ATTO III


Scena Prima

(Galleria nel Palagio di Westminster. La Regina
sedendo ad un tavolino sul quale è un foglio, e 
Cecil in piedi)

12. Duettino

CECIL
E pensi? e tardi?
E vive chi ti sprezzò?
Chi contra te ragunò Europa tutta,
E la tua stessa vita minacciò tante volte?

ELISABETTA
Alla tua voce sento piombarmi in core
Tutto il poter del mio deriso onore.
Ma - o Dio! - 
chi m'assicura da ingiuste accuse?

CECIL
Il cielo, la devota Albione e il mondo intero,
Ove la fama de' tuoi pregi suona
E del cor di Stuarda e dei delitti,
E delle ingiurie a te recate ...

ELISABETTA
Ah! taci.
Oltraggiata son io.
Come l'altera, come godea del suo trionfo!
Quai sguardi a me lanciava!
Ah! mio fedele, io voglio pace,
Ed ella a me l'invola.

CECIL
Nè disturbarti ancora
Cessa se vive.

ELISABETTA
Ho risoluto.
Muoia.

(Prende la penna per segnare il foglio;
poi si arresta indecisa e si alza.)

Quella vita a me funesta
Io troncar, ah! sì, vorrei.
Ma la mano il cor s'arresta,
Copre un vel i pensier miei.
Veder l'empia, udirla parmi,
Atterrirmi, spaventarmi,
E la speme della calma
Minacciosa a me involar.
Ah! giusto ciel! tu reggi un'alma
Facil tanto a dubitar.

CECIL
Ah! perchè così improvviso
Agitato è il tuo pensiero?
Non temer che sia diviso
Mai da te l'onor primiero.
Degli accenti proferiti,
Degli oltraggi non puniti,
Ogni Inglese in questi instanti
Ti vorrebbe vendicar.
Segna il foglio, che i regnanti
Tel sapranno perdonar.

Scena Seconda

13. Terzetto

ELISABETTA
Sì.

(Elisabetta è incerta; vedendo Leicester che 
entra, segna rapidamente il foglio e lo dà a Cecil.)

LEICESTER
Regina!

ELISABETTA
A lei s'affretti il supplizio.

LEICESTER
O ciel, quai detti!

(vedendo il foglio)

Forse quella ...

CECIL
La sentenza.

LEICESTER
La sentenza?

ELISABETTA
Sì, la sentenza, o traditor.
Io son paga!

LEICESTER
E l'innocenza tu condanni!

ELISABETTA
E parli ancor?

LEICESTER
Ah! deh! per pietà sospendi
L'estremo colpo almeno;
Ai prieghi miei t'arrendi,
O scaglialo al mio seno.
Niuno ti può costringere,
Libero è il tuo volere.

CECIL 
(piano ad Elisabetta)
Non ascoltar l'indegno,
Or che già salva sei.

ELISABETTA
Vana è la tua preghiera,
Son ferma in tel consiglio.
Nel fin di quell'altera
È il fin del mio periglio.
Dal sangue suo più libero
Risorge il mio poter.

LEICESTER
Ah! pietà! Ah! Regina!
Niuno ti può costringere, ecc

CECIL
Ah! per chi t'ardeva il Regno
Più palpitar non dei.
Il dì che all'empia è l'ultimo,
Di pace è il dì primier.

LEICESTER
D'una sorella, o barbara,
La morte hai tu segnato!

ELISABETTA
E spettator ti voglio
Dell'ultimo suo fato;
Dovrà perir l'amante
Dopo il fatale instante
Che il bellico metallo
Tre volte scoppierà.

LEICESTER
E vuoi ch'io vegga?

ELISABETTA
Taciti, taciti.

LEICESTER
E vuoi?

ELISABETTA
Taciti.
È morta ogni pietà.

LEICESTER
Regina! Regina!

ELISABETTA
Vanne, indegno; t'appare sul volto
Il terror che in tuo seno ti piomba.
Al tuo affetto prepara la tomba,
Quando spenta Stuarda sarà.

CECIL
Ah, Regina, ah, serena il tuo volto
Alla pace, alle glorie già torni;
Questo, ah, questo, il più bello dei giorni
Pel tuo soglio, per Anglia sarà.

