LOS CABALLEROS DE EKEBÚ

 

 

 

Personajes

 

GÖSTA BERLING

LA COMANDANTE

ANA

SINTRAM

CRISTIANO

SAMZELIUS

LIECRONA

TABERNERA

 Muchacho enamorado de Ana   

          Propietaria de Ekebù

          Enamorada de Gösta

             Padre de Ana

               Caballero
 
               Caballero

               Caballero

              Tabernera

                   Tenor

      Mezzosoprano

               Soprano

                     Bajo
 
               Barítono

                     Bajo

                   Tenor

      Mezzosoprano

 

 

La acción transcurre cerca del Castillo de Ekebù, Värmland, Suecia, en 1820.

 

ACTO PRIMO                                                                  


(A destra, un interno d’osteria; stanza bassa delli
pareti di legno, rossastro, con un gran focolare a
cappa, una porta a destra ed una a sinistra. Dal soffitto
pende una lampada, Sul focolare rosseggia un fouco
moribondo, Uscendo dalla porta di sinistra, si scende
nello spiazzo, ampio e nevoso, che forma la seconda
parte della scena. Spicca un gruppo di abeti, carichi di
neve, sotto ai quali si vede il sentiero largo, che scende
gradatamente verso la vallata. Oltre lo spiazzo, il
sentiero riprende, salendo invece verso le officine ed il
massiccio Castello di Ekebù, che dominano, lontani, la
piccola altura. Ê l’ultima ora del crepuscolo. L’osteria
è deserta. Soltanto, al focolare sta seduta una donna.
La lampada arde, velata. Fuori, l’ultimo melanconico
sole illumina gli abeti e I comignoli di Ekebù fumanti
contro cielo grigio. Dal sentiero sale cantarellando
un giovine che si appoggia agli abeti per reggersi; si
avvicina ad un tavolo, che è appena fuori dall’osteria
e si lascia cadere sopra una sedia, chiamando verso
l’interno. Alla prima voce, la donna si alza del focolare
e si affaccia sulla porta, guardando con diffidenza lo
strano vagabondo)

GIOSTA
La, la, la, la, la , la!
Oè! Dell’acquavite! Oè! Ostessa! Oste! Megere!
Dell’acquavite! Presto! Voglio morire e bere

OSTESSA
Chi sei? Che voi?

GIOSTA
Chi sono?…Un lupo vagabondo.
Che cosa voglio? Ridere col diavoletto biondo
Che guizza in ogni gocciola, nel fondo d’un bicchiere.
Megere! Ostessa! Diavola! Voglio morire e bere.

OSTESSA
(riconoscendolo)
O Giosta, o Giosta! Scende la notte di Natale.
I cherubini e l’anime batton pei cieli l’ale...

GIOSTA
(interrompendo sguaiato)
... Ed io cammino in cerca del diavolo ribaldo
che l’anima mi sgeli col suo respiro caldo.

(Sonagliere lontane.)

Odi le sonagliere? Odi le sonagliere?
Eccolo. È lui. Lo senti? Viene per me.
Da bere! da bere!

(L’ostessa scrolla il capo ed entra per servirgli
l‘acquavite, poi ritorna portando un boccaletto e
raccogliendo le monete. Il crepuscolo s’inazzurra. Le
sonagliere s’avvicinano garrule e diaboliche. Poi
taccione d’improvviso. Giosta bebe avidamente. Un
huomo, magro, adunco, sale por il sentiero, si guarda
intorno inquieto e si avvicina a Giosta chiamandolo.)

SINTRAM
Giosta!

(Ride fra i denti)

GIOSTA
(senza guardarlo)
Altezza!

SINTRAM
(correggendo)
No. Son Sintram

GIOSTA
(fissandolo)
Te credevo Belcebù.

SINTRAM
Ah, ah, ah, ah, ah!
Veramente tutti credono ch’io sia el diavolo
Anche tu.
Ah, ah, ah, ah, ah!

GIOSTA
Vuoi comprare la mia anima?

SINTRAM
Non val nulla.

GIOSTA
Non val nulla? Non val nulla?
Prova, prova, a domandarlo,
padre d’Anna, a una fanciulla…
Ah, ah, ah, ah, ah!

SIMTRAM
Sei maledeto!…

GIOSTA
Maledeto! Ebbene? E tu?…

SINTRAM
(sviando il discorso e guardando verso il Castello)
Gran baldoria, pel Natale, questa notte ad Ekebù!
Cerco invano le fanciulle
che vi andran coi Cavalieri….

GIOSTA
(alzandosi, barcollando)
No. Tu corri per le selve. No, tu vaghi pei sentieri
E mi segui da tre giorni con la rauche sonagliere.

SINTRAM
(andadosene lentamente)
Ah, ah, ah, ah, ah!
Non val nulla. Addio!

GIOSTA
(con voce angosciata)
Sttanotte morirò. La vuoi comprare?

SINTRAM
Es già mia!

GIOSTA
T’inganni. È d’Anna!

SINTRAM
(volgendosi si con impeto)
D’Anna?

GIOSTA
D’Anna! D’Anna!

(ricadendo e sghignazzando)

Osi negare!

SINTRAM
(tornando d’impeto verso lui)
Ah!...
Se nomini mia figlia, tristo lupo dell’inferno…

(Fra per lanciarsi verso Giosta. Ma poi si vince,
ride e butta sul tavolo delle monede.)

SINTRAM
Ah, ah, ah, ah, ah!
... Compro l’anima all’instante.
Bevi e dànnati in eterno.
Ih, ih, ih, ih, ih!

(allontanandose)

Torno a prenderti domani…

(Esce. La slitta e il cavallo di Sintram passano
rapide e salgono verso Ekebù. Giosta batte un
pugno sul tavolino. L’ostessa reca un altro bocale.)

GIOSTA
(quasi vaneggiando)
Bevo! Bevo! Bevo!...
Ah, ah, ah, ah, ah!

(alzando il bocale)

La, la, la, la, la, la!
Ave, pia notte di Natale...
Angeli! Stelle! Musica... Fanciulle...
Tutte liete, tutte belle!...

OSTESSA
Giosta Berling! Chiudo. È tardi.

GIOSTA
Chiudi et vattene. Rimango..
Là le danze allegre e garrule…
Ed io qui... Che ghigno e piango.

(Getta il capo sulle braccia. Il crepuscolo s’infosca.
Silenzio. Ma del sentiero, allora, sale un fresco
cinguettìo de voce femminili che si avvicina a poco
a poco. Giosta alza il capo faticosamente e ascolta.)

VOICI
Iddio d’azzuro veste
Le tremule betulle
Et le petrose cime,
Ma guarda alle fanciulle
Che van per la foreste
Sole, gaiette e grulle.
O "limu" o "lime" O "limu" o "lime"...

GIOSTA
O mormorio giocondo
Di gárrula zampogna!
Nel coure moribondo.
Forse la vita sogna.

(Si alza, barcolla e cade bocconi sulla neve,
pesantemente. In quella, sciami di fanciulle
giungono di corsa pel il sentiero, ridendo.
Entrano a gruppi come si inseguissero per gioco
e si volgono poi a spiare l’altro gruppo che arriva.)

FANCIULLE
Prime! Seconde!

ANNA
Ultima!

FANCIULLE
(intorno ad Anna)
Osanna! Osanna!
O fiocco fresco d’argento
Sembri un balocco gaio del vento
Affretta! Su!
Chi tarda irride!
Su, bamboletta!
Chi ride inganna.

GIOSTA
(cuasi in delirio, alzando il volto
e ricadendo subito)
La neve uccide!
Anna! Mia Anna!

(Lo sciame garrulo si muove confusamente
per il sientiero che sale ad Ekebû.)

FANCIULLE
O "limu" o "lime" O "limu" o "lime"
O "limu" o "lime" O "limu" o "lime"
Osanna! Osanna!

GIOSTA
(alzando il volto ancora)
Scherno! Tormento!
Anna! Mia Anna!

(Le fanciulle alla voce, si levano e si stringoro
intorno ad Anna, che trasale e guarda verso
l’ombra dove giace l’uomo. Silenzo un attimo.)

FANCIULLE
(sommessamente)
Chi è là?
Dove?
Là in fondo?
Dove?
Laggiù! Laggiù!

(Anna si muove lenta verso l’uscio)

FANCIULLE
No. Non avvicinarti...

(Anna è già vicina; si curva; lo riconosce.)

FANCIULLE
Anna! Anna!

ANNA
Tu, Giosta Berling tu!... Tu!
Ti sei perduto. Pace al tuo cuore ed al mio.
Il cielo ti perdoni.

(Le fanciulle la conducono via.)

ANNA
Addio!...

(Anna esce con le compagne che riprendono il
canto e scompare pel sentiero che sale a Ekebù.)

FANCIULLE
Vieni! Ritorna! Vieni!
O "limu" o "lime" O "limu" o "lime"
Oh... oh... oh...

(Giosta se trascina ancora sulle ginnocchia fino a
metà del spiazzo, poi d’un tratto ride e ricade col
viso sulla neve. L’ombra scende più folta. Le finestre
del Castello e delle officine lontane tremolano di
lumi. Rintoccano le melanconiche campane della sera.
Sempre silenzio. D’un tratto pel sentiero che sale dalla
vallata, scoppia una voce irosa di donna, Poi appare
un ragazzo colla lanterna. Dietro lui vengono la
Comandante e Samzelius . La Comandante ha una pipa
di terra in bocca, indossa una corta pellicia di montone
con vello in fuori ed una gonna rigata di bigello. Calza
di grossi stivali; il manico di un coltello le spunta fuori
dal corpetto; il capelli bianchi coronano el suo volto
di bella vecchia. Samzelius, suo marito cammina al
fianco, mutolo, tetro, indifferente.)

COMANDANTE
(al ragazzo)
Mille diavoli! Marmotta! Su, la lampada…

(Il ragazzo inciampa a Giosta.)

Che fu?

SAMZELIUS
(guardando l’uomo, indifferente)
Ê un briaco che borbotta...

COMANDANTE
(curvandosi)
Lui!... Pel diavolo... Su! Su!

(scuotendolo)

Uomo insensato! Tizzo de carbone!

(al ragazzo que obbedisce)

Batti all’albergo e sali ad Ekebù...

(indicando irenica Samzelius)

Col mio signore che non si muove dito
Com’è suo vezzo...

(a Samzelius imperiosa)

Annunzierai lassù
Che la festa giungerò tra poco.

SAMZELUIS
(indifferente)
Io!

COMANDANTE
Pel demonio, e chi?...
Tu!... Mio marito!

(Il ragazzo ha già picchiato alla porta del’osteria.
L’ostessa è sull’uscio. La Comandante afferra

a Giosta e lo trae in piedi, rudemente, trascinandolo,
nell’interno, reggendolo, facendolo poi sedere sulla
panchina del focolare.)

COMANDANTE
(al ragazzo e a Samzelius)
Andate!

(Coloro esceno.)

COMANDANTE
(a Giosta)
Giosta! Oè! Uomo d’inferno!

(all' ostessa)

Rattizza il fuoco e lasciaci...

(acomodando a Giosta sulla panchina)

Suvvía!...

GIOSTA
(vaneggiando)
Ave! Natale!... O voci! O giogia! O scherno!

COMANDANTE
Cianci di chiesa e puzzi d’osteria...
Ah, ah, ah, ah, ah!

(La ostessa è uscita. La fiammata del focolare
balena alta. La lampada riattizzita brilla viva.
La Comandante guarda a Giosta.)

Poeta del Vermland, come soi qui?

GIOSTA
(fissandola, smarrito)
Voglio morire.

COMANDANTE
Ragazzo, ascolta. Son la Comandante
Del ferriere d’Ekebù. Se levo
Un dito solo, il buon Governatore
Diventa una marmmota.
Se n’alzo due, Il Capitolo s’affaccia
Sulla piazzetta e trotta.
Se n’alzo tre, a minaccia
Il Tribunale, il Vescovo e pui forti
Uomini del Vermland ballan la polca.
Eppur, ragazzo, il diavolo mi porti
S’io non sono un cadavere...

GIOSTA
(triste e scoraggiato, balbettando)
No, no...
Tutto è finito. Lasciami morire!

(La Comandante sbatte il frustino sul tavolo, poi si
avvicina a Giosta, siede vicino a lui e gli parla con
voce improvvissamente commosa e materna.)

COMANDANTE
Come fu, come fu, ch’an cacciato
Della chiesa di Bro?

GIOSTA
(levando il capo smarito)
No lo so più.

(rieveocando a stento nella memoria)

Bro: la chiesetta triste. Bro: la mia triste vita.
Neve, silenzo, gelo, malincolia infinita.
Vivevo là, sperdutto... tra un garrir di spole,
Pastor di Dio ignorato... Là... là...
... Ma non ride il sole?
Ma sulla terra tepida che odora
Non fioroscono più dunque le viole?
L’estate, calda di frumenti d’oro,
Lieta al vento, ebra di stridi e d’ale,
Non canta più co’miei vent’anni in coro?
Non danza più per le sonanti sale
Della campagne , allegre di lavoro?...
Così gridavo a Dio,
Così chiedevo a Dio tutte le sere.
E bervevo... bevevo...
La primavera era nel mio bicchiere.
Ad ogni stilla... ecco... una rosa... ad ogni
Soros... ecco... un trillo e un cinguenttìo di nidi;
Ecco un fiorir de tepidi cotogni,
E voli... e voli...e sogni!...
... E dallla terra tutta quanta in fiore
E dall’anima mia tutta fiorita
Un grido, un grido, un grido: "Ave al Signore,
Ave alla vita! Ave!"...
... Non ricordo più.
Fui sconsacrato, fui cacciato. Via
L’ubbriacone! Dio gli neghi il pane!
Cerco la morte da tre dì! Che dire?
Che fare ancore?
E giunta l’ora. Lasciame morire.
Ah, ah, ah, ah, ah!

(Singhiozza forte col volto fra le mani, come un
fanciullo. La Comandante è commossa. Gli pone
una mano sul capo, maternamente. Dopo un poco,
gli parla con amarezza et con pietà.)

COMANDANTE
No. Sei un fanciullo. Ma nel tuo triste pianto
Forse io ricordo un dulce pianto mio.
Ascolta. Ritorno
La vaga e bionda Margareta Celsig
Ch’ero una volta…non son più in qual giorno...
Amavo, allora e come lo sa Dio,
In umiltà,
Sognando l’uomo e il focolare mio
Semplici e santi nella povertà.
Ma l’uomo un dì partì: "Voglio tornare
Ricco", mi disse . Prega sempre e aspetta...
E aspetta, e aspetta, senza disperare...
E aspetta, e aspetta...

(È commossa s’interrompe.)

Ascolti?...

GIOSTA
(senza levar il viso)
Sì.

COMANDANTE
Ma la mia gente, allora,
Posò gli sguardi su Samzelius, el tetro
Samzelius. "Tò! Ecco il tuo sposo"...
-"No!"-
"Prendilo" ¡-"No!"- "Prendilo" ¡-"No!"
-A nerbate
E a calci mi forzarono... mi forzarono...

(fra i denti)

... Gesù!

(con tristezza)

Ma da quel giorno, Margareta Celsig
Non visse più.

(a Giosta, dopo un istante, scuotendosi, rudemente)

Mi ascolti ancora?

GIOSTA
(guardandola)
Sì!...

COMANDANTE
Guardami. Allora ritornò colui
Ch’era partito, Ritornò e fu mio.
Si, Fu il mio amante. Mi dono Ekebù,
Oro ed amore,
Ed io bevvi, io bevvi, arsa, al peccato
E fui la Comandante
Dal pugno forte e dal selvaggio coure.

(Giosta è in piedi, percosso dal racconto)

E quando un giorno la mia vecchia madre,
Che vive ancora, oltre quei monti, venne
Por domandarmi in qual vergogna fosse
La sua figliuola…io scatenai le braccia...
E questa mano...sì! sì!... la percosse
Così... Così...! Così...! sopra la faccia.

(Ride amaramente e finisce in pianto.)

Ah, ah, ah, ah, ah!

(con senso d’orrore si copre il volto colle mani,
ansa e tace. Giosta pallido e smarrito, la fissa.

La donna si calma.)

Non mi ha perdonato, ella, mai più.
E vive ancora.
Colui che amavo... è morto. Io col marito
Che tutto ignora,
Trascino il mio cadavere in peccato,
Tutto è passato.
E vivo sempre. E spero in Dio, Ho finito

(Ora è calma, Sorride. Imbocca la pipa
e cammina verso Giosta, battendo il
frustino sui gambali.)

Vivi anche tu, ragazzo.
Raccolgo da quel giorno
I deboli e i perduti che Iddio mi manda intorno.
Dò loro la letizia, la fede ed i piaceri;
Li chiamo i Cavalieri. Sono i miei Cavalieri.
Vuoi vivire?... Vuoi vivire?...
Redimerti?

GIOSTA
No.

COMANDANTE
No? Ebbene! Ammazzati!

(guardándolo negli occhi e alzando il dito)

Ma un’altra cosa so...

(una voce, ancora lontana, suona allora dal sentiero.
Un lieve chiarone di fiaccole fumiga tra gli abeti)

CRISTIANO
Vecchia terra di Ekebù,
Chi fa crescere le rose
Sulle squallide miniere
Dalla bocca sgangherata?

CAVALIERI
La canzon del Cavaliere
Sempre gaia e disperata!

COMANDANTE
(dopo avere ascoltato un istante, fissando
sempre negli occhi Giosta)
Ma un’altra cosa so... Anna!

GIOSTA
(trasalando)
Che dici?... Anna?

