ATTO
PRIMO
(Parte di Roma in vicinanza delle mura: nel
prospetto il tempio di Giano aperto. Veggonsi i
Sacerdoti, presso le are interne, offrire gli
olocausti, ed una schiera di Matrone e Donzelle,
fra cui Sabina e Camilla, prostrate sui gradini
del tempio, ed alzando le mani al cielo.
Rimbombano prolungati squilli di trombe,
annunziatori di battaglie)
DONNE
(sorgendo con entusiasmo)
La spada formidabile
impugna or tu Quirino.
Della città romulea
tu veglia il gran destino:
sperdi l'albano esercito,
vinci per noi la guerra.
L'impero della terra
il ciel ne presagì:
parte di tanto oracolo
si compia in questo dì.
CAMILLA
(a Sabina, rimasta seco in un canto,
ed entrambe immerse in cupo silenzio)
Come sul labbro mio gli accenti
agghiaccia sul tuo labbro il terrore!
SABINA
Tu nascesti romana, io tal divenni:
eppur non lice a noi pregar con esse!
Fra le schiere d'Alba
pugnano i miei fratelli!...
CAMILLA
E fra le schiere i miei pugnan di Roma!...
SABINA
E quinci il mio consorte!...
CAMILLA
Ed è quindi il mio ben! Strazio di morte!
Qual prece o voto formar potremo?
A chi fra numi l'innalzeremo,
se a noi qual perdita cruda, mortale
può la vittoria esser fatale?
A quel fra' numi il cor volgiamo,
che più somigli alla pietà.
E quanto chiedergli nemmen sappiamo,
esso concedere a noi saprà.
(qualche momento di pausa)
Ah! Che al pensiero i dì richiamo,
quando Curiazio mi disse: «Io t'amo!»
Quando il suo labbro fé mi giurava,
e più del labbro il cor parlava!
Oh cari giorni avventurati!...
Oh dolce e caste gioie d'amor!...
Ah! rammentarsi tempi beati
rende l'affanno più crudo ancor!
DONNE
Dopo il fragor terribile
delle guerriere trombe
lungo regnò silenzio,
qual regna fra le tombe.
CAMILLA
È ver... Non s'ode l'aura
fremer di grida e d'armi!
DONNE
Che fia?
SABINA
Tacete... Un murmure
da lunge intender parmi!
CAMILLA
Ben dici!
DONNE
E più s'approssima...
SABINA
Io palpito!...
CAMILLA
Chi viene?
DONNE
Di senatori e Popolo rapida schiera.
(Entrano Senatori e Popolo)
CAMILLA
Ebben?
SENATORI
Non combattean gli eserciti...
A tre guerrieri albani Mezio s'affida,
Ostilio s'affida a tre romani:
essi la pugna compiere or denno.
(partono frettolosi)
SABINA
Intendi?...
CAMILLA
Ah! Sì...
SABINA, CAMILLA
Fratelli!
CAMILLA
O mio Curiazio!...
SABINA
O sposo!...
CAMILLA
Il ciel ne udì!...
(gettandosi nella braccia di Sabina,
e prorompendo in dolcissime lacrime)
Di quai soavi palpiti
balzar mi sento il core!...
Piango, ma son le lagrime
conforto, e non dolore!...
Quanto mi sta d'intorno
l'aura, la terra, il giorno,
tutto è sorriso all'anima
di giubilo e d'amor!
CORO
Eterna è Roma;
il fato in ciel ne fu segnato:
ad essa i numi apprestano
il trionfale onor.
(Entra Curiazio)
CURIACIO
Camilla?...
CAMILLA
Ciel!... Fia vero!...
Curiazio!...
SABINA
In Roma!...
CURIACIO
Mi vi tragge, o donne, la pace:
ché l'evento qual sia della tenzon,
pace tra Roma ed Alba si fermò:
soggetto il vinto.
Ma non fia schiavo al vincitor.
Né sprone al ratto venir mio
il bollente desio fu sol:
(a Camilla)
giurai, t'è noto, porger nel dì primiero
a te la mano, che non dovessi
armarla d'Alba in soccorso,
e Venere celeste chiamai
della promessa mallevadrice.
CAMILLA
Ah! Dessa fe' certo il raggio scintillar
di pace nell'ora della pugna.
CURIACIO
Era dovuto
un premio a noi di tante pene.
CAMILLA
Ahi! Lunghe pene, senza conforto!
CURIACIO
È vero, è vero!...
Esse ancor son presenti al mio pensiero!
Talor solingo e tacito,
tra cento armati e cento,
di te pensava, e l'anima
pascea del mio tormento:
i tuoi sospiri, i gemiti
intender mi sembrava,
e mal frenata lagrima
sul ciglio mio spuntava...
ma la tergea sollecito
all'ombra del cimiero:
l'amante, del guerriero
la gloria non macchiò!
CAMILLA
Ed io!... Qual vita orribile
vissi ben mio, sinora!
A tristi dì seguiano
più tristi notti ancora.
I sonni miei turbavami
mille funeste larve...
Talor ferito, esanime
vederti al suol mi parve;
e mentre intorno l'aura
d'urli echeggiar facea,
nel cor mi discendea
l'acciar che te svenò!
CORO
(a Camilla)
Ecco tuo padre.
(entra il Vecchio Orazio)
VECCHIO HORACIO
(a Curiazio, il quale è corso ad incontrarlo)
Abbracciami...
CURIACIO
Signor...
VECCHIO HORACIO
Tra lari miei vieni.
CURIACIO
Qual giuro a compiere
traggo, saper tu déi.
VECCHIO HORACIO
E in breve fia compìto.
CAMILLA
Oh! Come balza il cor!...
CURIACIO
Camilla!... Io son rapito
in estasi d'amor!
CAMILLA, CURIACIO
Ah! Non so dir qual giubilo
io provo in tai momenti...
Tu sol, tu puoi comprenderlo,
che al par di me lo senti.
Con te mi fia propizia
ogni più cruda sorte...
gioia la stessa morte
mi fia vicino a te!
GLI ALTRI
(a Curiazio)
Vieni, e i celesti arridano
a così bella fé.
(partono)
Scena Seconda
(Vestibolo nelle case degli Orazi.
Orazio entra qual uomo preoccupato:
i passi interrotti, Il volto, gli sguardi,
tutto in esso rivela un animo irrequieto)
HORACIO
Ora fatal!...
De' padri raccolto il venerando consesso,
sceglie i tre, cui della pugna
si commetton le sorti!...
O voi di Roma propizie deità,
voi quelle menti nella scelta inspirate.
D'incensi, a cotant'uopo,
e di svenate sacre vittime
opime altri l'offerta a voi porga sull'are;
io v'offro, o dèi, olocausto maggior,
gli affetti miei.
Di fratello, di figlio, di sposo
ho gli affetti scolpiti nel core;
ma più grande, ma più generoso
della patria m'avvampa l'amore.
Quando a Roma sovrasta un periglio,
quando appieno secura non è,
di fratello, di sposo, di figlio
ogni affetto ammutisce per me.
Chi giunge?...
(Entrano i Senatori)
SENATORI
Orazio?...
HORACIO
Gl'incliti padri ne' lari miei!...
SENATORI
Su te, per voto unanime,
cadde la scelta.
HORACIO
(estatico)
Oh dèi!
SENATORI
Co' tuoi germani a lato combatterai.
HORACIO
Fia ver!
SENATORI
Or sei di Roma il fato.
HORACIO
Io!...
SENATORI
Pensavi, o guerrier!
HORACIO
(scuotendosi, e sfavillando per
gli occhi l'anima tutta romana)
Roma intera la vittoria
dal mio braccio attende e spera.
Il valor di Roma intera
combattendo io mostrerò.
M'è serbata eterna gloria!
Entro l'alma un nume io sento!...
E nell'ora del cimento
io qual nume pugnerò.
SENATORI
In quel nobile ardimento
la vittoria balenò!
(partono)
ScenaTerza
(Intorno del tempio di Venere. I sacri
incensi fumano sull'ara inghirlandata:
da una parte i Sacerdoti, dall'altra i
Congiunti degli Orazi, d'ambo i sessi)
CORO
Del terzo cielo benigna diva,
coppia fedele viene al tuo piè:
fuma d'incensi l'ara votiva,
l'inno devoto suona per te.
Ove tu ridi fuggono i male,
ove ti mostri dolor non v'ha.
I tuoi misteri fra noi mortali
de' numi spargono la voluttà.
(Camilla, cinta del flammeo, e condotta
da Sabina, il vecchio Orazio, e Curiazio
dall'intercolunnio)
VECCHIO HORACIO
(al Gran sacerdote)
Ebben?...
GRAN SACERDOTE
Qual fu tua brama,
dell'offerta ne' sacri visceri palpitanti
era de' numi la volontà scrutata.
(accennando Camilla e Curiazio)
I lor destini ha congiunti per sempre il ciel:
frapporre indugi a' suoi decreti colpa saria.
VECCHIO HORACIO
Più lieti auspici alla mia prole
non arriser giammai.
