IFIGENIA EN ÁULIDE

 

 

Personajes

AGAMENÓN

IFIGENIA

AQUILES

ARCAS

ULISES
Jefe de los griegos

Hija de Agamenón

Rey de los mirmidones

Lugarteniente de Agamenón

Rey de Ítaca
Tenor

Soprano

Soprano

Soprano

Mezzosoprano

 

La acción se desarrolla en Áulide, Grecia, en el siglo XIII a.C.

  

ATTO  PRIMO


Scena Prima

(Porto di Aulide tutto pieno di navi,
e di tende militari. Calma soffocante)

IFIGENIA
Arcade, oh dio, perché qui giunta appena
Fu la madre costretta
In Argo a ritornar?

ARCADE
Principessa, ti è noto
Del tuo gran genitor l’alto comando.
Ei te qui volle, e impose
Alla donna real, che si fermasse
I regni a governar d’Argo e Micene.

IFIGENIA
E può sembrar delitto
Che una tenera madre
Accompagni la figlia, allor che viene
A sì grande imeneo?
No, qualche arcano
Nascondon le mie nozze.

ARCADE
Ma di che puoi temer?

IFIGENIA
...E il genitor, che seppe,
Che in Aulide già venni, ov’or s’aggira?

ARCADE
Ecco, che giunge.

Scena Seconda

IFIGENIA
Signor. L’afflitta genitrice...

AGAMENNONE
So, che dirmi vuoi.

IFIGENIA
Signor, perdona,
A ‘sospirati nodi
Mi chiamasti di Achille,
E il caro sposo
Ancor lungi da me...

AGAMENNONE
Tutto saprai.

IFIGENIA
Ma dimmi per pietà...

AGAMENNONE
Figlia, deh parti.

IFIGENIA
Parto, mio genitor, non sdegnarti.
Nacqui tanto sventurata,
Che ritrovo più rigore,
Quanto più l’afflitto core
Cerca segni di pietà.
Agli affanni abbandonata
Speme, oh dio, non ho d’aita,
Se colui, che mi dio vita
Palpitar così mi fa.

(Partono Ifigenia, ed Arcade)

Scena Terza

AGAMENNONE
Sventurata mia figlia! e voi potete,
Santi numi del ciel, chieder da un padre
Un atto sì crudel, che de’viventi
Mi renderà l’orror?

ULISSE
Gran re, già noto
È che giunse tua figlia, ed or Calcante
Al tempio di Diana
Frettoloso s’invia.

AGAMENNONE
Ma perché tanto
Accelera il destin d’un infelice?

ULISSE
Ogn’indugio potrebbe
La grand’opra impedir. Va, corri, adorna
La vittima fatal. Tu pensa intanto
Che dipende da te la mia vittoria,
L’onor de’greci, e della patria ancora.
Se della prole accanto
Ti sovverrà del padre,
Tra le tue fide squadre
Ricordati del re.
Tra le querele, e’l pianto
Vinci te stesso, e poi
Tutti i nemici tuoi
Vedrai caderti al piè.

(Parte)

Scena Quarta

AGAMENNONE
D’una languida speme al raggio menzognier
Perchè di gioia povero core, esulti?
Io so, che Achille non vorrà, che si sveni la
Sua sposa fedel; ma prence, e duce
Fomenterò per mio privato affetto un
Tumulto civil?
Di greco sangue
si tingeran tra noi le nostre
Spade, e dell’Asia i tiranni
Trionferan così de’nostri affanni?
Pur si salvi la figlia,
Perano i greci, e mi rampogni Ulisse.
Come romper potrò quel giuramento,
Che a tutti i numi io fei?
O greci, o Ulisse, o giuramento, o dei!
Alle tempeste in seno,
A naufragar vicino
L’orror del mio destino
M’era celato ancor.
Un rapido baleno
Mi folgorò sul ciglio,
E del mio fier periglio
Tutto scoprì l’orror.

(Parte)

Scena Quinta

(Magnifiche logge, nella reggia di Aulide)

ARCADE
Signor...

ACHILLE
Che miro! Arcade! amico, ah quando
In Aulide giungesti?

ARCADE
Or vi trassi la bella Ifigenia.

ACHILLE
Chi? la mia sposa!
Come? perché? l’inaspettata gioia
Mi confonde, m’opprime.

ARCADE
Alle tue nozze
Il genitor la chiama.

ACHILLE
Va, torna, amico, alla mia sposa, e dille
Che trionfalmente Achille
Verrà gli allori a tributarle al piede.

ARCADE
Parto; ma tu frattanto
Pensa, Signor, che Ifigenia ti attende,
E a troncar le dimore
Sull’orme del tuo piè cammini Amore.
Tranquilla è già l’onda,
Il vento è fedele,
Rivolgi le vele
Il porto a cercar.
Se l’aura seconda
Nemica poi miri,
Se il flutto placato
Ritorna sdegnato,
A torto t’adiri
Col vento, e col mar.

