiato
Già di notturna ecclisse…
"Corradino birbon...";
Ma non lo disse. 

ALIPRANDO
(Fra sè)
Sventurata! 

CORRADINO
Me godo. 

GINARDO
(Fra sè)
Inorridisco! 

CONTESSA
(Fra sè)
Ben gli sta, or si appien son vendicata! 

ISIDORO
(Fra sè)
Se l'ha veppeta tutta il cammarata. 

CONTESSA
Dottor, la tua protetta
Si fece poco onor. Già si sognava
Il talamo, il comando;
Ma il velo si squarciò; ma finalmente
Matilde apparve rea. 

Scena X

(Edoardo, Udolfo e detti) 

EDOARDO
Essa è innocente.

CORRADINO
Che veggo! Quale ardir? 

EDOARDO
Dover, pietade
Mi spinge a te. Non franse
I lacci miei
La innocente Matilde: ecco in Udolfo
Il mio liberator. Compro dall'oro
Du fell' empia Contessa
Volei costei la sua rivale oppressa.

CORRADINO
Ah perfida! Che ascolto! 

CONTESSA
(Fra sè)
Ove m'ascondo! 

(Via)

ISIDORO
(Fra sè)
Sarva, sarva! Mo siente la barrera!
A buje gambette meje
Dateme ajuto! 

(Fugge)

CORRADINO
Innocente Matilde? Oh me perduto!
Da cento smanie, e cento
Sento straciarmi il cor...
Oh acerbo e rio tormento!
Oh barbaro dolor! 

EDOARDO
Matilde sventurata!
Quanto mi fai pietà!
Per te la sorte irata
Più fulmine non ha? 

CORRADINO
Non sai… quella infelice
Non vive più... 

EDOARDO 
Che sento? 

CORRADINO
Sedotto dall'inganno
Il labbro mio tiranno
A morte la dannò. 

EDOARDO
Oh qual eccesso! Ahí barbaro!
Io moro di dolor!

(Fra sè) 

L'errore mi giovi a renderlo
Più facile all'amor. 

CORRADINO
Taci... Oh Dio, mi squarci l'anima!...
Io moro di dolor.
Oh ciel! Chi può resistere
Al mio crudele affanno?
Le furie più terribili
Guerra mi fanno in sen. 

EDOARDO.
(Fra sè)
Del suo trasporto ah modera
L'eccesso o nume Arciero...
E'l tuo soave impero
Pace gli renda almen!

Scena XI

(Montagna dirupata in fondo da cui si precipita Un
ampio torrente, che si perde in una Voragine. Da un 
lato castello di Don Raimondo Con ponte levatore,
nell' innanzi selva con Sasso. E notte. Isidoro di dentro, 
indi in scena con lanterna Accesa, dopo Corradino di 
dentro su la Montagna) 

ISIDORO
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritovai per una selva oscura
Che la dritta via era smarrita..."
Nfra il digiuno, la notte, e la paura;
A ogne passo piglio na scidata!

(Attacca la laterna ad un albero) 

Meglio via de chessa
Non nc'era
Pe romperme la noce de lo cuollo!
Oh! Gamme mje v'aggi'obbrecazione,
Ca mo, a chest'ora nfra li muorti accisi
Starria cantanno storie ai campi Elisie
Assettammonce mo... 

(suona una campana) 

Ma che d'è sta campana?Aggio capito…
Già mme sonano a muorte. E no…
È ghioja! Ogne capillo piglia la via soja! 

CORRADINO
Matilde, ecco ti seguo. 

ISIDORO
Oh! Bennaggioje!
Corradino, pe l'arma
De tutt'i miei papà! Misericordia!
Scappo...

(Nel prendere la laterna gli smorza) 

Meglio…mmalora! S'è stutata
La laterna pozzi! De' giorni miei
La storia è già completa
Mo affè, ca pozzo di "qui fu il poeta". 

Scena XII

(Si cala il ponte, ed esce Don Raimondo seguito da 
quattro armigeri con faci. La selva rimane ingombrata 
da contadini guidati da Egoldo con faci)

(Su la montagna si scorge Corradino trattenuto da 
Aliprando, e da Ginardo; intanto Edoardo scende dal 
monte, traversa la pianura, e corre al castello)

RAIMONDO
Chi ha gridato? 

ALIPRANDO
Fermatevi, signore.

GINARDO
È troppo strano
Questo vostro furor.
 
CORRADINO
Tentate invano
Trattenermi importuni...
Entro quell'onde precipitar mi voglio.