Combatteranno eccelsa pugna i tuoi fratelli,
e sposa tu d'un prode sarai!
CAMILLA
(Fra sè)
A' tuoi contenti alma resisti!..
CURIACIO
Ormai si compia il rito.
SACERDOTE
A piè del nume, o figli,
d'amor, d'eterna fé sciogliete
il puro giuramento solenne.
CAMILLA. CURIACIO
(genuflessi innanzi al simulacro)
Giuriam...
(Entra Orazio seguìto dai
Fratelli, e da un Messo d'Alba)
HORACIO
Non proseguite.
CAMILLA
Ahimè!...
SABINA, SACERDOTE
VECCHIO HORACIO,
CURIACIO, CORO
Che avvenne?
HORACIO
Ora non è più questa
di nuziali pompe.
CAMILLA
E qual cagion funesta?...
HORACIO
Supremo le interrompe
voler del fato.
CURIACIO
Ahi! Come?
HORACIO
I suoi guerrieri elesse Alba,
e qui scritto il nome de' prodi invia.
(additando un papiro, che l'Albano
porge a Curiazio: questi vi affigge i
lumi, e resta come percosso da fulmine)
CAMILLA
(atterrita da ferale presentimento)
Che lesse?...
(raccoglie il papiro caduto dalle
mani di Curiazio, e legge)
I tre Curiazi!
SACERDOTE, CORO
VECCHIO HORACIO
Cielo!...
SABINA
Un fulmine piombò!...
CAMILLA
Laltar di negro velo
per me si circondò!...
(regna lungo e tetro silencio)
CAMILLA
Ahi! Dove un Olimpo schiudeva l'imene,
abisso tremendo il fato scavò!
Un gelo di morte mi stringe le vene!
Dall'ara alla tomba condotta sarò!
CURIACIO
(Fra sè)
A stringere il brando la patria m'invita!
Ma contro quai petti vibrarlo dovrò!...
Ahi! Cruda mia sorte!...
o spento alla vita, o spento all'amore
in breve sarò!
HORACIO
(volgendo un guardo a Curiazio)
(Reprimer non posso un moto d'orrore...
macchiar di qual sangue la palma dovrò!...
Crudel sacrificio si chiede al mio core!
Ma Roma lo chiede, compirlo saprò!)
GLI ALTRI ORAZI
(Fra sè)
Sorride in un punto, e freme la sorte!
Di gloria e d'affanno un giorno spuntò!
SABINA, SACERDOTE, CORO
(Fra sè)
Agl'inni succede silenzio di morte!
La gioia in orrore il fato cangiò!
CURIACIO
(guarda un istante Camilla, e sembra combattuto
da vari affetti: poi, raccogliendo tutta la sua
costanza, ed in procinto di uscire, esclama)
Addio!
CAMILLA
(accorrendo)
Curiazio!... Arréstati!...
Ed ove corri?...
CURIACIO
Al campo.
CAMILLA
No... pria m'uccidi...
HORACIO
Stolida!
Al suo dovere inciampo osi tu farti?...
CAMILLA
Ah! Barbari!...
Dover, dover si noma,
pugna cotanto orribile?
CURIACIO
Alba la chiese!
HORACIO
Roma la vuol!
CAMILLA
Fermate... uditemi...
(a Curiazio)
L'imene?...
CURIACIO
Un sogno fu.
CAMILLA
Son miei fratelli!...
CURIACIO
Ah! Scòstati...
CAMILLA
(al fratello, accennando Curiazio)
E l'alma mia...
HORACIO
Non più...
CAMILLA
Ite dunque, uccidetevi a gara...
condannatemi al pianto in eterno...
I mortali son furie d'Averno!
Son gli dèi mentitori con me!
HORACIO
Tronca i detti, che oltraggiano a gara
il tuo sangue, la patria, gli dèi...
Non romana, mia suora non sei!
Arrossisco, insensata, per te!
CURIACIO
Un destin ci respinge dall'ara,
un destin che d'amore è più forte!...
Ah! Del par la vittoria e la morte
mi dividon per sempre da te!
VECCHIO HORACIO
Vieni, o figlia, ed a vincere impara
e te stessa e l'avversa fortuna...
déi mostrar che fu Roma tua cuna,
déi mostrar che sei nata da me.
SABINA
(a Camilla)
Fato ingiusto un orrendo prepara
avvenir di cordoglio per noi!...
A' miei pianti si mescano i tuoi...
io ti resto, tu resti per me.
GLI ALTRI
Adoriam quei che tutti prepara
nell'eterno concetto i destini:
ei talvolta nasconde i suoi fini;
ma crudele, ma ingiusto non è!
(Curiazio parte rapidamente, seguìto dal
Messaggero albano: Camilla tenta seguirlo,
ma è trattenuta. Gli Orazi escono per altra
via: il disordine e la costernazione si
diffondono pe 'l tempio)
ATTO
SECONDO
Scena Prima
(Vestibolo nelle case degli Orazi. Orazio
ed i Fratelli, ognuno cinto d'armi)
HORACIO
(mettendosi coi fratelli in
ginocchio sul limitare)
Addio sacri penati!
(sorgono)
Ov'io non rieda vincitor della pugna,
l'ultima volta è questa
che la paterna soglia io varco...
CURIACIO
(entrando)
Arresta.
ORAZI
Curiazio!...
HORACIO
Fra i miei lari!
CURIACIO
Un sol momento...
(ad un cenno di Orazio,
i fratelli si ritirano)
HORACIO
Al campo io ti credeva!
CURIACIO
Irresistibil forza
respinse addietro i passi miei!
Né seppi domar l'ardente voglia
di stringerti al mio sen,
pria di scontrarti col brando in pugno...
(movendo in atto di abbracciarlo)
HORACIO
No... t'arretra, e parti.
CURIACIO
Se d'ogni affetto umano
per te la possa è doma,
se chi nascerà in Roma
è crudo al par di te,
che non mi fean romano
rendo agli dèi mercé.
HORACIO
Vanne: l'affetto antico
ricopra un vel d'oblio.
O te svenar degg'io,
o me svenar déi tu!
Di Roma sei nemico;
non ti conosco più!
CURIACIO
In fera pugna stanco,
perdute l'armi, o frante,
le chiome, il petto, il fianco
del sangue mio grondante,
m'avea feroce stuolo
già rovesciato al suolo!...
Chi dal mio capo ignudo
svolse le ostili offese?
Chi sopra me lo scudo
proteggitor distese?
Per te la luce io miro!...
L'aura per te respiro!...
(prorompendo in lacrime di tenerezza)
HORACIO
Quai rimembranze!Io son commoso
Ah! Basta... Deh! Cessa...
(mal resistendo)
Curiazio! Oh! Dei!
CURIACIO
D'Alba nemico sei,
ma ti conosco ancor!
(gettandosi al collo di
Orazio, con dolce violenza)
HORACIO
(toccandosi la guancia
solcata da una lacrima)
Hanno i Romani un cor!
CURIACIO
Piangi!
VOCI POPOLARI
(dall'esterno)
Andiamo... andiamo...
Già prossima è l'ora del cimento...
Divinità propizie
vegliate al gran momento!...
HORACIO
Udisti?
CURIACIO
Intesi...
HORACIO
Muovono le turbe spettatrici
al campo!
CURIACIO
(come vergognando del ritardo)
E noi!...
HORACIO
Si tronchino gl'indugi.
CURIACIO
Sì... ben dici!...
HORACIO
Valor!
CURIACIO
Costanza!
HORACIO
Or tutto, tutto roman son io!
CURIACIO
Vedimi...
a ciglio asciutto da te mi sciolgo.
HORACIO, CURIACIO
Addio!...
Ardente amor di gloria
solo m'avvampa omai!...
Incerta è la vittoria,
certo l'onor sarà!
Se condannò la patria
il pianto che versai,
di sangue in olocausto
ammenda ne farà!
(partono)
Scena Seconda
(Vasta pianura fuori le porte di Roma, e
limitrofa ai due accampamenti. Fra il
rimbombo di bellici strumenti schierasi
da una parte l'Esercito di Roma, dall'altro
quello d'Alba: e quinci e quindi s'inoltrano
poscia i Duci, accompagnando i tre Orazi
ed i tre Curiazi: il Vecchio Orazio segue i Figli)
ROMANI
Pria di pugnar si sciolgano
i giuramenti alterni.
ALBANI
E testimoni e vindici
tutti ne sian gli eterni.
ORAZI , CURIAZI
Giuriamo per la gloria
o vincere, o morir.
DUCI ROMANI, ALBANI
Se vinti noi sommetterci
giuriamo al vincitore.
TUTTI
Vergogna ed abbandono
ricopra il mancatore,
e la celeste folgore
lo possa incenerir!
VECCHIO HORACIO
La veneranda schiera
de' sacerdoti ad benedir s'avanza
larmi de combatenti.
(Entra il Gran sacerdote,
con seguito di Flamini)
GRAN SACERDOTE
Sospendete la pugna.
GLI ALTRI
Che!
