ita

EDUARDO Y CRISTINA

 

 

 

Personajes

 

CARLO

CRISTINA

EDUARDO

GIACOMO

ATLEI


GUSTAVO

                             Rey de Suecia
                        
                         Princesa de Suecia
                      
                  Esposo secreto de Cristina
                   
                        Príncipe de Escocia
                      
                       Capitán de la guardia  
                       
                 Hijo de Cristina y Eduardo

                               Tenor

                           Soprano


                           Contralto

                                 Bajo
 
                                 Bajo

                                Actor


 

 

La acción transcurre en Suecia durante la Edad Media.

 

 

ATTO  PRIMO

 

 

(La escena se desarrolla en Estocolmo.

Atrio magnifico, adorno di trofei, dipendente

dalla reggia e contiguo ad una piazza.

Trono da un lato)

 

Scèna Prima

 

(Atlei, cavalieri, dame, guardie reali

nell'atrio; popolo spettatore nella piazza)

 

CORO

Giubila, o patria, omai:

Cessò del Ciel lo sdegno.

Finor gemesti assai:

Trionfa o Sveco regno;

Ritorna a questo lido

L'eroe di nostra età.

Vittoria a lui disserra

Le vie d'amica sorte;

Per contrastargli in guerra

Braccio non v'ha sì forte;

Di lui perfino il vinto

Ammirator si fa.

 

ATLEI

(Fra sè)

Torni, amico, trionfante...

Io pavento quell'istante

Che fra noi ti renderà.

 

Scèna Seconda

 

(Carlo, Giacomo seguiti da

nobile corteggio. I precedenti)

 

GIACOMO

Dopo tanti e tanti affanni,

Pace riede a queste mura.

Lieto giorno! omai sicura

La corona al crin ti sta.

 

ATLEI

(a' cavalieri)

Già Cristina a noi si appressa.

 

CORO

Oh ben degna principessa!

Qual virtude! qual beltà!

 

Scèna Terza

 

Cristina, dame e cavalieri. I precedenti.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Misera! innanzi al padre

Più fiero è il mio tormento,

Tutto del fallo io sento

Fiero il rimorso in me.

 

GIACOMO

(a Cristina)

Di gioia ognun s'accende,

Benigna stella splende,

E in sì propizio giorno

Solo è mestizia in te.

 

CARLO

Ah! quando, amata figlia,

Serene avrai le ciglia?

Tutto ti brilla intorno:

Tempo di duol non è.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Come celarvi mai,

Palpiti, fier dolore!

 

GIACOMO

Donasti al pianto assai:

Giubili omai quel core.

 

CARLO

Oltre il confin, l'affanno

In te passando va.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Ciel, che vedi a qual cimento

Mi riduce il mio tormento,

Qualche raggio omai ridesta

Di clemenza e di pietà.

 

CARLO, GIACOMO

(Fra sè)

Quai sospiri in tal momento!

Qual dolor! qual turbamento!

Un sospetto in me si desta,

Che penar, tremar mi fa.

 

(Strumenti militari in distanza)

 

CARLO

Mala schiera vincitrice

Alla reggia s'avvicina.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Tremo... Oh istante!... Il cor mi dice

Ch'altro duol mi si destina.

 

CARLO

Giunge il prode.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Amato sposo!

Io ti bramo e per te peno.

 

GIACOMO

(Fra sè)

Altra fiamma asconde in seno:

Turba amore il suo riposo.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Coniugal, materno amore,

Non tradir questo mio core,

Ch'altra speme or più non ha.

 

CARLO, GIACOMO

(Fra sè)

La cagion di quel dolore

A momenti al genitore,

Suo malgrado, svelerà.

 

CORO

(Fra sè)

Geme, oppressa dal dolore...

Giusto ciel, che mai sarà?

 

CARLO

Delle lagrime tue La sorgente verace,

Che al genitor sia nota è tempo omai.

 

CRISTINA

Signor, come! non sai

Quanto costommi, oh dio!

Quella perdita amara,

Che te pur tanto oppresse?

 

CARLO

Or volge l'anno

Che a me la sposa, a te la genitrice

Morte involò. Si pianse, e giusto il pianto,

Figlia, era in noi; ma di ragione il lume

Dà il tempo alfine. I limiti del duolo

La tua mestizia eccede,

Perch'io presti al tuo labbro intera fede.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Oimè!

 

ATLEI

Signor! S'avanza il duce.

