LA VESTAL

 

 

 

Personajes

 

LICINIO

JULIA

CINNA

SUMO SACERDOTE

GRAN VESTAL 

        General romano   

               Vestal   

        Oficial romano

      Sumo Sacerdote

               Vestal

                             Tenor

                         Soprano

                             Tenor

                              Bajo

                        Soprano 

 

La acción se desarrolla en la antigua Roma, en el año 269 a.C.

 

 

ATTO PRIMO


Scena Prima

(Foro. A destra l'atrio del tempio di Vesta che comunica
per mezzo d'un intercolonnio, col soggiorno delle Vestali i
in fondo, e dal medesimo lato. il palazzo di Numa e parte del
Bosco sacro che lo circonda. In lontano il Monte Palatino.
Si vedono sulla piazza i preparativi di un trionfo. Il giorno
spunta appena)

(Durante il ritornello, Licinio è appoggiato ad una delle
colonne dell'atrio. Cinna esce dal bosco)


CINNA.
Presso il sublime tempio a Vesta sacro,
A che Licinio mai previene il giorno?
D'ambascia e di languore
Divorato è il tuo cuore.

(a Licinio)

All'amistade.
quel segreto che ignora. deh! confida.

(Licinio vuole allontanarsi)

In van fuggir mi vuoi:
Io seguo i passi tuoi.

LICINIO
(accennando l'atrio)
Queste mura perché sul capo mio
or crollar non vegg'io?
Tanto infelice sarò!

CINNA
Tu! mentre al tempio di memoria
Consacrato ha vittoria il nome tuo?
Quando il tuo braccio,
d'immortali gesta
Segnalato, discaccia alfine i Galli
Dalle già scosse nostre mura, e quando
Riedi in sen della patria trionfando?

LICINIO
E che giovane a me gli onori vani
D'importune grandezze
E di sterili allori? A me che giova
Roma tutta, la gloria e la mia vita?

CINNA
Quali voti, o Licinio,
Puoi tu formare ancora?
La trionfal tua pompa forse non vedo?
e d'oro Cingerti al crin l'alloro
la giovane Vestal non vedo ormai?

LICINIO
Taci: dicesti assai...

CINNA
Perché fremi? Onde han fonte il trasporto e l'affanno
Che la ragione abbandonar ti fanno?
Tu nascondi a un fido core
La cagion del tuo dolore...
il vedermi a te dispiace...
Qual compenso alla mia fè!
Soffrirei l'oltraggio in pace
Se vedessi il tuo contento;
ma l'affanno, ma il tormento
Vo' dividere con te.

LICINIO
Ebbene, i mio delitto, il mio furore
Meco adunque dividi:
L'estrema violenza.
Della fiamma che m'arde partecipa con me: quella Vestale
Ch'amo contendi al cielo.
T'è noto il mio destin.

CINNA
D'orrore io gelo:
Da quai fiere sciagure minacciato io ti vedo!
Qual demone nel seno
Un sacrilego ardor t'ispiro mai?

LICINIO
Era puro il mio ardor. Che dirti posso?
Giulia ... si, quest'oggetto
Di terrore e d'afetto.
Fu della madre un tempo
Promesso alla mia fè.
Ma il Capo altero,
D'un illustre famiglia
A donarmi la figlia, allor che gloria
La mia stirpe ignorava
e il nome mio,
Poteva indursi mai?
Al campo alfin volai.
Nobile almbizione.
Col mezzo de' felici miei sudori,
Segnalò la mia vita.
Dopo un lustro
Vincitore alla patria io fo ritorno,
E la speranza di quel ben che attendo
il cor m'inebria ...
Ah! barbara sciagura!
Terribil Fato!. Giulia
Agli altari obbligata.
Ohimè!
dal moribondo genitore,
Tradito i giuramenti ha dell'amore.

CINNA
Io ti compiango.

LICINIO
È poco il compiangermi.

CINNA
E speri?

LICINIO
Nulla; ma stanco di temer son io.

CINNA
Ad un fatal trasporto
Non darti in preda: pensa
Alle leggi, agli Dei
Che offende l'amor tuo:
tremende in loro
Son l'ira e la vendetta.

LICINIO
Saprò la sorte che mi aspetta.
Non ignoro il periglio.
L'abisso io ne misuro:
E l'amistade tua per involarmi,
Cina, alla colpa mia,
vani sforzi faria.
La violenza di questa fiamma rea è tale,
che de' Numi il poter tutto
oppor solo potrebbe all'amor mio il mio morir.

CINNA
Vogl'io
indicarti i perigli a cui t'espone il furor che t'invade.
Amor vuole affrontarli:
Amistade saprà parteciparli.

LICINIO
Quando amistà seconda il mio ardimento,
Di quai perigli io proverò l'orror?
Sgombra da te sì rio presentimento:
Amato io son: felice è questo cor.

CINNA
Ah! sgombri il ciel si i rio presentimento,
Che fa penar quest'agitato cor.

(a due)

LICINIO
No, del mio colpevol foco
Nulla può smorzar l'ardor.
A te che nel periglio
Compagno esser ti piace.
Nel mio disegno audace
Soccorso io chiederò.
Teco è quest'alma unita
In un eterno nodo:
da chi poteva aita,
Senza di te. sperar?

CINNA
Se del tuo colpevol foco
Nulla può smorzar l'ardore,
in si fatal periglio
Compagno esser mi piaci:
Nel tuo disegno audace
Soccorso io ti darò.
Teco è quest'alma unita
In un eterno nodo
in me potevi aita
Soltanto ritrovar.
Oggi sopporta almen che la prudenza
Ti rammenti la gloria,
E l'onor che t'attende.Mi segui, poichè l'ora in cui
tu devi trionfar s'avanza.

LICINIO
Invigorisce amor la mia costanza.

(partono. Durante questa scena si è fatto giorno)

Scena Seconda

(La Gran Vestale. Giulia. Le vestali. Escono dall'atrio 
e cantano 1'inno seguente prima di condursi al tempio)

Inno Mattutino

GRAN VESTALE
Alma Vesta, del ciel pura figlia.
Splendono qui le divine tue faci.
E conserva a noi fide seguaci quella fiamma destata da te.

VESTALI
Alma Vesta, ece.

(durante quest'inno. Giulia mostrasi nella più profonda
meditazione, e non si scuote che per appropriare a se stessa 
le minacce che l'inno contiene contro le Sacerdotesse infedeli)

GIULIA
Fremo al nome di Vesta: e le ciglia
Di reo pianto mi sento inondar!

GRAN VESTALE
Casto nume. alla sola innocenza
Degli altari affidasti il pensier:
Voti impuri, tua diva presenza,
Rei desiri non san sostener.

VESTALI
Alma Vesta, ece.

GRAN VESTALE
Quel delubro ove il mondo t'adora
l'empia Vergine accoglier ricusa;
La smorzata tua fiamma l'accusa.
Poi la terra la chiude nel sen.

VESTALI
Alma Vesta, ece.

GRAN VESTALE
Vestali, in questo giorno
Roma vittoriosa
Al Prode suo presenta il premio del valore:
A vuoi spetta l'onore
D'onorar di lauro il glorioso crine.
Vedrete al vostro piede,
Sotto quest'archi di trionfo, tutto
il popol di Quirino radunato.
E lo stesso Senato, la maestà suprema
Dei Consoli prostrarsi anche vedrete
Innanzi a' vostri fasci.
Ite nel tempio,
E i vostri sagrifizi
rendan Giano ed Astrea numi propizi.
Giulia, rimanti.

(le Vestali vanno al tempio per via 
dell'intercolonnio che ivi conduce

Scena Terza

(Giulia e la Gran Vestale)

GRAN VESTALE
È questa
l'ultima volta che de' tuoi perigli
l'immagin ti presento, che ravvivo
il tuo coraggio, e del dover la voce
Udir ti fa. Ti nuoce
La catena che cingi.
E fino a piè dell'Ara
Quegli sguardi piangenti
Provano il grave duol che in petto senti.
Di Vesta il culto
e i sacri suoi misteri
Non ponno dileguar l'orror che provi.
Ne' sensi toui smarriti un'altra furia
Di sacrilega brama
il veleno versò, che a' lumi tuoi
Cela l'abisso in cui piombar tu vuoi.

GIULLA
Che si vuole da me?
Le vostre leggi.
Vittima sventurata
Dalla forza obbligata,
Obbedisco, piangendo il mio destino.

GRAN VESTALE
Forse d'invidia degno
Maggior ve n'ha sopra la Terra?
Roma Del sacro suo Palladio a noi confida
il prezioso arredo:
omaggio, onori
Di nostra vita fan lieta la sorte.

GIULIA
(fra sè)
E un istante d'error ci danna a morte.

GRAN VESTALE
In vera pace immerse,
E nel sen del soggiorno il più felice,
I tributi del mondo riceviamo,
E i perigli d'amor sprezzar possiamo.

(Giulia sospira)

È l'Amore un mostro, un barbaro:
È nemico a vesta Amor:
Gli diè vita un di Tisifone
Dell'averno fra l'orror.
Per lui sol di colpe e lagrime
L'empia terra s'inondò:
Sugli abissi il trono orribile,
Sulle tombe egli piantò.
Il tuo cor si perde, o figlia,
E per te tremar fovrò.

GIULIA
(spaventata)
In nome degli Dei
E di Vesta che adoro.
Quella grazia che imploro a me concedi:
Soffri che in queste mura Celata a ognun,
senza di me disposta
La cerimonia del trionfo sia.

GRAN VESTALE
Invan sottrarti vuoi
Alle cure devote
Che la legge t'impone.
Tu sei quella
Che vigila fra l'ombre della notte
L'eterna fiamma: l'immortal corona
Oggi ricever deve a'piedi tuoi il vincitor:
invan sottrarti vuoi.