GRAN SACERDOTE
Lo impongo a nome de' celesti.
ORAZI
E qual cagion?
CURIAZI
La svela...
GRAN SACERDOTE
Da funesti presagi fui colpito!
Arser gl'incensi a stento sugli altari,
e negri, e densi surser globi di fuoco,
che ritorse in giù potenza ignota...
De' congiunti il sangue
sparger denno i congiunti!...
Potria destar sì fera pugna
l'ira divina.
ROMANI, ALBANI
(tocchi da religioso terrore)
Che favelli!...
GRAN SACERDOTE
Meco nel fatidico speco
dell'Aventin traete: il re lo vuole.
Norma del ciel ne sia la voce.
ORAZI
Come!
CURIAZI
E l'onore?
ORAZI
La fede?...
CURIAZI
I giuramenti?...
VECCHIO HORACIO
Cedete, o figli...
ROMANI, ALBANI
Sì...
ORAZI , CURIAZI
Non mai...
GRAN SACERDOTE
Por freno è d'uopo
a zel soverchiamente audace:
quando parlan gli dèi si adora e tace.
GRAN SACERDOTE
VECCHIO HORACIO
DUCI ROMANI E ALBANI
Non di trombe, non di brandi
il fragor s'intenda ancora:
ove il fato lo comandi
spargerete il sangue allora.
Ma sì barbara condanna,
scritta forse in ciel non fu.
ORAZI
(Fra sè)
De' Quiriti in sen t'accampa
o di Roma santo affetto:
il tuo foco, ah! Non gli avvampa
quale avvampa nel mio petto!
Il maggior per me dei numi,
il destin per me sei tu!
CURIAZI
(Fra sè)
Dall'ambascia il core affranto,
si ridesta, e vive, e spera...
in te, amore, in te soltanto
mia fidanza io pongo intera:
tra gli eterni è grande il fato,
ma più grande amor sei tu!
(Il Gran sacerdote parte frettoloso,
seguìto dagli Orazi e Curiazi, dai Flamini,
e dai principali Duci romani e albani)
Scena Terza
(Orrida caverna a piè dell'Aventino, a cui si
discende per lunga serie di scalini incavati nel
vivo masso: le dense tenebre che ci regnano
son qualche tratto rischiarate appena da
incerta luce, che penetra da un forame
praticato nell'alto; in fondo una porta di
bronzo chiusa. Dopo lungo e terribile
silenzio, vedesi Camilla scendere tutta sola
nella misteriosa spelonca)
CAMILLA
(accennando alla porta)
Ecco il delubro!
Innanzi al sacro limitar della caverna
svenan l'offerta i sacerdoti...
Osai fra queste arcane ombre
temute io sola,
divo Apollo, venirne... Amor mi mosse!
E prima giunger volli,
ad implorar la tua pietà.
Gli eterni, del par che onnipossenti,
giusti son, son clementi;
né tu nume vorrai
chieder lagrime eterne a questi rai.
La mia prece, il pianto accogli,
abbian fine i miei spaventi:
regolar tu puoi gli eventi,
un tuo detto è l'avvenir.
L'empia pugna tu distogli...
in te fida il cor tremante...
non costringermi l'amante
o i fratelli a maledir!
(Entrano i Sacerdoti, gli Orazi ed i Curiazi
accompagnati da molti Duci delle due ármate,
e Sabina con séguito di Nobili romane)
TUTTI
O voce del fato,
se vietan gli dèi
la pugna prescritta, svelar tu ne déi:
il santo responso, fra mistici rombi,
in questo rimbombi abisso d'orror.
(odesi un cupo muggito sotterraneo)
Dall'ime latèbre del pallido speco
s'innalza fremente un murmure, un'eco!
È l'aura del nume, che intorno già mosse,
e l'alme percosse di sacro terror!
(Il muggito fa sentirsi più vicino. Tutti si
atterrano. Spalancasi la porta, e lascia vedere
parte del febeo delubro, mentre una voce
tonante pronunzia la fatidica parola)
LORACOLO
Tremate, o genti!
A voi de' numi il nume
ne' miei tremendi oracoli favella!
Si pugni:
Tal sta scritto in quel volume
ove sillaba mai non si cancella!
(la porta si rinchiude;
Camilla cade tramortita)
SACERDOTI
(agli Orazi ed ai Curiazi)
Obbedite.
ORAZI
(muovendosi per uscire)
All'armi...
CURIACIO
(osservando lo stato di Camilla)
Alcuno fu di me più sventurato?...
CURIAZI
Vieni, seguimi...
Opportuno è l'istante!...
CURIACIO
Avverso fato!...
(Tutti escono, tranne Sabina, e le
altre Donne rimaste intorno a Camilla)
SABINA
(ritornando presso la svenuta)
Sposo?... Ahi misera!...
DONNE
L'aita...
SABINA
Quante vittime la sorte
oggi chiese!...
(Camilla si riscuote)
DONNE
Riede in vita!...
SABINA
Al supplizio, a lunga morte
ella riede!
CAMILLA
Quale orrendo vel mi cinge!...
SABINA
Deh!...
DONNE
Fa' cor.
CAMILLA
(riconoscendo gli oggetti a poco a poco)
L'antro!... Il tempio!... Ed essi?...
(con grido acutissimo)
Ah!... intendo!
DONNE
Sventurata!...
SABINA
Oh mio terror!...
CAMILLA
(nella più viva disperazione)
Arde già l'atroce guerra!...
Gronda il sangue, gronda omai!...
E non t'apri o dura terra?...
Cielo, un fulmine non hai?...
Se d'un cor che a morte anela
nume alcun pietà non sente,
sia de' numi più clemente,
e m'uccida il mio dolor.
SABINA
Sol t'ascondi, e l'empia cela...
sanguinosa, orrenda scena...
DONNE
Ahi! Che piange a tanta pena
ogni ciglio ed ogni cor!
(Camilla esce qual dissennata;
tutte la seguono)
ATTO
TERZO
(Luogo presso l'esterno delle mura di Roma:
vedesi nel fondo parte dell'accampamento
albano: la notte è vicina al suo termine.
Curiazio giacente, con la testa appoggiata al
proprio scudo, e qual persona sorpresa da
breve sonno)
CURIACIO
All'occaso volgea l'astro del giorno...
differita quindi fu la tenzon...
Camilla, e dove il trafugato
mio brando rechi?...
Alle infernali Erinni
tu lo consacri!... Deh!...
(svegliandosi e balzando in piedi)
Già rompe l'alba!...
Si pugnerà fra poco... Orrida pugna!
Né di morte invoco per me l'aita!
In core fratricida,
e nemico d'Alba sarei!
Pur della morte istessa
la vittoria m'appresta vita,
oh! quanto più cruda e più funesta!
Ahi! Come a lei mostrarmi
orbata dei germani?
Del sangue lor grondarmi
vedrebbe ognor le mani!
Ohimè! Fuggir, nascondermi
fia d'uopo agli occhi suoi!...
Barriera insuperabile
s'innalzerà fra noi!...
D'amaro, eterno pianto
a lei cagion sarò!
M'aborrirà cotanto
quanto sinor m'amò!
Chi vien?...
(Entrano Camilla e Sabina)
CAMILLA
(lasciando cadere il suo velo)
Son io... ravvisami.
CURIACIO
Fia ver?... Camilla!... Io tremo!...
CAMILLA
Ah! Sì, Camilla, o barbaro, cui senza dir
l'estremo addio, fuggisti!
CURIACIO
Ahi misero!...
Di sì terribil ora
vieni le ambasce a rendermi
più disperate ancora?
Fuggi...
SABINA
L'ascolta...
CURIACIO
Involati...
SABINA
Fratel!
CURIACIO
S'appressa omai
il gran momento!...
CAMILLA
Arrestati...
(con tutta la forza della disperazione)
Me viva, non andrai
all'esecrata, orribile tenzon...
CURIACIO
Che?...
CAMILLA
No...
CURIACIO
Deliri!
CAMILLA
(cangiando tono, e prorompendo in lacrime)
Pietà del mio delirio ti prenda...
o fa ch'io spiri,
qui del tuo ferro vittima, a' piedi tuoi...
CURIACIO
Camilla!... Sorgi...
CAMILLA
T'arrendi, o svenami...
CURIACIO
La mia ragion vacilla!...
(odesi lontano fragore, ed il
passo affrettato di gente in armi)
Qual suon?...
(Entrano guerrieri albani)
ALBANI
Che fai, Curiazio?
In campo i tre romani già si mostraro...
accorsero i prodi tuoi germani...
Te l'uno e l'altro esercito attende!...
CURIACIO
Oh mio rossor!...
(squillano le trombe)
CAMILLA, SABINA
Numi!
ALBANI
Vieni... taffretta...
CURIACIO
Io volo!...
CAMILLA
Un detto ancor...
CURIACIO
Non l'odi? Vil mi chiama
di quelle trombe il suono!...
Ah! No, che tal non sono...
in breve il mostrerò...
Vieppiù divampa, e t'ama
or che ti perde il core...
ma il ciel, l'averno, amore
rendermi vil non può!