ISIDORO
(Fra sè)
E che nciaspetta?
Lo facessero fa. 

EDOARDO
(Fra sè)
Questo è il momento.

(entra nel castello)

CORRADINO
No; viver più, non deggio, in cor mi sento
Una vampa, un incendio;
Lo spegnerò fra i vortici
Ove Matilde trovò la morte...

Scena XIII

(Edoardo porta per mano Matilde fuori del castello)

EDOARDO
Matilde non morì. 

ALIPRANDO, ISIDORO, GINARDO
Che vedo? 

CORRADINO
Oh! Sorte!

(Scende in fretta dalla montagna)

RAIMONDO
(ad Isidoro)
Foste voi, che nell'acqua la faceste cascar?

ISIDORO
Ma pe metafora
Per parlar figurato,
Fu licenza poetica. Noi vati
E morire facciamo
E rinascere pò nzò chi vogliamo. 

CORRADINO
Ah si, tu sei, mio bene,
Illusione non è, viva ti vedo,
Deh, mi perdoni? A piedi tuoi... 

MATILDE
Che speri?
Ch'io stenda la mia mano
A un crudel, ad un feroce, a un uomo
Che sempre sognò 
Stragi, e furor?
Se tua mi vuoi,
Apri il tuo cuore alla bontà
Raimondo stringi al tuo seno.

CORRADINO
E poi? 

MATILDE
Prima ubbidisci.

CORRADINO
Eterna pace io giuro
Matilde…Ebben? 

MATILDE
Son tua, son tua per sempre.
Grazie, caro Edoardo
Medico mio, abbiamo vinto.

(a Isidoro) 

Per le nozze
Da te voglio un sonetto. Ah!

(A Corradino) 

Manca solo, a tanti miei trofei,
Che la contessa viva mi veda,
E intanto in voi. Signor,
L'affanno terminò, trionfa amore.
Ami, alfine? E chi non ama?
Ama l'aura, l'onda, il fiore!
Se di te trionfa amore,
Non ti devi vergognar.
Agli affanni suoi segreti
Son soggetti anche i guerrieri
Senz'amore alcun non speri
Sempre in calma respirar
Non è vero? 

EDOARDO, CORRADINO,
ALIPRANDO, GINARDO, RAIMONDO
Anzi è verissimo. 

MATILDE
Dunque è vero! 

EDOARDO, CORRADINO,
ALIPRANDO, GINARDO, RAIMONDO
Anzi è verissimo. 

ISIDORO
Ancor io dovetti amar
Per sett'anni singhiozzar
Senza mai nulla sperar
E fu cosa da crepar. 

CONTADINI
Dunque al castel talora
Verrem da voi signora,
E niun ci scaccierà.
Eguale avete l'anima
Del volto alla beltà. 

MATILDE
Tace la tromba altera
Spira tranquillità.
Amor la sua bandiera
Intorno spiegherà.
Femmine mie guardate,
L'ho fatto delirar !
Femmine, siamo nate
Per vincere e regnar. 

CONTADINI
Le femmine son ante
Per vincere e regnar.



ACTO SEGUNDO


Escena I

(Amplia arboleda. De un lado, bajo un gran 
árbol, don Isidoro escribe; luego entra un coro 
de soldados y campesinos) 

ISIDORO 
¡Ya basta! 
Tengo escrito la mitad de mis gloriosas hazañas,
y la otra mitad,
la tengo reservada hasta ver 
que pasa en esta jornada.
Hoy, por primera vez desde que nací,
me he dado cuenta de que soy un gran hombre, 
digno hijo de doble padre, los dos padres 
que me dieron a luz: ¡Apolo y Marte!
¿Acaso Aquiles o Tamerlán
lo hubieran hecho mejor? 
He salido ileso de la batalla, 
y todo se lo debo a mis piernas, 
que han aprendido a huir.
Para los poetas es un arte el provocar en verso, 
para luego huir en prosa.
Pero ¡oigo venir gente!
¿Será un ataque imprevisto?
Temo ¡ay de mi!, que sea
este campo fatídico mi tumba.
Pero no obstante, aquí estoy bien oculto...
¡Silencio!... ¡Son los nuestros! 
¡Eh, amigos, mi sangre hervía 
y estaba dispuesto a convertir este lugar 
en un cementerio
para nuestros enemigos!

CORO DE SOLDADOS, CAMPESINOS
De Corradino el nombre
por todas partes resuena,
de nuestro héroe, 
la trompeta divulgará su gran valor. 

