ATTO II

(Stanza terrena in casa di Fabrizio, nel fondo una 
porta con finestre che guardano sulla strada)

Scena Prima

(Pippo; quindi Ninetta che viene dal cortile col
canestro delle posate; e infine Isacco)

PIPPO
O pancia mia, tu devi
Quest'oggi esser contenta; e cibi e vino
Io te ne diedi a così larga mano
Che un ministro sembravo, anzi un sultano.

ISACCO
(dalla strada)
Stringhe e ferri da calzette,
Temperini e forbicette,
Aghi, pettini, coltelli
Esca, pietre e zolfanelli.
Avanti, avanti
Chi vuol comprar,
E chi vuol vendere
O barattar.

PIPPO
Vattene alla malora.

NINETTA
(entrando in scena)
Il merciaiuolo!
Come opportuno ei viene! -

(aprendo la porta che mette alla strada)

Isacco, Isacco?

ISACCO
Son qua, mia cara signorina.

NINETTA
(con imbarazzo)
Pippo
Mi par che voglia piovere;
E però sarà bene
Di ritirare in casa
La gabbia della gazza. -

(Pippo esce. Ad lsacco)

Orsù, vorrei...

(togliendosi da una tasca del grembiale 
la posata datale da suo padre)

Vender questa posata.

ISACCO
Ed io la compro.

NINETTA
Quanto mi date?

ISACCO
È assai leggiera, pure
Vi do due scudi.

NINETTA
Oh indegnità! né meno
Un terzo del valore.

ISACCO
Via, non andate in collera
Vi do un zecchino, perché siete voi.

NINETTA
Non basta.

ISACCO
E bene, voglio
Fare uno sforzo. Questi son tre scudi:
Siete alfine contenta?
Ninetta, eh sì, per forza!
Uno... due... tre: tenete ma ci perdo.

NINETTA
Andate, andate;
E non dite a nessun...

ISACCO
Non dubitate.

(via)

Scena Seconda

NINETTA
(mettendosi il denaro in una tasca del grembiule)
Oh povero mio padre!

PIPPO
(entra la gabbia della gazza)
Ecco la gabbia
Ma quella scellerata
D'una gazza, chi sa dove n'è andata?

(depone la gabbia al suo luogo solito)

LA GAZZA
(sulla finestra)
Pippo?

NINETTA
Vedila là che ti canzona.

PIPPO
Mi vuol far impazzir quella stregona.

(La gazza dopo qualche istante 
vola nella sua gabbia)

Ma perché mai, se la domanda è lecita,
Faceste entrar quel sordido avaraccio?

NINETTA
Avea bisogno di denaro; e quindi
Gli ho venduto...

PIPPO
Ah! capisco:
Qualche galanteria...

NINETTA
Sì, che per ora
Non m'era necessaria.

PIPPO
Oh che sproposito!
Perché non dirlo a me? Cara signora,
Voi dovete disporre in tutto e sempre
Del mio salvadanaio.

NINETTA
Ti ringrazio.
Ma lasciami; tu sai
Che ho tante cose a fare...

PIPPO
Ed io, per Bacco,
Ne ho da fare altrettante, e son già stracco.

(via)

Scena Terza

NINETTA
Andiam tosto a deporre entro il castagno
Questo denaro. Oh se potessi ancora
Rivederti, o mio padre...

(incontrandosi in Lucia, 
Podestà, ecc. mentre fa per uscire)

Ah!

Scena Quarta

(Lucia che riconduce la Ninetta)

LUCIA
Brutta fraschetta in casa, in casa. 
Se ti colgo ancora

(fra sè)

Pazienza! È d'uopo rinunziar per ora.

(presentando suo figlio al Podestà ed al Cancelliere)

Eccovi, o miei signori, quel Giannetto
Che si fe' tanto onor.

(La Lucia si fa recar dalla Ninetta 
il paniere delle posate, e si mette a contarle)

IL PODESTÀ
(a Giannetto)
Me ne rallegro.
Io lessi ne' giornali
Più volte il vostro nome, e ben rammento
E la bandiera che di man toglieste
All'inimico, e i due cavalli uccisi
Sotto di voi. Sì giovine, e sì prode...

GIANNETTO
Degno ancora non son di tanta lode.

FABRIZIO
Bravo! -

(al Podestà e al Cancelliere)

Che ve ne pare?