COMANDANTE
Vuoi vivire?... Al Castello
Si danza questa notte ed Anna è là. Sei bello...
Ed ella t’ama. Accetti?...

(Giosta rimane immobile e dubbioso. Ma pel sentiero
brillano alegramente le fiaccole e la frotta di Cavalieri
guidata da Cristiano, seguita dalla folla, irrompe
cantando, suonando nei corni.)

CAVALIERI
Vecchia terra di Ekebù,
Chi ti dona l’allegrezza
E inghirlanda le ferriere
Dalla chioma affumicata?

COMANDANTE
... Ascolta. La canzone dei Cavalieri...
Acceti?...

(Giosta d’improvviso si scuote e tende la mano
alla Comandante che gliela serra duremente.)

GIOSTA
Acceto!

CAVALIERI
La canzon del Cavaliere
Sempre gaia e disperata.
Heissan! Heissan! Heissan!

COMANDANTE
Vieni. È la redenzione.

(La Comandante spalanca la porta dell’osteria,
tenendo sempre per mano Giosta. Sullo spiazzo,
la folla agita le fiaccole, i Cavalieri cantando e
ballano allegramente.)

COMANDANTE
Cavalieri!

CAVALIERI
(volgendosi, festosamente)
Comandante!...

COMANDANTE
(presentando Giosta)
Giosta Berling, Cavalieri!

CRISTIANO
(abbracciandolo)
O fratello!...

CAVALIERI
(sventolando i cappelli festosamente)
Heissan! Heissan! Heissan!

CRISTIANO
Gloria al nuovo Cavalier!

CAVALIERI
Gloria!

(D’improvviso, strepito di sonagli lontani, che
si avvicinano rapidamente. I Cavalieri e la folla
s’interrrompono, si volgendo e ascoltano.)

CAVALIERI
Sonagliere? Sonagliere?

(Sintram appare tra gli abeti.)

CAVALIERI
(segnando a dito)
Sintram! Sintram!
Ci segue! Ritorna!

La FOLLA, CAVALIERI
Sintram! Sintram!

COMANDANTE
(ai Cavalieri ed alla folla)
Al castello!

(Sintram fa un gesto di maledizione e spinge la slitta
verso Ekebù, precedendo i Cavalieri. I Cavalieri e la
folla circondano allegramente Giosta e la Comandante.
Imboccano i corni,impugnano i violoni. E la baraonda
allegra si avvia rapida e confusa verso il Castello, al
chiarore delle fiaccole e al canto della canzone.)

TUTTI
Veccia terra di Ekebù,
Chi ti dà la giovinezza,
Chi ti dà le sonagliere
Dalla garrulla risata?…
La canzon del Cavaliere
Sempre gaia e disperata.
Heissan! Heissan! Heissan!

(Si muovono confusamente. Fumi di
fiaccole, tumulto allegro, voci festose.)



ATTO SECONDO


(Un’ampia sala nel Castello de Ekebù. A destra, quasi
vicino al proscenio, un’arcata, chuisa da una tenda di
velluto è una finestra a vetri colorati; nel fondo, una
gran porta d’entrata. A sinistra, un largo focolare a
cappa ed un’altra porta. Del focolare pende una
grossa catena che sfiora i ciocchi appena accesi. Sedie,
sgabelli, cassapanche. Candelabri accesi sopra le
mensole; uno grande, pendente dal soffito. Alla parete
uno specchio. Sintram è vicino alla porta de sinistra,
circondato e tratenutto, quasi a gioco, da un gruppo
di fanciulle. Anna è nel mezzo della sala, attorniata
dallo sciame più allegro che sta abbigliandola per la
recita della commedia. Un altro gruppo de fanciulle è
inginocchiato intorno ad una cassapanca aperta, dalla
quale traggono alla rinfusa delle robe, un altro gruppo
sta addossato alla porta di destra, dialogando colla
folla che vocia da fuori per entrare. I tre gruppi,
movendosi e rispondendosi, si mutano, si confondono,
si ricompongono. Anna è grave e triste.

FANCIULLE
Tra, la, la, la, , la, la, la!

LA FOLLA
(di fuori)
Oè! Oè! Oè! La neve sfiocca in cielo!
Aprite! Aprite! Aprite!

UNA FANCIULLA
(sull’uscio alla folla)
Non siamo pronte! Non è la ora!
Anna si adorna ancora
Per la comeddia!

GRUPPO FANCIULLE
(intorno ad Anna, a quelle delle cassapanca)
Il velo!

GRUPPO FANCIULLE
(vuotando la cassapanca a la rinfusa)
Un cappuccio de bigello!

GRUPPO FANCIULLE
(intorno ad Anna)
Un rosario!

GRUPPO FANCIULLE
(alla cassapanca)
Una cuffietta!

TUTTE LE FANCIULLE
Fruga, fruga, affretta!

FANCIULLE
(intorno ad Anna)
Una tonaca!

FANCIULLE
(alla cassapanca)
Un mantello!

UNA FANCIULLA
(acorrendo ad Anna)
Ecco il velo!

TUTTE LE FANCIULLE
Tra, la, la, la, , la, la, la!

FOLLA
(di fuori)
Oè! Oè! Oè! La neve sfiocca in cielo!
Aprite! Aprite! Aprite!

UNA FANCIULLA
(sull’uscio, beffarda)
Ritornate più tarde. Orsi, obbedite.

(Le altras fanciulle, intanto, avranno acomodato il
velo intorno ad Anna ed ammirandola la condurranno

a forza davanti allo specchio.)

FANCIULLE
Or sei pronta! Apri la braccia come un candido rosaio.
Gira, gira, allaccia!
Gira come un arcolaio!
Tra, la, la, la, , la, la, la!

(Suoni e voce lontane, le fanciulle si volgono tutte
verso la finistra, lasciando soli Sintram e Anna.
Bagliori rossastri sulle vetre. Le voce si avvicinano)

UNA FANCIULLA
I Cavalieri!

Tutte le FANCIULLE
I Cavalieri!

(Sintram afferra Anna per un braccio
e la trae verso la porticina del focolare.)


CAVALIERI
(ancora lontanissimo)
Vecchia terra di Ekebù
¿Chi fa crescere le rose...

FANCIULLE
Giungono! Giungono! Giungono!

CAVALIERI
... Sulle squallide miniere
dalla bocca sgangherata?

SINTRAM
(ad Anna)
Lascia il castello! Su! Via! T’affretta!

FANCIULLE
Giungono! Giungono! Son qui!

(a Sintram)

Scendi! Presto! Via!

(Le fanciulle corrono a spalancare
la porta grande a la brigata)

UNA FANCIULLA
(prendendo per mano Anna)
Tu qui, orsacchiotta!

FANCIULLE
Tra, la, la, la, , la, la, la!
Corri! Trotta! Su! Su!
Su! Su! La, la, la, la, la!

(Entra soldatescamente la brigata di Cavalieri.
Cristiano se pianta subito in mezzo alla sala e
trincia un gran gesto di comando.)

CRISTIANO
Via la plebe!

CAVALIERI
(guardando intorno comicamente)
Non c’è!

CRISTIANO
(ostinato)
Che me ne importa?
Via la plebe egualmente!

(ai Cavalieri)

Schieratevi a battaglia,
Là, sulla porta. Io innalzo il grido: Olà! Olà!
Magnifica ciurmaglia!
Chi de voi pugnerà?

CAVALIERI
Tutti! Presente!

CRISTIANO
E chi di voi Giosta consacrerà
Novello Cavalieri?

CAVALIERI
Tutti! Presente!

FOLLA
Heissan! Heissan! Heissan!

(I Cavaleiri si allineano rapidamente davanti alla
porta. Entra allora la Comandante, al braccio di
Giosta, pomposamente vestito di Cavaliere.
Aclamazioni vive e gioiose della folla che li segue.)


CAVALIERI
A Giosta gloria!

FOLLA
Heissan! Heissan!

CAVALIERI
Al Comandante!

FOLLA
Heissan! Heissan!

CAVALIERI
A Margareta!

FOLLA
Heissan! Heissan!

CRISTIANO
(dominando e sventolando il cappello)
Gloria al poeta e al vento le bandiere!

(Tutti sventolano i cappelli. Giosta e la Comandante
passano lentamente e trionfalmente in mezzo alla folla.)

TUTTI
Veccia terra di Ekebù,
Chi ti dà la giovinezza,
E inghirlanda le ferriere
Dalla chioma affumicata?
La canzon del Cavaliere
Sempre gaia e disperata.
Heissan! Heissan! Heissan!

COMANDANTE
Ragazzi!...

CRISTIANO
(interrompendo solennemente)
No. Prima la cerimonia
E la presentazione...

COMANDANTE
(sorridendo e accondiscendendo)
Et il ballo?

CRISTIANO
Muoia.

COMANDANTE
E la commedia?

CAVALIERI
Muoia.

CRISTIANO
Prima si comple la consagrazione.

(I Cavalieri fanno squillare i corni. La Comandante
fa una spallata e siede sul tavolo, imboccando la pipa,
tenendo en un pugno il frustino e segue, con rozza
compiacenza materna, il giuoco de suoi fanciulloni.
La folla si ritrae nel fondo. I Cavalieri si schierano
dietro al tavolo. Cristiano mette a Giosta nel mezzo
della sala quasi davanti alla Comandante. Si pone
da un lato e chiama. Il chiamato esce di fila con i
passa e movimento caratteristici al propio personaggio,
s’inchina alla Comandante, abraccia Giosta e si ritrae
del lado opposto. Cristiano è solenne ed eroico.)

CRISTIANO
Rüster: solenne bevitor di ponce.
Julius: giocondo trovator di rime.
Fucks: cacciatore d’anitre sublime.
E Rutger: l’inventor delle bigonce.
Ecco Liecrona, che se mense opime
Rallegra al suon della budella conce;
Ecco Everardo, insidiator di dame,
E Wemburgo e Kenvellère, i guerrieri
Al soldo della gloria e della fame.
A te, Kristoffer, dalle ingorde brame,
Con Benrencreuz, dai torbidi pensieri...

(presentando sè stesso)

E "a me!", Cristiano, in ossa ed in carname,
E grande Capitan dei Cavalieri...

(Muove a grandi passi verso la schiera che s’irrigidisce
pomposamente, in atto di saluto. La Comandante balza
dal tavolo, ed agitando il frustino parla rude e
imperiosa.)

COMANDANTE
Ora basta! Alla recita! Ma presto!

(avviandosi verso la porta)

Giosta farà il donzello!

GIOSTA
(stupito)
Io! Che donzello?

COMANDANTE
(sulla porta, uscendo)
Sbrigatevi!...

CRISTIANO
(a Giosta, spiengondo lentemente)
Si recita la scena:
"Notte serena, notte d’argento"
Anna è la sposa e tu il bel frate...

(muovendo a gran passi verso la tenda e scostandola)

Òla Anna! Fringuello! Ah, ah, ah, ah, ah!

(Le fanciulle sbucano dalle tenda,
trascinando Anna per le braccia e ridendo.)


FANCIULLE
O "limu" o "lime" O "limu" o "lime"...

(ridono)

UNA FANCIULLA
Anna è in vergogna. Ah, ah, ah, ah, ah!

(Le altri ridono)

ANNA
Lasciatemi! Lasciatemi!

(Sfugge al cerchio delle compagne e si rifugia in un
angolo, piangendo, Giosta, immobile e pallido, fissa
la fanciulla.)

CRISTIANO
Lasciatela!

(Cristiano tace. Ma d’un tratto, fissa Giosta, poi la
fanciulla, si pesta una manata sulla fronte come se

avesse capito e si trae nel mezzo del suoi ammiccando
d’occhio.)

CRISTIANO
Capisco cosa c’è!

(a Giosta, indicando Anna)

Concedo due minuti per mettervi d’accordo.

(a suoi e alla folla che ubbidisce)

Via tutti! Io sto alla porta. Ma presto.

FANCIULLE
(andandosene)
O "limu" o "lime" O "limu" o "lime"...

(Le fanciulle dietro la tenda. La folla
esce dalla porta spinta dai Cavalieri.)

CRISTIANO
(alla porta, tornandosi a Giosta)
Sarò sordo.

(Cristiano esce. Silenzio. I due giovani sono soli. Anna
è scossa ancora da qualche singhiozzo represso. Giosta
le si avvicina. Parla triste e commoso. Ella non volgerà
il capo.)

GIOSTA
Non piangere…non piangere…perchè?

(Giosta è vicinissimo a lei. Ana, allora, si
volge, lo fissa, ostile. Quindi parla d’impeto)


ANNA
Vattene! Vattene! Se una lagrima soltanto
Dovesse rimaner dentro il tuo coure,
Vorrei non aver pianto.
Piango per me...
... Vivevo umile e sola
Nella casa, laggiù, buia e severa,
Ascoltando tinnir lievi le nevi
Al sole eterno della primavera.
Ogni mattino raccoglievo una fiore
Caduto sul guanciale
Forse dall’ale
D’un sogno vagabondo e sconosciuto,
Ed ogni sere l’umili campane
Parevano un saluto
D’errante carovane
Che cantassero all’anima: Verrà
Il tuo Signore!
Verrà el amore! Attendi e spera!...
Ed è venuto. Lo sai tu chi sia?
Guarda!... Un briaco lacero e tremante,
Sconsagrato da Dio, folle d’orgoglio.
E sa che l’amo! E sa che l’amo!... Via!
Vatenne via! Vatenne via!... No, non voglio!

(Ella piange.)

GIOSTA
(che ha seguito il racconto, palpitando)
No. Così no! ti cado ai piedi e aspetto,
Come aspetta il perdono uno che muore.
Si, sono un vile, sono un maledetto,
Ma redimirme può, Anna, l’amore...

ANNA
(fredda, amara, indicando la tenda)
La commedia è lassù, bel cavaliere.
Recitar sanza maschera che giova?

GIOSTA
Recitar sanza maschera?... e sia come tu vuoi!
Come tu vuoi! Continuerò lassù.
Ma ti dirò
Parole nuove,
Vere... sincere...
Risponderai? Risponderai?

ANNA
Non so.

GIOSTA
(apassionato)
Risponderai?

ANNA
(risolutta)
Reciterò.

GIOSTA
Alla prova! Alla prova!

(Cristiano rientra adagio, portando
sul braccio une veste de frate.)

CRISTIANO
Raggazi, pronti?

(a un cenno affermativo di Giosta, dandogli la roba)

A te le vesti!...

(spingiendoli tutti due dietro la tenda)

Là, Presto!

(verso la porta che spalanca)

Olà! Ciurmaglia! Gloria d’Ekebù!
S’incomincia la recita! Su! Su!

(La folla ed i Cavalieri entrano rumorosamente
nella sala occupando sedie, tavoli, scanni, focolare,
pittorescamente. I Cavalieri, si dispongono presso la
tenda come un’orchestra, impugnando corni e violini.
Anche Cristiano si fa dare un corno. La fiamma del
focolare vien riatttizzata. Tumulto allegre e breve.)

FOLLA
Ah, ah, ah, ah, ah!
Presto, si gela!
Qua la panca!
Qua la sedia!
Ah, ah, ah, ah, ah!
Comincian subito! Subito!
Ah, ah, ah, ah, ah!
Sarà bella la commedia! Bella!
La panca! La panca!
Si gela! Ah, ah, ah, ah, ah!
Pronti! Pronti!

CRISTIANO
(all’orchestra dei Cavalieri che si intona)
Silenzo! Silenzo! Pronti i corni?...

(gridando fra la tenda)

La scena è apparecchiata?

(agitando il corno che tiene in pugno,
rivolto alla folla)

Avviso a tutti i critici!
Chi ciancia... à una cornata!

(Siede presso l’orchestrina dei Cavalieri. Silenzo
profondo. Si alza la tenda. Si vede la facciata d’un
palazzeto con una finistra illuminata. È notte. Nel
cielo color bleu vivo, ride un luna tonda, con occhi,
naso e bocca. Alla finistra si affaccia Ana-la sposa.
L’orchestrina dei Cavalieri attacca una musica gaia
e grottesca.)

ANNA
(della finistra)
Notte serena!
Notte d’argento!

(Giosta-il frate-compare ai piedi della finistra.)

ANNA
Chi è là?

GIOSTA
Una pena!

ANNA
(sporgendosi)
Chi è là?

GIOSTA
Un tormento!

ANNA
Restate, allora.
Fino all’aurora... fino all’aurora.

(Giosta siede sopra una panchina che è sotto alla
finistra. L’orchestrina dei Cavalieri ripete il preludio.)

GIOSTA
Dormon le fate?

ANNA
(sporgendosi di più)
Si, fraticello.

GIOSTA
Voi chi aspettate?

ANNA
Frate, un donzello...

GIOSTA
Restate, allora.
Fino all’aurora...

ANNA
... fino all’aurora.

(Ritornello dell’orchestrina. Ma Giosta invece di 
reprendere la commedia, reprende il dialogo d’amore 
dianzi interrotto. Lo inizia dapprima sullo stesso 
tono, ma poi continua con foga ognora crescente 
senza più badare agli astanti. L’orchestrina dei 
Cavalieri, disorientata, smette a poco a poco di
suonare. Tutti guardano stupiti, e comementano.)

GIOSTA
Fino all’aurora.
Ma mi toglierò
Donzelleta, il mantel ch’ebbi da Dio
Per apparirti, in umiltà, qual sono:
Io, che vivo di te, come non so,
Io, che invoco l’amor come un perdono,
Io che tutto per te rinnovello.
Guardami! Guarda!
T’imploro come implora a uno che muore.
Non sono più una maschera bugiarda,
Sono l’aurora tua! Sono l’amore!