Scena Sesta

ACHILLE
No, non è ver che sia
D’onor nemico Amore: ei le nostr’alme
Al lor pendio più sprona.
A questo, che m’inonda
Di gioia animatrice
Improvviso torrente,
Io veggo Amore
Che a guerreggiar m’invita.
Andiam, miei fidi,
E a neghittosi lidi
Togliam le greche navi. Ilio superba,
Il difensor, che vanti
Sarà la prima vittima, che sveno
A’dei dell’amistà da te traditi:
Farò, che l’Asia tutta
Sotto giogo servil languisca, e gema.
Sì, sì, vengo al trionfo,
Ettore, trema.
Amor mi chiama in campo,
E di sua face al lampo
Mille nemici, e mille
Achille abbatterà.
Mi accrescerà valore
L’istesso mio sudore,
Pensando, che il mio bene
A tergerlo verrà.

(Parte. Arcade sta per partire, ma vedendo
l’arrivo d’Agamennone ed Ulisse si nasconde
per inferire la ragione delle nozze d’Ifigenia)


Scena Settima

AGAMENNONE
Felice chi nell’umile fortuna
Non ha mille invisibili catene,
Che lo legano altrui! giogo superbo
È il mio diadema, ed è la mia possanza
Schiavitù coronata.

ULISSE
Signor t’ho chiesto invano
Nella tenda real. Che? tu sospiri?
Non rispondi, signor? temi tu forse
D’Achille la fierezza, ed io pavento,
Che più che il suo furor la tua lentezza
Irriterà gli dei.

AGAMENNONE
Spietato! e credi
I mali miei sì lievi,
Che d’un oltraggio ancor v’aggiungi il peso?
Tu, che d’inganni, e frodi
Più che del tuo valor superbo vai,
Fingi, inventa, procura
Di persuader Achille.

ULISSE
In tanti affetti
Mentre ondeggia diviso
Sarà lieve il placarlo; in cor feroce
Lungo impero non ha di Amor la voce.

AGAMENNONE
E se vorrà sdegnato
Tornare a’regni suoi
Che più farassi allor? tu sai, che il fato
Alla sua man commise
La ruina di Troia; or s’ei ci lascia,
Folle, ed empio mi par chi mi consiglia,
Per vana impresa di svenar la figlia.

ULISSE
Il tuo timore
Saggio non è; sarà quell’ira stessa
De ‘voleri del fato esecutrice.
Ma Ifigenia qui vien; fuggiam da questo
Incontro periglioso.

(Arcade fugge per non essere visto)

Scena Ottava

(Prima che Agamennone e Ulisse se ne vadano,
Arrivano Ifigenia e Achille singhiozzando)

ACHILLE
Ma che mai veggio?
Il re sospira, e tace! Ulisse è mesto!
Piange il mio ben! Che laberinto è questo?
Padre...sposa...amico, oh dio!
Voi mi fate palpitar.

IFIGENIA
Ah chi sa, se l’idol mio
Non mi venne ad ingannar!

AGAMENNONE
Giusti dei, che mai degg’io
Più temere, o più sperar?

ULISSE
Della Grecia il fato rio
Chi potrà mai più calmar?

TUTTI
Nel mio duol, nel mio periglio
Chi mi da qualche consiglio?
Chi mi viene a consolar?
 
 

ATTI  SECONDO


Scena Prima

(Appartamenti interni, che
corrispondono a’reali giardini)

ARCADE
Misero me! che intesi!
Ifigenia morrà! mio re, perdona,
E acconsentir tu puoi
A un delitto sì enorme? e non paventi
Del disprezzato Achille
L’implacabil furor?
No, s’impedisca
L’opra funesta. È ver, che al mio sovrano
Non son fido così, ma se gli serbo
Illesa la sua gloria, il campo intero
Se la sua pace avrà: se dalla figlia
Allontano un destin così crudele,
Quanto l’inganno più, son più fedele.
L’agricoltor si lagna
Mentre per via s’accorge,
Che densa nube sorge
Ad oscurargli il dì;
Ma quando gli è concessa
La pioggia più gradita,
Egli godendo addita
La cieca nube stessa
Che detestò così.

(Vede arrivare Ifigenia e si nasconde)

Scena Seconda

IFIGENIA
Chi per pietà mi dice,
Se Achille mi tradì: ne ‘suoi trasporti
D’un anima fedel conosco i segni;
Ma Achille, Ulisse, il padre
Esser come potranno
Uniti insieme a macchinarmi inganno?
Deh! se mi sei fedele,
Vieni ad udir ben mio
Le flebile querele
Del povero mio cor.
Ecco Achille. Che fo? pietosi numi,
Consigliatemi voi. Sì, si nasconda
La debolezza mia.