LUCIA
E nove e dieci
Ed undici. -

(alla Ninetta)

Stordita! ecco qui manca
Ora un cucchiaio.

NINETTA
Come?

LUCIA
Sì, un cucchiaio.
Conta pure tu stessa. -

(La Ninetta si pone a contar le posate. 
Rivolgendosi agli altri)

Eh! Che ne dite?
Oggi manca un cucchiaio; l'altro giorno
Si perse una forchetta. Ah questo è troppo!

IL PODESTÀ
È giusto il vostro sdegno:
Qui ci sono de' ladri. Esaminiamo,
Processiamo. - Gregorio...

FABRIZIO
Eh, ch'io non voglio
Processi in casa mia. - Ninetta?

NINETTA
È vero;
Uno adesso ne manca: e pur, credete,
Poc'anzi c'eran tutti.

(piange)

FABRIZIO
E via non piangere
Lo troveremo.

GIANNETTO
(chiamando verso le quinte)
Pippo?...

(Pippo accorre subito.)

Corri a veder se mai
Là sotto al pergolato
Sia caduto un cucchiaio.

(Pippo esce)

LUCIA
Io ci scommetto
Che non si troverà.

IL PODESTÀ
Non dubitate;
Lo troveremo noi.

(Fra sè)

Voglio che almeno tremi l'indegna.

(alla Lucia)

Carta e calamaio.

LUCIA
Vi servo sul momento.

FABRIZIO
(al Podestà)
Vi ripeto
Ch'io non voglio processi.

LUCIA
Eh taci, sciocco!
L'innocente è sicuro; e se v'è il reo,
Giova scoprirlo e castigarlo.

GIANNETTO
Oh cielo!
Per sì piccola cosa...

IL PODESTÀ
E pur la legge
In questo è assai severa,
Ed i ladri domestici condanna
Alla morte.

GIANNETTO
Alla morte! 
ACTO II

(Habitación en casa de Fabricio, al fondo,
puerta y ventanas que dan a la calle)

Escena Primera

(Ninetta viene del corral con la canasta 
de los cubiertos.) 

PIPPO 
¡Oh, barriga mía, hoy debes estar contenta; 
que te he dado tanta comida y vino,
que más que un ministro, 
pareces un sultán!

ISAAC 
(desde la calle)
¡Cordones, agujas para medias!
¡Sacapuntas y lapiceros!
¡Agujas, peines, cuchillos¡
¡Polvos, piedras y cremas!
¡Adelante, adelante 
el que quiera comprar, 
el que quiera vender 
y el que quiera intercambiar!

PIPPO 
En mala hora viene.

NINETTA 
(entrando en escena) 
¡El buhonero! 
¡Qué oportuno!...

(abriendo la puerta que da a la calle) 

¡Isaac! ¡Isaac!

ISAAC 
Aquí estoy, querida señorita mía.

NINETTA 
(incómodamente)
Pippo 
parece que va a llover.
Estaría bien
meter en casa
la jaula de la urraca...

(Pippo sale. A Isaac)

Veamos, yo querría...

(sacándose de un bolsillo del delantal 
la cuchara que le dio su padre)

Vender este cubierto.

ISAAC 
Lo compro.

NINETTA 
¿Cuánto me das?

ISAAC 
Si... pesa poco...
¡Te doy dos escudos!

NINETTA 
¡Oh, indignidad! 
Eso no es ni la tercera parte de su valor.

ISAAC 
Calla, no montes en cólera. 
Te doy un cequín, y porque eres tú.

NINETTA 
No es suficiente

ISAAC 
Bien, haré un esfuerzo. Tres escudos.
¿Estás por fin contenta? 
¡Ninetta, un esfuerzo!
Uno... dos... tres: aquí están, 
pero salgo perdiendo.

NINETTA 
¡Márchate, márchate,
y no se lo digas a nadie!

ISAAC 
Descuida.

(sale)

Escena Segunda

NINETTA 
(guardándose el dinero)
¡Oh, pobre padre mío!

PIPPO 
(entra con la jaula de la urraca)
Aquí está la jaula,
¿Pero dónde estará
esa maldita urraca?

(Pone la jaula en su sitio)

LA URRACA 
(en la ventana) 
¡Pippo!

NINETTA 
¡Allí te está llamando!