(La Gran Vestale entra nel tempio)

Scena Quarta

GIULIA
(sola, combattuta tra dovere, l'amore e la paura)
Oh di funesta possa
Invincibil comando!
Speme non v'è: da Numi
Mi veggo abbandonata.
Ribelle all'amor mio. volli, ma invano,
Al mio fato sottrarmi
Non solo, ma privarmi
Di mia sorte maggiore,
Licinio vincitore
rimirando al mio piè: di compier seco
Dell'impero il dovere ... Oh Diva!
questo sforzo dell'alma mia
Bastante al tuo rigore esser dovria.
Ti vedrò fra momenti, o mio bene!.
La soave tua voce udirò!
Ravvivar la primiera mia speme,
Al tuo sguardo. nel petto saprò.
D'una misera vita.
Condannata da' Numi, quell'istante
Potrò almen consacrare al caro amante.
Ove mai l'error fatale
Ti trasporta, empia Vestale?
Ahi! qual nome a te sfuggi!
Grazia, clementi dei...

VESTALE
(sui gradini del tempio)
Ministra viene:
l'assenza tua sospende il sagrifizio.
A questa volta il cocchio
del trionfante Duce
Segue il corteggio, il qual qui si conduce.

CORO
(di dentro)
Pace richiama alfine
Or de' romani il vindice.
De' Galli il domator.

GIULIA
Oh! affanno! ... ahi! che terrore!
Oh! di funtesta possa
Invincibil comando!
Gelare il cor mi sento.
Di me che fía in sì fatal momento?

(entra nel tempio)

Scena Quinta

(Giulia, Licinio, Cinna, la Gran Vestale, il Sommo Sacerdote,
Consoli, Senatori, Matrone, Vestali, Gladiatori, Corteggio
trionfale, ecc. Da varie parti si avanza sulla piazza il 
corteggio preceduto dal popolo che, riempie il fondo della
scena.vengono quindi i Sacerdoti di vari templi, alla cui 
testa sono il Sommo Sacerdote, il Capo degli Aruspici, il
senato, i Consoli, le Matrone ed i Guerrieri. Dopo che 
questa prima parte del corteggio ha pigliato posto. escono 
dal tempio le Vestali: la Gran Vestalte porta il Palladio. 
Viene recata innanzi a Giulia, come Vestale addetta alla
custodia del fuoco, un' Ara accesa. Le Vestali passano 
davanti alle schieri che loro fanno gli onori supremi, il 
popolo s'inginocchia. il Senato s'inchina, i fasci de' Consoli 
si abbasano innanzi a quelli delle Vestali, portati da quattro
Litiori: elleno vanno a situarsi in cima ad un palco eretto
vicino all'atrio: e sotto il medesimo si fermano i Consoli ed 
il Senato. Comparisce il carro del Trionfatore, preceduto da'
suonatori e tirato dagli schiavi in catene. Alcuni duci, nemici 
e prigionieri. seguono il cocchio. Licinio è in abito trionfale e
tiene il bastone del comando. Cinna è alla testa delle schiere)

CORO GENERALE
Di lauri il suol spargiamo,
Di Vesta il tempio orniamo:
Pace richiama alfine
Nelle latine mura
Or de' Romani il vindice.
De' Galli il domator.

POPOLO
La morte, le ritorte
Già di Quirino ai figli il fato minacciò.
Ma da un Eroe guidata,
L'acquila i feri artigli
A' danni altrui spiegò.

CORO GENERALE
Di lauri il suol spargiamo, ece.

POPOLO
Arbitro egli è di guerra,
A lui si presti onor.

DONNE
Riposo, ottien la Terra
Per lui; si adori ancor.

LICINIO
Trionfan le armi nostre.
Marte guidar ei volle
Al campo di vittoria;
E, figli della gloria,
Tuttor noi siam dei popoli l'onore.
De'nemici il terror.
A'sommi Numi
Grazie rendiam di quanto
La mano lor concede.
E di conseguenza ognuno prepari
Pure incensi votivi sugli altari.

(I Consoli assistono Licinio mentre scende dal cocchio e lo conducono sotto un trofeo innalzato a destra del proscenio)

SACERDOTI E VESTALI
Arbitro egli è di guerra.
A lui si presti onor, ecc.

GRAN VESTALE
(a Giulia)
Tu dell'immortal fece
Vigil custode. in la solenne notte
che annunzia al mondo un giorno glorioso,
Consacra, o Giulia. il serto prezioso.

(le dà il lauro d'oro)

LICINIO.
(piano a Cinno)
Ascolti?...questa notte ...
ella ... nel tempio

CINNA
(piano a Licinio)
Taci: ciascun osserva i nostri moti.

GRAN VESTALE
(a Giulia)
All'Eroe dei Romani il guiderdone
Porgi della vittoria,
e sia per lui.
Mentre è d'onore il pegno,
Dell'amor nostro un segno.

GIULIA
(prendendo la corona e passandola sul fuoco sacro, Fra sè)
Sostenetemi, o Numi!

LICINIO
(fra sè)
E dessa ... Al cor mi sento L'ebrezza del contento.

(Durante le cerimonie, alle quali Giulia 
presiede, il popolo canta il seguente)

CORO GENERALE.
Della dea pura. seguace,
Cingi a lui l'illustre fronte,
Mentre il cantico di pace
il suo nome innalza al ciel.

(durante il precedente coro attraversa la scena, 
e con piede vacillante ascende dov'è Licinio: questi
s'inginocchia innanzi a lei, che nel porgli in capo la 
corona, canta con voce alterata)

GIULIA
Giovin prode, in si bel giorno
Prendi il pegno della gloria:
Monumento è di vittoria.
E lo sia del nostro amor.

CORO
Giovin prode, in si bel giorno. ecc.

LICINIO
(piano a Giulia)
Ascolta... Giulia... ascolta...
Qui ... sotto questa vôlta...

GRAN VESTALE
(osservando a Giulia)
¡Quanto agitato ha il cor!
Sopra quel mesto ciglio i segno del dolor
Veder si fanno.

CINNA
(piano a Licinio)
Tradisce il tuo pensier
Quello smarrito ciglio
Che puote esser forier
Di duol d'affanno.

SOMMO SACERDOTE
(in tuono profetico, fissando gli 
occhi sull'altare delle liberzioni)
Nel seno di splendor
Qual nube tetra appare!
Di fosca luce ancor
Langue l'altare.

GIULIA
(con smarrimento)
Oh! istante che temer
tanto mi fece e tanto!
Altro non so veder
Che lutto e pianto.

LICINIO
(piano a Giulia)
Ascolta... Giulia... ascolta
Qui ... sotto questa vôlta...
Della vicina notte
Infra gli orrori amici, t'involerò.

GIULIA
(spaventata)
Che dici?...

UNO DE' CONSOLI
(approssimandosi a Licinio)
La pace in questo giorno è il frutto del valor:
Godi del tuo sudor a lei nel seno.
E qual presiedi al fato
De' cittadini ognor,
al giubilo di lor
Presiedi appieno.

CORO
La pace in questo giorno, ecc.

(Giulia va a riprendere il suo luogo presso il fuoco sacro, 
e Licinio.frà due consoli. I giuochi le danze. i combattimenti
de'lottatori seguono successivamente)

SOMMO SACERDOTE
(terminati i giuochi)
Ormai cessi il tripudio: al sommo Giove
Nel Campidoglio andiamo
le vittime a immolar.
D'opime spoglie
Adorni il vincitor le sacre soglie.

(Il Corteggio va al Campidoglio nell'ordine con cui è venuto)

CORO GENERALE
Di lauri il suol spargiamo, ecc.



ATTO SECONDO


Sscena Prima

(Interno del tempio di Vesta in forma circolare. Sovra un 
vasto altare di marmo, eretto nel centro del suntuario. 
arde il fuoco sacro. Sedile per La Vestale)

Inno della Sera

VESTALI
(intorno all'altare)
Divino foco. alma del mondo,
Della vita immortal segno, il tuo ardor. 
 vivo e fecondo,
Splenda ognor. su questo altar.

GRAN VESTALE
(consegnando a Giulia la verga d'oro 
che serve ad attizzare il fuoco)
Del più gran ministero il venerato segno,
Che depongo in tua mano, in questa notte
Te fa custode del favor de' Numi,
E della sorte de' Romani ancora.
O Giulia, è questa l'ora
Solenne, augusta. che de'sommi Dei
T'espone alla presenza,
deh! rifletti che un infedel sospiro
Punir da lor vedrai,
E che ciechi non son questi archi mai.

VESTALE
Divino foco, alma del mondo, ecc.

(nel ritirasi)

Scena Seconda

(Giulia sola. In atto del più profondo abbattimento
s'inginocchia sui gradini dell'altare, dove per un 
istante rimani prosternata)

GIULIA
Tu che invoco con orrore.
Dea tremenda, alfin m'ascolta:
Questo misero mio core
fa che possa respirar.
Or che vedi il mio tormento,
Le mie smanie, i miei contrasti,
Deh! ti basti. –
In me l'ardore
Puoi tu sola dissipar.

(si alza, ascende sull'altare e vi attizzi il fuoco)

Su questo sacro altare, Che oltraggia il mio dolor,
fremendo io porto la sacrilega mano
L'odioso aspetto mio piallida rende questa
immortal fiamma: Vesta
ricusa i voli miei:
E m'urta il braccio suo lungi da lei.

(smarrita si aggira per la scena)

Amor, tu il vuoi, m'arrendo...
Ma dove io porto il Piè?
E qual delirio, ohimè!
Miei sensi invade?
Invincibil potere
A'danni miei cospira:
Mi stringe. mi trasporta...
T'arresta: hai tempo ancor; sotto i tuoi passi
La morte, o Giulia, stassi,
La folgor sul tuo capo...

(delirando)

Ma Licinto è colà,... posso mirarlo,
Favellargi, ascoltarlo.
E il timor mi trattiene?...
Non più: del mio delitto Furore, amor,
la pena han già prescritto.
Sospendete qualche istante
La vendetta. o crudi Numi.
Finchè possa il caro amante
Coll'aspetto e i vaghi lumi
Queste soglie consolar.
Poi sommessa alla vostra possanza
Quella vita fatal che m'avanza
Sia l'oggetto del vostro furor.
La mia sorte è decisa,
La carriera ho compita:
Vieni, amato mortal, t'offro la vita.

(apre la porta del tempio, e va ad appoggiarsi all'altare)

Scena Terza

LICINIO
(in fondo alla scena)
Giulia.

GIULIA
È la voce sua...

LICINIO
Giulia!