ACHILLE
Fermati, o cara,
Ifigenia, mio ben.

Scena Terza

ARCADE
Difendi, Achille,
Salva la sposa tua.
False mentite nozze
Son pur queste, signor; già si prepara
D’Ifigenia la morte, e il rè l’impone.

ACHILLE
Onnipotenti dei!

IFIGENIA
Misera!
e per qual colpa?

ACHILLE
Come? perché?

ARCADE
No’l so, so che tra poco
Al tempio di Diana
Ifigenia n’andrà; con empio inganno
A lei prometteranno
I lacci di consorte,
E l’infelice incontrerà la morte.

IFIGENIA
Ed il mio genitor?

ARCADE
Cerca il tuo sangue.

IFIGENIA
Oimè! gelo d’orror!

(Achille stupito vuol portarsene
via Ifigenia ed arriva Ulisse)

Scena Quarta

ULISSE
Ifigenia, perdona, io del tuo sangue
Vago non son; ma della Grecia il vanto
Non deggio trascurar.

IFIGENIA
La morte mia
Dunque la gloria è de’greci?

ULISSE
Il ciel la vuole,
E a tal prezzo promette
Alle prore temute aure seconde.

IFIGENIA
E ben si vada.
Or che comprendo
La cagion di mia morte
Intrepida la chieggo, e non l’evito.
Fidati, Ulisse
Fidati pur di me: lasciami sola,
Che all’ara preparata
Io tra poco verrò; tutti qui chiamo
De ‘giuramenti miei
Testimoni gli dei. Giuro del padre
L’onor, la vita, e dello sposo mio
La sospirata pace.

ULISSE
Di te mi fido, principessa, addio.

(Parte.Achille vuol seguitare Ulisse per
ucciderlo ma Ifigenia glie lo impedisce)

Scena Quinta

IFIGENIA
Lascia, ch’io mora.
Non è lieve compenso alla mia morte
La patria vendicata. Al tempio, al tempio,
Vieni a veder tu stesso
Con immote pupille,
Ch’io son nel mio morir degna d’Achille.

ACHILLE
Come?
A virtù sì grande
Date sì rea mercede, numi spietati!
Ah perisca la Grecia,
E soffra il mondo
Tutte l’ire del ciel. Partiam, mio bene.

IFIGENIA
Se i detti miei non hanno
Più forza nel tuo cor; se queste amare
Lagrime mie più ritrovar non sanno
L’antica via d’intenerirti il seno
Mio ben, la gloria mia difendi almeno.

ACHILLE
Ah che più dir non so, se in tal momento
La tenerezza, o l’ira
M’opprime il cor.
No, vieni.

IFIGENIA
Lasciami, oh dio.

ACHILLE
Si, vanne
Vanne il tempio a cercar; ma in questo punto
Al duce io volerò: di Lete in riva
L’iniqua scellerata ombra paterna
Precederti farò.

IFIGENIA
Numi tiranni
Che volete da me? tra quanti affanni
Palpitar voi mi fate? Achille, ah, senti
Lascia almeno, che io torni
Del genitor al piè; meco spietato
Forse più non sarà, quando rimira,
Che a perigli sì rei non v’è più scampo.
Perde la figlia, e non è salvo il campo.

ACHILLE
Io te’l concedo appena, e se piangendo
Tu non movi quel cor, se scorgo, oh dio
Che a salvare i tuoi dì non v’è più speme,
Idolo mio noi moriremo insieme.

IFIGENIA
Se il tuo dolore, oh dio,
Se l’amor tuo rammento
Del mio destin già sento
Tutta la crudeltà.

ACHILLE
Deh per pietà ben mio,
Se il mio dolor non vuoi
Serba ne’giorni tuoi
La mia felicità.

IFIGENIA
Che stato, oh dio, funesto!

ACHILLE
Che acerbo affanno è questo!

IFIGENIA/ACHILLE
Amara forse tanto
La morte non sarà.
Chi non si scioglie in pianto
A sì crudel dolore,
O non conosce amore,
O un cor di tigre avrà.

(Parte Ifigenia)

Scena Sesta

ACHILLE
E possibil sarà, che voglia un padre
A torto incrudelir contro una figlia
Che sì l’ama, ed è tanto
Ricca di pregi, e di virtù?

AGAMENNONE
Qui Achille!
Che dirò, che risolvo? Il mio destino
Farmi non può di peggio; a lui si sveli
Il terribile arcano.

ACHILLE
Al re si vada.

AGAMENNONE
Ami de’greci
L’oltraggio vendicar?

ACHILLE
Pubblico impegno,
Non privata cagion mi spinse all’armi.

AGAMENNONE
Odi: le greche navi
Non scioglieranno mai dal nostro lido,
Se non si compie prima
Un crudel sacrifizio.

ACHILLE
E chi lo chiede?