CAMILLA
L'acciar mi vibra in core...
morte sol chieggo, e vo'...
ALBANI
Alba nel tuo valore il suo destin fidò.
SABINA
Compresa di terrore
che far, che dir non so!...
(le trombe squillano più forte)
ALBANI
Vieni... t'appella onore...
CURIACIO
(sciogliendosi a viva forza da Camilla,
e spingendola nelle braccia di Sabina)
Addio... per sempre!...
CAMILLA
Ahimè!
CURIACIO
O vinto, o vincitore,
morto son io per te!...
(fuggendo rapidamente seguìto dagli albani.)
Scena Seconda
(Vestibolo nelle case degli Orazi)
VECCHIO HORACIO
Sull'alto delle mura ognun de' prodi
corse a veder lo scontro...
io sol non oso!...
Io sol!... Pe' figli miei non tremo:
tremo per la patria!
O dèi, sol per essa v'imploro...
Ah! Ch'io non debba,
anzi che taccia il sole,
dir: troppo vissi!
(Entrano alcuni vecchi
Congiunti degli Orazi)
CONGIUNTI
(inoltrandosi, con segni
di vivo rammarico)
Oh Roma!...
Oh sciagura!...
VECCHIO HORACIO
Di gel m'empì le vene quel grido!...
Ebben?...
UN CONGIUNTO
Siam vinti!
UN ALTRO
Alba trionfa!
VECCHIO HORACIO
Estinti caddero i figli adunque.
UN CONGIUNTO
Un sol ne resta!
UN ALTRO
Di Sabina lo sposo...
VECCHIO HORACIO
Infin ch'ei vive,
vive di Roma la speranza!
CONGIUNTI
Ei fugge.
VECCHIO HORACIO
Oh vile!...
Oh di mia stirpe obbrobrio eterno!
Un figlio mio... fuggire!
QUALCHE CONGIUNTO
Sol, contro tre, che far dovea?
VECCHIO HORACIO
Morire.
Oh! Se morendo, s'ei prolungato
avesse almeno il gran cimento,
l'aspro servaggio almen tardato
di Roma avrebbe qualche momento!
Sul padre antico, e sui Romani
di quel codardo l'onta piombò!
Ma tanta infamia con queste mani
nel sangue indegno io laverò!
(Odonsi liete grida, che ripetono)
GRIDA
Roma!... Vittoria!...
VECCHIO HORACIO
Sull'aure udia voci di gioia!
CONGIUNTI
Numi!
(Entrano alcuni Senatori.)
VECCHIO HORACIO
Che avvenne?...
SENATORI
Tuo figlio ha vinto.
VECCHIO HORACIO
Ei?... Non fuggia?...
SENATORI
Tal simulando gli allori ottenne.
Ad inseguirlo mosser gli Albani,
ma no'l raggiunsero nel punto istesso:
allor quel prode i tre germani
un trafiggea dell'altro appresso.
ORAZI
Oh Roma!...
VECCHIO HORACIO
Oh figlio!... Ed io potea?...
con lagrime di gioia e di tenerezza
fu stolta l'ira che surse in me...
Ah! Rammentarmi ognor dovea
ch'era il mio sangue trasfuso in te!...
Piango... ma queste lagrime
onta non sono al ciglio...
non deve a Roma asconderle
romano genitor.
Non è mia sola gloria
vittorioso un figlio:
di quei che spenti caddero
superbo io vado ancor!
SENATORI
Vieni... corriamo al tempio...
ti brama il re, ti chiede...
vieni, e de' numi al piede
s'attenda il vincitor.
(partono)
Scena Terza
(Piazza contigua alla porta Capena.
Essa è ingombra di Popolo, e di parte
dell'Esercito: si avanza Orazio trionfante,
circondato dalle spoglie de' Curiazi; lo
seguono tutti gli ordini del Sacerdozio,
il Senato, ed i principali Duci. Intanto,
al fragore delle trombe vittoriose,
cantasi il seguente coro)
CORO
Salve, guerrier magnanimo,
nume primier di Roma:
prezzo è di tua vittoria
Alba sommessa e doma:
e come fia di Romolo
eterna la città,
Eterna la memoria
del tuo valor sarà!
HORACIO
Vincesti, o Roma!
Il fato, di tua grandezza
il braccio mio strumento volle
ed il sangue de' fratelli miei...
(è commosso, ma vincendo sé medesimo,
ed accennando agli altri di seguirlo,
aggiunge rapidamente)
Al Campidoglio...
CAMILLA
(accorrendo scarmigliata, e
nell'estremo disordine)
No: t'arresta...
GLI ALTRI
Oh dio!...
CAMILLA
Altra vittima ancora, ed altro sangue
domanda il suo trionfo!...
(facendosi più dappresso al
fratello, ed offrendogli il petto)
Vibra la spada.
HORACIO
Sciagurata!...
CAMILLA
Numi! Le spoglie di Curiazio!...
Ahi vista!...
I lumi covrimi o notte de' sepolcri...
(gettandosi quasi priva di
sentimento sulle spoglie di Curiazio)
HORACIO
Ah! Vinci, vinci la dura prova,
e di costanza l'esempio mio ti parli...
Cede a pubblico ben, privato lutto:
mostri che sei romano il ciglio asciutto.
CAMILLA
Dammi, se a queste lagrime
vuoi tu ch'io ponga freno,
un cor di tigre o d'aspide,
che al tuo somigli appieno.
Amarlo eternamente
fu il voto mio più ardente!...
Eternamente piangerlo
è il ben che a me restò.
HORACIO
E del trionfo ai cantici
dolore e pianto unisci?
Cinto del sacro lauro
portarmi oltraggio ardisci?
Roma, punir dovrei
innanzi a te costei:
ma stolta ell'è, compiangerla,
e non punirla io vo'.
ALCUNI DEL POPOLO
(interponendosi, e cercando allontanarla)
Ti calma, o donna, e renditi ai lari tuoi...
CAMILLA
(con sarcasmo)
Ben dite!
Non denno il vostro giubilo
turbar querele ardite!
POPOLO
È d'uopo al fato arrendersi!
HORACIO
L'impero di te stessa riprendi,
e fine ai gemiti, lo devi a Roma...
CAMILLA
(con fremito represso)
Ad essa?
E de' miei danni origine non fu l'altera?...
GLI ALTRI
Oh ciel!...
CAMILLA
Non immolasti, o barbaro,
a Roma il mio fedel?...
(prorompendo in tutta la
forza di un cieco furore)
Ah!
Su lei tremendo foco
piova l'ira onnipossente!...
Tal che tutta sia tra poco
del mio ben il rogo ardente!
Sopravvivere al suo fato
un istante a me sia dato...
contemplare le ruine!
E di giubilo morir!
HORACIO
Empia donna!... Ed io t'udiva,
né cadesti ancor svenata?
Oh! Nel sen che ti nudriva
morta fossi, pria che nata!...
Ho le furie in cor d'Averno...
nulla intendo... nulla scerno...
Sol di Roma veggo il nume,
che m'accenna di ferir!
SACERDOTI
(ad Orazio)
Scelleragin così nera
deve il ciel, non tu punir...
POPOLO
(a Camilla)
Vanne, fuggi, e Roma intera
più non debba inorridir...
CAMILLA
(nel suo delirio strappa ad Orazio
il serto d'alloro, e lo calpesta)
Ti calpesto, infame alloro...
SACERDOTI
Scellerata!
HORACIO
(sguainando la spada, e
avventandosi a Camilla)
Oh mio furor!...
CAMILLA
(fuggendo)
Ah!
HORACIO
Perversa!...
(liberandosi da taluno che tenta
rattenerlo, la raggiunge, e cacciandole
una mano fra le chiome, le immerge
il brando nel cuore)
DONNE
Cielo!...
CAMILLA
Io moro!...
DONNE
Che facesti?...
GLI ALTRI
Quale orror!
(Camilla cade fra le braccia
d'alcune Donne: tutti sono
compresi di raccapriccio)
CAMILLA
Sento... l'estremo... anelito!...
i rai... m'adombra... un... velo!...
A te perdono... Orazio...
Roma, perdoni... a me...
(raccogliendo le forze)
Mio ben... ti seguo... attendimi...
ah! Non mentiva il cielo!...
Ecco... gli dèi m'uniscono
eternamente... a... te!
CORO
Fu col tuo sangue, o misera,
deterso appien l'errore...
già perdonò la patria.
Eterna pace a te!
HORACIO
Un gel di morte scorrere
mi sento in mezzo al core!...
Ahi!... Tanto dunque, o Roma,
costar dovevi a me!
(Camilla spira, Orazio si copre il
volto col pallio: lutto universale)
 |
ACTO
PRIMERO
(Muralla de Roma. Al fondo, el templo
de Jano, abierto. Se ve a los sacerdotes,
junto a los altares interiores, ofrecer sus
sacrificios, y un grupo de matronas y
doncellas, entre ellas Sabina y Camila,
postradas en las escaleras del templo,
alzando las manos al cielo. Retumban largos
sonidos de trompeta, que anuncian la batalla)
MUJERES
(levantándose con entusiasmo)
La formidable espada
empuña ahora, Quirino.
