LA BATALLA DE LEGNANO

 

 

Personajes

ROLANDO

LIDA

ARRIGO

IMELDA

FEDERICO

MARCOVALDO

CÓNSUL

 

Dux de Milán

Esposa de Rolando

Guerrero de Verona

Doncella de Lida

"Barbarroja" Emperador Alemán

Prisionero Alemán

Cónsul de Milán

Barítono

Soprano

Tenor

Mezzosoprano

Bajo

Barítono

Bajo

 

La acción se desarrolla en las ciudades de Milán y Como, en el año 1176.

 

ATTO PRIMO 


Egli vive!

Scena Prima

(Parte della riedificata Milano, 
in vicinanza delle mura. Da una 
parte della città s'inoltrano i 
Militi piacentini, ed alcune 
centurie di Verona, di Brescia,
di Novara e di Vercelli: la 
contrada è gremita di popolo, 
come i soprastanti veroni, da 
cui pendono arazzi variopinti e 
giulive ghirlande: un grido 
universale di esultanza, un 
prolungato batter di palme, 
ed un nembo di fiori cadente 
dall'alto sulle squadre attesta 
le festevoli accoglienze ad esse 
prodigate. Arrigo è tra i 
guerrieri veronesi)

CORO
Viva Italia! un sacro patto
Tutti stringe i figli suoi:
Esso alfin di tanti ha fatto
Un sol popolo d'Eroi!
Le bandiere in campo spiega,
O Lombarda invitta Lega,
E discorra un gel per l'ossa
Al feroce Barbarossa.
Viva Italia forte ed una
Colla spada e col pensier!
Questo suol che a noi fu cuna,
Tomba sia dello stranier!

ARRIGO
O magnanima e prima
Delle città lombarde,
O Milan valorosa, io ti saluto,
Io dalla tomba sorto
Al par di te! S'accese
All'ombra delle sacre
Tue rinascenti mura il fuoco, ond'io
Eternamente avvamperò. Divina
Cagion de' miei sospiri,
Io bevo l'aure alfin che tu respiri!

La pia materna mano
Chiuse la mia ferita...
Eppur da te lontano
Io non sentia la vita:
Come in un mar di pianto
Parea sepolto il cor...
Ah! solo a te d'accanto
Saprò che vivo ancor. 

Ecco Rolando!...

Scena Seconda

ARRIGO
Amico...

ROLANDO
Ciel!... Non deliro?...
Non è Sogno il mio?...
Vivi?... Sei tu?...

ARRIGO
Son io

(stringendogli la destra)

Ferito caddi, non estinto: a lungo
Prigion di guerra fui, ma reso quindi
Alla natia Verona,
Materna cura m'infondea nel petto
Nuova salute.

ROLANDO
Spento
Tra le fiamme di Susa
La fama ti narrò.. Lagrime sparsi,
Cui l'amarezze non temprâr d'imene
Per me le accese faci,
Né sul pargolo mio gl'impressi baci...

Ah! m'abbraccia... d'esultanza
Tutta l'anima ho compresa...
In te vive, in te mi è resa
Una parte del mio cor!
Oh buon Dio, la tua possanza
Adorando io benedico,
Tu ridoni a me l'amico,
All'Italia un difensor!

(Odesi uno squillo di trombe)

CORO
Giulive trombe!

ROLANDO
I Consoli.

Scena Terza 

I. CONSOLE
Salve, Guerrieri.

II. CONSOLE
A voi
Fia d'accoglienze prodiga,
Siccome a figli suoi,
Milan, che dalla polvere
Già rialzaste.

ARRIGO E GLI ALTRI DUCI:
Ed ora tutti giuriam difenderla,
Col sangue nostro ancora.

ROLANDO
S'appressa un dì che all'Austro
Funesto sorgerà,
In cui di tante ingiurie
A noi ragion darà!

TUTTI
Domandan vendetta gli altari spogliati,
Le donne, i fanciulli dall'empio svenati...
Sull'Istro nativo cacciam queste fiere,
Sian libere e nostre le nostre città.
Il cielo è con noi! Fra l'itale schiere,
Dai barbari offeso, Iddio pugnerà!