AGAMENNONE
Diana.
Ecco i suoi detti:
“Troia cadrà; ma per aprir la via
A que’trionfi, ove il destin v’appella,
Il sangue io voglio di regal donzella,
Sacrificate, o Greci, Ifigenia.”

(Achille vuol uccidere Agamennone
ma si rammenta del giuramento fato
ad Ifigenia, e parte in silenzio)

Scena Settima

AGAMENNONE
Così mi lasci? e a questo segno arrivi
A insultarmi superbo? ora vedrai
Se Ifigenia morrà. Misero! è questa
La vendetta, ch’io prendo? Eterni dei
Assistetemi voi; mentre al suo fato
Lascio la figlia in preda
L’affannato mio cor con flebil suono
Mi dice, oh dio, che scellerato io sono.

ULISSE
Signor, la Grecia intera
Già custodisce il tempio.
Calcante è presso all’ara; Achille è solo.
Sai, che dirti vogl’io. Vedi, che questo
Della grand’opra è il più, compisci il resto.

AGAMENNONE
Il volgo è un mostro, che giunge a far tremar...

ULISSE
Intendo, intendo,
Ecco l’eroe, che a comandar fu eletto
A tanti rè! sacrifica lo stato
Alla tua debolezza: il tuo germano
Per colpa tua rimanga
Deriso, e invendicato; i numi oltraggia
Quando irati più sono, e togli a’greci
Il promesso dal ciel dell’Asia impero.

AGAMENNONE
O rimprovero acerbo! Ulisse, ah frena,
Frena de’detti tuoi
Il terribil poter; guidami ormai
Guidami dove vuoi. Veder dovrai
Ch’io son duce tra l’armi, e rè nel soglio,
Se non m’uccide il mio crudel cordoglio.

(Parte)

ULISSE
Mi fa pietà; ma che poss’io, se i numi
Voglion da lui, che a somma gloria ascenda
Per via del dolor?
Tempo non è di delirar d’amore.
Son qual tigre, che cerca nel nido,
E non trova i suoi teneri figli:
Aguzzando gli orribili artigli
Col nemico già crede pugnar.
Furibonda per questo, e quel lido
Si raggira, e gemendo nell’ira
Fa da lungi il nemico tremar.

(Parte)

Scena Ottava

(Spiaggia solitaria; in lontananza si
vede porzione dal porto con navi, e
tende illuminate in foggia militare. Da
un lato avanzi di antico tempio, con ara)

ACHILLE
Pe’l gran bosco di Trivia, ecco la riva
A cui facil si viene:
Chi sa, se il caro bene
Prima di me sia giunto? abbandonarla
Sol d’Arcade alla cura io non dovea.
Ifigenia, mio nume, ah, che nel seno
Con palpiti frequenti il cor mi dice
Che speme aver non lice.
L’aura, che spira intorno
A tal muto soggiorno, il mesto, e lento
Mormorio di quest’onde
Parmi che presagiscano vicine
Crudeli irreparabili ruine.
Va crescendo il mio dolore,
E nemmeno in lontananza
Veggo un raggio di speranza,
Che consoli il mesto cor.
Questo è pur, tiranno Amore,
Il poter, ch’è a te concesso,
Rendi più quel core oppresso,

Che palesa più valor.

Scena Nona

AGAMENNONE
Figlia, l’estremo addio
Prendi: morir vorrei
Per salvare i tuoi dì, ma che poss’io
Se l’irritata dea
Richiede il sangue tuo?

IFIGENIA
Signor, non venni
A mendicar pietà.
Permetti sol, che per l’estrema volta
Padre io ti chiami, e che al tuo piè prostrata
Un rispettoso bacio imprima ancora
Sull’augusta tua man prima, ch’io mora.

AGAMENNONE
Ah, che la mia costanza
Già sento vacillar; figlia, deh parti,
Perchè se più t’ascolto
La vendetta, e l’onore
De’greci obblierò: va, cedi al fato
E delle tue miserie un atto illustre
Oggi chiuda la scena. I greci tutti
Han gli occhi in te rivolti, e tu palesa
Alla Grecia, ed al mondo
Che degli Atridi il sangue
Nelle vene ti scorre; a’numi in faccia
Mostra tanta costanza, e tal valore,
Che di volerti estinta abbian rossore.
Piega al destin la fronte,
No, non lagnarti, o figlia
D’un padre, che consiglia
Sì barbaro dover.
Il torbido Acheronte
Quando a solcar ne andrai,
Me in compagnia vedrai
Del pallido nocchier.

(Parte)

Scena Decima

IFIGENIA
Padre...scomparve già. Chi ti consola,
Misera genitrice, e che dirai
Al terribile avviso
Della tragedia mia? Deh, perdonate
Numi del ciel quest’ultimo tributo
Alla mia debolezza
Or che a morir m’invio;
Achille, ah dove sei? Achille, addio.
Innocente, oh dei, se moro,
Lieve dono io v’offro in me;
Ma se perdo il mio tesoro,
Più gran dono, oh dei, non v’è.