De la ciudad de Rómulo
vigila el gran destino.
Dispersa al ejército albano
y gana la guerra por nosotros.
El poder sobre toda la tierra
nos presagia el cielo;
parte de ese oráculo
se cumple este día.
CAMILA
(a Sabina, que permanece a un lado.
Ambas inmersas en un oscuro silencio)
¡Al igual que las palabras sobre mis labios,
el terror congela tus labios!
SABINA
Tú naciste romana, yo me convertí.
¡Todavía no podemos rezar juntas!
¡Entre las tropas de Alba
luchan mis hermanos!
CAMILA
¡Y entre las tropas romanas los míos!
SABINA
¡Y entre ellos mi esposo!
CAMILA
¡Y entre los otros mi amado! ¡Mortal tortura!
¿Qué rezo u ofrenda podemos ofrecer?
¿A quién, entre los dioses, la alzaremos,
si para nosotras una cruel y mortal pérdida
puede ser la fatal victoria?
Volvamos nuestro corazón a aquel dios
que sea más propenso a la piedad.
Y cuando sepamos qué pedirle,
él sabrá concedérnoslo.
(un momento de pausa)
¡Ah! Mi pensamiento recuerda el día
en el que Curiacio me dijo ¡Te amo!
Cuando sus labios me juraron amor eterno
¡y más que los labios, hablaba el corazón!
¡Oh, felices días amados!
¡Oh dulces y castos gozos del amor!
¡Ah! ¡Acordarse de los días felices
aún vuelve más cruel la tortura!
MUJERES
Tras el terrible fragor
de las trompetas de guerra
largo silencio reina,
como el que reina entre las tumbas.
CAMILA
Es cierto
¡No se escuchan en el aire
sonido de gritos y armas!
MUJERES
¿Qué ha sucedido?
SABINA
Callad... ¡me parece oír
un lejano murmullo!
CAMILA
¡Es cierto!
MUJERES
Y se va acercando
SABINA
¡Tiemblo!
CAMILA
¿Quién viene?
MUJERES
Un grupo de senadores y ciudadanos.
(Entran los senadores y el pueblo)
CAMILA
¿Y bien?
SENADORES
No combatían los ejércitos
A tres guerreros albanos se confía Mezio;
Ostilio se confía a tres romanos.
Ellos deben ahora combatir entre sí.
(salen apresurados)
SABINA
¿Has oído?
CAMILA
¡Ah! Sí...
SABINA, CAMILA
¡Hermanos!
CAMILA
¡Oh, mi Curiacio!
SABINA
¡Oh, esposo!
CAMILA
¡El cielo nos ha escuchado!
(arrojándose a los brazos de Sabina y
prorrumpiendo en dulces lágrimas)
¡Con qué suaves latidos
siento latir mi corazón!
Lloro, pero mis lágrimas son
de alivio, no de dolor!
Todo lo que hay a mi alrededor,
el aire, la tierra, el día,
todo es una sonrisa al alma
de alegría y amor!
CORO
Roma es eterna.
El destino ha sido firmado en el cielo.
Para ella preparan los dioses
el honor del triunfo.
(Entra Curiacio)
CURIACIO
¿Camila?
CAMILA
¡Cielos! ¿Puede ser verdad?
¡Curiacio!
SABINA
¡En Roma!
CURIACIO
Mujeres, la paz me trae a vosotras.
No importa la causa del conflicto,
la paz entre Roma y Alba se ha firmado.
El vencido se sujetará al vencedor.
Pero no será su esclavo.
No ha sido la única causa de mi venida
el fuerte deseo de mi corazón.
(a Camila)
Juré, lo sabes, darte mi mano
el primer día que no debiera
armarla para defender a Alba.
Y llamé a la celeste Venus
para poder cumplir mi promesa.
CAMILA
¡Ah! Ella ha hecho resplandecer el rayo
de la paz en medio del combate.
CURIACIO
Nos merecíamos
un premio tras tanto dolor.
CAMILA
¡Ah! ¡Alejaos, penas sin consuelo!
CURIACIO
¡Es cierto, es cierto!
¡Aún están presentes en mis pensamientos!
A veces, solitario y callado,
entre cientos y cientos de soldados,
pensaba en ti, y mi alma
se alimentaba de mi tormento:
tus suspiros y gemidos
me parecía oír,
y una mal refrenada lágrima
aparecía en mis ojos
Pero me la secaba de inmediato
bajo mi casco.
¡La amante no ha manchado
la gloria del guerrero!
CAMILA
¡Y yo!... ¡que horrible vida
he vivido, amor mío, hasta ahora!
A los tristes días seguían
noches aún más tristes.
Mis sueños eran perturbados
por mil funestos fantasmas...
A veces, herido, sin vida,
me parecía verte en el suelo;
y mientras el aire alrededor
parecía resonar con gritos,
¡en mi corazón se clavaba
la espada que te mató!
CORO
(a Camila)
¡Aquí está tu padre!
(entra el viejo Horacio)
VIEJO HORACIO
(A Curiacio, quien corre a su encuentro)
¡Abrázame!
CURIACIO
Señor...
VIEJO HORACIO
¡Ven a mi hogar!
CURIACIO
Debes saber que vengo
a cumplir mi juramento.
VIEJO HORACIO
Y se cumplirá en breve.
CAMILA
¡Oh, cómo salta mi corazón!
CURIACIO
¡Camila!... ¡Estoy arrebatado
por el éxtasis del amor!
CAMILA, CURIACIO
¡Ah! No sé describir la alegría
que siento en estos momentos...
Sólo tú, tú puedes entenderlo,
porque la sientes igual que yo.
Junto a ti me será propicia
la más cruel suerte...
¡La misma muerte sería
una alegría estando junto a ti!
LOS DEMÁS
(a Curiacio)
Ven, y que los dioses sonrían
a tan bello amor.
(Salen)
Escena Segunda
(Vestíbulo en casa de los Horacios.
Horacio entra con aspecto preocupado:
los pasos irregulares, la mirada, todo
en él revela un ánimo inquieto)
HORACIO
¡Fatal momento!...
¡Reunido el venerable consejo de ancianos,
han elegido a los tres hombres
a los que confiarán su suerte!
¡Vosotros, propicios dioses de Roma,
inspirad sus mentes en la elección!
De superfluo incienso
y de víctimas inapropiadas
llenan otros vuestros altares;
yo os ofrezco, ¡oh dioses!,
un sacrificio mayor: mis afectos.
De hermano, de hijo, de esposo
mis afectos han labrado mi corazón;
pero mayor y más generoso
es el amor que siento por la patria.
Cuando a Roma le asalta el peligro,
cuando no está segura,
de hermano, de esposo, de hijo,
todos mis amores enmudecen para mí.
¿Quién viene?
(Entran los senadores)
SENADORES
¿Horacio?
HORACIO
¡Los ilustres ancianos en mi hogar!
SENADORES
En ti, por voto unánime,
ha recaído la elección.
HORACIO
(estático)
¡Oh. dioses!
SENADORES
Al lado de tus hermanos, combatirás.
HORACIO
¿Puede ser cierto?
SENADORES
Ahora eres el destino de Roma.
HORACIO
¡Yo!...
SENADORES
¡Piensa, oh guerrero!
HORACIO
(En sus ojos relampaguea
su alma enteramente romana)
Roma entera espera
la victoria de mi brazo.
El valor de toda Roma
combatiendo demostraré.
¡La gloria eterna me está reservada!
¡Siento a un dios en mi alma!
Y en el momento del peligro
sabre luchar como un dios.
SENADORES
¡En tu noble valor
resplandece la victoria!
(Salen)
Escena Tercera
(Alrededores del templo de Venus. Los
incensarios humean sobre el altar: por
una parte los sacerdotes, por otra los
familiares de los Horacios, de ambos sexos)
CORO
Benigna diosa del tercer cielo,
una fiel pareja viene a tus pies.
Humean de incienso los altares
y el devoto himno resuena para ti.
Donde tú ríes huyen los males,
donde apareces no hay dolor.
Tus misterios sobre nosotros, mortales,
esparcen el placer de los dioses.
(Camila, vestida con el flameo, es conducida
por Sabina, el viejo Horacio y Curiacio desde
la columnata)
VIEJO HORACIO
(al Gran Sacerdote)
¿Y bien?...
GRAN SACERDOTE
Como deseabas,
en las palpitantes vísceras del sacrificio
se ha escrutado la voluntad de los dioses.
(señalando a Camila y Curiacio)
Sus destinos ha unido para siempre el cielo:
retrasar sus decretos sería pecado.
VIEJO HORACIO
Nunca en mi estirpe
hubo un auspicio mejor.
¡Tus hermanos lucharán en noble batalla,
y tú serás esposa de un valiente!
CAMILA
(Para sí)
¡Alma, controla tu alegría!
CURIACIO
Cúmplase el rito.