GIULIA
Trema l'altar!

LICINIO
Pur ti rivedo!

GIULIA
In qual tempo. in qual loco!

LICINIO
Quel Dio che ci riunisce
or vigila d'intorno a queste mura.
E de' tuoi giorni ha cura.

GIULIA
Io tremo sol per te...

LICINIO
De' tuoi perigli
L'immagin disprezzai.
Da sforzo si terribile, conosci il mio coraggio.

GIULIA
Ah!. Licinio

LICINIO
(avanzandosi)
Ricevi Il giuramento mio:
Vivere sol vogl'io
Per amarti, difenderti, servirti.

GIULIA
Posso aspirare almeno
D'un istante al piacer?

LICINIO
Forse non hanno asilo le foreste.
Sotto altro cielo, in qualche antro selvaggio?
Parla: da un rio servaggio involarti saprò.

GIULIA
No. mai non fìa.
Di questa vita mia. caro, disponi:
La sacrifico a te: ma della tua
Sono debitrice a Roma ed agli Dei.
E tra' perigli miei.
Che m'è dolce affrontare,
Penso alla gloria tua: la vo' serbare.

LICINIO
Avran pietà gli Dei
Di tante nostre pene,:
Un raggio vibran già d'amica speme.
Figlia del cielo, idolo del cor mio!
Arbitra te vogl'io - della mia vita:
Fan quegli sguardi tuoi
la mia felicitade. Invidi i Numi
Fian del nostro destino.
La Dea d'amor che invoco
Un giorno ci unirà.

GIULIA
Cielo!... da questo
Altar. per noi funesto. -
t'allontana:
Langue la fiamma.

(Giulia accorre all'altare e vi attizza il fuoco. 
Licinio atterrito, ritrarsi in fondo al tempio)

LICINIO
Oh casta Diva! sgombra
il funesto presagio.
La mia colpa è d'amar chi ti somiglia.
E nasce il nostro amore
Tutto dal tuo candore.

GIULIA
Di Saturno la figlia
I nostri preghi ascolta;
Dell'infocato altar la viva fiamma
il celeste favor chiaro ci mostra.

LICINIO
Chi dubitar potea
Del favor della Dea?
Qual Dio se tu l'implori.

GIULIA
Ah! ch'io ritorno in vita!
Ascoltarti potria,
E non impietosirti, anima mia!

LICINIO
(a 2 voce)
All'amore io m'abbandono:
Terra e Nurni - a un tratto oblio,
In quei lumi - idolo mio.
Tutto accolto è il ciel per me,
Nell'eccesso del contento.

GIULIA
Brillar mi sento l'anima!
Vieni: colà sull'ara
Ricevi la mia fè.
Del passato a me resta
Una debol memoria; un fosco velo
Sull'avvenir si stende,
E un punto tutto l'esser mio comprende.
Che smania!

LICINIO
Quai trasporti!

GIULIA
Son teco, mio tesor!

LICINIO
Di quegli sguardi teneri
S'inebria questo cor.
Vieni: colà sull'ara Ricevi la mia fè.
Altro ben per me non v'è.

GIULIA
Sol per te viver vogl'io.

LICINIO, GULIA
Vogilo vivere per te.
Vieni: colà sull'ara
Ricevi la mia fè.

(Mentre i due amanti si avviano all'altare, il fuoco. che 
a grado a grado si è indebolito in un tratto si smorza, 
e la scena non rirnane illuminata che da un barlume,
supponendosi che venga di fuori)

GIULIA
Qual notte!

LICINIO
Giusti Dei!

GIULIA
(sull'altare)
Perduta io sono!
Ah! più non v'è speranza!
La fiamma si smorzò:
vissi abbastanza.

LICINIO
Che dici?

GIULIA
Io morirò...

LICINIO
Gelar mi fai.

Scena Quarta

CINNA
(entra precipitosamente)
Licinio!

GIULIA
Ciel, qual voce!

CINNA
Il tempo vola:
Là. nel primo recinto.
Strepito s'ode. Andiamo:
Involareci possiamo
Tra l'ombre delta notte: de' momenti
Che il destin ei concede
Or profittiam...

LICINIO
Vedi quell'ara: estinto
È il divin fuoco, e vuoi ch'io
l'abbandoni?

GIULIA
Qui la presenza tua
Cangiar non può mia sorte:
Anzi l'orror di morte,
Senza speme, m'ingombra.

LICINIO
(con voce smarrita)
Ebben seguimi ... andiam...

CINNA
Ferma: al suo fato
Così schiudi la via.

LICINIO
Ah! disperato io son. Giulia!...

CINNA
Oh follia!

GIULIA
Se ti son cara, senti
Pietà di te. mio bene!
Quest'anima ha presenti
Solo i perigli tuoi...
Tel chiedo per l'amore
Che da ambo avvinse il core.
Se tu salvarmi vuoi,
T'invola per pietà.

LICINIO
Finir tra questo orrore.
La vita mia dovrà.

CINNA
Fuggi da questo orrore
E cedi all'amistà.
Vieni...

(lo prende per mano)

LICINIO
Lasciarla!... oh Dio!

CINNA
È d'uopo.

LICINIO
Nol poss'io.

CINNA
Se tardi un solo istante
La perdi.

LICINIO
(con furore, a Cinna)
Andiam

(a Giulia)

La voce
Sol dell'ardir m'invita.
Se l'amor mio ti nuoce.
Proteggerti sapra.
Licinio alla tua sorte
T'involerà, mia vita:
O teco almen da forte ei la dividerà.

(odonsi le grida del Popolo al di fuori)

CORO DI DENTRO
Il ciel vendetta grida
Contro la Coppia infida.
Che coll'indegno aspetto
L'are contaminò.

CINNA
(tendendo l'orecchio)
Lontane grida udir si fanno...
Affretta il piè.

LICINIO
In tanto affanno Che farmi?
ohimè!

GIULIA
Fuggite...

CINNA
Fuggasi.

LICINIO
(a Giulia)
Di te che fìa!

GIULIA
Pel nostro amore.
Anima mia!...

(si odono nuovamente le grida del Popolo)

a 3 voci

Odio ripetere
Le grida orribili...

GIULIA
Vanne a difendermi...

CINNA
Vieni a difenderla...

LICINIO
Vado a difenderti: morrò per te.

(parte con Cinna)

Scena Quinta

GIULIA
(sola)
Vivrà... con fermo ciglio
Posso del mio destin mirar l'orrore.
Erano dal dolore
numerati i miei di: ne segnò il corso
Un istante di gioia...
Rammentarli non deggio...
Gente s'avanza... Quai clamori?... Oh Dei!
Che terribil martorio!...
Licinio!... Ah! s'ei scoperto fosse!... Io moro...

(cade svenuta sui gradini dell'altare)

Scena Sesta

CORO DI DENTRO
Il ciel vendetta grida
Contro la Coppia infida,
Che coll'indigeno aspetto
L'are contaminò.

SOMMO SACERDOTE
Oh delitto! oh sventura!
Oh colmo di scigura!
il divin foco estinto...
La Ministra spirante... i sommi Dei
Immergono di nuovo.
Per segnalare lo sdegno lor severo.
Nel caos primo l'Universo intero!

(alcune vestali si affollano intorno a Giulia)

GIULIA
Che!... vivo ancora?...

VESTALI
Misera donzella!

SOMMO SACERDOTE
Il tempio è profanato.
I Numi, e insiem le genti,
il misfatto perseguitan:
reclamasi la vittima da lor.

(a Giulia)

Forse sei quella ch'espiar dee la colpa?
Olà. favella.

GIULIA
Mi si rechi la morte: io già l'aspetto
Io la vogito, ed è questa la speme che mi resta:
De'lunghi affanni miei Orribil ricompensa.
Almen mi toglie
Dei vostri lacci al peso.
Sacerdote di Giove, amo: il paleso.

SOMMO SACERDOTE
In questo sacro asilo, oh! quale ascolto
Esecranda bestemmia!
Nell'oltraggiare i dritti del tempio augusto,
la più santa legge
Tradisti, infida a'voti.
A' tuoi giuri spergiura.

GIULIA
Fui colpevole. è ver, vinse natura.

SACERDOTI
Pronunziato - ha l'indegna - il suo fato.
Abbia morte condegna all'error.

GIULIA
O Nume tutelar degli infelici,
Latona. odi i miei preghi.
L'ultimo voto mio ti mova. Pria
Che al destino io soccomba.
Fa che dalla mia tomba
S'allontani l'oggetto
Per cui morte m'attende.

SOMMO SACERDOTE
A noi svela l'indegno,
Che. di Vesta lo sdegno
Per attirarti, in questo sacro albergo
Osò portare il piede:
il suo nome palesa.

GIULIA
Invan si chiede.

SOMMO SACERDOTE
Interprete supremo
Dell'ira degli Dei,
L'anatema terribile
Vibro sopra di te.

GIULIA
Non v'è più sempre!
Son tronchi i giorni miei,
E la gelida mano della morte
Mi sento in fronte.

SOMMO SACERDOTE
Perfida Ministra.
Ti prepara ad uscir da queste mura:
Va nel sen della Terra:
Le tue colpe esecrande ivi rinserra.
Da quel fronte - che l'onte scolpite.

(alle Vestali)

Le togliete le bende avvilite:
Dei littori alle mani cruente
L'empia testa dovete lasciar.

(si tolgono a Giulia gli ornamenti di 
Vestale, e le vengono fatti baciare)

CORO
Da quel Fronte - che ha l'onte scolpite.
Le togliamo le bende avvilite:
Dei littori alle mani crudente
L'empia testa dobbiamo lasciar.

(Il Sommo Sacerdote getta un velo nero sul capo a Giulia, 
la quale è condotta dai littori fuori del tempio. Le Vestali 
ed i Sacerdoti si ritirano)



ATTO TERZO


Scena Prima

(Campo scellerato; dove le tombe degli infedeli Vestal
confinante a sinistra colla porta Collina sulla quale sta
scritto: "Scelleratus Ager". Si vedono tre tombe in forma
piramidale: due delle quali son chiuse da nera pietra, su 
cui si legge il nome della Vestale ivi rinchiusa, e l'epoca 
della sua morta. La terza, destinata a Giulia, è aperta; una
scala introduce nella parte interna)

LICINIO
(solo e nel massimo disordine)
Ohimè! quale apparato!...
Spettacolo d'orrore!
L'alma mia s'abbandona al suo furore...

