ATTO PRIMO

 
Scena prima

(Una piazza di Ferrara. Da un lato 
palazzo con verone, sotto al quale
 uno stemma di marmo, ove è scritto 
con caratteri visibili di rame dorato: 
BORGIA. Dall'altro piccola casa
coll'uscio sulla strada, le cui finestre 
sono illuminate di dentro. Notte.
Alfonso e Rustighello entrano vestendo
lunghe cappe)

DUCA
Nel veneto corteggio 
Lo ravvisasti?

RUSTIGHELLO
E me gli posi al fianco, 
E lo seguii come se l'ombra
Io fossi del corpo suo.

(Addita la casa di Gennaro.)

Quello è il suo tetto.

DUCA
Quello?
Appo il ducale ostello
Lucrezia il volle!

RUSTIGHELLO
E in esso ancora il vuole,
Se non m'inganna 
Di quel vil Gubetta
L'ira e il redir, 
E lo spiar furtivo.

DUCA
Entrava ei puote, 
Non ne uscir mai vivo.

(Odesi voci e suoni 
della casa di Gennaro.)

Odi?

RUSTIGHELLO
Gli amici in festa ...

CORO
Viva! Evviva!

RUSTIGHELLO
... tutta la notte accoglieva 
in quelle porte il giovin folle.

CORO
Viva! viva!

RUSTIGHELLO
Separarsi all'alba han per costume.

DUCA
E l'ultim'alba è questa 
Che al temerario splende;
L'ultimo addio 
Che dagli amici ei prende.

CORO
Viva! evviva! Viva! Viva!

DUCA
Vieni: la mia vendetta
È meditata e pronta;
Ei l'assicura e affretta
Col cieco suo fidar.
Ah! Vieni; la mia vendetta, ecc.

RUSTIGHELLO
Ma se l'altier Grimani
Là si recasse ad onta?

DUCA
Mai per cotesti insani
Me non vorrà sfidar, no, no.
Qualunque sia l'evento
Che può recar fortuna,
Nemico non pavento
L'altero ambasciator.
Non sempre chiusa ai popoli
Fu la fatal Laguna,
Ad oltraggiato principe
Aprir si puote ancora.

(I suoni della casa di Gennaro si fan 
più vicini, si spengono i lumi.)

RUSTIGHELLO
Tutta la notte in festa.

DUCA
E l'ultima sarà.

RUSTIGHELLO
L'ultimo addio sarà.

DUCA
Sì. Qualunque sia l'evento, ecc

(Vanno via, al tempo che Orsini, 
Liverotto, Vitellozzo, Petrucci, Gazella, 
Gubetta e Gennaro escono della casa 
di questo ultimo, tutti sono allegri, eccetto 
Gennaro che sta pensoso. Gubetta 
Rimane a parte) 

ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI E GAZZELLA
Addio, Gennaro.

GENNARO
(con serietà)
Addio, nobili amici.

ORSINI
Ma che? ... 
deggio sì mesto mirarti ognor? ...

GENNARO
Mesto non già.

(Fra sè)

Potessi, se non vederti, 
almen giovarti, o madre!

ORSINI
Mille beltà leggiadre saran stasera 
al genial festino,
Cui la gentil m'invita 
Principessa Negroni.
Ove qualcuno obliato avess'ella.
A me lo dica: 
di riparar l'errore è pensier mio.

GENNARO, LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI E GAZELLA
Tutti fummo invitati.

GUBETTA
(avanzandosi)
E il sono anch'io.

LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI E GAZZELLA
Oh! il signor Beverana!

(Tutti gli vanno incontro, 
tranne Gennaro e Orsini.)

GENNARO
(a Orsini)
Da per tutto è costui!
Già da gran tempo 
m'è sospetto ...

ORSINI
(a Gennaro)
Oh, non temer: 
uom lieto, e qual siam tutti,
Una sventato è desso.

VITELLOZZO
Or via! così dimesso
Io non ti vo', Gennaro.

LIVEROTTO
Ammaliato t'avria 
forse la Borgia? ...

GENNARO
E ognor di lei
V'udrò parlarmi? 
Giuro al cielo, signori,
Scherzi non voglio. 
Uomo non v'ha
Che abborra al par di me costei.

PETRUCCI
Tacete. È quello il suo palagio.

GENNARO
E il sia. Stamparle e in fronte 
vorrei l'infamia,
Che a stampar son pronto 
su quelle mura
Dov'è scritto "Borgia".

(Sale un gradino, e colla punta del 
pugnale fa saltar via il "B" del "Borgia".)

LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI E GAZZELLA
Che fai?

GENNARO
Leggete adesso.

ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI E GAZZELLA
Oh diamin! ORGIA!

GUBETTA
Una facezia è questa,
Che può costar domani 
ben cara a molti.

GENNARO
Ove del reo si chieda,
Me stesso a palesar pronto son io.

(Si vedono indietro due 
uomini vestiti di nero.)

ORSINI
Qualcun ci osserva ... Separiamci.

TUTTI
Addio.

(Gennaro rientra in casa. 
Gli altri si disperdono.
Entrano Astolfo e Rustighello)

RUSTIGHELLO
Qui che fai?

ASTOLFO
Che tu t'en vada 
fermo aspetto.
E tu che fai?

RUSTIGHELLO
Che tu sgombri la contrada 
fermo attendo.

ASTOLFO
Con chi l'hai?

RUSTIGHELLO
Con quel giovine straniero 
ch'ha qui stanza;
E tu con chi?

ASTOLFO
Con quel giovine straniero ...

RUSTIGHELLO
Con quel?

ASTOLFO
... Che pur esso alberga qui.

RUSTIGHELLO
Dove il guidi?

ASTOLFO
Alla Duchessa. 
E tu dove?

RUSTIGHELLO
Al duca appresso.

ASTOLFO
Oh! la via ... non è istessa.

RUSTIGHELLO
Nè conduce a un fine istesso.

