ATTO SECONDO 


Scena Prima 

(Portico fregiato di militari trofei) 

AUFIDIO
Tel' predissi, o Signor, che la superba
Più ostinata saria quanto più mostri
Di clemenza, e d'amor?

SILLA
Poco la resta
Da insultarmi così. Risolvi omai.
Morir dovrà. L'ho tollerata assai.

AUFIDIO
L'amico tuo fedele
Può libero parlar?

SILLA
Parla.

AUFIDIO
Tu sai,
Ch'eroe non avvi al mondo
Senza gli emuli suoi. Gli Emili, e i Scipi
N'ebbero ach'essi, e di sue gesta ad onta
Il glorioso Silla assai ne conta.

SILLA
Pur troppo io so.

AUFIDIO
Tu porgi
Nella morte di Giunia a rei nemici
L'armi contro di te. D'un Mario è figlia,
E questo Mario ancor ne' propi amici
Vive a tuo danno.

SILLA
E che far deggio?

AUFIDIO
In faccia
Al Popolo, e al Senato
Sia l'altera tua sposa. Un finto zelo
Di sopir gli odi antichi
La violenza asconda. Al tuo volere
Chi s'opporrà? Di numerose schiere
Folto stuolo ti cinga. Ognun paventa
In te l'eroe, ch'ogni civil discordia
Ha soggiogata, e doma
E a un sguardo tuo trema il Senato, e Roma.
Signor del comun voto
T'accerta il tuo voler.
La ragion sempre segue il più forte,
E chi fra mille squadre
A supplicar si piega?
Vuole, e comanda allorchè parla, e prega.

SILLA
E se l'ingrata ancora
Mi sprezza, e mi discaccia
Al Popolo, al Senato, a Roma in faccia?
Che far dovrò?

AUFIDIO
L'altera
Non s'opporrà. Quel'ostinato core
Ceder vedrai nel publico consenso
Del Popolo Roman.

SILLA
Seguasi, amico
Il tuo consiglio. Oh ciel!... sappi... 
Io ti scopro
La debolezza mia. Quando le stragi,
Le violenze ad eseguir m'affretto
E il cor di Silla in petto
Da più atroci rimorsi
Lacerato, ed oppresso. In quei momenti
Fieri contrasti io provo. Inorridisco,
Voglio, tremo, detesto, amo, ed ardisco.

AUFIDIO
Quest'incostanza tua, lascia, che 'l dica,
I tuoi gran merti oscura. Ogni rimorso
Della viltade è figlio. Ardito, e lieto
Il mio consiglio abraccia, e suo malgrado
La femmina fastosa costretta venga a divenir tua sposa.

Guerrier, che d'un acciaro
Impallidisce al lampo,
A dar non vada in campo
Prove di sua viltà.
Se or cede a un vil timore,
Se or cede alla speranza,
E qual sarà incostanza
Se questa non sarà?

Scena Seconda 

SILLA
Ah non mai non credea,
Ch'all'uom tra 'l fasto, e le grandezze immerso
Tanto costasse il divenir perverso.

CELIA
Tutto tentai finor. Preghi, promesse,
E minacce, e spaventi al cor di Giunia,
Sono inutili assalti.
Ah mio germano
Immaginar non puoi
Come per te..

SILLA
So quel, che dir mi vuoi.
Silla non è men grato a chi per lui
Anche inutil s'adopra. In man del caso
Se pende ogni sucesso, il proprio merto,
All'opere non scema contrario evento.
In questo dì mia sposa Giunia sarà.

CELIA
Giunia tua sposa?

SILLA
Il come non ricercar.
Ti basti, che pago io sia.

CELIA
Perchè l'arcan mi celi,
E perchè non rischiari un favellar sì oscuro?

SILLA
(Fra sè)
Perchè in donna un arcano è mal sicuro.

(A Celia)

Il mio silenzio or non ti spiaccia, e m'odi.
Te pur sposa de Cinna
In questo giorno io bramo.

CELIA
(fra sè)
Oh me felice!

(A Silla) 

Lascia, ah lascia, ch'a Cinna, tuo
Fido amico io rechi
Così lieta novella.
Il labbro mio gli sveli alfin,
Ch' ei solo è il mio tesoro,
E che ognor l'adorai come l'adoro.

(parte)

SILLA
Ad affrettar si vada in Campidoglio
La meditata impresa, e la più ascosa
Arte s'adopri, onde la mia nemica
Al talamo mi segua.
Ah sì conosco,
Ch' ad ogni prezzo io deggio
Il possesso acquistar della sua mano.
Rimorsi miei
Vi ridestate invano.

Scena Terza 

(Cecilio senz'elmo, senza mento, e con spada nuda, 
che vuole inseguir Silla, e Cinna, che lo trattiene.) 

CINNA
Qual furor ti trasporta?

CECILIO
Il braccio mio
Non ritener. Su' passi
Del tiranno si voli. Il nudo acciaro
Gli squarci il sen

CINNA
T'arresta.
Ma donde nasce questa improvvisa ira tua?

CELIO
Saper ti basti,
Che prolungar non deggio
Un sol momento il colpo...

CINNA
E il tuo periglio?

CELIO
Non lo temo,
E disprezzo ogni consiglio.

CINNA
Ah per pietà m'ascolta...
Svelami... dimmi... oh ciel!
Que' tronchi accenti
Que' furiosi sguardi...
Le disperate smanie tue... gli sforzi
D'involarti da me... L'esporti ardito
A un cimento fatal... Mille sospetti
Mi fan nascere in sen.
Parla. Rispondi...

CELIO
Tutto saprai...

CINNA
No, non sarà giammai, ch'io ti lasci partir.

CECILIO
Perchè ritardi la vendetta comun?

CINNA
Sol perchè bramo che dubbiosa non sia.

CECILIO
Dubbiosa non sarà.

CINNA
Dunque tu vuoi
Per un ardire intempestivo, e vano
Troncare il fil di tutti i meditati
Disegni miei? Giunia revedi, e quando
Amar per lei di più devi la vita
Incauto corri ad un impresa ardita?
Più non tacer. 
Mi svela
Chi furioso a segno tal ti rende?

CECILIO
L'orrida rimembranza in cor m'accende
Novi stimoli all'ira. Odi, e stupisci.
Poichè quest'alma oppressa della mia sposa
Al fianco trovò dolce conforto alla sua pena,
Dal luogo tenebroso allontanati appena
Aveva Giunia i suoi passi, un legger sonno
M'avvolse i lumi. Oh cielo!
D'orrore ancor ne gelo! Ecco mi sembra
Spalancata mirar la freda tomba,
In cui l'estinte membra giaccion di Mario.
In me la cavernose luci raccoglie, e 'l teschio
Per tre volte crollando disdegnoso, e feroce
Sento, che sì mi sgrida in fioca voce:
"Cecilio a che t'arresti
Presso la tomba mia? vanne, ed affretta
Della comun vendetta
Il bramato momento. Ozioso al fianco
Più l'acciar non ti penda. Ah se ritardi
L'opra a compir, che l'ombra invendicata
Di Mario oggi t'impone, e ti consiglia,
Tu perderai la sposa, ed io la figlia."
Al fiero suon de' minacciosi accenti
L'alma si scosse. Il sonno
Da sbigottiti lumi s'alontanò.
M'accese improvviso furor. Strinsi l'acciaro,
Né il rimorso piede io più ritenni,
Ma 'l reo tiranno a trucidar qua venni.
Ah più non m'arrestare...