PIPPO 
Esa bruja quiere que pierda los nervios.

(En ese momento, la urraca vuela 
hasta su jaula) 

Si me permites una pregunta, 
¿qué hacías con ese viejo avaro?

NINETTA 
Me hacía falta dinero
y por lo tanto le he vendido...

PIPPO 
¡Ah! entiendo: 
alguna cosita...

NINETTA 
Si, una que ahora 
ya no me hacía falta.

PIPPO 
¡Oh, que cosas! 
¿Y por qué no me lo dijisteis? 
Querida, mi bolsa siempre está 
a tu disposición.

NINETTA 
Te lo agradezco. 
Pero déjame, 
sabes que tengo muchas cosas que hacer...

PIPPO 
Y yo, por Baco, yo también tengo 
que hacer un montón de cosas.

(sale)

Escena Tercera

NINETTA 
Voy a dejar este dinero en el castaño. 
¡Ah, si pudiera verte de nuevo, 
oh padre mío!... 

(Cuando va a salir, se encuentra 
con Lucía, El alcalde, etc. que entran) 

¡Ah!

Escena Cuarta

(Lucia, que le corta el paso a Ninetta)

LUCÍA 
¡Maldita fresca, a casa, a casa!...
¡Ahora si te he cogido, Ninetta!

(para sí)

¡Paciencia! Por ahora no puede ser.

(Presentando a su hijo al alcalde)

Aquí está, señores míos, 
éste es Giannetto.

(Lucia le quita a Ninetta la cesta de los 
cubiertos y le habla aparte)

EL ALCALDE 
(a Giannetto)
Me alegro.
Muchas veces he leído en los periódicos
vuestro nombre, y recuerdo bien
esa bandera que le arrancasteis al enemigo, 
y los dos caballos muertos por vos. 
Sí, joven, sois un valiente...

GIANNETTO 
No soy digno de tantas alabanzas.

FABRICIO 
¡Bravo!...

(al Alcalde y al secretario) 

¿Qué les parece?

LUCÍA 
Y nueve... y diez... 
Y once...

(A Ninetta) 

¡Tonta! 
¡Ahora falta una cuchara!

NINETTA 
¿Cómo?

LUCÍA 
Sí, una cuchara. 
Cuenta tú misma...

(Ninetta se pone a contar los cubiertos. 
Dirigiéndose a los otros) 

¡Eh! ¿Qué me decís? 
Hoy falta una cuchara; ayer un tenedor. 
¡Ah, esto es demasiado!

EL ALCALDE 
Vuestro enfado es justo: 
aquí hay un ladrón. Investiguemos.
Vayamos a ello: ¡Gregorio!...

FABRICIO 
Yo no quiero investigaciones en mi casa.
¿Ninetta?

NINETTA 
Es verdad; 
Falta una: 
pero yo creía que estaban todas. 

(llora)

FABRICIO 
Vamos, no llores. 
la encontraremos.

GIANNETTO 
(hacia las habitaciones) 
¿Pippo?...

(Pippo acude enseguida.)

Corre a ver 
si se ha caído una cuchara,
abajo, en la plaza.

(Pippo sale)

LUCÍA 
Apuesto lo que sea
a que no se encontrará.

EL ALCALDE 
No temáis; 
La encontraremos.

(para sí)

Quiero que esa desagradecida tiemble.

(a Lucía) 

Papel y pluma.

LUCÍA 
En un momento estaréis servido.

FABRICIO 
(al Alcalde)
Os repito 
que no quiero investigaciones.

LUCÍA 
¡Calla, tonto! El inocente estará seguro, 
pero si hay algún culpable 
conviene descubrirlo y castigarlo.

GIANNETTO 
¡Oh, cielos! 
Por una cosa tan pequeña...

EL ALCALDE 
Sin embargo la ley
aquí es muy severa,
y a los ladrones 
se les condena a muerte.

GIANNETTO 
¿A muerte? 
Scena Quinta

PIPPO
(entra)
E sopra e sotto,
Ho cercato e frugato,
Ma nulla ho ritrovato.

NINETTA
(fra sè)
Oh me infelice!

IL PODESTÀ
Dunque c'è furto.

PIPPO
Io non so niente.

NINETTA
Anch'io sono innocente.

IL PODESTÀ
Or si vedrà.

