ATTO SECONDO                             


Dov'è ora l'umile casetta tua così
modesta e semplice colle sue stuoie
colorate e i battenti di quercia,
o piccola Iris? La bianca siepe di
biancospine fiorite? Il sentiero
coverto dal fiore delle scabbiose
che conduce al rio?
Dov'è la pace dei campi intorno e
il silenzio ristoratore come il
riposo della tua vallea entro
all'ampia circolare distesa di
monti e, in alto, la solenne
maestà del Fousiyama? Dove l'aria
purissima? Dove la luce libera? 
Tu ora giaci nel cuore affannoso
della città gaudente ove più
accelerato batte il palpito delle
esistenze nelle diverse febbri che
agitano le genti, quella della
gloria, quella del piacere, quella
del denaro. La più appariscente
delle Case Verdi è ora la tua
abitazione ; tu vi riposi sul
rialzo di lacca ed oro di un fton
ricchissimo, abbandonata la fragile
persona alla stanchezza che ti ha
affranto, e ti covre un velario
trasparente come aria!
Tu sei nel Yoshiwara!
Qui, nella dolcissima ora del drago,
non verrà il Sole a dissipare i
piccoli sogni paurosi della tua
infantile fantasia! qui, nella
misteriosa ora del cignale, non la
luna scenderà a posarsi con te!
Qui, ricche stuoie a tessiture
fantasiose impediscono alla luce
di penetrarvi.
No, il Sole non penetra nelle Case
Verdi! Qui tutto è riflesso di
metallo che scoppia a vivi e
rapidi sfavilli dalle profumiere
cesellate dove brucia esalando
l'olio di camelia odorosa, dai
vasi smaltati, dalle grandi
chimere e mostri di smalto e
cobalto che adornano la stanza.
Là, in un angolo, un bouddah ride,
i piccoli occhi sfuggenti la enorme
epa floscia giù a sfascio sul loto
simbolico che gli 
fa da piedestallo.
Non la luce, non l'armonia del Sole!
Solo, su dalla tumultuante via, per
le stuoie che la dimenticanza delle
kamouro ha lasciato semiaperte,
entra l'affannoso moto della vita
cittadina, le strida dei merciaioli,
le minaccie dei samourais, le
ansanti cadenze dei djin, i diversi
idiomi dei dragomanni, la bestemmia
e la risata. Presso al tuo letto,
come spettri, stanno ancora le
guèchas.

Una guècha accosciata sussurra un
"Anakomitasani" accompagnandosi al
suono del sàmisen.

KYOTO 
(Cogliendo le guèchas in oziosa 
curiosità, le investe con voce 
concitata ma trattenuta, per non
svegliare Iris.)
Là che ci fate 
ancora mascherate?
O che siete de' bonzi?
E... stz!

(impedendo loro di parlare)

Tacete! Silenzio! 
Non voglio, appena desta, 
ch'abbia ricordi tristi, 
ognor dolori!
Tutta una festa, un giorno d'ori,
di bronzi e fiore!

(sorpreso nel vedere aperta
una della imposte)

Toh! fuori spalancata è ancora
l'impannata?

(Vorrebbe gridare ma si ritiene.)

Silenzio, dico!

(fra i denti)

Rispondermi volete?
Oh, le sfacciate!
Udite!
Dalla strada salgon
le voci chioccie de la gente,
L'andare ed il venire 
de' djin correnti!
O che avete gli orecchi 
fatti in giada?
Con tal baccano o chi 
può mai dormire?
E chete! Mogie!

(irritato)

Vostre voci acute son vespe,
son cicale, son zanzare! Mute,
vi voglio mute e, se possibil,
senza respirare!

(Va a chiudere l'imposta; guardando
nella strada vede un elegante
norimon entrare nella casa.)

Toh! Vien gente!
È Osaka in palanchino!
Giù tutti col migliore 
nostro inchino!

(Rapidamente tutti si inchinano
quasi toccando colle fronti il
suolo.)

OSAKA 
(Entra con inusata vivacità, 
indirizzandosi a Kyoto.)
Ch'io vegga ov'è 
la mousmè da li occhi 
simili a camelie!

KYOTO 
(calmandolo)
La voce tua 
modula in suon più grave, 
come punta d'agave 
va ne li orecchi a chi posa!

(L'astuto taikomati mostra
all'annoiato signore Iris
addormentata.)

Riposa!

(allontanando brutalmente le 
guèchas, che scompaiono rapide)

Donne, vampiri della casa,
via!

(Osaka e Kyoto si avvicinano al
letto d'Iris.)

OSAKA
Sollevami il velario !

KYOTO
Parla piano!

(sollevando il velario)

Toh! guardala! 
È perfetta! Non ti pare?

OSAKA
Spande l'odor del loto, 
la piccina!

KYOTO
Sogguarda a quella bocca porporina!

OSAKA
È ciliegia da cogliere e mangiare!

(Contempla Iris, poi si scosta
insieme a Kyoto.)

KYOTO
Vedi che braccio! 
E vedi un po' che mano!

OSAKA 
(con grande entusiasmo)
Créa in quegli occhi 
il lampo d'un desio, 
vibri in quegli occhi 
il senso, l'uman dio, 
una scintilla, un fuoco, una favilla
che di piacer ne incendi la pupilla
e dimmi, come lei ne sai tu alcuna?

KYOTO
Nessuna,

(con finta convinzione)

in fede mia, nessuna!

OSAKA
In questa noia matta 
ogni dì soddisfatta 
e insoddisfatta, costei nel cuor
m'ha cacciata una spina di brama
Che m'affanna!
Non è mousmè leziosa di città,
oprdigno fatto per la voluttà;
qui c'è l'anima!

(Torna presso il letto a guardare
e lascia ricadere il velario sulla
fanciulla addormentata, poi trae
con sè lontano in disparte Kyoto
onde il loro chiacchierio non 
risvegli Iris.)

Lunga lotta m'annoia;
a ritrosie io mal m'adatto;
s'ella resistesse?

KYOTO
Abbi denaro e il 
Paradiso è ovunque!
Comprendi tu?

OSAKA
Parla un linguaggio chiaro!

KYOTO
Son fior le frasi, 
le parole foglie, 
ma il frutto è l'or 
che satolla le voglie. 
Comprendi tu?

OSAKA
Abborro tai proverbi!

KYOTO
Regali! Doni appariscenti!
Ricchi! Vistosi! 
Mi comprendi?
Larga mano! 
Aperto borsellino!
Mi comprendi? 
Vesti! Fiori! Gioielli!
Mi comprendi?

OSAKA
Oh, fauce ingorda!
Oh, fauce sazia mai!

KYOTO
Dapprima già ci vuol 
qualche moina
per rasciugar gli occhietti
da le lacrime, poi...
Una nuora poi... diventa suocera!