LEICESTER
Vado, vado, ti leggo sul volto
Che deliri, che avvampi di sdegno.
Un conforto, un amico, un sostegno
Nel mio core la misera avrà.

ELISABETTA
Vanne indegno!
Al tuo affetto prepara la tomba, ecc  
ACTO III


Escena Primera

(Galería en palacio de Westminster La
reina sentada en una mesita sobre la 
que hay un folio, y Cecil de pie)

12. Dúo

CECIL
¿Aún lo piensas? ¿No te decides?
¿Y vive quien te desprecia?
¿Quién contra ti puso a toda Europa, 
y contra tu vida atentó tantas veces?

ISABEL
A oír tu voz siento golpear en mi corazón
todo el poder de mi herido honor.
Pero ¡oh Dios!...
¿Quién me librará de injustas acusaciones?

CECIL
El cielo, la devota Albión y el mundo entero
donde la fama de tus valores suena
y del corazón de la Estuardo y de sus delitos
y de las injurias que te hizo ...

ISABEL
¡Ah! Calla.
He sido ultrajada.
¡Cómo disfruta de su triunfo la otra!
¡Qué miradas me lanzaba!
¡Ah! Mi fiel amigo, quiero paz,
y ella me la roba.

CECIL
Te turbará siempre
mientras viva.

ISABEL
Lo he resuelto.
¡Muera!

(Toma la pluma para firmar la hoja;
después se para indecisa y se levanta)

Esa vida funesta para mí,
quiero truncar, ay, sí, lo quiero.
Pero el corazón detiene mi mano,
cubre un velo mi pensamiento,
me parece ver a la impía, oírla quizás.
aterrarme, espantarme,
y amenaza quitarme.
toda esperanza de tranquilidad.
¡Ah! ¡Justo cielo! 
Ayuda a un alma indecisa.

CECIL
¡Ah! ¿Por qué así, de improviso,
está agitado tu pensamiento?
No temas que nadie
manche tu honor.
Todos los ingleses en este instante
te querrían vengar
de los malos tonos proferidos,
de los ultrajes no castigados.
Firma la sentencia, que los gobernantes
te lo sabrán perdonar.

Escena Segunda

13. Terceto

ISABEL
Sí.

(Isabel duda; ve a Leicester que entra,
firma la hoja y se la da a Cecil)

LEICESTER
¡Reina!

ISABEL
Para ella la afrenta y el suplicio.

LEICESTER
¡Oh cielos, qué dices!

(Viendo la hoja)

Tal vez esto es ...

CECIL
La sentencia.

LEICESTER
¿La sentencia?

ISABEL
Sí, la sentencia, oh traidor.
¡Ya estoy satisfecha!

LEICESTER
¡Y condenas la inocencia!

ISABEL
¿Y hablas todavía?

LEICESTER
¡Ah! Por favor, por piedad 
suspende el golpe final;
ríndete a mis plegarias,
o lánzalo contra mi pecho.
Nadie te puede forzar,
tu voluntad es libre.

CECIL 
(en voz baja a Isabel)
No escuches al indigno,
ya estás satisfecha.

ISABEL
Vana es tu plegaria,
estoy cerrada a tales consejos.
En el fin de aquella altiva
está el fin de mi peligro.
De su sangre derramada
resurge mi poder.

LEICESTER
¡Ah! ¡Piedad! ¡Ah! ¡reina!
Nadie te puede forzar, etc.

CECIL
Por quien te soliviantaba el reino
no debes preocuparte más.
El día que para la impía sea el último
será el primero de paz.

LEICESTER
Has firmado, oh ingrata,
¡la muerte de una hermana!

ISABEL
Y quiero que seas espectador
de su último aliento.
Tu amada deberá perecer
tras el fatal instante
en que el cañón
dispare tres veces.

LEICESTER
¿Y quieres que yo lo vea?

ISABEL
Calla, cállate.

LEICESTER
¿Y tú así lo quieres?

ISABEL
¡Cállate!
En mí ha muerto toda piedad.

LEICESTER
¡Reina! ¡Reina!

ISABEL
Vete, indigno; se te ve en la cara
el terror que atenaza tu corazón.
Cuando haya desaparecido la Estuardo,
prepara la tumba de tu amor.

CECIL
Ah, Reina, ah, serena tu rostro
ya vuelves a la paz, a la gloria.
Este, ah, este es el más bello de los días
para tu trono y para Inglaterra.