(andando verso la tomba aperta)

Cieco sdegno mi guida... freme il suolo
Sotto i miei passi, e pronto è già l'avello
A ingoiar quanto
il mondo ha di più bello.
Giulia fìa ver che mora!...
Ah! no, s'io vivo ancora;
Di così bella vita vo'farmi difensor.
Contro il destin severo
Che invan placare io spero,
Dovrà prestarmi aìta un disperato amor.

Scena Seconda

LICINIO
Cinna,
l'arme che fan?

CINNA
Speriamo invano:
Geme ognun: ti compiange,
Ma non osa difenderti.

LICINIO
Codardi!

CINNA
Le schiere tutte
lo spavento agghiaccia;
Ma per morirti al fianco,
Di amici e di guerrier numero scelto
Seguita i passi miei, e là celati
Stansi sul Quirinal, gli ordini tuoi
Seco attenderò.

LICINIO
Fido nell'amico.

CINNA
Fida nell'ardir mio:
Teco a sprezzar perigli appresi anch'io.
Ascoltar i vani accenti
Di prudenza ormai non giova;
Ti darà novella prova
Nel difenderti amistà.
Può dei Nurni la possenza
Far che teco io resti oppresso,
Ma da lor la mia costanza
Avvilirsi non potrà.
Forza dividerci giammai,
Ed il giorno in cui morrai
La mia morte anche vedrà.
Ma pria d'avventurar l'inegual pugna,
Del Supremo Pontefice il potere
Da te s'invochi.

LICINIO
Ogni speranza esclude
Del Grande Sacerdote la fata cecità.

CINNA
L'ira de'Numi
Ei sol può deviare.
La vestale involando al suo destino.

LICINIO
Qui gacer deve.

CINNA
Alla Collina porta
Appunto eccolo innanti.
Fra questi orrori ei vien, seco rimanti.

(parte)

Scena Terza

(Il Sommo Sacerdote con alcuni Sacerdoti, e detto)

LICINIO
D'un sacrifizio orrendo
Disposto è l'apparato,
Vittima d'atra legge la beltade,
La giovinezza in preda
De' carnefici viva nella tomba discenderà?

SOMMO SACERDOTE
Tal'è il voler de'Numi.

LICINIO
Per disarmare l'ira
A te pur lascia i modi
La somma lor clemenza:
Vengo per Giulia a chiederti assistenza.

SOMMO SACERDOTE
Che aderisci domandar,
mentre lo Stato,
La salvezza di Roma
D'una vittima han d'uopo?
Giulia deve morir.

LICINIO
Da un delitto
il bene degli Stati non dipende.

SOMMO SACERDOTE
(Indicando le tombe delle Vestali sepolti vivi)
Que'tetri monumenti assai ti mostrano
Che tali orror
mai perdonò la Dea.

LICINIO
Romolo deridea allor che nacqua
La tua legge fatal: d'una Vestale
Gli diede in sen Marte la vita.

SOMMO SACERDOTE
Giulia deve morir...

LICINIO
No, no ... non fìa mai vero!...
Suo còmplice son io.
O salvarla, o morir con lei desio.

SOMMO SACERDOTE
Morrai senza salvarla.
Contro il divin poter, che insultar osi:
Debole scudo è il tuo valore istesso;
La tarpèa Rupe è al Campidoglio appresso.

LICINIO
Tu sol dovrai tremare
In fra gli sdegno e l'ira:
il tuo crudele Altare
Col brando scuoterò.

SOMMO SACERDOTE
La folgore piombare
Sopra di te vedrò.

LICINIO
Provar dovrai il mio sdegno
Se Giulia perirà.

SOMMO SACERDOTE
L'iniquo tuo disegno
il ciel confonderà.

LICINIO
Co'miei fidi. ch'io sproni al furore.
Coprirò questi campi d'orrori,
E la vittima illesa sarà.

SOMMO SACERDOTE
Trema, trema,
son vani i furori.
E la vittima estinta cadrà.

(Licinio parte)

Scena Quarta

ARUSPICE
(Ad il Sommo Sacerdote)
Differir vi consiglio il sacrifizio,
È vittima possente.

SOMMO SACERDOTE
Venerabile Aruspice.
Non temete di lui:
Sarà mia cura gl'impeti arrestar D'un giovin folle.

ARUSPICE
De' soldati e del popol
se la turba sdegnata...

SOMMO SACERDOTE
Degli altari è la gloria sicura:
Or si compia il dover nostro, e del resto
Si lasci al ciel la cura.

Scena Quinta

(Giulia. la Gran Vestale il Sommo Sacerdote, Popolo.
sacerdoti, soldati, matrone, donzelle, vestali. consoli, 
ece. Giulia condotta da'littori, circondata da'suoi 
congiunti e da un gran numero di Donzelle. Innanzi a 
lei viene portata un'ara spenta. Le Vestali recano gli
ornamenti della vestale condannata)

CORO DI POPOLO
(durante la marcia della comitiva)
La Vestale infida mora,
Che in orrore è degli Dei:
E la morte serve a lei il misfatto ad espiar.

DONZELLE, VESTALI.
Sul fior degli anni - tanta beltade,
Tra crudi affanni - perir dovrà!
Numi, perdono, se la pietade
Amare lagrime spander ei fa!

GIULIA
(alle vestali)
Tenere suore, addio!

(alla Gran Vestale)

E tu, che ancor degg'io
Venerar, tu disarma
Per me l'ira del ciel: d'essermi madre
In questi estremi istanti
Non isdegnar: la figlia Benedici or che abbraccia
Le tue ginocchia.

(le cade ai piedi)

GRAN VESTALE
Figlia!... Ah! si: lo sento:
Tutto il materno affetto,
Nel vederti al mio piè,
mi parla in petto.

SOMMO SACERDOTE
(alle Vestali)
Sul profanato altar. tosto sospeso
Della Sacerdotessa il velo sia.
Se al suo fatal error Vesta perdona,
Incenerir tra poco
Vedrem la spoglia del celeste foco.

(le Vestali appendono il velo all'ara, 
ed ognuno ivi guarda fisso)

CORO DI DONNE
Noi t'imploriamo, o Dea,
Per la Donzella rea:
Risplenda s' nostri sguardi,
Nè tardi - il tuo favor

(lungo silenzio)

SOMMO SACERDOTE
(porgendo a Giulia una lampada accesa)
Pronunziato han gli Dei
La pena a te dovuta; il tuo delitto
Morte deve espiar. Nella sua tomba
La vittima, o littori,
ormai guidate.

GIULIA
Caro oggetto, il di cui nome
Proferir non m'è concesso,
Mio delitto è sol d'amarti;
in lascairti io t'amo ancor:
Ed a quella tomba appresso,
Mentre errante - è l'alma amante,
D'un fatal amor la face
Più vivace - io sento al cor.
L'ultimo pensier mio
Morendo ancor t'invio,
L'estremo mio sospiro
Esalerò per te.

Scena Sesta

(Licinio con Guardie viene precipitosamente 
dal Monte Quirinale)

LICINIO
Fermate, Satelliti di morte!

GIULIA
(appoggiata sul limitare della tomban 
essendovi già entrata per metà)
Qual voce!

LICINIO
L'innocenza immolasi da voi.
Son io l'indegno che di Vesta lo sdegno - meritai,
Glulia "che l'ira vostra or qui minaccia".
Nella mia fiamma rea
Parte non ha. Sia salva.
Il sangue mio versar
sugli occhi vostri ora vogl'io.

(appogiando il petto sulla punta della spada)

CORO
(trattenendolo)
Numi!
Licinio!

GIULIA
Invano a farsi reo
Or quest'eroe s'affanna;
Romani, io nol conosco: egli v'inganna.

LICINIO
Che! tu non mi conosci?

SACERDOTI
Complici nel delitto
Perano uniti ancora.

GUERRIERI
Egli è un eroe:
Nostro sostegno egli è.
Pria che da noi
Perir di Roma il vindice si veda,
cadrem con lui.

SACERDOTE
De' vostri altari siate,
Romani, difensori.

LICINIO
(a' suoi)
Amici, protettori
Siate dell'innocenza.

GIULIA
Col finir de' miei giorni, preveniamo
Di ria vicenda i danni.

(Scende nel sotterraneo. Nel medesimo tempo il popolo 
ed i Soldati si radunano innanzi all'ingresso della tomba 
e si accingono a far fronte ai seguaci di Licinio)

LICINIO
(a' suoi)
Amici. andiamo.

(mentre si dispone la zuffa, il cielo si oscura, mugge 
strepitoso il tuono e la scena rimane soltanto illuminata 
dal chiaror de'lampi)

CORO
Oh terror! oh sventura!
Qual tetra notte è questa!
Il folgor ne minaccia
atra tempesta!

(i Soldati che più non si vedono tra di loro, si mischiano 
senza combattere. Licinio scende nella tomba. Un globo 
di foco va ad incenerire, sull'ara che rimane accesa il 
velo della Vestale. La scena si rischiara)

SOMMO SACERDOTE
Olà. tutti fermate...
Spettacol di centento!
Il ciel con un portento palesa il suo voler.
Deh! si rimiri la suscitata fiamma.

LICINIO
Oh ciel!

GIULIA
(uscendo dalla tomba)
Dove son io?

SOMMO SACERDOTE
Benefica la Dea
Revoca in questo istante
Del suo rigor le leggi; l'ira sua Marte disarma;
e, dell'austero nodo
Mentre vesta discioglie

(a Licinio)

La sua Ministra, appaga le tue voglie.

GIULIA
Oh! clemenza del ciel!
La spenta face
De'miei di si riaccende,
Ed a novella vita amor mi rende.

(il Sommo Sacerdote, la Gran Vestale, e seco loro 
i littori partono, portando seco il fuoco sacro)

GIULIA
(a Licinio)
Per amarti io vivrò.