OSAKA
E aggiungi, in oltre, 
il più fantasioso 
e armonico linguaggio figurato...

KYOTO 
(che ha osservato Iris, fa cenno
ad Osaka di tacere)
Stz! Desta è la piccina!
Vieni via! 
Va a prepararti 
un romanzesco viso!
Porta gemme... regali!
Mi comprendi?

(Escono cautamente.)
ACTO SEGUNDO


¿Dónde está ahora la humilde casita
tan modesta y simple con sus esteras
coloradas y sus puertas de encina,
oh pequeña Iris? ¿El blanco seto de
espino albar florecido? ¿El sendero
cubierto por las flores de los
espinos que conduce al río?
¿Dónde está la paz alrededor de los
campos y el silencio restaurador como
el reposo de tu valle entre el 
amplio círculo de los montes y, en
lo alto, la solemne majestad del
Fujiyama? ¿Dónde está el aire
purísimo? ¿Dónde la libre luz?
Tú ahora yaces en el corazón
afanoso de la ciudad vividora donde
más acelerado bate el pálpito de la
existencia entre las diversas
fiebres que agitan a la gente, la
de la gloria, la del placer, la del
dinero. La más llamativa de las de
la Casa Verde es ahora tu habitación;
tu allí reposas sobre el realce de
laca y de oro de un fton riquísimo,
abandonada la frágil persona al
cansancio que te ha vencido, ¡y te
cubre un velo transparente como el
aire!
¡Tú estás en el Yoshiwara!
¡Aquí, en la dulcísima ora del
dragón, no vendrá el Sol a disipar
los pequeños sueños pavorosos de
tu infantil fantasía!¡aquí, en la
misteriosa hora del jabalí, la luna
no descenderá a posarse sobre ti!
Aquí, ricas esteras y tejidos
fantasiosos impiden a luz llegar
hasta ti.
¡No, el Sol no penetra en la Casa
Verde! Aquí todo es reflejo de
metal que estalla en vivos y
rápidos centelleos de la perfumadora
cincelada donde arde exhalando el
aceite de camelia olorosa, de vasos
esmaltados, de las grandes quimeras
y monstruos de esmalte y cobalto
que adornan la habitación.
Allí, en un rincón, un buda ríe,
los ojillos esquivando la enorme
barriga floja a punto de esparcirse
sobre el loto artificial que le 
hace  de pedestal.
¡Ni la luz ni la armonía del Sol!
Tan solo, desde la tumultuosa calle,
por las esteras que el descuido de
las kamouro ha dejado semiabierta,
entra el afanoso sonido de la vida
ciudadana, los gritos de los
mercaderes, las amenazas de los
samurais, las jadeantes cadencias de
los y diversos idiomas de los
dragomanes, la blasfemia y la
risotada. Junto a tu lecho, como
espectros, están todavía las geishas.

Una geisha agachada susurra un
"Anakomitasani" acompañándose con
el sonido de un samisén.

KYOTO
(Sorprendiendo a las geishas en
ociosa curiosidad, las aborda con
voz excitada pero contenida, para
no desvelar a Iris.)
¿Qué hacéis ahí
todavía enmascaradas?
¿O es que sois bonzos?
¡Y... sshss!

(impidiéndoles hablar)

¡Callad! ¡Silencio!
No quiero, nada más despertar,
que tenga recuerdos tristes,
¡ningún dolor!
¡Toda una fiesta, un día de oro,
de bronce y de flores!

(sorprendido al ver abierto 
uno de los postigos)

¡Vaya! ¿hacia fuera todavía 
abiertos los paneles?

(Quiere gritar pero se contiene.)

¡Silencio, digo!

(entre dientes)

¿Queréis responderme?
¡Oh, las descaradas!
¡Escuchad!
¡De la calle llegan
las voces roncas de la gente,
el ir y el venir
de los djins que corren!
¿O es que tenéis los oídos 
hechos de jade?
¿Con este escándalo 
quién puede dormir?
¡Calladitas! ¡Mohínas!

(irritado)

¡Vuestras voces agudas son avispas,
son cigarras, son mosquitos! Mudas,
os quiero mudas, y si es posible,
¡sin respirar!

(Acude a cerrar el postigo; mirando
hacia la calle ve una elegante
litera entrar en la casa.)

¡Atención! ¡Viene gente!
¡Es Osaka con su palanquín!
¡Todos preparados con nuestra
mejor reverencia!

(Rápidamente todos se inclinan
casi tocando con la frente el 
suelo.)

OSAKA
(Entra con inusitada vivacidad,
dirigiéndose a Kyoto.)
¡Que yo vea dónde está
la muchacha de los ojos
como camelias!

KYOTO
(calmándolo)
Tu voz
modula con sonidos más graves,
¡como la punta del agave
llega a los oídos de quien reposa!

(El astuto taikomati muestra al
estupefacto señor a Iris 
adormecida.)

¡Reposa!

(Alejando brutalmente a las geishas,
que desaparecen rápidas.)

¡Mujeres, vampiros de la casa,
fuera!

(Osaka y Kyoto se acercan al 
lecho de Iris.)

OSAKA
¡Quitemos el velo!

KYOTO
¡Habla bajo!

(levantando el velo)

¡Aquí! ¡míarala!
¡Es perfecta! ¿No te parece?

OSAKA
¡Esparce el olor del loto,
la pequeña!

KYOTO
¡Fíjate en esa boca púrpura!

OSAKA
¡Es una cereza para coger y comer!

(Contempla a Iris, después se 
aparta junto a Kyoto.)

KYOTO
¡Mira qué brazo!
¡Y mira qué mano!

OSAKA
(con gran entusiasmo)
Crea en esos ojos
el relámpago de un deseo,
vibra en esos ojos
el sentido, el dios humano,
un destello, un fuego, una pavesa
que de placer me incendia la pupila.
Y dime ¿cómo ella conoces tú otra?

KYOTO
¡Ninguna,

(con fingida convicción)

por mi fe, ninguna!

OSAKA
¡En este aburrimiento loco
cada día satisfecho
e insatisfecho, ella en el corazón
me ha clavado una espina de deseo
que me excita!
No es una muchacha remilgada 
de ciudad, juguete hecho para la
voluptuosidad; ¡ella tiene alma!

(Regresa junto al lecho para mirar
y deja caer el velo sobre la
muchacha adormecida, después  se
aleja a parte con Kyoto donde
su charla no pueda despertar a
Iris.)

La larga lucha me aburre;
a la esquivez no me adapto;
¿y si ella se resiste?

KYOTO
¡Tiene dinero y el
Paraíso le rodea!
¿Comprendes tú?

OSAKA
¡Habla más claro!

KYOTO
Son flores los piropos,
las palabras de amor hojas,
pero el fruto es el oro
que quiere saciarlas.
¿Comprendes?