CINNA
Ferma. Per poco
Dell'ira tua raffena
I feroci trasporti. Ah sei perduto,
Se in te Silla s'avvien...

CECILIO
Paventar deggio d'un tiranno gli sguardi?
Un altra mano trucidarlo dovrà? Non mai.
Mi veggio intorno ognor la bieca
Ombra di Mario a ricercar vendetta;
E degl' accenti suoi
Ad ogn' istante or ch' al tuo fianco io sono
Mi rimbomba all' orecchie il fiero suono.
Lasciami...

CINNA
Ah se disprezzi
Tanto i perigli tuoi,
Deh pensa almeno,
Che dalla vita tua pende la vita
D'una sposa fedele. Oh stelle! E come
per così cari giorni...

CECILIO
Oh Giunia!... Oh nome!...
Il son pensiero, amico
Che perderla potrei, del mio furore
Ogn'impeto disarma. Ah corri, vola,
Per me svena il tiranno... Oh numi, e intanto
Al mio nemico accanto
Resta la sposa?... Ahimè!... Chi la difende...
Ma s'ei qui giunge?... Oh Dio! Qual fier contrasto,
Qual pena, eterni Dei! Timore, affanno,
Ire, speme, e furor mi sento in seno,
Né so di lor chi vincerà! Che penso?
E non risolvo ancora?
Giunia si salvi, o al fianco suo si mora.

Quest'improvviso tremito
Che in sen di più s'avanza,
Non so se sia speranza,
Non so se sia furor.
Ma fra i suoi moti interni
Fra le mie smanie estreme,
O sia furore, o speme,
paventi il traditor.

(parte) 

Scena Quarta 

CINNA
Ah sì, s'affretti il colpo. Il ciel d'un empio
Se il castigo prolunga, attenderassi,
Che de' Tarquini in lui
Gli scellerati eccessi
Sian rinnovati a nostri tempi istessi?

CELIA
Qual ti siede sul ciglio cura affanosa?

CINNA
Altrove Celia, passar degg'io
Non m'arrestar...

CELIA
E ognor mi fuggi?

CINNA
Addio.

CELIA
Per un istante solo
M'ascolta, e partirai.

CINNA
Che brami?

CELIA
(Fra sè)
Oh Dei! Parlar non posso, e favellar vorrei.

(a Cinna)

Sappi, che il mio german...

CINNA
Parla.

CELIA
Desia...

(fra sè)

Ah mi confondo, e temo,
Che non mi ami il crudel.

(a Cinna)

Sì, sappi...

(fra sè)

Oh stelle! In faccia a lui che adoro
Perchè mi perdo? Oggi sarà mio sposo,
E svelargli non oso?...

CINNA
Io non intendo
Il tronchi accenti tuoi.

CELIA
(fra sè)
Finge l'ingrato!

(a Cinna)

Or che dubbiosa io taccio
Non ti favella in seno
Il cor per me? Che dir poss'io? Pur troppo
Ne' languidi miei rai
Questo silenzio mio ti parla assai.

Se il labbro timito
Scoprir non osa
La fiamma ascosa
Per lui ti parlino queste pupille
Per lui ti svelino tutto il mio cor.

(Parte)

Scena Quinta

CINNA
Di piegarsi capace
A un amorosa debolezza l'alma
Non fu di Cinna ancor. Ma se da folle
S'avvilisse così, no, non avria
La germana d'un empio usurpatore
Il tributo primier di questo core.
Giunia s'appressa. Ah ch'ella può soltanto
La grand'opra comprir, che volgo in mente.
Agitata, e dolente immersa sembra
Fra torbidi pensier.

GIUNIA
Silla m'impone
Che al popolo, e al senato io mi presenti;
L'empio che può voler?
Sai ciò, che tenti?

CINNA
Forse più, che non credi
È la morte di Silla oggi vvicina
Per vendicar la libertà latina.

GIUNIA
Tutto dal ciel pietoso dunque speriam.
Ma intanto alla tua cura io lascio
L'amato sposo mio. Deh se ti deggio
Il piacer di mirarlo,
Poichè lo piansi estinto, ah sì per lui
Veglia, t'adorpa, e resti
Al tiranno nascoso.

CINNA
M'ascolta. Ai padri in faccia, e al popolo romano
Silla sai ciò, che vuol? Vuol la tua mano.
Con il consenso lor la violenza
Giustificar pretende. Il suo disegno
Tutto, o Giunia, io prevedo.

GIUNIA
Io son la sola 
Arbitra di me stessa. A un vil timore
Ceda il Senato pur, non questo core.

CINNA
Da te, se vuoi, dipende
Giunia un gran colpo.

GIUNIA
E che far posso?

CINNA
Al letto
Segui l'empio tiranno ove t'invita,
Ma in quello per tua man lasci la vita.

GIUNIA
Stelle! che dici mai? Giunia potria
Con tradimento vil...?

CINNA
Folle timore.
Deh sovvienti, che ognora
Fu l'eccidio de' rei
Un spetacolo grato a' sommi Dei

GIUNIA
S' è d'un plebeo pur sacra
Fra noi la vita, e come
Voui, che in sen non mi scenda un freddo orrore
Nel trafiggere io stessa un dittatore?
Benchè tiranno, e ingiusto
Sempre al Senato, e a Roma
Silla presiede, e di sua morte invano
Farmi rea tu presumi.
Vittima ei sia,
Ma della man dei Numi.

CINNA
Se d'offender gli Dei
Avesse un dì tremuto
La libertà non dovria Roma a Bruto.

GIUNIA
Ma Bruto in campo armato,
Non con una viltade
Della latina libertade infranse
La catena servil.

No, non fia mai
Ch'a' di futuri passi
Il nome mio macchiato
D'un tradimento vil. Serbami, amico,
Serbami il caro ben. Deh sol tu pensa
Alla salvezza sua. Della vendetta

Al ciel lascia il pensier.
Vanne. T'affretta...
Forse lungi da te potria lo sposo
Per un soverchio ardir... L'impetuosa
Alma sua ben conosci. Ah per pietade,
Fa, che rimanga ad ogni sguardo ascoso.
Dilli, che se m'adora; dilli, che se m'è fido
Serbi i miei ne'suoi giorni. 
A te l'affido.

Ah se il crudel periglio
Del caro ben rammento
Tutto mi fa spavento
Tutto gelar mi fa.
Se per sì cara vita
Non veglia l'amistà
Da chi sperare aita
Da chi sperar pietà?

(parte)

Scena Sesta 

CINNA
Ah sì, scuotasi omai
L'indegno giogo. Assai
Si morse il fren di servitù tiranna.
Se di svenar ricusa
Giunia quell'empio, un braccio
Non mancherà, che timoroso meno
Il ferro micidial l'immergerà in seno.

Nel fortunato istante,
Che' ei già co' voti affretta
Per la comun vendetta
Vuò, che mi spiri al piè.
Già va una destra altera
Del colpo suo felice
E questa destra ultrice
Lungi da lui non é.

(parte) 

Scena Settima 

(Orti pensili)

AUFIDIO
Signor, ai cenni tuoi
Il Senato fia pronto. Egli fra poco
T'ascolterà. D'elette squadre intorno
Numerosa corona
Ad arte io disporrò

SILLA
L'amico Cinna
Non ignori l'arcano. Il suo soccorso
È necessario all'opra. Ah che me stesso
Più non ritrovo in me! Dov' io mi volga
Della crudel l'immagine gradita
Mi dipinge il pensier. Mi suona ognora
Il caro nome suo fra i labbri miei,
E tutto parla a questo cor di lei.