ISIDORO
¿Corradino? ¡Y un cuerno!
Yo hice, de un sólo salto,
y con un sólo golpe,
que cayeran más de seis mil.
Y para que perdure 
esta historia guerrera
en las generaciones futuras,
la estoy escribiendo yo mismo. 

SOLDADOS, CAMPESINOS
¡Viva, viva nuestro historiador!
¡Se puede decir que es verdaderamente grande! 

ISIDORO
¡Callad y atended!

(Lee) 

"En el mes etcétera,
del año en curso,
don Isidoro Pallottola
entró en acción, 
y con el puñal y el sable
a un ejercito él solo venció"

SOLDADOS Y CAMPESINOS
¡Oh! ¡Fanfarrón! 
¡Una hipérbole como ésa nunca se escuchó! 

ISIDORO
Y esto es sólo el principio,
lo importante viene ahora:

(Lee) 

"De frente avanza, 
y es atacado por la caballería.
Cortando, destripando, aplastando.
a algunos los hace huir en retirada...
¡Fue un milagro!...
Por los bosques y valles,
esparcidos quedaron miles
pero sólo él salió ileso." 

SOLDADOS Y CAMPESINOS
¡Una batalla igual
nadie escuchó antes! 

ISIDORO
Y aún está falto de sal,
aquí llega el resto de la historia.

(Lee) 

"Por mis golpes aturdidos,
en medio de "crashs" y "bangs"
los muertos y los heridos
huían sin piernas;
las cabezas volaban,
y del cielo me llamaban
implorándome piedad"
Esto es todo por ahora.
Ya continuaré más tarde. 

SOLDADOS Y CAMPESINOS
¡Pero esto no se podrá creer
y nunca se creerá! 

ISIDORO
Yo lo haré verosímil...
¡Escuchad atentamente!
Las plumas de los poetas
son como espadas muy afiladas:
a un ejercito entero
destruyen con dos versos.
Apolo, nuestro protector,
nos da este privilegio:
acuñar como verdades
unas pocas mentiras.

SOLDADOS Y CAMPESINOS
¡Viva!
¡Viva el gran poeta!
¡Que para todos tiene una sonrisa
y no sabe decir nunca la verdad! 

ISIDORO
Y eso no es nada.
Si se despierta mi musa, 
os contará este poeta
historietas en cantidad.
Las plumas de los poetas, etc. 

SOLDADOS Y CAMPESINOS
¡Viva! Etc. 

ISIDORO
Y eso no es nada, etc. 

(Se van todos) 

Escena II

(Raimundo solo) 

RAIMUNDO 
¿Dónde, mísero padre, y cuándo 
esperas abrazar a tu hijo?
¿Cuándo sanarán los atroces espasmos 
que anidan en tu corazón? 
Yo, que casi había vencido a mis enemigos, 
fui abandonado por los míos,
¡y tuve que refugiarme en sus tierras!
¡Cada paso que doy
puede llevarme ante el peligro!
Pero el amor paterno me inflama
y quiero más al hijo, 
que a mi propia vida.

(Sale)

Escena III

(Eduardo, luego Raimundo) 

EDUARDO
¡Serás satisfecha por fin, 
caprichosa Fortuna! 
Me pongo en tus manos.
Mis cadenas ya han sido rotas.
A ti Matilde, debo tal don.
¡Padre infeliz! ¡Ah, estoy lejos de ti!
¿De qué me sirve la vida?
Inútil arma es el llanto...
¡He perdido a mi padre!
¡Ah! ¿Por qué, por qué la muerte
no escucha mis lamentos?
En la tumba encontraré
mi felicidad.
La esperanza me abandona
y sólo veo peligros
al pensar que tu hijo... 

RAIMUNDO
(desde dentro)
¡Hijo! 

EDUARDO
¡Padre! ¿Sueño?...¡Qué escucho!
¡Ah, quizás mi corazón se engaña!
¡Padre! 

RAIMUNDO
(desde dentro)
¡Hijo! 

EDUARDO
¡Qué momento! 

RAIMUNDO
(desde dentro)
¡Hijo! 

EDUARDO
¿Puede ser? ¡Padre! ¡Padre!
¡Ay, si otra vez 
él regresara a mis brazos,
yo moriría de alegría!
No me importaría morir...

Escena IV

(Entran Corradino y Raimundo) 

CORRADINO
¡Al fin te encuentro! 

RAIMUNDO
¿Qué pretendes? 

CORRADINO
¡Batirme contigo!
Pero... ¿a quién veo ahí? 