UN CAVALIERE
Fan dassenno veramente!

CRISTIANO
Giosta sembra propio innamorato!

ANNA
Come e bello il tuo volto e come splende!
Son io l’amore!
Io, che riacciendo nel tuo cour smarritto
La pura fiamma
Che ti redime, e me tutta divora.

FOLLA
Fan dassenno veramente!

CRISTIANO
Giosta gioca un vero gioco.

FOLLA
Com’è bello!
Com’è ardente!

CRISTIANO
La ragazza piglia fuoco.

GIOSTA
(Con impeto, improvvisando)
... Si1 Son l’aurore tua... Apro le braccia
E spando rose
Meravigliose sopra i tuoi capelli.
Dal cuore mi trabboccano zampilli
Ilari come risi di fontane;
Salgono a te dall’anima gli squilli
Mattutini di tutte le campane:
Trilli d’augelli,
Voli, fulgore per l’azurro inmenso...

ANNA
(inibriata)
Ancora! Ancora!
Di te, di te, tutta di te m’accendi
Come la aurora! Ancora! Ancora! Ancora!

GIOSTA
(con più impetu)
Un canto solo
Come il sol di Dio, puro ed inmenso.
E in questo canto
Il tuo bel nome!...

ANNA
Oh! Il tuo lontano, lontano pianto...

GIOSTA, ANNA
... Il nome e il pianto
E il delirio mio!...

FOLLA
Bello!
Sombra propio innamorato!

CRISTIANO
Ah1 per Dio, si batte bene!

CAVALIERI
Vero colpo da maestro!

FOLLA
È un poeta!
È un Cavaliere!
Dentro al cuor gli brilla l’estro!

(I Cavalieri si alzano in piedi e fanno squillare i corni.)

ANNA
(vinta, commossa)
Una prova da te, una da Dio
È sarò, la tua gioia ed il tuo pianto...

GIOSTA
L’avrai, l’avrai, lo giuro! Ma intanto
Posa il tuo cappo sovra el mio petto.

(L’orchestrina dei Cavlieri riprende a suonnare.)

ANNA
(aprendo le braccia)
Vieni, fanciullo. Iddio ci ascolta e vede.

(Sintram appare, non visto, dalla porta e si
ferma guardando in silenzo la sceno del teatrino.)

CRISTIANO
Ultima scena! Ancora un colpo e cede!

GIOSTA
Sea benedetta, anima dolce e cara!

CRISTIANO
Attenti alla gran botta...
Ecco... ecco... toccata!

ANNA
(stendendo le braccia)
Amata! Amata!
Tua per sempre!

GIOSTA
(salendo sulla panchetta per giungiare fino a lei)
Mia per sempre!...

ANNA
Vieni, fanciullo...

GIOSTA
Mia per sempre!

ANNA
(gettandosi nelle braccia di Giosta)
Vieni.

(Si baciano. Ma allora scoppia un urlo terrible.)

SINTRAM
(balzando livido sopra un tavolo)
Inferno! Inferno!

FOLLA
Sintram!

SINTRAM
Inferno! Odime e urla!

FOLLA
Sintram!

SINTRAM
Pianto per pianto! Burla per burla!
Piangetere, Cavalieri! Comandante piangerai!
Senza asilo e senza pane per la vie mendicherai!

(tenendo el pugno verso Anna)

Anna! Anna! ascolta! 
Da stanotte troverai chiusa la porta
Della casa. Non tornare! Sei già morta!
Maledetta! Maledetta!
Ed invano fra la lagrime derelitta piangerai.

(Balza dal tavolo e fugge)

FOLLA, CAVALIERI
Sintram! Maledetto!
Uccidi! Prendilo!
Prendilo! Dài! Dài!
Serra! Serra! Serra!

(Tumulto rapidísimo. L’ululo della folla si allontana)

Sintram! Sintram! Sintram!

(lontanandosi)

Oh!

(La Comandante, ch’è rimasta sola, si avvia
verso la porta di fondo.)

COMANDANTE
(ascoltando l’urlo che si spende)
Per cielo e diavoli! Stanotte
Ci porterà sciagura.

(dalla porta aperta e dalle vetrate si vedrà la luce
dell’aurora diffondersi sulla pianura. La Comandante
rimane un attimo immobile e pensosa. Poi si scuote.
Vede Giosta che tiene per mano Anna smarrita.)

COMANDANTE
Ed ora?

GIOSTA
Ed ora mia!

COMANDANTE
(imperiosa)
Giuralo!

GIOSTA
Mia per sempre!

ANNA
(smarrita, stringendosi a lui)
Si! Per sempre!

COMANDANTE
(risoluta)
Così sia!
È l’alba. Andate e v’acommpagni Iddio.

(ad Anna commossa, frenadosi)

Sei Margareta, tu... e tu, ragazzo,
Sei forse il sogno mio che è non più.

(sedendo al focolare)

Siate felice. Resterò qui sola.
Camminate sereni
Verso l’amor... L’amor è breve... Breve.
Vola. Vola.

(El alba è più chiara. Giosta cinge Anna alla vita,
ella gli posa il capo sulla spalla. Si avviano così piano
piano verso el sentiero. La Comandante si raccoglie,
aspra e commossa nello stesso tempo. Accende la
pipa e rimane immobile, fissando assorta la fiamma
del focolare.)

GIOSTA
Cammineremo incontro al nuovo sole
Sempre così, tenendoci per mano,
Lontan, lontano. Spunteran vïole
Su dalla terra tepida che odora.
Ave alla vita!…Ave al dolore
Che t’à donata a me pura e soave!
Ave all‘amore
Ed al tuo pianto sconsolato, ave!

ANNA
Giosta!

(Si abandona tra le braccia di Giosta. Si avviano
lentamente verso il sentiero nel chiarone dell’alba.)



ATTO TERZO


(La fucina a volte bassa ed ampie nel Castello di
Ekebù. Sui pilastri d’una vecchia slitta rovesciato.
I Cavalieri hanno adagiato il fondo di un carreto,
improvisando così un desco, al quale ora siedono
intorno irrequieti ed ubbriachi. Una carroza
sgangherata e senz’una ruota pencola a sinistra di
fianco alla mensa; e a destra, quasi vicino al fondo,
rossegia un forrnello acceso, a mantice; la fiamma
fumose avvolgono una grande caldaia di rame che
s’illumina di tanto in tanto a la vampe azzurre del
ponce. Quasi sopra la mensa, pende un grosso maglio
a corda che sembrerà un minaccioso pugno sospeso
sopra i Cavalieri; due o tre incudini, infisse nei ceppi
affumacati, spiccando qa e là; conficcate in terra,
alcune lunghe tenaglie reggono nelle branche dei
mozziconi di candela accesa che gittano strana ombre
e bizzarre luci nell’ambiente grottesco e fantastico.
La porta d’entrata e a sinistra.
È quasi la mezzanotte di Natale. Il pranzo dei Cavalieri
è terminato. Cristiano sta pomposamente sdrariato a
cassetta dellla vecchia carrozza, ubbriaco, tenendo in
mano due boccali; Liecrona siede in disparte, sopra
un’incudine, abbracciando il violino, come se cullasse
un bambino, un terzo Cavalieri rimescola con una
spatola nella caldaia traendo fiamme dal ponce e
tirando di tanto en tanto il mantice che soffierà sui
carbone rossi illuminandoli; gli altri Cavalieri, in
atteggiamenti groteschi di ubbriachi, sono raccolti
intorno alla tavola davanti alle ciotole fumanti.
Qualcuno va e torna dalla caldaia per riempire la
ciotola vuotata)

CRISTIANO
(alzandosi da cassetta e barcollando)
Bevo a Natale!

CAVALIERI
(vedendolo travallare)
Siedi!

CRISTIANO
(insistendo)
Bevo alla Comandante!

CAVALIERI
Non bere più, gigante!

CRISTIANO
Bevo e rimango in piede.

(Accosta l’uno e l’altro boccale alle labra, si
accorge che son vuoti e scende da cassetta
pensantemente, tenendo i boccali)

Dal ponce al Capitano!
Anzi…due ponce!

(Due o tre Cavalieri, ritornando allora dalla caldaia,
si fermano ad ossevare Liecrona che piange in silenzo,
cullando il violine.)

CRISTIANO
(a Liecrona)
Òla! Liecrona!
Perchè piangi?...

LIECRONA
Ho male al cuore! Tanto male! Tanto!

CAVALIERI
Su! Suona il violino! Su!
Suona la canzone:
Natal! Natal! Natal!
Suona! Suona! Suona!

(Gli sono intorno, insistenti, come fanciulloni.
Liecrona imbraccia il violino in silenzo, traendone
dei suonni bizzarri come a rievocare la canzone.
Puoi suona. I Cavalieri a poco a poco, presi da
malincili cantano sommessamente)

CAVALIERI
"Natal! Natal! Natal! Natal!
Il piccino dorme! Natal!
Nanna oh! Nanna oh! Nanna oh!
Gli angeli spiegan le grand’alli in ciel!"
"Natal! Natal! Natal! Natal!
E la neve scende! Natal!
Nanna oh! Nanna oh! Nanna oh!
Dorme il bimbo sotto il velo. Natal!"

(I Cavalieri tacciono assorti. Ma Liecrona, trascinato 
dalla sua pena, trae dal violino dei gridi di dolore 
sempre più alti, sempre più affanosi.)

LIECRONA
Lasciatemi, lasciatemi andar via!
Laggiù, tra la foreste,
C’e la casseta mia
E il mio piccino, il mio piccino biondo.
La madre, ora lo veste
Ed egli attenderà, con il Messia,
Il ritorno del padre vagabondo.
Lasciatemi, lasciatemi andar via!...
Lasciatemi! Lasciatemi!
Voglio tornar laggiù...

(Si abatte sul tavolo e piange con la testa fra le mani.)

CAVALIERI
(riprendendo il fare di ragazziccci ubbriachi)
Del ponce! To’, del ponce!
To’, il violino! Su!
Suonaci un trillo! Suona! Oè!
Suonaci un grillo, un trillo d’allegría!

(danzando atorno a Liecrona)

Oh! Oh! Su! Su!
No! suona la Canzon di Belzebú!

(Liecrona non si scuote. Poi a poco a poco si calma
come un bambino che si addormenta. Ma Cristiano,
al nome di Belzebú, si picchierà una manata sul testone
e accennerà ai Cavalieri de raccoglierse intorno a lui.
Parlarà ad essi, misterisamente.)

CRISTIANO
Belzebù! Belzebù! Belzebù!...
Come un battaglio nero
Rintocca qui un pensiero,
tra il ponce e l’acquavite.

(guardandosi intorno)

Ogni anno a mezzanotte ecco perdio... ricordo!...
Al primo rombo sordo delle dodici botte
Un Cavaliere piange... piange...
piange così... e stramazza...
E allora uno sghignazza giù nell’abisso...
e sale... e sale...

CAVALIERI
(intontiti, sottovoce)
Chi? Veramente? Il diavolo? Perchè?

CRISTIANO
(Stupito anche lui)
Chissà¡ Chissà¡

(Sul gruppo che si guarda intorno, in silenzo, quasi
paurosamente, suona il primo tocco di mezanotte.
Ognuno trasale. Liecrona si leva e si unisce agli altri.)

CAVALIERI
Mezzanotte!

VOCE DI SINTRAM
Ah, ah, ah, ah, ah, ah!

(Rumor di catene. Tra la caldaica e il fornello,
illuminato dalle vampe, appare un diavolo (Sintram)
che tiene sotto il braccio un rotolo di pergamena.
Cornetti aguzzi, viso chiazzato di nero, bocca larga
scarlata, mantello rosso. I Cavalieri fissano un
istante l’apparizione. Sintram, immobile, li numera
ad uno ad uno indicandoli col dito. Quando ha
terminato, s’inchina malignamente.)

SINTRAM
Compari, riverenza!

CAVALIERI
(terorizzati)
Altezza! Belzebù!

SINTRAM
(guardandosi intorno)
Credevo, veramente, trovarne uno di più.
Ah, ah, ah, ah, ah, ah!

CRISTIANO
(rinfrancato)
È allegro l’animale!

UN CAVALIERE
(a Sintram)
Del ponce, Altezza?

SINTRAM
Accetto.

UN CAVALIERE
(offrendo)
Scommetto che ha una sede d’inferno...

CAVALIERI
(in piena confidenza)
Ah, ah, ah, ah, ah, ah!

SINTRAM
Ben detto... ben detto!

CRISTIANO
(allegro)
Del ponce ancora?

SINTRAM
Ho fretta.

CAVALIERI
Una canzone?

SINTRAM
Ho fretta.

CAVALIERI
Un ballo!

SINTRAM
No. Non posso. La Comandante aspetta.

(Il nome fa effetto. I Cavalieri si
guardano in viso stupiti.)

CAVALIERI
La Comandante?

SINTRAM
Non sapete? Ah, ah, ah, ah, ah, ah!
Porto il conttratto
Da rinnovare.
Cedo, a baratto, fedeltà e potere
Per l’anima soltanto
Del Cavaliere ch’entro l’anno andrà
A dormire coi grilli in camposanto.

CAVALIERI
(profondamente percossi)
L’anime nostre?

SINTRAM
Ecco perchè vi aiuta,
Prodigando ogni giorno oro e sollazo...
Ah, ah, ah, ah, ah!

CAVALIERI
(sdegnati e intontiti)
La fattucchiera! La ribalda astuta!

CRISTIANO
(afferrando un martello e urlando)
Comandante del diavolo! Ti ammazzo!

SINTRAM
(sbarradogli il passo)
No! No! No! Patto per patto.
Se volete sull’istante,
qui con voi faccio un conttrato.

CAVALIERI
(tutti intorno a lui, ansiosi)
Come?

SINTRAM
Udite. Le miniere e il Castello D’Ekebù,
Sono il dono d’un amante.
Ve lo giura Belzebù.

CAVALIERI
Quale amante? Quale amante?

SINTRAM
Altringer! Altringer!
Le comprò da lui coi baci,
con le notti più dannate...
con gli amplesi più vorace...

CAVALIERI
Maledetta! Strega! Diavola!

SINTRAM
Morto Altringer da vent’anni,
Or le paga con le lagrime e coi vostri ultimi affani...

CAVALIERI
(di scatto)
Fattuchiera! Sconsagrata! Muoia!

SINTRAM
No! No! No! Cacciarla... Via!... Via!
E allora le miniere saran vostre...
Ah, ah, ah, ah, ah!

(Cristiano va alla porta, seguitto da tutti, alza il
martello e si mette a urlare. Sintram si nasconde,
ghignando, dietro la caldaia.)

CRISTIANO
Margareta! Margareta! Dove sei?

CAVALIERI
Comandante! Comandante! Dove sei?

CRISTIANO, CAVALIERI
Esci di tana! Esci di tana!
Sotto al maglio! Sotto al maglio! Muoia!
Fattuchiera! Sconsagrata! Muoia!
Muoia! Sotto al maglio! Sotto al maglio!
Fattuchiera! Sconsagrata! Muoia! Muoia!
Comandante! Comandante! Comandante! Oh!

(D’un tratto i Cavalieri si traggono quasi istintamente
dalla porta, reaggruppandosi in silenzo in un angolo.
Sulla soglia appare la Comandante, seguita da
Samzelius tetro e muto. La donna ha il frustino in
pugno e fissa aspra e minnacciosa gli ubbriachi.)

COMANDANTE
Braichi! Sconci! Sudicia canaglia!

CAVALIERI
Oh!

COMANDANTE
Basta! Silenzo! Via di qui!

CAVALIERI
Megera! Megera!

COMANDANTE
Una parola... una parola sola,
E vi torco il frustino sulla faccia!
Orsi da fiera!

(Leva il frustino, inarcando il braccio ed avanzando.
Silenzo. Ma allora Cristiano esce barcollando e risoluto 

dal mucchio, tenendo il pugno.)

CRISTIANO
Ucciderti bisogna!
Io parlo. Parlerò.

COMANDANTE
(imperiosa)
Taci!

CRISTIANO
Ch’io taccia?

(indicando a Samzelius a ditate)

Ah! Vuoi ch’io taccia come fa costui,
Tuo marito, che vive di vergnona...

COMANDANTE
(trasalendo, retrocedendo)
Che hai dettto?

CRISTIANO
(continuando violente)
... E accata la richezze altrui
Ai piede del tuo letto?

CAVALIERI
Megera!

COMANDANTE
(con voce soffocata)
Esci!

CAVALIERI
Megera!

CRISTIANO
(vedendo che la donna muove verso lui)
No! No!
Se ti muove... ti stritolo, perdio!

(La Comandante si arresta. Samzelius si trae avanti
arruffato, divorando con gli occhi Cristiano. Tra il
fumo della caldaia Sintram appare ghignando di
gioia diabolica.)

CRISTIANO
(teso il dito, urlando)
Le tue richezze eran d’Altringer...

COMANDANTE
(perduta)
Taci!

CRISTIANO
Si! Del tuo amante. Egli lo sa!...

SAMZELIUS
(con un ringhio)
Io! Io!

CRISTIANO
... lo hai pagate con baci...
Con le notti più dannate...

SAMZELIUS
Non so nulla! Nulla!

CRISTIANO
... con ampesi più voraci...

(Sintram sghignazza ed esce dalla porta, di corsa.)

SAMZELIUS
No! Maledetto!
Sull’anima mia! Nulla so!...

(Avanza a braccia alzate, ringhiando; rimane così
un attimo, poi lascia cader le braccia, e si copre il
viso quasi ululando fra la collera e il pianto. La
Comandante, tragica e immobile, non batte ciglio.)