(Sul punto da essere immolata dal padre,
Diana ne ebbe pietà, l’avvolse in una nebbia
e mise al suo posto una cerva... e i venti
tornarono ad essere favorabili per i greci)

 
 

PRIMER  ACTO


Escena Primera

(El puerto de Äulide repleto de navíos y
pertrechos militares. Calma sofocante)

IFIGENIA
Arcas, ¡oh, dioses, ¿por qué mi madre,
nada más llegar a este lugar,
debió partir para Argos?

ARCAS
Princesa, son las órdenes
rigurosas de tu padre.
Él te quiere aquí,
y desea que su real esposa
acuda a gobernar Argos y Micenas.

IFIGENIA
¿Acaso es un crimen
que una madre acompañe
a su amada hija en su himeneo?
No, pienso que
detrás de esta boda
se oculta algún misterio.

ARCAS
¿Y qué puedes temer?

IFIGENIA
Y mi padre, que sabe de mi llegada,
¿dónde está?

ARCAS
¡Por ahí llega!

Escena Segunda

IFIGENIA
Señor, una madre afligida...

AGAMENÓN
¡Sé lo que me quiere decir!

IFIGENIA
Señor, perdona.
Ella acudió para presenciar
mi unión con Aquiles,
pero mi querido esposo
aún está lejos de aquí...

AGAMENÓN
Lo sé todo.

IFIGENIA
Pero dime, por piedad...

AGAMENÓN
¡Basta ya, hija, márchate!

IFIGENIA
Me marcho, padre, no te enojes.
Nací tan desgraciada,
que encuentro mayor severidad
cuanto más señales de piedad
busca mi afligido corazón.
Abandonada a mis problemas,
¡oh, dioses!, ya no tengo esperanza
si quien me dio la vida
me hace temblar así.

(Salen Ifigenia y Arcas)

Escena Tercera

AGAMENÓN
¡Hija mía desdichada!
¿Y vosotros, santos dioses del cielo,
podéis pedirle a un padre un acto tan cruel
que haga revivir el horror de los vivos?

ULISES
Gran rey, todos saben
la llegada de tu hija,
y ya Calcas corre
hacia el templo de Diana.

AGAMENÓN
Pero ¿por qué acelerar
¿el destino de un infeliz?

ULISES
Cualquier demora podría ser fatal.
¡Ve, corre a adornar a la víctima!
Mientras tanto piensa que
la victoria, el honor de los griegos
y de nuestra patria, dependen de ti.
Si junto a tu hija
piensas que eres padre,
recuerda que también eres el rey
de tus fieles tropas.
Entre lamentos y lágrimas
supérate a ti mismo,
y entonces verás caer
a todos tus enemigos a tus pies.

(Sale)

Escena Cuarta

AGAMENÓN
Mi pobre corazón se regocija
con un débil rayo de esperanza.
Sé que Aquiles no querrá
que su fiel esposa perezca,
pero príncipe y líder,
¿mis sentimientos paternales
serán la causa de una rebelión?
¿Se mancharán nuestras espadas
con sangre griega dando lugar
a que triunfen los tiranos de Asia?
¡Que mi hija se salve,
que perezcan los griegos
y que Ulises me recrimine!
Pero, ¿cómo romper el juramento
que hice ante todos los dioses?
¡Oh griegos, oh Ulises,
oh juramento, oh dioses!
Las tormentas en mi pecho
anuncian el inminente naufragio,
y un rápido destello,
golpeándome en la frente,
me ha revelado todo el horror
de mi destino.

(Sale)

Escena Quinta

(Terraza en el palacio de Áulide)

ARCAS
Señor…

AQUILES
¿Qué veo? ¡Arcas, amigo!
¿Tú en Áulide?

ARCAS
He venido escoltando a Ifigenia.

AQUILES
¿A quién? ¿A mi esposa?
¿Cómo? ¿Por qué?
La alegría inesperada me confunde...

ARCAS
A vuestro himeneo
su padre la ha llamado.

AQUILES
Ve, amigo, regresa junto a mi esposa
y dile que Aquiles, vencedor,
irá a depositar los laureles a sus pies.

ARCAS
Me marcho; pero mientras tanto,
recuerda, señor, que Ifigenia te espera
y que para abreviar
un retraso inoportuno,
Amor sobre tu rastro camina.
Mientras la mar esté en calma
y el viento sea favorable,
dirige tu vela
hacia el puerto.
Si luego cambia la brisa
y la ola calmada
regresa indignada,
no te enojes injustamente
con el viento y la mar.