(Il Podestà e il Cancelliere siedono ad un tavolino)

FABRIZIO
Ma quale
Esser potrebbe mai
La persona sospetta?

GIANNETTO
Un ladro in casa! E chi sarà?

LA GAZZA
Ninetta.

NINETTA
(volgendosi alla gazza)
Crudel! Tu pur m'accusi?

GIANNETTO
(alla Ninetta)
Oh Dio, tu piangi!

NINETTA
(additando la gazza)
Ma non l'avete udita?

GIANNETTO
Ah non temere!
Nessun vi bada.

(La gazza vola via)

FABRIZIO
(al Podestà)
In somma, vi scongiuro,
Lasciate, desistete.

IL PODESTÀ
Non posso.

GIANNETTO
(con risentimento al Podestà)
Ma...

IL PODESTÀ
Silenzio! 

(al Cancelliere)

E voi scrivete.

"In casa di Messere
Fabrizio Vingradito
È stato oggi rapito... "

GIANNETTO
Rapito, no; smarrito.

IL PODESTÀ
Zitto! Vuol dir lo stesso. 
"Rapito."

(al Cancelliere)

Avete messo?
"Un cucchiaio d'argento
Per uso di mangiar."

NINETTA, GIANNETTO, FABRIZIO
(additando il Podestà. Fra sè)
Che bestia! Che giumento!
Mi sento a rosicar.

PIPPO
(additando il Podestà. Fra sè)
Che testa! Che talento!
Mi fa trasecolar.

IL PODESTÀ
(fra sè)
La rabbia ancor mi sento;
Mi voglio vendicar.

LUCIA
(fra sè)
Pentita già mi sento:
Colui mi fa tremar.

IL PODESTÀ
(alla Ninetta)
Di tuo padre qual è il nome?

NINETTA
Ferdinando Villabella.

IL PODESTÀ
Villabella! Come, come?
Ora intendo, furfantella:
Quel briccone era tuo padre.
Ma paventa! le mie squadre
Lo sapranno accalappiar.

LUCIA, PIPPO
GIANNETTO, FABRIZIO
Quale enigma!

IL PODESTÀ
Eh! Nulla, nulla.
Questa semplice fanciulla
Ne vuol tutti corbellar.

NINETTA
Più non resisto, oh Dio!

(si leva dal grembiale il fazzoletto per asciugarsi le 
lagrime, e rovescia in terra il denaro ricevuto da 
Isacco)

LUCIA
(con maraviglia)
Ma che denaro è questo?

NINETTA
(raccogliendo affannosamente il denaro)
È mio, signora; è mio.

LUCIA
Eh! tu mentisci.

IL PODESTÀ
(al Cancelliere)
Presto, scrivete.

NINETTA
Ve lo giuro;
È mio, è mio signora.

PIPPO
È suo, ve l'assicuro
Isacco a lei lo diè.

LUCIA, GIANNETTO
FABRIZIO, IL PODESTÀ
(con stupore)
Isacco!

IL PODESTÀ
(a Pippo)
Ed a qual titolo?

PIPPO
Per certe cianciafruscole
Che a lui pur or vende.

IL PODESTÀ
(ironicamente alla Ninetta)
Per certe cianciafruscole!...
Cioè?

NINETTA
Parlar non posso.

IL PODESTÀ
Caduta sei nel fosso.

GIANNETTO
(con ira al Podestà)
Tacete.

(con passione alla Ninetta)

Scopri il vero.

NINETTA
Non posso!

GIANNETTO
(insistendo con viva passione)
Deh rispondi !

LUCIA
Tu tremi; ti confondi.

NINETTA
Io, no, signora;... io spero...

IL PODESTÀ
(si alza)
Inutile speranza!
Rimedio più non v'è.

NINETTA
(fra sè)
Io perdo la costanza
Che ne sarà di me!

LUCIA, GIANNETTO, FABRIZIO
(fra sè)
Ah questa circostanza
Mi porta fuor di me!

PIPPO
(fra sè)
Oh fiera circostanza!
Io son fuor di me!

IL PODESTÀ
(con visibile gioia, fra sè)
Omai più non t'avanza
Che di venir con me.

GIANNETTO
(con impeto)
Si chiami Isacco.

PIPPO
(in atto di partire)
Subito.

FABRIZIO
(a Pippo che parte immediatamente)
In piazza il troverai.

