LOS DOS FOSCARI

 

Personajes

FRANCISCO FOSCARI

JACOPO FOSCARI

LUCRECIA CONTARINI

LOREDANO

BARBARINO

PISANA

Dux de la República de Venecia

    Hijo del Anterior

Esposa de Jacopo

   Noble Veneciano

Noble Veneciano

Confidente de Lucrecia

Bajo

Tenor

Soprano

Bajo


Tenor

Soprano

 

La acción se desarrolla en Venecia, en el año 1457.

ATTO PRIMO


Scena Prima

(Una sala nel palazzo Ducale di Venezia. Di fronte 
veroni gotici, da' quali scorge parte della città e della 
laguna a chiaro di luna. A destra due porte, una che 
mette negli appartamenti del Doge, l'altra all'ingresso 
comune; a sinistra altre due porte che guidano all'aula 
del Consiglio dei Dieci, ed alle torce di cera, sostenute 
da bracci di legno sporgenti dalle pareti. Il Consiglio 
dei Dieci a Giunta vanno raccogliendosi)

CORO 1
Silenzio...

CORO 2
Mistero...

CORO 1
Qui regnino intorno.

CORO 2
Qui veglia costante, la notte ed il giorno
sul veneto fato di Marco il Leon.

TUTTI
Silenzio, mistero - Venezia fanciulla
nel sen di quest'onde - protessero in culla,
e il fremer del vento - fu prima canzon.
Silenzio, mistero - la crebber possente
de' mari signora - temuta, prudente
per forza e sapere,- per gloria e valor.
Silenzio, mistero - la serbino eterna,
sien l'anima prima - di chi la governa...
Ispirin per essa - timore ed ardor.

(Barbarigo e Loredano, che entrano dalla comune)

BARBARIGO
Siam tutti raccolti?

CORO
Il numero è pieno.

LOREDANO
E il Doge?...

CORO
Tra i primi - qui giunse sereno:
De' Dieci nell'aula - poi tacito entrò.

TUTTI
Or vadasi adunque, - giustizia ne attende,
giustizia che eguali - qui tutti ne rende,
giustizia che splendido - qui seggio posò.
Silenzio, giustizia, - silenzio, mister!

(Entrano nell'aula del Consiglio. Jacopo Foscari viene 
dal carcere preceduto dal Fante, fra i Commendatori)

FANTE
Qui ti rimani alquanto
finché il Consiglio te di nuovo appelli.

JACOPO
Ah sì, ch'io senta ancora, ch'io respiri
aura non mista a gemiti e sospiri.

(Il Fante entra in Consiglio)

Brezza del suol natio,
il volto a baciar voli all'innocente!...

(appressandosi al verone)

Ecco la mia Venezia!... ecco il suo mare!...
Regina dell'onde, io ti saluto!... 
S'ebben meco crudele,
io ti son pur de'figli il più fedele.
Dal più remoto esilio,
sull'ali del desìo, a te sovente rapido
volava il pensier mio; come adorata vergine
te vagheggiando il core, l'esilio ed il dolore
quasi sparian per me.

(Il Fante viene dal Consiglio)

FANTE
Del Consiglio alla presenza
vieni tosto, e il ver disvela.

JACOPO
(Fra sè)
Al mio sguardo almen vi cela, ciel pietoso, il genitor!

FANTE
Sperar puoi pietà, clemenza...

JACOPO
Chiudi il labbro, o mentitor.
Odio solo, ed odio atroce
in quell'anime si serra;
sanguinosa, orrenda guerra
da costoro si farà. Ma dei Foscari,
una voce va tuonandomi nel core;
forza contro il lor rigore
l'innocenza ti darà.

(Tutti entrano nella sala del Consiglio)

Scena Seconda

(Sala nel palazzo Foscari. Vi sono varie porte 
all'intorno con sopra ritratti dei Procuratori, Senatori, 
ecc., della famiglia Foscari. I l fondo è tutto da gotici 
archi, a traverso i quali sì scorge il Canalazzo, ed in 
lontano l'antico ponte di Rialto. La sala è illuminata 
da grande fanale pendente nel mezzo. Lucrezia esce 
precipitosa da una stanza, seguita dalle ancelle che 
cercano trattenerla)

LUCREZIA
No...mi lasciate... andar io voglio a lui...
Prima che Doge egli era padre... il core
cangiar non puote il soglio.
Figlia di Dogi, al Doge nuora io sono...
giustizia chieder voglio, non perdono.

ANCELLE
Resta: quel pianto accrescere
può gioia a’ tuoi nemici!
Al cor qui non favellano
le lagrime infelici...
Tu puoi sperare e chiedere
dal ciel giustizia solo...
Cedi; raffrena il duolo...
pietade il cielo avrà.

LUCREZIA
Ah sì... conforto ai miseri
del ciel è la pietà.

(S’inghinocchia)

Tu al cui sguardo onnipossente
tutto esulta, o tutto geme;
tu che solo sei mia speme,
tu conforta il mio dolor.

(S’alza)

Per difesa all’innocente
presta tu del tuon la voce,
ogni cor il più feroce
farà mite il suo rigor.

ANCELLE
Sperar puoi dal ciel clemente
un conforto al tuo dolor.

LUCREZIA
Ogni cor ecc.

ANCELLE
... al tuo dolor...

(Dette, e Pisana che giunge piangendo)

PISANA
Nuovo esilio al tuo nobil consorte
Del Consiglio accordò la clemenza...

LUCREZIA
La clemenza?... s'aggiunge lo scherno!...
D'ingiustizia era poco il delitto?
Si condanna e s'insulta l'afflitto
di clemenza parlando e pietà?
O patrizi, tremate... l'Eterno
l'opre vostre dal cielo misura ...
D'onta eterna, d'immensa sciagura
egli giusto pagarvi saprà.

PISANA, CORO
Ti confida; premiare l'Eterno
l'innocenza dal cielo vorrà.

Scena Terza

(sala come alla prima scena. Membri del Consiglio
de'Dieci a della Giunta vengono dall'aula)

CORO I
Tacque il reo!

CORO II
Ma lo condanna allo Sforza il foglio scritto.

CORO I
Giusta pena al suo delitto nell'esilio troverà.

CORO II
Rieda a Creta.

CORO I
Solo rieda.

CORO II
Non si celi la partenza...

TUTTI
Imparziale tal sentenza
il Consiglio mostrerà.
Al mondo sia noto che qui contro i rei,
presenti o lontani, patrizi o plebei,
veglianti son leggi d'eguale poter.
Qui forte il leone col brando, con l'ale
raggiunge, percuote qualunque mortale
che ardito levasse un detto, un pensier.

(Escono tutti)

Scena Quarta

(Stanze private del Doge. Una gran tavola coperta di
damasco, con sopra una lumiera di argento; una
scrivania e varie carte; di fianco un gran seggiolone. Il
Doge, appena entrato, si abbandona sul seggiolone)

DOGE
Eccomi solo alfine...
Solo!... e il sono io forse?
Dove de'Dieci non penetra l'occhio?
Ogni mio detto o gesto,
il pensiero perfino m'è osservato...
Prence e padre qui sono sventurato!
O vecchio cor, che batti
come ai prim'anni in seno,
fossi tu freddo almeno
come l'avel t'avrà;
ma cor di padre sei,
vedi languire un figlio;
piangi pur tu, se il ciglio
più lagrime non ha.

(Entra un servo, poi Lucrezia Contarini)

SERVO
L'illustre dama Foscari.

DOGE
Altra infelice! Venga.

(Il servo parte)

Non iscordare, Doge, chi tu sia

(a Lucrezia, Andandole incontro)

Figlia... t'avanza... Piangi?

LUCREZIA
Che far mi resta, se mi mancan folgori
a incenerir queste canute tigri
che de'Dieci s'appellano Consiglio?...

DOGE
Donna, ove parli, e a chi, rammenta...

LUCREZIA
Il so.

DOGE
Le patrie leggi qui dunque rispetta...

LUCREZIA
Son leggi ai Dieci or sol
odio e vendetta. Tu pur lo
sai che giudice in mezzo a lor
sedesti, che l'innocente vittima
a' piedi tuoi vedesti; e con
asciutto ciglio hai condannato
un figlio... L'amato sposo rendimi,
barbaro genitor.

DOGE
Oltre ogni umano credere è questo
cor piagato!... Non insultarmi, piangere
dovresti sul mio fato...Ogni mio
ben darei... gli ultimi giorni miei,
perché innocente e libero
fosse mio figlio ancor.

LUCREZIA
L'amato sposo rendimi,
barbaro genitor. Di sua innocenza
dubiti? Non la conosci ancora?