OSAKA
¡Aborrezco esos refranes!

KYOTO
¡Regalos! ¡Dones resplandecientes!
¡Ricos! ¡Vistosos!
¿Me comprendes?
¡Mano generosa!
¡Abierta la bolsa!
¿Me comprendes?
¡Vestidos! ¡Flores! ¡Joyas!
¿Me comprendes?

OSAKA
¡Oh, fauces glotonas!
¡Oh, fauces nunca saciadas!

KYOTO
Primeramente se necesita 
alguna zalamería
para enjugar de sus ojillos
las lágrimas, después...
¡una nuera después... se hace suegra!

OSAKA
Y añade, en adelante,
el más fantasioso
y armónico lenguaje imaginado...

KYOTO
(que ha observado a Iris, hace 
gesto a Osaka de callar)
¡Sshss! ¡Está despierta la pequeña!
¡Ven aquí!
¡Prepárate para tener 
un aspecto fantástico!
¡Trae gemas... regalos!
¿Me comprendes?

(Salen cautamente.)

IRIS 
(Si sveglia e guarda intorno a sè
sorpresa.)
Ognora sogni,
sogni e sogni...
Oh, il bel velario!
Oh, il lieve drappo
tutto sparso d'iridi...
Or la mia veste è un velo 
e ha trasparenze 
d'onda e di nube!
Or io cosi ho vergogna!
Non più le mie pianelle
in lacca nera;

(alzandosi e camminando)

Ho sandali dorati, 
e il piè vi posa 
così morbidamente 
che mi pare di camminar 
sopra un prato di piume!

(Ed ecco svolgersi nella mente 
trasognata dell'ingenua fanciulla
le scene del teatrino, la danza
delle guèchas e... il rapimento.)

Ecco! Or ricordo!
Sì, il teatro! Dhia!
La danza delle guèchas!
Il nero manto m'avvolge 
del Vampiro!
Ove son io?
Morta son dunque 
sì, sono una morta!

(Guardando intorno più attentamente,
mormora fra l'angoscia e la gioia.)

E questa casa bella 
è il Paradiso?

(Si ode un dolcissimo suono di 
sàmisen interno: Iris ascolta.
Un sàmisen attira i suoi sguardi.)

Chi è morto tutto sa!
Diceva il bonzo!

(Prende il sàmisen.)

Mi voglio accompagnar 
l'Uta di Nániva!
"Sorge dal mar la Luna...

(tentando di accompagnarsi col
sàmisen, ma dalle sue dita esce
il più discordante e pazzo suono)

È luna piena...
Una giunca laggiù mi mena;
io vo coll'onda che mi porta."

(interrompendo)

La voce canta 
ma il suon non l'accompagna!

(Getta indispettita l'istromento,
mentre riprende il suono interno
dei sàmisen.)

Dicon di gran bugie 
nel  mondo ai vivi!
Che da vivo non sa,
non sa da morto.

(Si aggira curiosa e meravigliata
ammirando i ricchi paraventi ed i
preziosi dipinti. Vede pennelli e
colori su di una tavola. Essa vi
si accosta ed attratta dal mistero
dei colori siede preso la tavola
tentando di pingere. Vuole
dipingere un fiore, ma invece 
n'esce un angue; Iris getta 
indispettita il foglio di carta.
Ed ora vorrebbe dipingere un cielo
azzurro, ma le inesperte mani non
riescono che a tracciare una
macchia grigiastra. Sfiduciata,
lascia cadere i pennelli.)

Io pingo... pingo, 
ma il mio pennello invano stendo,
intingo!
Va la mia mano invano!
Invano, invano va la mia mano!
Io penso a un fiore,
e n'esce invece un'angue 
tutto terrore, 
tutto un rosso di sangue!
Se voglio un cielo,
azzurro in mio pensiero,
è un fosco velo, 
un velo tinto in nero!
La fantasia con sè m'invola
e porta di casa mia a la 
picciola porta;
là la pupilla d'un cieco 
finalmente ha una scintilla, 
una favilla d'una luce rovente
che fulge e brilla, 
ma  il lucer d'una lacrima 
che lentamente stilla!

(Accasciata, nasconde il viso tra
le mani.)

In paradiso, han detto, 
non si piange!
Ed io di lacrime... 
ho i miei occhi pieni!

(Una cortina si solleva lentamente
e Kyoto introduce Osaka. I due
uomini si soffermano sul limitare
della porta e guardanola la
fanciulla seduta davanti al tavolino
dei colori.)

OSAKA 
(parlando sottovoce a Kyoto)
A un cenno mio manda
le vesti e i doni.

KYOTO
Sì, manderò!

OSAKA
Or quanto a te, 
inutil qui... va via!

KYOTO
A meraviglia!
Vo!

(Il taikomati scompare dietro la
cortina, lasciando soli il giovane
signore voluttuoso e l'ingenua
mousmè.)

(Alle parole di Osaka Iris si 
volge sorpresa, gitta un grido e
si ritrae paurosa. Osaka la arresta
d'un gesto ammirativo.)

OSAKA
Oh, come al tuo sottile corpo 
s'aggira e s'informa di te 
la flessuosa notturna vesta!
Senza posa lo sguardo ti rimira
da capo a piè 
e l'anima s'appaga nella
sorpresa vaga, 
nel portento gentile di tua beltà
che, in festa alta, 
trionfa in te.

(Osaka si avvicina sempre più ad
Iris. Questa si ritrae ancor più,
sorpresa e impaurita.)

IRIS
(fra sè)
Conosco questa voce!
Io già l'udii!
In ogni sua parola si rivela:
È la voce d'Jor! 
È Jor! È Jor!

OSAKA
Perchè il piede ritraggi 
se a te vicin 
mi porta il mio desìo?

(Iris si ferma palpitante e Osaka
le è vicino.)

Dentro a' tuoi veli 
lascia lo sguardo mio 
disioso penetrare!
Io ne' tuoi occhi 
veggo tutti i cieli!
Gli olezzi io bevo in te 
di tutti i maggi!

(Osaka accarezza la testa di Iris
questa chiude timorosa gli occhi.
Al tocco del giovane gli spilloni
cadono e disciolgono liberi i
lunghi capelli che fluiscono giù
per le spalle di Iris, ricoprendola
come di un manto.)

OSAKA 
(tuffando con voluttà le mani nei
capelli d'Iris)
Ah, i tuoi capelli...
Son sì lunghi e tanti 
da incatenarti intorno...
Tutti gli uomini!
Tu m'incatena e per la via,
mousmè, 
d'ogni tua brama, 
deh, tu, mi mena!

IRIS
(incredula, quasi sorridendo e
riannodandosi i capelli)
(fra sè)
Da niuno ho udito dirmi 
tante cosa.
Iris tanta bellezza?
Niun lo crede!
M'ha detto un sol finor 
che son graziosa, 
il babbo mio, 
ch'è cieco e non mi vede!