(Intanto il Podestà esamina il processo)

LUCIA, GIANNETTO, FABRIZIO
Possano tanti guai alfine terminar!

NINETTA
(fra sè)
Oh, padre! Tu lo sai
S'io posso favellar.

IL PODESTÀ
(alla Ninetta)
Quel denaro a me porgete.

NINETTA
(fra sè)
Che pretende? O Numi, aiuto!

(consegna il denaro al Podestà)

IL PODESTÀ
All'Ufficio è devoluto.

(si pone in tasca il denaro)

NINETTA
Oh crudel fatalità!

IL PODESTÀ
(additando la Ninetta, fra sè)
La superbia e l'ardimento
Ti farò ben io passar.
Già vicino è il mio momento
Di godere e trionfar.

NINETTA
(fra sè)
Padre mio, per te mi sento
Questo core a lacerar;
E, per mio maggior tormento,
Non ti posso, oh Dio, giovar!

LUCIA, GIANNETTO, FABRIZIO
(fra sè)
Quel pallor, quel turbamento
Mi fa l'alma in sen tremar:
Ora spero ed or pavento;
Che mai deggio, oh Dio, pensar! 
Escena Quinta

PIPPO 
(regresando)
He buscado y hurgado
por encima y por debajo, 
pero no he encontrado nada.

NINETTA 
(para sí)
¡Ay, infeliz de mí!

EL ALCALDE 
Entonces hay robo.

PIPPO 
¡Yo no sé nada!

NINETTA 
¡Yo también soy inocente!

EL ALCALDE 
Ahora se verá.

(El Alcalde y el secretario se sientan)

FABRICIO 
¿Pero quién
podría ser
el ladrón?

GIANNETTO 
¡Un ladrón en casa! ¿Y quién será?

LA URRACA 
¡Ninetta!

NINETTA 
(volviéndose a la urraca) 
¡Cruel! ¿Tú también me acusas?

GIANNETTO 
(A Ninetta) 
¡Oh, Dios, lloras!

NINETTA 
(señalando con el dedo la urraca) 
¿Pero no la has oído?

GIANNETTO 
¡Ah, no temas! 
Nadie la ha oído.

(La urraca vuela fuera)

FABRICIO 
(al Alcalde) 
En resumen, os pido que lo dejéis, 
que desistáis.

EL ALCALDE 
No puedo.

GIANNETTO 
(con resentimiento al Alcalde)
Pero...

EL ALCALDE 
¡Silencio!...

(al secretario) 

Y vos, escribid:

"En casa del señor
Fabricio Vingradito 
se ha robado..."

GIANNETTO 
Robado no, perdido.

EL ALCALDE 
¡Silencio! Es lo mismo.
"Robado"

(al secretario)

¿Lo habéis puesto? 
"Una cuchara de plata 
que sirve para comer."

NINETTA, GIANNETTO, FABRICIO
(Señalando al alcalde. Para sí)
¡Qué bestia! ¡Qué burro! 
Siento que voy a estallar.

PIPPO 
(señalando al alcalde. Para sí)
¡Qué cabeza! ¡Qué talento! 
Estoy pasmado.

EL ALCALDE 
(para sí)
La rabia me corroe,
me quiero vengar.

LUCÍA 
(para sí)
Ya me veo condenada,
él me hace temblar.

EL ALCALDE 
(A Ninetta) 
¿Cómo se llama tu padre?

NINETTA 
Fernando Villabella.

EL ALCALDE 
¡Villabella! ¿Qué, qué? 
Ahora lo entiendo, descarada,
aquel bribón era tu padre.
¡Pero no hay que temer! 
Mis hombres lo atraparán.

LUCÍA, PIPPO
GIANNETTO, FABRICIO
¿Qué misterio es éste?

EL ALCALDE 
¡Eh! Nada, nada. 
Esta niña tonta
quiere liarlo todo.

NINETTA 
¡No resisto más, oh Dios! 

(saca un pañuelo para secarse las 
lágrimas y se le cae el dinero que 
le ha dado Isaac)

LUCÍA 
(asombrada) 
¿Pero qué es ese dinero?

NINETTA 
(recogiendo afanosamente el dinero) 
Es mío, señora; es mío.

LUCÍA 
¡Eh! Mientes.

EL ALCALDE 
(al secretario) 
¡Rápido, escribid!