DOGE
Sì... ma intercetto un foglio
chiaro lo accusa, o nuora.

LUCREZIA
Sol per veder Venezia
vergò; perdé lo scritto.

DOGE
È ver, ma fu delitto...

LUCREZIA
E aver ne dêi pietà.

DOGE
Vorrei... nol posso...

LUCREZIA
Ascoltami: senti il paterno amore...

DOGE
Commossa ho tutta l'anima...

LUCREZIA
Deponi quel rigore...

DOGE
Non è rigore... intendi?

LUCREZIA
Perdona, a me t'arrendi...

DOGE
No... di Venezia il principe
in ciò poter non ha.

LUCREZIA
Se tu dunque potere non hai,
vieni meco pel figlio a pregare...
Il mio pianto, il tuo crine, vedrai,
potran forse ottenere pietà.
Questa almeno, quest'ultima prova,
ci sia dato, signor, di tentare;
l'amor solo di padre ti mova,
s'ora il Doge potere non ha.

DOGE
(Fra sè)
O vecchio padre misero,
a che ti giova trono,
se dar non puoi, né chiedere
giustizia, né perdono
pel figlio tuo, ch'è vittima
d'involontario error?
Ah, nella tomba scendere
m'astringerà il dolor!

LUCREZIA
Tu piangi... la tua lagrima
sperar mi lascia ancor!



ATTO SECONDO


Scena Prima

(Le prigioni di Stato. Poca luce entra da uno spiraglio
praticato nell'alto del muro. Alla destra un'angusta
scala per cui si ascende al palazzo. Jacopo Foscari è
seduto sopra un masso)

JACOPO
Notte! Perpetua notte che qui regni!
Siccome agli occhi il giorno,
potessi almen celare al pensier mio
il fine disperato che m'aspetta!
Tormi potessi alla costor vendetta!
Ma, o ciel!... che mai vegg'io!...

(S'alza spaventato)

Sorgon di terra mille e mille spettri!
Han irto crin...
guardi feroci, ardenti!
A sé mi chiaman essi!...
Uno s'avanza!... ha gigantesche forme!
Il suo reciso teschio
ferocemente colla manca porta!...
A me lo addita e colla destra mano
mi getta in volto il sangue che ne cola!
Ah! Lo ravviso!... è desso...
è Carmagnola!
Non maledirmi, o prode,
se son del Doge il figlio;
de'Dieci fu il Consiglio
che a morte ti dannò!
Ah! Me pure sol per frode
vedi quaggiù dannato,
e il padre sventurato
difendermi non può...
Cessa... la vista orribile
più sostener non so.

(Cade boccone per terra.
Lucrezia Contarini scende dalla scala.)

LUCREZIA
Ah, sposo mio!... che vedo?
Me l'hanno forse ucciso i maledetti,
e per maggiore qui tratta
a contemplar la salma?
Ah, sposo mio!

(Gli palpa il cuore)

Vive ancor!
Quale freddo sudore!
Vieni, amico, ti posa sul mio cor.

JACOPO
(sempre delirando)
Verrò...

LUCREZIA
Che di'?

JACOPO
M'attendi, orrendo spettro...

LUCREZIA
Son io...

JACOPO
Che vuoi?... Vendetta?

LUCREZIA
Non riconosci la sposa tua?

JACOPO
Non è vero!...

(Lucrezia lo abbraccia con trasporto.)

Ah, sei tu?

LUCREZIA
Ah, ti posa sul mio cor.

JACOPO
Fia vero! Fra le tue braccia ancor?
Respiro!
Fu dunque sogno... orrendo sogno il mio!
Il carnefice attende? L'estremo addio
vieni ora a darmi?

LUCREZIA
(piangendo)
No.

JACOPO
E i figli miei, mio padre?
Saran dischiuse loro queste porte,
pria che il sonno mi copra della morte?

LUCREZIA
No, non morrai; ché i perfidi
peggiore d'ogni morte,
a noi, clementi, serbano
più orribile una sorte.
Tu viver dêi morendo
nel prisco esilio orrendo...
Noi desolati in lagrime
dovremo qui languir.

JACOPO
Oh, ben dicesti! All'esule
più crudo della morte
d'a'suoi lontano è il vivere!
O figli, o mia consorte!
Ascondimi quel pianto...
Su questo core affranto
mi piomban le tue lagrime
a crescerne il soffrir.

(S'ode una lontana musica di voci e suoni.)

VOCI
Tutta è calma la laguna;
Voga, voga, gondolier.

JACOPO
Quale suono?

VOCI
Batti l'onda e la fortuna
ti secondi, o gondolier.

LUCREZIA
È il gondoliero,
che pel liquido sentiero
provar debbe il suo valor.

JACOPO
Là si ride, qui si muor.
Maledetto chi mi toglie
a' miei cari, al suol natio;
sul suo capo piombi Iddio
l'abominio e il disonor.
Speranza dolce ancora
non m'abbandona il core:
Un giorno il mio dolore
con te dividerò.
Vicino a chi s'adora
men crude son le pene;
perduto ogn'altro bene,
dell'amor tuo vivrò.

LUCREZIA
Speranza dolce ancora
non m'abbandona il core,
l'esilio ed il dolore
con te dividerò. Vicino a chi
s'adora men crude son le pene:
perduto ogn'altro bene,
dell'amor tuo vivrò, ecc.

(Il Doge, avvolto in ampio e nero mantello, entra nel
carcere, preceduto da un servo con fiaccola, che
depone e parte)

JACOPO, LUCREZIA
(correndogli incontro)
Ah, padre!

DOGE
Figlio! Nuora!

JACOPO
Sei tu?

LUCREZIA
Sei tu?

DOGE
Son io. Volate al seno mio.

TUTTI
Provo una gioia ancor!

DOGE
Padre ti sono ancora, lo credi a
questo pianto; il volto mio soltanto
fingeva per te rigor.

JACOPO
Tu m'ami?

DOGE
Sì.

JACOPO
Oh contento!
Ripeti il caro accento.

DOGE
T'amo, sì, t'amo, o misero.
Il Doge qui non sono.

JACOPO
Come è soave all'anima
della tua voce il suono!

DOGE
Oh figli, sento battere
Il vostro sul mio cor!

JACOPO, LUCREZIA
Così furtiva palpita la gioia nel dolor!

JACOPO
Nel tuo paterno amplesso
io scordo ogni dolore.
Mi benedici adesso,
dà forza a questo core,
e il pane dell'esilio
men duro fia per me...
Questo innocente figlio
trovi un conforto in te.

DOGE
Abbi l'amplesso estremo
d'un genitor cadente;
il giudice supremo
protegga l'innocente...
Dopo il terreno esilio
giustizia eterna v'è.
Al suo cospetto, o figlio,
comparirai con me.

LUCREZIA
(Fra sè)
Di questo affanno orrendo
farai vendetta, oh cielo,
quando nel dì tremendo
si squarcerà ogni ciglio
il giusto, il reo qual é!

(a Jacopo)

Dopo il terreno esilio,
sposo, sarò con te.

(Restano abbracciati piangendo; il Doge si scuote.)

DOGE
Addio...

JACOPO, LUCREZIA
Parti?

DOGE
Conviene.

JACOPO
Mi lasci in queste pene?

DOGE
Il deggio.

LUCREZIA
Attendi.

JACOPO
Ascolta. Ti rivedrò?

DOGE
Una volta...
Ma il Doge vi sarà!

JACOPO, LUCREZIA
E il padre?

DOGE
Soffrirà.
S'appressa l'ora... Addio...

JACOPO
Ciel!... chi m'aita?

(Entra Loredano preceduto dal Fante del Consiglio
e da quattro custodi con fiaccole.)

LOREDANO
(dalla soglia)
Io.

LUCREZIA
Chi? Tu!

JACOPO
Oh ciel!

DOGE
Loredano!

LUCREZIA
Ne irridi, anco, inumano?

LOREDANO
(freddamente a Jacopo)
Raccolto è già il Consiglio;
vieni, di là al naviglio
che dee tradurti a Creta... Andrai...

LUCREZIA
Io pur.

LOREDANO
Tel vieta de'Dieci la sentenza.

DOGE
(ironico)
Degno di te è il messaggio!

LOREDANO
Se vecchio sei, sii saggio.

(ai custodi)

S'affretti la partenza.

JACOPO, LUCREZIA
Padre, un amplesso ancora.

DOGE
Figli...

LOREDANO
Varcata è l'ora.