SACERDOTE
A los pies de los dioses ¡oh, hijos!
de amor, de eterna lealtad,
haced el juramento solemne.
CAMILA, CURIACIO
(arrodillados ante la estatua)
Juramos...
(Entra Horacio seguido por sus
hermanos, y por un mensajero de Alba)
HORACIO
No prosigáis.
CAMILA
¡Ay de mí!
SABINA, SACERDOTE
VIEJO HORACIO
CURIACIO, CORO
¿Qué sucede?
HORACIO
No es momento
de pompas nupciales.
CAMILA
¿Y cuál es la funesta razón?
HORACIO
Lo interrumpe la suprema
voluntad del destino.
CURIACIO
¡Ah! ¿Cómo?
HORACIO
Alba ya ha elegido a sus guerreros
y aquí escrito envía el nombre de los valientes.
(señalando un papiro que el Albano entrega
a Curiacio que fija su mirada en él y queda
como golpeado por un rayo)
CAMILA
(aterrorizada por un terrible presentimiento)
¿Qué ha leído?
(recoge el papiro caído de
las manos de Curiacio, y lee)
¡Los tres Curiacios!
SACERDOTE, CORO
VIEJO HORACIO
¡Cielos!
SABINA
¡Un rayo ha caído!
CAMILA
¡El altar se ha cubierto para mí
con un negro velo!
(reina un largo y tétrico silencio)
CAMILA
¡Ah! Donde un dios permitió la boda,
el destino ha abierto un terrible abismo.
¡Un frío mortal congela mis venas!
¡Seré conducida del altar a la muerte!
CURIACIO
(Para así)
La patria me invita a empuñar la espada.
¡Pero deberé hacerlo contra ellos!
¡Ah, cruel suerte! En breve estaré
o muerto para la vida
o muerto para el amor.
HORACIO
(volviendo la mirada a Curiacio. Para sí)
No puedo reprimir un gesto de horror...
¡Mi mano deberá mancharse con su sangre!
¡Cruel sacrificio reclaman a mi corazón!
Pero Roma lo exigen, ¡y sabré cumplirlo!
LOS OTROS HORACIOS
(Para sí)
¡El destino sonríe y tiembla a un tiempo!
¡Es este un día de alegría y dolor!
SABINA, SACERDOTES, CORO
(Para sí)
¡Silencio mortal sigue a los himnos!
¡La alegría se ha transformado en horror!
CURIACIO
(mira un instante a Camila, y parece dividido
entre varias lealtades; luego, reuniendo todo su
coraje, y mientras se dispone a salir, exclama)
¡Adiós!
CAMILA
(acudiendo a él)
¡Curiacio!... ¡Detente!...
¿A dónde corres?...
CURIACIO
Al campo de batalla.
CAMILA
No... primero mátame...
HORACIO
¡Estúpida!
¿Osas entorpecer su deber?
CAMILA
¡Ah! ¡Crueles!
Deber, ¿deber llamáis
a esta terrible lucha?
CURIACIO
¡Alba lo exige!
HORACIO
¡Roma lo desea!
CAMILA
¡Detente... escúchame!...
(a Curiacio)
¿Y la boda?...
CURIACIO
Fue un sueño.
CAMILA
¡Son mis hermanos!...
CURIACIO
¡Ah, apártate!
CAMILA
(a su hermano, señalando a Curiacio)
Es toda mi alma...
HORACIO
¡Basta!
CAMILA
Marchad entonces, mataos unos a otros...
condenadme al llanto eterno...
¡Los mortales son furias del infierno!
¡Los dioses me han mentido!
HORACIO
¡Cambia tus palabras que insultan
a tu familia, a tu patria y a los dioses!
¡No eres ni romana ni mi hermana!
¡Me avergüenzo de ti!
CURIACIO
El destino me aleja del altar,
¡un destino que es más fuerte que el amor!
¡Ah, al mismo tiempo la victoria y la muerte
me separan para siempre de ti!
VIEJO HORACIO
Ven, hija, y aprende a superarte
a ti misma y a tu cruel fortuna...
Debes mostrar que has nacido en Roma,
debes demostrar que eres mi hija.
SABINA
(a Camila)
¡El injusto destino nos prepara
un terrible futuro de luto!
Mis lágrimas se mezclan con las tuyas...
Yo sigo a tu lado, quédate tú conmigo.
LOS DEMÁS
Adoremos a quien prepara
el destino eterno.
A veces él oculta sus fines,
¡pero no es cruel ni injusto!
(Curiacio sale rápidamente, seguido por
el mensajero albano; Camila intenta
seguirlo, pero es detenida. Los Horacios
salen por otra parte. El desorden y la
consternación se propagan por el templo)
ACTO
SEGUNDO
Escena Primera
(Vestíbulo en casa de los Horacios. Horacio
y sus hermanos, con las armas ceñidas)
HORACIO
(poniéndose de rodillas en
el umbral junto a sus hermanos)
¡Adiós, santos lares!
(alzándose)
Si no vuelvo vencedor del combate,
esta será la última vez
que cruce el umbral paterno...
CURIACIO
(entrando)
Detente.
HORACIOS
¡Curiacio!...
HORACIO
¡En mi hogar!
CURIACIO
Sólo un momento...
(a un gesto de Horacio, sus
hermanos se retiran)
HORACIO
¡Creía que estabas en el campo de batalla!
CURIACIO
¡Una fuera irresistible
hizo retroceder mis pasos!
No he podido controlar el ardiente deseo
de abrazarte contra mi pecho,
antes de enfrentarme a ti...
(moviéndose para abrazarlo)
HORACIO
¡No... detente, y vete!
CURIACIO
Si a cualquier humano afecto
tu corazón es inmune;
si quien nazca en Roma
va a ser tan cruel como tú;
por no haberme hecho romano
doy gracias a los dioses.
HORACIO
Vete. Que el antiguo afecto
sea recubierto por un velo de olvido.
¡O yo te mataré a ti,
o tú me matarás a mí!
Eres enemigo de Roma,
¡no te conozco!
CURIACIO
Cansado del cruel combate;
perdidas o destrozadas mis armas;
los cabellos, el pecho, el costado
chorreando sangre,
¡un feroz ejército
ya me había arrojado al suelo!
¿Quién, sobre mi desnuda cabeza,
rechazó los ataques hostiles?
¿Quién extendió sobre mí
un escudo protector?
¡Gracias a ti, aún veo la luz!...
¡Respiro el aire, gracias a ti!
(prorrumpiendo en lágrimas de ternura)
HORACIO
¡Qué recuerdos! Estoy conmovido...
¡Ah, basta... para, por favor!
(resistiendo apenas)
¡Curiacio! ¡Oh, dioses!
CURIACIO
Eres enemigo de Alba,
¡pero aún te reconozco!
(arrojándose a los brazos de
Horacio, con dulce violencia)
HORACIO
(tocándose la mejilla atravesada
por una lágrima)
¡Los romanos tienen corazón!
CURIACIO
¡Lloras!
VOCES DEL PUEBLO
(del exterior)
¡Vamos... vamos!
La hora del combate ya se acerca...
Divinidades propicias,
¡velad en este gran momento!
HORACIO
¿Has oído?
CURIACIO
He oído...
HORACIO
¡La turba de espectadores
ya se dirige al campo de batalla!
CURIACIO
(como avergonzado por el retraso)
¡Y nosotros!...
HORACIO
¡Adelante!
CURIACIO
Sí... ¡tienes razón!
HORACIO
¡Valor!
CURIACIO
¡Firmeza!
HORACIO
¡Ahora soy del todo romano!
CURIACIO
Mírame...
con lágrimas me separo de ti.
HORACIO, CURIACIO
¡Adiós!
¡Un ardiente amor de gloria
arde en mí!
¡La victoria es incierta,
pero el honor es seguro!
Si la patria condena
el llanto que he vertido,
¡un holocausto de sangre
me dará el perdón!
(salen)
Escena Segunda
(Llanura a las puertas de Roma.
Entre las fanfarrias militares
desfilan ambos ejércitos. A cada
lado se adelantan los líderes,
acompañando a los tres Horacios
y a los tres Curiacios; el Viejo
Horacio sigue a sus hijos)
ROMANOS
Antes de la lucha, realicemos
los juramentos preceptivos.
ALBANOS
Testigos sean
todos los dioses.
HORACIOS, CURIACIOS
¡Juramos por la gloria
vencer o morir!
LÍDERES ROMANOS, ALBANOS
Si somos vencidos juramos
someternos a los vencedores.
TODOS
¡Que la vergüenza y el oprobio
cubran a quien incumpla el juramento,
y que el rayo celestial
pueda incinerarlo!
VIEJO HORACIO
El venerable cortejo de sacerdotes
avanza para bendecir
las armas de los combatientes.
(Entra el Gran Sacerdote,
con séquito de Flaminios)
GRAN SACERDOTE
¡Suspended el combate!
LOS DEMÁS
¿Qué?
GRAN SACERDOTE
Lo impongo en nombre de los dioses.
HORACIOS
¿Y cuál es el motivo?