LEICESTER
Me voy, me voy, leo en tu rostro
que deliras, que estallas de furor.
La desventurada encontrará en mí
un consuelo, un amigo, un sostén

ISABEL
¡Vete indigno!
A tu amor prepara la tumba, etc. 
Scena Terza

(Appartamento della prigione di 
Maria Stuarda nel Castello di Forteringa)

14. Scena

MARIA
La perfida insultarmi volea
Nel mio sepolcro,
E l'onta su lei ricadde.
Oh vile! E non son io la figlia de' Tudori?
Vile! Ma Roberto ...
Forse l'ira della tiranna a lui sovrasta.
Ah, son di tutti la sventura io sola!

(Entra Cecil colla sentenza e Talbo.) 

Scena Quarta

MARIA
Che vuoi?

CECIL
Di triste incarco io vengo esecutor.
È questo il foglio che de' tuoi gironi omai
L'ultima segna.

MARIA
Così nell'Inghilterra vien giudicata una Regina?
O iniqui!
E i finti scritti ...

CECIL
Il regno ...

MARIA
Basta.

CECIL
Ma ...

MARIA
Or basta. Vanne.
Talbo rimanti.

CECIL
Brami un nostro Ministro che ti guidi
Nel cammino di morte?

MARIA
Io lo ricuso.
Sarò qual fui, straniera a voi di rito.

CECIL 
(partendo, fra sè)
Ancor superba e fiera!)

Scena Quinta

15. Gran Scena e Duetto della confessione

MARIA
O mio buon Talbo!

TALBO
Io chiesi grazia ad Elisabetta di vederti
Pria dell'ora di sangue.

MARIA
Ah! sì, conforta,
Togli quest'alma all'abbandono estremo.

TALBO
Eppur con fermo aspetto quell'avviso feral
Da te fu accolto.

MARIA
O Talbo! il cor non mi leggesti in volto?
Egli tremava.
E Leicester?

TALBO
Debba venire spettator
Del tuo destino;
La Regina l'impone.

MARIA
O l'infelice!
A qual serbato fia doloroso castigo!
E la tiranna esulterà.
Ne ancora, ancora piomba l'ultrice folgore.

TALBO
Deh! taci.

MARIA
Tolta alla Scozia, al trono,
Ed al mio culto, presso colei
Volli un asilo di pace,
Ed un carcer trovai.

TALBO
Che favello?
Non ti concesse Iddio sollievo a' mali?

MARIA
Ah no, Talbo, giammai.
Delle mie colpe lo squallido fantasma
Fra il cielo e me
Sempre, sempre si pone,
E i sonni agli estinti rompendo,
Dal sepolcro evoca la sanguigna ombra d'Arrigo.
Talbo, la vedi tu?
Del giovin Rizzio ecco l'esangue spoglia?

TALBO  
(Si apre il manto e comparisce in veste 
sacerdotale; egli cava il crocefisso dal petto.)
Ah, riconforta lo smarrito pensier.
Già t'avvicini ai secoli immortali.
Al ceppo reca puro il tuo cor
D'ogni terreno affetto.

MARIA
Sì, per lavar miei falli
Misto col sangue scorrerà il mio pianto;
Ascolta; io vuò deporli
A piè di questa croce!

TALBO
Spera!

MARIA
Ah, dal cielo scende tua voce!
Quando di luce rosea
Il giorno a me splendea,
Quando fra lieti immagini
Quest'anima godea,
Amor mi fè colpevole,
M'aprì l'abisso amor.
Al dolce suo sorridere
Odiava il mio consorte;
Arrigo! Arrigo! ahi! misero,
Per me soggiacque a morte,
Ma la sua voce lugubre
Mi piomba in mezzo al cor, ah!
Ombra adorata, ah! placati,
Nel sen la morte io sento.
Ti bastin le mie lagrime,
Ei basti il mio tormento.

TALBO
Ah! da Dio perdono, o misera,
Implorerò per te.

MARIA
Perdona a' lunghi gemiti
E prega il ciel per me.

TALBO
Un'altra colpa a piangere
Ancor ti resta.

MARIA
Ahi! quale?

TALBO
Unita era a Babington?

MARIA
Ah! taci: fu error fatale!