(I Consoli muovono i primi, tengon dietro
le schiere, quindi il popolo. Arrigo è 
condotto da Rolando)

Scena Quarta

(Sito ombreggiato da gruppi d'alberi in 
vicinanza delle fossate colme d'acqua, 
che circondano i muri; essi veggonsi 
torreggiare nel fondo. Lida si avanza
come assorta in profondi pensieri, 
alcune sue donne la seguono, ella 
siede al rezzo, ed ivi rimane estatica,
figgendo gli occhi al cielo)

DONNE
Plaude all'arrivo Milan dei forti,
Cui si commettono le nostre sorti;
Sui prodi a spargere nembi di rose
Corron festose le donne ancor.
Tu sola fuggi sì lieta vista;
Come da scena orrida e trista:
Pur della patria senti l'affetto,
T'arde nel petto italo cor!

LIDA
Voi lo diceste, amiche,
Amo la patria, immensamente io l'amo!
Ma dove spande un riso
La gioia, per me loco
Ivi non è. Sotterra
Giacciono i miei fratelli, ambo i parenti.
E... troppe in sen m'aperse orrendo fato
Insanabili piaghe!... A me soltanto
È retaggio il dolor, conforto il pianto!

(I suoi occhi riempionsi di lagrime: 
le donne, onde concedere libero sfogo 
al suo cordoglio, si aggruppano in fondo)

Quante volte come un dono
Al Signor la morte ho chiesta!
L'esistenza è a me funesta...
È la tomba il mio sospir.
Ma son madre!... madre io sono!
Darmi un figlio Iddio volea!
Ah! per me divenne rea
Sin la brama di morir.

Scena Quinta

LIDA 
(indignata in vederlo)
Che, Signor! Tu qui? Tu stesso?

MARCOVALDO
Della torre a me le porte
Sol confin, t'è noto, ha messo
Generoso il tuo consorte.

LIDA 
(a voce bassa ma fremente)
E tu ardisci, ingratamente,
Sguardi alzar frattanto audaci
Sulla sposa!

MARCOVALDO 
(sommessamente)
Un cieco amore
Per te nutro...

LIDA
Cessa... taci...

(In atto di allontanarsi)

Scena Sesta

IMELDA 
(accorrendo frettolosa)
Ah! Signora!

LIDA
Imelda, ebbene?...

IMELDA
Fede al ver non presterai...
Il tuo sposo.

LIDA
Parla...

IMELDA
Ei viene...
E lo segue...

LIDA
Ciel!... Chi mai?...
Chi? Rispondi...

IMELDA
Arrigo!

LIDA
Come!
Egli vive!...

IMELDA
Ah sì...

MARCOVALDO
(fra sè)
Quel nome
La scuotea!... Di vivo foco
Il suo volto rosseggiò!

LIDA
(fra sè)
Vive!... Oh gioia!... Qui fra poco...
Qui... fia ver?... Lo rivedrò?

A frenarti, o cor, nel petto
Più potere in me non trovo...
Sì, quei palpiti ch'io provo
Sono i palpiti d'amor!
Ah! Se colpa è questo affetto
Che mi parla un solo istante,
A punirla sia bastante
Una vita di dolor.

MARCOVALDO
(fra sè)
Leggerò nel tuo sembiante
I segreti del tuo cor!

IMELDA, DONNE
(fra sè)
Par che tregua un breve istante
Le conceda il suo dolor!

Scena Settima

ROLANDO
Sposa...

LIDA
(fra sè)
Oh momento!

ARRIGO
(fra sè)
Lida!

ROLANDO
Il tuo bel cor divida
La gioia del cor mio... Vive l'amico
Lagrimato cotanto!
Eccolo... Ciel!... Che fu?... 
Tremi!... Scolori!...

LIDA
(fra sè)
Oh Dio!

MARCOVALDO 
(che ha seguito attentamente 
i moti di Lida e di Arrigo) (fra sè)
No, non m'inganno.

ARRIGO
Ti rassicura... 
Un brivido talvolta...
Di mie ferite avanzo...
Mi scorre in sen... Ma passagger... 
Lo vedi... Cessò.

MARCOVALDO
(fra sè)
Mentisci!

LIDA
(fra sè)
Qual terror m'invase!

ROLANDO 
(accennando Lida)
Del padre suo nelle ospitali case,
Messaggier di Verona,
Soggiornasti altra volta, or dell'amico
A te fia stanza la magion...