AUFIDIO
Io già ti vedo al colmo
Di tua felicità. Della possanza
Usa, che 'l ciel ti diè. Roma, il Senato,
E ogn' anima orgogliosa or che lo puoi
Fa, che pieghin la fronte a' piedi tuoi.

(Parte)

SILLA
Ah sì, di civil sangue
Innonderò le vie, se Roma altera
Alle brame di Silla, oggi s'oppone;
Ho nel braccio, ho nel cor la mia ragione.

Giunia?... Qual vista! In si bel volto io scuso
La debolezza mia... ma tanti oltraggi?
Ah che in vederla, oh Dei!
Il dittatore offeso io più non sono;
De' suoi sprezzi mi scordo, e le perdono.

Scena Ottava

GIUNIA
(Fra sè)
Silla? 
L'odioso aspetto Destami orror. 
Si fugga.

SILLA
Arresta il passo.
Sentimi per pietade.
Il più infelice
D'ogni mortal mi rendi,
Se nemica mi fuggi...

GIUNIA
E che pretendi?
Scostati, traditor!

(fra sè)

Tremo, m'affanno per l'idol mio!

SILLA
Ah no, non son tiranno
Come tu credi. E l'anima di Silla
Capace di virtù. Quel tuo bel ciglio
Soffrir più non poss'io così severo.

GIUNIA
Tu di virtù capace? Ah menzognero.

SILLA
Sentimi...

GIUNIA
Non t'ascolto.

SILLA
E vuoi...

GIUNIA
Si voglio detestarti, e morir.

SILLA
Morir?

GIUNIA
La morte Romano cor non teme.

SILLA
E puoi...?

GIUNIA
Sì posso
Pria d'amarti, morir.
Vanne, t'invola...

SILLA
Superba morirai, ma non già sola.

D'ogni pietà mi spoglio
Perfida donna audace;
Se di morir ti piace
Quell'ostinato orgoglio
Presto tremar vedrò.

(fra sè) 

Ma il cor mi palpita...
Perder chi adoro?...
Svenare barbaro,
Il mio tesoro?...
Che dissi? Ho l'anima
Vile a tal segno?
Smanio di sdegno;

(a Giunia) 

Morir tu brami,
Crudel mi chiami,
Tremane, o perfida,
Crudel sarò

(Parte con guardie) 

Scena Nona

GIUNIA
Che intesi eterni Dei? Qual mai funesto
E spaventoso arcan ne' detti suoi?
Sola non morirò? Che dir mi vuoi
Barbaro... Ahimè! Che vedo?
Lo sposo mio?... Che fu?...Che avvenne?... Ah dove
Sconsigliato t'inoltri? In queste mura
Sai, che non é sicura
La tua vita e non temi
Di respirar quest'aure
Comuni a' tuoi nemici? In quest'istante
Il tiranno parti. Tremo... Deh, fuggi...
Ah se dell'empio il ciglio...

CECILIO
Giunia, il tuo rischio
È 'l mio maggior periglio.

GIUNIA
Deh per pietà, se mi ami, torna, mio bene,
Ah torna nel tenebroso asilo.
Il rimirarti qual martirio è per me!

CECILIO
Non amareggi il tuo spavento
O cara il mio dolce piacer.

GIUNIA
Piacer funesto,
Se a un gelido spavento
Abbandona il mio cor. Se de' tuoi giorni
Decider puo'. T'ascondi. Ah da che vivo
No, che angustia simile...

CECILIO
Sola vuoi, ch'io ti lasci
In preda a un vile?
So, ch' al senato in faccia il reo tiranno
Con violenza ingiusta
Al talamo vuol trati,
Ed io, che t'amo
Restar potrò senza morir d'affanno
Lungi dal fianco tuo? Se invano un braccio,
Un acciaro si cerca
Per svenare un crudel, ch'odio, e detesto,
Quell' acciaro, quel bracio eccolo è questo..

GIUNIA
Ahimé! Che pensi? esporti?...
Correr tu solo a un periglio estremo?...

CECILIO
Tu paventi di tutto,
Io nulla termo. Frena il timor, mia speme, e ti rammenta,
Ch'una soverchia tema in cor Romano
Esser puote viltà.

GIUNIA
Ma il troppo ardire
Temerità s'appella.
Ah sì ti cela,
Né accrescere, idol mio, nel tuo periglio
Noce cangion di pianto a questo ciglio.

CECILIO
Eterni Dei!
Lasciarti, fuggire, abbandonarti
All'empie insidie, all'ira
D'un traditor, ch' alle tue nozze aspira?

GIUNIA
E che puoi temer, se meco resta
La mia costanza, e l'amor mio? Deh corri,
Corri d'onde fuggisti. Al suo dolore,
A' suoi spaventi invola
Il cor di chi t'adora;
Se ciò non basta, io tel comando ancora.

CECILIO
E in questo giorno correndo
se al tiranno io mi cielo,
Chi veglia, o sposa, in tua difesa?

GIUNIA
Il cielo!

CECILIO
Ah che talvolta i Numi...

GIUNIA
A che ti guida
Cieco furor? Ad onta
De' miei timori ancor mi resti a lato?
Partir non vuoi? Corro a morire, ingrato.

CECILIO
Fermati... senti... Oh Dei!
Così mi lasci, e brami?...

GIUNIA
I passi miei guardati di seguir.

CECILIO
Saprò morire,
Ma non lasciarti.

GIUNIA
(fra sè)
Oh stelle!
Io lo perdo. Che fo?

CECILIO
Cara, tu piangi?
Ah che il tuo pianto...

GIUNIA
Ah sì per questo pianto
Per questi lumi miei di speme privi.
Parti, parti da me, celati, vivi!

CECILIO
A che mi sforzi!

GIUNIA
Alfine!
Lusingarmi poss'io di questo segno
Del tuo tenero affetto?
Che rispondi, idol mio?

CECILIO
Sì tel prometo.

GIUNIA
Fuggi dunque, mio bene. Invan paventi,
Se di me temi. Ah pensa,
Pensa, che'l ciel difende i giusti, e ch'io
D'altri mai non sarò. Di mie promesse
Dell'amor mio constante
Ch'aborre a morte un traditore indegno,
Sposo, nella mia mano eccoti un pegno.

CECILIO
Chi sa, che non sia questa
L'estrema volta, oh Dio? Ch'al sen ti stringo
Destra dell'idol mio, destra adorata,
Prova di fé sincera...

GIUNIA
No, non temere. Amami. Fuggi e spera.

CECILIO
Ah se a morir mi chiama
Il fato mio crudele
Seguace ombra fedele
Sempre sarò con te.
Vorrei mostrar costanza
Cara, nel dirti addio
Ma nel lasciarti, oh Dio!
Sento tremarmi il piè.

(Parte)

Scena Decima 

GIUNIA
Perché mi balzi in seno
Affannoso cor mio?
Perchè sul volto
Or che lo sposo io non mi vedo accanto,
Cade da' rai più copioso il pianto?

CELIA
Oh Ciel! Sì lacrimosa
Sì dolente t'incontro? Al suo destino
Quell'anima ostinata alfin deh ceda,
E sposa al dittator Roma ti veda.

GIUNIA
T'accheta per pietà.

CELIA
Se in duro esiglio cade estinto Cecilio,
A lui che giova un'inutil costanza?