EDUARDO
¡A un alma encendida por el furor
que aceptará gustosa el duelo! 

(Luchan)

CORRADINO
¡Oh, rabia! ¡Oh, traición!
¿Cómo es que estás en libertad? 

EDUARDO
¡Todo ha sido obra 
de la bella Matilde!

CORRADINO
¿De Matilde? 

EDUARDO
¡Sí, por supuesto!
De ese alma gentil, que es toda amor,
y que me ha salvado de tu furia. 

CORRADINO
¡Ah, pérfida! ¡Ah, falsa! 
¡Todo el fuego del Averno siento en el pecho!
¡Que tiemble la impía que me traicionó!
Pues dentro de poco en su sangre 
se extinguirá mi fuego. 

(Sale)

RAIMUNDO
¡La rabia lo devora! 

EDUARDO
¡Ah, Matilde, te veo en gran peligro! 

RAIMUNDO
¡El cielo estará con ella, hijo! 

(Salen)

Escena V

(Galería del castillo de Corradino. La condesa, 
luego Matilde, Isidoro, Ginardo y Aliprando) 

CONDESA
¡Eduardo logró huir!
El oro sedujo fácilmente al centinela. 
La señora es Matilde, 
y sobre ella recaerá la sospecha.
Bien conozco la terrible alma de Corradino...
Dentro de poco seré vengada.

MATILDE
(para sí)
¡Ninguno regresa!
¡Ah, cómo late mi corazón!

CONDESA
(para sí)
¡Aquí está ella!
¡Ah, cuánta vanidad! 
En dos minutos, desaparecerá.

ISIDORO
¡Pero qué batalla!
La de Troya, fue una escaramuza.
Y aquella de Jerjes en Salamina... 
¡Olvidadla, que con ésa 
no se pueden hacer comparaciones! 

MATILDE
¡Díganos todo lo sucedido! 

ISIDORO
¿Y qué queréis que diga? 
Pobrecillos si yo no hubiera llegado a tiempo,
para cambiar el fracaso en victoria.
¿Que qué hice yo? 
¡Me comí a ochenta mil!
Y eso sólo en el primer bocado.
Que luego... 

CONDESA
¡Escuchemos! 

MATILDE
¡Cuéntenos, se lo ruego! 

ISIDORO
Seré breve... Llegando ya al campo de batalla,
vi que los nuestros estaban retirándose
y puesto que el ejercito estaba roto, 
yo lo recompuse.
Necesario fue que me pusiera a la cabeza.
Los enemigos, viendo que yo era yo,
comenzaron a ponerse amarillos, y verdes... 
¡De sólo pensarlo, casi lloro!
"Y al aparecer el Paladín de Francia
dan signos los moros de su futura agonía."
Querían batirse en retirada, pero... ¿por dónde? 

CONDESA
¡Qué derroche de valor! 

ISIDORO
¿Acaso lo dudabais?
Yo soy bueno, pero que muy bueno.
Soy humilde con todos, y a todos doy.
Pero cuando cierro los ojos,
no veo. 

MATILDE
¿Y vos no recibisteis ningún golpe? 

ISIDORO
Ni uno. ¿Quién iba a atreverse?
Si avanzaba el enemigo,
yo retrocedía
a paso de minueto.
Yo estaba a cuatro pies acuartelado
dentro de un horno, y con la puerta cerrada. 

MATILDE y CONDESA
¿Y Corradino? 

ISIDORO
¿Y qué sé yo? 
¿Cómo encontrar a Corradino en plena batalla?
Yo creo que si a esta hora muerto no está, 
aún estará vivo. 

MATILDE
¡Muerto!... ¿Qué dices? 

ISIDORO
¡Muerto! 

(Para sí) 

Mejor muerto él, 
que el hijo de mi padre. 

GINARDO
¡Aquí estamos, hermosas muchachas! 

ALIPRANDO
¡El enemigo nos vio, y se retiró!
Pero nuestro héroe quiso adentrarse 
él solo en el bosquecillo 
para encontrar a Raimondo
y desafiarlo a duelo. 

MATILDE
¿Y lo dejasteis? 

ALIPRANDO
Ya sabéis cómo es de severo Corradino.
Cercano está el bosque...
Yo creía que ya habría regresado. 

MATILDE
¡Ay, por piedad, id tras sus pasos!
Hasta que no lo vea ¡ay!
no sabré si estoy viva.

(Se oye un fuerte redoble de tambor)

ALIPRANDO
¡Calmaos Matilde! ¡Ya llega! 