ASTOLFO
L'una a festa ...

RUSTIGHELLO
L'altra a morte ...

ASTOLFO
L'una a festa ...

RUSTIGHELLO
L'altra a morte ...

RUSTIGHELLO E ASTOLFO
Delle due qual s'aprirà?
Del più destro del più forte
Dal voler dipenderà.

(Rustighello fa un segno dal cantonte 
della strada: entra un drappello di 
scherani, i quali circondo Astolfo.)

RUSTIGHELLO E CORO
Non far motto: parti, sgombra:
Il più forte appien lo vedi.
Guai per te se appena un'ombra
Di sospetto a lui tu porgi!
Sai che un solo qui tutto regge:
Somma legge è il suo voler, ecc.

ASTOLFO
Lo so,
Ma il furor della Duchessa...

RUSTIGHELLO E CORO
Taci, e d'essa, no, non temer

ASTOLFO
... della Duchessa?

RUSTIGHELLO E CORO
Taci, e d'essa, no, non temer.
Al suo nome, alla sua fama
Fè l'audace estrema offesa.

ASTOLFO
Fè l'audace estrema offesa.

RUSTIGHELLO E CORO
Vendicarsi il Duca brama:
Impedirlo è stolta impresa.

ASTOLFO
Certo, certo, è stolta impresa.

RUSTIGHELLO E CORO
Se da saggio oprar tu vuoi,
dèi piegare, partir, tacer.

ASTOLFO
Parto, sì... che avvenga poi ...
Vostro sia, non mio pensier.

RUSTIGHELLO E CORO
Parti, ...

ASTOLFO
Parto, sì ...

RUSTIGHELLO E CORO
... parti ...

ASTOLFO
... parto, sì ...

RUSTIGHELLO E CORO
... parti!
Tu dèi piegar, partir, tacer,
Se da saggio oprar tu vuoi, ecc

ASTOLFO
Vostro sia, non mio pensier, ecc

(Astolfo si ritira. Rustighello e gli scherani
atterrano le porte della casa di Gennaro)

Scena seconda

(Sala nel palazzo ducale.
Gran porta in fondo. A dritta un uscio 
chiuso da invetriata. A sinistra un altro 
uscio segreto. Tavolino nel mezzo coperto 
di velluto. Alfonso entra con Rustighello)

DUCA
Tutti eseguisti? ...

RUSTIGHELLO
Tutto. 
Il prigioniero qui presso attende.

DUCA
Or bada. 
A quella in fondo segreta sala,
Della statua a piedi 
dell'avol mio,
Risposti armadi schiude 
quest'aurea a chiave.
Ivi d'argento un vaso, 
e un d'or vedrai:
Nella propinqua stanza ambo gli reca ...
Nè desio ti tenti dell'aureo vaso ...
Vin di Borgia è desso.

(Rustighello fa per partire.)

Attendi. All'uscio appresso
Tienti di spada armato.
Ov'io ti chiami I vasi apporta; 
ov'altro cenno intendi ... 
col ferro accorri.

USCIERE
(dalla porta)
La Duchessa.

DUCA
(a Rustighello)
Affretta.

(Rustighello parte; allora attraverso delle 
porte di cristal, gli è visto passando di un 
lato ad un altro. Lucrezia entra)

DUCA
Così turbata?

LUCREZIA
A voi mi trae vendetta.
Colpa inaudita, infame 
a denunziarvi io vengo.
Avvi in Ferrara 
chi della vostra sposa
A pien meriggio oltraggia il nome, 
e mutilarlo ardisce.

DUCA
M'è noto.

LUCREZIA
E nol punisce? 
e il soffre Alfonso in vita?

DUCA
A noi dinanzi tosto fia tratto.

LUCREZIA
Qual ei sia, 
pretendo che morte egl'abbia,
E al mio cospetto; 
e sacra ducal parola
Al vostro amor ne chiedo.

DUCA
E sacra io dolla.

(all'Usciere)

Il prigionier.

(L'Usciere parte. Si presenta Gennaro 
disarmato fra le guardie.)

LUCREZIA
(Fra sè, turbata al vederlo)
Che vedo!

DUCA
(con un sorriso)
Noto vi è desso?

LUCREZIA
(Fra sè)
O ciel! Gennaro! 
Ahi qual fatalità!

GENNARO
La vostra Altezza, o Duca, 
toglier mi fece Dal mio tetto a forza 
da gente armata.
Chieder posso, io spero, d'ond'io mertai 
questo rigore estremo?

DUCA
Capitano, appressate ...

LUCREZIA
(Fra sè)
Io gelo ... io tremo.

DUCA
Un temerario osava testè, di giorno, 
dal ducal palagio con man profana
Cancellar l'augusto nome di "Borgia"
Il reo si cerca.

LUCREZIA
Il reo non è costui ...

DUCA
D'onde il sapete?

LUCREZIA
(subito)
Egli era stamane altrove ...
Alcun de' suoi compagni 
Commise il fallo.

GENNARO
Non è ver.

DUCA
L'udiste? ... 
Sia te sincero, e dite 
se il reo voi siete ...

GENNARO
Uso a mentir non sono;
Chè dalla vita istessa 
più caro ho l'onor mio.
Duca Alfonso, il confesso ... 
il reo son io.

LUCREZIA
(Fra sè)
Misera me! ...

DUCA
(piano a Lucrezia)
Vi diedi la mia ducal parola ...

LUCREZIA
Alcuni istanti favellarvi in segreto,
Alfonso, io bramo.

(Fra sè)

Deh! secondami o ciel!

(A un cenno di Alfonso, 
Gennaro è condotto via.)

DUCA
Soli noi siamo. Che chiedete? ...

LUCREZIA
Vi chiedo, o signore,
Di quel giovane illesa la vita.

DUCA
Come? dianzi cotanto rigore?
L'ira vostra è sì tosto sparita?