(S'ode tocco di tamburo, e chiamata di trombe)

Chi viene?

Scena Ottava

(Ad un cenno di Rolando le donne e 
Marcovaldo si ritirano)

ROLANDO
Ebben?

ARALDO
Giunser dall'Alpi
Esploratori: avanza
D'imperiali esercito possente.
Ad assembrar Duci e Senato un cenno
De' consoli provvede.

ROLANDO
Ti lascio, Arrigo... il mio dover lo chiede.

(Parte affrettatamente seguito dall'Araldo.
Lida è rimasta come incatenata al suolo:
Arrigo si accosta vivamente ad essa, 
scuotendola d'un braccio)

ARRIGO
È ver?... Sei d'altri?... Ed essere
Per sempre mia giurasti!
Il ciel t'udiva! E frangere
Quel giuramento osasti!
D'altri sei tu? Per credere
A verità si orrenda,
È duopo che ripetere
Da' labbri tuoi l'intenda.
Dillo... Che tardi?... Uccidimi...
L'uccidermi è pietà!

LIDA
Spento un fallace annunzio
Ti disse in aspra guerra...
Mancava il padre... ed orfana
Io rimaneva in terra...
Ei fra gli stremi aneliti
Formò le mie ritorte...
Peso la vita, il talamo
Letto mi fu di morte!...
Mai sopportato un'anima
Più della mia non ha!

ARRIGO
(in tuono di virulenta ironia)
Quanto la nuova infausta
Di mia caduta, oh! quanto
All'alma tua sensibile
Lutto costava e pianto!
Alta n'è prova il subito
Imene!

LIDA
(Singhiozzante)
Arrigo... 

ARRIGO
E fede
Ebbi da te... rammentalo...
Che dell'Eterno al piede
Il difensor d'Italia
Raggiungeresti, ov'esso
Per Lei cadrebbe!

LIDA
(Coprendosi il volto d'ambe le mani)
Ahi misera!

ARRIGO
(Furente)
Parla... Rispondi adesso...
Scolpar ti puoi?...
Rispondimi. 

LIDA 
(volgendo gli occhi al cielo 
con fremito angoscioso)
Padre!

ARRIGO
Lo stil de' rei
Ecco! In altrui ritorcere
Le proprie colpe!

LIDA
Ah! sei
Tremendo, inesorabile
Più del mio fato ancor!

ARRIGO
(In atto di allontanarsi)
Spergiura!

LIDA
M'odi!

ARRIGO
Scostati...
Va... tu mi desti orror!...

(Nel colmo dell'ira)

T'amai, t'amai qual angelo,
Or qual demon t'abborro!!
Per me la vita è orribile...
Nel campo a morte io corro...
In tua difesa, o Patria,
Cadrò squarciato il seno...
Fia benedetto almeno
Il sangue mio da te!

LIDA
A così lungo strazio
Regger può dunque un core?...
No, non è ver che uccidono
Gli eccessi del dolore
Son rea... son rea... puniscimi...
Quel ferro in sen mi scenda...
D'un'esistenza orrenda
Meglio è spirarti al piè!

(Arrigo la respinge ed esce velocemente: 
ella si allontana nella più viva desolazione) 


ATTO SECONDO

Barbarossa!

Scena Prima

(Sala magnifica nel Municipio di Como:
veroni chiusi nel fondo. A poco a poco
vanno assembrandosi Duci e Magistrati)

ALCUNI
Udiste? 
La grande, la forte Milano A patti discende!

ALTRI
Ma tardi ed invano.

TUTTI
Sì tardi ed invano. Scordò la superba
I danni mortali a Como recati!
Ma qui la memoria ogni uomo ne serba!
Ma l'odio qui vive ne' cori oltraggiati!
Quest'odio col sangue ribolle confuso,
Né volger di tempo scemarlo potrà!
Dai padri, dagli avi 
in noi fu trasfuso!
Ai figli, ai nepoti trasfuso verrà!

Scena Seconda

PODESTÀ
Invia la baldanzosa
Lombarda Lega messaggeri a Como.
Ascoltarli vi piaccia.