JACOPO, LUCREZIA
(a Loredano)
Ah sì, il tempio che mai non s'arresta
rechi pure a te un'ora fatale,
e l'affanno che m'ange mortale,
più tremendo ricada su te.
Il rimorso in quell'ora funesta
ti tormenti, o crudele, per me.

DOGE
(a Jacopo e Lucrezia)
Deh, frenate quest'ira funesta;
l'inveire, o infelice, non vale!
S'eseguisca il decreto fatale...
Sparve il padre,
ora il Doge sol v'è.
La giustizia qui mai non s'arresta:
Obbedire a sue leggi si de'.

LOREDANO
(da sé, guardandoli con disprezzo)
Empia schiatta al mio sangue funesta,
a difenderti un Doge non vale;
per te giunse alfin l'ora fatale
sospirata cotanto da me.

(fra sè)

La Giustizia qui mai non s'arresta,
obbedire a sue leggi si de'.

(Jacopo parte fra i custodi preceduto da Loredano, 
e seguito lentamente dal Doge, che si appoggia a
Lucrezia.)

Scena Seconda

(Sala del Consiglio dei Dieci. I Consiglieri e la Giunta,
tra i quali Barbarigo, van raccogliendosi.)

CORO I
Che più grave; si tarda?

CORO II
Affrettisi ormai questa partenza.

CORO I
Inulte l'ombre fremono,
ne accusan d'indolenza.

CORO II
Parta l'iniquo Foscari...
Ucciso egli ha un Donato.

CORO I
Per istranieri principi
l'indegno ha parteggiato.

TUTTI
Non fia che di Venezia
ei sfugga alla vendetta...
Giustizia incorruttibile
non fia qui mai negletta!
Baleni, e come folgore
punisca il traditor;
mostri ai soggetti popoli
un vigile rigor.

(Entra il Doge, che preceduto da Loredano, dal Fante
del Consiglio e dai Commendatori, e seguito dai paggi,
va gravemente a sedere sul trono. Lui seduto, tutti
fanno lo stesso.)

DOGE
O patrizi... il voleste... eccomi a voi...
Ignoro se il chiamarmi ora in Consiglio
sia per tormento al padre,
oppure al figlio;
ma il voler vostro è legge...
Giustizia ha i dritti suoi...
M'è d'uopo rispettare anco il rigore...
Sarò Doge nel volto,
e padre in core.

CORO
Ben dicesti.
Il reo s'avanza...

DOGE
(Fra sè)
Dona, o ciel, a me costanza!

(Jacopo entra fra quattro custodi)

LOREDANO
Legga il reo la sua sentenza.

(Dà una pergamena al Fante, che la consegna 
a Jacopo, il quale legge.)

Del consiglio la clemenza or la vita ti donò.

JACOPO
(restituisce la pergamena)
Nell'esilio io morrò...
Non hai, padre, un solo detto
pel tuo Jacopo reietto?
Se tu parli, se tu preghi,
non sarà chi grazia neghi...
Pregar puoi; sono innocente;
il mio labbro a te non mente.

CORO
Non s'inganna qui la legge,
qui giustizia tutto regge.

DOGE
Il Consiglio ha giudicato;
parti, o figlio, rassegnato.

(S'alza, tutti lo imitano)

JACOPO
Mai più dunque ti vedrò?

DOGE
Forse in cielo, in terra no.

JACOPO
Ah, che di'? Morir mi sento.

LOREDANO
(ai custodi che gli si pongono al fianco, e si avviano)
Da qui parta sul momento.

(Lucrezia Contarini si presenta sulla soglia coi due
figli, seguita da varie dame sue amiche e dalla Pisana)

LUCREZIA
No... crudeli!

JACOPO
Ah, i figli miei!

(Corre ad abbracciarli)

DOGE, BARBARIGO,
CONSIGLIERI, FANTE
(Fra sè)
Sventurata!... Qui costei!

LOREDANO, DOGE,
BARBARIGO, CONSIGLIERI
Quale audacia vi guidò?

JACOPO
Miei figli! Miei figli!

(Prende i due fanciulli piangenti, e li pone in
ginocchio ai piedi del Doge.)

Queste innocente lagrime
ti chiedono perdono...
A lor m'unisco, e supplice
a' piedi del tuo trono,
padre, ti grido, implorami,
concedimi pietà.

LUCREZIA
(ai Consiglieri)
O voi, se ferrea un'anima
non racchiudete in petto,
se mai provaste il tenero
di padri e figli affetto,
quelle strazianti lagrime
vi muovano a pietà.

BARBARIGO
(a Loredano)
Ti parlin quelle lagrime,
o Loredano, al core;
quei pargoli disarmino
l'atroce tuo furore;
almeno per quei miseri
t'inchina alla pietà.

LOREDANO
(a Barbarigo)
Non sai che in quelle lagrime
trionfa una vendetta,
che qual rugiada scendono
al cor di chi l'aspetta,
che per gli alteri Foscari
sentir non vo' pietà?

CONSIGLIERI
(alle dame)
Son vane ora le lagrime;
provato è già il delitto:
Non fia ch'esse cancellino
quanto giustizia ha scritto;
esempio sol dannabile
sarebbe la pietà.

PISANA, DAME
(ai Consiglieri)
Quelle innocenti lagrime
muovano il vostro core;
in voi clemenza ispirino,
ne plachino il rigore;
di pace come un'iride
qui brilli la pietà.

DOGE
(Fra sè)
Non smentite, o lagrime,
la simulata calma:
A ognuno qui nascondessi
l'affanno di quest'alma...
Ne' miei nemici infondere
non potria la pietà.

LOREDANO
Parta... perché ancor s'esita?
Parta lo sciagurato.

LUCREZIA
La sposa, i figli seguono,
dividano il suo fato...

JACOPO
Ah sì...

LOREDANO
Costor rimangano:
La legge omai parlò.

(Toglie i figli dalle braccia di Jacopo e li consegna ai
Commendatori.)

JACOPO
(al Doge)
Ai figli tu dell'esule sii padre e guida
almeno... Tu li proteggi...

DOGE
(Fra sè)
Misero!

JACOPO
Vedi, al sepolcro in seno,
illacrimata polvere
fra poco scenderò.

DOGE, LOREDANO, CONSIGLIERI
Parti... t'è forza cedere:
la legge omai parlò.

LUCREZIA, PISANA,
BARBARIGO, DAME
Affanno più terribile in terra chi provò?

(Jacopo parte fra le guardie, Lucrezia sviene 
fra le braccia delle donne; tutti si ritirano)



ATTO TERZO


Scena Prima

(L'antica Piazzetta di San Marco. Il canale è pieno di 
gondole che vanno e vengono. Di fronte vedesi l'isola 
dei Cipressi, ora San Giorgio. Il sole volge all'occaso. 
La scena, da principio vuota, va riempiendosi di popolo 
e maschere, che entrano da varie parti, s'incontrano, 
si riconoscono, passeggiano. Tutto è gioia)

CORO I
Alla gioia!

CORO II
Alle corse, alle gare...

CORO I
Sia qui lieto ogni volto, ogni cor.

TUTTI
Figlia, sposa, signora del mare.
è Venezia un sorriso d'amor.

CORO I
Come specchio l'azzurra laguna
le raddoppia il fulgore del dì.

CORO II
Le sue notti inargenta la luna,
né le grava se il giorno sparì.

TUTTI
Alle gioie, ecc.

(Entrano Loredano e Barbarigo mascherati, va parte)

BARBARIGO
Ve'! Come il popol gode!..

LOREDANO
A lui non cale
se Foscari sia Doge o Malipiero.

(Si avanza fra il popolo)

Amici... che s'aspetta?
Le gondole son pronte; omai la festa
coll'usata canzone incominciamo.

CORO
Sì, ben dicesti. Allegri, orsù cantiamo.

(Tutti vanno alla riva del mare, coi fazzoletti bianchi 
e coi gesti animano i gondolieri colla seguente 
barcarola.)

Tace il vento, è queta l'onda;
mite un'aura l'accarezza...
Dêi mostrar la tua prodezza;
prendi il remo, o gondolier.
La tua bella dalla sponda
già t'aspetta palpitante;
per far lieto quel sembiante
voga, voga, o gondolier,
fendi, scorri la laguna,
che dinanzi a te si stende;
chi la palma ti contende
non ti vinca, o gondolier.
Batti l'onda, e la fortuna
assecondi il tuo valore...
Alla bella vincitore
torni lieto il gondolier.

(Escono dal palazzo ducale due trombettieri seguiti 
dal Messer Grande. I trombettieri suonano, ed il 
popolo si ritira. Anche le gondole scompariscono 
dal canale, ov'è una galera, su cui sventola il 
vessillo di San Marco)

POPOLO
(udite le trombe)
La giustizia del Leone!...
Finché passi... via di qua.