 

CARLO

Siedi, Principessa,

al mio fianco, e pensa intanto

Che in sì bel giorno è intempestivo il pianto.

 

(Carlo va sul trono; Cristina siede a dritta

del medesimo sopra un sedile più basso;

Giacomo, al cenno del re, siede dalla

parte opposta; ognuno del corteggio si

situa secondo il suo grado.

Frattanto vedonsi sfilare sulla piazza le

truppe condotte da Eduardo)

 

ATLEI

Inno di gloria alto risuoni.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Cielo!

Ben prevede il mio core

Il più fiero dolor d'ogni dolore.

 

CORO

Serti intrecciar le vergini

De' più pregiati fiori;

Ordir corone i giovani

Di sempre verdi allori

Quando a battaglia intrepido

Duce, volgesti il piè.

 

(Vedesi comparire Eduardo)

 

Scèna Quarta

 

(Eduardo, che sarà stato incontrato da'

grandi sull'ingresso. I precedenti)

 

CORO

Più belli in fronte ridano

Al vincitor i fiori,

Più belli al crin verdeggino

Di tanto eroe gli allori,

A lui che della gloria

Seguace ognor si fe'.

 

(Durante questo coro Eduardo vien

condotto appiè del trono)

 

EDUARDO

D'un potente nemico

Il domator felice ecco al tuo piede.

 

(S'inginocchia; il re gli

fa cenno d'alzarsi)

 

Sire, se di mia fede, in questo giorno,

Per la Svezia beato,

Darti prove novelle ancor poss'io

Imponi: è la tua gloria il desir mio.

Vinsi, ché fui d'eroi

Avventuroso duce;

Perché i vessilli tuoi

La gloria ognor conduce,

Perché di Carlo al nome

Trema il nemico ognor.

 

(Guardando furtivamente Cristina)

 

(Fra sè)

 

Vinsi alfin, perché quel volto

Sol mi rese vincitor.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Or che il miro e che l'ascolto,

Più s'accresce il mio timor.

 

CARLO, GIACOMO

Giovin prode, è in te raccolto

Tutto il pregio del valor.

 

(Carlo scende dal trono, e tutti si alzano)

 

EDUARDO

Tu regni lieto omai,

E giubila quest'alma.

 

(Guardando Cristina, fra sè)

 

Vedo in que' mesti rai

La sua perduta calma.

 

(Forte)

 

Pace ti brilla intorno.

 

(Fra sè)

 

Ma guerra è in questo cor.

 

CRISTINA

(per se stessa)

Ti cela in petto, Fiero dolor.

 

(Cristina sebbene procuri di sfuggire

l'incontro de' furtivi sguardi d'Eduardo,

non può celare al padre ed agli altri i suoi

sospiri, ancorché faccia forza a se stessa

per reprimerli)

 

CARLO, GIACOMO

(Fra sè)

Il mio sospetto si fa maggior.

 

EDUARDO

(fingendo maraviglia nel veder Cristina in tanta

mestizia, lentamente se le avvicina, inchinandosi)

Serena il ciglio

Real donzella;

Ogni periglio

Omai cessò.

 

(Poi sottovoce e di nascosto)

 

Deh! frena i palpiti;

Forse una stella

Per noi propizia

In ciel spuntò.

 

CARLO

Duce, per te respira

Lo Sveco suolo, e respirar tu dei

Del riposo nel seno.

I tuoi sudori omai

Han d'uopo di mercé; chiedi: l'avrai.

 

EDUARDO

Generoso mio re!... che dici?...

Ah! dunque Posso...

 

(Fra sè)

 

che fo?

 

(Forte)

 

posso al tuo cor...

 

(Fra sè)

 

che tento?

 

CARLO

Tutto puoi.

 

EDUARDO

(Fra sè)

Su coraggio: ecco il momento.

 

CARLO

Voglio ciascun felice;

Prova questa ne sia.

 

(A Giacomo)

 

Prence, bramasti

La mia figlia in consorte,

E tua sarà.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Stelle! il previdi.

 

GIACOMO

Oh sorte!

 

EDUARDO

(Fra sè)

Cielo!

 

(Atlei, vicino ad Eduardo,

lo avverte di contenersi)

 

CRISTINA

(Fra sè)

Che fiero colpo!

 

ATLEI

(Fra sè)

Oh! sventurati, qual destin vi aspetta!