OSAKA
Il tuo corpo s'ingiglia 
d'un candore più bianco 
del Fousiyama!
Bocca sana vermiglia!
Fresca fontana ove zampillan 
tutte le dolcezze 
e tutte le carezze!
Ove il mio sangue vivo si ristora!

(Iris sorride nell'udire le parole
entusiastiche di Osaka.)

Tu ridi? Ridi? 
Ridi! Ridi, ancora!

IRIS
(fra sè con timore e vergognosa)
Ho fatto male a rider, 
ma non so se muovermi 
o star ferma a sue parole, 
se fargli reverenza!
Gli dirò: "Signor!
"No! "Re!" È poco...
"Figliuol del Sole!"

OSAKA
Arrossi a mie parole? 
Non arrossir!
Lascia arrossire il sole;
egli ogni dì ha tramonti, tu?
Sali, sali, altissima, 
a le superbe aurore, 
ai superbi orizzonti 
del mio amore!

IRIS
Figlio del Sol!

OSAKA 
(Dà una stridente risata. Iris si
ritrae ancora, impaurita.)
Ah tu, fanciulla, ancor mi credi
Jor della Commedia?
Or recito la Vita!
T'ho, in vesta d'istrion 
per farti mia, rapita. 
Apri gli occhi, mousmè!
Vedi ed impara la Vita. 
Il vero nome mio 
vuoi tu sapere?
Ebben, mousmè, Io mi chiamo: 
"Il Piacere!"

IRIS 
(ricordando con accento di terror)
Un dì, ero piccina,
al tempio vidi un bonzo 
a un paravento 
tutto fatto a simboli, 
sciorinare il velame 
d'un mistero...
Era una plaga 
d'un gran mare morto 
color del bronzo;
e v'era un cielo 
rosso sì come sangue, 
d'un rosso livido;
e una gran spiaggia, 
una gran spiaggia morta 
di grigio e nero...
Una fanciulla giacèavi adagiata,
scarne le membra, 
sparsi i capelli 
e nella bocca un riso 
ch'era uno spasimo...
Su dal mar morto 
una gran piovra intanto 
il capo ergeva...
E la fanciulla col grande 
occhio falcato fuor guatava;
questa, domata a quel terror 
di sguardo, 
tutta affisava!
Su dal mar morto 
I viscidi tentacoli 
moveva il mostro, e per le gambe,
pei reni e per le spalle, 
poi per le chiome 
e il fronte e gli occhi 
e il petto esile ansante, 
e per le braccia 
la stringe e allaccia!
La stringe e allaccia in viso!
Essa sorride ognor!
Essa sorride e muor 
con un estremo spasimo 
che par un riso... essa sorride 
e muor, e muor!
E il bonzo a voce forte:
"Quella piovra è il Piacere...
Quella piovra è la Morte!"

(Iris si lascia cadere ai piedi del
giovane, piangendo e rimanendo 
accasciata dalla paura e dal dolore)

Deh, ch'io torni a mio padre!

OSAKA
(con cinismo)
Son le fole dei bonzi 
spavaldi e ipocriti 
che all'alito d'un bacio 
si sbugiardano!

(A un cenno di Osaka le koumaro
portano e stendono ai piedi di Iris
stoffe, gioielli, ventagli, fiori.)

OSAKA 
(sollevando Iris e stringendola a sè 
poco a poco)
Or dammi il braccio tuo, 
braccio di neve e avorio!
Intorno al collo così m'anoda!
Scogli i capelli!

(sciogliendole ancora una volta i
capelli)

La testa bruna sovra il mio petto
tu m'abbandona!
Cogli occhi, gli occhi miei...
Tu, ed io, labbra le labbra!
Vi scendo e tocco la dolce bocca!

(Osaka abbandona la sua bocca su
quella di Iris quasi svenuta, 
mormorando e supplicando)
È questo il baccio!

(Iris, staccandosi da Osaka, 
rimane atterrita, poi prorompe 
in pianto.)

OSAKA 
(guardandola, sorpreso)
Piangi?

IRIS
Penso a mio padre!

OSAKA
Gli darò vesti e denaro!

IRIS
Io penso alla mia casa!

OSAKA
Palazzi avrai!

IRIS
Io penso al mio giardino!

OSAKA
Ne avrai d'immensi 
e a serre ognora in fiore!

IRIS
Ma non sono i miei fior!

OSAKA 
(annoiato e sdegnoso)
(fra sè)
È una pupattola!
Nullo desio ti adesca 
di codesto splendore, 
vesti, ori?
E il bacio è un'esca 
cui non morde il tuo cuore?
Chiedi, fanciulla! Brama!
Tu pur abbi un desio!

IRIS
Voglio il giardino mio!
Io voglio il mio giardino, 
colla sua siepe intorno, 
la mia casetta bianca 
col mormorante rio, 
col suo villaggio a manca, 
con la vallata a prati, 
col sol che appena è giorno 
appar sugli elevati fianchi 
del Fousiyama e...
Mi chiama, mi chiama!

(Rimane immobile.)
(Kyoto accorre.)

OSAKA 
(seccato, rivolgendosi a Kyoto)
Da un'ora essa m'attedia!
È pupa da commedia!
Pupa di legno; or' io mi sdegno!
Un mio consiglio, accetta!

KYOTO 
(con finta sottomissione)
Ognora Kyoto impara!

OSAKA 
(imitando Iris)
Torni alla sua casetta!

KYOTO
È questo il tuo consiglio?
La espongo al Yoshiwara!

OSAKA
Fa' pur! 
Ahimè, che noia!

(Se ne va sbadigliando.)

Vo! Sbadiglio!

KYOTO 
(con astuzia parlando fra sè)
Colle piccine 
gran maestra è natura.
O moine o paura!
Osaka è giovin ; vede ratto,
e ratto ei vuole il suo desìo 
tradotto in fatto. 
Esperienza e pazienza!
A me! Vediam!

(Con occhio conoscitore osserva 
e studia attentamente Iris)

Perfetta! E in una vesta 
ancor più trasparente di codesta,
come se indosso avesse 
a veste il nulla, 
vedrete qual trionfo di fanciulla!

(Scegli una veste e fa cenno alle
donne di vestirne Iris.)

Alla toeletta! Olà!

(Le donne accorrono; Iris 
impaurita vuol fuggire.)

(irritato)

Con me ritrosa?

(imperioso)

Qui s'obbedisce! Bada!
Per le putte cattive 
c'è la morte!

(Apre la parete a destra e mostra
ad Iris un precipizio oscuro e 
fondo: Iris indietreggia impaurita)

Chiamo il Vampiro 
e fatta è la tua sorte!

IRIS 
(implorando)
No, non fatemi male!

KYOTO 
(rabbonito)
Non lo voglio!