SAMZELIUS
(singhiozzando)
Oh! Oh!

CRISTIANO
(ritornando in sè spaurito di quanto ha compiuto)
Ecco... È finito!

COMANDANTE
(fredda, calma)
Si, per me è finita!

SAMZELIUS
Oh! Oh!

(Samzelius si alza di scatto, serra i pugni e muove due
passi di belva verso la donna come se volesse colpirla,
poi se ferma ed urla a voce strozzata.)

SAMZELIUS
Via! Via! Via!

COMANDANTE
(tragica, calma)
Andrò! Andrò! Andrò!
Ma non per te. No per minnacia!
Andrò. Conosco el mio destino. "Un giorno,"
-Così mi disse la mia vecchia madre-
"Farai ritorno
Portandomi el tuo cour nella bisaccia
Del mendicante. Ti sarà giaciglio
Un mucchio di carbone
E implorerai con lacrimoso ciglio
Il mio perdono"...

CRISTIANO
(cadendo in ginocchio, come un fanciullone,
baciando la veste)
Che ho detto?... No!... Perdonami!...

COMANDANTE
(senza guardarlo, assorta)
È giunta l’ora dell’expïazione

(alzando il capo)

Vado. Vi lascio le fucine in dono...

(ergendosi, nobilmente e con voce gonfia
di pianto dominato)

Ma qui, ascoltate, qui sarà finita, sarà finita
Senza di me. Non cadrà più rugiada
Sull’erba inaridita,
L’arsura e il venta mieteranno il grano,
E per ogni contrada
Invocherete il mio ritorno invano

(fiera, calma, tragica)

Ecco. Ora vado. Apritemi la porta!
Inchinatevi ancora al cenno mio.
Presto! Obbedite!

(Alcuni Cavalieri umilmente vanno ad aprire la porta.
Folata di neve. Ella si avvia, calma, diritta, leta. Sul
limitare si volge.)

Cavalieri! Addio!

(Se ne va calma, tragica. Profondo silenzo. I Cavalieri
mutoli e stupiti si guardono. Samzelius se abatte col
corpo sullla tavola. Il suo ringhio à la asprezza del
pianto.)

SAMZELIUS
Oh! Oh!



ATTO CUARTO


(Un cortile nell’interno del Castello di Ekebù. A
sinistra, un porticato di legno, annerito dal fumo,
chi se stende in volte larghe, salendo dal proscenio,
fino al fondo. Ad ogni arcata corrisponde- a regolare
distanza- una porta che lascerà intravvedere l’interno
della fucina, il grosso maglio apesso al soffitto, il
fornello a mantice, le incudini e la bocchie lontane
di forni. La fucine è deserta. A destra, invece, si vede la
facciata interna del Castello, in pietre ruvide e bigie.
Ciuffi d’erbe appassite penzolano dagli spigole e
dai cornicioni: qualche pianta giallastra e moribonda
è sulla piccola porta d’entrata, poco lantano dalla
quale c’è una bassa e lunga panchina di pietra, chi
fronteggia la prima arcata del portico. Presso a
questa, spicca un rozzo sedile di pietra. Nel fondo,
una cancellata di legno divide il cortile della strada,
oltre la quale si distende la campagna arsa dalla
siccità. Silenzo. Anna è seduta sul rozzo sasso vicino
al portico, con un libricciono aperto sulle ginochia.
Ma non legge. È assorta e dolorosa ed ascolta le voci
lontane che si avvicinano. Quando la folla sará a la
cancellata. Ella nasconderà il volto fra le mani senza
guardare e senza volgersi. La casa è serrata. Gli
uomini, le donne e i fanciulli, avvicinandosi lentemente,
sostando al cancello, entrano nel cortile a gruppi-
sempre calmi e composti nel loro dolore-terranno
in pugno brancate di foglie secche, fuscelli aridi,
brandelli cenciosi che tenderanno verso la casa,
ostilmente, e qualche volta verso Anna, che è
sempre col il volto sulle mani, immobile e dolorosa)

FOLLA
(lontana)
Cavalieri della morta! Cavalieri del Dolor!
Non udite?... Non udite?...
Siamo il popolo che muore!

UOMINI
Le fucine sono spente!
La miseria è già alle porte!

DONNE
Non udite, non udite, Cavalieri della morta?

UOMINI
Strugge il vento nostro grano!
Strugge il pianto il nostro coure!

UOMINI
Non udite, non udite, Cavalieri del dolor?

FOLLA
Come voi sperderte i giorni, Dio sperda sull’istante.
Torni qui la Comandante! Torni qui la Comandante!
Non udite? Non udite?
Cavalieri della morta?

(La casa rimane chuisa. Non una voce o un volto,
Allora sono la donne che implorando, rivolgendosi
ad Anna.)

FOLLA
Anna ascoltaci!
Il Signore danna noi pel tuo peccato!
Pei fanciulli che muoiono sulle braccia disperata...
Per le angoscie che struggono...
Per le lacrime versate...
Anna ascoltaci! Anna salvaci!
Lascia Giosta! È maledetto!
Lascia a Giosta! È sconsagrato!
Anna! Anna! Anna!

(la porta del Castello si schiude e appare Giosta,
pallido e grave. Un impeto de furore agita allora a la
folla: I fuscelli, i rami secchi, le foglie aride, vencono
scagliati ai piedi di Giosta che rimane immobile.)


Eccolo!... Eccolo!
Giosta a te!

DONNE
To’, la richezza che ancor rimane!

UOMINI
To’, e ai tuoi fratelli! To’! To’!

TUTTI
(urlando)
Sterpi, fuscelli!
Rami, Brandelli!
To’! To’! To’! To’!
Ridi! Ridi! Distruggi!

GIOSTA
No. Questo no!

(La folla dominata dal grido, tace; allora
egli s’avanza e, religioso, alza le braccia al cielo.)

Giusto Signore,
Se ho peccato, colpiscimi. Son io
Che t’imploro di soffrir. Ma non colpire
Gl’innocenti che vivono d’amore
E quelli che ti chiedino ogni giorno
Pietà... pietà... per non morire.

(alla folla)

Udite. Giuro.
Qui farà ritorno la Comandante; Canterà il lavoro
Ancor nella fucina...
E se ho peccato, io solo, ecco, torrò
La giusta pena.
Ma lasciate che lei viva serena,
Viva serena e sempre a me vicina...

(Tace commosso. La folla si placa, dominata)

FOLLA
Giura!

GIOSTA
Lo giuro. Ritornate in pace ai casolari.

FOLLA
(allontanandosi)
... E così sia!

GIOSTA
Così sia!... Così sia!...

(Piega il volto sulle mani sedendo sulla panchina.
Allora dalla porta, fa capitolino Cristiano. Esce cauto.
Seguito dai Cavalieri. Tutti sembrano inquieti, come
se nascondessero un rimorso. Guardando alla folla in
silenzio. Cristiano si avvicina a Giosta. Anna rimane
sempre immobile e dolorosa sul sedile.)

CRISTIANO
Se ne vanno?

GIOSTA
(senza levare il volto)
Se ne vanno.

CRISTIANO
Plebe ignobile ed infida.
Tutti i di, quasi un anno, ci perseguita di strida.

LIECRONA
E da un mese di fuscelli...

CAVALIERI
Tetro mucchio!

CRISTIANO
(pestandovi dentro una pedata)
Spazza via!

(avvicenandoi a Giosta pomposo, come
risoluto a qualche cosa)

Giosta!...

GIOSTA
(quasi vincendo il pianto)
Lasciami!

CRISTIANO
Ho capito...

(rimane un posos pensoso.)

Qui si uccide la allegria!

(Un attimo di silenzo. I Cavalieri rimangono
pensosi a capo chino.)

CAVALIERI
(gravi)
Veramente abbiamo ucciso il lavoro... e la fucine...
qui non batte un martello...
qui si vuotan le cantine...

CRISTIANO
Si è bevuto, veramente...

CAVALIERI
Forse troppo... Forse troppo...

CRISTIANO
Tutto.

CAVALIERI
Tutto.

LIECRONA
Ieri è morta una bambina...
La sua madre era in gramaglie...

(Vorrebe continuare, ma non può. Tutti si
commuovono. Cristiano scrolla allora il testone,
per vincere il pianto, y grida soldadescamente)

CRISTIANO
Cavalieri!

CAVALIERI
(sull’attenti)
Capitano!

CRISTIANO
Siamo un mucchio dei canaglie.
Vero?

CAVALIERI
Vero!... Vero!...

CRISTIANO
E allora... Qui bisogna sull’istante
Sgomberare dal Castello...

CAVALIERI
... E cercar la Comandante...

CRISTIANO
(ai Cavalieri aprendo le braccia)
Cavalieri! Su! Da forti!
Abbriacciamoci!...

CAVALIERI
Abbriacciamoci!...

CRISTIANO
E che il diavolo ci porti.

(commosso)

L’ora è giunta. Addio per sempre.
Giosta, addio!

GIOSTA
(piangendo)
Addio!

(Si abbracciano, poi escono. Ma Cristiano con
una piroetta ritorna, tocca Giosta sulla spalla,
egli indica Anna.)

CRISTIANO
Anna!

GIOSTA
(sollevando la testa)
Ebbene?

CRISTIANO
Piange! Guardala! Piange troppo! Almen direi.

GIOSTA
Ed allora!

CRISTIANO
Io vado al diavolo con costor...
Tu sta con lei...

(Soddisfatto del pensiero gentile, esce senza
più volgersi. Giosta si avvicina ad Anna)

GIOSTA
Anna! Pregavi!

ANNA
(levando il capo)
Si.

GIOSTA
Piangi? Perche?

ANNA
Per te! Per te! Non posso più soffrire
E morire così... L’anima mia
È disperata.

GIOSTA
Perche?

ANNA
Giosta!... Laggiù
Mia madre attende ancora.
Sintram... mio padre... dalla triste aurora
Di quel Natale
Non s’è veduto più…Giosta amor mio,
Giosta, che vivi tra l’amore e il male,
Iddio ha risposto alle mie preci. Addio!

GIOSTA
Lasciarme! Tu? Lasciarme! Tu?
Signore! Signore! Ascolta! Toglimi la vita,
O dama un segno della tua bontà...

ANNA
Non invocare più Giosta! È finita!
Lasciami!

GIOSTA
(tentando trattenerla)
No...

ANNA
Lasciami!

GIOSTA
No! Un bacio!... un bacio!... un bacio!...

(La tiene fra le braccia, la baci; poi,
vincendosi, le indica el cancello.)

GIOSTA
Va’!...

(Anna si avvicina al cancello. M a si ferma
come se non reggesse. Grida festose, lontane.)

FOLLA
(lontanissima)
Oè! Oè! Oè! La Comandante!

ANNA
Gridano ancora!... Senti!... Addio!

FOLLA
(più vicina)
Oè! Oè! Oè! La Comandante!

CAVALIERI
(gridando)
Heissan! Heissan! Heissan!

GIOSTA
(sobbalzando per una folle speranza)
Anna! Un istante!...

FOLLA, CAVALIERI
(più vicino ancora)
Vecchia terra d’Ekebù!
Oè! Oè! Oè!

GIOSTA
(traboccante di gioia)
Il ciel risponde al mio grido d’amore!...
Anna! Anna! Qui! Sopra il mio cuore!

ANNA
(abbandonandosi a lui)
Giosta!
Giosta! Qui! Sopra il mio cuore!

GIOSTA
Anna! Qui! Sopra il mio cuore!

FOLLA
Oh! La Comandante!

ANNA, GIOSTA
Vieni! Vieni! Sul mio cuor!

CRISTIANO
(irrompe affannato)
Giosta! Anna! La Comandante! È qui!
Presto! Un guanciale!. Muore! Muore!

ANNA, GIOSTA
Muore?

(Anna entra in casa, ritornando coi guanciali,
e accomdandoli sulla panchina.)

CRISTIANO
L’ho ritrovata... là... sul sentier lontano
Distessa sulle polvere. Mi disse:
"Capitano!"
-"Comandante!"-
Sollevemi... Dov’è la tua brigata?
Chiamala e canti a festa. Muoio, ma perdonata
Eccola!... Taci...

(alla folla che entra, commovendosi e confondendosi)

Pololo!... Plebe!... Fratelli!... Su!...
Indietro! Cavalieri! Silenzo tutti! E giù...

(La Comandante, vecchia, moribonda ma serena,
entra sorretta dai Cavalieri e seguita dalla folla. Viene
adagiata sulla panchina. Tutti si scoprono commossi.
Silenzo profondo. La Comandante dopo un attimo,
apre gli occhi smarriti e balbeltta.)

COMANDANTE
Raggazi! Mille diavole! Marmotte!
Perchè tacete?

GIOSTA
(avvicinandosi)
Comandante!

COMANDANTE
Giosta!

(cercando cogli occhi)

Anna dov’è?

ANNA
(cadendo in ginocchio vicino a lei)
Sono qui.

COMANDANTE
Dolce Bambina!
... Sei Margareta, tu... Sei Margareta!

(smarrendosi)

E cammina e cammina
Da qualla notte! Ahi! Quanto pianto costa
Un peccato d’amore.

(a Giosta, che cade in ginocchio)

Amala, Giosta! O Giosta amala!

(commosa vincendosi)

Su! Perchè piangate?

GIOSTA
(con un singhiozzo)
Comandante!

COMANDANTE
Taci!
Come mia madre, la mia vecchia madre
Posò la mano
Su questo capo, ecco la poso anch’io
Sul capo vostro. Benedetti i baci
Nell’ amore di Dio. Amala! Amate!

(Posa la mano sopra la testa dei giovani. Rimane
un attimo assorta, poi si scuote e guarda intorno.)

COMANDANTE
Cristiano! Ti perdono. Ecco la mano!

(Cristiano gliela bacia e cade in ginocchio, piangendo.)

COMANDANTE
Lo so. Sei buono.

(agli altri, chiamando con un cenno)

Ed anche tu... anche tu...
Miei Cavalieri! Gaia y disperata
Canzon di gioventù...
Muoio tra voi... ma consolata e in pace...

CAVALIERI
(intorno a lei, commossi, forzandosi di sorridere)
Non morirai! Non morirai!

COMANDANTE
Fra poco...
... Solo vorrei...

(rizzandosi ancora acennando alla fucina)

Perchè non brilla il fuoco?
Perchè, laggiù, quella fucina tace?

(con un filo di voce, ma imperiosa)

Mille diavoli! Presto! Al lavoro!
Sola preghiera, per la morte mia,
Sia il vostro canto e il festoso coro
Delle fucine…Su! Uomini! Via!
Al lavoro! Al lavoro!

(ad Anna)

Anna! Tu no!
Stammi vicina...

(I Cavalieri si guardano negli occhi. Giosta
ha un gesto risoluto. Cristiano lo imita.)

GIOSTA
(ai uomini)
Alla fucina!

CRISTIANO
Al maglio!

CAVALIERI
Accendi il fuochi!

UOMINI
Al mantice! Ai martelli!
L’incudini sia un limpido sonaglio!

CAVALIERI
Accendi! Accendi!

TUTTI
Accendi!

CAVALIERI
E i nostri cuori, lieti ritornelli!

FOLLA
Canti il lavoro!

TUTTI
Canti!
Squilli! Brilli!
Al maglio! Al maglio!
Tuoni forte! Giù!

(Il maglio tonfa e tuona. I forni avvampano. Fiamme
calde balenano nella fucina e illuminano gli uomini
intenti all’opera. Squillano I martelli. Il lavoro festoso
canta. La Comandante immobile, fissa la fucina. Anna
è ingiocchiata vicino a lei. Il canto sale.)

CAVALIERI E DONNE
Vecchia terra d’Ekebù,
Chi fa cresceré le rose…

UOMINI
... Il lavoro sia canzone…
... Fede pia e benedizione…

CAVALIERI E DONNE
... Sulle squallide miniere
Dalla bocca sgangherata?

UOMINI
... E l’amore, redenzione
Della terra affaticata...

CAVALIERI
La canzon del Cavaliere
Dal lavoro illuminata!

UOMINI
Brilli e sfolgori Ekebù!
Tuoni il maglio! Tuoni! Tuoni! Tuoni!
Giù! Oh! Giù!

(Il maglio tuona. La Comandante chiude gli occhi,
serena. La fucina brilla di fuochi. Gli uomini, Giosta,
i Cavalieri tempestano più gioiosi.)

CAVALIERI E DONNE
Vecchia terra d’Ekebù
Chi ti da la giovenezza...

UOMINI, DONNE
Nel lavoro sia giustizia!...
Nel lavoro sia letizia!

CAVALIERI
... Chi ti dà le sonaglieri
Dalla garrulla risata?

UOMINI, DONNE
... Nel lavoro ogni tristizia
Venga in pace consolata!

CAVALIERI
La canzon del Cavaliere
Dal lavoro illuminata!

TUTTI
Brilli e sfolgori Ekebù!
Tuoni il maglio! Tuoni! Tuoni! Tuoni!
Giù! Oh! Giù!

(Un tonfo. Ma Anna, che avrà spiato il viso pallido
della Comandante, balza in piedi, si curva, la scuote
e gitta un grado acuto. Silenzo profondo. Tutti
rimangono, percossi, preso le incudini.)

ANNA
Giosta è morta!

(Giosta acorre.)

GIOSTA
Morta?

CAVALIERI, FOLLA
Morta!

GIOSTA
(solenne, con voz squillante come in rito)
Cavalieri di Ekebù!
Per nostra Comandante…tuoni il maglio!...
Sciolgi! Giù!

(Il maglio cade nel silenzo. Tutti s’inginocchiano
e piagano il capo.)