LUCREZIA
(con vezzo)
Fu capriccio ... 
A che giova ch'ei mora?
Giovin tanto! ... Perdono gli do.

DUCA
La mia fede vi diedi, o signora,
Nè a mia fede giammai fallirò.

LUCREZIA
Ma, Duca ...

DUCA
Mai.

LUCREZIA
Ascoltate ...

DUCA
Mai.

LUCREZIA
(frenandosi)
Don Alfonso ... favore ben lieve
Voi regate a sovrana ... a consorte!

DUCA
Chi v'offese irne 
impune non deve ...
Voi chiedeste, 
io giurai la sua morte.

LUCREZIA
Perdoniam: siam clementi del paro ...

DUCA
No.

LUCREZIA
La clemenza è regale virtù

DUCA
Lo giurai.

LUCREZIA
Ah perdoniam, siam clementi del paro, ecc
Ah, la clemenza è regale virtù, ecc.

DUCA
No mai!
Io giurai ... no! la giurai ...no!
Giurai, cadrà, sì, cadrà, sì!
No, non posso, no, non posso.

LUCREZIA
E si avverso a Gennaro 
chi vi fè, caro Alfonso?

DUCA
(prorompendo)
Chi? ... Tu.

LUCREZIA
Io? che dite?

DUCA
Tu l'ami, sì, tu l'ami ...

LUCREZIA
(Fra sè)
Che ascolto! ...

DUCA
In Venezia il seguisti.

LUCREZIA
(Fra sè)
Ah! giusto cielo!

DUCA
Sì, tu l'ami, e il seguisti.

LUCREZIA
Io?

DUCA
Anche adesso nel volto
Si legge l'empio ardor che nutristi.

LUCREZIA
Don Alfonso!

DUCA
T'acqueta.

LUCREZIA
Vi giuro, ah, giuro ...

DUCA
Non macchiarti di nuovo spergiuro.

LUCREZIA
No.

DUCA
Tu l'ami 
e in Venezia il seguisti.

LUCREZIA
Don Alfonso!!

DUCA
E omai tempo ch'io prenda
De' miei torti vendetta tremenda;
E tremenda da questo momento
Sul tuo complice infame cadrà.

LUCREZIA
(in ginocchio)
Grazia, ah grazia, Alfonso, pietà!

DUCA
L'indegno vo' spento.

LUCREZIA
Per pietà!

DUCA
Più non odo pietà, non odo pietà

LUCREZIA
Non odi pietà? no?

DUCA
No.

LUCREZIA
No?

(sorgendo)

Oh! a te bada, a te stesso pon mente,
Don Alfonso, mi quarto marito!
Omai troppo m'hai vista piangente,
Omai troppo il mio core è ferito.
Al dolore sottentra la rabbia ...
Ti potria far la Borgia pentir,
Bada, bada, Alfonso, bada, 
Ti potria far la Borgia pentir.

DUCA
(con ironia)
Mi sei nota: 
nè porre in oblio
Chi sei tu, se il volessi, potrei;
Ma tu pensa che il Duca son io,
Che in Ferrara, 
e in mia mano tu sei ...
Io ti lascio la scelta s'ei debba
Di veleno o di spada morir,
Pensa, pensa s'egli debba di spada morir.
Scegli.

LUCREZIA
(fuor di sè)
Oh Dio!

DUCA
Scegli.

LUCREZIA
Dio possente!
Oh! a te bada, a te stesso pon mente, 
don Alfonso, mio quarto marito! ecc

DUCA
Mi sei nota, mi sei nota 
Ma tu pensa che il Duca son io.
Va. Ma qui deve morir.
Taci. Partir, vanne, vanne
Qui deve morir, scegli, s'egli debba
di veleno o di spada morir.

(per uscire)

Trafitto tosto ei sia.

LUCREZIA
Deh! t'arresta ...

DUCA
Ch'ei cada.

LUCREZIA
Non commetter sì nero delitto.

DUCA
Scegli, scegli ...

LUCREZIA
Ah! non muoia di spada!

DUCA
Sii prudente: d'appresso ti sono ...
Nulla speme ti è dato nutrir.

(Fa cenno che venga Gennaro.)

LUCREZIA
L'infelice al suo fato abbandono ...
Uom crudele! ... mi sento morir ...

(Cade sopra una sedia. Gennaro è introdotto 
dai guardia.)

DUCA
(a Gennaro)
Della Duchessa ai prieghi,
Che il vostro fallo obblia
È forza pur ch'io pieghi,
E libertà vi dia.

LUCREZIA
(Fra sè)
Oh! come ei finge!

DUCA
E poi ... tanto è valore in voi,
Che d'Adria il mar privarne,
E Italia insiem, no vo!

GENNARO
Quai so darne,
grazie, signor, ven do.

LUCREZIA
(Fra sè)
Perfido!

GENNARO
Pur poichè dirlo è dato
Senza temer viltade ...
In uom che l'ha mertato,
In beneficio cade.

DUCA
Come?

GENNARO
Di vostra Altezza il padre
Cinto d'avverse squadre
Peria, se scudo e aita
Non gli era un venturier.

DUCA
E quel voi siete? ...

LUCREZIA
(sorgendo)
E vita voi gli serbaste?

GENNARO
È ver.

LUCREZIA
(Fra sè)
Duca! ...

DUCA
(Fra sè)
L'indegna spera.

LUCREZIA
(fra sè)
S'ei si mutasse!

DUCA
(fra sè)
È vano.

(a Gennaro)

Seguir la mia bandiera vorreste, 
o Capitano? ...

GENNARO
Al Veneto Governo 
nodo mi stringe eterno ...
E sacro è un giuro.

DUCA
(guardando Lucrezia)
Il so ...

LUCREZIA
(Fra sè)
Dio!

DUCA
(a Gennaro)
Il so.

(presentandogli una borsa)

Questo oro almen ... deh! ...

GENNARO
Assai da' miei signori io n'ho.