Escena Sexta

AQUILES
No, no es cierto que el amor sea
enemigo del honor,
pues a la valentía es él
quien impulsa nuestras almas.
Un torrente repentino
inunda de gozo mi corazón,
y reconozco al amor
invitándome al combate.
Corramos, fieles amigos,
y en las indolentes costas
tomemos las naves griegas.
Orgullosa Ilión,
el campeón del que presumes,
será la primera víctima
que a los dioses de la amistad inmole.
Haré que toda Asia
languidezca y gima bajo un yugo servil.
Sí, sí, camino al triunfo, ¡Héctor, tiembla!
Amor me llama al combate,
y bajo el resplandor de su antorcha,
por millares los enemigos caerán
bajo los golpes de Aquiles.
El sudor de mi frente
redoblará mi valentía,
y el pensamiento de que ella, mi bien,
acudirá a limpiarlo.

(Aquiles sale, pero Arcas al ver llegar
a Agamenón y Ulises, se oculta para
descubrir la razón de las bodas de Ifigenia)

Escena Séptima

AGAMENÓN
Feliz el que vive en humilde fortuna,
pues no le atan mil cadenas invisibles.
¡Que otros lo aten! Magnífico yugo
es mi diadema y mi poder:
esclavitud coronada.

ULISES
Señor, lo busqué en vano
en la tienda real. ¿Qué? ¿Suspiras?
¿No me respondes, señor?
Tal vez temes el orgullo de Aquiles,
pero yo creo que, más que su furia,
 es tu lentitud la que irrita a los dioses.

AGAMENÓN
¡Infame! ¿Crees que mis preocupaciones
son tan leves para que además le sumes
el peso de un atropello?
Tú, el experto del engaño y el fraude,
emplea todas tus artes:
¡finge, inventa, disimula!
para persuadir a Aquiles.

ULISES
Entre los sentimientos que lo agitan,
mientras dubitativo se balancea,
será fácil apaciguarlo, pues en un corazón feroz
la voz del amor no ejerce un poder duradero.

AGAMENÓN
¿Y si, lleno de ira,
fuera de vuelta a sus tierras?
¿Qué haré entonces?
El destino vinculó su mano
a la ruina de Troya.
¡Ah, si nos abandona, sería loco e impío
el intento de inmolar a mi hija!

ULISES
Tus temores no tienen fundamento.
Su cólera ejecutará
los deseos del destino.
Pero aquí llega Ifigenia...
¡Evitemos un encuentro tan peligroso!

(Arcas se marcha)

Escena Octava

(Antes que Agamenón y Ulises se marchen,
llegan Ifigenia sollozando y Aquiles)

AQUILES
Pero, ¿qué veo?
¡El rey suspira y calla! ¡Ulises, triste!
¡Mi amada, llora! ¿Qué misterio es este?
Padre... novia... amigo, ¡oh, dioses!
Me hacen palpitar.

IFIGENIA
¡Ah! ¿Quién sabe si mi amado
no pretende engañarme?

AGAMENÓN
¡Justos dioses! ¿Qué hacer?
¿O temer o esperar?

ULISES
El destino de Grecia
¿quién lo podrá aliviar?

TODOS
En mi dolor, en mi tormento,
¿quién me aconsejará?
¿quién me consolará?
 


SEGUNDO  ACTO
 

Escena Primera

(Apartamentos en el palacio,
anexos a los jardines reales)


ARCAS
¡Ay de mí! ¿Qué he oído?
¡Ifigenia morirá! ¡Perdónala, oh rey!
¿Puedes consentir
un crimen tan execrable?
¿Acaso no temes la furia implacable
del implacable Aquiles?
¡No, que se impida
este acto monstruoso!
Es cierto que soy desleal a mi soberano,
pero si preservo su gloria intacta,
todo el ejercito estará en paz.
Si de su hija evito un destino tan cruel,
cuanto más lo engañe, más fiel le seré.
El campesino se queja
al ver que en el camino
se levanta una densa nube
que oscurece el día;
pero cuando recibe
la deseada lluvia,
él, regocijado, bendice
a la misma nube
que tanto detestaba.

(Ve llegar a Iphigénie y se oculta)

Escena Segunda

IFIGENIA
¿Quién, por compasión, me dirá
si Aquiles me traicionó?
En sus arrebatos reconozco
las señales de un alma amante;
pero Aquiles, Ulises, y mi padre,
¿cómo pueden unirse
para tramar el engaño?
¡Ah! Mi amado, si me eres fiel,
ven y escucha los suspiros y quejas
de mi corazón infeliz.
Aquiles. ¿qué debo hacer?
Dioses misericordiosos, aconsejadme.
Sí, que mi debilidad quede oculta.

AQUILES
¡Detente, querida Ifigenia,
amor mío!

Escena Tercera

ARCAS
¡Protege y salva a tu esposa,
Aquiles!
Esta boda es una farsa, mi señor;
la muerte de Ifigenia ya se prepara
y el rey lo ordena.