(Tutti seggono)

Scena Terza

(Ad un cenno del Podestà vengono introdotti
Rolando ed Arrigo. I suddetti)

ROLANDO
Novella oste di barbari minaccia
La sacra Italia: il varco
Dell'Adige contende l'agguerrito
Veronese a quell'orda; essa le terre
De' Grigioni attraversa, e Federico
Raggiungerla non può, ch'entro Pavia
Stassi: ben lieve fia
Respinger quindi l'Alemanno, siepe
D'armi e d'armati ergendo in sulla riva
Del vostro lago - Taccia
Il reo livore antico
Di Milano e di Como: un sol nemico,
Sola una patria abbiamo,
Il Teutono e l'Italia; in sua difesa
Leviam tutti la spada.

PODESTÀ, CORO
Ed obliasti
Qual patto ne costringe
A Federico?

ROLANDO
Vergognoso patto,
Cui sacra mano infranse...
Ah! rammentarlo,
O Comaschi, potete
Senza arrossirne?... Ed Itali voi siete?

Ben vi scorgo nel sembiante
L'alto, ausonico lignaggio,
Odo il numero sonante
Dell'Italico linguaggio,
Ma nell'opre, nei pensieri
Siete barbari stranieri!

(Movimento dell'assemblea)

ARRIGO
Tempi forse avventurosi
Per Italia volgeranno,
E nepoti generosi
Arrossir di voi dovranno!
Oh! la storia non v'appelli
Assassini dei fratelli!
Della Patria non vi gridi
Traditori e parricidi!

ROLANDO, ARRIGO
Infamati e maledetti
Voi sareste in ogni età!

PODESTÀ
Favellaste acerbi detti!

ROLANDO
Ma più acerbe verità!

ARRIGO
Qual risposta a chi ne invia recar dessi?

Scena Quarta

FEDERICO
Io la darò!

(Presentandosi d'improvviso, e lasciando
cadere il suo lungo mantello)

TUTTI 
(Sorgendo e nella più viva sorpresa)
Federico!

ROLANDO, ARRIGO
(fra sé)
Ah! da Pavia qui l'inferno lo guidò!...

FEDERICO 
(avanzandosi fieramente 
verso Rolando ed Arrigo)
A che smarriti e pallidi
Vi scorgo al mio cospetto?
Sul labbro temerario
A che vien manco il detto?

Lombardi, estremo fato
Ha già per voi segnato
Un cor che non perdona,
Di Federico il cor!

ROLANDO, ARRIGO
Detti non val rispondere
A' tuoi superbi modi,
Pugna di vane ingiurie,
Pugna non è di prodi.

Dell'armi al fero lampo
Ci rivedremo in campo:
Col brando sol ragiona
L'oppresso all'oppressor!

PODESTÀ, CORO
(fra sé)
Su te, Milan, già tuona Il fulmin punitor!

(Odesi rimbombo di militari strumenti, 
che sempre più si approssima)

FEDERICO
Le mie possenti armate s'appressan già!

(Ad un suo cenno vengono dischiusi i veroni,
a traverso de' quali scorgonsi le colline
circostanti ingombre di falangi alemanne)

CORO
(A Rolando ed Arngo:)
Mirate!
Oh quale e quanto esercito!

FEDERICO
(Accennando agli ambasciatori di partire)
Risposta e ben tremenda
Eccovi - Ormai l'annunzio
Di sua caduta intenda
Milan.

ROLANDO
Di tue masnade
Le mercenarie spade
Non vinceranno un popolo
Che sorge a libertà.

ARRIGO
Né il gran destin d'Italia
Per esse cangerà!

FEDERICO
(Con terribile accento)
Il destino d'Italia son io!
Soggiogata essa in breve fia tutta!
E Milano due volte distrutta
Ai ribelli spavento sarà!

ROLANDO, ARRIGO
Un possente diletto da Dio.
Ne promette vittoria in suo nome!
Tu cadrai, le tue squadre fian dome!...
Grande e libera Italia sarà.

PODESTÀ, CORO
Ite omai... la ragion del più forte
Tanta lite nel campo sciorrà.

TUTTI
(Con grido ferocissimo)
Guerra dunque!... terribile!... a morte!...
Senza un'ombra di stolta pietà!

(Rolando ed Arrigo partono)
ACTO PRIMERO 


¡Él vive!