DUCA
Almen, siccome antico
Stile è fra noi degli avi,
Libare a nappo amico
Spero che a voi non gravi ...

GENNARO
Sommo per me favore
Questo sarà, signore ...

DUCA
Gentil la mia consorte
Coppiera a noi sarà.

LUCREZIA
(fra sè)
Stato peggior di morte!

(si alza per fuggire)

DUCA
(prendendola la mano)
Meco, o Duchessa!

(Fa cenno a Rustighello.)

Olà!

(a Lucrezia in disparte)

Guai se ti sfugge un moto,
Se ti tradisce un detto!
Uscir dal mio cospetto
Vivo quest'uom non dè.

LUCREZIA
(a Alfonso)
Oh! se sapessi a quale ..

DUCA
Taci, 

LUCREZIA
... opra m'astringi atroce...

DUCA
taci.

LUCREZIA
... per quanto sii feroce,
Oh! se sapessi a quale, ecc
Ne avresti orror con me.
Ah per pietà! Ah, no, per pietà!
Va! non v'è mostro egual ...
Colpo maggior non v'ha, no, no,
ne avresti orror con me, ecc.

GENNARO
(fra sè)
Meco benigni tanto
Mai non credea costoro ...
Trovar perdono in loro
Sogno pur sembra a me.
Madre! esser dee soltanto
Del tuo pregar mercè.

DUCA
(a Lucrezia)
Guai se ti sfugge un moto, ecc.
Versa il liquor, t'è noto ...
Strano è il ribrezzo in te.
Uscir dal mio cospetto vivo non dè

(Rustighello porta due brocche di vino 
una di argento ed un'altra di oro)

DUCA
(Lucrezia versa dal vaso d'argento.)
Or via: mesciamo.

GENNARO
Attonito per tanto onor son io.

DUCA
A voi, Duchessa ...

LUCREZIA
(fra sè)
Il barbaro!

DUCA
(a Lucrezia)
Il vaso d'or.

LUCREZIA
(fra sè)
Gran Dio!

(Lucrezia versa dal vaso d'oro.)

DUCA
(dando il bicchiere a Gennaro)

V'assista il ciel, Gennaro.

GENNARO
Fausto vi sia del paro.

(Bevono.)

LUCREZIA
(a Alfonso)
Vanne: non ha natura
Mostro peggior di te.

GENNARO
(fra sè)
Madre, è la mia ventura
Del tuo pregar mercè.

DUCA
(a Lucrezia sottovoce)
Trema per te, spergiura!
Vittima prima egli è.

(a voce alta a Lucrezia )

Or, Duchessa a vostr'agio potete
Trattenerlo oppur dargli commiato.

(Parte con Rustighello)

LUCREZIA
(fra sè)
Oh! qual raggio!

GENNARO
(inchinandosi)
Signora ... accogliete
I saluti d'un cor non ingrato.

LUCREZIA
(si assicura della partenza del Duca, 
poi corre sul davanti della scena,
 prende Gennaro e dice:)
Infelice! 
il veleno bevesti! ...

GENNARO
Ah!

LUCREZIA
Non far motto, trafitto cadresti.

GENNARO
Come?

LUCREZIA
(gli dà un'ampolla)
Prendi e parti: 
una goccia, una sola,
Di quel farmaco vita ti dà 
Lo nascondi, t'affretta, t'invola
T'accompagni del ciel la pietà...

GENNARO
Che mai sento! ... 

LUCREZIA
...t'accompagni del ciel la pietà

GENNARO
Che mai sento! ... 
E null'altro che morte
Aspettarmi io doveva in tua Corte!
Un rio genio mi pose la benda,
M'inspirò sì fatal securtà.

LUCREZIA
No, Gennaro ... bevi e parti.

GENNARO
Forse, forse una morte più orrenda
La tua destra, o malvagia, mi dà.

LUCREZIA
Deh! t'affretta ...
Ah! t'accompagni del ciel la pietà.

GENNARO
Forse, forse una morte più orrenda
La tua destra, o malvagia, mi dà.

LUCREZIA
In me fida

GENNARO
In te?

LUCREZIA
Sì, parti ...

GENNARO
Cruda!

LUCREZIA
Morto in te vuole 
il Duca un rivale.

GENNARO
O cimento!

LUCREZIA
Ei ritorna a svenarti.
Bevi e fuggi.

GENNARO
Oh dubbiezza fatale!

LUCREZIA
Bevi e fuggi ... te'n prego, o Gennaro,
Per tua madre, 
per quant'hai più caro,
Bevi e parti, una goccia, ecc.

GENNARO
Che mai sento! e
null'altro che morte, ecc.

(Lucrezia si inginocchia; dopo un momento
di vacillarzione, Gennaro prende la sua
decisione: egli beve il contravveleno.)

LUCREZIA
Tu sei salvo! Oh supremo contento! ...
Quindi involati ... affrettati ... va,
Deh! fuggi, fuggi, 
va Gennaro, fuggi, va.

GENNARO
Ti punisca, 
s'è in te tradimento,
Chi più speri che t'abbia pietà.

(Lucrezia fa fuggire Gennaro per la porte
segreta. Si presenta dal 
fondo Rustighello col Duca. 
Ella crida e cade sovra una sedia.)
ACTO PRIMERO


Escena primera

(Una plaza en Ferrara. A un lado hay 
un palacio con balcón; debajo de éste 
hay un escudo de mármol, donde se lee 
BORGIA escrito en letras de bronce dorado. 
Al otro lado está la casa de Genaro con 
la puerta a la calle; sus ventanas están 
iluminadas por dentro. Es de noche. 
Alfonso y Rustighello entran, vistiendo 
largas capas)

DUQUE ALFONSO
En el cortejo veneciano,
¿le vistes?

RUSTIGHELLO
Y me puse a su lado, y le seguí
como si fuera la sombra
de su mismo cuerpo.

(señalando la casa de Genaro)

Aquella es su casa.