AQUILES
¡Dioses omnipotentes!

IFIGENIA
¡Ay de mí!
¿Y para qué este crimen?

AQUILES
¿Cómo? ¿Por qué?

ARCAS
Lo ignoro, pero sé que pronto
Ifigenia irá al templo de Diana
y allí, con engaños perversos,
le prometerán los dulces lazos
del himeneo, pero la desdichada
encontrará la muerte.

IFIGENIA
¿Y mi padre?

ARCAS
Reclama tu sangre.

IFIGENIA
¡Ah, de horror se hiela mi sangre!

(Aquiles, lleno de estupor, quiere
llevarse a Iphigénie con él. Entra Ulyses)

Escena Cuarta

ULISES
Ifigenia, perdóname, no ansío tu sangre,
pero no debo descuidar
el honor de Grecia.

IFIGENIA
¿Mi muerte significa
el triunfo de los griegos?

ULISES
Es el cielo quien lo exige.
Es el precio a pagar por la brisa favorable
para nuestras aguerridas naves.

IFIGENIA
Está bien.
Ahora que entiendo
la razón de mi muerte,
la pido sin temor
y no la evito.
Confía en mí, Ulises,
confía en mí,
pues pronto iré al altar sin titubear.
Pongo por testigos a todos los dioses.
Lo juro por el honor de mi padre
y por la anhelada paz
de mi esposo.

ULISES
¡Me fio de tu palabra, princesa, adiós!

(Ulises sale. Aquiles quiere seguirlo para
matarlo, pero Iphigénie lo impide)

Escena Quinta

IFIGENIA
¡Dejadme en paz, me muero!
Mi muerte no será en vano,
pues la patria quedará vengada.
¡Al templo, al templo!
Allí, todos comprobarán con ojos atónitos,
que en la muerte soy digna de Aquiles.

AQUILES
¡Cuánta virtud!
Dioses despiadados,
¿por qué semejante castigo?
¡Ah, que Grecia perezca
y que el mundo sufra la ira del cielo!
¡Vayámonos de aquí, amor mío!

IFIGENIA
Si mis palabras no ablandan tu corazón;
si estas amargas lágrimas
ya no saben encontrar el camino
para ablandar tu pecho,
amor mío, al menos defiende mi gloria.

AQUILES
¡Ah! No sé a quién atender:
si a la ternura o a la ira,
pues ambas oprimen mi corazón.
¡Ven conmigo!

IFIGENIA
¡Déjame, por piedad!

AQUILES
Sí, ve, ve en busca del templo;
mientras yo me enfrento al rey y,
bajo mis golpes,
la sombra de tu padre
te precederá a la orilla del Leteo,

IFIGENIA
Dioses tiranos ¿qué queréis de mí?
¡Me hacéis temblar!
¡Aquiles, ah, escucha!
Al menos déjame ir a los pies de mi padre.
Quizás, cuando me vea,
sea menos despiadado,
pues, entre tanta tribulación,
pierde a su hija y la victoria no es segura.

AQUILES
Muy a mi pesar te lo concedo, pero,
si llorando, no logras conmover su corazón,
¡oh, dioses! si no hay esperanza para salvar tus días,
ídolo mío, moriremos juntos.

IFIGENIA
Si tu dolor, ¡oh, dioses!
y tu amor vuelven a mí,
ya siento toda la crueldad
de mi destino.

AQUILES
¡Ay, por favor, amor mío!
Si no quieres verme sufrir,
conserva tus días,
conserva mi felicidad.

IFIGENIA
¡Oh, destino funesto!

AQUILES
¡Oh, amargo tormento!

IFIGENIA/AQUILES
Quizás la muerte
no sea tan amarga.
Quien no se deshace en lágrimas
ante semejante dolor,
o no conoce el amor
o tiene el corazón de un tigre.

(Ifigenia sale)

Escena Sexta

AQUILES
¿Y es posible que un padre quiera
ser cruel con una hija
que lo ama y es tan rica
en cualidades y virtudes?

AGAMENÓN
¡Aquí llega Aquiles!
¿Qué le diré? ¿Qué decidiré?
Mi destino no puede ser peor...
El terrible misterio le revelaré.

AQUILES
Veamos qué dice el rey...

AGAMENÓN
¿Quieren los griegos
vengar la ofensa?

AQUILES
Es el bien común y no el mío,
lo que me impulsa a la lucha.

AGAMENÓN
Escucha: los barcos griegos
jamás zarparán de nuestras costas,
a menos que antes se haga
un cruel sacrificio.

AQUILES
¿Quién lo exige?

AGAMENÓN
Diana.
Estas son sus palabras:
“Troya caerá; pero para abrir el camino
a los triunfos donde el destino os llama,
quiero la sangre de una princesa.
¡Sacrificad, oh griegos, a Ifigenia!”