GIUNIA
(fra sè)
A questo nome
S'agghiaccia il cor.

CELIA
Tu non mi guardi, e il labbro
Fra i singhiozzi,
E i sospir pallido tace.
Segui i consigli miei.

GIUNIA
Lasciami in pace.

CELIA
Bramo lieta vederti. Il mio germano
Oggi mi pur felice render saprà.
La mano mi promise di Cinna.
Ah tu ben sai,
Ch'io l'adoro fedel. Più non rammento
I miei sofferti affanni
Se si cangiano alfin gli astri tiranni.

Quando sugl' arsi campi
Scende la pioggia estiva,
Le foglie, i fior ravviva,
E il bosco, il praticello
Tosto si fa più bello.
Ritorna a verdeggiar.
Così quest'alma amante
Fra la sua dolce speme
Dopo le lunghe pene
Comincia a respirar.

(parte) 

Scena Undicesima 

GIUNIA
In un istante oh come
S'accrebbe il mio timor! Pur troppo é questo
Un presagio funesto delle sventure mie!
L'incauto sposo più non é forse ascoso
Al reo tiranno. A morte
Ei già lo condannò. Fra i miei spaventi,
Nel mio dolore estremo
Che fo? Che penso mai? Misera io tremo.
Ah no, più non si tardi.
Il senato mi vegga. Al di lui piede
Grazia, e pietà s'implori
Per lo sposo fedel. S'ei me la nega
Si chieda al ciel. Se il ciel l'ultimo fine
Dell' adorato sposo oggi prescrisse,
Trafigga me chi l'idol mio trafisse.

GIUNIA
Parto, m'affretto. Ma nel partire
Il cor si apezza. Mi manca l'anima,
Morir mi sento. Né so morire,
E smanio, e gelo. E piango, e peno.
Ah se potessi, potessi almeno
Fra tanti spasimi, morir così.
Ma per maggior mio duolo
Verso un' amante appressa
Divien la morte istessa
Pietosa in questo dì.

Scena Dodicesima 

(Campidoglio. S'avanza Silla, seguito dai senatori, dal
popolo, e dalle squadre al lieto canto del seguente.) 

CORO
Se gloria il crin ti cinse
Di mille squadre a fronte
Or la temuta fronte
Qui ti coroni amor.
Stringa quel braccio invitto
Lei, che da te s'adora.
Se con i mirti ancora
Cresce il guerriero allor.

SILLA
Padri coscritti io che pugnai per Roma,
Io, che vinsi per lei.
Io che la face 
Della civil discordia
Col mio valore estinsi.
Io che la pace
Per opra mia regnar sul Tebro or vedo
D'ogni trionfo mio premio vi chiedo.

(Compar Giunia fra i Senatori)

GIUNIA
(fra sè)
Soccorso, eterni Dei!

SILLA
Non ignorate
L'antico odio funesto
E di Mario e di Silla.
Il giorno è questo
In cui tutto mi scordo. Alla sua figlia
Sacro laccio m'unisca, e il dolce nodo
Plachi l'ombra del padre. Un dittatore,
Un cittadin fra i gloriosi allori
Altro premio non cerca a' suoi sudori

GIUNIA
(fra sè)
Tace il Senato, e col silenzio approva
D'un insano il voler?

SILLA
Padri già miro
Ne' volti vostri espresso
Il consenso comun.
Quei, che s'udiro
Festosi, grido risuonar d'intorno
Son del publico voto
In certo segno.
Segui mi all'ara omai...

GIUNIA
Scostati indegno.
A tal viltà discende Roma e 'l senato?
Un ingiurioso, un folle
Timor l'astringe a secondar d'un empio
Le violenze infami? Ah che fra voi
No, che non v'è chi in petto
Racchiuda un cor Romano...

SILLA
Taci, e più saggia a me porgi la mano.

AUFIDIO
Così per bocca mia
Tutto il Popol t'impon.

SILLA
Dunque mi segui...

GIUNIA
Non appressarti, o in seno questo ferro m'immergo

(in atto di ferirsi)

SILLA
Alla superba l'acciar si tolga,
e segua il voler mio.

Scena Tredicesima 

CECILIO
Sposa, ah no, non temer.

SILLA
(fra sè)
Chi vedo?

GIUNIA
Oh Dio!

AUFIDIO
¡Cecilio!

SILLA
In questa guisa son tradito da voi.
Del mio divieto
E delle leggi ad onta
Tornò Cecilio, e seco Giunia unita
Di toglier osa al dittator la vita?
Quell'audace s'arresti!

GIUNIA
Incauto sposo!
Signor...

SILLA
Taci, indegna, ch'omai
Solo ascolto il furore.

(a Cecilio)

Al novo sole per mia vendetta, o traditor, morrai.

(Entra Cinna)

Come? D'un ferro armato,
Confuso, irresoluto
Cinna tu pur?...

Scena Decimoquarta

CINNA
(fra sè)
Oh ciel, tutto è perduto;
Qualche scampo ah si cerchi
Nel cimento fatal!

(forte)

Con mio stupore col nudo acciaro
Io vidi Cecilio infra la schiere
Aprirsi un varco. La sua rabbia, i fieri
Minacciosi acchi suoi d'un tradimento
Mi fecero temer. Onde salvarti
Da quella destra al parricidio intesa
Corsi, e 'l brando impugnai per tua difesa

SILLA
Ah vanne, amico, e scopri
Se altri perfidi mai...

CINNA
Sulla mia fede
Signor riposa, e paventar non dei.

(fra sè)

Quasi nel fiero incontro Io mi perdei!

SILLA
Olà quel traditore,
Aufidio si disarmi.

GIUNIA
Oh Dio! Fermate!

CECILIO
Finchè l'acciar mi resta
Saprò farlo tremar.

SILLA
E giunge a tanto la tua baldanza?

GIUNIA
Oh Dei!

SILLA
Cedi l'acciaro,
O ch'io...

CECILIO
Lo speri invan.

GIUNIA
Cecilio, o caro!

CECILIO
Ad esser vil m'insegna la sposa mia?

GIUNIA
Deh, non oppoti!

CECILIO
E vuoi?...

GIUNIA
Della tua tenerezza una prova vogl'io

CECILIO
Dovrò?

GIUNIA
Dovrai
Nella mia fede,
E nel favor del cielo
Affidarti, e sperar. se ancor mio bene
Dubbioso ti mostri, i giusti Numi,
E la tua sposa offendi.

CECILIO
Fermo. T'appagherò.

(a Silla)

Barbaro, prendi!

SILLA
Nella prigion più nera traggasi il reo.
Per poco quest'aure a te vietate respirar ti vedrò.
Fra le ritorte del tradimento audace 
Tu pur ti pentirai donna mendace.

Terzetto

SILLA
Quell'orgoglioso sdegno
Oggi umiliar saprò.

CECILIO
Non lo sperare, indegno
L'istesso ognor sarò.

GIUNIA
Eccoti, o sposo, un pegno.
Ch'al fianco tuo morrò.

SILLA
Empi la vostra mano
Merita sol catene.

GIUNIA, CECILIO
Se mi ama il caro bene
Lieto (lieta) a morir men vo.

SILLA
Questa costanza intrepida,
Questo si fido amore
Tutto mi strazia il core
Tutto avvampar mi fa.