Escena Primera

(Alrededores de las murallas 
de Milán. Entrada de las 
milicias piacentinas y algunas
centurias de Verona, Brescia, 
Novara y Vercelli. El lugar
está ocupado por un enorme 
gentío. En los balcones se 
ven tapices y guirnaldas; 
se oye un gran griterío de 
regocijo y prolongados aplausos.
Una lluvia de flores cae desde 
balcones y ventanas sobre los
combatientes demostrando la
jovial acogida que a ellos
se les prodiga. Arrigo marcha
al frente de los guerreros de 
Verona) 

 CORO
¡Viva Italia! 
¡Un pacto sagrado 
une a todos sus hijos
en un solo pueblo de héroes!
Despliega tus banderas
¡oh, invicta Liga Lombarda!
y que un escalofrío de terror
corra por los huesos del feroz Barbarroja.
¡Viva la Italia unida por 
la espada y el pensamiento!
¡El suelo que nos vio nacer,
sea la tumba del extranjero!

ARRIGO
¡Oh, de entre todas, la primera 
de las ciudades lombardas!
¡Oh, valiente Milán, yo te saludo! 
He surgido de la tumba junto contigo.
Ya flamea, 
a la sombra de tus sagrados muros,
el fuego donde eternamente arderé. 
¡Divina causa de mis suspiros! 
Bebo al fin 
el aire que tú respiras.

Tu piadosa mano 
ha cerrado mi herida...
Cuando estaba lejos de ti 
no tenía vida,
pues mi corazón 
parecía estar sumergido 
en un mar de lágrimas...
¡Ah, únicamente a tu lado, me siento vivo!

¡Por allí viene Rolando!...

Escena Segunda
 
ARRIGO
¡Amigo!...

ROLANDO
¡Cielos!... ¿No deliro?...
¿No es un sueño?...
¡Vives!... ¿Eres tú?...

ARRIGO
¡Soy yo!		

(estrechando su mano) 

Herido caí, pero sobreviví. 
Estuve prisionero durante largo tiempo pero, 
tras ser liberado, regresé a mi nativa Verona.
Gracias al cuidado materno 
mi pecho recobró su antigua energía.

ROLANDO
Te suponíamos muerto heroicamente
tras el combate de Susa.
Tantas lágrimas esparcí, 
que la amargura no la atemperó
ni los festejos de mi boda,
ni los besos de mi hijito...

¡Ah, abrázame!... 
Toda mi alma se llena de regocijo...
¡En ti vive y contigo me es devuelta 
una parte de mi corazón!
¡Oh, buen Dios, 
tu poder bendigo, 
porque me devuelves, a mí, el amigo;
y a Italia, un defensor!

(Se oye el sonar de trompetas) 

CORO
¡Alegres sones!

ROLANDO
¡Los Cónsules!

Escena Tercera 

I CÓNSUL
¡Salve, guerreros!

II CÓNSUL
¡Os merecéis el más alto recibimiento!
Milán, 
resurgida del polvo,
os acoge como 
a sus más queridos hijos.

ARRIGO Y LOS OTROS JEFES:
¡Juremos todos defenderla, 
con nuestra propia sangre!

ROLANDO
¡Se acerca el día en que 
los austríacos 
reconocerán todas las injurias
que nos han causado!

TODOS
¡Reclaman venganza los altares profanados, 
las mujeres y niños muertos por los impíos!...
¡Arrojemos a su Istria natal a esas fieras! 
¡Que nuestras ciudades sean liberadas!
¡Ofendido por los bárbaros, 
Dios combatirá entre las escuadras italianas!

(Los Cónsules desfilan seguidos por
el pueblo. Arrigo es acompañado 
por Rolando)
 
Escena Cuarta 

(Sitio sombreado de árboles junto
al foso y la muralla, que se ve
sobresalir al fondo. Lida avanza
como absorta en profundos pensamientos, 
las damas de compañía la siguen,
ella se sienta a la sombra y queda
extática, con los ojos fijos en
el cielo) 

DAMAS
Todo Milán aplaude la llegada de los valientes,
de los que depende nuestra suerte.
Alegres corren las mujeres a esparcir 
una lluvia de rosas sobre los héroes.
Sólo tú huyes de tan feliz espectáculo
como si se tratase de una escena horrible.
¡Sin embargo, por la patria sientes amor, 
y arde en tu pecho un corazón itálico!