(insinuante; prende il pupo che
nella commedia rappresentava Jor
e lo porge ad Iris)

E se obbedisci, guarda!
È tuo!

IRIS 
(Sorpresa, prende con gioia 
il pupo)
È Jor!

IRIS
(Se despierta y mira alrededor 
asombrada)
Siempre sueños,
sueños y sueños...
¡Oh, que bello velo!
¡Oh, la suave tela
toda llena de reflejos!
¡Ahora mi vestido es un velo
transparente como 
el agua y las nubes!
¡Si siento casi vergüenza!
Ya no tengo mis chinelas
de laca negra;

(Levantándose y caminando)

¡Llevo sandalias doradas,
y el pie las calza
tan cómodamente
que me parece caminar
sobre un prado de plumas!

(Y de repente vuelven a la mente
trastornada de la ingenua muchacha
la escena del teatrillo, la danza
de las geishas y... el rapto.)

¡Aquí! ¡Ahora recuerdo!
¡Sí, el teatro! ¡Dhia!
¡La danza de las geishas!
¡El negro manto del Vampiro 
me envuelve!
¿Dónde estoy?
Muerta debo estar.
¡Sí, estoy muerta!

(Mirando alrededor más atentamente, 
murmura entre la angustiada y alegre)

¿Y esta bella casa
es el Paraíso?

(Se oye el dulcísimo sonido de un
samisen oculto: Iris escucha. Un
samisen atrae su mirada.)

¡Quien está muerto todo lo sabe,
decía el bonzo!

(Coge el samisen.)

¡Me cantaré con él 
la Canción de Nániva!
"Surge del mar la Luna...

(intenta acompañarse con el samisen,
pero de sus dedos sale el más
discordante y extraño sonido)

Es Luna llena...
un junco hacia allí me lleva;
yo voy sobre las aguas que me
 
(interrumpiendo)

La voz canta
¡pero el sonido no la acompaña!

(Deja malhumorada el instrumento,
mientras vuelve el sonido interno
del samisen.)

¡Dicen grandes mentiras
en el mundo de los vivos!
Quien de vivo no sabe,
no sabe de muerto.

(Se gira curiosa y maravillada
admirando los ricos biombos y las
preciosas pinturas. Ve pinceles y
colores sobre una mesa. Se acerca
y atraída por el misterio de los
colores se sienta a la mesa 
intentando pintar. Quiere pintar una
flor, pero en su lugar le sale una
serpiente; Iris arroja enfadada la
hoja de papel. 
Ahora intenta pintar
un cielo azul, pero las inexpertas
manos no consiguen más que trazar
una mancha grisácea. Desalentada,
deja caer los pinceles.)

¡Yo pinto... pinto,
pero mi pincel en vano lo extiendo,
lo mojo!
¡Mi mano se mueve en vano!
¡En vano, en vano se mueve mi mano!
Yo imagino una flor,
¡y me sale en su lugar 
una serpiente horrorosa,
toda roja de sangre!
Si quiero un cielo,
azul en mi pensamiento,
¡es un velo obscuro,
un velo tintado de negro!
La fantasía con él me vuela
y me trae de mi casa 
la pequeña puerta;
allí la pupila de un ciego
al fin siente un destello,
un punto de luz incandescente
que refulge y brilla,
¡pero es el lucir de una lágrima
que lentamente se desliza!

(Desalentada, esconde el rostro
 entre las manos.)

¡En el paraíso, dicen,
no se llora!
¡Y yo de lágrimas... 
tengo mis ojos llenos!

(Una cortina se alza lentamente y
Kyoto introduce a Osaka. Los dos
hombres se detienen en el umbral
de la puerta y mirando a la muchacha
sentada ante la mesita 
de las pinturas.)

OSAKA
(hablando por lo bajo con Kyoto)
A un gesto mio envía
los vestidos y los regalos.

KYOTO
¡Sí, los mandaré!

OSAKA
Y en cuanto a ti,
inútil aquí... ¡fuera!

KYOTO
¡De maravilla!
¡Me voy!

(El taokomati desaparece tras la
cortina, dejando solo al joven
señor voluptuoso y a la ingenua
muchacha.)

(A las palabras de Osaka Iris se
gira sorprendida, lanza un grito
y retrocede miedosa. Osaka la
detiene admirado.)

OSAKA
¡Oh, cómo tu sutil cuerpo 
se gira y toma tu forma 
el flexible vestido nocturno!
Sin poder evitarlo te miro y miro
de cabeza a pie
y el alma se apaga en la
sorpresa vaga,
en el portento gentil de tu belleza,
que, como una gran fiesta, 
triunfa en ti.

(Osaka se acerca cada vez más a
Iris. Ésta se retrae todavía más,
sorprendida y asustada.)

IRIS
(para sí)
¡Conozco esta voz!
¡Yo ya la he escuchado!
A cada palabra me recuerda a...
¡Es la voz de Jor!
¡Es Jor! ¡Es Jor!

OSAKA
¿Por qué retrocedes
si junto a ti
me conduce mi deseo?

(Iris se detiene temerosa y Osaka
llega junto a ella.)

¡Dentro de tus velos 
deja que mi mirada
deseosa penetre!
¡En tus ojos veo 
todos los cielos!
¡El perfume bebo en ti
de todos los mayos!

(Osaka acaricia la cabeza de Iris
ésta cierra temerosa los ojos. Al
roce del joven los alfileres caen
y descienden libremente los largos
cabellos que fluyen hacia abajo 
por las espaldas de Iris, 
cubriéndola como un manto.)

OSAKA
(acariciando voluptuosamente los
cabellos de Iris)
¡Ah, tus cabellos...
son tan largos y tantos
que encadenarían a tu alrededor...
a todos los hombres!
¡Tú me encadenas y por el camino,
muchacha,
por donde tú quieras,
ay, tú, llévame!

IRIS
(incrédula, casi sonriendo y 
recogiéndose los cabellos)
(para sí)
A nadie había escuchado decirme
tantas cosas bonitas.
¿Iris bella?
¡Nadie lo cree!
Sólo un hombre me ha dicho 
que soy graciosa,
mi padre,
¡que es ciego y no ve!

OSAKA
¡Tu cuerpo se enciende
con un candor más blanco 
que el Fujiyama!
¡Boca rojísima!
¡Fresca fuente donde brotan
todas las dulzuras
y todas las caricias!
¡Donde mi viva sangre se restaura!

(Iris sonríe al escuchar las 
palabras ardientes de Osaka.)

¿Te ríes? ¿Ríes?
¡Ríe! ¡Ríe, otra vez!

IRIS
(para sí con temor y vergüenza)
He hecho mal en reír,
pero no sé si moverme
o estar quieta ante sus palabras,
¡si hacerle una reverencia!
Le diré: "¡Señor!"
¡No! "¡Rey!" Es poco...
"¡Hijo del Sol!"