PRIMER ACTO


(Interior de una hostería con techo bajo y
paredes de madera, gran chimenea, una puerta
a la derecha y otra a la izquierda Sobre la
chimenea un fuego agónico. Por la puerta de
la izquierda se accede a un espacio amplio y
nevado, que forma parte de la segunda parte de
la escena, con abetos y un ancho sendero que
baja hacia el valle. Más allá del claro, el sendero
sube hacia las murallas del Castillo de Ekebú,
que domina, distante, el horizonte. Es la ultima
hora del crepúsculo. En la hostería una mujer
sentada al lado de la chimenea. Los últimos
rayos del sol iluminan los abetos y las chimeneas
de Ekebú, que arrojan humo contra el cielo gris.
Por el sendero sube un joven canturreando que
se apoya en los abetos para sostenerse; se acerca
a una mesa, en el exterior de la hostería y se deja 

caer sobre una silla llamando hacia el interior.
A la primera voz, la mujer se levanta de la
chimenea y se asoma a la puerta, mirando
con desconfianza al extraño vagabundo recién
llegado)

GÖSTA
¡La, la, la, la, la, la!
¡Ey!¡Aguardiente! ¡Tabernera! ¡Bruja!
¡Aguardiente, rápido! ¡Quiero beber y morir!

TABERNERA
¿Quién eres? ¿Qué quieres?

GÖSTA
¿Que quién soy?... Un lobo vagabundo.
¿Que qué quiero? Reír con el dorado diablo
que brinca en cada gota del fondo de una copa.
¡Bruja, aguardiente! ¡Quiero beber y morir!

TABERNERA
(reconociéndolo)
¡Oh, Gösta! ¡Gösta! Es Navidad.
Los querubines baten en el cielo sus alas...

GÖSTA
(interrumpiéndola ásperamente)
... y yo camino en busca del pícaro diablo.
¡Que me descongele con su cálido aliento!

(Ruido de campanillas a distancia)

¿Oyes esas campanillas? ¿Las oyes?
¡Ya está aquí! ¡Es él! ¿Lo oyes? ¡Viene a por mí!
¡Un trago! ¡Un trago!

(La tabernera entra para servirle el aguardiente,
regresa con una jarra y recoge el dinero. El
crepúsculo se torna azul oscuro. Las campanillas
se aproximan en forma diabólica y después callan
de improviso. Gösta bebe ávidamente. Un
hombre, magro y encorvado, sube por el camino,
mira a su alrededor inquieto y se acerca a Gösta)

SINTRAM
¡Gösta!

(Ríe entre dientes)

GÖSTA
(sin mirarlo)
¡Alteza!

SINTRAM
(corrigiéndolo)
¡No!... Soy Sintram.

GÖSTA
(fijándose en él)
Te creía Belcebú.

SINTRAM
¡Ja, ja, ja!
Es verdad, todos creen que soy el diablo.
¡Incluso tú!
¡Ja, ja, ja!

GÖSTA
¿Quieres comprar mi alma?

SINTRAM
No vale nada.

GÖSTA
¿No vale nada? ¿Que no vale nada?
Prueba, prueba, pregúntale
a cualquier muchacha, padre de Ana...
¡Ja, ja, ja!

SINTRAM
¡Maldito seas!...

GÖSTA
¡Maldito! Sí, ¿y tú?...

SINTRAM
(mirando hacia el Castillo)
¡Gran fiesta por Navidad esta noche en Ekebú!
¡Busco en vano a las jóvenes
que harán compañía a los Caballeros!

GÖSTA
(se levanta tambaleándose)
¡No, tu corres por los bosques y los caminos!
Me persigues hace tres días con tus campanillas.

SINTRAM
(retirándose lentamente)
¡Ja, ja, ja!
No vales nada. ¡Adiós!

GÖSTA
(con voz angustiada)
Esta noche moriré. ¿Quieres comprar mi alma?

SINTRAM
¡Ya es mía!

GÖSTA
¡Te engañas! ¡Es de Ana!

SINTRAM
(Volviéndose con ímpetu)
¿De Ana?

GÖSTA
¡De Ana! ¡De Ana!

(mofándose)

¿Osas negarte?

SINTRAM
(regresa impetuoso hacia el)
¡Ah!... Si vuelves a nombrar a mi hija,
lobo del infierno...

(Casi se lanza sobre Gösta, pero se controla, ríe
y arroja unas monedas en la mesa)

SINTRAM
¡Ja, ja, ja!
... ¡Compro tu alma al instante!
Bebe, y condénate eternamente.
¡Ja, ja, ja!

(alejándose)

¡Volveré a por ti mañana!...

(Sale. El trineo de Sintram sube veloz hacia
Ekebú. Gösta golpea con el puño sobre la
mesa. La tabernera trae una nueva jarra)

GÖSTA
(casi delirando)
¡Bebo! Bebo! Bebo!...
¡Ja, ja, ja!

(alzando el jarro)

¡Ja, ja, ja!
¡Gloria, santa noche de Navidad!...
¡Ángeles! ¡Estrellas! ¡Música! ¡Muchachas!...
¡Todo alegre, todo bello!...

TABERNERA
¡Gösta Berling! Voy a cerrar, es tarde.

GÖSTA
Cierra y vete, que yo me quedo...
Allá, un alegre y ruidoso baile...
Y yo, aquí... río y lloro.

(Entierra la cabeza en los brazos. Noche
silenciosa. Del camino llega un rumor de
voces femeninas que se acerca poco a poco.
Gösta alza la cabeza lentamente y escucha.)

VOCES
Dios viste de azul
al trémulo abedul
de la pedregosa cima,
y mira a las muchachas
que van por el bosque solas,
riendo y cantando.
¡Oh limu, oh lime! ¡Oh, limu, oh lime!

GÖSTA
¡Oh, murmullo alegre
de la bulliciosa zampoña,
que en el corazón del moribundo
haces soñar la vida!

(Se levanta tambaleándose y cae de bruces sobre
la nieve. Una multitud de muchachas llegan a la
carrera riendo. Entran en grupos como si se
persiguieran jugando y se vuelven para espiar
el otro grupo que llega)

MUCHACHAS
¡Primera! ¡Segunda!

ANA
¡Ultima!

MUCHACHAS
(alrededor de Ana)
¡Hosanna! ¡Hosanna!
¡Oh, helado copo de plata,
que pareces un juguete del viento!
¡Apresúrate! ¡Animo!
¡Quien tarda, se burla!
¡Animo, muñequita!
¡Quien ríe, engaña!

GÖSTA
(casi delirando, alzando la cara
y dejándola caer casi al momento)
¡La nieve mata!
¡Ana! ¡Mi Ana!

(la multitud bulliciosa se marcha
por el camino que sube a Ekebú)

MUCHACHAS
¡Oh limu, oh lime! ¡Oh, limu, oh lime!
¡Oh limu, oh lime! ¡Oh, limu, oh lime!
¡Hosanna! ¡Hosanna!

GÖSTA
(alzando la cara de nuevo)
¡Burla! ¡Tormento!
¡Ana! ¡Mi Ana!

(Las muchachas, al oír la voz, se agrupan en
torno a Ana, que observa estremecida la sombra
donde yace Gösta. Un momento de silencio)

MUCHACHAS
(en voz baja)
¿Quién está allí?
¿Dónde?
¿Allá, en el fondo?
¿Dónde?
¿Allí? ¿Allí?

(Ana va despacio hacia la taberna)

MUCHACHAS
¡No, no te acerques!

(Ana se agacha y lo reconoce)

MUCHACHAS
¡Ana! ¡Ana!

ANA
¿Gösta Berling?... ¡Tú!... ¡Tú!
Estás perdido... ¡Paz a tu corazón y para el mío!
El cielo te perdone.

(Las muchachas se la llevan)

ANA
¡Adiós!...

(Ana sale con las compañeras que reemprenden
el canto y se marchan por el camino de Ekebú)

MUCHACHAS
¡Ven! ¡Retorna! ¡Ven!
¡Oh limu, oh lime! ¡Oh, limu, oh lime!
¡Oh!... ¡Oh!... ¡Oh!..

(Gösta se arrastra hasta el centro del claro,
ríe y vuelve a caer de bruces. Las ventanas del
castillo se iluminan, repican las campanas de
la tarde. Silencio. Por el camino que sube desde
el valle se escucha la voz airada de una mujer,
después aparece un niño con un farol. Detrás
de él viene la Comandante y Samzelius. La
Gobernanta lleva una pipa de arcilla en la boca,
viste una pelliza de piel de oveja con los vellones
hacia fuera y una falda listada de lana cruda.
Calza gruesas botas, el mango de un cuchillo
le sobresale del chaleco; los cabellos blancos
coronan el rostro de una atractiva mujer madura.
Samzelius, su marido, camina al lado, mudo,
tétrico e indiferente.)

LA COMANDANTE
(Al niño)
¡Por mil diablos! ¡Perezoso! ¡Alza la lámpara!

(El niño tropieza con Gösta)

¿Qué pasa?

SAMZELIUS
(observando al hombre, indiferente)
Está ebrio...

LA COMANDANTE
(agachándose)
¡Él!... ¡Por todos los diablos!... ¡Arriba! ¡Arriba!

(sacudiéndolo)

¡Hombre insensato! ¡Zoquete!

(al niño, que obedece)

¡Corre a pedir ayuda a Ekebú!...

(mirando irónica a Samzelius)

Con este marido que no mueve ni un dedo,
como es su costumbre, para ayudar...

(a Samzelius)

Ve, y di que llegaré
un poco más tarde a la fiesta.

SAMZELIUS
(indiferente)
¿Yo?

LA COMANDANTE
¡Por todos los demonios! ¿Y quién si no?
¡Tú!... ¡Mi marido!

(el niño golpea la puerta de la taberna y
la tabernera aparece en el umbral. La
Gobernanta levanta a Gösta y lo lleva
al interior haciendo que se siente en una
silla cercana a la chimenea.)

LA COMANDANTE
(al niño y a Samzelius)
¡Marcharos!

(Ellos salen.)

LA COMANDANTE
(a Gösta)
¡Gösta! ¡Eh! ¡Hombre del infierno!

(a la tabernera)

¡Atiza el fuego y déjanos solos!...

(acomodando a Gösta sobre la banqueta)

¡Ven!

GÖSTA
(delirando)
¡Gloria! ¡Navidad!… ¡Oh, alegría! ¡Oh, burla!

LA COMANDANTE
Tú calumnias a la iglesia y apestas a taberna.
¡Ja, ja, ja!

(La tabernera ha salido. Las llamas de la
chimenea destellan y la lámpara brilla
vivamente. La Comandante mira Gösta.)

Poeta de Vermland, ¿cómo es que estás aquí?

GÖSTA
(mirándola, turbado)
Quiero morir.

LA COMANDANTE
Muchacho, escucha. Soy la Comandante
de la fundición de hierro de Ekebú.
Con sólo mover un dedo,
nuestro buen Gobernador se hace una marmota.
Si alzo dos, el Cabildo se presenta
sobre el mercado y trota.
Si alzo tres, una amenaza y
el Tribunal, el Obispo y los más
poderosos hombres de Vermland bailan la polca.
Y aún así, muchacho, debo protegerme del diablo
si no quiero convertirme en un cadáver...

GÖSTA
(triste y deprimido, balbuceando)
No, no...
Todo ha terminado, ¡déjame morir!

(La Comandante arroja su fusta sobre la
mesa, se acerca a Gösta, se sienta a su lado
y le habla con ternura)

LA COMANDANTE
¡Cómo fue, cómo fue,
que te expulsaron de la iglesia de Bro?

GÖSTA
(levantando la cabeza, confundido)
No lo recuerdo.

(evocando con dificultad el pasado)

Bro: la pequeña y triste iglesia. Bro: mi triste vida.
Nieve, silencio, frío, melancolía infinita.
Vivía allí, aislado,
entre la palabrería de los telares de las mujeres.
Un desconocido pastor de Dios... Allá... allá...
... pero ¿el sol no reirá nunca?
Acaso sobre la tibia tierra perfumada
¿no florecerán nunca más las violetas?
El verano, cálido entre los dorados trigales,
alegre como el viento, ebrio de graznidos y alas,
¿no cantará más a dúo con mis veinte años?
¿no bailará más con los ecos del valle?
¡El trabajo alegre de la campiña!
Así gritaba yo a Dios,
así pedía a Dios todas las tardes.
Y bebía... bebía...
La primavera estaba en mi vaso.
A cada gota... ahí... una rosa... a cada sorbo... sí...
un trino, un gorjeo de pájaros en sus nidos.
Sí, el florecer de las flores de los membrillos.
Y volaba... y volaba... ¡y soñaba!
... Y, de la tierra florida,
y, de mi alma florecida,
un grito, un único grito: "
¡Gloria al Señor, gloria a la vida! ¡Gloria!...
... No recuerdo nada más.
Fui excomulgado y arrojado fuera
¡El borracho! ¡Dios le niega el pan!
¡Busco la muerte hace ya tres días!
¿Qué decir? ¿Qué hacer? Ha llegado la hora.
¡Déjame morir!... ¡Ja, ja, ja!

(Solloza con el rostro entre las manos, como un
muchacho. La Comandante esta conmovida. Le
pone una mano sobre la cabeza, maternalmente.
Luego, le habla con amargura y piedad.)

LA COMANDANTE
No. Tú eres aún joven,
tu triste llanto me recuerda los míos.
Escucha.
Vuelvo a la linda y rubia Margarita Celsig,
la que una vez fui...
No sé cuánto tiempo hace..
Amaba, bien lo sabe Dios, humildemente,
soñaba con mi hombre
junto a mi sencillo y pobre fogón.
Pero un día el hombre partió:
" Quiero volver rico", me dijo, "Reza y espera"...
Esperé sin desesperar...
Y esperé, y esperé...

(conmovida, se interrumpe)

¿Me escuchas?

GÖSTA
(sin levantar la cara)
Sí.

LA COMANDANTE
Pero entonces mi gente
posó su mirada en Samzelius,
¡el tétrico Samzelius!
"¡Ven! ¡Este es tu esposo!"... -"¡No!"-
"¡Tómalo!"- "¡No!"- "¡Tómalo!"- "¡No!"
A golpes y a puntapiés me forzaron...
me obligaron.

(hablando entre los dientes)

¡Jesús!

(con tristeza)

Pero de aquel día en adelante
nunca más se volvió a ver a Margarita Celsig.

(a Gösta, tras un instante, sacudiéndolo)

¿Me oyes aún?

GÖSTA
(Mirándola)
¡Sí!...

LA COMANDANTE
Mírame.
Entonces volvió aquél que había partido,
¡volvió y fue mío!... Sí, fuimos amantes.
Me trajo a Ekebú y me dio oro y amor.
Y yo bebí, bebí abrasada hasta el pecado.
Y fui la Comandante
de puño fuerte y corazón indómito.

(Gösta en pie, impresionado por la historia)

Y cuando un día mi anciana madre,
que vive aún, más allá de estas montañas,
vino para preguntarme
en qué vergüenza vivía su hija...
yo alcé el brazo... y con esta mano...
¡Sí, sí!... ¡La golpeé en la cara!

(Ríe amargamente y termina llorando.)

¡Ja, ja, ja!

(se cubre el rostro con las manos, jadea y calla.
Gösta, pálido y confundido, la mira fijamente.
La mujer se calma.)

Ella, que aún vive,
no me lo ha perdonado nunca.
Aquél al que amé... está muerto.
Y yo, con mi marido que todo lo ignora,
arrastro mi cadáver pecaminoso.
Todo ha pasado.
Vivo y confío en Dios. ¡He terminado!

(está calmada y sonríe. Se lleva la pipa
a la boca y, caminando hacia Gösta,
golpea la fusta en sus piernas,)

Vive también tú, muchacho.
Desde aquel día recojo y amparo
a los débiles y extraviados
que Dios pone en mi camino.
Intento darles alegría y confianza en sí mismos.
Los llamo los Caballeros, son mis Caballeros.
¿Quieres vivir?... ¿Quieres vivir?... ¡Redimirte?

GÖSTA
No.

LA COMANDANTE
¿No? Pues entonces... ¡suicídate!

(mirándolo a los ojos y alzando el dedo)

Pero hay otra cosa... se...

(una voz, aún lejana, se escucha. Un leve
resplandor de antorchas humea tras los abetos.)

CRISTIÁN
Antigua tierra de Ekebú,
¿quién hace crecer las rosas
en el desvencijada entrada
de la desolada mina?

CABALLEROS
¡La canción de los Caballeros
siempre alegre y desesperada!

LA COMANDANTE
(tras haber oído un instante, mirando
siempre a los ojos de Gösta)
Pero hay otra cosa... se trata de Ana.

GÖSTA
(estremeciéndose)
¿Qué dices?... ¿Ana?

LA COMANDANTE
¿Quieres vivir?... En el castillo
hay un baile esta noche y Ana estará allí.
Eres bello... y ella te ama. ¿Aceptas?

(Gösta permanece inmóvil y dubitativo. Por el
camino brillan las antorchas y las tropas de los
Caballeros guiados por Cristián y seguidos por
la multitud, irrumpen cantando)

CABALLEROS
Anciana tierra de Ekebú
¿quién te da la alegría
y enguirnalda la mina
con nubes de humo?

LA COMANDANTE
Escucha... es la canción de los Caballeros.
¿Aceptas?

(Gösta de improviso se mueve y tiende la mano
a la Comandante, que se la estrecha fuertemente)

GÖSTA
¡Acepto!

CABALLEROS
La canción de los Caballeros
siempre alegre y desesperada.
¡Heissan! ¡Heissan! ¡Heissan!