NINETTA 
Os lo juro; 
es mío, señora.

PIPPO 
Es suyo, os lo aseguro. 
Isaac se lo dio.

LUCÍA, GIANNETTO
FABRICIO, ALCALDE
(con estupor) 
¡Isaac!

EL ALCALDE 
(a Pippo) 
¿Y a cambio de qué?

PIPPO 
A cambio de algunas cosas 
que le vendió.

EL ALCALDE 
(irónicamente a Ninetta)
¡A cambio de algunas cosas!
¿Es decir?...

NINETTA 
¡No puedo hablar!

EL ALCALDE 
Ya estás en la tumba.

GIANNETTO 
(Al alcalde, con cólera)
¡Callad!

(Con pasión a Ninetta)

Di la verdad.

NINETTA 
¡No puedo!

GIANNETTO 
(insistiendo con pasión) 
¡Responde!

LUCÍA 
Tiemblas, te confundes.

NINETTA 
Yo, no, señora... espero...

EL ALCALDE 
(levantándose) 
¡Inútil esperanza! 
Ya no hay remedio.

NINETTA 
(para sí)
Pierdo la esperanza.
¡Qué será de mí!

LUCÍA, GIANNETTO, FABRICIO 
(para sí)
¡Ah, esta situación
me pone fuera de mí!

PIPPO 
(para sí)
¡Oh, tremenda situación!
¡Estoy fuera de mí!

EL ALCALDE 
(con alegría, para sí)
Ahora no tendrá más remedio 
que venir conmigo.

GIANNETTO 
(con ímpetu) 
¡Que se llame a Isaac!

PIPPO
(saliendo) 
Enseguida.

FABRICIO 
(a Pippo que sale enseguida) 
¡En plaza le encontrarás!

(Mientras el Alcalde examina el proceso)

LUCÍA, GIANNETTO, FABRICIO 
¡Por fin podrán terminar tantos apuros!

NINETTA
(para sí)
¡Oh, padre! 
Por ti no puedo hablar.

EL ALCALDE 
(A Ninetta)
Entrégame el dinero.

NINETTA 
(para sí)
¿Qué pretende? ¡Oh dioses, ayuda!

(le entrega el dinero al Alcalde)

EL ALCALDE 
Es devuelto al erario.

(se guarda el dinero en un bolsillo)

NINETTA 
¡Oh, cruel fatalidad!

EL ALCALDE 
(señalando a Ninetta, para sí)
Haré que la soberbia y orgullo
te los tengas que tragar.
Ya está cercano el momento
del gozo y el triunfo.

NINETTA 
(para sí)
Padre mío, 
mi corazón sufre por ti.
Por mayor tormento, 
no puedo¡oh, Dios! pasar.

LUCÍA, GIANNETTO, FABRICIO 
(señalando a Ninetta)
Esa palidez, esa turbación,
hacen que mi alma tiemble.
Ahora espero y temo
en lo que debe ¡oh, Dios! pasar 
Scena Sesta

ISACCO
(con umiltà)
Isacco chiamaste.

IL PODESTÀ
(ad Isacco additandogli la Ninetta)
Che cosa compraste da lei poco fa?

ISACCO
(titubando)
Un solo cucchiaio con una forchetta.

GIANNETTO
(coll'accento della disperazione)
Ninetta! Ninetta!
Tu dunque sei rea? 

(fra sè)

Ed io la credea l'istessa onestà!

LUCIA, FABRIZIO, PODESTÀ
(ciascuno con diverso affetto)
Convinta è la rea;
Più dubbio non v'ha.

PIPPO
Ah, s'io prevedea!...
Ma come si fa?

NINETTA
(ad lsacco con risolutezza)
Ov'è la posata?
Mostrate;

(agli altri)

E vedrete.

ISACCO
Che mai mi chiedete?
Venduta l'ho già.

NINETTA
Destin terribile!

IL PODESTÀ
(al Cancelliere dopo avergli parlato all'orecchio)
Ma fate presto.

(Il Cancelliere parte subito)

GIANNETTO
(con impeto ad lsacco)
Quai cifre v'erano?

ISACCO
(dopo aver alquanto pensato)
Eravi un "F" ed un "V" insieme.

NINETTA
(coll'accento della disperazione, fra sè)
Ancora questo!
Le stesse lettere!...
Misera me!