OSAKA
¿Te sonrojas de mis palabras?
¡No te sonrojes!
Deja enrojecer al sol;
él cada día ha de declinar. ¿Y tú?
¡Subes, subes, altísima,
hasta la superior aurora,
hasta los superiores horizontes
de mi amor!

IRIS
¡Hijo del Sol!

OSAKA
(da una estridente carcajada. Iris
se retrae otra vez, asustada.)
Ah, tú, muchacha, ¿todavía me crees
Jor el de la comedia?
¡Ahora represento la Vida!
Era yo, vestido de actor
para hacerte mía, para raptarte.
¡Abre los ojos, muchacha!
Mira y aprende la Vida.
¿Mi verdadero nombre
quieres tú saber?
Pues bien, muchacha,
yo me llamo: "¡El Placer!"

IRIS
(recordando y con acento de terror)
Un día, era pequeña,
en el templo vi un bonzo
tras un biombo
todo lleno de símbolos,
que me desveló el contenido 
de un misterio...
Era un lugar
en un gran mar muerto
color del bronce;
y había un cielo
rojo como la sangre,
de un rojo lívido;
y una gran playa,
una gran playa muerta
gris y negra...
Una muchacha allí yacía, recostada,
delgados sus miembros,
despeinados sus cabellos
y en la boca una risa
que era como un espasmo...
Sobre el mar muerto
un gran pulpo entretanto 
sacaba la cabeza...
Y la muchacha por el gran
ojo fijamente era observada;
ella, entregada 
a la terrible mirada,
¡fijamente miraba!
Sobre el mar muerto
los viscosos tentáculos
movía el monstruo, y por las piernas,
por los riñones y la espalda,
después por los cabellos
y la frente y los ojos
y el pecho delgado y jadeante,
y por los brazos,
¡la oprime y enlaza!
¡La oprime y enlaza mirándola!
¡Y ella sigue riendo!
Ella ríe y muere
con un extremo espasmo
que parece una risa... ella ríe
y muere, ¡y muere!
Y dice el bonzo con fuerte voz:
"¡Ese pulpo es el Placer...
Ese pulpo es la Muerte!"

(Iris se deja caer a los pies del
joven, llorando y permaneciendo 
abatida por el miedo y el dolor.)

¡Ay, quiero volver junto a mi padre!

OSAKA
(con cinismo)
¡Son las locuras de los bonzos
jactanciosos e hipócritas
que ante el aliento de un beso
se desvanecen!

(A un gesto de Osaka las koumaro
traen y extienden a los pies de
Iris telas, joyas, abanicos, flores.)

OSAKA
(mirando a Iris y atrayéndola 
hacia sí poco a poco.)
Ahora dame tu brazo,
¡brazo de nieve y marfil!
¡Entorno al cuello así abrázame!
¡Suelta tus cabellos!

(soltándole otra vez 
los cabellos)

¡La morena cabeza sobre mi pecho
abandona!
Con tus ojos en mis ojos...
¡Tú y yo, labios contra labios!
¡Desciendo y toco la dulce boca!

(Osaka se abandona sobre la boca
de Iris, que está casi desvanecida,
murmurando y suplicando.)
¡Y este es el beso!

(Iris, apartándose de Osaka, se
detiene aterrada, después comienza
a llorar.)

OSAKA
(mirándola con sorpresa)
¿Lloras?

IRIS
¡Pienso en mi padre!

OSAKA
¡Le daré vestidos y dinero!

IRIS
¡Pienso en mi casa!

OSAKA
¡Tendrás palacios!

IRIS
¡Pienso en mi jardín!

OSAKA
¡Los tendrás muy grandes
con macizos de flores!

IRIS
¡Pero no serán mis flores!

OSAKA
(aburrido y desdeñoso)
(para sí)
¡Nos es más que una muñeca!
Ningún deseo tienes
de todo este esplendor,
¿vestidos, oro?
¿Y el beso es una brasa
que no muerde tu corazón?
¡Pide, muchacha! ¡Ordena!
¡Algún deseo debes tener!

IRIS
¡Quiero mi jardín!
Yo quiero mi jardín,
con su seto que lo rodea,
mi casita blanca
con el susurro del río,
con su aldea a la izquierda,
con el valle y los prados,
con el sol que apenas es de día
aparece sobre los elevados flancos
del Fujiyama y...
¡me llama, me llama!

(Permanece inmóvil.)
(Kyoto entra)

OSAKA
(enfadado, volviéndose hacia Kyoto)
¡Desde hace una hora me aburro!
¡Es una muñeca de comedia!
¡Muñeca de madera; ya no la quiero!
¡Un buen consejo, acepta!

KYOTO
(con fingida sumisión)
¡Siempre Kyoto aprende!

OSAKA
(imitando a Iris)
¡Que vuelva a su casita!

KYOTO
¿Es éste tu consejo?
¡La expongo en el Yoshiwara!

OSAKA
¡Hazlo pues!
¡Ay de mi, que aburrimiento!

(Se va bostezando.)

¡Me voy! ¡Me duermo!

KYOTO
(con astucia hablando para sí)
Con las pequeñas 
es buena maestra la naturaleza.
¡O melindres o miedos!
Osaka es joven; mira rápido,
y rápido quiere su deseo
realizado al momento.
¡Experiencia es paciencia!
¡A mi! ¡Veamos!

(Con ojos conocedores observa y
estudia atentamente a Iris)

¡Perfecta! Y con una vestidura
todavía más transparente que ésta,
como si llevara 
la nada encima,
¡veréis qué triunfo de muchacha!

(Escoge un vestido y hace gestos a
las mujeres para que vistan a Iris)

¡Arregladla! ¡Vamos!

(Las mujeres acuden; Iris asustada
quiere huir.)

(irritado)

¿Conmigo esquiva?

(imperioso)

¡Aquí se obedece! ¡Cuidado!
¡Para las niñas malas 
ésta es la muerte!

(Abre la pared de la derecha y 
muestra a Iris un precipicio obscuro
y profundo: Iris retrocede asustada.)

¡Llamo al Vampiro
y ya tu suerte está hechada!

IRIS
(implorando)
¡No, no me hagas daño!

KYOTO
(calmado)
¡No lo deseo!

(Insinuante; coge el muñeco que en
la comedia representaba a Jor y
lo entrega a Iris)

¡Y si obedeces, mira!
¡Será tuyo!

IRIS
(Sorprendida, toma con alegría 
el muñeco.)
¡Es Jor!

KYOTO 
(dietro le suoje, spiando nella via)
Annotta!
La gente dotta e ghiotta
d'ogni cosa vaga e rara 
s'accalca e indaga!
Già arrossa di lumiere il Yoshiwara!
Oh, febbre del Piacere!