GIUNIA, CECILIO
La mia costanza intrepida
Il mio fedele amore
Dolce consola il core
Ne paventar mi fa
ACTO SEGUNDO 


Escena Primera 

(Pórtico adornado con trofeos militares) 

AUFIDIO
Te lo predije, señor, 
la soberbia será más obstinada
cuanto más clemencia y amor demuestres.

SILA
Poco le queda para insultarme así. 
Resuelto está: ¡deberá morir.!
Ya la he tolerado bastante.

AUFIDIO
¿Puede tu fiel amigo
hablar libremente?

SILA
Habla.

AUFIDIO
Tú sabes que el pueblo 
siempre se mira en los héroes.
Y bien sabes que las hazañas de Sila 
son equiparables 
a las de los Emilios y Escipiones.

SILA
Sí, lo sé.

AUFIDIO
Tú mismo proporcionas las armas 
contra ti a tus enemigos 
al ordenar la muerte de Giunia. 
Ella es hija de Mario y la memoria de éste, 
para tu desgracia, vive aún entre sus amigos.

SILA
¿Y qué debo hacer?

AUFIDIO
Que en presencia del pueblo y del Senado 
la altiva se convierta en tu esposa. 
Que so pretexto de apaciguar los antiguos odios
ella ceda a tus deseos. 
¿Quién se opondrá a tu voluntad? 
La mayoría del pueblo te apoyará.
Todos verán en ti al héroe 
que se sacrifica para erradicar el fantasma 
de las pasadas luchas civiles.
A una mirada tuya 
¿no tiembla el Senado y toda Roma?
Señor, todos aplaudirán tu gesto.
El más fuerte siempre tiene razón y 
¿quién entre todos ellos 
se atreverá a oponérsete?
Apenas hables tus deseos serán órdenes.

SILA
¿Y si la ingrata sigue despreciándome 
y me rechaza ante los ojos del pueblo, 
del Senado y de Roma?
¿Qué haré entonces?

AUFIDIO
La altiva no se opondrá. 
Ese obstinado corazón 
deberá ceder
ante las súplicas del pueblo romano.

SILA
Sigamos tu consejo. 
¡Oh, cielos, debo confesarlo,
ella es mi debilidad!
Cuando debo ser severo, 
el corazón de Sila
no tiembla ni se acongoja,
no conoce el remordimiento. 
Pero en cambio, ahora, 
una feroz lucha se desarrolla en él.
¡Tiemblo, odio, amo y me enardezco!

AUFIDIO
Permite que te diga
que esas dudas y temores
son hijos de la vileza.
Sigue mi consejo y que la altiva mujer, a su pesar, 
sea obligada a convertirse en tu esposa.

Un guerrero que palidece
con el resplandor del acero,
no ha de acudir al campo de batalla
a mostrar su cobardía.
Si ahora cedes ante un vil temor,
si ahora abandonas toda esperanza,
¿qué dirán de ti?
¿qué pensarás de ti mismo?

Escena Segunda 

SILA
¡Ah, nunca creí que a un hombre,
rodeado de tantos fastos y grandezas, 
le costase tanto llegar a ser malvado!

CELIA
Todo lo he intentado... 
Ruegos, promesas...
Las amenazas y el miedo son inútiles 
para doblegar el corazón de Giunia.
¡Ah, hermano mío, no puedes imaginar 
como por ti...

SILA
Sé lo que me quieres decir. 
Sila no reconoce el esfuerzo de quien intenta,
aunque inútilmente, ayudarlo.
El mérito no disminuye 
cuando la adversidad frustra el éxito.
¡Hoy mismo Giunia será mi esposa!

CELIA
¿Giunia, tu esposa?

SILA
¡No preguntes!
Que te baste el que yo sea recompensado.

CELIA
¿Por qué el secreto me ocultas?
¿Por qué me hablas tan misteriosamente?

SILA
(Para sí)
Por qué un secreto es menos seguro en una mujer.

(A Celia)

Mi silencio no te agrada, pero escucha:
¡Me alegraría verte hoy
convertida en esposa de Cinna!

CELIA
(para sí)
¡Oh, qué alegría!

(a Sila) 

¡Deja, ah, déjame llevar a Cinna,
tu fiel amigo,
esta grata noticia!
Mis labios al fin lo pueden desvelar:
¡él es mi único tesoro 
y siempre lo adoraré como lo adoro ahora!

(sale)

SILA
En el Capitolio 
me aprestaré a emprender mi plan
y a usar el más astuto ardid 
para llevar a mi enemiga 
al tálamo nupcial.
¡Ah, sí, a cualquier precio 
debo conseguir su mano!
¡Mis remordimientos 
se agitan en vano!

Escena Tercera 

(Cecilio, sin yelmo, y con la espada en la mano,
quiere seguir a Sila pero Cinna se lo impide) 

CINNA
¿Qué furia te lleva?

CECILIO
¡No retengas mi brazo!
Sobre los pasos del tirano me dirijo
para que el desnudo acero 
le atraviese el pecho.

CINNA
¡Detente!
Pero ¿de dónde nace esta imprevista ira?

CELIO
Te baste saber 
que no deseo prolongar 
un solo momento el golpe.

CINNA
¿Y el peligro?

CELIO
¡No lo temo!
¡Desprecio los consejos de prudencia!

CINNA
¡Ah, por piedad escúchame!...
¡Desvélame!... ¡Dime!...¡Oh, cielos!
¡Qué palabras entrecortadas!
¡Qué mirada tan furiosa!
Tu delirio me desespera...
Tu esfuerzo se dirige 
hacia un desenlace fatal.
Miles de sospechas nacen en mi corazón.
¡Habla! ¡Responde!

CELIO
Lo sabrás a su debido tiempo...

CINNA
¡No, nunca te dejaré hacer esa locura!

CECILIO
¿Por qué retardas la venganza de todos?

CINNA
Sólo porque deseo que no sea dudosa.

CECILIO
No será dudosa

CINNA
¡Pondrás en peligro 
todo el plan que yo había trazado!
Verás a Giunia de nuevo y,
a pesar de su orgullo, 
la amarás más que a tu propia vida. 
Incauto ¿ No te das cuenta 
que corres tras una empresa descabellada?
No te calles. ¡Dime!
¿Qué ha levantado en ti tal furor?

CECILIO
El horrible recuerdo enciende en mi corazón 
nuevos estímulos de ira. 
¡Escucha y asómbrate.!
Descansaba dulcemente mi alma oprimida 
junto a mi esposa cuando, apenas se oyeron alejarse 
los pasos de Giunia, todo quedó en tinieblas.
Un ligero sueño envolvió mis ojos. 
¡Oh cielos, me hielo de horror!
Abrí los ojos de par en par 
para mirar la fría tumba 
en la que los extintos miembros de Mario yacen. 
Él fijó en mí sus profundos ojos
y por tres veces movió la cabeza con desprecio.
Parece como si me gritara con voz severa:
"Cecilio, 
¿por qué te demoras en abrir mi tumba? 
Date prisa en ejecutar la ansiada venganza. 
Que en tu cadera no permanezca ocioso
el acero por más tiempo.
¡Ah, si te demoras en cumplir la misión 
que el espíritu no vengado de Mario te demanda,
perderás a la esposa y yo, a la hija."
El eco de esas palabras oprime mi alma. 
Cuando desperté del sueño, 
había anidado en mi alma un profundo furor. 
El acero aprieto firmemente
y el remordimiento ya no me detendrá más.
¡Ah, no me retengas!...

CINNA
¡Detente!
Frena los feroces entusiasmos 
de tu ira.
¡Ah, estarás perdido si Sila te ve!