TALBO
Pensa ben che un Dio possente
È de' falli punitore,
Che al suo sguardo onniveggente
Mal s'asconde un falso core.

MARIA
No! giammai sottrarsi al cielo
Si potrebbe il mio pensiero;
Ah, pur troppo un denso velo
Ha finor coperto il vero.
Sì, morendo il giura un core,
Che da Dio chiede pietà.
Lo giuro a Dio! lo giuro a Dio!

TALBO
Il perdono del Signore
Sul tuo capo scende già.

MARIA
Sì ... sì.

TALBO
Lascia contenta al carcere
Quest'affannosa vita,
Andrai conversa in angelo
Al Dio consolator.
E nel più puro giubilo
L'anima tua rapita,
Si scorderà de' palpiti
Ch'hanno agitato il cor.

MARIA
Or che morente è il raggio
Della mia debil vita,
Il cielo sol può render
La pace al mesto cor.
Ah! se di troppe lagrime
Quest'alma fu nudrita
Versino i lunghi palpiti
Nell'ultimo dolor.

TALBO
Dunque innocente?

MARIA
Vado a morir.

TALBO
Infelice! Innocente tu vai a morir.

MARIA
Sì, innocente, lo giuro, io vado a morir.

TALBO
Ah! Lascia contenta al carcere, ecc

MARIA
Ah! Se di troppe lagrime, ecc

(Maria s'appoggia a Talbo e vanno nell'interno 
del Castello mostrandogli sempre il crocefisso.) 
Escena Tercera

(Habitación de la prisión de María
Estuardo en el castillo de Forteringa)

14. Escena

MARÍA
La pérfida quería insultarme
también en mi sepulcro
y la vergüenza recayó sobre ella.
¡Oh, vil! ¿Y no soy yo la hija de un Tudor?
¡Vil! Pero Roberto ...
quizás le amenaza la ira de la tirana.
¡Ah, estoy sola ante todas las desventuras!

(Entra Cecil con la sentencia y Talbot)

Escena Cuarta

MARÍA
¿Qué quieres?

CECIL
Vengo a cumplir un triste encargo.
Este es el documento que sentencia
el último de tus días.

MARÍA
¿Así se juzga a una reina en Inglaterra?
¡Oh, inicuos!
Y los escritos falsificados ...

CECIL
El reino ...

MARÍA
¡Basta!

CECIL
Pero ...

MARÍA
¡Ya basta! Vete.
Que se quede Talbot.

CECIL
¿Deseas que uno de nuestros sacerdotes
te guíe en el camino hacia la muerte?

MARÍA
Lo rechazo.
Seré como fui, extranjera a vuestros ritos.

CECIL 
(saliendo, para sí)
¡Todavía soberbia y fiera!

Escena Quinta

15. Gran escena y dúo de la confesión

MARÍA
¡Oh, mi buen Talbot!

TALBOT
Pedí la gracia a Isabel de poderte ver
antes de la hora fatal.

MARÍA
¡Ah! Sí, confórtame,
saca a este alma del abandono extremo.

TALBOT
Y sin embargo, con firme aspecto,
ese aviso fatal fue recibido por ti.

MARÍA
¡Oh, Talbot! 
¿No me leíste el corazón en la cara? 
Estaba temblando. ¿Y Leicester?

TALBOT
Debe ser espectador
de tu ejecución,
la reina lo así lo ordena

MARÍA
¡Oh, infeliz!
¡Qué doloroso castigo le ha reservado!
Y la tirana exultará
ahora que cae el último rayo.

TALBOT
¡Por favor, calla!

MARÍA
Privada de Escocia, de mi trono
y de mi religión, cerca de ella
quise hallar un asilo de paz,
pero encontré una cárcel.

TALBOT
¿Qué oigo?
¿No te concede Dios consuelo a tus males?

MARÍA
¡Ah, no, Talbot, nunca!
El escuálido fantasma de mis culpas,
Siempre se interpone entre el cielo y yo;
y el sonido de los muertos,
rompiendo sus sepulcro,
evoca en mí la sangrienta sombra de Arrigo.
Talbot, ¿la ves tú?
¿Ves ahí la sangre del joven Rizzio?

TALBOT 
(se abre el manto y aparece en ropas
sacerdotales, se quita el crucifijo
¡Ah! Reconforta tu extraviado pensamiento
ya tienes cerca la vida inmortal.
Lleva tu corazón hasta el sacrificio
limpio de todo amor terrenal.