DUQUE ALFONSO
¿Aquella?
¡Tan cerca del palacio ducal
quiere tenerle Lucrecia!

RUSTIGHELLO
En él quisiera tenerlo,
si no me engaño,
para tenerlo al alcance
de ese vil Gubetta
y poder espiarle a gusto.

DUQUE ALFONSO
Si entra en él
ya no saldrá vivo.

(Se oyen voces y música que 
vienen de la casa de Genaro)

¿Oyes?

RUSTIGHELLO
Los amigos están de fiesta.

VOCES
¡Viva! ¡Viva!

RUSTIGHELLO
Toda la noche les ha retenido
en su casa ese joven alocado.

VOCES
¡Viva! ¡Viva!

RUSTIGHELLO
De separarse al alba tienen costumbre.

DUQUE ALFONSO
Y la última alba es esta
que surge para el osado;
el último adiós
que recibirá de sus amigos.

VOCES
¡Viva! ¡Viva! ¡Viva! ¡Viva!

DUQUE ALFONSO
Ven: mi venganza
he meditado y está lista;
y él la asegura y adelanta
con su ciega confianza.
¡Ah! Ven: mi venganza, etc.

RUSTIGHELLO
¿Y si el noble Grimani
se uniera a ellos a pesar nuestro?

DUQUE ALFONSO
Nunca por estos locos
querrá desafiarme, no, no.
Cualquiera que sea la suerte
que nos reserve el destino,
no se enfrentará conmigo
el noble embajador.
No siempre a los pueblos cerrada
estuvo la fatal Laguna. 
Para un príncipe ultrajado 
se puede aún abrir.

(La música de la casa de Genaro se
escucha más fuerte, se apagan las luces)

RUSTIGHELLO
Toda la noche de fiesta.

DUQUE ALFONSO
Su última noche será.

RUSTIGHELLO
El último adiós será.

DUQUE ALFONSO
Sí. Cualquiera que sea la suerte, etc.

(Se marchan, al tiempo que Orsini, 
Liverotto, Vitellozzo, Petrucci, Gazella, 
Gubetta y Genaro salen de la casa de 
este último, todos están alegres, excepto 
Genaro, que está pensativo. Gubetta 
permanece aparte)

ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI Y GAZELLA
Adiós, Genaro.

GENARO
(muy serio)
Adiós, nobles amigos.

ORSINI
¿Y qué?...
¿Tan triste siempre debo verte?

GENARO
Ya no estoy triste.

(para sí)

¡Pudiera si no verte,
por lo menos serte de ayuda, oh madre!

ORSINI
Mil amables beldades esta
noche estarán en
la fiesta que ofrece
la princesa Negroni.
Si ella se hubiera olvidado de alguien,
decídmelo,
y yo repararé el error.

GENARO, LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI Y GAZELLA
Todos hemos sido invitados.

GUBETTA
(acercándose)
Yo también lo he sido.

LIVEROTTO. VITELLOZZO. 
PETRUCCI Y GAZELLA
¡Oh! ¡El señor Beverana!

(Todos se acercan a Gubetta, 
excepto Genaro y Orsini)

GENARO
(a Orsini)
¡En todas partes está éste!
Hace tiempo que
de él sospecho.

ORSINI
(a Genaro)
¡Oh! No temas;
es hombre alegre como nosotros,
un poco loco.

VITELLOZZO
¡Ea! ¡Vamos! Tan abatido
no quiero verte, Genaro.

LIVEROTTO
¿Te habrá, quizás,
encantado la Borgia?

GENARO
¿Siempre os oiré
hablar de ella?
Por el cielo, amigos,
bromas no quiero.
No existe hombre
que aborrezca como yo a esa mujer.

PETRUCCI
Callad. Aquel es su palacio.

GENARO
Que lo sea. Quisiera estamparle
en la frente la infamia,
que estoy dispuesto a
grabar en aquellos muros
donde esta escrito "Borgia"

(Sube un escalón y, con la punta del 
puñal, desprende la "B" de "Borgia".)

LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI Y GAZELLA
¿Qué haces?

GENARO
Leed ahora.

ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO, 
PETRUCCI Y GAZZELLA
¡Oh! ¡Caramba! ¡ORGÍA!

GUBETTA
Es una broma
que mañana a muchos
puede costar cara.

GENARO
Si al culpable piden,
a delatarme estoy dispuesto.

(Detrás se vislumbran dos
hombres vestidos de negro)

ORSINI
Nos espían. Separémonos.

TODOS
Adiós.

(Genaro regresa a su casa 
y los otros se separan. 
Entran Astolfo y Rustighello)

RUSTIGHELLO
¿Qué haces aquí?

ASTOLFO
Que te marches,
espero.
Y tú ¿qué haces?

RUSTIGHELLO
Que dejes el campo libre
espero.

ASTOLFO
¿Con quién la tienes tomada?

RUSTIGHELLO
Con el joven extranjero
que vive aquí;
y tú ¿con quién?

ASTOLFO
Con el joven extranjero...

RUSTIGHELLO
¿Con aquél?

ASTOLFO
.... que también vive aquí.

RUSTIGHELLO
¿A dónde quieres llevarlo?

ASTOLFO
Con la duquesa.
Y tú, ¿dónde?

RUSTIGHELLO
Al lado del duque.

ASTOLFO
¡Oh! El camino...  no es el mismo.

RUSTIGHELLO
Ni conduce a la misma suerte.

ASTOLFO
Uno a la fiesta...

RUSTIGHELLO
El otro a la muerte...

ASTOLFO
Uno a la fiesta...

RUSTIGHELLO
Otro a la muerte.

RUSTIGHELLO Y ASTOLFO
De los dos, ¿cual seguirá? 
Del más listo o el más fuerte 
la suerte dependerá.

(Rustighello hace señas a la esquina
de la calle y entra un pelotón de 
sicarios, que rodean a Astolfo.)