LA COMANDANTE
Ven... Es la redención.

(La Comandante abre la puerta de la hostería,
llevando siempre a Gösta de la mano. Sobre
el claro, la multitud agita las antorchas y baila
alegremente.)

LA COMANDANTE
¡Caballeros!

CABALLEROS
(volviéndose festivamente)
¡Gobernanta!...

LA COMANDANTE
(presentando a Gösta)
¡Gösta Berling, Caballeros!

CRISTIÁN
(abrazándolo)
¡Hermano!

CABALLEROS
(agitando los sombreros festivamente)
¡Heissan! ¡Heissan! ¡Heissan!

CRISTIÁN
¡Gloria al nuevo caballero!

CABALLEROS
¡Gloria!

(De pronto el estrépito de unas campanillas
se oyen a lo lejos acercándose rápidamente.
Los Caballeros y la multitud, se interrumpen)


CABALLEROS
¿Campanillas? ¿Campanillas?

(Sintram aparece tras los abetos)

CABALLEROS
(señalando con el dedo)
¡Sintram! ¡Sintram!
Nos ha seguido. ¡Vuelve!

MULTITUD, CABALLEROS
¡Sintram! ¡Sintram!

LA COMANDANTE
(a los Caballeros y a la multitud)
¡Al Castillo!

(Sintram hace un gesto de maldición y empuja
el trineo hacia Ekebú, precediendo a los
Caballeros. Todos rodean alegremente a Gösta
y la Comandante, tocando los cornos y violines, 

para luego encaminarse rápida y festivamente
hacia el castillo al canto de su himno.)

TODOS
Anciana tierra de Ekebú,
¿quién te da la juventud?
¿Quién te da la campanilla
de ruidosa carcajada?…
La canción de los Caballeros
Siempre alegre y desesperada.
¡Heissan! ¡Heissan! ¡Heissan!

(Se mueven en desorden. Humo de las antorchas,
tumulto alegre, voces felices.)



ACTO SEGUNDO


(Amplia sala del castillo de Ekebú. A la derecha, 
casi vecino al proscenio, una galería cerrada
por una cortina de terciopelo y una ventana;
al fondo una gran puerta de entrada. A la
izquierda, una chimenea con campana y otra
puerta. Sillas, taburetes, banquetas candelabros
y gran lámpara colgando del techo. Sintram
está cerca de la puerta de la izquierda jugando
alegremente con un grupo de muchachas. Ana
está en medio de la sala ayudada por otras
muchachas que la visten para la representación
de la comedia. Un tercer grupo de muchachas
permanece arrodillado entorno a un cofre del
que sacan vestidos y complementos, otro
grupo está situado en la puerta de la derecha,
dialogando con la gente que grita desde afuera
para poder entrar. Los grupos se mueven y
hablan, se cambian, se confunden y se
recomponen entre sí. Ana está seria y triste)

MUCHACHAS
¡Tra, la, la, la, , la, la, la!

LA MULTITUD
(desde el exterior)
¡He! ¡He! ¡He! ¡La nieve cubre el cielo!
¡Abrid! ¡Abrid! ¡Abrid!

UNA MUCHACHA
(a la gente)
¡Aún no estamos listas! ¡No es la hora!
Ana no está vestida
para la representación.

UN GRUPO DE MUCHACHAS
(alrededor de Ana y las del cofre)
¡El velo!

UN GRUPO DE MUCHACHAS
(vaciando el cofre desordenadamente)
¡Un capuchón de tela!

UN GRUPO DE MUCHACHAS
(alrededor de Ana)
¡Un rosario!

UN GRUPO DE MUCHACHAS
(hacia el cofre)
¡Una cofia!

TODAS LAS MUCHACHAS
¡Busca, busca, apresúrate!

MUCHACHAS
(alrededor de Ana)
¡Una túnica!

MUCHACHAS
(hacia el cofre)
¡Una capa!

UNA MUCHACHA
(corriendo hacia Ana)
¡Aquí esta el velo!

TODAS LAS MUCHACHAS
¡Tra, la, la, la, , la, la, la!

LA MULTITUD
(desde afuera)
¡Hey! ¡Hey! ¡Hey! ¡La nieve cubre el cielo!
¡Abrid! ¡Abrid! ¡Abrid!

UNA MUCHACHA
(desde la entrada, burlona)
¡Volved más tarde! ¡Obedeced, osos!

(las otras muchachas, en tanto, han acomodado el
velo entorno a Ana y admirándola la conducen a
la fuerza hacia el espejo.)

MUCHACHAS
¡Ahora estás lista!
¡Abre los brazos como un cándido rosal!
¡Gira, gira, enlaza las manos, gira!
¡Tra, la, la, la, la, la, la!

(Sonidos y voces del exterior. Las muchachas se
asoman a las ventanas dejando solos a Sintram y
Ana. Un fulgor rojizo se refleja en los cristales)

UNA MUCHACHA
¡Los Caballeros!

MUCHACHAS
¡Los Caballeros!

(Sintram coge a Ana por un brazo
y la lleva hacia la chimenea.)

CABALLEROS
(Todavía desde muy lejos)
Anciana tierra de Ekebú,
¿quién hace crecer las rosas...

MUCHACHAS
¡Ahí llegan! ¡Ya están aquí!

CABALLEROS
... en el desvencijada entrada
de la desolada mina?

SINTRAM
(a Ana)
¡Abandona el castillo! ¡Vete ahora mismo!

MUCHACHAS
¡Ahí llegan! ¡Ya están aquí!

(a Sintram)

¡Baja! ¡Rápido, vete!

(Las muchachas corren a abrir
la puerta principal)

UNA MUCHACHA
(tomando a Ana de la mano)
¡Tú quédate aquí, pequeña osita!

MUCHACHAS
¡Tra, la, la, la, la, la, la!
¡Corred! ¡Trotad! ¡Arriba ¡Arriba!
¡Arriba ¡Arriba! ¡La, la, la, la, la!

(entra militarmente el grupo de Caballeros.
Cristián se detiene de súbito en medio de
la sala y ordena con gestos de mando.)

CRISTIÁN
¡Echad al vulgo!

CABALLEROS
(mirando alrededor cómicamente)
¡No está aquí!

CRISTIÁN
(obstinado)
¡Qué me importa!
De todas formas, ¡que se vaya la plebe!

(A los Caballeros)

Formad para la batalla.
Allá, por la puerta, yo lanzo mi grito: ¡Hola!
¡Magníficos canallas!
¿Quién de vosotros peleará?

CABALLEROS
¡Todos! ¡Presente!

CRISTIÁN
¿Y quién de vosotros consagrará a Gösta
como nuevo Caballero?

CABALLEROS
¡Todos! ¡Presente!

MULTITUD
¡Heissan! ¡Heissan! ¡Heissan!

(Los Caballeros se alinean rápidamente ante la
puerta. Entra la Comandante, del brazo de Gösta,
vestido pomposamente de Caballero. Todos lo 

aclaman y dan alegres vítores)

CABALLEROS
¡Gloria a Gösta!

MULTITUD
¡Heissan! ¡Heissan!

CABALLEROS
¡Por la Comandante!

MULTITUD
¡Heissan! ¡Heissan!

CABALLEROS
¡Margarita!

MULTITUD
¡Heissan! ¡Heissan!

CRISTIÁN
(adelante y agitando su sombrero)
¡Gloria al poeta y al viento la bandera!

(Todos agitan sus sombreros. La Comandante
y Gösta pasan triunfalmente entre la multitud.)


TODOS
Anciana tierra de Ekebú,
¿quién te da la juventud
y enguirnalda la mina
de nubes de humo?
La canción de los Caballeros,
siempre alegre y desesperada.
¡Heissan! ¡Heissan! ¡Heissan!

LA COMANDANTE
¡Muchachos!...

CRISTIÁN
(interrumpiendo solemnemente)
¡No! Primero la ceremonia
y la presentación...

LA COMANDANTE
(sonriendo y accediendo)
¿Y el baile?

CRISTIÁN
¡Que muera!

LA COMANDANTE
¿Y la representación?

CABALLEROS
¡Que muera!

CRISTIÁN
¡Primero, que se cumpla con la consagración!

(Los Caballeros hacen sonar sus cornos. La
Gobernanta se encoge de hombros y se sienta
sobre la mesa, poniéndose la pipa en la boca y
con la fusta en el puño. La multitud se retira
al fondo. Los Caballeros se alinean detrás de la
mesa. Cristián coloca a Gösta en el medio de la
sala, casi delante de la Comandante. Se pone al
lado y llama. Los llamados salen de la fila con
los pasos y el movimiento característico de su
personaje, se inclinan ante la Comandante,
abrazan a Gösta y se retiran por el lado opuesto)

CRISTIÁN
¡Rüster: solemne bebedor de ponche!
¡Julius: alegre trovador de rimas!
¡Fucks: cazador de sublime de ánades!
¡Y Rutger: el inventor de las cubas!
¡Aquí, Liecrona, que anima nuestras comidas
con el sonido de sus tripas en concierto!
¡Aquí, Everardo el seductor de mujeres!
¡Y Wemburgo, y Kenvèllere, los guerreros
al servicio de la fama y de la gloria!
¡Y junto con Kristoffer, el del voraz apetito,
Benrecreutz, el de turbios pensamientos!

(presentándose a sí mismo)

Y ¡y yo!, Cristián en carne y hueso,
¡el gran capitán de los Caballeros!...

(Se mueve con grandes pasos hacia la fila,
poniéndose rígido en forma pomposa, en acto
de saludo. La Comandante salta de la mesa y
agitando la fusta habla ruda e imperiosa)

LA COMANDANTE
¡Ya basta! ¡A la representación! ¡Rápido!

(dirigiéndose a la puerta)

¡Gösta hará de doncel!

GÖSTA
(confuso)
¿Yo?... Pero, ¿qué doncel?

LA COMANDANTE
(en la puerta, saliendo)
¡Daos prisa!

CRISTIÁN
(A Gösta, explicándole lentamente)
Representaremos la obra:
"Noche serena, noche plateada"
Ana será la novia y tú el puesto fraile...

(moviéndose a grandes pasos hacia la cortina)

¡Ana! ¡Pinzón! ¡Ja, ja, ja!

(Las muchachas aparecen tras la
cortina, empujando a Ana y riendo.)

MUCHACHAS
O "limu" o "lime" O "limu" o "lime"...

(riendo)

UNA MUCHACHA
Ana esta avergonzada. ¡Ja, ja, ja!

(las demás ríen)

ANA
¡Dejadme! ¡Dejadme!

(Se escapa del cerco de sus compañeras y se
refugia en un rincón, llorando. Gösta, inmóvil
y pálido, observa a la muchacha.)

CRISTIANO
¡Dejadla en paz!

(Cristiano al observar a Gösta y después a la
muchacha, se da un manotazo sobre la frente
y va a colocarse en medio de los suyos guiñando
un ojo)

CRISTIÁN
¡Ya Entiendo lo que pasa!

(a Gösta, indicando a Ana)

Os doy dos minutos para ponerse de acuerdo.

(a los suyos y a la multitud que obedece)

¡Fuera todos! Yo estaré en la puerta. ¡Rápido!

MUCHACHAS
(yéndose)
O "limu" o "lime" O "limu" o "lime"...

(Las muchachas trasponen la cortina mientras
la multitud sale empujada por los Caballeros.)

CRISTIÁN
(En la puerta, volviéndose a Gösta)
Seré sordo.

(Cristián sale y los dos jóvenes quedan solos.
Ana esta aún sacudida por algunos sollozos
reprimidos. Gösta se acerca. Habla triste y
conmovido. Ella no lo mira)

GÖSTA
No llores... no llores... ¿por qué?

(Gösta esta muy cerca de ella. Ana
vuelve la cara y lo mira con hostilidad)

ANA
¡Vete! ¡Vete! Si una sola lagrima
hubiera permanecido en tu corazón,
no tendría yo que llorar ahora.
Lloro por mí...
... Vivía humilde y sola, allá,
en mi casa sombría y severa.
Escuchaba el suave retintín de la nieve
en el eterno sol de la primavera.
Cada mañana, recogiendo una flor,
caída sobre mi almohada
meciéndome en las alas de un sueño
encantador y desconocido;
y cada tarde,
la humilde campana parecía
anunciarme que de una tierra lejana
¡vendría mi señor! ¡vendría el amor!
Yo, esperaba y confiaba...
Y él por fin vino. ¿Sabes quién es?
Mira... Un alcohólico harapiento,
excomulgado de Dios y lleno de orgullo.
¡Él sabe que lo amo! ¡Sabe que lo amo!...
¡Vete! ¡Vete!...
¡No quiero volver a verte!

(llora)

GÖSTA
(que ha seguido las palabras, estremecido)
¡No, así no! Caigo a tus pies y espero,
como espera el perdón un moribundo.
Sí, soy vil, soy un maldito,
pero puedo redimirme, Ana, el amor...

ANNA
(fría, amargada, indicando la cortina)
La representación será ahí, apuesto caballero.
¿Actuarás sin utilizar la mascara?

GÖSTA
¿Actuar sin la mascara?... ¡Sea como tú quieres!
¡Sí, como tú desees! Continuemos allí.
Te diré
palabras nuevas,
verdaderas... sinceras...
¿Responderás? ¿Responderás?

ANNA
No lo sé.

GÖSTA
(apasionado)
¿Responderás?

ANA
(resuelta)
¡Actuaré!

GÖSTA
¡Actuemos! ¡Actuemos!

(Cristián vuelve a entrar llevando en
los brazos una vestimenta de fraile.)

CRISTIÁN
Muchachos ¿estáis listos?

(a una señal afirmativa de Gösta, le da la ropa)

¡Toma el hábito!...

(empuja a los dos tras la cortina)

¡Allá! ¡Vamos, rápido!

(va hacia la puerta y la abre)

¡Hola! ¡Chusma!¡Gloria de Ekebú!
¡Comienza la obra!

(La multitud entra ruidosamente en la sala
ocupando sillas, mesas, escaños y el suelo
cerca de la chimenea. Los Caballeros, se
disponen cerca de la cortina como una
orquesta, con cornos y violines. También
Cristián empuña un corno)

MULTITUD
¡Ja, ja, ja!
¡Rápido, se están enfriando!
¡Acá una banqueta.
¡Acá la silla!
¡Ja, ja, ja!
¡Que comiencen ya! ¡Rápido!
¡Ja, ja, ja!
¿Será bella la comedia? ¿Será bella?
¡La banqueta! ¡La banqueta!
¡Se están enfriando! ¡Ja, ja, ja!
¡Rápido! ¡Rápido!

CRISTIÁN
(a la orquesta de Caballeros que afina)
¡Silencio! ¡Silencio! ¿Están listos los cornos?

(gritando hacia detrás de la cortina)

El escenario ¿está preparado?

(agitando el corno que tiene en la mano,
vuelto hacia la multitud)

¡Aviso a todos los críticos!
Quien parlotee... ¡recibirá una cornada!

(Se sienta cerca de la orquesta de los Caballeros.
Silencio. Se alza la cortina. Se ve la fachada de
un palacete con una ventana iluminada. Es de
noche. En el cielo, una redonda luna sonriente,
con ojos, nariz y boca. En la ventana se ve a
Ana, la novia. La orquestita comienza a tocar
una música festiva y grotesca)

ANA
(Desde la ventana)
¡Noche serena!
¡Noche plateada!

(Gösta, vestido de fraile, aparece)

ANA
¿Quién está ahí?

GÖSTA
¡Uno que sufre!

ANA
(asomándose)
¿Quién anda ahí?

GÖSTA
¡Uno en tormento!

ANA
Quédate, pues, hasta la aurora...
¡Hasta la aurora!

(Gösta se sienta bajo la ventana. La orquestita
de los Caballeros repite el preludio.)

GÖSTA
¿Duermen las hadas?

ANA
(asomándose más)
Si, frailecito.

GÖSTA
Y vos, ¿a quién esperáis?

ANA
Fraile, a un paje...

GÖSTA
¡Quédate, entonces,
hasta la aurora!...

ANA
... ¡Hasta la aurora!

(De nuevo el estribillo de la orquestina.
Pero Gösta, en vez de reemprender la
representación, retoma el dialogo de amor
antes interrumpido. Lo hace con ardor cada
vez más creciente. La orquestita de los
Caballeros, desorientada, cesa poco a poco de
tocar. Todos miran confusos y comentando.)

GÖSTA
Hasta la aurora.
Pero me quitaré, doncella,
el hábito que me dio Dios
para mostrarte humildemente quien soy.
Yo, que no sé cómo vivo sin ti;
yo, que invoco el amor como un perdón,
yo, que por ti he cambiado mi vida.
¡Miramé! ¡Mira!
Te imploro como implora un moribundo.
Soy una máscara que oculta mi otro yo,
pues ¡soy tu aurora! ¡soy el amor!

UN CAVALLERO
¡Parece de verdad!

CRISTIANO
¡Gösta, parece verdaderamente enamorado!

ANA
¡Cuán bello es tu rostro y cómo resplandece!
¡Soy yo la que amo!
Yo, que reavivo en tu corazón atormentado
la llama pura que te redime
y me devora.

MULTITUD
¡Parece de verdad!

CRISTIANO
Gösta actúa como si fuera verdad.

MULTITUD
¡Qué bello!
¡Qué apasionado!

CRISTIANO
La muchacha expresa fuego.

GÖSTA
(con ímpetu, improvisando)
¡Sí, soy tu aurora!...
Abro los brazos y esparzo
rosas maravillosas sobre tus cabellos.
Alegres corrientes desborda mi corazón
como las risueñas risas de una fuente.
De mi alma suben a ti
todas las campanas matinales,
al igual que los trinos de los pájaros
volando en el radiante e inmenso azul...