CECILIO
¿Debo tener miedo de la mirada de un tirano?
¿Otra mano deberá masacrarlo? 
¡No, jamás! 
Veo a mi alrededor la siniestra sombra de Mario 
que pide venganza; 
y a cada instante retumban en mis oídos 
sus terribles palabras.
¡Déjame!...

CINNA
¡Ah, si desprecias el peligro
considera al menos
que de tu vida depende 
la vida de tu fiel esposa. 
¡Oh, cielos! 
Recuerda los días felices...

CECILIO
¡Oh, Giunia!... ¡Oh, ese nombre!
Sólo pensar, amigo, que pueda perderla, 
desarma todo el ímpetu de mi furia. 
¡Ah, que vierta el tirano su sangre en mi lugar!... 
¡Oh dioses, mi enemigo está con mi esposa!...
¡Ay de mí!...¿Quién la defiende?
Pero... si ella viniera aquí.
¡Qué terrible conflicto!
¡Qué tormento, dioses eternos! 
¡Temor, angustia, ira, esperanza y furia 
siento en mi pecho y no sé cuál de ellos vencerá!
¿A qué estoy aguardando? ¿Y aún no me decido?
¡Giunia se salvará o yo moriré a su lado!

Este súbito temblor
que se apodera de mi corazón,
no sé si es esperanza,
no sé si es furia.
Pero con esta inquietud dentro de mí,
con esta extrema agitación,
sea furia o esperanza,
que el traidor tiemble.

(sale) 

Escena Cuarta 

CINNA
¡Ah sí, apresura el golpe! 
Debería el cielo 
dilatar más el castigo de los malvados. 
¿Acaso los delitos de los Tarquinos 
volverán de nuevo?

CELIA
¿Qué ansiedad contemplo en tus ojos, Cinna?

CINNA
A otra parte Celia debo ir.
¡No me detengas!...

CELIA
¡Siempre me rehuyes!

CINNA
¡Adiós!

CELIA
¡Escúchame sólo un instante! 
Luego podrás marchar.

CINNA
¿Qué quieres?

CELIA
(Para sí)
¡Oh dioses! No puedo hablar pero querría hacerlo.

(a Cinna)

Mi hermano...

CINNA
Habla.

CELIA
Desea...

(Para sí)

Ah me confundo y temo 
que no me ame el muy cruel.

(a Cinna)

Sí, supieras...

(para sí)

¡Oh, estrellas! 
¿Por qué me pierdo delante de él. 
Hoy será mi esposo y ¿no oso desvelarlo?

CINNA
No entiendo
tus entrecortadas palabras.

CELIA
(para sí)
Finge el ingrato.

(a Cinna)

Dudo y callo. 
¿No habla en tu pecho 
tu corazón por mi?
¿Qué puedo decir? 
Mi silencio lo dice todo...

Si los tímidos labios
no osan descubrir
la llama escondida.
Por ellos te hablan mis ojos
desvelándote mi corazón.

(Sale)

Escena Quinta

CINNA
Cinna no fue capaz de doblegarse 
a una amorosa debilidad del alma, 
pero aún así, la hermana del vil usurpador 
ocupa un lugar de honor en mi corazón. 
Giunia se acerca... 
¡Ah, sólo ella puede llevar a cabo 
la gran empresa que tengo en mente!
Agitada y doliente 
parece inmersa 
en turbios pensamientos.

GIUNIA
Sila exige que me presente 
ante el pueblo y el senado.
¿Qué pretende el canalla?
¿Lo sabes?... ¿Qué debo hacer?

CINNA
Mucho más cerca de lo que tú crees 
está la muerte de Sila 
que vengará la pérdida de libertad de Roma.

GIUNIA
¿Estamos en manos del cielo piadoso!
Mientras tanto, dejo a tu cuidado 
a mi amado esposo. 
Te dejo el placer de contemplar 
al que creía muerto.
Vigílale y haz lo posible 
por ocultarlo del tirano.

CINNA
Óyeme. ¿Sabes lo que Sila pretende obtener 
de los senadores y el pueblo romano? 
Quiere tu mano.
Y al hacerlo público, pretende forzarte.
¡Oh Giunia, preveo todo su plan!

GIUNIA
Yo soy la única responsable de mí misma. 
El temeroso Senado podrá ceder,
pero no mi corazón.

CINNA
De ti, Giunia, 
depende nuestro futuro.

GIUNIA
¿Y qué puedo hacer?

CINNA
Sigue al infame tirano
al lecho donde te invita,
y allí, por ti misma, quítale la vida.

GIUNIA
¡Cielos!. ¿Qué dices?
¿Giunia sería capaz de esa vil traición...?

CINNA
Loco temor. 
Recuerda que las masacres 
siempre fueron para los reyes 
un espectáculo bendecido por los dioses.

GIUNIA
Para nosotros la vida de un plebeyo es sagrada 
¿cómo quieres que en mi corazón 
no sienta un frío de horror?
¿Con mis propias manos 
podría apuñalar a un dictador?
Sila, aunque tirano e injusto, 
preside el Senado y Roma, 
en vano pretendes hacerme cómplice de su muerte.
¡Que él sea la víctima 
pero de la mano de los dioses!

CINNA
Si Bruto hubiese tenido miedo,
entonces Roma 
no le debería su libertad.

GIUNIA
Pero Bruto, en el campo de batalla,
y no con una traición, 
rompió la cadena de esclavitud 
y dando la libertad a Roma.

¡No! 
Jamás mi nombre 
será manchado por una vil traición. 
Protege, amigo, protege a mi amado,
piensa sólo en su salvación
y deja al cielo los pensamientos de venganza.

¡Ve, apresúrate!...
Lejos de ti, mi esposo quizás cometa 
una temeridad... 
Tú conoces bien su alma impetuosa...
¡Ah, por piedad, haz que permanezca oculto!
Pregúntale si me adora; si me es fiel...
Que no ponga en peligro 
ni su vida ni la mía. 
En ti confío.

¡Ah, cuando pienso en el terrible peligro 
que amenaza a mi amado,
todo me estremece,
todo me hace temblar de horror!
Si tu amistad no vela
por su preciosa vida
¿Dónde encontraré ayuda?
¿Dónde encontraré compasión?

(sale) 

Escena Sexta

CINNA
¡Ah, renunciemos a este indigno juego!
Durante demasiado tiempo 
hemos estado reprimidos por la tiranía.
Si Giunia rehúsa cortar las venas del canalla, 
no faltará un brazo que, 
menos temeroso, 
el mortífero acero introduzca en su pecho.

Ya espero ilusionado
el feliz instante
en que mi venganza será satisfecha
al verlo morir a mis pies.
Mi mano firme
no titubeará ante su deber,
mi mano vengadora
no estará lejos de él.

(sale) 

Escena Séptima 

(Jardines colgantes)

AUFIDIO
Señor, el Senado está preparado 
para lo que indiques. 
Dentro de poco te escuchará. 
Un grupo de soldados fieles 
dispondré astutamente a su alrededor.

SILA
Que el amigo Cinna no ignore el secreto. 
Su ayuda es necesaria para la empresa. 
¡Oh, no me reconozco!
Donde quiera que vaya 
se me dibuja en el pensamiento 
la agradable imagen de esa cruel. 
Siempre tengo entre mis labios su querido nombre 
y todo me habla de ella en mi corazón

AUFIDIO
Ya te veo en el colmo de tu felicidad.
Ahora que puedes, 
haz que Roma, el Senado 
y todas las almas orgullosas
dobleguen a tus pies su frente.