MARÍA
Sí, para lavar mis culpas,
junto con la sangre correrá mi llanto.
Escucha; quiero ponerlos
al pie de esa cruz.

TALBOT
¡Ten esperanza!

MARÍA
¡Ah, del cielo desciende tu voz!
Cuando con su luz rosada
el día amanecía para mí,
cuando entre alegres imágenes
este alma gozaba,
el amor me hizo culpable,
el amor me abrió el abismo.
Con su dulce sonrisa
odiaba a mi esposo;
¡Arrigo! ¡Arrigo! ¡ay, desgraciado!
Por mí encontró la muerte
pero su voz lúgubre
me golpea en medio del corazón, ¡ah!
Sombra adorada, ¡ah!, aplácate,
siento la muerte en el pecho.
Que te basten mis lágrimas,
que te baste mi tormento

TALBOT
¡Ah! Dé Dios el perdón, oh mísera,
imploraré para ti.

MARÍA
Perdona mis largos lamentos
y ruega al cielo por mí.

TALBOT
Todavía te queda 
otra culpa de que arrepentirte.

MARÍA
¡Ay! ¿Cuál?

TALBOT
¿Estabas unida a Babington?

MARÍA
¡Ah! Calla, fue un error fatal.

TALBOT
Piensa bien que un Dios todopoderoso
castiga todos los pecados,
que a su mirada, que todo lo ve,
no se pude sustraer un corazón falso.

MARÍA
¡No! Jamás escondería al cielo
mi pensamiento.
Pero desgraciadamente un denso velo
ha cubierto hasta ahora la verdad.
Sí, en la hora suprema lo jura un corazón
que de Dios suplica piedad.
¡Lo juro por Dios! ¡Lo juro por Dios!

TALBOT
El perdón del Señor
desciende ya sobre tu cabeza.

MARÍA
Sí ... sí.

TALBOT
Deja contenta en la cárcel
esta afanosa vida,
pues vas, convertida en ángel,
hacia el Dios consolador.
Y tu alma transportada,
en el más puro júbilo,
se olvidará de las penas 
que han agitado tu corazón.

MARÍA
Ahora que está moribunda la luz
de mi débil vida,
sólo el cielo puede devolver
la paz a mi corazón.
¡Ah! Si de tantas lágrimas
este alma fue nutrida,
que mis largos sufrimientos
se aplaquen en el último dolor.

TALBOT
Entonces, ¿eres inocente?

MARÍA
Voy a morir.

TALBOT
¡Infeliz! Vas a morir inocente.

MARÍA
Sí, inocente, lo juro, voy a morir inocente.

TALBOT
¡Ah! Deja contenta la cárcel, etc.

MARÍA
¡Ah! Si de demasiadas lágrimas, etc.

(María se apoya en Talbot que le muestra 
el crucifijo entrando en el castillo)
Scena Sesta

(Sala attigua al luogo del supplizio. 
Gran porta chiusa in fondo. Notte.)

16. Inno della morte

FAMIGLIARI DI MARIA
(alcuni)
Vedeste?

(altri)

Vedemmo.

(tutti)

O truce apparato!
Il ceppo ... la scure ...
La funebre sala ...
E il popol fremente
Vicino alla scala
Del palco fatale.
Che vista! Che orror!
La vittima attende
Lo stuolo malnato.
La vittima regia.
O instabile sorte!
Ma d'una Regina
La barbara morte
All'Anglia fia sempre
D'infamia e rossor.

(Entra Anna.) 

Scena Settima

17. Gran Scena a Preghiera

FAMIGLIARI
Anna!

ANNA
Qui più sommessi favellate.

FAMIGLIARI
La misera dov'è?

ANNA
Mesta, abbattuta, ella s'avanza.
Deh! col vostro duolo
Non aggravate il suo dolor.

FAMIGLIARI
Tacciamo.
(Entrano Maria vestita di nero, in gran 
pompa, ornata della sua corona, e Talbo.) 

Scena Ottava

MARIA 
(ai famigliari)
Io vi rivedo alfin.

ANNA, FAMIGLIARI
Noi ti perdiamo!

MARIA
Vita miglior godrò.

FAMIGLIARI
Ah!