Escena VI

(Entra Corradino con cuatro soldados) 

(Todos se ponen a su alrededor y él, con un gesto 
brusco, los aleja)

CORRADINO
¡Ginardo, ve, corre, trae ante mí a Eduardo!
Lo quiero aquí inmediatamente.

CONDESA
(para sí)
Parece que ya lo sabe todo.

MATILDE
(para sí)
Su semblante, 
parece que no está muy sereno. 

ALIPRANDO
(para sí)
¡Cómo está de ofuscado!... ¿Qué ocurrirá? 

ISIDORO
Le daré ahora el primer bocado
a este pan azucarado.

(Coge un folio, lo despliega y camina leyendo tras 
Corradino, que pasea nervioso y taciturno) 

"A su Majestad terrorífica
Corradino, Corazón de hierro.
por la victoriosa victoria, en la cual,
el vencedor venció a los vencidos.

Soneto Romántico:
"Entre el ratatán de los tambores
y el chic chac de las espadas,
el enemigo toca talones
y los miserables se dan 
al corre, corre y..."  

CORRADINO
¡Silencio! 

ISIDORO
(Doblando el folio, para sí)
Le ha gustado.
Me acabo de asegurar una pensión. 

GINARDO
(volviendo)
Alteza, la prisión está abierta.
El centinela ha huido.
¡Eduardo no está! 

ALIPRANDO
(Para sí)
¡Qué oigo! 

MATILDE
¿Y cómo? 

CONDESA
(Para sí)
¡Oh, alegría inmensa!

(En voz alta) 

Y el impío,
autor de esta trama infernal, 
¿quién habrá sido? 

ISIDORO
(Para sí)
Veo que los problemas se multiplican...
¡Y yo soy uno de ellos! 
Mis piernas están listas para huir,
¡rápido, rápido! 

CORRADINO
Bella Matilde, vos,
de este contratiempo,
¿qué decís? 

ISIDORO
(Para sí)
La tormenta parece 
que arrecia por ese lado. 

MATILDE
Señor... me parece... 

Escena VII

(Rodrigo con una carta, y los anteriores) 

RODRIGO
¡Escusadme! 
Un soldado trajo esta carta para Matilde;
me la entregó y partió al instante.

MATILDE
(la toma)
¡Una carta!... 
La leeré más tarde. 

CORRADINO
(con ímpetu)
¡Léela ahora! 

MATILDE
¿Y esas prisas, señor? 

CONDESA
(Para sí)
Tal vez la suerte
secunda mi furor. 

CORRADINO 
(A Matilde)
Y tú, ¿por qué tiemblas? 

MATILDE
¿Yo temblar? 

CORRADINO
¡Lee, lee! 

ALIPRANDO
(para sí)
¡Ay de mí! ¡Qué confusión! 

ISIDORO
(para sí)
La granizada se acerca. 

CORRADINO
¡Dame esa carta!

(le quita la carta y lee furibundo) 

"A la hermosa Matilde Shabran. 
Tu nombre será esculpido en mi corazón 
y llevado hasta la tumba.
Será la última palabra 
que pronuncien mis labios. 
Por ti cayeron mis cadenas. 
¡No seré feliz 
hasta que no me arroje 
a los pies de mi libertadora!
Eduardo López."

CONDESA
La traición es evidente. 

MATILDE
¡Esa carta miente!... Fue escrita arteramente. 

CONDESA
¡Ella es culpable! 

MATILDE
No he cometido ningún delito,
mi inocencia brillará. 

CONDESA
(para sí)
Diga lo que diga,
es una loba con piel de cordero.

CORRADINO
(para sí)
Me recuerda a un navío entre las olas
cuando está a punto de estalla la tormenta. 

MATILDE
(para sí)
Parece que mi antorcha, 
repentinamente cae y se apaga. 

ALIPRANDO
(para sí)
Es como un ataque de fiebre
que hace temblar el pulso y las venas.

ISIDORO
(para sí)
Me recuerda a un poeta endeudado
que no sabe cómo pagar.  

GINARDO
(para sí)
Parece un castillo en ruinas 
que está próximo a desplomarse. 

TODOS
(para sí)
¡Qué trágico momento!
¡Qué cambio inesperado!
Parece que mi/su cerebro, 
dudoso e irresoluto, 
desconcertado y desolado, 
ya no sabe en qué pensar. 

CORRADINO
¡Pérfida, en vano lloras!
Tu angustia es fingida...
¡A muerte te condeno! 