Scena Ultima

(La scena si cambia e rappresenta il tempio di Venere 
in mezzo al bosco di rose. Da un lato la statua di Flora)

VESTALI
Lieti concenti,
Dolci momenti,
Regnar fra noi
Possiate ognor.
L'ura sia pura.
Brili natura,
I pregi suoi
Debba all'Amor.

LICINIO, GIULIA
Vieni: colà sull'ara
Ricevi la mia fè.
Viver per te, ben mio,
Morir vogl'io per te.
Lieti concenti, ece.



PRIMER ACTO


Escena Primera

(Foro Romano. A la derecha el atrio del templo de Vesta
que comunica por medio de una galería con el alojamiento
de las vestales. Al fondo, y del mismo lado, el palacio de la
 diosa y parte del bosque sagrado que lo circunda. A lo lejos,
la colina Palatina. Se ven en la plaza los preparativos de una ceremonia triunfal. El día comienza a despuntar)

(Durante el preludio, Licinio está apoyado en una
de las columnas del atrio. Cinna sale del bosque)

CINNA
¿Junto al sublime templo consagrado a Vesta
Licinio espera el día?
De turbación y languidez
devorado está su corazón.

(a Licinio)

Confía a la amistad
el secreto que ella ignora.

(Licinio quiere alejarse)

Es en vano huir de mí:
yo seguiré tus pasos.

LICINIO
(señalando el atrio)
¿Por qué no veo derrumbarse
sobre mi cabeza estos muros?
¡Soy tan desgraciado!

CINNA
¿Tú!? ¿Acaso tu nombre en el templo
no ha sido consagrado a la Victoria?
¿Acaso tu brazo no ha conseguido
la inmortal gesta de expulsar a los galos 
de nuestras tambaleantes murallas?
¿Acaso no vuelves triunfante 
al seno de la patria?

LICINIO
¿Y de qué me sirven esos vanos honores,
vacuas grandezas
y estériles laureles?
¿De qué sirven en Roma la gloria y mi vida?

CINNA
¿Qué deseos ¡oh, Licinio!
puedes aún albergar?
Tu pompa triunfal ¿quizás no está a la vista?
¿Acaso no veremos a la joven vestal
ceñir tus cabellos con laureles de oro?

LICINIO
¡Calla, hablas demasiado!

CINNA
¿Por qué tiemblas?
¿Cuál es el origen del arrebato y ansiedad
que te hacen perder la razón?
¿Escondes a mi leal corazón
la causa de tu dolor?
El verme te disgusta...
¿Es ésa la recompensa a mi fidelidad?
Con gusto sufriría este ultraje si te viese alegre.
¡Permíteme compartir contigo
tu ansiedad y pena!

LICINIO
¡Está bien, mi delito, mi locura,
comparte conmigo!
¡Participa del violento fuego que me quema!
El cielo prohíbe que ame a la mujer que deseo:
¡una vestal!
Tal es mi destino

CINNA
¡De horror me estremezco!
¡Te amenazan grandes calamidades!
¿Acaso un demonio inspiró en tu corazón
esa sacrílega pasión?

LICINIO
Mi pasión es pura, ¿qué más puedo decirte?
Julia... sí, 
motivo a la vez de terror y afecto,
me fue prometida por su madre
hace ya tiempo.
Pero ¿acaso el orgulloso jefe
de una ilustre familia
podría consentir
entregar a su hija
a un desconocido
sin gloria ni estirpe?
¡Marché entonces a la guerra!
La noble ambición
y los denodados esfuerzos
sellaron mi destino.
Después de un lustro,
vencedor regreso a la patria
y la esperanza de aquel amor
aún me embriaga el corazón...
¡Ah cruel desgracia!
¡Terrible destino!
Julia a los altares ha sido consagrada
¡Ay de mí!
El padre moribundo traicionó
los juramentos del amor.

CINNA
Te compadezco.

LICINIO
La compasión no es suficiente.

CINNA
¿Y qué más esperas?

LICINIO
Nada, pero estoy cansado de temer.

CINNA
De una fatal locura
no te dejes llevar:
Piensa en las leyes divinas
que tu amor infringe.
Tremendas son 
la ira y venganza de los dioses.

LICINIO
Sé el destino que me espera.
No ignoro el peligro
y mido el abismo.
Tu amistad, Cinna,
por alejarme de mi culpa,
haría un vano esfuerzo.
La violencia de este fuego culpable es tal,
que frente a todo el poder de los dioses
sólo puedo oponer mi amor y mi muerte.

CINNA
Quiero advertirte los peligros 
a los que te expone la pasión que te invade.
El Amor quiere enfrentarlos;
la amistad sabrá compartirlos.

LICINIO
Cuando la amistad secunda mi valor
¿a qué peligros deberé temer?
Aleja de ti todo mal presentimiento.
Mi corazón está feliz, pues soy amado.

CINNA
¡Ah, disipe el cielo los malos augurios
que hacen penar a mi agitado corazón!

(a dos voces)

LICINIO
No, nada puede extinguir el ardor
de mi culpable pasión.
A ti, que en el peligro
te complace ser mi compañero,
te pido ayuda 
para audaz proyecto.
Mi alma está unida a ti
con un lazo eterno.
Si no es de ti ¿de quién otro
podía esperar ayuda?

CINNA
Si de tu pasión culpable
nada puede extinguir el ardor,
tu compañero me complace ser
y en tu proyecto audaz,
socorro te daré.
Mi alma está unida a ti
con un lazo eterno,
y siempre podrás
encontrar en mí auxilio.
Pero, al menos,
mantén por hoy la prudencia.
Te aclama la gloria
y el honor te aguarda.
Sígueme, ha llegado la hora de tu triunfo.

LICINIO
¡Amor, da vigor a mi constancia!

(Salen. Durante el desarrollo de esta escena ha amanecido)

Escena Segunda

(Las vestales, entre ellas Julia, salen en procesión 
encabezada por la Gran Vestal para dirigirse al templo)

Himno matutino

GRAN VESTAL
¡Vesta, hija pura del cielo,
derrama sobre tus fieles seguidores tu divinos rayos
y haz que conservemos en nosotras la llama de amor puro!

VESTALES
¡Vesta, etc...

(durante este himno, Julia se muestra sumida en una profunda
meditación y sólo se conmueve al sentir como propias las
amenazas que el himno contiene para las sacerdotisas infieles)

JULIA
¡Tiemblo al oír el nombre de Vesta
y mis ojos se inundan de culpable llanto!

GRAN VESTAL
Casta diosa, la inocencia
consagraste a los altares
y tu divina presencia
deseos culpables no sabe tolerar.

VESTALES
¡Vesta, etc...

GRAN VESTAL
Aleja de tus divinos altares
a la impura virgen
y que tu fuego se oculte ante ella
antes que la tierra la sepulte en su seno.

VESTALES
¡Vesta, etc...

GRAN VESTAL
¡Vestales, hoy, la invicta Roma 
otorgará el premio al valor
a su glorioso héroe!
A vosotras os cabe el honor
de honrar con laureles 
su egregia cabeza.
Veréis a vuestros pies,
junto este arco triunfal,
postrarse ante vuestros sagrados atributos
a todo el pueblo de Quirino,
al Senado y a los supremos cónsules.
Id al templo,
y vuestros sacrificios rendid 
a Jano y Astrea, dioses propicios...
¡Julia, quédate!

(Las vestales van al templo bajo
la galería que conduce al mismo)

Escena Tercera

(Julia y la Gran Vestal)

GRAN VESTAL
Esta será la última vez
que te muestro los riesgos a que te expones;
que corrijo tu descaro
y que la voz del deber
te hago oír.
La cadena que te ciñe
al pie de los altares
es la causa de tu tristeza;
es la prueba del gran dolor
que anida en tu corazón.
El culto y los sacros misterios de Vesta
no pueden ocultar el horror que experimentas.
Una loca pasión turba tus sentidos
y el veneno destilado por ese sacrílego deseo
hace que tus ojos no vean 
el abismo al que quieres arrojarte.

JULIA
¿Qué se pretende de mí?
Yo, víctima desafortunada,
en contra de mi voluntad
obedezco las leyes
llorando mi destino.

GRAN VESTAL
¿Acaso no eres digna de la mayor envidia
que hay sobre la tierra?
Roma nos confía a nosotras
el precioso culto de su sagrado palio.
Homenajes y honores
hacen alegre el destino de nuestra vida.

JULIA
(para sí)
Y por un instante de error, se nos condena a muerte.

GRAN VESTAL
Nuestra morada feliz
nos sumerge en la verdadera paz.
El tributo del mundo recibimos
al despreciar los peligros del amor.

(Julia suspira)

El Amor es un monstruo, un bárbaro.
Es un enemigo hostil al amor de Vesta.
Un día le dio vida Tesifone,
entre los horrores del averno.
Por su causa la impía tierra
se inundó de culpas y lágrimas,
alzando su trono horrible
sobre los abismos y tumbas.
Tu corazón se pierde ¡oh, hija!
y temo por ti.

JULIA
(horrorizada)
En el nombre de los dioses
y de Vesta, a quien adoro,
esta gracia que te imploro concédeme:
permite que tras estos muros, oculta a todos,
sin mi participación se lleve a cabo 
la ceremonia triunfal.

GRAN VESTALE
En vano quieres sustraerte
a las devotas obligaciones
que las leyes te imponen.
Tú eres la designada para vigilar,
entre las sombras de la noche,
la llama eterna, y por lo tanto,
de tus manos recibirá el triunfador la inmortal corona: 
En vano sustraerte quieres.

(La Gran Vestal entra en el templo)

Escena Cuarta

JULIA
(sola, se debate entre el deber, el amor y el temor)
¡Oh ineludible mandato
de un funesto poder!
Esperanza no hay
y de los dioses me veo abandonada.
Olvidar mi amor quise, pero fue en vano,
intenté sustraerme a mi destino
y privarme de una suerte mayor.
Volver a ver a mis pies
a Licinio victorioso...
Cumplir con el deber del Imperio...
¡Oh diosa, la angustia de mi alma
debería ser suficiente a tu rigor!
Te veré dentro de unos momentos
¡oh, mi bien amado!
y tu suave voz oiré.
Sabré reavivar en mi pecho,
bajo tu mirada, mi amor inicial.
De una vida miserable, condenada a los dioses,
en ese instante, podré al menos,
consagrarlo al querido amante.
Pero ¿dónde te lleva, impía vestal,
semejante pasión?
¡Ah, la virtud de huye de mí!
¡Piedad, dioses clementes...!