 

CARLO

Cessi omai lo stupor, figlia diletta.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Oimè!

 

EDUARDO

(Fra sè)

Crudel ambascia!

 

CARLO

Che! non rispondi?

 

CRISTINA

Ah! genitor...

 

GIACOMO

(Fra sè)

Comprendo.

 

CARLO

A che rinnovi il tuo dolor? Credei,

All'annunzio di sposa,

Vederti, oltre il piacer, splendere in volto

Gratitudin di figlia.

 

CRISTINA

Signor...

 

(Fra sè)

 

Che dir poss'io?

Affanno più crudel non v'è del mio!

 

CARLO

E taci ancor? Parla: l'impongo.

 

GIACOMO

Spiega Di quel dolor l'origine funesta.,

 

CRISTINA

(Fra sè)

Cielo, pietoso cielo!

Reca soccorso a un'infelice!

 

EDUARDO

(da un lato, assistito da Atlei, fra sè)

Io gelo.

 

CARLO

(severo)

Ebben?

 

EDUARDO

(Fra sè)

Che mai dirà?

 

CRISTINA

Lascia ch'io possa

Dalla sorpresa estrema

Gli spirti rinfrancar... Deh! mi concedi

Spazio a pensar...

 

CARLO

(come sopra)

Che sento!

 

CRISTINA

(Fra sè)

Oh dio!

 

CARLO

Figlia...

 

GIACOMO

Signore, deh! l'appaga.

 

(Fra sè)

 

Lo dissi: ama quel core.

 

CARLO

(dopo qualche pausa, a Giacomo)

Tu il vuoi? M'arrendo.

 

(A Cristina)

 

Alle tue stanze riedi,

E in breve ti disponi

Al paterno comando.

 

CRISTINA

(Fra sè)

È un prodigio

s'io reggo a duol sì fero.

 

CARLO

Prence, mi segui.

 

(Fra sè)

 

Omai scoprasi il vero.

 

(Partono tutti, fuorché Eduardo e Atlei)

 

Scèna Quinta

 

(Eduardo, Atlei)

 

EDUARDO

Amico!

 

ATLEI

Sventurato!

 

EDUARDO

Ove son io!

Soccorrimi

 

ATLEI

Che puote

Impossente amistà?

 

EDUARDO

Dunque altro scampo,

Fuorché morte, per togliermi d'ambascia,

Non v'è?

 

ATLEI

Che dici? Ah! lascia

Così funesta idea. Pensa alla sposa,

All'innocente figlio,

E, celando il tuo duol, fuggi il periglio.

Ma vanne: alcun potrebbe

Sospettar nel vederci.

 

EDUARDO

E se, costretta

Dal genitor, la sposa...

 

ATLEI

Fia mia cura

D'invigorir la debil sua costanza.

 

EDUARDO

Perdei, me sventurato! ogni speranza.

 

(Partono)

 

Scèna Sesta

 

(Gabinetto. Grandi del regno)

 

CORO

O ritiro, che soggiorno

Fosti un tempo del dolor,

Ah! ti cangia in questo giorno

In asilo dell'amor.

 

L'adorata principessa

Dall'affanno cesserà.

Il momento già s'appressa

Della sua felicità.

 

Scèna Settima

 

(Cristina e detti)

 

CRISTINA

(si abbandona sopra un sofà)

È svanita ogni speranza,

Giunse al colmo il mio martir.

Sventurata! non mi avanza

Altro scampo che il morir.

 

(Alzandosi)

 

CORO

Per pietà, ti rasserena.

 

CRISTINA

Troppo grave è il mio dolor.

 

CORO

Abbia calma la tua pena.

 

CRISTINA

Lacerar mi sento il cor.

 

CORO

Stella forse un dì più mite

Per te in ciel risplenderà.

 

CRISTINA

Deh lasciatemi, fuggite;

Per me in ciel non v'è pietà.

 

(Il coro parte)

 

Del mio crudel destino

Si compie omai l'orribile minaccia.

Fra poco... oh ciel! fra poco

Dunque sarà palese

La fiamma che m'accese?... Ma di voi,

Sposo, figlio, che fia

Adorabili oggetti all'alma mia?

Che miro... è desso...

Ah! fuggi... fuggi... trema.

 

Scèna Ottava

 

(Eduardo, Atlei e Cristina)

 

CRISTINA

Involati al rigore Del fiero genitore...