LIDA
Estáis en lo cierto, amigas:
¡amo a la patria, inmensamente la amo!
Pero allí donde brille una sonrisa 
no hay lugar para mí. 
Bajo tierra yacen mis hermanos y mis padres.
La adversa suerte ha abierto en mi pecho 
demasiadas e incurables heridas.
¡Mi único legado es el dolor
y mi consuelo el llanto!

(Sus ojos se llenan de lágrimas;
las damas, para dejar que dé rienda
suelta a sus penas, se agrupan en el fondo) 

¡Cuántas veces como un don 
al Señor he pedido la muerte!
La existencia me es funesta...
Es la tumba mi mayor anhelo.
¡Pero soy madre!... ¡Madre!
¡Dios quiso concederme un hijo!
¡Ay, ni siquiera me es permitido
el deseo de morir!

Escena Quinta   

LIDA    
(indignada, al ver a Marcovaldo)
¡Señor!... ¿Tú aquí? ¿Tú?

MARCOVALDO
Sólo las puertas de la torre, bien lo sabes, 
me ha puesto como límite 
tu generoso cónyuge.

LIDA
(en voz baja pero agitada)
¡Y tú, audaz,
te atreves a posar tu mirada
sobre su esposa!

MARCOVALDO 
(sumisamente)
Un ciego amor 
por ti siento...

LIDA
¡Basta!... ¡Calla!...

(En actitud de alejarse) 

Escena Sexta 		

IMELDA 
(llegando apresurada)
¡Ay!... ¡Señora!

LIDA
¡Imelda!...¿Qué ocurre?...

IMELDA
¡No vais a creerlo!...
Tu esposo...		

LIDA
¡Habla!...		

IMELDA
¡Por ahí viene!...
Y lo sigue...

LIDA
¡Cielos!... ¿Quién?...
¿Quién?... ¡Contesta!...

IMELDA
¡Arrigo!

LIDA
¡Cómo!
¡Está vivo!...

IMELDA
¡Ah, sí!...

MARCOVALDO
(para sí)
¡Ese nombre la conmueve!... 
¡Con un vivo rubor 
se cubrió su rostro!

LIDA
(para sí)
¡Vive!... ¡Qué alegría!... ¡Pronto llegará!
¿Será cierto?... ¿Lo volveré a ver?

¡Oh, para calmar mi corazón 
no encuentro fuerzas!...
¡Sí, este palpito que siento
es el latido del amor!
¡Ay, si es pecado el afecto
que experimento por un sólo instante, 
sea castigada
con una vida de dolor! 

MARCOVALDO
(para sí)
¡Leeré en tu semblante 
los secretos de tu corazón!

IMELDA, MUJERES
(para sí)
¡Parece que un breve instante de tregua 
le concediera su dolor!

Escena Séptima 

ROLANDO
¡Esposa!...

LIDA
(para sí)
¡Ay, qué momento!

ARRIGO
(para sí)
¡Lida!

ROLANDO
Que tu hermoso corazón comparta
la alegría del mi corazón... 
¡El amigo tan llorado vive!
¡Aquí está!... ¡Cielos!... ¿Qué te sucede?
¡Tiemblas!... ¡Empalideces!...

LIDA
(para sí)
¡Ay Dios!

MARCOVALDO 
(que ha seguido atentamente
las actitudes de Lida y Arrigo; para sí)
No, no me engaño.

ARRIGO
¡Tranquilízate!... 
A veces un escalofrío,
consecuencia de mis heridas,
recorre mi cuerpo. Pero es pasajero...
¿Lo ves?... Ya pasó

MARCOVALDO
(para sí)
¡Mientes!

LIDA
(para sí)
¡Qué terror me invade!

ROLANDO 
(Señalando a Lida)
En la hospitalaria casa de su padre,
como mensajero de Verona,
permaneciste en otra ocasiones;
que hoy, la casa del amigo, sea tu morada...

(Se oye el redoble de un tambor) 

¿Quién viene?

Escena Octava 

(A una seña de Rolando las damas y 
Marcovaldo se retiran) 

ROLANDO
¿Y bien?