(Si ritirano e si tengono a molta distanza.)

BARBARIGO
Di timor non v'ha ragione!

LOREDANO
Questo volgo ardir non ha.

(Sbarca dalla galera il Sopracomito, a cui il Messer
Grande consegna un foglio. Dal ducale palazzo poi
esce lentamente fra i custodi Jacopo Foscari, seguito
da Lucrezia e dalla Pisana.)

JACOPO
Donna infelice, sol per me infelice,
vedova moglie a non estinto sposo,
addio... fra poco un mare
tra noi s'agiterà e per sempre! Almeno
tutte schiudesse ad ingoiarmi, tutte
le sirti del suo seno.

LUCREZIA
Taci, crudel, deh taci!

JACOPO
L'inesorabil suo core di scoglio,
più di costor pietoso,
frangesse il legno, ed una pronta morte
quest'esule togliesse
al suo lento morire...
Paghi gli odi saranno e il mio desire.

LUCREZIA
E i figli? E il padre? Ed io?

JACOPO
Da voi lontano - è morte il viver mio.
All'infelice veglio
conforta tu il dolore,
dei figli nostri in core
tu ispira la virtù.
A lor di me favella,
di' che innocente io sono,
che parto, che perdono,
che ci vedrem lassù.

LUCREZIA
Cielo, s'affretti al termine la vita mia penosa!

JACOPO
Di Contarini e Foscari
mostrati figlia e sposa!
Che te non veggan piangere;
gioire alcun ne può.

LOREDANO
(imperiosamente al Messer Grande)
Messer, a che più indugiasi?
Parta, n'è tempo omai.

JACOPO, LUCREZIA
Chi sei?

LOREDANO
(levandosi per un istante la maschera)
Ravvisami.

JACOPO
Oh ciel, chi veggio mai!
Il mio nemico demone!

JACOPO, LUCREZIA
Hai d'una tigre il cor!

JACOPO
Ah padre, figli, sposa,
a voi l'addio supremo!
In cielo un giorno avremo
merce' di tal dolor.

LUCREZIA
Ah, ti rammenta ognora
che sposo e padre sei,
ch'anco infelice, dêi
vivere al nostro amor.

PISANA, BARBARIGO, CORO
(Fra sè)
Frenar chi puote il pianto
a vista sì tremenda!
Troppo, infelici, è
tal pena ad uman cor!

LOREDANO
(Fra sè)
Comincia la vendetta
tant'anni desiata.
O stirpe abominata,
m'è gioia il tuo dolor!

JACOPO
In cielo un giorno avremo
merce' di tal dolor!
Sposo addio!

(Jacopo, scortato dal Sopracomito e dai custodi, 
sale sulla galera. Lucrezia sviene tra le braccia della 
Pisana; Loredano entra nel palazzo ducale; Barbarigo 
s'avvia per altra strada; il popolo si disperde)

Scena Seconda

(Stanze private del Doge come nell'atto primo. Il
Doge entra afflitto.)

DOGE
Egli ora parte!... Ed innocente parte!...
Ed io non ebbi per salvarlo un detto!...
Morte immatura mi rapita tre figli!
Io, vecchio, vivo
per vedermi il quarto
tolto per sempre da un infame esilio!

(Depone il corno)

Oh, morto fossi allora,
che quest'inutil peso
sul capo mio posava!
Almen veduto avrei
d'intorno a me spirante i figli miei!
Solo ora sono!... e sul confin degli anni
mi schiudono il sepolcro atroci affanni.

(Barbarigo entra frettoloso, recando un foglio)

Barbarigo, che rechi!

BARBARIGO
Morente
a me un Erizzo inviò questo scritto.
Da lui solo Donato trafitto
ei confessa, ed ogn'altro innocente...

DOGE
Ciel pietoso! Il mio affanno hai veduto!
A me un figlio volesti reso!

(Entra Lucrezia, desolata.)

LUCREZIA
Ah, più figli, infelice, non hai.
Nel partir l'innocente spirò...

DOGE
Ed il cielo placato sperai!
Me infelice! Più figlio non ho!

(Si abbandona sul seggiolone.)

LUCREZIA
Più non vive! L'innocente
s'involava a'suoi tiranni;
forse in cielo degli affanni
la mercede ritrovò.
Sorga in Foscari possente
più del duolo or la vendetta ...
Tanto sangue un figlio aspetta,
quante lagrime versò.

(Parte. Entra un servo.)

SERVO
Signor, chiedon parlarti i Dieci...

DOGE
I Dieci!

(Fra sè)

Che bramano da me?

(al servo che esce)

Entrino tosto.

(Fra sè)

A quale onta novella i serbano costoro?

(Barbarigo, i membri del Consiglio dei Dieci e della
Giunta, fra i quali è Loredano, entrano gravemente e
dopo inchinato il Doge, gli si dispongono intorno.)

DOGE
O nobili signori, che si chiede da me?...
V'ascolta il Doge.

(Si ripone in capo il corno ducale.)

LOREDANO
Il Consiglio convinto ed il Senato,
che gli anni molti e il tuo grave dolore
imperiosamente
ti chieggono un riposo, ben dovuto
a chi tanto di patria ha meritato,
dalle cure ti liberan di Stato.

DOGE
Signori?... ho ben intesto?

LOREDANO
Uniti or qui ne vedi a ricever da te l'anel ducale...

DOGE
(alzandosì impetuoso)
Da me non l'otterrà forza mortale!...
Due volte in sette lustri,
dacché Doge io sono, ben due volte
chiesi abdicare, e mel negaste voi...
Di più... a giurar fui stretto... che
Doge morirei! Io, Foscari, non manco a' giuri miei.

CORO
Cedi, cedi, rinunzia al potere
o il Leone t'astringe a obbedir.

DOGE
Questa dunque è l'iniqua mercede,
che serbaste al canuto guerriero?
Questo han premio il valore e la fede,
che han protetto, cresciuto l'impero?
A me padre un figliuolo innocente
voi strappaste, crudeli, dal core!
A me Doge pe' gli anni cadente
or del serto si toglie l'onor!

CORO
Pace piena godrai
fra tuoi cari;
cedi alfine, ritorna a' tuoi lari.

DOGE
Fra miei cari?... 
Rendetemi il figlio:
Desso è spento... che resta?

CORO
Obbedir.

DOGE
Che venga a me, se lice la vedova infelice...

(Uno esce)

A voi l'anello... Foscari
più Doge non sarà.

(Consegna l'anello ad un Senatore. Entra Lucrezia.)

LUCREZIA
Padre... mio prence...

DOGE
Principe!
Lo fui, or più nol sono.
Chi m'uccideva il figlio
ora mi toglie il trono...
Vieni, fuggiam di qui.

(Prende per mano Lucrezia e s'avvia, quando è
colpito dal suono delle campane di San Marco.)

LOREDANO
(avvicinandosi al Doge con gioia)
In Malipier di Foscari s'acclama il successor.

BARBARIGO, CORO
(a Loredano)
Taci, abbastanza è misero; rispetta il suo dolor.

LUCREZIA
(Fra sè)
Cielo! Già di Foscaris'acclama il successor!

DOGE
Quel bronzo ferale che
all'alma rimbomba, mi schiude
la tomba, sfuggirla non so.
D'un odio infernale la vittima sono...
Più figli, più trono, più vita non ho!

LUCREZIA
(Fra sè)
Quel bronzo ferale che intorno
rimbomba, com'orrida tromba
vendetta suonò

(al Doge)

Nell'ora fatale sii grande, sii forte,
maggior della sorte
che sì t'oltraggiò.

LOREDANO
Il suono ferale che intorno
rimbomba, com'orrida tromba
vendetta suonò.
Quest'ora fatale
bramata dal core,
più dolce fra l'ore
alfine suonò.

BARBARIGO, CORO
Tal suono ferale
che all'alma rimbomba,
più presto la tomba
dischiudergli può.
Ah, troppo fatale
quest'ora tremenda:
La sorte più orrenda
su desso gravò.

DOGE
Ah, morte è quel suono!

LUCREZIA
Fa core...

DOGE
Mio figlio!...

(Cade morto)

LOREDANO
(scrivendo sopra un portafoglio che trae dal seno)
"Pagato ora sono!"

TUTTI
D'angoscia spirò!