TUTTI
(fuorché il Podestà e Isacco)
Mi sento opprimere;
Non v'è più speme
Sorte più barbara,
Oh Dio, non v'è!

IL PODESTÀ
Bene, benissimo!
Non v'è più speme.

(fra sè)

Tu stessa chiedermi
Dovrai mercé.

GIANNETTO
Ma qual rumore!

TUTTI
(fuorché il Podestà)
La forza armata!

LUCIA, PIPPO
GIANNETTO, FABRIZIO
(al Podestà)
Ah mio signore.
Pietà, pietà!

Scena Settima

(Gregorio alla testa della gente d'arme; molti 
abitatori del villaggio e tutti i famigli di Fabrizio)

IL PODESTÀ
(alla gente d'arme, accennando la Ninetta)
In prigione costei sia condotta.

GIANNETTO
(opponendosi alle guardie)
Giuro al cielo! fermate, o temete...

IL PODESTÀ
(alla gente d'arme)
Obbedite.

NINETTA
Gran Dio!

LUCIA, PIPPO, FABRIZIO
(al Podestà supplicandolo)
Sospendete.

IL PODESTÀ
Non lo posso.-

(alla gente d'arme)

I miei cenni adempite.

NINETTA, LUCIA, PIPPO
FABRIZIO, ISACCO, CORO
Oh destin!

(Le guardie circondano la Ninetta)

GIANNETTO
Questo è troppo!

(al Podestà)

Sentite.

IL PODESTÀ
Son sordo. 

(fra sè)

Ora è mia, son contento.
Ah sei giunto, felice momento!
Lo spavento piegar la farà.

NINETTA
Mille affetti nel petto mi sento;
Lo spavento gelare mi fa.

FABRIZIO, CORO
Mille furie nel petto mi sento;

LUCIA, PIPPO, GIANNETTO
ISACCO, CORO
Lo spavento gelare mi fa.

NINETTA
Ah Giannetto!

GIANNETTO
Mio ben !...

(I due amanti si abbracciano)

IL PODESTÀ
(alla gente d'arme)
Separateli.

NINETTA, GIANNETTO
Oh crudeli!

TUTTI
(fuorché il Podestà)
Che orrore!

IL PODESTÀ
(alla gente d'arme)
Legatela.

LUCIA, PIPPO
GIANNETTO, FABRIZIO
(al Podestà, supplicandolo)
Ah signore!...

IL PODESTÀ
Non più.

(alla gente d'arme)

Strascinatela.

NINETTA
(a Giannetto, Fabrizio e Lucia)
Io vi lascio!

LUCIA, GIANNETTO, FABRIZIO
Ninetta!

IL PODESTÀ
(con impeto)
Finiamola.

TUTTI
(fuorché Ninetta e il Podestà, 
additando il Podestà)
Chi gli vibra un pugnale nel seno!
Vorrei far tutto a brani quel cor.

NINETTA
(a Giannetto, Fabrizio e Lucia)
Ah di me ricordatevi almeno;
Compiangete il mio povero cor.

IL PODESTÀ
(additando la Ninetta, fra sè)
Ah la gioia mi brilla nel seno!

(Il Podestà ed il Cancelliere escono colle genti 
d'arme, le quali conducono via la Ninetta, 
attraversando la folla de' contadini. Lucia 
rimane immobile col viso nascosto nel suo 
grembiale. Fabrizio trattiene a forza suo figlio 
che vuol correre dietro alla Ninetta. 
Pippo e tutti gli altri famigli manifestano la loro 
costernazione;e su questo quadro cala il sipario) 
Escena Sexta

ISAAC 
(entrando con humildad)
¿A Isaac llamasteis?

EL ALCALDE 
(a Isaac, señalando a Ninetta)
¿Qué le compraste a ella hace poco?

ISAAC 
(titubeando) 
Tan sólo un cubierto, un tenedor.

GIANNETTO 
(desesperado) 
¡Ninetta! ¡Ninetta! 
¿Entonces eres culpable?...

(para sí)

¡Y yo que la creía honesta!

LUCÍA, FABRICIO, EL ALCALDE
(cada uno con emoción distinta) 
Ya está descubierto el culpable; 
no hay duda.

PIPPO 
¡Ah, lo que pensaba! 
¿Pero cómo lo hizo?