VESTALES
(Sobre las gradas del templo)
¡Ven ministra, tu ausencia
demora el sacrificio!
En este momento 
el carro triunfal del general 
sigue al cortejo que aquí lo conduce.

CORO
(interno)
¡Por fin la paz  reclama
al vengador de los romanos,
el domador de los galos!

JULIA
¡Oh,  qué ansiedad!...¡Ah, qué terror!
¡Ay, ley inexcusable
de un funesto poder!
Siento congelarse mi corazón...
¿Qué será de mí en este fatal momento?

(entra en el templo)

Escena Quinta

(Julia, Licinio, Cinna, la Gran Vestal, el Sumo 
Sacerdote, cónsules, vestales, gladiadores, etc. 
Desde distintos sectores avanza hacia la plaza 
el cortejo, precedido por el pueblo. Vienen 
después los sacerdotes, encabezados por el Sumo 
Sacerdote, los miembros del Senado, guerreros y 
cortesanos. Cuando todos han ocupado su puesto, 
salen del templo las vestales. La Gran Vestal lleva 
el palio. Delante de Julia, el fuego sagrado es 
llevado en un ara con una lámpara votiva encendida. 
Al paso de las vestales, el pueblo se arrodilla, los 
senadores se inclinan y las fasces de los cónsules, 
llevadas por los líctores, les rinden honores. Las 
vestales se sitúan sobre un palco, debajo del cual 
están los miembros del Senado. Llega el carro triunfal
precedido de trompetas y banda de música. El carro e
s arrastrado por esclavos encadenados. Los jefes enemigo,
prisioneros, siguen al carro. Licinio está vestido con traje 
de gala y sostiene el bastón de mando. Cinna marcha a 
la cabeza de las escuadras de guerreros)

CORO
¡Alfombremos de laureles el suelo
y el templo de Vesta adornemos!
El vengador de los romanos,
el dominador de los galos,
finalmente ha traído la paz 
a las latinas murallas.

PUEBLO
El destino amenazó a los hijos de Quirino
con enviarles la muerte,
pero guiada por un héroe
las fieras garras del águila
a otros el daño causó.

CORO
Alfombremos de laureles el suelo, etc.

PUEBLO
¡Él es el señor de la guerra,
a él todo honor!

DAMAS
¡Nuestro suelo ha recuperado el sosiego,
todo se lo debemos a él!

LICINIO
¡Nuestras armas han triunfado!
Marte las ha guiado
hasta el campo de la victoria
y nosotros, hijos de la gloria,
somos los guardianes 
del honor del pueblo
y el terror del enemigo.
A los supremos dioses demos gracias 
por todo lo que sus manos nos conceden,
quememos sobre los altares
el incienso más puro.

(Los cónsules ayudan a Licinio a descender del carro y lo
conducen a un sitial levantado a la derecha del proscenio)

SACERDOTES, VESTALES
¡Él es el señor de la guerra!
¡A él todos los honores!...

GRAN VESTAL
(a Julia)
Tú, que en la profunda noche 
custodias y guardas la inmortal llama 
que anuncia al mundo este glorioso día.
¡Consagra, oh Julia, la preciada corona!

(le entrega la corona de laureles de oro)

LICINIO.
(en voz baja a Cinna)
¿Oyes?... esta noche...
ella...en el templo.

CINNA
(en voz baja a Licinio)
¡Calla, todos observan nuestros movimientos!

GRAN VESTAL
(a Julia)
Sea este honor 
el reconocimiento a la victoria 
del héroe de los romanos,
y al mismo tiempo
señal y garantía de nuestro amor.

JULIA
(pasa la corona sobre el fuego sagrado. Para si)
¡Sostenedme, oh dioses!

LICINIO
(para si)
¡Es ella!... En mi corazón siento la embriaguez de la alegría.

(Durante los ritos que preside Julia 
el pueblo canta lo siguiente)

CORO
Discípula pura de la diosa,
ciñe la ilustre frente del héroe 
mientras los cánticos de la paz
elevan su nombre a los cielos.

(durante el coro anterior Julia atraviesa la escena,
y con pie vacilante sube hasta donde está Licinio; 
éste se arrodilla y ella le coloca sobre la cabeza la 
corona)

JULIA
Valiente joven, en este hermoso día
recibe el premio de la gloria,
testimonio es de la victoria
y de nuestro amor.

CORO
Valente joven, en este hermoso día. etc...

LICINIO
(en voz baja, a Julia)
Escucha... Julia... escucha...
aquí... bajo estos pórticos...

GRAN VESTAL
(observando a Julia, para sí)
¡Qué agitado tiene el corazón!
Su triste mirada refleja
los signos del dolor.

CINNA
(en voz baja, a Licinio)
¡Oculta tus pensamientos!
Esa turbia mirada
puede ser la precursora
de dolores y sufrimientos.

SUMO SACERDOTE
(en tono profético, fijando la mirada 
sobre el altar de las libaciones)
¡En el seno de este festejo
una tétrica nube aparece!
De nuevo la llama
languidece en el altar.

JULIA
(turbada, para sí)
¡Oh, momento 
al que tanto temía!
No sé ver otra cosa
más que luto y llanto.

LICINIO
(en voz, baja a Julia)
Escucha... Julia... escucha...
aquí... bajo estos pórticos...
de la tristeza de la cercana noche 
te arrancaré.

GIULIA
(sobresaltada)
¿Qué dices?

UNO DE LOS CÓNSULES
(aproximándose a Licinio)
La paz en este día 
es el fruto del valor:
Disfruta en tu corazón de ella,
pues es el producto de tu esfuerzo.
Que las alabanzas de los ciudadanos
te acompañen eternamente.

CORO
La paz en este día... etc.

(Julia regresa junto al fuego sagrado. A continuación 
se desarrollan los juegos, las danzas y el combate de 
los gladiadores)

SUMO SACERDOTE
(terminados los juegos)
Y ahora que ha cesado la fiesta,
vayamos al Capitolio para inmolar las víctimas
en honor del supremo Júpiter.
¡Que el vencedor adorne con ricos 
trofeos de guerra los sacros altares!

(El cortejo se traslada hasta el Capitolio)

CORO GENERAL
Esparzamos laureles sobre el suelo, etc...



ACTO SEGUNDO


Escena Primera

(Interior del templo de Vesta, de forma circular. Sobre 

un altar de mármol, levantado en el centro, arde el fuego
sagrado. A su alrededor asientos para las vestales)

Himno de la Tarde

VESTALES
(en torno al altar)
Fuego divino, alma del mundo,
que tu llama, signo inmortal de vida,
fecunda y viva, 
brille por siempre sobre este altar

GRAN VESTAL
(entregando a Julia la vara de oro
que se emplea para atizar el fuego)
El venerado signo del gran ministerio
que esta noche deposito en tu mano
te hace custodia de la gracia de los dioses y,
más aún, del destino de los romanos.
¡Oh Julia, esta es la hora solemne
en que la te presentas 
ante los supremos dioses!
¡Ah, reflexiona! 
Cualquier suspiro infiel será severamente castigado 
puesto que estas paredes jamás han sido ciegas.

VESTALES
Fuego divino, alma del mundo, etc...

(se retiran)

Escena Segunda

(Julia sola. Con profundo abatimiento se arrodilla 
sobre las gradas del altar, donde por un instante 
permanece postrada)

JULIA
¡
Tú, a quien invoco con temor,
diosa terrible, escúchame!
Permite que mi pobre corazón
pueda respirar aliviado.
Tú que ves mi tormento, mi frenesí,
mi ansia y mi consternación.
¡Ay, que ellos sean suficientes!
Sólamente tú puedes disipar
la pasión que hay en mí.

(Se levanta, se acerca al altar y atiza el fuego)

Sobre el sagrado altar, que mi dolor ultraja,
poso mi temblorosa y sacrílega mano.
La pálida llama inmortal
ilumina mi aborrecible faz.
¡Vesta, no escuchas mi lamentos
y con tu brazo me alejas de ti!

(extraviada gira por la escena)

¡Amor, a tu deseo me entrego!...
Pero, ¿a dónde dirigiré mis pasos?
¡Ay de mí! 
¿Qué delirio invade mis sentidos?
Un invencible poder
conspira contra mí,
oprimiéndome y enajenándome...
¡Detente, aún estás a tiempo!
¡Oh Julia, la muerte amenaza 
tu cabeza con el rayo!

(delirando)

Mas... Licinio está allí...
puedo verlo, hablarle, escucharlo...
¿Qué temor me retiene?
La pena de mi criminal pasión
ya ha prescrito.
Suspended ¡oh, crueles dioses!
por un instante vuestra venganza
a fin de que pueda el querido amante,
con su presencia y con sus hermosos ojos,
aliviar mi gran pena.
Después, sumisa a vuestro poder, 
que mi vida miserable
sea objeto de vuestro furor.
Mi destino está decidido.
La la suerte está echada:
¡Ven, amado mortal, te ofrezco la vida!

(abre la puerta del templo y va a recostarse sobre el altar)

Escena Tercera

LICINIO
(desde el fondo de la escena)
¡Julia!

JULIA
¡Es su voz!...

LICINIO
¡Julia!

JULIA
¡El altar se estremece!

LICINIO
¡Al fin te veo!

JULIA
¡En qué momento, en qué lugar!

LICINIO
El dios que nos reunió
vigila entorno a estos muros.
¡Y cuida de nosotros!.

JULIA
¡Temo por ti!...

LICINIO
¡Desecha todo peligro!
Mi valor ha superado esfuerzos
tan tremendos como este.

JULIA
¡Ah, Licinio!

LICINIO
(avanzando)
Acepta mi juramento:
¡sólo deseo vivir para amarte,
defenderte y servirte!

JULIA
¿Podré aspirar tan siquiera
a un momento de felicidad?

LICINIO
¿Acaso no encontraremos refugio en los bosques,
bajo otro cielo, o en alguna montaña?
¡Decídete! Sabré liberarte de esta esclavitud .