(Sale)

SILA
¡Ah, si! 
Inundaré las calles de sangre ciudadana 
si la altiva Roma hoy se opone a los deseos de Sila.
En mi brazo y en mi corazón radica mi razón.

¿Giunia?... ¡Qué hermosa visión! 
A ese bello rostro no puedo resistirme... 
Pero ¿debo sufrir tantos desprecios?
Cuando la veo ¡oh, dioses! ya no soy el dictador,
y de sus ofensas me olvido y perdono.

Escena Octava

GIUNIA
(para sí)
¿Sila? 
Su odioso semblante suscita mi horror. 
¡Debo huir!

SILA
¡Detente!
¡Escúchame por piedad.!
El más feliz de los mortales
se rinde 
si enemiga me rehuyes.

GIUNIA
Y ¿qué pretendes?
¡Apártate traidor!

(Para sí)

¡Tiemblo, me angustio por mi amado!

SILA
¡Ah no, no soy el tirano que tú crees!
El alma de Sila está propicia a la virtud. 
No puedo soportar por más tiempo
la mirada severa de tus bellos ojos.

GIUNIA
¿Tú, virtuoso?... ¡Embustero!

SILA
¡Escúchame!...

GIUNIA
¡No te escucho!

SILA
Así que quieres...

GIUNIA
¡Sí, quiero despreciarte y morir!

SILA
¿Morir?

GIUNIA
Un corazón romano no teme a la muerte.

SILA
Y ¿serás capaz...?

GIUNIA
¡Ya lo creo!
Antes de amarte, morir.
¡Vete te lo suplico!

SILA
¡Orgullosa, morirás!... Pero no sola...

Me despojo de toda piedad,
mujer audaz y pérfida;
si te place morir,
tu obstinado orgullo
pronto veré temblar.

(para sí) 

Mas mi corazón palpita...
¿Perderé a quien amo?...
¿Abriré las venas cruelmente
a mi tesoro?...
¿Qué digo? 
¿Es mi alma hasta ese punto tan vil?
Me estremezco de indignación...

(a Giunia) 

Anhelas morir
y me llamas cruel.
¡Tiembla, pérfida,
sí, seré cruel!

(Sale con los guardias) 

Escena Novena

GIUNIA
¿Qué he oído, dioses eternos? 
¿Qué funesto y terrible misterio 
esconden sus palabras? ¿No moriré sola? 
¿Qué me quiere decir ese bárbaro?... ¡Ay! 
¿Qué veo? ¿Mi esposo?... 
¿Qué sucede?...
¿Adónde vas tan imprudentemente? 
¿Sabes que entre estos muros tu vida peligra?
¿No temes respirar el aire que respiran tus enemigos?
En este instante el tirano parte. 
¡Tiembla!... ¡Por favor, huye!
¡Ah, si los ojos del impío...

CECILIO
Giunia, tu riesgo
es mi mayor peligro.

GIUNIA
¡Vete por piedad! Si me amas vuelve, mi bien, 
vuelve al tenebroso refugio. 
Volverte a ver ¡qué martirio es para mi!

CECILIO
No amargues querida con tu miedo 
mi dulce placer.

GIUNIA
Placer funesto, si a un gélido miedo 
se abandona mi corazón.
Si de tus días decidir puedo, ¡escóndete! 
¡Ah, en toda mi vida he tenido 
otra angustia igual!

CECILIO
¿Quieres que te deje en prenda de ese vil?
Sé que delante del Senado ese tirano, 
con una violencia injusta, 
quiere llevarte al tálamo.
Y yo que te amo 
¿puedo permanecer sin morir de angustia 
lejos de tu lado?
Si se busca un brazo y una espada 
para derramar la sangre de ese cruel, 
al que odio y detesto, 
aquí esta mi brazo y la espada.

GIUNIA
¡Ay de mi! ¿Qué piensas? ¿Exponerte?... 
¿Correr hacia un peligro extremo?

CECILIO
Tu te asustas de todo, yo nada temo. 
Frena el temor y te recuerdo que 
un exceso de miedo en un corazón romano 
puede recibir el nombre de cobardía.

GIUNIA
Demasiado atrevimiento 
se llama temeridad. 
¡Ah, sí, ocúltate, te lo suplico! 
No aumentes a través de tu peligro 
el llanto de mis ojos.

CECILIO
¡Eternos dioses!
¿Dejarte, huir, 
abandonarte a las insidias del impío, 
a la ira de un traidor que aspira a casarse contigo?

GIUNIA
¿Y qué puedes temer si conmigo queda 
mi fidelidad y mi amor? 
¡Corre, corre al lugar de donde huiste!
A su dolor, a sus miedos invoca el corazón 
de quien te adora. 
Si todo esto no basta, te lo pido de nuevo.

CECILIO
¿Quién te protegerá y velará por ti 
en este terrible día 
si yo me oculto del tirano?

GIUNIA
¡El cielo!

CECILIO
¡Ah, tal vez los dioses...

GIUNIA
¿A qué te conduce este ciego furor?
A despecho de mis temores 
¿todavía permaneces a mi lado? 
¿No quieres partir?... ¡Corre a morir ingrato!

CECILIO
¡Detente!... ¡Escucha!... 
¡Oh, dioses! ¿Así me dejas?...

GIUNIA
Líbrate de seguir mis pasos.

CECILIO
Sabré morir 
pero no dejarte.

GIUNIA
(para sí)
¡Oh cielos, lo pierdo!
¿Qué hacer?

CECILIO
Querida ¿lloras? 
¡Ah, qué llanto!...

GIUNIA
¡Ah, sí, por este llanto, 
por estos ojos míos privados de esperanza!...
¡Parte, parte de mi lado, cuídate, vive!

CECILIO
¡Tú me obligas!

GIUNIA
¡Al fin! 
¿Puedo alegrarme 
de esta muestra de afecto?
¿Qué respondes ídolo mío?

CECILIO
Te lo prometo.

GIUNIA
¡Huye entonces, amado mío! 
En vano te preocupas si temes por mí. 
¡Ah, piensa que el cielo protege a los justos
y que yo jamás perteneceré a otro!
Como promesa de mi amor constante, 
que odia a muerte a un infame traidor,
¡he aquí mi mano!

CECILIO
Quién sabe ¡oh dioses! si no es ésta la última vez
que estrecho en mi pecho la mano de mi amada.
¡Esta mano adorada,
prueba de fe sincera!

GIUNIA
¡No, no temas!... ¡Ámame!... ¡Huye y ten fe!

CECILIO
¡Ah! si a morir me llama
el cruel destino mío
Guardiana sombra fiel
Siempre estará contigo
Querría mostrar constancia
Querida, al decirte adiós
Pero al dejarte ¡oh Dios!
Siento que me tiembla el pié

(Sale)

Escena Décima 

GIUNIA
¿Por qué saltas en mi pecho,
afligido corazón mío?
¿Por qué ahora que mi esposo 
no está junto a mí 
caen a raudales las lágrimas por mi rostro?

CELIA
¡Oh, cielos! ¿Por qué ese llanto y esa tristeza? 
Que tu alma obstinada 
acepte al fin su destino
y Roma te vea como esposa del dictador. 

GIUNIA
¡Déjame sola, te lo ruego!

CELIA
¿Si en duro exilio cae muerto Cecilio 
a él que le beneficia una inútil fidelidad?