MATILDE, ALIPRANDO, GINARDO
¡A muerte! 

(Matilde cae como desvanecida sobre una silla)

ISIDORO
¡Morietus! 

ALIPRANDO, GINARDO
(para sí)
¡Tan joven y tan bella! 

CONDESA
(para sí)
Al fin estoy vengada... 
Empezó mi triunfo.  

ISIDORO
(para sí)
¡Pobre desgraciada!
Tengo ganas de llorar... 

MATILDE
Morir... ¡Morir!... 
No tiemblo ante 
el frío horror de la muerte,
pero perder tu corazón, 
eso me hace estremecer. 

CORRADINO
¡Perjura! 

ALIPRANDO
Al menos escuchadla. 

MATILDE
Señor, soy inocente. 

ALIPRANDO, GINARDO
Perdón para ella... 

ISIDORO
Perdón, señor... 

CORRADINO
¡No!... ¡Miente!
No intercedáis por ella...
Vuestras súplicas serán vanas...
La pena de muerte ya está decretada.  

MATILDE
(para sí)
¿Encontraré piedad? 

CONDESA
(para sí)
¡Oh, alegría! ¡Ella caerá! 

GINARDO, ALIPRANDO
(para sí)
Salvarla, ¿quién podrá? 

ISIDORO
(para sí)
¡Ya estoy frío de miedo! 

CORRADINO
(A Isidoro)
Ve inmediatamente con cuatro soldados
y condúcela a la cascada del río 
que pasa junto al castillo 
de don Raimundo.
¡Arrójala a las aguas!
Me respondes con tu vida.
¡Ay, si no me obedeces!...

MATILDE
Muero víctima de una traición,
pero sin embargo ¡oh, cruel! no lo lamento, 
pues la inocencia me hace feliz.
¡La inocencia triunfará! 

ISIDORO
Se requiere un corazón de perro salvaje, 
mas yo soy un conejo y no un león.
Soy la mismísima imagen de un flan.
Este trabajo nunca lo he hecho. 

(Para sí) 

No es posible... debo de hacer testamento...
¡Qué caída! ¡Oh, qué horror!
¡Plaffff, plaffff!... El agua hará...

(A Corradino) 

¡Muy bien, como ordene su majestad! 

CORRADINO
(Para sí)
Ante esas lágrimas, ante esas palabras,
siento en mi corazón un dulce hechizo,
pero mi cólera no cederá.

(A Isidoro) 

¡Precipítala sin piedad! 

CONDESA
(Para sí)
¡Qué hermoso momento!
Mi corazón exulta con su martirio.
¡Oh, qué indecible felicidad!
Mi alma no desea otra cosa. 

ALIPRANDO, GINARDO
(Para sí)
Ante esas lágrimas, ante esas palabras,
siento mi corazón estremecerse y desgarrarse.
No, rostro de culpable no tiene...
¡Pobre muchachita!... ¡Debe morir! 

(Salen todos a excepción de Corradino) 

Escena VIII

(Corradino va a sentarse pensativo y se apoya en 
un taburete)

CORRADINO
La piedad me habla en vano.
Vengado seré. ¡Mujer infiel!
Nada más verla,
debí utilizar contra ella 
mi rigor.
Al fin y al cabo es mujer,
y este sexo debería estar proscrito.
El ser mujer es un gran delito.
Pero ¿qué veo?
Un grupo de campesinas,
dolientes y tristes, se dirige hacia acá.
¿Qué querrán?

Escena IX

(Entra un grupo de campesinas, luego Isidoro, 
Aliprando, Ginardo y la Condesa) 

CAMPESINAS
¿Condenar a muerte
a esa desgraciada?
¡Qué crueldad!
Ella es inocente,
es muy buena
y no tiene culpa de nada.
Si el corazón de hierro,
que vos tenéis,
a nuestros ruegos
no se rinde,
por todos sitios
de los alrededores
cada una de nosotras lo maldecirá...
¡Por favor! ¡Perdonadla, señor! ¡Piedad! 

CORRADINO
¡Marchaos a vuestros hogares
o sobre vosotras
haré caer el trueno de mi ira!
¡No conozco la piedad! 

(Salen las campesinas)

CONDESA
(Para sí)
Va todo bien. 

CORRADINO
¿Y de Matilde
nadie me trae noticias?
¡Ah, Matilde cruel! 

ISIDORO
Matilde esta muerta. 

CONDESA
(Para sí)
¡Respiro! 

ALIPRANDO
(Para sí)
¡Ah, impío! 