(Intanto le esperte donne cominciano
ad abbigliare Iris, dietro un 
paravento.)

La parete sottile scorre e schiude
a uno sciame gentile 
di donne ignude!
Qualche altro Osaka certo passerà,
e in questa onesta rete 
di giovinezza incapperà!

IRIS 
(Mentre l'abbigliano, Iris tutta
intenta al pupo, si risovviene la
dolcissima cantilena del dramma,
e mentre la ripete, infantilmente
lo fa agire.)
Apre la tua finestra!
Io sono il Sole!
Apri l'orecchio 
a mie dolci parole!
Apri l'anima tua alla fede e spera!
Jor ha ascoltata, o Dhia, 
la tua preghiera!
Tu vuoi morir? 
Morir io ti farò, 
ma ti farò morir dal sol baciata,
ed al paese eterno ti trarrò...

(Kyoto si allontana dalla veranda, 
ed osserva Iris)

Ove, o fanciulla, tu sarai amata!

KYOTO
Vediam! Così stai bene!

(Strappa ruvidamente il pupo ad
Iris, e lo gitta in alto; una 
guècha lo afferra a volo.)

Ha sonno il piccol Jor;
poniamolo a dormire!
Or ti conviene 
sovra la bocca un vago punto in or!

(Prende un pennello, e disegna un
neo d'oro sulle labbra d'Iris.)

Così! Vediam ove posarti...
In alto! Ti voglio qui!

(Colloca Iris sulla veranda.)

Superbamente erette
le divine tue forme!
Ed or vediam 
se la gente abbocca!

(alle guèchas)

Attente, streghe, attente, attente!

(colpo di mano, gridato)

Via le cortine!

(Le guèchas fanno scorrere 
rapidamente le mobili pareti. Si
scorge la strada del Yoshiwara tutta
affollata. L'improvvisa apparizione
d'Iris attrae subito l'attenzione
della folla, che prorompe in 
entusiasmo.)

LA FOLLA
Oh, maraviglia delle maraviglie!

(Kyoto, appoggiato alla veranda,
osserva soddisfatto.)

La vaga figlia!
È rosa thea!
Fior di verbena!
Fior di vaniglia!
Fra le più vaghe figlie 
o vaga meraviglia!
Giorno di rose e di viole!
Notte serena!
Parla, bella mousmè!
Udiamo l'armonia 
di tue parole!
Parla!
L'anima di desìa!
Sì, è rosa thea 
e imbalsama davvero 
tutta una giovinezza!
Una carezza di questo fior 
darìa vita all'idea 
d'uno spento pensiero!
Gemma pura di natura!
Parla, bella mousmè!
Parla! Parla! Parla! Ah!

KYOTO 
(esaltandosi di gioia e fregandosi
le mani)
Son uomo di talento, sì o no?

(Un norimon si fa largo nella folla;
ne esce Osaka, il quale vedendo
Iris, respinge la folla, gridando
furente, esaltato.)

Ve' che furore!
Strana è la gente 
in fregola d'amore. 
Io ci guadagnerò a staia i riò!

OSAKA
Datemi il passo!

KYOTO
È Osaka!

OSAKA
Indietro! Indietro!

KYOTO
Eccolo ancor! 
È pazzo!

OSAKA
Indietro!

KYOTO
(fra sè)
Io godo!

OSAKA 
(Aggrappandosi, sale sulla veranda)
Iris, son io!
Io sono Osaka, Jor...
Tutto sarò per te 
quel che vorrai!
Osaka può donarti gemme ed or 
quanto può darti Jor 
di luce o rati!
E qui or io 
m'inchino innanzi a te, 
qui giù, qui giù nel fango!
Qui a'tuoi piedi!
Curvo a' tuoi piè, 
fanciulla, 
Osaka vedi qui giù!
Qui giù nel fango!
Qui a' tuoi piè!
Qui la pazzia prosterno 
del mio orgoglio
che cieco e vil m'ha 
fatto a tue bellezze!
Iris ancor, ancor, 
ancor ti voglio!
dammi l'immenso ciel 
di tue carezze!

(Si slancia verso Iris; ma Kyoto si
frammette fra Osaka e la fanciulla.)

KYOTO
Osaka, io qui son servo 
a tutto il pubblico!

OSAKA
(impetuosa e minacciando Kyoto)
Io primo fui che 
tal tesoro vidi!
Kyoto, la voglio ancor!
Io son pentito!
Ebben: 
chi gareggiar potrà con me?
Dò tutto quel che chiedi, 
ladro, arpìa!

(con espansione)

Iris divina, 
deh, sii mia! Iris!

(Appare nella folla il Cieco, 
accompagnato da due merciaiuoli.)

IL CIECO
Iris?
Essa è qui dunque ?

IRIS 
(Rimasta fino all, ora intontita,
alla voce del padre sobbalza per
la gran gioia.)
Sì, son io...

(protendendo le braccia verso il
padre, mentre la folla sorpresa
circonda curiosamente il Cieco)

Padre! Son Iris! 
Ah, qui vieni! Qui!

LA FOLLA
Suo padre? È un cieco!

IL CIECO 
(implorando i circostanti; 
la folla, presa subitamente da un
senso di pietà, fa largo 
intorno al Cieco)
Conducetemi sotto a la finestra...

LA FOLLA
Fate largo! Fate largo!

IL CIECO
...ove sta la fanciulla 
svergognata!

LA FOLLA
Il passo! Il passo!

KYOTO 
(Sorpreso dall'apparizione del 
Cieco, urla per giustificarsi.)
Egli venduto m'ha la figlia sua!

IL CIECO 
(imperioso)
Iris, rispondi! Ove sei tu?

IRIS
Qui, padre!

IL CIECO 
(Guidato dalla voce della figlia,
si avvicina, e raccogliendo manate
di fango le scaglia contro la 
veranda: gran movimento di sorpresa
nella folla)
To', sul tuo viso!
To', sovra il tuo fronte!
To', nella bocca!
To', ne tuoi occhi: fango!

LA FOLLA
Ah !

(La maledizione del padre rende 
Iris pazza di dolore, e respingendo
tutti da sè, con improvviso
slancio si precipita dalla finestra
nell'abisso prima mostratole da 
Kyoto, prorompendo in un grido
terribile.)

IRIS
Ah !

OSAKA 
(che non arriva in tempo per
salvare Iris, rimane terrorizzato
alla finestra, davanti all'abisso)
Ah!

KYOTO 
(le mani nei capelli)
Ah!

LA FOLLA
Ah!

KYOTO
(tras las esteras, espiando la calle)
¡Anochece!
¡La gente pudiente y caprichosa
por cualquier novedad rara
se apiña y pregunta!
¡Ya enrojece de luces el Yoshiwara!
¡Oh, fiebre del Placer!

(Mientras tanto las expertas mujeres
comienzan a adornar a Iris, detrás
de un biombo.)