RUSTIGHELLO Y SICARIOS
Sin chistar, fuera de aquí; 
Ya has visto quién es el más fuerte. 
¡Pobre de ti si una sombra 
de sospecha en él infundes! 
Sabes que aquí sólo uno manda. 
Es ley su voluntad, etc.

ASTOLFO
Lo sé,
Pero ¿y el furor de la duquesa...

RUSTIGHELLO Y SICARIOS
Calla, y a ella... no la temas.

ASTOLFO
.... de la duquesa?

RUSTIGHELLO Y SICARIOS
Calla, y a ella... no, no la temas. 
A su nombre, a su fama, 
hizo el osado grave ofensa.

ASTOLFO
Hizo el osado grave ofensa.

RUSTIGHELLO Y SICARIOS
Desea vengarse el duque: 
impedirlo es una locura.

ASTOLFO
Cierto, cierto, una locura.

RUSTIGHELLO Y SICARIOS
Si obrar quieres con prudencia, 
debes ceder, irte, callar.

ASTOLFO
Me voy, sí... lo que ahora pase... 
será vuestro problema, no el mío.

RUSTIGHELLO Y SICARIOS
¡Vete!...

ASTOLFO
Me voy, sí...

RUSTIGHELLO Y SICARIOS
... ¡Vete!...

ASTOLFO
... me voy, sí....

RUSTIGHELLO Y SICARIOS
¡Vete! 
Debes ceder, irte, callar. 
Si obrar quieres con prudencia, etc.

ASTOLFO
Será vuestro problema, etc.

(Astolfo se va. Rustighello y los sicarios 
fuerzan la puerta de la casa de Genaro)

Escena segunda

(Una habitación en el palacio ducal. 
Una gran puerta al fondo. A la derecha, 
una vidriera. A la izquierda una puerta 
secreta. Una mesa en el centro, cubierta 
de terciopelo. Alfonso entra con Rustighello)

DUQUE ALFONSO
¿Todo cumpliste?

RUSTIGHELLO
Todo.
El prisionero cerca de aquí espera.

DUQUE ALFONSO
Ahora escucha.
En la sala secreta,
al pie de la estatua
de mi abuelo,
unos armarios escondidos
abre esta llave.
Allí verás una jarra de plata
y otra de oro.
Lleva las dos a la sala contigua;
que no te tiente la jarra de oro:
es de vino de los Borgia.

(Rustighello intenta irse)

Espera. Manténte armado
cerca de la puerta.
Si te llamo, trae las jarras;
si otra señal escuchas,
ven con la espada desnuda.

CRIADO
(desde la puerta)
La duquesa.

DUQUE ALFONSO
(a Rustighello)
Rápido.

(Rustighello se va; entonces a través de
las puertas de cristal, se le ve pasando
de un lado a otro. Entra Lucrecia.)

DUQUE ALFONSO
¿Estás turbada?

LUCRECIA
A vuestro lado me guía la venganza
un delito increíble, infame,
a denunciaros vengo.
Hay en Ferrara
alguien que de vuestra esposa
en pleno día ultraja el nombre,
y mutilarlo osa.

DUQUE ALFONSO
Lo sé.

LUCRECIA
¿Y no lo castigas?
¿Y soportas, Alfonso, que viva?

DUQUE ALFONSO
Enseguida será traído a nuestra presencia.

LUCRECIA
Sea quien sea
quiero que muerte reciba
delante de mí;
y la sagrada palabra ducal
a vuestro amor yo pido.

DUQUE ALFONSO
Y sagrada la doy.

(al criado)

¡El prisionero!

(El criado sale. Entra Genaro, 
desarmado, entre los guardias)

LUCRECIA
(para sí, turbada al verlo)
¡Qué veo!

DUQUE ALFONSO
(con una sonrisa)
¿Le conocéis?

LUCRECIA
(para sí)
¡Oh cielos! ¡Genaro!
¡Ay! ¡Qué fatalidad!

GENARO
Vuestra alteza, duque,
me hizo salir de mi casa a la fuerza
por gente armada.
¿Puedo preguntar por qué
he merecido este extremado rigor?

DUQUE ALFONSO
¡Capitán, acercaos!

LUCRECIA
(para sí)
¡Estoy helada, tiemblo!

DUQUE ALFONSO
Un temerario ha osado de día,
del palacio ducal, con mano profana
mancillar el augusto nombre de "Borgia".
Hemos buscado el culpable.

LUCRECIA
Éste no es.

DUQUE ALFONSO
¿Cómo lo sabéis?

LUCRECIA
(rápidamente)
Esta mañana estaba en otra parte.
Alguno de sus amigos
habrá cometido el delito.

GENARO
No es verdad.

DUQUE ALFONSO
¿Le oís?
Sed sincero y decid
si sois el culpable.

GENARO
No estoy acostumbrado a mentir;
porque más que la vida misma
estimo mi honor.
Duque Alfonso, lo confieso
yo soy el culpable.

LUCRECIA
(para sí)
¡Ay! ¡Mísera de mí!

DUQUE ALFONSO
(a Lucrecia, en voz baja)
Os di mi ducal palabra.

LUCRECIA
Unos instantes en privado
yo quiero hablaros, Alfonso.

(Para sí)

¡Ay! ¡Ayúdame, oh cielos!

(A una señal del duque, 
Genaro es llevado fuera.)

DUQUE ALFONSO
Estamos solos. ¿Qué queréis?

LUCRECIA
Os pido, señor,
de este joven salvar la vida.

DUQUE ALFONSO
¿Cómo? ¿Y vuestro rigor?
¿Vuestra ira tan pronto ha desaparecido?

LUCRECIA
(persuasivamente)
Fue un capricho.
¿De qué sirve que muera?
¡Tan joven! ¡Yo le perdono!

DUQUE ALFONSO
Mi palabra os di, señora,
a mi palabra jamás faltaré.

LUCRECIA
Pero, duque...