ANA
(extasiada)
¡Más! ¡Más aún!
De ti, de ti, de ti estoy inflamada.
¡Como la aurora! ¡Más! ¡Más!

GÖSTA
(con más ímpetu)
Sólo una palabra es tan bella
como el sol de Dios,
pura e inmensa,
¡tu nombre!...

ANA
¡Oh, tu callado sufrimiento...

GÖSTA, ANA
... el nombre y el llanto
¡Mi delirio!...

MULTITUD
¡Qué bello!
¡Parece que está de verdad enamorado!

CRISTIÁN
¡Ah sí, por Dios, qué bien lo hacen!

CABALLEROS
¡Un verdadero maestro!

MULTITUD
¡Es un poeta!
¡Es un Caballero!
¡Dentro de su corazón brilla la inspiración!

(Los Caballeros, en pie, hacen sonar los cornos.)

ANA
(vencida y conmovida)
Necesito una prueba tuya, otra de Dios,
y seré tu alegría y tu llanto.

GÖSTA
La tendrás, la tendrás, ¡te lo juro!
Pero mientras, ¡posa tu cabeza en mi pecho!

(la orquestita de los Caballeros vuelve a sonar)

ANA
(abriendo sus brazos)
¡Ven, muchacho, Dios nos escucha, ven!

(Sintram aparece, sin ser visto, en la puerta y
observa en silencio la escena.)

CRISTIÁN
¡Ultima escena! ¡Un poco más, y cede!

GÖSTA
¡Bendita tú, alma dulce y querida!...

CRISTIÁN
¡Atentos al gran final!...
Ahora... ahora... ¡abrázala!

ANA
(extiende los brazos)
¡Soy amada! ¡Amada!
¡Tuya por siempre!

GÖSTAv
(subiéndose en la banqueta para llegar a ella)
¡Mía por siempre!...

ANA
¡Ven, muchacho!...

GÖSTA
¡Mía por siempre!

ANA
(lanzándose a los brazos de Gösta.)
¡Ven!

(Se besan. Se escucha un alarido terrible.)

SINTRAM
(subiéndose libido a una mesa)
¡Infierno! ¡Infierno!

MULTITUD
¡Sintram!

SINTRAM
¡Infierno! ¡Escúchame y laméntate!

MULTITUD
¡Sintram!

SINTRAM
¡Llanto por llanto! ¡Burla por burla!
¡Lloraréis Caballeros! ¡Gobernanta llorarás!
¡Sin casa y sin pan por las calles mendigaréis

(tendiendo el puño hacia Ana)

¡Ana! ¡Ana! ¡Escucha!
Desde esta noche encontrarás cerrada
la puerta De la casa.
¡No vuelvas! ¡Estás muerta! ¡Maldita! ¡Maldita!
Y desamparada, en vano llorarás.

(Salta de la mesa y escapa.)

MULTITUD, CABALLEROS
¡Sintram! ¡Maldito!
¡Matadlo! ¡Cogedlo!
¡Cogedlo! ¡Golpeadlo! ¡Golpeadlo!
¡Agarradlo! ¡Agarradlo! ¡Agarradlo!

(Rápido tumulto. Los gritos de la gente se alejan)

¡Sintram! ¡Sintram! ¡Sintram!

(alejándose)

¡Oh!

(La Comandante que ha permanecido callada,
se dirige hacia la puerta del fondo.)

LA COMANDANTE
(escuchado el grito que se paga)
¡Por el cielo y los diablos!
Esta noche nos traerá desgracia.

(Por las ventanas entra la luz de la aurora.
La Comandante permanece un instante inmóvil
y pensativa, luego ve a Gösta y Ana cogidos de
las manos)

LA COMANDANTE
¿Y ahora?

GÖSTA
¡Ahora es mía!

LA COMANDANTE
(imperativa)
¡Júralo!

GÖSTA
¡Mía para siempre!

ANA
(aturdida, abrazada a él)
¡Sí, por siempre!

LA COMANDANTE
(Resuelta)
¡Que así sea!
Amanece. Andad y que os acompañe Dios.

(a Ana, conmovida)

Eres como Margarita, y tú... y tú, muchacho...
Sois el sueño que yo no logré ver realizado...

(sentándose cerca de la chimenea)

Sed felices. Me quedare aquí sola.
Caminad serenos hacia el amor...
El amor es breve... muy breve.
¡Vuela! ¡Vuela!

(El alba se hace más clara. Gösta ciñe a Anna
por talle y ella posa su cabeza en su hombro. Se
dirigen hacia el camino. La Comandante queda
agria y conmovida al mismo tiempo, enciende la
pipa y permanece inmóvil, observando absorta la
llama de la chimenea.)

GÖSTA
Caminaremos al encuentro del nuevo sol,
siempre así, tomados de la mano.
¡Para siempre, para siempre!
Brotarán violetas de la tierra tibia perfumada.
¡Gloria a la vida!... ¡Gloria al dolor que
te ha entregado a mí, pura y dulce!
¡Gloria al amor y a tu llanto desconsolado!
¡Gloria!

ANA
¡Gösta!

(Se abandona en los brazos de Gösta. Se dirigen
lentamente al camino que ilumina el alba.)



TERCER ACTO


(Fragua del castillo de Ekebú. Un grupo
de Caballeros han improvisado una mesa
para comer y se sientan entorno a ella
inquietos y borrachos. Una carroza a la
que le falta una rueda está situada al lado
izquierdo, y a la derecha, se ve el brillo
rojizo de un horno encendido con fuelle.
Las llamas humeantes iluminan un gran
caldero de cobre. Encima de la mesa cuelga
un grueso mazo de cuerdas que semeja un
puño amenazante suspendido sobre los
Caballeros. Dos o tres yunques, fijos a
unos grilletes ahumados, diseminados aquí
y allá. Clavadas en la tierra algunas tenazas
largas que sostienen en sus pinzas trozos de
vela encendidas, que forman extrañas luces
en el ambiente grotesco y fantástico. La puerta
de entrada está a la izquierda.
Es casi medianoche del día de Navidad.
Los Caballeros han finalizado su comida.
Cristiano esta tendido en el pescante de la
vieja carroza, borracho. Liecrona está
sentado aparte, sobre un yunque, abrazando
el violín como si acunase un niño. Un tercer
Caballero revuelve con una espátula el caldero,
avivando el fuego con el fuelle que insufla aire
a los carbones y los vuelve rojizos. Los otros
Caballeros, con aire de grotescos borrachos,
están reunidos en torno a la mesa ante los
tazones humeantes. Alguno va al caldero para
volver a llenar el tazón vacío)

CRISTIÁN
(levantándose tambaleando)
¡Bebo por la Navidad!

CABALLEROS
(Viéndolo trastabillar)
¡Siéntate!

CRISTIÁN
(insistiendo)
¡Bebo por la Comandante!

CABALLEROS
No bebas más, ¡gigante!

CRISTIÁN
¡Bebo y me quedo de pie!

(se lleva a la boca el jarro que sostiene en la 
mano y se da cuenta que está vacío; baja del 
pescante lentamente, extendiendo el jarro)

¡Ponche para el Capitán!
Mejor... ¡dos ponches!

(Dos o tres Caballeros, que vuelven del caldero,
se detienen y observan a Liecrona que llora en 
silencio, acunando el violín.)

CRISTIÁN
(a Liecrona)
¡Eh, Liecrona!
¿Por qué lloras?

LIECRONA
¡Tengo mal el corazón! ¡Muy mal!... ¡Mucho!

CABALLEROS
¡Arriba! Toca el violín! ¡Arriba!
¡Toca una canción!
¡Navidad! ¡Navidad! ¡Navidad!
¡Toca! ¡Toca! ¡Toca!

(Todos están alrededor, insistentes. Liecrona
abraza el violín en silencio, sacando sonidos
como para entonar la canción. Luego toca. Los
Caballeros poco a poco, presa de melancolía,
cantan quedamente.)

CABALLEROS
¡Navidad! ¡Navidad! ¡Navidad! ¡Navidad!
¡El pequeño duerme! ¡Navidad!
¡Oh, nana! ¡Oh, nana! ¡Oh, nana!
Los ángeles despliegan las alas en el cielo!
¡Navidad! ¡Navidad! ¡Navidad! ¡Navidad!
¡Ya cae la nieve! Navidad!
¡Oh, nana! ¡Oh, nana! ¡Oh, nana!
Duerme el bebe bajo el velo. ¡Navidad!

(Los Caballeros callan, absortos. Pero Liecrona,
arrastrado por su pena, saca del violín sonidos
de dolor cada vez más inquietantes.)

LIECRONA
¡Dejadme, dejadme partir!
Allá, tras del bosque,
está mi casita
y mi pequeño, mi rubio pequeñín.
La madre, ahora, lo estará vistiendo
y ellos esperarán, con el Mesías,
el retorno del padre vagabundo.
¡Dejadme, dejadme partir!
¡Dejadme! ¡Dejadme!
Quiero volver allá...

(se abate sobre la mesa y llora)

CABALLEROS
(retomando el ademán de mocetones borrachos)
¡El ponche! ¡Toma! ¡El ponche!
¡Toma, el violín! ¡Arriba!
¡Tócanos un trino! ¡Toca! ¡eh!
¡Tócanos un grillo, un trino de alegría!

(danzando entorno a Liecrona)

¡Oh! ¡Oh¡ ¡Arriba! ¡Arriba!
¡No, toca la canción de Belcebú!

(Liecrona sigue llorando. Cristián, al oír el
nombre de Belcebú, se golpea la frente con
un manotazo y hace señas a los Caballeros
para que acudan en torno a él. Les habla
misteriosamente.)

CRISTIANO
¡Belcebú! ¡Belcebú! ¡Belcebú!...
Como un badajo negro repica aquí
un pensamiento,
entre el ponche y el aguardiente.

(mirando alrededor)

Cada año a la medianoche... ¡lo recuerdo!
Al primer sonido sordo de las doce campanadas,
un Caballero llora... llora...
llora así... y se derrumba...
Y entonces una risotada se oye desde abajo,
desde el abismo... y se eleva... y se eleva...

CABALLEROS
(atónitos, en voz baja)
¿Quién? ¿De verdad? ¿El diablo? ¿Por qué?

CRISTIÁN
(confundido también él)
¡Quién lo sabe! ¡Quién lo sabe!

(Sobre el grupo silencioso de Caballeros suena
el primer repicar de la medianoche. Todos se
estremecen. Liecrona se levanta y se une a ellos)

CABALLEROS
¡Medianoche!

LA VOZ DE SINTRAM
¡Ja, ja, ja!

(Rumor de cadenas. Entre la caldera y el fuelle
iluminados por las llamas, aparece un diablo
(Sintram) que tiene bajo el brazo un pergamino.
Tiene cuernos afilados, cara negra, alargada
boca escarlata y capa roja. Los Caballeros
observan la aparición. Sintram, inmóvil, los
numera de uno en uno señalándolos con el dedo.
Cuando ha terminado, si inclina malignamente.)

SINTRAM
¡Compadres, saludos!

CABALLEROS
(aterrorizados)
¡Alteza! ¡Belcebú!

SINTRAM
(mirando alrededor)
Creo que he encontrado a más de uno aquí.
¡Ja, ja, ja!

CRISTIÁN
(reanimado)
¡Es alegre el animal!

UN CABALLERO
(a Sintram)
¿Algo de ponche Alteza?

SINTRAM
Acepto.

UN CABALLERO
(ofreciendo)
Apuesto que tiene una sed del infierno...

CABALLEROS
(más relajados)
¡Ja, ja, ja!

SINTRAM
¡Bien dicho... bien dicho!

CRISTIÁN
(alegre)
¿Más ponche?

SINTRAM
Tengo prisa.

CABALLEROS
¿Una canción?

SINTRAM
Tengo prisa.

CABALLEROS
¿Un baile?

SINTRAM
No
, no puedo, la Comandante me espera.

(Al oír nombra a la Comandante,
los Caballeros se miran desconcertados.)

CABALLEROS
¿La Comandante?

SINTRAM
¿No lo sabéis? ¡Ja, ja, ja!
Le traigo su contrato para renovarlo.
Le concedo riqueza y poder
a cambio del alma
de uno solo de los Caballeros
que dentro de un año irá a dormir con los grillos
al cementerio.

CABALLEROS
(profundamente perturbados)
¿Nuestras almas?

SINTRAM
¡Esa es la cusa por la que os ayuda
y os proporciona cada día oro y placer!...
¡Ja, ja, ja!

CABALLEROS
(enojados y atónitos)
¡La hechicera! ¡La bribona astuta!

CRISTIÁN
(aferrando un martillo y gritando)
¡Gobernanta del diablo! ¡Te mato!

SINTRAM
(abriéndose paso)
¡No! ¡No! Pacto por pacto.
Si queréis, ahora mismo haré
un contrato con vosotros.

CABALLEROS
(Alrededor de él, ansiosos)
¿Cómo?

SINTRAM
Escuchad. La mina y el Castillo de Ekebú
son un regalo de su amante.
Belcebú os lo jura.

CABALLEROS
¿Qué amante? ¿Qué amante?

SINTRAM
¡Altringer! ¡Altringer!
Lo consiguió de él con besos,
con las noches más reprobables...
con los abrazos más voraces...

CABALLEROS
¡Maldita! ¡Arpía! ¡Diabla!

SINTRAM
Muerto Altringer hace veinte años,
ella sigue pagando con vuestras lágrimas...

CABALLEROS
(de golpe)
¡Hechicera! ¡Excomulgada! ¡Muere!

SINTRAM
¡No! ¡No! ¡No! ¡Echadla!... ¡Fuera! Fuera!
y así la mina será vuestra...
¡Ja, ja, ja!

(Cristián va a la puerta, seguido por todos,
y se pone a gritar. Sintram se esconde, riendo
burlonamente, detrás del caldero.)

CRISTIÁN
¡Margarita! ¡Margarita! ¿Dónde estás?

CABALLEROS
¡Gobernanta! ¡Gobernanta! ¿Dónde estás?

CRISTIÁN, CABALLEROS
¡Sal de tu guarida! ¡Sal de tu guarida!
¡Debajo del mazo! ¡Debajo del mazo! ¡Muere!
¡Hechicera! ¡Excomulgada! ¡Muere!
¡Muere! ¡Debajo del mazo! ¡Debajo del mazo!
¡Hechicera! Excomulgada! ¡Muere! ¡Muere!
¡Gobernanta! ¡Gobernanta! ¡Gobernanta! ¡Oh!

(De golpe los Caballeros se retiran casi
instintivamente de la puerta, reagrupándose en
silencio en una esquina. En el umbral aparece la
Gobernanta, seguida de Samzelius, tiene la fusta
en el puño y mira amenazante a los borrachos.)

LA COMANDANTE
¡Ebrios! ¡Obscenos! ¡Gentuza indecente!

CABALLEROS
¡Oh!

LA COMANDANTE
¡Basta! ¡Silencio! ¡Fuera de aquí!

CABALLEROS
¡Bruja! ¡Bruja!

LA COMANDANTE
Una palabra... una sola palabra,
¡y os doblego la fusta sobre la cara!
¡Osos de circo!

(Levanta la fusta, arqueando el brazo y avanza.
Silencio. Cristián sale tambaleante y resuelto
del grupo, extendiendo el puño.)

CRISTIÁN
¡Debería matarte!
Yo voy a hablar. Hablaré.

LA COMANDANTE
(imperativamente)
¡Calla!

CRISTIÁN
¿Qué calle?

(apuntando a Samzelius)

¡Ah! Quieres que calle como hace éste,
tu marido, que vive en la vergüenza...

LA COMANDANTE
(estremecida, retrocediendo)
¿Qué has dicho?

CRISTIÁN
(continuando violentamente)
¡Y mendiga la riqueza de otros
a los pies de tu lecho!

CABALLEROS
¡Bruja!

LA COMANDANTE
(con voz sofocada)
¡Fuera!

CABALLEROS
¡Bruja!

CRISTIÁN
(viendo que la mujer se mueve hacia él)
¡No! ¡No!
Si te mueves... te trituro, ¡por Dios!

(La Comandante se detiene. Samzelius devora
con los ojos a Cristián. Entre el humo de la
caldera Sintram aparece riendo burlonamente
con diabólica alegría.)

CRISTIÁN
(apuntando con el dedo, gritando)
Tus riquezas eran de Altringer...

LA COMANDANTE
(perdida)
¡Calla!

CRISTIÁN
¡Sí! ¡De tu amante! ¡Él lo sabe!...

SAMZELIUS
(con un gruñido)
¿Yo? ¿Yo?

CRISTIÁN
... las pagaste con besos...
con las noches más reprobables...

SAMZELIUS
¡Yo no se nada! ¡Nada!

CRISTIÁN
... con los más voraces abrazos...

(Sintram se mofa y desaparece)

SAMZELIUS
¡No! ¡Maldito!
¡Por mi alma! ¡No sé nada!

(Avanza con los brazos levantados, gruñendo;
permanece así un momento, luego los deja
caer y se cubre la cara lleno de cólera y
llanto. La Comandante permanece inmóvil)

SAMZELIUS
(sollozando)
¡Oh! ¡Oh!

CRISTIÁN
(volviendo en sí, asustado de cuanto ha dicho)
Ahora... ¡He acabado!

LA COMANDANTE
(fría y calmada)
¡Sí, para mí todo se ha acabado!

SAMZELIUS
¡Oh! ¡Oh!

(Samzelius se levanta con los puños cerrados
y va hacia la mujer como para golpearla, luego
se detiene y grita con la voz destrozada.)