JULIA
¡No, no puede ser!
¡Dispón de mi vida , querido, 
a ti la sacrifico,
pero la tuya pertenece
a Roma y a los dioses!
Por tu gloria
me será dulce afronta el peligro.

LICINIO
¿Tendrán piedad los dioses
de nuestras penas?
¿No habrá un rayo de esperanza?
¡Deseo que seas la dueña de mi vida,
hija del cielo, ídolo de mi corazón!
Sólo tu mirada
hace que sea feliz.
Los dioses tienen envidia de nuestro destino.
¡La diosa del amor, a quien invoco,
un día nos unirá!

JULIA
¡Cielos!...
¡Aléjate de este altar
para nosotros tan funesto!
¡La llama languidece!

(Julia corre al altar y atiza el fuego. Licinio, 
aterrado, se retira hacia el fondo del templo)

LICINIO
¡Oh, casta diosa,
disipa el funesto presagio!
Es mi culpa la de amar a quien se te parece.
Todo nuestro amor
nace de tu candor.

JULIA
La hija de Saturno
escucha nuestros ruegos.
La llama de altar se ha avivado
mostrándonos su celestial favor.

LICINIO
¿Quién podría dudar
del favor de la diosa?
¿Qué dios no escucharía, si tú le imploras?...

JULIA
¡Ah, retorno a la vida!
¡Cómo escucharte
y no sentir piedad, alma mía!

LICINIO
(a dos voces)
Al amor yo me abandono.
¡De la tierra y de los dioses
en tus ojos me olvido , ídolo mío!
El cielo está abierto para mí
en la cumbre de la felicidad.

JULIA
¡Desbordar siento mi alma!
Ven aquí, sobre el altar,
y recibe mi fidelidad.
El pasado es ya un débil recuerdo. 
Un feliz velo
sobre el porvenir se extiende
y en un instante todo mi ser
comprende que se eleva.

LICINIO
¡Qué delirio!

JULIA
¡Estoy unto a ti, mi tesoro!

LICINIO
De tu tierna mirada
se embriaga mi corazón.
¡Ven, ven aquí sobre el altar y recibe mi promesa!
Para mí no existe otro bien más que tú.

JULIA
¡Sólo quiero vivir para ti!

LICINIO, JULIA
Quiero vivir sólo para ti.
¡Ven, ven aquí sobre el altar
recibe mi promesa!

(Mientras los dos amantes se acercan al altar, el fuego, 
que poco a poco se fue debilitando, se extingue totalmente 
y la escena sólo permanece iluminada por un resplandor 
que se supone viene del exterior del templo)

JULIA
¡La oscuridad!

LICINIO
¡Dioses justos!

JULIA
(sobre el altar)
¡Estoy perdida!
¡Ah, ya no hay esperanza!
¡La llama se extinguió!
Ya he vivido suficiente.

LICINIO
¿Qué dices?

JULIA
¡Moriré!

LICINIO
¡Me aterras!

Escena Cuarta

CINNA
(entra precipitadamente)
¡Licinio!

JULIA
¡Cielos! ¿Esa voz?

CINNA
¡El tiempo vuela!
Allí, en el primer patio,
se oye un gran bullicio. ¡Vayámonos!
Aún podemos huir amparándonos 
en las sombras de la noche.
¡Aprovechemos la oportunidad 
que el destino nos concede!

LICINIO
¡Mira el altar:
extinguido está el fuego divino!
¿Y tú quieres que la abandone?

JULIA
Tu presencia aquí
no podrá cambiar mi suerte;
Me espera una muerte
terrible y sin esperanza.

LICINIO
(con voz apagada)
¡Esta bien, sígueme!... ¡Vamos!...

CINNA
¡Detente! 
Su destino es morir...

LICINIO
¡Ah, estoy desesperado!... ¡Julia!...

CINNA
¡Oh, locura!

JULIA
¡Si me amas,
ten piedad de mí, bien mío!
Mi alma sólo piensa
en el peligro que tú corres.
Te lo pido por el amor
que une nuestros corazones,
si quieres salvarme
¡huye, te lo ruego!

LICINIO
¡Debería terminar con mi vida
en este mismo instante!

CINNA
¡Huye de este horror,
escucha mis consejos!
¡Ven!...

(lo toma de la mano)

LICINIO
¿Dejarla?... ¡Oh, dioses!

CINNA
¡No hay otra opción!

LICINIO
¡No puedo!

CINNA
Si tardas un solo instante más,
tú mismo la condenarás,

LICINIO
(con rabia, a Cinna)
¡Vamos!

(a Julia)

La voz del valor sabrá guiarme
y si mi amor te daña,
ella protegerte sabrá.
Licinio de tu suerte te arrebatará, 
vida mía,
o de lo contrario 
la compartirá contigo.

(se oyen los gritos de la muchedumbre)

MUCHEDUMBRE
¡El cielo clama venganza
contra la pareja infiel
que con su indigna presencia
el altar ultrajó!

CINNA
(escuchando)
Se oyen gritos...
¡Démonos prisa!

LICINIO
¿De qué me servirá?
¡Ay de mi!

JULIA
¡Huye!...

CINNA
¡Huyamos!

LICINIO
(a Julia)
¡Ven con nosotros!

JULIA
¡Por nuestro amor,
alma mía!

(se oye el griterío del pueblo)

A tres voces

¡Cuánto expresan
esos gritos horribles!

JULIA
¡Marcharos, para protegerme!...

CINNA
¡Vamos, la rescataremos!...

LICINIO
¡Te rescataré o moriré por ti!

(se marcha con Cinna)

Escena Quinta

JULIA
(sola)
Vivirá... Ya con ojos firmes
puedo mirar el horror de mi destino.
Mis días estaban signados por el dolor:
Sólo hemos tenido unos instantes de júbilo...
Mas rememorarlos no debo...
Viene gente...
¡Qué Clamor!... ¡Oh, dioses!
¡Qué martirio tan terrible!
¡Licinio!... ¡Ah, si fueses descubierto!... Me moriría...

(cae desvanecida sobre las gradas del altar)

Escena Sexta

CORO FUERA DE ESCENA
El cielo clama venganza
contra la pareja infiel
que con su indigno acto
el altar ultrajó.

SUMO SACERDOTE
¡Oh, pecado! ¡Oh, desventura!
¡Oh, colmo de las desgracias!
¡El fuego divino está extinguido!
La ministra desfallecida...
¡Los dioses supremos descienden
para dar muestras de su gran indignación
en el caos primigenio del universo entero!

(algunas vestales se reúnen en torno a Julia)

JULIA
¿Qué?... ¿Todavía estoy viva?

VESTALES
¡Doncella infeliz!

SUMO SACERDOTE
¡El Templo está profanado!
Los dioses, y también el pueblo,
el delito perseguirán
reclamando una víctima culpable.

(a Julia)

¿Acaso tú eres la que debe expiar la culpa?
¡Vamos, habla!

JULIA
Si me requiere la muerte: la espero y la deseo, 
es la última esperanza que me queda.
Será la horrible recompensa de mis largos afanes.
Al menos me librará 
del peso de vuestras redes.
¡Sacerdote de Júpiter, amo la muerte!

SUMO SACERDOTE
En este templo sagrado ¡oh, qué escucho!
¡Execrable blasfemia!
Al ultrajar las normas del augusto templo,
la más santa de las leyes traicionaste.
Has sido infiel a tus votos y,
faltando a tus juramentos, perjura.

JULIA
¡Es cierto, soy culpable, la naturaleza triunfó!

SACERDOTES
La indigna ha decidido su suerte,
tenga pues una muerte acorde a su delito.

JULIA
¡Oh, diosa protectora de los infelices!
¡Latona, oye mis ruegos!
¡Que mi último deseo te conmueva,
antes que sucumba a mi destino!
Haz que de mi tumba se aleje
aquel que es el causante
de la muerte que me aguarda.

SUMO SACERDOTE
Revélanos al indigno que,
desdeñando a Vesta,
en este sagrado refugio
osó posar sus pies para seducirte.
¡Confiesa su nombre!

JULIA
En vano me preguntas...

SUMO SACERDOTE
Como intérprete supremo
de la ira de los dioses,
el terrible anatema
lanzo sobre ti.

JULIA
¡No será por mucho tiempo!
Truncados están mis días
y la gélida mano de la muerte
ya siento en mi frente.

SUMO SACERDOTE
¡Pérfida sacerdotisa!
¡Prepárate para salir de entre estos muros
e ir al seno de la tierra!
Allí ocultarás para siempre tu vergonzoso rostro,
fiel reflejo de tus execrables culpas.

(a las vestales)

¡Arrancadle el velo mancillado!
En las cruentas manos de los lictores
la impía cabeza deberéis dejar.

(le quitan a Julia los ornamentos 
de vestal y se los hacen besar)

CORO
De esa frente, marcada por la vergüenza,
le quitamos el velo mancillado.
A las crueles manos de los lictores
la impía cabeza debemos entregar.

(El sumo sacerdote coloca un velo negro sobre la cabeza 
de Julia, que sale del templo conducida por los lictores. 
Las vestales y los sacerdotes se retiran)



ACTO TERCERO


Escena Primera

(Campo de la infamia, donde se encuentran las sepulturas 
de las vestales infieles. Limita a la izquierda con la puerta
Collina, sobre la que se lee la siguiente leyenda: "Scelleratus
Ager". Se observan tres tumbas: dos de ellas están cerradas
con una lápida negra sobre las cuales se leen los nombres 
de las vestales allí encerradas (vivas). La tercera, destinada 
a Julia, está abierta y una escalera introduce a su interior)

LICINIO
(solo, sumamente excitado)
¡Ay de mí!... ¡Esa tumba!
¡Horroroso espectáculo!
Mi alma se deja llevar por el frenesí.

(se acerca a la tumba abierta)

Una ciega indignación me guía... 
¡tiembla la tierra bajo mis pies!
La tumba está dispuesta 
a tragar lo más hermoso
que el mundo tiene ¡Julia! 
¿Será posible que muera?
¡Ah, no, no lo hará si yo aún estoy vivo!
Quiero ser el defensor de tan bella vida.
Contra el cruel Destino, que aplacar espero, 
deberá prestarme ayuda un desesperado Amor.