MARIA
Vita miglior, sì, godrò.
Contenta io volo all'amplesso di Dio,
Ma voi fuggite questa terra d'affanni.

FAMIGLIARI
Il duol ci sprezza il cor!

MARIA
Deh! non piangete!
Anna, tu sola resti,
Tu che sei la più cara,
Eccoti un lino di lagrime bagnato;
Agli occhi miei farai lugubre benda,
Allor che spenti saran per sempre al giorno.
Ma voi piangete ancor?
Meco vi unite, miei fidi,
E al ciel clemente
L'estrema prece alziam devota e ardente.
Deh! Tu di un'umile preghiera il suono
Odi, o benefico Dio di pietà.
All'ombra accoglimi del tuo perdono,
Altro ricovero il cor non ha.

ANNA, FAMIGLIARI
Deh! Tu di un'umile preghiera il suono
Odi, o benefico Dio di pietà.
All'ombra accoglila del tuo perdono,
Altro ricovero il cor non ha.

MARIA
Ah! sì ... Dio!
Fra l'ali accoglimi del tuo perdono,
Altro ricovero il cor non ha.

ANNA, FAMIGLIARI
Fra l'ali accoglila del tuo perdono,
Altro ricovero il cor non ha.

MARIA
È vano il pianto, il ciel m'aita.

ANNA, FAMIGLIARI
Scorda l'incauto della tua vita.

MARIA
Ah!

ANNA, FAMIGLIARI
Tolta al dolore, tolta agli affanni,
Benigno il cielo ti perdonò.

MARIA
Tolta al dolore, tolta agli affanni,
D'eterno amore mi pascerò.

ANNA, FAMIGLIARI
Distendi un velo su' corsi affanni,
Benigno il cielo ti perdonò.

MARIA
Dio! ah! sì!
D'eterno amore mi pascerò.
Mi perdonò.

ANNA, FAMIGLIARI
O Dio! Pietà! Ah, pietà!
Benigno il cielo ti perdonò.

(Si ode nel castello il primo sparo del cannone.) 

18. Aria del supplizio

FAMIGLIARI
O colpo! 

Scena Nona

(Si apre la porta in fondo, e lascia vedere una scala
grande, alla di cui vetta sono le guardie e gli ufficiali
di giustizia con fiaccole. Cecil viene dalla scala.)

CECIL
È già vicino del tuo morir l'istante.
Elisabetta vuol che sia paga ogni tua brama.
Parla.

MARIA
Da lei tanta pietà non isperai.
Lieve favor ti chiedo.
Anna i passi miei al palco scorga.

CECIL
Ella verrà.

MARIA
Se accolta hai la prece primiera,
Ah! altra ne ascolta.
D'un cor che muore reca il perdono
A chi m'offese, mi condannò.
Dille che lieta resti sul trono,
Che i suoi bei giorni non turberò.
Sulla Bretagna, sulla sua vita,
Favor celeste implorerò.
Ah! dal rimorso non sia punita;
Tutto col sangue cancellerò.
Ah! d'un cor che muore reca il perdon,
Ah! dal rimorso non sia punita,
Tutto col sangue cancellerò.

ANNA, TALBO, FAMIGLIARI
Scure tiranna! Tronchi una vita
Che di dolcezze ci ricolmò.

CECIL
La sua baldanza restò punita;
Fra noi la pace tornar vedrò. 

Scena Ultima

(Leicester e detti, poi lo sceriffo 
e gli ufficiali di giustizia.)

TALBO
Giunge il Conte.

MARIA
Ah! a quale ei viene lugubre scena.

LEICESTER 
(a Maria)
Io ti rivedo.
Perduta, oppressa da ingiuste pene,
Vicina a morte ...

MARIA
Frena, frena il dolor!
Addio per sempre!

CECIL
Si avanza l'ora.

LEICESTER
Ah, che non posso lasciarti ancora.

CECIL
Si avanza l'ora.

LEICESTER 
(a Cecil che vuole allontanarlo da Maria)
Scostati, o vile!

MARIA
Taci!

LEICESTER
Tremate! Iniqui tutti!
Temete un Dio
Dell'innocenza vendicator!

MARIA
Te stesso perdi!

(Secondo scoppio di cannone. Scendo lo sceriffo 
col suo seguito di ufficiale e circondano Maria.)