(Aquiles quiere matar a Agamenón,
pero, acordándose del juramento hecho
a Ifigenia, se va en silencio)


Escena Séptima

AGAMENÓN
¿Me abandonas? ¿Llegas hasta ese extremo?
¿En tu orgullo me insultas?
Si Ifigenia muere. ¡hombre miserable!
¿Crees que es esa la venganza que me tomo?
¡Dioses eternos, ayudadme!
Al abandonar a mi hija a su suerte,
mi corazón angustiado me dice,
¡oh, dioses, qué miserable soy!

ULISES
Señor, toda Grecia
ya está en el templo.
Calcas en el altar; y Aquiles solo.
Sabes lo que quiero decirte.
Está todo dispuesto para el sacrificio.

AGAMENÓN
La plebe es un monstruo temible...

ULISES
Entiendo, entiendo...
¡He aquí al héroe elegido
para comandar a tantos reyes!
Tu debilidad hace que tu hermano
sea escarnecido y quede sin venganza.
Ultrajas a los airados dioses
y le arrebatas a los griegos
el dominio de Asia que el cielo les prometió.

AGAMENÓN
¡Oh, amargo reproche! Ulises, refrena,
refrena el terrible poder de tus palabras.
Guíame, guíame adonde quieras y verás
que soy un líder combatiendo
y un rey en el trono,
si mi cruel dolor antes no me mata.

(Sale)

ULISES
Siento lástima por él,
pero ¿qué puedo hacer si los dioses
le exigen que ascienda a la gloria suprema
por la senda del dolor?
No es momento de pusilánimes amoríos.
Soy como un tigre que busca en su guarida,
sin hallarlos, a sus tiernas crías.
Afila sus terribles garras y,
enfurecido, busca aquí y allí,
dando vueltas rugiendo rabioso
haciendo temblar a sus enemigos.

(sale)

Escena Octava

(Una playa solitaria; a lo lejos se divisa el
puerto con barcos y tiendas de campaña
iluminadas. A un lado, las ruinas de un antiguo
templo con un altar)


AQUILES
A través del gran bosque de Trivia,
al fin he llegado a la playa.
¿Quién sabe si mi amada
no la ha alcanzado antes que yo?
No debí dejarla sola en Arcadia.
¡Ifigenia, ah, mi diosa!
Los latidos de mi agitado corazón
me dicen que no me está permitido
tener esperanza.
La brisa que sopla alrededor
de este silencioso paraje;
el triste y lento murmullo de las olas,
parecen que presagian la llegada
de crueles e irreparables tormentos.
Mi dolor no para de crecer
y ni siquiera en la distancia
atisbo un rayo de esperanza
que pueda consolar mi triste corazón.
En verdad, Amor tirano,
por el poder que te ha sido otorgado,
fortalece mi oprimido corazón.

Escena Novena

AGAMENÓN
Hija, te dedico mi último adiós.
Moriría por salvar tus días,
pero ¿qué puedo hacer
si la diosa enfurecida
exige tu sangre?

IFIGENIA
Señor, no he venido
a implorar misericordia.
Solo permíteme, por última vez,
llamarte padre, y que, postrada a tus pies,
de un último beso respetuoso
en tu augusta mano antes de morir.

AGAMENÓN
¡Ah, mi valor!
Ya siento que flaquea.
Hija, por favor, vete,
porque si te escucho más,
olvidaré la venganza y el honor
de los griegos: ¡vete, entrégate al destino!
Desgraciadamente hoy
debe acabar el día con un acto fúnebre.
Todos los griegos tienen sus ojos en ti,
y tú muestras a Grecia y al mundo
que la sangre de los Átridas
corre por tus venas,
Los dioses, al comprobar tu valor,
se sonrojarán al exigir tu muerte.
Inclina tu frente ante el destino.
No, no tengas queja, ¡oh, hija!
de un padre que aconseja
tan cruel deber.
Cuando surques el turbulento Aqueronte,
me verás en compañía
del pálido barquero.

(sale)

Escena Décima

IFIGENIA
Padre... una vez que me vaya:
¿quién te consolará?
Desdichada madre:
¿qué dirás cuando sepas
de la terrible tragedia de tu hija?
¡Ah, perdonad, dioses del cielo,
esta última flaqueza de mi debilidad
ahora que me encamino hacia la muerte!
Aquiles, ¿dónde estás? ¡Aquiles, adiós!
Inocente, ¡oh, dioses! muero;
os ofrezco el humilde regalo
de mí persona. ¡Oh, dioses!

(A punto de ser sacrificada por su padre, Diana
se compadeció de ella y, envolviéndola en una
espesa niebla, la sustituyó por una cierva. Y
los vientos volvieron a ser favorables para los griegos)




Traducido por:
Eduardo Almagro 2026