HERALDO
Nuestros exploradores 
han regresado de los Alpes:
el poderoso ejército imperial avanza. 
Una orden de los cónsules dispone 
que se reúnan los Jefes militares y del Senado.

ROLANDO
Te dejo, Arrigo... ¡mi deber me reclama!

(Sale deprisa seguido por el heraldo.
Lida queda como petrificada. Arrigo
se le acerca tomándola enérgicamente
de un brazo)

ARRIGO
¿Es verdad?... ¡Eres de otro!... 
¡Habías jurado ser mía para siempre!
¡El cielo te oyó jurarlo! 
¿Osaste romper el juramento?
¿Eres de otro?... 
Para que yo crea esa verdad tan horrorosa, 
es necesario que lo oiga
de tus propios labios.
¡Dilo!... ¿A qué esperas?... ¡Mátame!... 
¡Matarme sería un acto de piedad!

LIDA
Una falaz noticia te dio por muerto
en la cruel batalla...
Mi padre falleció... y huérfana 
quedé en esta tierra...
Él, antes de morir,
dispuso mi nuevo casamiento.
La vida era una carga para mí 
¡y el tálamo nupcial un lecho de muerte!...
¡Jamás un alma ha soportado 
más de lo que soportó la mía!

ARRIGO
(con sarcasmo e ironía)
¡Cuánto, la infausta noticia 
de mi muerte, ay, cuánto 
a tu sensible alma 
luto y llanto provocó!
¡Prueba de ello es 
tu inmediata boda!

LIDA
(Sollozante)
¡Arrigo!... 

ARRIGO
Y yo que confiaba en ti...
¡Recuérdalo!... 
¡Juraste a los pies del Eterno 
que si yo caía defendiendo a Italia
en ese mismo momento 
conmigo te reunirías!

LIDA
(Cubriéndose el rostro con las manos)
¡Ay, pobre de mí!

ARRIGO
(Furioso)
¡Habla!... ¡Respóndeme!... 
¿Puedes excusarte?...
¡Contéstame!  

LIDA 
(dirigiendo los ojos al cielo 
con angustia)
¡Padre!

ARRIGO
¡Haces como todos los culpables! 
¡Trasladas a otros
tus propias culpas!

LIDA
¡Ay! 
¡Eres terrible e inexorable, 
mucho más que mi propio destino!

ARRIGO
(En actitud de alejarse)
¡Perjura!		

LIDA
¡Escúchame!

ARRIGO
¡Apártate!...
¡Vete!... ¡Me causas horror!...

(En el colmo de su ira)

¡Te amé, te amé como a un ángel, 
pero ahora te aborrezco como a un demonio!
La vida es horrible para mí...
Corro a la batalla en busca de la muerte...
En tu defensa ¡oh, patria! 
caeré con el pecho desgarrado...
¡Que al menos mi sangre
sea bendecida por ti!

LIDA
¿A tan gran suplicio puede 
someterse un corazón?... 
No, no es verdad que un excesivo dolor
causa la muerte.
Soy culpable... soy culpable... ¡castígame!...
¡Clava tu espada en mi pecho!...
¡Es preferible morir a tus pies
que llevar una penosa existencia!

(Arrigo la rechaza y sale velozmente. Ella se 
aleja sumida en la más profunda desolación) 


ACTO SEGUNDO 

¡Barbarroja!

Escena Primera 

(Una magnífica sala del municipio de Como
con ventanales cerrados al fondo. Poco a
poco van reuniéndose los Jefes y Magistrados)

ALGUNOS
¿Oísteis? 
¡La grande, la fuerte Milán acepta pactar!

OTROS
Pero tarde y en vano.			

TODOS
Sí tarde y en vano. ¡La soberbia ciudad olvidó 
los daños mortales que sufrió Como!
¡Pero nosotros no los olvidamos! 
¡El odio vive en los corazones ultrajados! 
¡El odio que hierve en nuestra sangre
y el correr del tiempo no lo podrá menguar!
¡Lo heredamos de nuestros padres y abuelos!
¡Y se lo transmitiremos 
a nuestros hijos y descendientes!

Escena Seconda 

ALCALDE
La orgullosa Liga Lombarda 
envía mensajeros a Como.
¡Por favor, escuchadlos!