DUQUE ALFONSO
Jamás.

LUCRECIA
Escuchad...

DUQUE ALFONSO
Jamás.

LUCRECIA
(controlándose)
Don Alfonso, ¡un favor tan pequeño 
negáis a la soberana... a la esposa!

DUQUE ALFONSO
El que os ha ofendido
no deber irse impune.
Me habéis pedido su muerte,
y yo lo juré.

LUCRECIA
Perdonemos: seamos clementes.

DUQUE ALFONSO
No.

LUCRECIA
La clemencia es virtud de reyes.

DUQUE ALFONSO
Lo he jurado.

LUCRECIA
¡Ah! Perdonemos, seamos clementes.
¡Ah! La clemencia es virtud de reyes, etc.

DUQUE ALFONSO
¡ No! ¡Jamás!
¡Lo he jurado... no! ¡Lo he jurado... no!
Lo he jurado, caerá, sí, caerá, sí.
No, no puedo, no, no puedo.

LUCRECIA
¿Qué cosa tan horrible
ha hecho Genaro, Alfonso querido?

DUQUE ALFONSO
(irrumpiendo)
¿Quién? Tú.

LUCRECIA
¿Yo? ¿Qué decís?

DUQUE ALFONSO
¡Tú le amas, sí, tú le amas!

LUCRECIA
(para sí)
¡Qué oigo!

DUQUE ALFONSO
A Venecia le seguiste.

LUCRECIA
(para sí)
¡Ah! ¡Santo cielo!

DUQUE ALFONSO
Sí, tú le amas y le seguiste.

LUCRECIA
¿Yo?

DUQUE ALFONSO
Incluso ahora en tu rostro
se lee la pasión que has nutrido.

LUCRECIA
¡Don Alfonso!

DUQUE ALFONSO
¡Calla!

LUCRECIA
Os lo juro, ¡ah!, lo juro...

DUQUE ALFONSO
No te manches con un nuevo perjurio.

LUCRECIA
No.

DUQUE ALFONSO
Le amas
y a Venecia le seguiste.

LUCRECIA
¡Don Alfonso!

DUQUE ALFONSO
Ya es hora de que tome
de mis ofensas terrible venganza;
y terrible en este instante
sobre tu cómplice infame caerá.

LUCRECIA
(arrodillándose)
¡Gracia, ah, gracia, Alfonso, piedad!

DUQUE ALFONSO
Quiero muerto al indigno.

LUCRECIA
¡Por piedad!

DUQUE ALFONSO
Ya no siento piedad, no siento piedad.

LUCRECIA
¿No sientes piedad? ¿No?

DUQUE ALFONSO
No.

LUCRECIA
¿No?

(levantándose)

¡Oh! ¡Ten cuidado, piensa en ti mismo,
don Alfonso, mi cuarto marido!
Mucho me has visto llorar,
está demasiado herido mi corazón.
Al dolor sucede la ira,
y la Borgia podría hacer que te arrepintieras.
Cuidado, cuidado, Alfonso, cuidado,
¡podría hacer que te arrepintieras!

DUQUE ALFONSO
(irónicamente)
Te conozco.
Aunque quisiera,
nunca podría olvidar quién eres;
¡más tu piensa que el duque soy yo,
que en Ferrara
en mi mano estás!
Te dejo escoger si debe morir
envenenado o por la espada.
Piensa si debe por la espada morir. 
Escoge.

LUCRECIA
(fuera de sí)
¡Dios mío!

DUQUE ALFONSO
Escoge.

LUCRECIA
¡Dios poderoso!
¡Oh! ¡Ten cuidado, piensa en ti mismo,
don Alfonso, mi cuarto marido!, etc.

DUQUE ALFONSO
Te conozco, te conozco.
¡más tu piensa que el duque soy yo!
¡Vete... aquí mismo debe morir!
¡Calla! Vete, vete.
¡Aquí mismo debe morir, escoge si debe morir
envenenado o por la espada.

(disponiéndose a marchar)

Que sea ejecutado.

LUCRECIA
¡Ay! Espera.

DUQUE ALFONSO
Que muera.

LUCRECIA
¡No cometas tan negro delito!

DUQUE ALFONSO
Escoge, escoge.

LUCRECIA
¡Ah! ¡Que no muera por la espada!

DUQUE ALFONSO
Sé prudente: estaré a tu lado,
no abrigues ninguna esperanza.

(Hace señas para que venga Genaro)

LUCRECIA
Al infeliz a su suerte abandono.
¡Hombre cruel! ¡Me siento morir!

(Cae sobre una silla. Genaro es introducido
 por los guardias)

DUQUE ALFONSO
(a Genaro)
A los ruegos de la duquesa,
que olvida vuestra culpa,
es necesario que yo ceda,
y os doy la libertad.

LUCRECIA
(para sí)
¡Oh! ¡Cómo finge!

DUQUE ALFONSO
Sois tan valiente
que no quiero privar de vuestra valentía
al Adriático e Italia a un mismo tiempo.

GENARO
Lo mejor que sé,
señor, os doy las gracias.

LUCRECIA
(para sí)
¡Pérfido!

GENARO
Además, ya que puedo decirlo
sin temer que se considere una cobardía...
la gracia cae sobre un hombre
que la merece.

DUQUE ALFONSO
¿Cómo?

GENARO
De vuestra alteza el padre,
rodeado de enemigos,
habría muerto, si escudo y ayuda
no le hubiera prestado un aventurero.

DUQUE ALFONSO
¿Y aquél sois vos?

LUCRECIA
(levantándose)
¿Le salvaste la vida?

GENARO
Es cierto.

LUCRECIA
(para sí)
¡Duque!

DUQUE ALFONSO
(para sí)
La indigna tiene esperanzas.

LUCRECIA
(para sí)
¡Si cambiara!

DUQUE ALFONSO
(para sí)
Es inútil.