ACTO PRIMERO


Escena Primera

(Sala en el palacio ducal de Venecia. Balcones 
góticos desde donde se ve, a la luz de la luna, 
la ciudad y la laguna. A la derecha dos puertas, 
la de la alcoba del Dux y la de la entrada. A la 
izquierda otras dos puertas que conducen a la 
sala del Consejo de los Diez y a las mazmorras 
del Estado. El Consejo de los Diez y la Junta, se 
están reuniendo)

CORO 1
Que el silencio…

CORO 2
… y el misterio…

CORO 1
…reinen a nuestro alrededor.

CORO 2
Aquí vigila, noche y día,
el León de San Marcos.

TODOS
El silencio y el misterio, 
protegen a la joven Venecia
desde el seno de estas olas,
con el gemir del viento como su primera canción.
El silencio, el misterio, la fuerza y la sabiduría
la hicieron temida en todos los mares.
Que el silencio y el misterio la protejan siempre
y que el alma de quien la gobierna…
¡inspire temor y respeto!

(Barbarigo y Loredano entran)

BARBARIGO
¿Estamos todos?

CORO
Sí, todos.

LOREDANO
¿Y el Dux?...

CORO
Cuando llegó, de los primeros,
se hizo el silencio en la sala de los Diez.

TODOS
¡Vamos, la justicia nos espera!
La justicia que a todos nos iguala;
la justicia que reina en lo más alto.
¡Silencio, justicia, silencio, secreto!

(Entran en la sala. Llega Jacopo Foscari, 
esposado y entre guardias)

EL OFICIAL
Espera aquí hasta que
el Consejo te llame.

JACOPO
¡Ah, sí, otra vez respiro este aire
lleno de gemidos y suspiros!

(El oficial entra en el Consejo)

¡Aire de mi tierra natal,
besa el rostro de un inocente!

(acercándose al balcón)

¡Aquí está Venecia! ¡Allí el mar!...
¡Reina de las olas, yo te saludo!
Aunque hayas sido cruel conmigo,
¡yo soy uno de tus hijos más fieles!
Desde mi remoto exilio,
en alas de mi deseo 
mi pensamiento volaba hacia ti.
Cuando mi corazón te recordaba,
el exilio y el dolor casi desaparecían.

(El oficial sale del Consejo)

EL OFICIAL
Pasa ante el Consejo
y confiesa toda la verdad.

JACOPO
(Para sí)
¡Oculta a mi mirada, cielo piadoso, a mi padre!

EL OFICIAL
Puedes esperar piedad, clemencia…

JACOPO
¡Cierra la boca, mentiroso!
El odio, el odio atroz,
que encierran esas almas,
provocará una sangrienta y horrible guerra.
Sin embargo, una voz en mi corazón me grita:
¡eres un Foscari!
Mi inocencia, 
hará frente a su rigor.

(Entran todos en la sala del Consejo)

Escena Segunda

(Palacio Foscari. Varias puertas alrededor y 
retratos de senadores Foscari. El fondo está 
repleto de arcos góticos a través de los cuales se 
ve el Gran Canal y, a lo lejos, el antiguo puente 
de Rialto. La sala está iluminada por una gran 
lámpara. Lucrecia sale apresuradamente de una
habitación, seguida de doncellas que intentan 
detenerla)

LUCRECIA
No... dejadme... quiero ir con él...
Antes que Dogo era padre... el trono
no puede cambiar su corazón.
Hija de dogos, del Dux soy nuera
pido justicia, no perdón.

DONCELLAS
¡Detente: ese llanto aumentará
la alegría de tus enemigos!
Ante un corazón que no atiende
a lágrimas desdichadas...
sólo puedes esperar y pedir
justicia del cielo...
Cede; contén tu dolor...
el cielo se apiadará.

LUCRECIA
Ah, sí... consuelo para los desgraciados
es la piedad del cielo.

(Se arrodilla)

Tú, a cuya omnipotente mirada
todo se alegra, o todo gime;
Tú, que eres mi única esperanza,
conforta Tú mi dolor.

(Se levanta)

Para defender al inocente
préstanos la voz del trueno,
y el corazón más feroz
mitigará su crueldad.

DONCELLAS
Puedes esperar del clemente cielo
consuelo para tu dolor.

LUCRECIA
Y el corazón más feroz…

DONCELLAS
... para tu dolor...

(Pisana entra llorando)

PISANA
Un nuevo exilio para tu consorte 
acordó el clemente Consejo.

LUCRECIA
¿Clemente?... ¡Aún más cruel!
¿Era poca la injusticia?
¡Han condenado al indefenso
con palabras de clemencia y piedad!
¡Patricios, temblad!...
El Eterno os vigila desde el cielo.
¡Él sabrá recompensaros 
con el oprobio eterno!

PISANA, CORO
Confía en el Eterno, 
que premia en el cielo la inocencia.

Escena Tercera

(Sala de la primera escena. Los miembros del
Consejo de los Diez y de la Junta entran)

CORO 1
¡El reo calla!

CORO 2
Pero la carta de Sforza lo acusa...

CORO 1
El exilio será su justa condena.

CORO 2
¡Que regrese a Creta!

CORO 1
¡Que se marche solo!

CORO 2
¡Que todos sepan su marcha!

TODOS
El Consejo ha mostrado su clemencia
al dictar sentencia.
Que todos,
patricios o plebeyos, 
presentes o ausentes,
sepan que las leyes los hace iguales.
¡La poderosa espada del león alado caerá 
sobre cualquiera que ose levantarse contra él!

(Todos salen.)

Escena Cuarta

(Habitación privada del Dux. Gran mesa cubierta 
de damasco, sobre la que hay una lámpara de 
plata y varias cartas, al lado un sillón. El Dux, 
se deja caer sobre el sillón apenas entra)

EL DUX
¡Por fin solo!... ¡Solo!
Pero… ¿acaso lo estoy?
¿Dónde no penetra la mirada de los Diez?
Cada una de mis palabra o gestos, 
incluso de mis pensamientos, son observados…
¡Príncipe y padre desafortunado!
¡Oh, viejo corazón,
qué atrás queda tu juventud!
¡Si al menos fueses frío, 
como lo serás en la tumba!
Pero eres el corazón de un padre
que ve sufrir a su hijo.
¡Llora, pues al menos tus ojos
no tienen lágrimas!

(Entra un sirviente y después Lucrecia Contarini)

EL SIRVIENTE
¡La ilustre señora Foscari.

EL DUX
¡Otra infeliz!... ¡Que entre!

(El sirviente sale)

No debo olvidar que soy el Dux.

(a Lucrecia, yendo a su encuentro)

¡Hija!… ¡Ven! ¿Lloras?

LUCRECIA
¿Qué otra cosa puedo hacer
si no poseo los rayos para fulminar
a los tigres del Consejo de los Diez?

EL DUX
Mujer, recuerda con quién estás hablando.

LUCRECIA
Lo sé.

EL DUX
Pues entonces acata las normas...

LUCRECIA
Las normas de los Diez,
son odio y venganza.
Tú lo sabes bien,
pues como juez te sientas entre ellos.
Con los ojos secos de lágrimas,
has condenado a un hijo inocente.
Padre sin entrañas,
¡devuélveme a mi esposo!

EL DUX
¡Te aseguro que mi corazón está más herido 
que el de cualquier otro!
En lugar de insultarme, 
deberías llorar por mi suerte… 
¡Daría mis bienes y mi sangre
para que mi hijo estuviera libre!

LUCRECIA
Devuélveme a mi querido esposo, padre cruel. 
¿Acaso dudas de su inocencia?
¿Es que no le conoces?

DOGO
Sí, pero el documento interceptado
lo acusa claramente, nuera.

LUCRECIA
¡Sólo deseaba ver Venecia!
Luego, ese documento…

EL DUX
Cierto, pero cometió un delito...

LUCRECIA
¡Deberías tener piedad de él!

EL DUX
Quisiera… pero no puedo…

LUCRECIA
¿No sientes el amor paterno?...

EL DUX
Mi alma está destrozada…

LUCRECIA
Depón tu rigor…

EL DUX
No es rigor… ¿entiendes?

LUCRECIA
¡Perdónalo, ríndete a mis ruegos!...

EL DUX
¡No... el príncipe de Venecia
no posee tanto poder!

LUCRECIA
¡Si no tienes poder, entonces, 
ven conmigo a suplicar por tu hijo!...
Mi llanto y tus canas, 
quizá alcancen piedad.
Será la última oportunidad 
que podamos intentar.
Si el Dux ya no tiene poder señor,
al menos que te mueva el amor de padre.

EL DUX
(Para sí)
¡Oh, mísero y anciano padre!
¿De qué te sirve el trono
y todo su oropel,
si no puedes hacer justicia
y perdonar a tu hijo,
víctima de un error involuntario?
¡Ah, el dolor me llevará
hasta la tumba!