CURIACIOS
¡Desvélalo!
GRAN SACERDOTE
¡He sido presa de funestos presagios!
Ardía el incienso sobre los altares
y negras, densas nubes de fuego surgieron,
que un desconocido poder hizo descender
¿Parientes deben verter
la sangre de sus parientes?
Un combate tan cruel podría
despertar la furia divina.
ROMANOS, ALBANOS
(presa de un religioso terror)
¿Qué dices?
GRAN SACERDOTE
Venid conmigo a la cueva del profeta,
en el Aventino, el rey así lo desea.
¡Que su voz sea la ley de los dioses!
HORACIOS
¡Cómo!
CURIACIOS
Y ¿el honor?
HORACIOS
¿La lealtad?
CURIACIOS
¿Los juramentos?
VIEJO HORACIO
¡Ceded, hijos!...
ROMANOS, ALBANOS
Sí...
HORACIOS, CURIACIOS
Jamás...
GRAN SACERDOTE
¡Es necesario que pongáis freno
a vuestro soberbio y atrevido celo!
Cuando los dioses hablan se adora y calla.
GRAN SACERDOTE
VIEJO HORACIO
LÍDERES ROMANOS Y ALBANOS
Aún no es hora de oír
el sonido ni de trompetas ni de armas.
Cuando el destino así lo disponga,
se verterá sangre.
Pero esta terrible condena
quizá no está aún escrita en el cielo.
HORACIOS
(Para sí)
En el seno de Quiritis reposa,
el santo afecto de Roma.
Tu fuego, ¡ah!, no arde
como arde en mi pecho.
El mayor de todos los dioses,
¡oh, Destino! eres tú.
CURIACIOS
(Para sí)
Mi corazón, destrozado por la angustia,
se despierta, vive y espera...
En ti Amor, solo en ti,
pongo toda mi confianza.
Entre los dioses, el Destino es grande,
pero Amor es aún mayor.
(El Gran Sacerdote sale apresurado,
seguido por los Horacios y Curiacios,
los Flaminios y los romanos y albanos)
Escena Tercera
(Tétrica caverna a los pies del Aventino,
a la que se desciende por una larga
escalera excavada en la roca: la
densa penumbra que reina apenas es
rota por una débil luz que penetra por
una linterna excavada en lo alto; al
fondo, una puerta de bronce cerrada.
Tras un largo silencio, se ve descender
sola a Camila por la misteriosa escalinata)
CAMILA
(señalando a la puerta)
¡Aquí está el santuario!
Ante el sagrado límite de la caverna
hacen sus ofrendas los sacerdotes...
He osado venir sola ¡oh, Apolo!
a este sombrío y sagrado lugar...
¡El amor me mueve!
He querido llegar antes
para implorar tu piedad.
Los dioses, además de omnipotentes,
son justos y clementes;
ni siquiera tú querrías exigir
lágrimas eternas a mis ojos.
Escucha mi plegaria y mi llanto,
que mis torturas terminen.
Tú puedes controlar los eventos,
una palabra tuya es el futuro.
Desvía el cruel combate...
en ti confía mi temeroso corazón...
¡no me obligues a maldecir
a mi amante o a mis hermanos!
(Entran los sacerdotes, los Horacios y los
Curiacios junto con muchos jefes de ambos
Bandos. Sabina con séquito de nobles romanas)
TODOS
¡Oh voz del destino!
Si los dioses prohíben el prescrito combate,
debes desvelarnos la sagrada respuesta que,
entre místicos truenos,
debe retumbar en este terrorífico abismo.
(se oye un callado rugido subterráneo)
De las profundidades de la cueva
se alza un eco, un tembloroso murmullo.
¡Es el aura del dios, que ya ha venido
y atraviesa las almas con un sagrado terror!
(El rugido va acercándose. Todos se asustan.
La puerta se abre y deja ver parte del templo de
Febo, mientras una voz tronante pronuncia las
fatales palabras)
El ORÁCULO
¡Temblad, oh gentes!
¡El dios de los dioses
me ha dado un terrible oráculo!
Se luche.
¡Así está escrito en el libro
cuyas palabras no pueden ser borradas!
(la puerta vuelve a cerrarse.
Camila cae desmayada)
SACERDOTES
(a los Horacios y los Curiacios)
¡Obedeced!
HORACIOS
(preparándose para salir)
¡A las armas!
CURIACIO
(viendo el estado de Camila)
¿Hay alguien más desgraciado que yo?
CURIACIOS
¡Ven, síguenos!
¡Es un momento propicio!
CURIACIO
¡Adverso destino!
(Todos salen, excepto Sabina y las demás
mujeres, que permanecen junto a Camila)
SABINA
(volviendo junto a Camila)
¿Esposo? ¡Ay, desgraciada!
MUJERES
¡Ayúdala!
SABINA
¡Cuántas victimas el Destino
ha exigido hoy!
(Camila vuelve en sí)
MUJERES
¡Vuelve a la vida!
SABINA
¡Despierta para el suplicio,
para la larga muerte!
CAMILA
¡Qué terrible velo me ciega!
SABINA
¡Ah!
MUJERES
Ten valor.
CAMILA
(reconociendo las cosas, poco a poco)
¡La cueva! ¡El templo! ¿Y ellos?
(con un agudísimo grito)
¡Ah, entiendo!
MUJERES
¡Desgraciada!
SABINA
¡Oh, terror!
CAMILA
(en la más viva desesperación)
¡Ya arde la atroz guerra!
¡Chorrea la sangre, chorrea por doquier!
¿Y tú no te abres, tierra pétrea?
Cielo, ¿no tienes un rayo?
Si de un corazón que desea la muerte
los dioses no sienten ninguna piedad,
sea más clemente que los dioses
y me mate mi dolor.
SABINA
¡Sol, escóndete, y oculta la cruel,
sangrienta y terrible escena!
MUJERES
¡Ah! ¡Ante tanta pena lloran
los ojos y el corazón!
(Sale Camila, como si hubiera
perdido la cabeza. Las otras la siguen)
ACTO
TERCERO
(Exterior de la muralla de Roma: al
fondo se ve parte del campamento
albano. La noche está a punto de
acabar. Curiacio yaciente, con la
cabeza apoyada en su propio escudo,
como sorprendido por un breve sueño)
CURIACIO
La luz del día regresaba al ocaso...
El conflicto ya había acontecido...
Camila,
¿dónde has escondido mi espada?
¡A las infernales Erinias
la has consagrado! ¡Ah!
(despertando y poniéndose en pie)
¡Ya despunta el alba!
Pronto se combatirá... ¡Horrible lucha!
¡Ni la muerte puedo invocar por ayuda!
¡Fratricida de corazón
y enemigo de Alba sería!
¡Pero más que la propia muerte,
la victoria y la vida
¡oh! cuanto más funesta y cruel es!
¡Ah! ¿Cómo presentarme ante ella
tras arrebatarle a sus hermanos?
¡Manchadas con su sangre
vería siempre mis manos!
¡Ay de mí! ¡Huir, esconderme
tendría siempre de sus ojos!
¡Una insuperable barrera
se alzará entre nosotros!
¡Seré para ella causa
de amargo y eterno llanto!
¡Me odiará tanto
como yo la amo!
¿Quién viene?
(Entran Camila y Sabina)
CAMILA
(dejando caer su velo)
Soy yo... reconóceme.
CURIACIO
¿Es cierto?... ¡Camila!... ¡Tiemblo!...
CAMILA
¡Ah! Sí, Camila ¡oh cruel! aquella
a la que dejaste sin dar un último adiós.
CURIACIO
¡Ay, desgraciado!
¿En este terrible momento
viene la angustia a hacérmelo
aún más desesperado?
Vete...
SABINA
Escúchala...
CURIACIO
Huye...
SABINA
¡Hermano!
CURIACIO
¡Ya se acerca
el gran momento!
CAMILA
Detente.
(con toda la fuerza de la desesperación)
Estando yo viva, no irás
a ese odiado y terrible combate...
CURIACIO
¿Qué?
CAMILA
No...
CURIACIO
¡Deliras!
CAMILA
(cambiando de tono y rompiendo a llorar)
Apiádate de mi delirio,
o haz que yo muera a tus pies
víctima de tu espada...
CURIACIO
¡Camila!... ¡Levántate!...
CAMILA
Detente, o mátame...
CURIACIO
¡Mi voluntad vacila!
(se escucha un lejano fragor y
el apresurado paso de soldados)
¿Ese ruido?
(Entran guerreros albanos)
ALBANOS
¿Qué haces, Curiacio?
Los tres romanos ya están en el campo...
Tus valientes hermanos también están allí...
¡Ambos ejércitos te esperan!
CURIACIO
¡Oh, vergüenza!
(suenan las trompetas)
CAMILA, SABINA
¡Dioses!
ALBANOS
¡Ven... date prisa!
CURIACIO
¡Voy volando!
CAMILA
Una palabra más...
CURIACIO
¿No oyes? ¡Cobarde me llama
el sonido de esas trompetas!