GINARDO
(Para sí)
¡Ah, inhumano!

(en voz baja a Isidoro) 

¿Es esto caridad? 

ISIDORO
(Para sí)
La caridad se guarda
en la garita...
Esas eran las ordenes.

(A Corradino) 

¿Quiere oír mi informe? 

CORRADINO
Todo quiero saber. 

ISIDORO
Pues todo os lo diré puntualmente.

(Para sí) 

Soy un mago hilando mentiras...

(En voz alta) 

Al llegar hasta el río, 
que era todo de agua, 
de un agua muy húmeda, yo le dije:
"Madama, debe morir en el baño, como Séneca.
Pero estad alegre, 
pues quien muere hoy
ya no morirá mañana.
Escuchad este fúnebre epigrama
que ahora os recitaré:
En este río estaréis fresca, fresca cual rosa,
pues si Matilde nació seca, morirá mojada."
Y diciendo esto,
fuerte como soy, 
le di un puntapié.
Ella cayó rodando
y parecía que sus ojos,
entrecerrados como un eclipse,
querían gritar:
¡Corradino, bribón!
Pero permaneció muda.

ALIPRANDO
(Para sí)
¡Desventurada! 

CORRADINO
Yo disfruto. 

GINARDO
(Para sí)
¡Me horrorizo! 

CONDESA
(Para sí)
Muy bien. ¡Por fin estoy vengada! 

ISIDORO
(Para sí)
Parece que se lo ha tragado todo... 

CONDESA
Doctor, parece que su protegida le falló.
Ya soñaba con 
el tálamo nupcial y con el poder,
pero finalmente el velo se desgarró 
y Matilde se mostró culpable.

Escena X

(Eduardo, Udolfo y los anteriores) 

EDUARDO
¡Ella es inocente! 

CORRADINO
¡Qué veo!... ¡Audaz! 

EDUARDO
El deber y la piedad
me traen hasta ti. 
No cayeron mis cadenas 
por la inocente Matilde. 
Aquí, Udolfo, es mi libertador. 
Comprado por el oro de la impía Condesa
que deseaba ver a su rival oprimida.

CORRADINO
¡Ah, pérfida! ¡Qué estoy oyendo! 

CONDESA
(Para sí)
¿Dónde me escondo? 

(Sale)

ISIDORO
(Para sí)
¡Ya se avecina la tormenta!
Queridas piernas mías, 
¡dadme ayuda! 

(Huye)

CORRADINO
¿Inocente Matilde? ¡Oh, estoy perdido!
Cientos y cientos de sufrimientos
siento que me rompen el corazón.
¡Oh, áspero tormento!
¡Oh, cruel dolor! 

EDUARDO
¡Matilde desventurada!
¡Cuánta compasión me das!
¿Para ti, la suerte airada,
no tendrá reservada más golpes? 

CORRADINO
No sabes... que esa infeliz
ya no vive... 

EDUARDO 
¡Qué escucho! 

CORRADINO
Seducido por el engaño
mis labios tiranos
a muerte la condenaron. 

EDUARDO
¡Oh, lo que has hecho! ¡Ay, cruel!
¡Muero de dolor!

(Para sí) 

Su error me ayudará a llevarlo más fácilmente 
por el camino del amor. 

CORRADINO
¡Calla!...¡Oh Dios, que se me rompa el alma!
¡Muero de dolor! 
¡Oh, cielos! 
¿Quién podría resistir mis crueles sufrimientos?
Las furias más terribles
me corroen el pecho. 

EDUARDO.
(Para sí)
¡Dios Cupido,
modera el exceso de su angustia!
¡Que tu suave ímpetu
le de al menos paz! 

Escena XI

(Acantilado en cuyo fondo discurre un gran 
río. Por un lado, el castillo de Don Raimondo 
con puente levadizo, del otro, bosque con rocas. 
Es de noche. Isidoro aparece con una linterna 
encendida, después Corradino desde lo alto del
acantilado) 

ISIDORO
"En medio del camino de la vida 
me encontraba perdido en una selva oscura, 
pues la recta senda había perdido".
¡Entre el ayuno, la noche y el temor,
resbalo a cada paso!

(Cuelga la linterna de un árbol)

Mejor camino que éste no había...
¡Para romperme el cuello!
¡Oh, gracias queridas piernas!
Si no es por vosotras, 
ahora estaría contando historias
con los muertos del Elíseo.
Sentémonos aquí...

(suena una campana)

Pero ¿qué es esa campana? 
Ya entiendo... Está tocando a muerte. 
¡Se me eriza cada pelo de la cabeza! 