(Todos se sientan) 

Escena Tercera 

(A una señal del Alcalde, Rolando 
y Arrigo entran) 

ROLANDO
Nuevas hordas de bárbaros amenazan 
a la sagrada Italia. En el paso del Adigio
combaten los aguerridos veroneses 
contra esas hordas. 
Los grisones se han adelantado
y Federico no puede socorrerlas pues
se detuvo en Pavía.
Muy fácil para vosotros sería 
vencer a los alemanes 
en las orillas de vuestro lago.
¡Enterremos el antiguo odio entre Milán y Como!
Sólo tenemos un enemigo y una patria: 
el teutón e Italia.
En su defensa,
levantemos todos nuestras espadas. 

ALCALDE, CORO
¿Y olvidas 
que un pacto 
nos somete a Federico?

ROLANDO
Vergonzoso pacto
que una sagrada mano ha roto...
Habitantes de Como
¿podéis acaso recordarlo sin ruborizaros?... 
¿Acaso no sois italianos

Bien veo en vuestro semblante 
el alto linaje de Ausonia,
y oigo el acento italiano
de vuestra lengua;
pero en vuestras obras y pensamientos,
¡sois como los bárbaros extranjeros!

(Movimiento de la asamblea) 

ARRIGO
¡Tiempos venturosos 
se avecinan sobre Italia,
pero vuestros descendientes
se avergonzarán de vosotros!
¡Ay! ¡Que la historia no os llame 
asesinos de vuestros hermanos!
¡Que la Patria no os llame 
traidores y parricidas!

ROLANDO, ARRIGO
¡Infames y malditos 
seréis por siempre!

ALCALDE
¡Habláis con palabras muy duras!

ROLANDO
¡Más dura es la verdad!

ARRIGO
¿Qué respuesta debemos dar a quien nos envía?

Escena Cuarta 

FEDERICO
¡Yo la daré!

(Presentándose repentinamente dejando 
caer su larga capa) 

TODOS 
(Levantándose con gran sorpresa)
¡Federico!		

ROLANDO, ARRIGO
(Para sí)
¡Ah, el infierno lo ha traído desde Pavía!

FEDERICO 
(avanzando orgullosamente hacia
Rolando y Arrigo)
¡Qué turbados y pálidos os veo 
ante mi presencia!
¿Acaso esos labios temerarios 
han quedado mudos?

Lombardos, un destino fatal
ya tiene para vosotros decidido
un corazón que no perdona, 
¡el corazón de Federico!

ROLANDO, ARRIGO
No merece la pena responder 
a tus soberbias palabras. 
Los héroes no se enfrentan 
intercambiando vanas injurias.

Entre el fragor de las armas
nos encontraremos en la batalla.
¡Sólo con la espada razona 
el oprimido ante opresor!

ALCALDE, CORO
(Para sí)
¡Sobre ti, Milán, truena ya el rayo destructor!

(Se oye el toque de instrumentos militares, 
cada vez más próximos)

FEDERICO
¡Mi poderoso ejército ya se aproxima!

(A una señal suya se abren los ventanales,  
a través de los cuales se ven las colinas
cubiertas por el ejército alemán) 

CORO
(A Rolando y Arrigo)
¡Mirad!
¡Oh, qué ejército tan enorme!

FEDERICO
(Señalando a los embajadores)
La respuesta es bien terrible.
¡Ahí la tenéis!
Que Milán se disponga 
a caer.		

ROLANDO
Las espadas 
de tus mesnadas mercenarias 
no vencerán a un pueblo 
que lucha por su libertad.

ARRIGO
¡Ni el gran destino de Italia 
cambiará por ellas!

FEDERICO
(Con voz terrible)
¡El destino de Italia soy yo!
¡En breve será totalmente sojuzgada!
¡Y Milán, para escarmiento de los rebeldes,
será doblemente destruida!

ROLANDO, ARRIGO
¡Un poderoso designio de Dios,
nos promete la victoria en su nombre!
¡Tú caerás y tus mesnadas serán vencidas!...
¡Italia será grande y libre!

ALCALDE, CORO
¡Marchaos!... La razón del más fuerte 
se dirimirá en el campo de batalla.

TODOS
(Con gritos feroces)
¡Guerra feroz!... ¡Terrible!... ¡A muerte!...
¡Sin piedad!

(Rolando y Arrigo salen)

Acto III