FAMIGLIARI
Ah! Perchè non posso nel sangue mio
Spegnere il cieco vostro furor!

CECIL
È l'ora!

LEICESTER 
(a Cecil)
Vile!

MARIA 
(a Leicester)
Roberto! Roberto! Ascolta!

(Si appoggia al braccio di Leicester.)

Ah! se un giorno da queste ritorte
Il tuo braccio involarmi dovea,
Or mi guidi a morire da forte
Per estremo conforto d'amor.
E il mio sangue innocente versato
Plachi l'ira del cielo sdegnato,
Non richiami sull'Anglia spergiura
Il flagello d'un dio punitor.

LEICESTER, TALBO, ANNA, FAMIGLIARI
Quali accenti! 
Qual truce sventura! Ah!

CECIL
Or dell'Anglia la pace è sicura, sì!

MARIA
Anna, addio! Roberto, addio!
Ah! se un giorno da queste ritorte, ecc

(Terzo scoppio di cannone. Sulla scala 
comparisce il carnefice colla scure e 
quattro suoi assistenti vestiti di rosso.)

TALBO, ANNA, LEICESTER, FAMIGLIARI
Innocente, infamata, ella muor.

CECIL
Or dell'Anglia la pace è sicura,
La nemica del regno già muor.

(Maria sorretta da Talbo e circondata dalle guardie, si
avvia pel fondo. Leicester si copre il volto colle mani.) 

FINE dell'OPERA 



Escena Sexta

(Sala contigua al lugar del suplicio. 
Gran puerta cerrada al fondo. Noche.)

16. Himno de la muerte

FAMILIARES DE MARÍA
(algunos)
¿Visteis?

(Otros)

Lo vimos.

(Todos)

¡Oh, tremendo espectáculo!
El tronco... el hacha...
la fúnebre sala...
y el pueblo impaciente
cerca de la escalera
del cadalso fatal.
¡Qué visión! ¡Qué horror!
Espera a la víctima
la muchedumbre malnacida.
¡A la víctima regia!
¡Oh, inestable suerte!
Pero la bárbara muerte
de una reina
a Inglaterra llenará siempre
de infamia y horror.

(Entra Ana)

Escena Séptima

17 Escena de la Plegaria

FAMILIARES
¡Ana!

ANA
Hablad más bajo aquí.

FAMILIARES
¿Dónde está la desgraciada?

ANA
Triste, abatida ella se acerca.
Por favor, con vuestro duelo
no agrandéis su dolor.

FAMILIARES
Callemos.
(Entran María vestida de negro, con gran 
pompa, adornada con su corona, y Talbot)

Escena Octava

MARÍA 
(a los familiares)
Por fin os vuelvo a ver.

ANA, FAMILIARES
¡Nosotros te perdemos!

MARÍA
Gozaré de una vida mejor.

FAMILIARES
¡Ah!

MARÍA
Sí, gozaré un vida mejor.
Voy contenta al encuentro de Dios.
Pero vosotros huid de esta tierra de pesares.

FAMILIARES
¡El duelo nos oprime el corazón!

MARÍA
¡Por favor! ¡No lloréis!
Ana, quédate tú sola,
tú que eres la más querida...
Aquí tienes un pañuelo de lágrimas bañado,
cuando mis ojos se cierren a la luz, 
les servirá de lúgubre venda.
Pero vosotros, ¿lloráis todavía?
Uníos a mí, fieles amigos,
y al cielo clemente
alcemos la última oración devota y ardiente.
¡Oh, Dios de piedad,
oye la voz de una humilde plegaria!
Acógeme a la sombra de tu perdón,
otro refugio no tiene mi corazón.

ANA, FAMILIARES
¡Oh, Dios de piedad,
oye la voz de su humilde plegaria!
Acógela a la sombra de tu perdón,
otro refugio no tiene su corazón.

MARÍA
¡Ah! Sí ... ¡Dios!
Acógeme bajo las alas de tu perdón,
otro refugio no tiene mi corazón.

ANA, FAMILIARES
Acógela bajo las alas de tu perdón,
otro refugio no tiene su corazón.

MARÍA
No tengo por qué llorar, el cielo me ayuda.

ANA, FAMILIARES
Olvida las imprudencias de tu vida.

MARÍA
¡Ah!

ANA, FAMILIARES
Olvida el dolor, olvida todos los pesares,
benigno el cielo te perdonó.