CORRADINO
¡Matilde, heme aquí!... ¡Te seguiré! 

ISIDORO
¡Oh, qué decía yo!... ¡Corradino!
¡Por todos mis antepasados!
¡Misericordia!
Yo me escapo...

(Al coger la linterna se le cae) 

Vaya...¡En malahora! 
¡Ahora se rompe la linterna! 
De mis días la historia ya está completa.
Ahora se podrá decir: "Aquí estuvo el poeta" 

Escena XII

(Se baja el puente y sale Don Raimondo seguido 
por cuatro soldados con antorchas. El bosque 
está llenó de campesinos guiados por Egoldo)

(En lo alto del acantilado aparece Corradino
sujetado por Aliprando y Ginardo. Eduardo baja 
del monte, atraviesa la llanura y corre al castillo)

RAIMUNDO
¿Quién ha gritado? 

ALIPRANDO
¡Deteneos, señor! 

GINARDO
Vuestro furor
no tiene sentido. 

CORRADINO
¡Intentáis en vano retenerme!
¡Dejadme, miserables!
¡A esas olas me quiero arrojar! 

ISIDORO
(Para sí)
¿Y a qué espera?
Lo que hay que hacer se hace. 

EDUARDO
(Para sí)
Éste es el momento.

(entra en el castillo)

CORRADINO
¡No, no debo seguir viviendo!
En el corazón siento una hoguera, un incendio,
que lo apagaré entre los remolinos...
¡Allí donde mi Matilde encontró la muerte!

Escena XIII

(Eduardo sale del castillo junto con Matilde)

EDUARDO
¡Matilde no murió! 

ALIPRANDO, ISIDORO, GINARDO
¿Qué veo? 

CORRADINO
¡Oh, suerte!

(Baja corriendo del acantilado)

RAIMUNDO
(a Isidoro)
¿Fuiste tú, quien la arrojó al agua?

ISIDORO
Sí, pero por metafóricamente.
Hablaba figuradamente,
fue una licencia poética. 
Nosotros los poetas hacemos morir
y renacer a quien queremos. 

CORRADINO
¡Ah sí, eres tú, mi bien!
¡No es una ilusión, estás viva, te veo!
Dime, ¿me perdonas? A tus pies te lo pido...

MATILDE
¿Qué esperas?
¿Que le conceda mi mano 
a un hombre cruel y feroz, 
que sueña 
con matanzas y estragos? 
Si tuya me quieres, 
abre tu corazón a la bondad. 
¡A Raimundo abraza contra tu pecho! 

CORRADINO
¿Y luego? 

MATILDE
Primero obedece. 

CORRADINO
¡Eterna paz juro!
Matilde... ¿Y bien? 

MATILDE
¡Tuya soy, tuya soy para siempre!
¡Gracias, querido Eduardo!
Doctor, hemos vencido.

(a Isidoro)  

Para las bodas
De ti quiero un soneto. ¡Ah!

(A Corradino) 

Sólo falta entre mis muchos trofeos, 
que la Condesa 
me vea viva y junto a ti, querido.
Las angustias terminaron , triunfa el amor.
¿Amas al fin? ¿Y quién no ama?
Ama el aura, la ola y la flor.
Si sobre ti ha triunfado el amor 
y no te debes de avergonzar por ello.
A sus secretos afanes
son sometidos también los guerreros.
Sin amor nadie puede esperar vivir
por siempre feliz.
¿No es verdad?  

EDUARDO, CORRADINO,
ALIPRANDO, GINARDO, RAIMUNDO
Es muy cierto. 

MATILDE
¡Pues es verdad! 

EDUARDO, CORRADINO,
ALIPRANDO, GINARDO, RAIMUNDO
Ciertamente es verdad. 

ISIDORO
Yo también supe amar 
y siete años sollozar, 
sin nada que esperar
y fue cosa de reventar.

CAMPESINOS
Entonces señora, 
¿podremos venir a verla al castillo
sin ser expulsados?
Vuestra alma está a la altura
de vuestra belleza.

MATILDE
El clarín guerrero ha callado
y se respira tranquilidad.
La bandera del amor 
a todos alcanzará.
Mujeres del reino, mirad:
¡lo he hecho enloquecer!
Las mujeres hemos nacido 
para vencer y reinar.

CAMPESINOS
¡Las mujeres han nacido
para vencer y reinar!



Escaneado y Traducido por:
Arantxa Martínez Piquer 2008