(a Genaro)

¿Seguir mis estandartes querríais, 
capitán?

GENARO
Al gobierno véneto
me ata un nudo eterno,
y sagrado es el juramento.

DUQUE ALFONSO
(mirando a Lucrecia)
Lo sé.

LUCRECIA
(para sí)
¡Dios mío!

DUQUE ALFONSO
(A Genaro)
Lo sé.

(ofreciendo una bolsa)

Este oro entonces, ¡eh!

GENARO
Ya recibo bastante de mis amos.

DUQUE ALFONSO
Al menos, como es antiguo
uso entre nosotros,
beber una copa amistosa
espero que no os agravie.

GENARO
Para mí, un honor supremo
será este, señor...

DUQUE ALFONSO
Mi esposa será un gentil
copero para nosotros.

LUCRECIA
(para sí)
¡Esto es peor que la muerte!

(Se levanta para escaparse)

DUQUE ALFONSO
(cogiendo a Lucrecia por la mano)
¡Venid conmigo, duquesa!

(haciendo una señal a Rustighello)

¡Ya!

(en vez baja, a Lucrecia) 

¡Ay de ti si haces un gesto, 
si dices una sola palabra! 
Este hombre no debe 
salir vivo de mi presencia.

LUCRECIA
(a Alfonso)
¡Oh! Si supieras a qué...

DUQUE ALFONSO
Calla.

LUCRECIA
... atroz acto me obligas...

DUQUE ALFONSO
Calla.

LUCRECIA
... por muy fiero que seas,
te causaría tanto horror como a mí.
¡Oh! Si supieras a qué acto atroz, etc.
¡Ah, por piedad! ¡Ah no, por piedad!
¡Ay!, no existe un monstruo igual,
no hay mayor delito, no, no,
te causaría tanto horror, etc.

GENARO
(para sí)
Para mí tan benignos
no los creía;
merecer su perdón
un sueño me parece.
¡Madre! Debe de ser
gracias a tus plegarias, etc.

DUQUE ALFONSO
(a Lucrecia)
¡Ay de ti si haces un gesto! Etc.
Vierte el licor, ya te he conocido.
Extraña resulta en ti la angustia, etc.
No debe salir vivo de mi presencia.

(Rustighello trae dos jarras de vino
una de plata y otra de oro)

DUQUE ALFONSO
(Lucrecia sirve de la jarra de plata)
¡Bebamos!

GENARO
Atónito estoy por semejante honor.

DUQUE ALFONSO
A vuestra salud, duquesa.

LUCRECIA
(para sí)
¡El bárbaro!

DUQUE ALFONSO
(A Lucrecia)
La jarra de oro.

LUCRECIA
(para sí)
¡Dios mío!

(Lucrecia sirve de la jara de oro)

DUQUE ALFONSO
(dándole la copa a Genaro)

El cielo os asista, Genaro.

GENARO
Igualmente favorable os sea.

(Beben)

LUCRECIA
(a Alfonso)
Vete, no hay en el mundo
peor monstruo que tú.

GENARO
(para sí)
¡Madre! Mi buena suerte
se debe a tus plegarias.

DUQUE ALFONSO
(a Lucrecia en voz baja)
¡Tiembla por ti, perjura!
Él es la primera víctima.

(A Lucrecia levantando la voz)

Ahora, duquesa, a vuestro gusto
podéis retenerle o bien despedirlo

(El duque se marcha con Rustighello)

LUCRECIA
(para sí)
¡Oh! ¡Qué ocasión!

GENARO
(inclinándose)
Señora, recibid las gracias
de un corazón agradecido.

LUCRECIA
(Se asegura de que el duque se ha
ido, después corre hacia la parte delantera
de la escena, coge a Genaro y le dice:)
¡Infeliz!
¡Bebiste el veneno!

GENARO
¡Ah!

LUCRECIA
No digas nada, caerías muerto.

GENARO
¿Cómo?

LUCRECIA
(le da una botellita con un antídoto)
Toma y vete.
Una gota, sólo una, 
de este fármaco te salvaría la vida. 
Escóndelo, rápido, vuela, 
te acompañe del cielo la piedad...

GENARO
¡Qué oigo!

LUCRECIA
...te acompañe del cielo la piedad.

GENARO
¿Qué oigo?
¡Nada más que muerte
podía esperar en tu corte!
Un genio malo me vendó los ojos,
y me inspiró una fatal confianza.

LUCRECIA
No, Genaro, bebe y marcha.

GENARO
Quizás, quizás una muerte mas atroz
tu mano, malvada, me está dando.

LUCRECIA
¡Ay! ¡Deprisa!
¡Ah! ¡Te acompañe del cielo la piedad!

GENARO
Quizás una muerte más atroz
tu mano, malvada, me da.

LUCRECIA
Créeme.

GENARO
¿Creerte?

LUCRECIA
Sí, vete.

GENARO
¡Mujer malvada!

LUCRECIA
El duque piensa que eres su rival
y quiere verte muerto.

GENARO
¡Vaya situación!

LUCRECIA
Él volverá para matarte.
Bebe y vete.

GENARO
¡Oh duda fatal!

LUCRECIA
Bebe y vete, te lo ruego, Genaro,
por tu madre,
por lo más querido.
Bebe y vete, una gota, etc.

GENARO
¡Qué estás diciendo!
Nada más que muerte, etc.

(Lucrecia se arrodilla; después de un 
momento de vacilación, Genaro se decide 
y bebe el antídoto)

LUCRECIA
¡Estás salvado! ¡Oh, suprema alegría!
¡De aquí huye! ¡Ve!
Vete, vete.
Vete, Genaro, vete.

GENARO
¡Que te castigue,
si es una traición,
quien más esperes que se apiade de ti!

(Lucrecia guía a Genaro hacia la puerta 
secreta consiguiendo que huya; Alfonso y 
Rustighello entran por el fondo. 
Lucrecia grita y cae sobre una silla.)

Acto II