GIUNIA
(para sí)
Ante este nombre 
me quedo sin sangre.

CELIA
No me miras y tus labios,
entre sollozos y pálidos suspiros, 
callan.
¡Sigue mis consejos!

GIUNIA
¡Déjame en paz!

CELIA
Anhelo verte contenta. 
Hoy mi hermano 
también sabrá hacerme feliz.
Me ha prometido la mano de Cinna.
Sabes bien que lo amo perdidamente.
Ya no recordaré las angustias pasadas
pues los astros inclementes al fin mudan.

Cuando sobre los campos quemados
desciende la lluvia estival,
las hojas y las flores, reviven;
el bosque y el prado
pronto se embellecen
con el nuevo reverdecer.
Así el alma amante,
entre dulces esperanzas,
después de largos tormentos
comienza a respirar.

(sale) 

Escena Undécima

GIUNIA
¡Oh, cómo en un instante se acrecienta mi temor!
¿Es esto un presagio funesto de mi desventura?
Mi imprudente esposo 
quizá no se haya escondido del tirano cruel. 
Él ya lo ha condenado a muerte. 
¡Temo y padezco un extremo dolor!
¿Qué debo hacer?... ¿A quién acudir?...
¡Infortunada me estremezco!
¡Ah no, no tardaré en ir al Senado! 
A sus pies imploraré piedad para el esposo fiel. 
Si me la niega, me quedará aún el cielo. 
Y si el cielo decreta el final 
de mi adorado esposo, 
¡que quien acabe con mi amado 
acabe conmigo también!

GIUNIA
Parto, ya me apresuro. 
Pero al parir el corazón se me rompe. 
Me falta el alma, me siento morir. 
Ni siquiera sé morir, me desasosiego, me hielo. 
Y lloro y peno.
¡Ah, si pudiese, si pudiese al menos 
entre tantos espasmos morir!
Pero para mayor dolor mío
la misma piadosa muerte 
desprecia a un alma amante.

Escena Duodécima 

(El Capitolio. Entra Sila, seguido de los 
senadores, del pueblo y de los soldados) 

CORO
Así como la gloria corona tu cabeza
al enfrentarte a un sin número de enemigos,
tu temida frente
será coronada ahora por el amor.
Que tu brazo invicto
abrace a aquéllos a quien amas.
Y se añadan más mirtos
a la corona del guerrero.

SILA
¡Padres! Yo, que he luchado por Roma;
yo, que por ella vencí;
yo, que el fuego
de la guerra civil
extinguí con mi valor;
yo, que he hecho posible la paz en el Tíber...
Por todos estos triunfos 
¡demando ahora mi recompensa!

(Comparece Giunia entre los senadores)

GIUNIA
(para sí)
¡Socorredme, dioses eternos!

SILA
No ignoráis 
el antiguo odio funesto 
entre Mario y Sila. 
¡Ha llegado el día del olvido!
A su hija, un sagrado lazo me una 
y así el dulce nudo aplaque la sombra del padre.
Ahora, un dictador, 
un ciudadano entre los más gloriosos,
no busca otro premio para sus sudores.

GIUNIA
(para sí)
Calla el Senado y con su silencio 
aprueba el insano deseo.

SILA
Padres de la patria,
ya veo en vuestros rostros
el consentimiento común.
Los alegres gritos
que resuenan alrededor 
son una prueba segura 
de la pública opinión.
¡Sígueme al altar!...

GIUNIA
¡Apártate canalla!
¿A tal villanía desciende Roma y el Senado?
¿Un injurioso, un loco temor 
os obliga a secundar 
las infames violencias de un impío? ¡Ah, no! 
¿Que entre vosotros no haya ni uno 
que tenga un verdadero corazón romano en su pecho?

SILA
Ten calma, es más sensato que me concedas tu mano.

AUFIDIO
¡Ese es el deseo de todo el pueblo, 
yo hablo en su nombre!

SILA
Así pues, ¡sígueme!...

GIUNIA
¡No te acerques, o clavaré este arma en mi pecho!

(intenta herirse)

SILA
¡Desarmad a esta mujer orgullosa!
¡Que se someta a mis deseos!

Escena Decimotercera 

CECILIO
¡Esposa mía, no, no temas!

SILA
(para sí)
¿Qué veo?

GIUNIA
¡Oh, dioses!

AUFIDIO
¡Cecilio!

SILA
Así pues ésta es tu felonía...
¿Para deshonra de mis prohibiciones y leyes 
volvió Cecilio y, 
junto a Giunia, 
osa quitar la vida al dictador?
¡Que los audaces sean arrestados!

GIUNIA
¡Esposo incauto!
¡Señor!...

SILA
¡Calla, miserable,
que ahora sólo siento furor!

(A Cecilio)

¡A la caída del sol morirás, traidor!

(Entra Cinna)

¿Cómo? ¿Cinna? 
¿Vienes armado con una espada, 
confundido e indeciso?

Escena Decimocuarta

CINNA
(para sí)
¡Oh cielos, todo está perdido!
La única posibilidad de éxito
radicaba en la sorpresa.

(en voz alta)

Para mi asombro vi como Cecilio, 
con la espada desnuda,
se abrió paso a través de la multitud. 
La rabia que emanaba de sus amenazantes ojos 
me hicieron temer una traición....
Estoy aquí para evitar un parricidio 
mi espada empuño para defenderte.

SILA
¡Ve, amigo, y descubre
si hay otros pérfidos!

CINNA
Confía, señor, en mi lealtad,
no debes temer.

(para sí)

Casi me pierdo...

SILA
¡Traed aquí al traidor!
¡Aufidio, desármale!

GIUNIA
¡Oh dioses!

CECILIO
Mientras yo empuñe una espada 
deberás temer por tu vida.

SILA
¿Y llega a tanto tu insolencia?

GIUNIA
¡Oh, dioses!

SILA
Entrega tu espada,
o de lo contrario...

CECILIO
¡No lo esperes!

GIUNIA
¡Cecilio, oh, querido!

CECILIO
¿Mi esposa me enseña a ser cobarde?

GIUNIA
Por favor, ¡no lo desafíes!

CECILIO
¿Y qué quieres?...

GIUNIA
Espero una prueba de tu cariño

CECILIO
¿Y entonces?

GIUNIA
Deberás confiar
en mi amor y en el favor del cielo.
Y si a pesar de todo,
aún dudases,
ofenderías a los justos dioses 
y a tu propia esposa.

CECILIO
Confiaré en ti...

(a Sila)

¡Bárbaro, toma!

SILA
¡Que se arroje al reo a la más oscura de las prisiones! 
¡Pronto veré exhalar tu último aliento!
¡Y tú, pérfida, entre cadenas te arrepentirás 
de tu audaz traición!

Trío

SILA
Hoy sabré humillar
tu  orgulloso desdén.

CECILIO
No lo esperes, malvado,
siempre seré el mismo.

GIUNIA
Aquí estoy, esposo mío, como prenda.
¡Moriré a tu lado!

SILA
¡Pérfidos! 
Vuestras manos sólo merecen cadenas.

GIUNIA, CECILIO
Si mi amado(amada) me quiere,
feliz iré a mi muerte.

SILA
Esta intrépida constancia,
este amor tan fiel,
me desgarra el corazón
y hace que me inflame.

GIUNIA, CECILIO
Mi intrépida constancia
y mi fiel amor,
son un dulce consuelo para el corazón
y anulan mi temor.



Acto III