LUCRECIA
¿Lloras?...
¡Esas lágrimas aún me dan esperanza!



ACTO SEGUNDO


Escena Primera

(Prisión del Estado. Una luz tenue entra por un
tragaluz. A la derecha, una angosta escalera por 
la que se asciende al palacio. Jacopo Foscari 
está sentado sobre un banco de piedra)

JACOPO
¡Noche, perpetua noche!
¡Si pudiera ocultar a mi pensamiento,
como ante mis ojos lo hace el día, 
el trágico fin que me espera! 
¡Si pudiera escapar a su venganza!
Pero… ¡oh, cielos!... ¿Qué veo?

(Se incorpora asustado)

¡Miles de fantasmas surgen de la tierra!
¡Su cabello es hirsuto...
y su mirada feroz y ardiente!
¡Me están llamando!...
¡Ahí avanza uno! ¡Es gigantesco!
¡En la mano izquierda
sostiene su cabeza decapitada!
¡Me la muestra!... 
¡Con la mano derecha 
me asperja la sangre que mana de ella!
¡Ah, lo reconozco!... ¡Sé quien es él!
¡Carmagnola!
No me maldigas,
pues aunque soy el hijo del Dux,
¡fue el Consejo de los Diez
quien te condenó muerte!
¡Ah, también yo he sido condenado
y mi desventurado padre 
ni siquiera puede defenderme!...
¡Basta, no puedo soportar por más tiempo
esta horrible visión!

(Cae al suelo inconsciente. Lucrecia Contarini 
desciende por la escalera)

LUCRECIA
¡Ah, esposo mío! ¿Qué veo?
¿Acaso te han asesinado esos malditos y,
para mayor escarnio, 
me han traído para que contemple tu cadáver?
¡Ah, esposo mío!

(Le palpa el corazón)

¡Aún vives! 
¡Qué frío sudor!
¡Ven, amigo, reposa sobre mi corazón!

JACOPO
(siempre delirando)
Iré...

LUCRECIA
¿Qué dices?

JACOPO
Espérame, horrible espectro...

LUCRECIA
Soy yo...

JACOPO
¿Qué quieres?... ¿Venganza?

LUCRECIA
¿No reconoces a tu esposa?

JACOPO
¡No eres real!...

(Lucrecia lo abraza apasionadamente)

¡Ah, sí, eres tú!

LUCRECIA
¡Ah, reposa sobre mi corazón

JACOPO
Entonces ¿es cierto? ¿Estoy entre tus brazos?
¡Alfín respiro! 
Todo fue un sueño... ¡Un horrible sueño
¿El verdugo me espera?
¿Acaso vienes a darme tu último adiós?

LUCRECIA
(llorando)
No.

JACOPO
¿Y mis hijos? ¿Y mi padre?
¿Se abrirán estas puertas para ellos,
antes de que el sueño de la muerte me lleve?

LUCRECIA
No, no vas a morir... 
Esos pérfidos, desean para ti
una suerte mil veces más terrible
que cualquier muerte.
Vivirás muriendo en el exilio...
Nosotros, 
ahogados en lágrimas,
nos marchitaremos aquí.

JACOPO
¡Oh, dices bien! 
¡Más cruel que la muerte 
es vivir alejado de vosotros! 
¡Oh, hijos, esposa mía!
No me muestres tu llanto...
Mi corazón destrozado,
aumenta su sufrimiento
al ver tus lágrimas.

(Se oye una música lejana, voces y cantos)

VOCES
La laguna está en calma.
¡Boga, boga gondolero!

JACOPO
¿Qué suena?

VOCES
Bate las aguas y que la fortuna
te sea favorable, ¡oh, gondolero!

LUCRECIA
Es un gondolero, 
que por su líquido itinerario
debe probar su valor.

JACOPO
Allí se ríe, aquí se muere.
Malditos sean los que me alejan 
de mis seres queridos y mi tierra natal.
Dios, haz recaer sobre mi cabeza 
la abominación y el deshonor,
pero que la dulce esperanza
no abandone mi corazón.
Algún día 
compartiremos el dolor.
Estando junto a quien se ama,
los sufrimientos son menos crueles.
Puesto que ya nada me queda,
¡viviré por tu amor!

LUCRECIA
La dulce esperanza no abandona mi corazón,
pues compartiré contigo 
el exilio y el dolor. 
Las penas son menos crueles
si se está junto a quien se adora.
Puesto que ya nada me queda,
¡viviré por tu amor!

(El Dux, con gran manto negro, entra en la cárcel 
precedido de un sirviente con una antorcha que 
deposita a un lado.)

JACOPO, LUCRECIA
(corriendo a su encuentro)
¿Ah, padre!

EL DUX
¡Hijo! ¡Nuera!

JACOPO
¿Eres tú?

LUCRECIA
¿Eres tú?

EL DUX
¡Soy yo! ¡A mis brazos!

TODOS
¡Aún puedo sentir alegría!

EL DUX
Mi llanto te confirma 
que aun soy tu padre.
Mi rostro sólo fingía rigor hacia ti.

JACOPO
¿Me quieres?

EL DUX
Sí.

JACOPO
¡Oh, felicidad!
¡Repite esas dulces palabras!

EL DUX
¡Te quiero, te quiero, ah, desgraciado!
Aquí no soy el Dux.

JACOPO
¡Qué dulce es para mi alma
el sonido de tu voz!

EL DUX
¡Oh hijos, siento latir
vuestros corazones sobre el mío!

JACOPO, LUCRECIA
¡Así, furtiva, palpita la alegría en el dolor.

JACOPO
En tus brazos paternales
encuentra consuelo mi dolor.
¡Bendíceme, 
para que mi corazón
encuentre la fuerza necesaria
para soportar el exilio!
Que tu inocente hijo
encuentre consuelo en ti.

EL DUX
Recibe el último abrazo
de un envejecido padre.
Que el Juez supremo proteja
al inocente...
Al acabar tu exilio, hijo mío,
encontrarás la justicia eterna,
y ante ella, 
compareceremos juntos.

LUCRECIA
(Para sí)
¡Cuando finalice este horrible penar, 
la venganza celestial descubrirá,
ante todos los ojos,
quién entre de entre nosotros
es el justo y quién es el reo!

(a Jacopo)

Después de tu exilio, esposo,
me reuniré contigo.

(Se abrazan llorando; el Dux se retira)

EL DUX
Adiós...

JACOPO, LUCRECIA
¿Te marchas?

EL DUX
He de hacerlo.

JACOPO
¿Me dejas con esta pena?

EL DUX
Debo hacerlo.

LUCRECIA
¡Espera!

JACOPO
¿Nos volveremos a ver?

EL DUX
Una vez más...
¡Pero entonces seré el Dux!

JACOPO, LUCRECIA
¿Y el padre?

EL DUX
Sufrirá.
Se acerca la hora... ¡Adiós!...

JACOPO
¡Cielos!.. ¿Y quién me ayudará?

(Entra Loredano, precedido del Oficial del 
Consejo y cuatro carceleros con antorchas)

LOREDANO
(en el umbral)
¡Yo!

LUCRECIA
¿Quién? ¿Tú?

JACOPO
¡Oh, cielos!

EL DUX
¡Loredano!

LUCRECIA
¿Te ríes de nosotros, cruel?

LOREDANO
(fríamente, a Jacopo)
El Consejo ya está reunido.
Desde allí, irás al barco
que te conducirá a Creta... ¡Vamos!

LUCRECIA
¡Yo iré con él!

LOREDANO
La sentencia de los Diez lo prohíbe.

EL DUX
(irónico)
¡Digno de ti este mensaje!

LOREDANO
Si eres viejo, sé sabio.

(a los carceleros)

Apresurad su salida.

JACOPO, LUCRECIA
¡Padre, un último abrazo!

EL DUX
¡Hijos!...

LOREDANO
Ya es la hora.

JACOPO, LUCRECIA
(a Loredano)
¡Ah, que el tiempo que nunca se detiene
te traiga una horrible muerte,
y que el sufrimiento que ahora padezco
se multiplique mil veces para ti.
Mis penas, en esa hora funesta, 
te atormenten por siempre.

EL DUX
(a Jacopo y Lucrecia)
¡Ah, frenad vuestra funesta ira!
¡Las maldiciones no os harán más felices!
Que se ejecute el derecho fatal...
Desaparece el padre,
¡ya sólo el Dux está aquí!
La justicia no puede detenerse,
y sus leyes deben ser obedecidas.