NINETTA 
(a Isaac con resolución)
¿Dónde está el cubierto? 
Enseñadlo.

(a los otros)

Ya veréis.

ISAAC
¿Qué pregunta? 
Ya lo he vendido.

NINETTA 
¡Terrible destino!

EL ALCALDE 
(Al secretario, después de hablarle oído)
Pero hacedlo pronto.

(El secretario sale)

GIANNETTO 
(con ímpetu a Isaac) 
¿Qué iniciales tenían? 

ISAAC 
(después de pensar un poco) 
Eran una "F" y una "V", juntas.

NINETTA 
(desesperada, para sí) 
¡Ahora esto! 
¡Las mismas letras!... 
¡Pobre de mí!

TODOS
(salvo el Alcalde e Isaac)
Me siento oprimido.
No hay esperanza. 
¡Suerte más bárbara, 
oh dios, no hay!

EL ALCALDE 
¡Bien, muy bien! 
No hay esperanza. 

(para sí)

Ella misma deberá
suplicarme gracia.

GIANNETTO 
¿Pero qué se oye?

TODOS
(salvo el Alcalde)
¡Gente armada!

LUCÍA, PIPPO
GIANNETTO, FABRICIO 
(al Alcalde) 
Ah, señor mío
¡Piedad, piedad!

Escena Séptima

(Gregorio a la cabeza de gente armada; 
aldeanos y empleados de Fabricio)

EL ALCALDE 
(A la gente armada, señalando a Ninetta)
¡Que sea conducida a prisión!

GIANNETTO 
(oponiéndose a los guardias) 
¡Deteneos o juro al cielo que lo pagaréis!...

EL ALCALDE 
(a la gente armada) 
¡Obedeced!

NINETTA 
¡Gran Dios!

LUCÍA, PIPPO, FABRICIO 
(suplicando al alcalde) 
¡Piedad!

EL ALCALDE 
No puedo...

(a la gente armada) 

¡Cumplid mis órdenes!

NINETTA, LUCÍA, PIPPO
FABRICIO, ISAAC, CORO 
¡Oh, destino!

(Los guardias rodean a Ninetta).

GIANNETTO 
¡Esto es demasiado! 

(al Alcalde) 

Escuchad.

EL ALCALDE 
Estoy sordo. 

(para sí)

Ahora que es mía, estoy contento...
¡Ah, el momento feliz, ha llegado!
El miedo la hará suplicar.

NINETTA 
Mil sentimientos anidan en mi pecho.
El miedo me paraliza.

FABRICIO, CORO 
Mil furias siento en el pecho.

LUCÍA, PIPPO, GIANNETTO
ISAAC, CORO
El miedo me paraliza.
.
NINETTA 
¡Ah Giannetto!

GIANNETTO 
¡Mi bien!...

(Los dos amantes se abrazan)

EL ALCALDE 
(a la gente armada)
¡Separadlos!

NINETTA, GIANNETTO
¡Crueles!

TODOS
(salvo el Alcalde)
¡Qué horror!

EL ALCALDE 
(a la gente armada) 
¡Atadla!

LUCÍA, PIPPO
GIANNETTO, FABRICIO 
(suplicando al alcalde) 
¡Ah, señor!...

EL ALCALDE 
¡Basta!

(a la gente armada) 

¡Llevaosla!

NINETTA 
(a Giannetto, Fabricio y Lucia) 
¡Yo os abandono!

LUCÍA, GIANNETTO, FABRICIO 
¡Ninetta!

EL ALCALDE 
(con ímpetu) 
¡Acabemos!

TODOS
(salvo Ninetta y el Alcalde, 
señalando al alcalde) 
¡Le vibra un puñal en el interior! 
Le gustaría destrozar ese corazón.

NINETTA 
(a Giannetto, Fabricio y Lucia)
¡Ah, al menos, recordadme;
compadeceros de mi pobre corazón!

EL ALCALDE 
(señalando a Ninetta, para sí)
¡Ah, qué alegría siento en mi interior! 

(El Alcalde y el secretario salen con
Ninetta atravesando la muchedumbre 
de campesinos. Lucia se queda inmóvil, 
escondiendo su cara en el delantal. 
Fabricio retiene a su hijo, que quiere salir 
corriendo detrás de Ninetta. 
Pippo y todos los familiares hacen 
ver su consternación) 

Acto III