SAMZELIUS
¡Fuera! ¡Fuera! ¡Fuera!

LA COMANDANTE
(trágica y calmada)
¡Me iré! ¡Me iré! ¡Me iré!
Pero no por ti, no por tu amenaza.
¡Me iré! Conozco mi destino.
"Un día,"
- Así me dijo mi anciana madre -
"Volverás trayéndome tu corazón
en el saco de un mendigo.
Una pila de carbón será tu lecho
e implorarás con lacrimosa mirada
mi perdón..."

CRISTIÁN
(cae de rodillas, como un muchachito,
besándole el vestido.)
¿Qué he dicho?…¡No!... ¡Perdóname!...

LA COMANDANTE
(sin mirarlo, absorta)
Ha llegado la hora de la expiación.

(alzando la cabeza)

Me voy. Os dejo la fragua de regalo...

(irguiéndose noblemente y con la voz
colmada de llanto sofocado)

Pero escuchad, sin mí todo se acabará.
No caerá más el rocío,
sobre la hierba seca
la sequía y el viento segarán el grano,
y en cada comarca
invocarán mi retorno en vano.

(con calma trágica)

Y ahora debo irme. ¡Abrid la puerta!
Obedeced mi orden.
¡Rápido, obedeced!

(Algunos caballeros humildemente van a abrir
la puerta. Ráfaga de nieve. Ella se marcha, altiva.
Sobre el umbral se vuelve.)

Caballeros, ¡adiós!

(Desaparece. Profundo silencio. Los Caballeros
mudos y aturdidos se miran. Samzelius se abate
sobre la mesa. Su gruñido tiene la aspereza del
llanto.)

SAMZELIUS
¡Oh! ¡Oh!



CUARTO ACTO


(Patio del castillo de Ekebú. A la
izquierda, un pórtico de madera
ennegrecido por el humo. A cada
arco corresponde una puerta que
dejará entrever el interior de la
fragua, el grueso mazo colgando del
techo, el horno y el fuelle. La fragua
esta desierta. A la derecha, se ve la
fachada interior del castillo de piedra
áspera y grisácea. Junto a la puerta de
entrada hay un banco de piedra. Próxima
a éste, se levanta un asiento de piedra. En
el fondo, una verja de madera separa el
patio de la calle, más allá de la cual se
extiende la campiña desvastada por la
sequía. Silencio. Ana esta sentada sobre
el duro banco vecino al pórtico, con un
libro abierto sobre las rodillas. Pero no
lee. Esta absorta y dolida y escucha las
voces lejanas que se acercan. Cuando el
gentío alcance la verja, esconderá la cara
entre las manos sin mirar ni volverse.
La casa esta cerrada. Los hombres, las
mujeres y los niños, acercándose lentamente,
se detienen en la verja, entran al patio por
grupos, siempre cabizbajos. Llevan manojos
de hojas secas, ramas áridas, harapos
andrajosos que tienden hacia la casa,
hostilmente, y hacia Ana que permanece
con el rostro entre las manos inmóvil)

MULTITUD
(en la lejanía)
¡Caballeros de la muerte! ¡Caballeros del dolor!
¿No escucháis?... ¿No oís?...
¡Somos el pueblo, que muere!

HOMBRES
¡La fragua se ha extinguido!
¡La miseria ya está a la puerta!

MUJERES
¿No escucháis, Caballeros de la muerte?

HOMBRES
¡El viento está destruyendo nuestro grano!
¡El llanto está destruyendo nuestro corazón!

MUJERES
¿No escucháis, Caballeros del dolor?

MULTITUD
Por vuestra causa los días son aciagos.
¡Que Dios os destruya en este instante!
¡Traed de vuelta a la Comandante!
¿No escucháis, Caballeros de la muerte?

(La casa permanece cerrada. Ni una voz ni un
murmullo. Ahora son las mujeres que implorando,
se dirigen a Ana.)

MULTITUD
Ana ¡escúchanos!
¡El Señor nos condena por tu pecado!
Por los niños que mueren en nuestros brazos...
Por la angustia que nos destroza...
Por las lágrimas derramadas...
Ana ¡escúchanos! Ana ¡sálvanos!
¡Abandona a Gösta! ¡Está maldito!
¡Deja a Gösta! ¡Está excomulgado!
¡Ana! ¡Ana! ¡Ana!

(La puerta del castillo se abre y aparece
Gösta, pálido y grave. Un ímpetu de furor
agita a la multitud que arroja a los pies de Gösta
ramas secas de frutales y mieses agostadas)

¡Ahí está!... ¡Ahí está!...
¡Gösta esto es para ti!

MUJERES
¡Mira, ésta es la riqueza que poseemos!

HOMBRES
¡Mira, a tus hermanos! ¡Mira! ¡Mira!

TODOS
(Gritando)
¡Malezas, ramas!
¡Hojas! ¡Harapos!
¡Mira! ¡Mira! ¡Mira! ¡Mira!
¡Ríe! Ríe! ¡Destruye!

GÖSTA
¡No! ¡Esto no!

(La multitud calla. Gösta avanza y
alza los brazos al cielo.)

Justo Señor,
si he pecado, castígame.
Soy yo quien te imploro sufrir.
No castigues a los inocentes que viven del amor
y que te ruegan cada día piedad...
piedad... para no morir.

(a la multitud)

¡Escuchad!
Os prometo que regresará la Comandante
y se volverá a cantar en la fragua...
Si he pecado, he sido yo solo,
y sufriré la justa pena por ello,
pero dejad que ella viva en paz.
¡Que viva en paz y siempre unto a mí!...

(La multitud se aplaca, dominada duda)

MULTITUD
¡Júralo!

GÖSTA
¡Lo juro! ¡Volved ahora en paz al caserío!

MULTITUD
(alejándose)
... ¡Que así sea!

GÖSTA
¡Que así sea! ¡Que así sea!

(Se sienta en el banquillo. Desde la puerta,
Cristián mira furtivamente y sale seguido de los
Caballeros. Todos parecen estar inquietos, como
si escondieran una culpa. Cristián se acerca a
Gösta mirando a la multitud en silencio. Luego,
sale Ana triste y pensativa)

CRISTIÁN
¿Se han ido?

GÖSTA
(sin levantar el rostro)
Se han ido.

CRISTIÁN
¡Vulgo innoble y desleal!
Llevan casi un año persiguiéndonos chillando.

LIECRONA
¡Y desde hace un mes con palos!...

CABALLEROS
¡Tétrica basura!

CRISTIÁN
(pateando los escombros con el pie)
¡Fuera!

(Se acerca a Gösta pomposo, como
resuelto a cualquier cosa)

¡Gösta!...

GÖSTA
(casi venciendo el llanto)
¡Déjame!

CRISTIÁN
He comprendido...

(queda pensativo.)

¡Hemos matado la alegría!

(Un momento de silencio. Los Caballeros
permanecen pensativos con la cabeza inclinada.)

CABALLEROS
(graves)
Sí, hemos destruido el trabajo... y la fragua...
Ya no se oye el golpeteo del martillo...
y la bodega esta vacía...

CRISTIÁN
Sí, lo hemos agostado todo...

CABALLEROS
Tal vez demasiado... demasiado...

CRISTIÁN
Durante mucho tiempo.

CABALLEROS
Sí, mucho tiempo.

LILECRONA
Ayer murió una niña...
Su madre estaba de duelo y...

(Trata de continuar, pero no puede. Todos
se conmueven. Cristián sacude la cabeza,
para vencer el llanto y grita militarmente:)

CRISTIÁN
¡Caballeros!

CABALLEROS
(atentos)
¡Capitán!

CRISTIÁN
Somos un montón de canallas.
¿Verdad?

CABALLEROS
¡Es verdad!... ¡Sí, verdad!...

CRISTIÁN
Y ahora...
Lo primero será desalojar el Castillo...

CABALLEROS
... ¡y buscar a la Comandante!...

CRISTIÁN
(a los Caballeros abriendo los brazos)
¡Caballeros! ¡Arriba!¡Reaccionad!
¡Abracémonos!...

CABALLEROS
¡Abracémonos!...

CRISTIÁN
Y que el diablo nos lleve.

(conmovido)

Ha llegado la hora. ¡Adiós para siempre!
¡Gösta, adiós!

GÖSTA
(llorando)
¡Adiós!

(Se abrazan y salen. Cristián, ágilmente,
regresa y toca a Gösta en la espalda
indicándole a Ana.)

CRISTIÁN
¡Ana!

GÖSTA
(levantando la cabeza)
¿Y bien?

CRISTIÁN
¡Llora, pero mírala! ¡Llora, pero hazme caso!

GÖSTA
¿Y?

CRISTIÁN
Yo me voy al diablo junto con los otros...
¡pero tú quédate con ella!...

(Satisfecho con el consejo que acaba de dar,
sale rápidamente. Gösta se acerca a Anna.)

GÖSTA
¡Ana! ¿Estás rezando?

ANA
(levantando la cabeza)
Sí.

GÖSTA
¡Y lloras! ¿Por qué?

ANA
¡Por ti! ¡Por ti! No puedo sufrir más.
Voy a morir...
Mi alma está atormentada.

GÖSTA
¿Por qué?

ANA
¡Gösta!...
Allá, mi madre me está esperando.
Sintram... mi padre...
desde la triste aurora de aquella Navidad,
no se le ha vuelta a ver...
Gösta, amor mío, tú vives entre el amor y el mal.
Dios ha respondido a mis plegarias. ¡Adiós!

GÖSTA
¿Dejarme? ¿Tú?
¡Señor, escucha!
Toma mi vida o dame una señal de tu bondad!...

ANA
¡No invoques más Gösta!
¡Se terminó! ¡Déjame!

GÖSTA
(tratando de retenerla)
¡No!...

ANA
¡Déjame!

GÖSTA
¡No! ¡Un beso!... ¡Un beso!... ¡ Un beso!...

(La tiene entre los brazos y la besa; luego,
dominándose, le indica la verja.)

GÖSTA
¡Vete!...

(Ana se acerca a la verja. Pero se detiene como
si no se sostuviera. Lejanos gritos festivos)

MULTITUD
(lejanamente)
¡Eh! ¡Eh! ¡La Comandante!

ANA
¡Ya gritan de nuevo!... ¿Oyes?... ¡Adiós!...

MULTITUD
(más cercana)
¡Eh! ¡Eh! ¡La Comandante!

CABALLEROS
(gritando)
¡Heissan! ¡Heissan! ¡Heissan!

GÖSTA
(animado por una loca esperanza)
¡Ana! ¡Espera un instante!...

MULTITUD, CABALLEROS
(más cercanos aún)
¡Anciana tierra de Ekebú!
¡Eh! ¡Eh!

GÖSTA
(rebosante de alegría)
¡El cielo ha respondido a mi grito de amor!...
¡Ana! ¡Ana! ¡Aquí! ¡Ven a mi corazón!

ANA
(abandonándose a él)
¡Gösta!
¡Gösta! ¡Aquí! ¡Ven a mi corazón!

GÖSTA
¡Ana! ¡Aquí! ¡ Ven a mi corazón!

MULTITUD
¡Oh! ¡La Comandante!

ANA, GÖSTA
¡Ven! ¡Ven a mi corazón!

CRISTIÁN
(irrumpe anhelante)
¡Gösta! ¡Ana! ¡La Comandante, está aquí!
¡Rápido! ¡Una almohada! ¡Se muere! ¡Se muere!

ANA, GÖSTA
¿Se muere?

(Ana entra en la casa, volviendo con los
almohadones que acomoda sobre el banco.)

CRISTIÁN
La he encontrado... allá... en el camino, lejos.
Yacía en el polvo. Me dijo:
"¡Capitán!"
-"¡Gobernanta!"-
Levántame... ¿Dónde está tu grupo?
¡Llámalos y que canten alegres,
pues muero perdonada!..

(a la multitud que entra, conmovida y confusa)

¡Pueblo!... ¡Plebe!... ¡Hermanos!... ¡Aquí!...
¡Atrás! ¡Caballeros! ¡Silencio todos!...

(La Comandante, anciana moribunda pero serena,
entra socorrida por los Caballeros. La recuestan
en el banqueta. Todos se quitan los sombreros
conmovidos. Silencio. La Comandante abre los
ojos extraviados y balbucea.)

LA COMANDANTE
¡Muchachos! ¡Mil diablos! ¡Perezosos!
¿Por qué calláis?

GÖSTA
(acercándose)
¡Gobernanta!

LA COMANDANTE
¡Gösta!

(buscando con los ojos)

¿Dónde está Ana?

ANA
(cayendo de rodillas)
Estoy aquí.

LA COMANDANTE
¡Dulce niña!
... Eres Margarita, tú... ¡Eres Margarita!

(perturbada)

Has caminado, caminado mucho.
¡Desde aquella noche! ¡Ay!
¡Cuánto llanto cuesta un pecado de amor!

(a Gösta que cae de rodillas)

¡Ámala Gösta! ¡Oh, Gösta, ámala!

(conmovida, sobreponiéndose)

¡Vamos! ¿Por qué lloráis?

GÖSTA
(sollozando)
¡Gobernanta!

LA COMANDANTE
¡Calla!
Al igual que mi madre, mi anciana madre,
colocó su mano sobre mi cabeza,
así la coloco yo también sobre las vuestras.
¡Benditos sean sus besos!
Por el amor de Dios. ¡Ámala! ¡Amaros!

(Posa la mano sobre la cabeza de los jóvenes,
luego mira alrededor.)

LA COMANDANTE
¡Cristián! Te perdono. ¡Aquí está mi mano!

(Cristián se la besa y cae de rodillas.)

LA COMANDANTE
Lo sé. Eres bueno.

(a los otros, llamándolos con una señal)

Y también tú... también tú...
¡Mis Caballeros!
Alegre y desesperada canción de juventud...
Muero entre vosotros... pero consolada y en paz...

LOS CABALLEROS
(En torno a ella, conmovidos)
¡No morirás! ¡No morirás!

LA COMANDANTE
Falta poco.
... sólo querría...

(Incorporándose y señalando a la fragua.)

¿Por qué no brilla el fuego?
¿Por qué esa fragua esta silenciosa?

(Con un hilo de voz, pero imperativa.)

¡Mil diablos! ¡Rápido! ¡Al trabajo!
Una única plegaria por mi muerte
será vuestra canción...
y el coro alegre de la Fragua...
¡Vamos, muchachos! ¡Al trabajo! ¡Al trabajo!

(a Ana)

¡Ana, tú no!
Quédate cerca...

(Los Caballeros se miran a los ojos. Gösta
hace un gesto resuelto. Cristián lo imita.)

GÖSTA
(a los hombres)
¡A la fragua!

CRISTIÁN
¡Al mazo!

CABALLEROS
¡Encended el fuego!

HOMBRES
¡Al fuelle! ¡ A los martillos!
¡Que los fuelles traigan de nuevo un aire limpio!

CABALLEROS
¡Encendámoslos! ¡Encendámoslos!

TODOS
¡Encendedlos!

CABALLEROS
¡Y que nuestros corazones sean alegres estribillos!

MULTITUD
¡Cantad mientras trabajáis!

TODOS
¡Cantemos!
¡Que resuenen y brillen!
¡Al mazo! ¡Al mazo!
¡Estruendo fuerte! ¡Vamos!

(El mazo cae y repica. Los hornos se encienden.
Llamas brillantes centellean en la fragua.
Retumban los martillos. La Comandante inmóvil
observa la fragua. Ana está arrodillada a su lado.
El canto sube.)

CABALLEROS Y MUJERES
Anciana tierra de Ekebú.
¿quién hace crecer las rosas?...

HOMBRES
Que el trabajo sea una canción...
... la confianza una bendición...

CABALLEROS Y MUJERES
... en el desvencijada entrada
de la desolada mina?

HOMBRES
... y el amor la redención
de la tierra fatigada...

CABALLEROS
¡La canción del Caballero
resplandece con el trabajo!

HOMBRES
¡Brilla y fulgura Ekebú!…
¡Repica el mazo! ¡Repica! ¡Repica! ¡Repica!
¡Abajo! ¡Sí, abajo!

(El mazo repica. La Comandante cierra los
ojos, serena. La fragua brilla con el fuego. Los
hombres, Gösta, los Caballeros cantan alegres.)

CABALLEROS, MUJERES
Anciana tierra de Ekebú,
¿quién te da la juventud...

HOMBRES, MUJERES
¡Que el trabajo sea la justicia!
¡Que el trabajo sea la alegría!

CABALLEROS
¿Quién te hace sonar la campanilla
para la ruidosa carcajada?

HOMBRES, MUJERES
¡Que en el trabajo
todas las aflicciones sean consoladas!

CABALLEROS
¡La canción del Caballero
resplandece con el trabajo!

TODOS
¡Brilla y fulgura Ekebú!…
¡Repica el mazo! ¡Repica! ¡Repica! ¡Repica!
¡Abajo! ¡Sí, abajo!

(Un golpe del mazo. Anna, que ha estado
observando la cara pálida de La Comandante,
se pone de pie y lanza un grito agudo. Silencio
profundo. Todos permanecen inmóviles)

ANA
¡Gösta! ¡Ha muerto!

(Gösta corre)

GÖSTA
¿Muerta?

CABALLEROS, LA MULTITUD
¡Muerta!

GÖSTA
(solemne y con voz potente)
¡Caballeros de Ekebú!
Por nuestra Gobernanta... ¡Repique el mazo!
¡Vamos, abajo!

(El mazo cae. Todos se arrodillan
y bajan la cabeza.)



Digitalizado y Traducido por:
Luis Morgenstern 2012