LOREDANO
(para sí, mirándolos con desprecio)
¡Estirpe impía, funesta a mi sangre!
¡Ni un Dux podrá salvarte!
¡Llegó la hora fatal 
por la que tanto he suspirado!

(para sí)

La justicia no se detiene aquí,
sus leyes deben ser obedecidas.

(Jacopo sale entre los carceleros precedido por
Loredano; tras ellos, lentamente, lo hace el Dux, 
apoyado en Lucrecia)

Escena Segunda

(La sala del Consejo de los Diez. Los consejeros,
entre los que está Barbarigo, van reuniéndose)

CORO 1
¿Por qué tanta tardanza?

CORO 2
¡Que se apresure la partida!

CORO 1
¡Las sombras impunes,
nos acusan de indolencia!

CORO 2
¡El inicuo Foscari,
mató a un Donato!

CORO 1
El indigno se puso da favor
del príncipe extranjero.

TODOS
¡Que no escape 
a la venganza de Venecia!...
¡Que la justicia incorruptible,
no permanezca ociosa!
Que ella, en su rigor, 
fulmine al traidor 
para servir de ejemplo
a los pueblos sometidos.

(Entra el Dux, precedido de Loredano, del Oficial 
del Consejo y de los Comendadores. Luego, se 
dirige solemnemente al trono. Una vez que toma 
asiento, todos hacen lo mismo.)

EL DUX
¡Oh, patricios!.. 
Como deseabais... aquí estoy ante vosotros.
Ignoro si esta reunión del Consejo
es para tormento del padre, o del hijo;
pero vuestra voluntad es la ley...
La justicia tiene sus procedimientos,
que yo debo respetar...
Seré Dux en el rostro,
y padre en el corazón.

CORO
¡Bien dicho!
¡Que entre el reo!

EL DUX
(Para sí)
¡Oh, cielo, dame fuerza!

(Jacopo entra entre cuatro guardias)

LOREDANO
¡Que el reo lea su sentencia!
 
(Entrega un pergamino al Oficial, y éste se lo 
entrega a Jacobo.)

La clemencia del Consejo te da la vida.

JACOPO
(devolviendo el pergamino)
Moriré en el exilio...
¿No hay, padre, una sola palabra 
a favor de tu hijo?
Si tú hablas, si tú ruegas, 
no me negarán la gracia...
Diles que soy inocente,
que mis labios no mienten.

CORO
¡No se engaña a la ley!
¡La justicia está por encima de todo!

EL DUX
El Consejo ha dictado sentencia…
¡Resígnate y marcha, hijo mío!

(Se levanta y todos lo imitan)

JACOPO
¿Ya no te volveré a ver nunca más?

EL DUX
Quizás en el cielo, pero no el la tierra.

JACOPO
¿Qué dices? Me siento morir...

LOREDANO
(A los guardias)
¡Que parta inmediatamente!

(Entra Lucrecia con sus dos hijos yPisana,
les siguen varias damas)

LUCRECIA
¡No, crueles!

JACOPO
¡Ah, mis hijos!

(Corre a abrazarlos)

EL DUX, BARBARIGO,
CONSEJEROS, EL OFICIAL
(Para sí)
¡Esta pobre infeliz, aquí!

LOREDANO, EL DUX,
BARBARIGO, CONSEJEROS
¿Cómo osas venir aquí?

JACOPO
¡Mis hijos! ¡Mis hijos!

(Pone a los pies del Dux a los dos niños 
sollozantes)

Estas lágrimas inocentes
te suplican perdón...
Yo también me uno a ellos
y a los pies de tu trono, padre, 
te suplico, te imploro,
que tengas piedad de nosotros.

LUCRECIA
(a los consejeros)
¡Vosotros, si no poséis en vuestro pecho 
un alma pétrea;
si alguna vez habéis gozado 
del amor paternal,
que mis amargas lágrimas,
os muevan a piedad.

BARBARIGO
(a Loredano)
Que estas lágrimas
ablanden tu corazón, Loredano.
Que el sufrimiento de estos niños
aplaquen tu furor.
Sé misericordiosos
con estos desgraciados.

LOREDANO
(a Barbarigo)
¿No sabes que estas lágrimas 
son el triunfo de mi venganza?
¿Que llegan a mi corazón
como el ansiado rocío?
¡No, con los orgullosos Foscari,
no quiero tener piedad?

CONSEJEROS
(a las damas, que también lloran)
Vuestros llantos son en vano.
El delito está demostrado,
y lo que dicta la ley
no puede ser anulado,
La piedad sería
un mal ejemplo.

PISANA, DAMAS
(a los Consejeros)
Que esas inocentes lágrimas
conmuevan vuestro corazón,
inspiren vuestra clemencia,
aplaquen vuestro rigor,
y consigan que brille aquí la piedad
como un arco iris de paz.

EL DUX
(Para sí)
No descubráis ¡oh, lágrimas!
mi fingida serenidad.
Que ninguno de los presentes
descubra el sufrimiento de mi alma.
No debo dar lástima 
a mis propios enemigos.

LOREDANO
¡Que se marche!... ¿A qué viene tanta demora?
¡Que se marche el miserable!

LUCRECIA
¡Que su esposa e hijos
compartan su destino!

JACOPO
¡Ah, sí...

LOREDANO
¡Ellos deben quedarse,
así lo exige la ley!

(Arranca a los niños de los brazos de Jacopo 
y se los entrega a los Comendadores)

JACOPO
(al Dux)
Al menos sé el padre de los hijos de un exiliado, 
¡Protégelos...

EL DUX
(Para sí)
¡Mísero!

JACOPO
Mira el sepulcro
en el que convertido en polvo,
pronto descenderé.

EL DUX, LOREDANO, CONSEJEROS
¡Márchate!.. 
¡No hay otra opción, la ley lo exige!

LUCRECIA, PISANA,
BARBARIGO, DAMAS
¿Al vio alguna vez tanto sufrimiento?

(Jacopo sale entre los guardias; Lucrecia cae 
desvanecida y todos se retiran)



ACTO TERCERO


Escena Primera

Atardecer en la antigua plazoleta de San Marcos. 
El canal está lleno de góndolas que van y vienen. 
Al fondo se ve la Isla de los Cipreses. Poco 
a poco, el pueblo va acudiendo desde todas
direcciones con máscaras; se saludan, pasean, 
bailan, cantan. Todo es jolgorio y alegría)

CORO 1
¡Alegría!

CORO 2
¡Vayamos a la carrera!

CORO 1
¡Todos los corazones alegres!

TODOS
¡Hija, esposa y señora de la mar,
Venecia sonríe al amor!

CORO 1
Como en un espejo, la laguna azul
multiplica el fulgor del día.

CORO 2
La luna convierte la noche en plata,
y nos ilumina en el ocaso.

TODOS
¡Alegría!

(Entran Loredano y Barbarigo enmascarados)

BARBARIGO
¡Mira cómo goza el pueblo!

LOREDANO
A estos les da lo mismo
que el Dux se llame Foscari o Malipiero.

(Camina entre la gente.)

¡Amigos!.. ¿A qué esperáis?
Las góndolas ya están preparadas.
¡Empecemos la fiesta con la canción tradicional!

CORO
¡Sí, muy bien, cantemos alegres!

(Todos se dirigen a la orilla del Gran Canal 
y animan a los gondoleros agitando pañuelos 
blancos y entonando la siguiente barcarola)

El viento calmo aquieta las olas,
sólo sopla una suave brisa...
¡Muestra tu valor, gondolero,
empuña con brío el remo!
Tu amada, en la orilla,
te espera palpitante.
¡Alegra tu rostro, gondolero,
boga, boga, gondolero!
Recorre veloz la laguna
endiento con fuerza la superficie 
¡Debes competir, gondolero,
por conseguir la palma del triunfo!
Hiende con fuerza las olas 
y la fortuna no te abandonará...
¡Junto a tu amada, gondolero,
muy pronto alegre estarás!

(Entran dos trompeteros precediendo al Messer 
Grande. Al sonido de las trompetas, el pueblo se 
retira. Las góndolas desaparecen del canal al ver 
llegar una galera que navega, bajo el pabellón de 
San Marcos.)

EL PUEBLO
(oyendo las trompetas)
¡Las Justicia del León!
¡Dejemos que pase... marchémonos de aquí!

(Se retiran)

BARBARIGO
¡No hay razón para temer!

LOREDANO
El vulgo es cobarde.

(Desembarca de la galera el Sopracomito, a 
quien el Masser Grande entrega un papel. Del 
palacio ducal sale escoltado Jacopo Foscari;
le siguen Lucrecia y Pisana.)