¡Ah, no, que no soy cobarde
lo demostraré en un momento!
Mi corazón, ahora que te pierde,
aún arde más por ti.
¡Pero el cielo, el infierno y el amor,
no pueden volverme un cobarde!
CAMILA
Apuñala mi corazón...
sólo deseo y pido la muerte...
ALBANOS
Alba ha confiado su destino a tu valor.
SABINA
¡Oprimida por el terror
no sé qué hacer, qué decir!...
(las trompetas suenan más fuerte)
ALBANOS
¡Ven
te reclama el honor!
CURIACIO
(desprendiéndose de Camila y
arrojándola a los brazos de Sabina)
¡Adiós... para siempre!
CAMILA
¡Ay de mí!
CURIACIO
¡O vencido o vencedor,
igualmente moriré para ti!
(Sale rápidamente seguido por los albanos)
Escena Segunda
(Vestíbulo en casa de los Horacios)
VIEJO HORACIO
Desde lo alto de los muros
todos corren a ver el combate...
¡Sólo yo no me atrevo!...
¡Sólo yo!... No temo por mis hijos:
¡temo por la patria!
¡Oh dioses, sólo por ella os imploro!
¡Ah! Que no deba,
antes de que se oculte el sol,
decir: ¡he vivido demasiado!
(Entran algunos viejos
parientes de los Horacios)
PARIENTES
(retrocediendo, con
signo de vivo pesar)
¡Oh, Roma!
¡Oh, desgracia!
VIEJO HORACIO
¡La sangre se me hiela con ese grito!
¿Qué ocurre?...
UN PARIENTE
¡Hemos sido vencidos!
OTRO PARIENTE
¡Alba triunfa!
VIEJO HORACIO
Entonces mis hijos han caído muertos.
UN PARIENTE
¡Uno sólo sigue vivo!
OTRO PARIENTE
El esposo de Sabina...
VIEJO HORACIO
Entonces, si él vive
¡sigue viva la esperanza de Roma!
PARIENTES
Ha huido...
VIEJO HORACIO
¡Oh, traidor!
¡Eterno deshonor para mi familia!
Un hijo mío... ¡huye!
ALGUNOS PARIENTES
Solo, contra tres, ¿qué debía hacer?
VIEJO HORACIO
Morir.
¡Oh! Si muriendo,
hubiese prolongado el combate,
¡la terrible servidumbre de Roma
se habría retrasado algún tiempo!
¡Sobre su padre y sobre los romanos
ha caído la vergüenza de ese cobarde!
¡Pero tanta infamia con estas manos
yo lavaré en la indigna sangre!
(Se escuchan alegres gritos, que repiten)
GRITOS
¡Roma!... ¡Victoria!...
VIEJO HORACIO
¡He oído en el aire gritos de alegría!
PARIENTES
¡Dioses!
(Entran algunos senadores)
VIEJO HORACIO
¿Qué ocurre?...
SENADORES
¡Tu hijo ha vencido!
VIEJO HORACIO
¿Él?... ¿No huía?...
SENADORES
Fingiéndolo ha logrado la victoria.
Los albanos se dispusieron a seguirlo,
pero no lo alcanzaron al mismo tiempo.
Entonces, ese valiente, a los tres hermanos
ha matado uno tras otro.
HORACIOS
¡Oh, Roma!
VIEJO HORACIO
¡Oh, hijo!... ¿Y yo podía?...
Con lágrimas de alegría y ternura
fue estúpida la ira que me asaltó.
¡Ah! ¡Debía haber recordado
que mi sangre fluye por tus venas!...
Lloro... pero estas lágrimas
no son vergüenza para mis ojos,
no debe esconderlas a Roma
un padre romano.
No es mi única alegría
tener un hijo victorioso:
¡a aquellos que han caído,
voy orgulloso a buscar!
SENADORES
¡Ven... corramos al templo!
El rey te reclama...
Ven, y a los pies de los dioses
esperemos al vencedor.
(salen)
Escena Tercera
(Plaza contigua a la puerta Capena.
La plaza está abarrotada por el pueblo
y parte del ejército; avanza Horacio,
triunfante, rodeado por los despojos de los
Curiacios; lo siguen todas las órdenes de
sacerdotes, el Senado y los principales
líderes. Mientras, entre el fragor de las
trompetas, se canta el siguiente coro)
CORO
¡Ave, magnánimo guerrero,
primer dios de Roma!
Como precio a tu victoria,
Alba está sometida y pacificada.
Así como fue de Rómulo
la ciudad eterna,
¡eterno el recuerdo
de tu valor será!
HORACIO
¡Has vencido, Roma!
El destino ha querido que mi brazo
haya sido el instrumento de tu grandeza
y la sangre de mis hermanos...
(está emocionado, pero controlándose e
indicando a los demás que le sigan,
añade rápidamente)
¡Al Capitolio!
CAMILA
(acudiendo desgreñada, y
en la máxima locura)
¡No, detente!
LOS DEMÁS
¡Oh, dioses!
CAMILA
¡Todavía otra víctima y otra sangre
demanda tu triunfo!
(acercándose más a su hermano,
y ofreciéndole el pecho)
Empuña la espada.
HORACIO
¡Desgraciada!...
CAMILA
¡Dioses! ¡El cadáver de Curiacio!
¡Terrible visión!
¡Ocúltame la luz, oh noche sepulcral!
(arrojándose casi sin sentido
sobre el cadáver de Curiacio)
HORACIO
¡Ah! Vence, vence la dura prueba,
y sigue mi ejemplo.
Oculta, por el bien público, tu privado luto.
Muestren tus secos ojos que eres romana.
CAMILA
Dame, si a estas lágrimas
quieres que ponga freno,
un corazón de tigre o de serpiente
que se asemeje un poco al tuyo.
¡Amarlo eternamente
fue mi más ardiente voto!...
Lloraré eternamente
el bien que me ha sido arrebatado.
HORACIO
¿Y a los cánticos de triunfo
unirás dolor y llanto?
Coronado del sagrado laurel,
¿osas traerme la vergüenza?
Roma debería castigar a esta mujer,
pero como es estúpida,
compadecerme quiero
y no castigarla.
ALGUNOS DEL PUEBLO
(interponiéndose, y tratando de alejarla)
Calma, mujer, regresa a tu hogar...
CAMILA
(con sarcasmo)
¡Bien decís!
¡No deben vuestro júbilo
perturbar ardientes conflictos!
PUEBLO
¡Hay que aceptar el destino!
HORACIO
Contrólate y deja de lamentarte,
se lo debes a Roma...
CAMILA
(con rabia reprimida)
¿A ella?
¿No es ella la causa de mis males?
LOS DEMÁS
¡Oh, cielos!
CAMILA
¿No sacrificaste, cruel,
mi amado a Roma?
(prorrumpiendo con toda
la fuerza de un ciego furor)
¡Ah! ¡Caiga sobre ella
el tremendo fuego
de la ira de los dioses!
Que ella sea la ardiente pira
de mi amado.
Sólo pido sobrevivir
un instante a su destino
para contemplar sus ruinas
¡y morir de júbilo!
HORACIO
¡Malvada mujer!... Te oigo y,
¿no has caído muerta aún?
¡Ojalá hubieras muerto en el seno
de quien te gestaba antes de nacer!
Tengo en el corazón la ira del infierno.
No entiendo nada, no discierno nada...
¡Solo veo al dios de Roma
que me impulsa a matar!
SACERDOTES
(a Horacio)
Tan grave ofensa
la debe castigar el cielo, no tú...
PUEBLO
(a Camila)
¡Vete, huye, para que Roma
deje de escandalizarse!
CAMILA
(en su delirio arrebata a Horacio
la corona de laurel y la pisotea)
Te pisoteo, infame laurel...
SACERDOTES
¡Desgraciada!
HORACIO
(desenvainando la espada y
dirigiéndose hacia Camila)
¡Oh, furor!
CAMILA
(huyendo)
¡Ah!
HORACIO
¡Perversa!...
(liberándose de quienes tratan
de retenerlo, la alcanza, y
agarrándola del cabello, le clava
la espada en el corazón)
MUJERES
¡Cielos!...
CAMILA
¡Muero!...
MUJERES
¿Qué has hecho?...
LOS DEMÁS
¡Horror!
(Camila cae en los brazos de
algunas mujeres. Todos están
espantados)
CAMILA
¡Siento... mis últimas... fuerzas!
¡La luz... me oculta... un... velo!
Te perdono... Horacio...
Roma... perdóname...
(cogiendo toda su fuerza)
Mi bien... te sigo... espérame...
¡Ah, no mentía el cielo!
¡Aquí... los dioses me unen
eternamente a... ti!
CORO
Con tu sangre, ¡oh, mísera!
has limpiado tu error...
La patria te ha perdonado.
¡Paz eterna para ti!
HORACIO
¡Un hielo mortal
atraviesa mi corazón!
¡Ay, Roma!...
¿Tanto has de costarme?
(Camila muere, Horacio se
cubre el rostro con su capa)
Escaneado y traducido por:
Natan González Lekuona 2024 |