¡Las paredes se corren y descubren
un enjambre gentil 
de mujeres desnudas!
¡Algún otro Osaka pasará seguramente
y en esta honesta red 
de juventud caerá!

IRIS
(Mientras la adornan, distraída por
el muñeco, recuerda la dulcísima
cancioncilla del drama, y mientras
la repite, infantilmente lo acuna
en su regazo)
¡Abre tu ventana!
¡Yo soy el Sol!
¡Abre los oídos 
a mis dulces palabras!
¡Abre tu alma a la fe y espera!
¡Jor ha escuchado, oh Dhia,
tu plegaria!
¿Quieres morir?
Yo te haré morir,
pero te haré morir besada por el sol,
y al país eterno te conduciré...

(Kyoto se aleja del mirador, y
observa a Iris)

¡Donde, oh muchacha, serás amada!

KYOTO
¡Veamos! ¡Así estás bien!

(Le quita con rudeza el muñeco a
Iris y lo lanza al aire; una geisha
lo coge al vuelo.)

¡Tiene sueño el pequeño Jor;
pongámoslo a dormir!
¡Ahora te quedará bien
sobre la boca un lunar de oro!

(Toma un pincel y pinta un lunar de
oro sobre los labios de Iris.)

¡Así! Veamos dónde te pongo...
¡En lo alto! ¡Ahí te quiero!

(Coloca a Iris en el mirador.)

¡Soberbiamente erectas
tus divinas formas!
¡Y ahora veamos
si la gente acude!

(a las geishas)

¡Atentas, brujas, atentas, atentas!

(da una palmada y grita)

¡Fuera las cortinas!

(Las geishas hacen descorrer 
rápidamente las paredes móviles.
Se divisa la calle del Yoshiwara
toda llena de gente. La imprevista
aparición de Iris atrae súbitamente
la atención de la gente, que 
prorrumpe en aplausos.)

LA GENTE
¡Oh, maravilla de las maravillas!

(Kyoto, apoyado en el mirador,
observa satisfecho.)

¡La hermosa muchacha!
¡Es una rosa de té!
¡Flor de verbena!
¡Flor de vainilla!
¡Entre las más sutiles muchachas
la más sutil maravilla!
¡Día de rosas y violetas!
¡Noche serena!
¡Habla, bella muchacha!
¡Escuchemos las harmonías 
de tus palabras!
¡Habla!
¡Mi alma te desea!
¡Sí, es una rosa de té
y embalsama en verdad
toda su juventud!
¡Una caricia de esta flor
daría vida a la idea
de un pensamiento olvidado!
¡Gema pura de la naturaleza!
¡Habla, bella muchacha!
¡Habla! ¡Habla! ¡Habla! ¡Ah!

KYOTO
(saltando de alegría y restregándose
las manos)
¿Soy un hombre de talento, sí o no?

(Una litera se hace camino entre la
gente; sale de ella Osaka, el cual
viendo a Irisa, aparta a la gente,
grita furioso, exaltado.)

¡Mira qué furor!
Extraña es el pueblo
en asuntos del amor.
¡Ganaré el oro a raudales!

OSAKA   
¡Dejadme paso!

KYOTO
¡Es Osaka!

OSAKA
¡Atrás! ¡Atrás!

KYOTO
¡Aquí está otra vez!
¡Está loco!

OSAKA
¡Atrás!

KYOTO
(para sí)
¡Cómo disfruto!

OSAKA
(impetuoso llega hasta el mirador)
¡Iris, soy yo!
¡Soy Osaka, Jor...
¡Seré todo lo que tú 
quieras que sea!
¡Osaka puede darte tantas gemas y oro
como puede darte Jor
luces y relámpagos!
¡Y aquí ahora yo
me inclino ante ti,
aquí yazgo, aquí yazgo en el fango!
¡Aquí a tus pies!
¡Doblado a tus pies,
muchacha,
a Osaka ves yacer!
¡Aquí yazgo en el fango!
¡Aquí a tus pies!
¡Aquí la locura humillo
de mi orgullo
que ciego y vil me ha
hecho a tu belleza!
¡Iris, todavía, todavía,
todavía te quiero!
¡Dame el inmenso cielo 
de tus caricias!

(Se avalanza hacia Iris; pero Kyoto
se interpone entre ambos)

KYOTO
¡Osaka, debo atender
a todo el público!

OSAKA
(impetuoso y amenazando a Kyoto)
¡Yo soy quien primero 
tal tesoro vio!
¡Kyoto, la quiero todavía!
¡Estoy arrepentido!
Y bien: 
¿quién podrá competir conmigo?
¡Te doy todo lo que quieras,
ladrón, canalla!

(con énfasis)

¡Iris divina,
ay, sé mía! ¡Iris!

(Aparece entre la gente el Ciego, 
con dos mercaderes.)

EL CIEGO
¿Iris?
¿Ella está aquí entonces?

IRIS
(Permanecía hasta ahora como 
atontada, pero ante la voz del
padre grita con gran alegría.)
Sí, soy yo...

(extendiendo los brazos hacia su
padre, mientras la sorprendida gente
rodea curiosamente al Ciego.)

¡Padre! ¡Soy Iris!
¡Ah, ven aquí! ¡Aquí!

LA GENTE
¿Su padre? ¡Es un ciego!

EL CIEGO
(implorando a los que le rodean;
la gente, presa súbitamente de un
sentimiento de piedad, hace sitio
alrededor del Ciego.)
¡Conducidme bajo la ventana...

LA GENTE
¡Abrid paso! ¡Abrid paso!

EL CIEGO
... donde está la desvergonzada 
muchacha!

LA GENTE
¡Paso! ¡Paso!

KYOTO
(Sorprendido por la aparición del
ciego, intenta justificarse.)
¡Él me ha vendido a su hija!

EL CIEGO
(imperioso)
¡Iris, responde! ¿Dónde estás?

IRIS
¡Aquí padre!

EL CIEGO
(Guiado por la voz de su hija, se
acerca, y recogiendo puñados de 
fango los lanza contra el mirador:
gran movimiento de sorpresa entre
la gente.)
¡Toma, sobre tu cara!
¡Toma, sobre tu frente!
¡Toma, en tu boca!
¡Toma, en tus ojos: fango!

LA GENTE
¡Ah!

(La maldición del padre vuelve a
Iris loca de dolor, y rechazando
a todos de sí, con imprevisto 
impulso se precipita desde la 
ventana en el abismo antes 
mostrado por Kyoto, lanzando un
grito terrible.)

IRIS
¡Ah!

OSAKA
(no llega a tiempo de salvar
a Iris, permanece aterrorizado
en la ventana, ante el abismo)
¡Ah!

KYOTO
(con las manos en la cabeza)
¡Ah!

LA GENTE
¡Ah!

Acto III