JACOPO
¡Mujer infeliz por mi causa!
¡Viuda de un esposo que aún no fallecido!
¡Adiós!.. 
¡Pronto un mar se interpondrá entre nosotros!
¡Ojalá que al menos sus aguas se abran
y me engullan por siempre!

LUCRECIA
¡Calla, cruel, calla!

JACOPO
Que el corazón de la mar,
dando satisfacción a los odios y a mi deseo,
sea compasivo, y ordene a los afilados escollos 
penetrar en la madera,
concediendo así una rápida muerte
que acabe con la vida de este exiliado.

LUCRECIA
¿Y nuestros hijos? ¿Y tu padre? ¿Y yo?

JACOPO
Vivir lejos de ti, 
será morir para mí. 
Consuela el dolor del anciano
y en el corazón de nuestros hijos 
siembra la virtud.
Diles que su padre es inocente,
que murió perdonando a todos
y que nos encontraremos allá, 
en el Cielo.

LUCRECIA
¡Cielo, acaba mi penosa vida!

JACOPO
¡Sé una digna hija y esposa
de Contarini y Foscari!
Que no te vean llorar,
pues de se seguro se alegrarán.

LOREDANO
(al Messer Grande, imperativo)
Messer, ¿a qué esperan?
¡Que salga, ya es la hora!

JACOPO, LUCRECIA
¿Quién eres?

LOREDANO
(quitándose la máscara por un instante)
¡Mírame!

JACOPO
¡Oh, cielos! ¿Qué veo?
¡El demonio de mi enemigo!

JACOPO, LUCRECIA
¡Tienes el corazón de un tigre!

JACOPO
¡Ah, padre, hijos, esposa,
os doy el último adiós!
Algún día, en el Cielo,
hallaremos consuelo a tanto dolor.

LUCRECIA
¡Ah, recuerda que eres 
esposo y padre, 
y que, aunque infeliz, 
vivirás por nuestro amor.

PISANA, BARBARIGO, CORO
(Para sí)
¡Quien podrá contener el llanto
al ver algo tan terrible!
¡Es demasiada su infelicidad
para un corazón humano!

LOREDANO
(Para sí)
¡Comienza la venganza
por tantos años deseada!
¡Oh, abominable estirpe,
gozo con vuestro dolor!

JACOPO
¡Algún día, en el Cielo,
hallaremos consuelo
a tanto dolor!

(Jacopo, escoltado por el Sopracomito y los guardias, 
sube a la galera Lucrecia se desvanece en brazos de 
Pisana; Loredano entra en el palacio ducal; todos se 
dispersan)

Escena Segunda

(Habitación privada del Dux, al igual que 
en el primer acto. El Dux entra afligido.)

EL DUX
¡Y ahora, márchate!...
¡Vete, inocente!...
¡Para salvarlo, no he pronunciado una palabra!... 
¡La muerte ya me había arrebatado tres hijos!
¡Y ahora, ya anciano, aún vivo para ver 
cómo el cuarto marcha para siempre al exilio!

(Se quita la corona.)

¡Oh, si la muerte me hubiera visitado
cuando puse sobre mi cabeza este inútil peso!
¡Al menos, en la hora de la muerte, 
mis hijos hubieran estado junto a mí!
¡Ahora estoy solo!
Al final de mis años,
atroces penas abren mi sepulcro.

(Barbarigo entra precipitadamente con un papel)

Barbarigo, ¿qué traes?

BARBARIGO
¡Antes de morir, Erizzo me ha
enviado esta carta!
Aquí confiesa que fue él solo quien mató…
¡Que cualquier otro es inocente!...

EL DUX
¡Cielo, piadoso! ¡Has visto mi sufrir!
¡Has querido que me devuelvan a mi hijo!

(Entra Lucrecia desolada.)

LUCRECIA
¡Ah, ya no te quedan hijos, infeliz!
Al partir, el inocente expiró...

EL DUX
¡Creí que el cielo se había calmado!
¡Ay, infeliz de mí! ¡Mi hijo ha muerto!

(Se deja caer sobre un sillón)

LUCRECIA
¡Ya no vive!
El inocente eludió a los tiranos
y halló consuelo para su sufrimiento.
Que se alce de inmediato
la venganza de los Foscari, 
más fuerte que el dolor...
Tu hijo espera ahora tanta sangre
como lágrimas derramó.

(Sale. Entra un sirviente.)

EL SIRVIENTE
Señor, los Diez desean hablaros...

EL DUX
¡Los Diez!

(Para sí)

¿Qué querrán?

(al siervo, que sale)

¡Que entren!

(Para sí)

¿Qué nueva afrenta me reservan?

(Barbarigo y los miembros del Consejo de los Diez, 
entre los cuales está Loredano, entran y, se inclinan 
ceremonioso ante el Dux)

EL DUX
¡Oh, nobles señores! ¿Qué deseáis de mí?
El Dux os escucha.

(Se coloca de nuevo la corona ducal)

LOREDANO
El Consejo y el Senado han convenido que,
debido a los muchos años y al profundo dolor 
que te embarga, sería conveniente que obtuvieras, 
por quien tanto ha servido a la patria,
un reposo bien merecido.
Así pues, tienen a bien liberarte de tus deberes.

EL DUX
¡Señores!... ¿He entendido bien?

LOREDANO
Hemos venido todos, para recibir el anillo ducal.

EL DUX
(levantándose impetuoso)
¡No lo obtendrá ninguna fuerza mortal!...
Dos veces en siete lustros desde que soy Dux, 
dos veces solicité abdicar  
y me lo negasteis. 
¡Es más, me obligasteis a jurar que moriría Dux!
Y yo, un Foscari, no falto a mi palabra.

CORO
¡Cede, cede, renuncia al poder o el
León te obligará a obedecer!

EL DUX
¿Éste es el generoso premio
que reserváis a un anciano guerrero?
¿Ésta es la recompensa a mi valor y honestidad?
¿A mí, que he engrandecido el imperio?
¡Como padre de un hijo inocente,
me heristeis, crueles, el corazón!
¡Como anciano Dux,
me despojáis el honor del cetro!

CORO
Gozarás de paz 
entre tus seres queridos.
¡Cede, regresa a tus lares!

EL DUX
¿Entre mis seres queridos?... 
¡Devolvedme a mi hijo! 
Si él ha muerto... ¿qué me queda?

CORO
¡Obedecer!

EL DUX
¡Haced que venga su infeliz viuda!...

(Uno sale)

Tomad el anillo...
Foscari ya no será Dux.

(Entrega el anillo a un senador. Entra Lucrecia.)

LUCRECIA
¡Padre!... ¡Mi príncipe!...

EL DUX
¿Príncipe?
Lo he sido, pero ya no. 
Quien asesinó a mi hijo 
ahora me arrebata el trono...
Vamos, huyamos de aquí...

(Se dirige con Lucrecia a la salida cuando, de 
repente, suenan las campanas de San Marcos.)

LOREDANO
(arrimándose al Dux con alegría)
¡Aclaman a Malipiero como sucesor de Foscari.

BARBARIGO, CORO
(a Loredano)
Calla, deja en paz al desdichado, respeta su dolor.

LUCRECIA
(Para sí)
¡Oh, cielos, ya aclaman al sucesor de Foscari!

EL DUX
Esa campana fatal que retumba en mi alma, 
me abre la puerta de la tumba.
No puedo evitarlo. 
Soy víctima de un odio infernal. 
¡Sin hijos, sin trono, ya no tengo vida!

LUCRECIA
(Para sí)
Esa campana fatal, 
resuena como la confirmación 
de una como una horrible venganza.

(al Dux)

En esta desgraciada hora,
sé noble y fuerte, 
sé más grande que el ultraje recibido.

LOREDANO
El sonido fatal 
que retumba alrededor, 
resuena como la ejecución
de una horrible venganza. 
Esta hora triunfal,
tan esperada por mi corazón,
es la más dulce de las horas.

BARBARIGO, CORO
Este sonido fatal 
que retumba en su alma, 
le abrirá al desgraciado
pronto la tumba.
¡Ah, es demasiada carga
esta hora tremenda!
¡La suerte más contraria 
sobre él se abatió!

EL DUX
¡Ah, ese sonido es el mi muerte!

LUCRECIA
¡Ten valor!...

EL DUX
¡Hijo mío!...

(Cae muerto.)

LOREDANO
(escribiendo sobre un folio que saca del pecho)
"¡Ahora estoy pagado!"

TODOS
¡Murió de angustia!



Escaneado y Traducido por:
Verónica Gombach 2010