Escena Segunda

LICINIO
¡Cinna!
¿Qué están haciendo los hombres?

CINNA
¡Esperas en vano!
Todos se lamentan, te compadecen, 
pero no osan defenderte.

LICINIO
¡Cobardes!

CINNA
A todas las centurias
el miedo paraliza.
Pero para morir a tu lado,
un número selecto de amigos y guerreros,
sigue mis pasos y allí, 
en el Quirinal, están emboscados.
Todos esperamos tus órdenes.

LICINIO
¡Confío en el amigo!

CINNA
¡Confía en mi intrepidez!
Junto a ti aprendí a despreciar el peligro.
Escuchar las vanas palabras de la prudencia
ahora no tendría sentido.
Mi amistad te dará una nueva prueba
al defenderte.
Los poderosos dioses
pueden hacer que perezca contigo,
pero a pesar de ello, 
mi fidelidad no se debilitará.
Ella me obliga 
a que no nos separemos jamás
y el día en que tú mueras
mi muerte también llegue.
Pero, antes de aventurarte a una desigual lucha,
invoca el poder del Sumo Sacerdote.

LICINIO
Toda esperanza queda excluida
por la mística ceguera del Sumo Sacerdote.

CINNA
Sólo él puede desviar
la ira de los dioses
sustrayendo a la vestal de su destino.

LICINIO
No tardará en llegar.

CINNA
Ya están en la puerta Collina,
vienen dispuestos
a cumplir la horrenda sentencia.

(parte)

Escena Tercera

(Llega el Sumo Sacerdote, con algunos otros sacerdotes)

LICINIO
Para el sacrificio horrendo
dispuesto está ya el estrado.
¿Cumplirá el verdugo la atroz ley 
que hará que una muchacha en plena juventud
deba descender a la tumba?

SUMO SACERDOTE
Tal es el deseo de los dioses.

LICINIO
Sin embargo, bien sabes tú
cómo ha de aplacarse la ira de los dioses.
De tu máxima clemencia vengo, 
por Julia, a pedir ayuda.

SUMO SACERDOTE
¿Qué pretendes pedir
en estos momentos en que el Estado,
para la salvación de Roma,
tiene necesidad de una víctima?
Julia debe morir.

LICINIO
Pero la seguridad del Estado
no depende de un crimen.

SUMO SACERDOTE
(señalando las tumbas de las vestales enterradas vivas)
Esos lúgubres monumentos 
bien demuestran que tales delitos
jamás perdonó la diosa.

LICINIO
Rómulo se mofaba cuando nació esa ley fatal...
Y del seno de una vestal
¿acaso no recibió la vida Marte?

SUMO SACERDOTE
Julia debe morir...

LICINIO
¡No, no!... ¡No puede ser!
¡Yo soy su cómplice!
O salvarla, o morir con ella deseo.

SUMO SACERDOTE
Morirás sin salvarla.
Contra el poder divino, que osas insultar,
débil escudo es todo tu valor.
La Roca Tarpeya te espera junto al Capitolio.

LICINIO
¡Tú eres el que debes temblar
ante la indignación de mi ira!
¡Tu cruel altar
con la espada derribaré!

SUMO SACERDOTE
¡El rayo
veré caer sobre ti!

LICINIO
¡Comprobarás mi indignación
si Julia perece!

SUMO SACERDOTE
¡Tu inicuo propósito
el cielo desbaratará!

LICINIO
Mis fieles hombres, a los que infundo valor,
acudirán a estos campos de horror
y la víctima quedará libre.

SUMO SACERDOTE
¡Tiembla, teme, es en vano tu furor!
De nada te servirá la violencia
y la víctima muerta caerá.

(Licinio parte)

Escena Cuarta

UN ARÚSPICE
(Al Sumo Sacerdote)
Os aconsejo diferir el sacrificio,
pues la víctima es muy poderosa.

SUMO SACERDOTE
Venerable arúspice, no debes temer nada de Licinio.
Es mía la responsabilidad de detener 
los ímpetus de un joven apasionado.

ARÚSPICE
La turba indignada 
está integrada por soldados y ciudadanos.

SUMO SACERDOTE
Los altares siempre triunfarán.
Cumplamos con nuestro deber
y del resto dejemos que se ocupe el cielo.

Escena Quinta

(Llegan Julia, la Gran Vestal, el Sumo Sacerdote, 
pueblo, sacerdotes, soldados, damas, vestales, 
cónsules, etc. Julia es conducida por lictores y 
circundada de sus iguales. Abre la comitiva un altar 
con la llama votiva apagada. Las vestales traen los
ornamentos de la vestal condenada)

PUEBLO
(durante la marcha de la comitiva)
¡Muera la vestal infiel 
que ha atentado contra los dioses!
¡Que expíe con la muerte su pecado!

DONCELLAS, VESTALES.
¡En la flor de los años!
¡Tanta belleza deberá perecer entre crueles desvelos!
¡Dioses perdonadla, si os mueve a piedad
las amargas lágrimas que ella derrama!

JULIA
(a las vestales)
¡Queridas hermanas, adiós!

(a la Gran Vestal)

Y tú, a quien venero,
aplaca la ira del cielo que cae sobre mí.
No desdeñes en este instante
ser una madre para mí.
Bendice a la hija
que se abraza a tus rodillas.

(cae a los pies de la Gran Vestal)

GRAN VESTAL
¡Hija!...¡Ah, sí!
Siento todo el afecto maternal
que palpita en mi pecho
al verte a mis pies.

SUMO SACERDOTE
(a las vestales)
Sobre el altar profanado
colocad el velo de la sacerdotisa.
Si su error fatal Vesta perdona,
nuevamente veremos 
encenderse el fuego celestial.

(las vestales colocan el velo sobre 
el ara y todos permanecen atentos)

DAMAS
Nosotras te imploramos ¡oh, diosa!
por la doncella culpable.
¡Haz que brille el fuego ante nuestras miradas,
no retardes tu tu gracia!

(largo silencio)

SUMO SACERDOTE
(Dándole a Julia una lámpara encendida)
Los dioses han pronunciado 
la pena correspondiente.
Tu delito debes espiar con la muerte.
¡Lictores, llevad a su tumba
a la víctima!

JULIA
Querido ser de quien el nombre 
no me está permitido decir,
mi delito es sólo el de amarte;
al dejarte, yo te amo más todavía.
Mientras a esta tumba yo me acerco
errante siento mi corazón.
La fatal pasión hace aún más viva
el alma amante.
Mi último pensamiento,
muriendo, te envío.
Mi último suspiro
exhalaré por ti.

Escena Sexta

(Licinio acompañado de soldados llega
precipitadamente desde el monte Quirinal)

LICINIO
¡Deteneos alguaciles de la muerte!

JULIA
(apoyada sobre el borde de la tumba
habiendo entrado ya parcialmente a la misma)
¿Esa voz?

LICINIO
La inocencia se inmola por vosotros.
¡Sólo yo soy el indigno que merece la ira de Vesta!
Julia, a quien amenaza vuestra ira,
no es responsable de mi pasión.
¡Sea absuelta!
¡Mi sangre derramaré
ante vuestros ojos!

(apoya su pecho sobre la punta de la espada)

CORO
(deteniéndolo)
¡Dioses!
¡Licinio!

JULIA
En vano se afana ahora el héroe
por declararse culpable.
¡Romanos, yo no lo conozco! ¡Él os engaña!

LICINIO
¡Qué! ¿Que no me conoces?

SACERDOTES
¡Son cómplices!
¡Que ambos perezcan unidos!

SOLDADOS
¡Él es un héroe,
él es nuestro sostén,
y antes de que veamos perecer
al vengador de Roma,
nosotros caeremos con él!

SUMO SACERDOTE
¡Romanos, vosotros sois
los defensores de los altares!

LICINIO
(a sus soldados)
¡Amigos, vosotros sois
los protectores de la inocencia!

JULIA
¡Con mi muerte
evitaréis la ira de los dioses!

(Baja a la tumba, en el mismo momento que el pueblo y los
lictores se sitúan ante la entrada de la tumba dispuestos a
hacer frente a los seguidores de Licinio)

LICINIO
(a sus seguidores)
¡Vamos, amigos!

(Mientras se disponen a la lucha, el cielo se oscurece suena
estruendoso el trueno y la escena queda iluminada sólo por 
la luz de los relámpagos)

CORO
¡Oh, terror! ¡Oh, desventura!
¡Qué noche tétrica es ésta!
¡Los rayos nos amenazan
con una atroz tempestad!

(Los soldados, que ya no se ven entre sí, se mezclan sin
combatir totalmente confundidos. Licinio desciende a 
la tumba. Una centella, cae sobre el altar e incendia el velo 
de la vestal que permanece llameante, la escena se ilumina)

SUMO SACERDOTE
¡Alto! ¡Deteneos todos!
¡Prodigioso espectáculo!
¡El cielo, con un portento, expresa su deseo!
¡Eh! ¡Mirad! ... ¡La llama!

LICINIO
¡Oh, cielos!

JULIA
(saliendo de la tumba)
¿Dónde estoy?

SUMO SACERDOTE
La diosa bondadosa
revoca en este instante
el rigor de sus leyes.
Su ira Marte aplaca,
y, mientras que Vesta desata el severo vínculo,

(a Licinio)

su ministra satisface tus deseos.

JULIA
¡Oh, cielo clemente!
La extinguida llama de mis días
se reaviva
y a una nueva vida el amor me devuelve.

(El Sumo Sacerdote, la Gran Vestal, y con ellos 
los lictores parten llevándose el fuego sagrado)

JULIA
(a Licinio)
¡Viviré para amarte!

Última Escena

(El decorado representa el templo de Venus en medio 
de una rosaleda. A un lado la estatua de Flora)

VESTALES
Felices acordes,
dulces momentos,
siempre podéis
reinar entre nosotros.
¡Que el aire sea puro!
¡Que brille la naturaleza!
¡Que sus dones
tribute el amor!

LICINIO, JULIA
¡Ven, y allí sobre el ara
recibe mi promesa!
¡Vivir por ti, bien mío,
y morir quiero por ti!
Felices acordes... etc.



Digitalizado y traducido por:
José Luis Roviaro 2013