MARÍA
Fuera el dolor, fuera los pesares,
me alimentaré de eterno amor.

ANA, FAMILIARES
Extiende un velo sobre tus pesares,
benigno el cielo te perdonó.

MARÍA
¡Dios! ¡Oh, sí!
Me alimentaré de eterno amor.
Me perdonó.

ANA, FAMILIARES
¡Oh, Dios! ¡Piedad! ¡Ah, piedad!
Benigno el cielo te perdonó.

(Se oye el primer disparo del cañón)

18. Aria del suplicio

FAMILIARES
¡Un disparo!

Escena Novena

(Se abre la puerta del fondo, y deja ver 
una escalera grande, en lo alto están los 
guardias. Cecil baja por la escalera.)

CECIL
Ha llegado el instante de tu muerte.
Isabel quiere que sean cumplidos tus deseos.
¡Habla!

MARÍA
No esperaba tanta piedad de ella.
Un pequeño favor te pido.
Que Ana me conduzca al patíbulo.

CECIL
Así será.

MARÍA
Si escuchaste mi primer deseo,
¡ah! accede a este otro:
De un corazón que muere lleva el perdón 
a quien me ofendió y condenó.
Dile que se quede contenta en su trono,
que yo no turbaré sus bellos días.
Sobre Bretaña y sobre su vida,
imploraré el favor del Cielo.
¡Ah! Que no le castigue el remordimiento,
pues todo lo cancelaré con mi sangre.
De un corazón que muere lleva el perdón
¡Ah! Que no le castigue el remordimiento;
pues todo lo cancelaré con mi sangre.

ANA, TALBOT, FAMILIARES
¡Hacha tirana! Cortas una vida
que nos colmó de dulzuras.

CECIL
Su atrevimiento fue castigado
entre nosotros volverá a reinar la paz.

Escena Décima

(Leicester y los dichos, detrás los 
jueces y los oficiales de justicia.)

TALBOT
Llega el conde.

MARÍA
¡Ah! A que lúgubre escena viene.

LEICESTER 
(A María)
Te vuelvo a ver.
Perdida, oprimida por injusta pena,
cerca de la muerte...

MARÍA
¡Frena, frena el dolor!
¡Adiós para siempre!

CECIL
Se aproxima la hora.

LEICESTER
¡Ah!, no puedo dejarte todavía.

CECIL
Se aproxima la hora.

LEICESTER 
(a Cecil que quiere alejarlo de María)
¡Apártate, vil!

MARÍA
¡Calla!

LEICESTER
¡Temblad! ¡Inicuos todos!
¡Temed a un Dios
vengador de la inocencia!

MARÍA
¡Calla que te pierdes!

(Segundo cañonazo. Baja el juez con su
séquito de oficiales y rodean a María)

FAMILIARES
¡Ah! ¡Por qué no puedo con mi sangre
apagar vuestro furor ciego!

CECIL
¡Es la hora!

LEICESTER 
(a Cecil)
¡Vil!

MARÍA
(a Leicester)
¡Roberto, Roberto! ¡Escucha!

(Se apoya en el brazo de Leicester)

¡Ah! Si un día de esta prisión
tu brazo deseaba librarme,
ahora, como el mayor consuelo de amor,
me guiará a la muerte.
Mi sangre inocente derramada
aplacará la ira del cielo desdeñado,
que no recaiga sobre la perjura Inglaterra
el látigo de un Dios castigador.

LEICESTER, TALBOT, ANA, FAMILIARES
¡Qué palabras! 
¡Qué terrible desventura! ¡ah!

CECIL
¡Ahora la paz de Inglaterra está asegurada!

MARÍA
¡Ana, adiós! ¡Roberto, adiós!
¡Ah! Si un día de esta prisión, etc.

(Tercer cañonazo. Sobre la escalera
aparece el verdugo con el hacha y 
cuatro asistentes vestidos de rojo)

TALBOT, ANA, LEICESTER, FAMILIARES
Inocente y difamada ella muere.

CECIL
Ya la paz de Inglaterra está asegurada,
ya muere la enemiga del reino.

(María sostenida por Talbot se va por 
el fondo. Leicester se cubre el rostro)

FIN DE LA OPERA



Escaneado y Traducido por:
Maribel Rodríguez y José Pérez 2001