 

(Atlei rimane sull'ingresso)

 

EDUARDO

Amata sposa!

Calmati: inosservato

Qui volgo i passi. È lungi il re, celarmi

 

(accennando un angolo)

 

Colà posso a mia voglia

Nel sen di quella soglia.

 

CRISTINA

Alfine... ahi lassa!

Alfin... fremo d'Orror!... giunse quel giorno,

Tanto per noi tremendo,

Giorno fatal di morte!... ed io l'attendo.

 

EDUARDO

Deh! quel pianto raffrena;

Nel soccorso del cielo sperar ti giovi...

 

CRISTINA

Ah! no: sperar non deve

Chi al genitor fu infida.

 

EDUARDO

Per quel soave oggetto,

Pegno del nostro affetto,

Dal tuo pensier le immagini d'orrore

Disgombra, per pietà... Deh! sposa amata,

Fa' che bearmi io possa

Negl'innocenti sguardi

Del mio Gustavo.

 

CRISTINA

Oh sposo! in qual momento

Rivederlo tu brami.

 

EDUARDO

Va', lo reca al mio sen: vanne, se m'ami.

 

(Cristina si accosta alla parete di

prospetto, fa un concertato segno, ed

apresi una porta segreta, ch'essendo

ricoperta dal parato è invisibile a tutti)

 

Scèna Nona

 

(Gustavo, dall'accennata porta, condotto

dalla sua governante. I precedenti.

Eduardo corre a lui e lo colma di baci)

 

CRISTINA

In que' soavi sguardi

Quest'alma vedi impressa;

Ecco l'immago istessa

Di chi m'avvinse il cor.

 

EDUARDO

Compensa in parte almeno,

O figlio, i nostri affanni;

Per te gli dèi tiranni

Sospendono il rigor.

 

CRISTINA

I crudi miei sospiri

Confondo a' suoi lamenti.

 

EDUARDO

(a Cristina)

Raffrena il tuo dolor.

 

CRISTINA, EDUARDO

Pietade, o ciel! deh! senti

D'un sventurato amor.

 

EDUARDO

(come sopra)

A dispetto d'empio fato,

Sarò teco ognor, mia vita.

 

CRISTINA

Dal mio sen, consorte amato,

Ogni speme è omai sbandita.

 

CRISTINA, EDUARDO

Ah! non sempre la fortuna

Fiera, avversa a noi sarà.

 

(accennando il figlio)

 

Tu che i puri e dolci affetti,

Santo amor, nell'alme accendi,

Tu proteggi, tu difendi

Innocenza e fedeltà.

 

EDUARDO

Amato figlio, oh quanto

Questo momento il padre tuo bramava!

Misero padre! ed ora

Il vederti gli è grato, e in un lo accora.

 

(Procurando che Cristina non senta queste parole)

 

Pargoletto infelice,

Che fia di te! son io de' mali tuoi

L'iniquo autor: tu sei

Testimonio fatal de' falli miei.

 

CRISTINA

Sposo, tu piangi... Ah! invano

Tenti celarti...

 

EDUARDO

E questo pianto mio, pianto di tenerezza.

 

CRISTINA

Ah! no: m'inganni.

De' nostri acerbi affanni,

Del destin che ci attende,

È foriero quel pianto,

e vuoi ch'io speri?

Ah! ti lusinghi indarno.

 

EDUARDO

(dopo breve pausa)

Dì: la vita di questo

Innocente bambin, la tua, la mia

Brami salvar?

 

CRISTINA

Vana è l'inchiesta.

 

EDUARDO

Or senti.

Al mal che ci sovrasta,

altro riparo non v'è,

che d'involarci a queste mura...

 

CRISTINA

Che dici!... Oimè!

 

EDUARDO

Natura,

Pietà, materno amore

Ti favellin per me.

Fingi col padre che alla novella aurora

Sommessa al suo voler... Sospiri!... Oh Dio!

Il finger, idol mio,

È omai necessità.

 

CRISTINA

Che mi proponi!

 

EDUARDO

L'unico a tanto mal rimedio estremo.

 

CRISTINA

Ah! che solo in pensarlo agghiaccio e fremo.

 

ATLEI

(avanzandosi)

Oh stelle! A questa volta

Il corteggio real inoltra il passo...

Forse il re... Dividetevi...

 

(Ritorna sull'ingresso

e subito retrocede)

 

EDUARDO

(alla governante che prende il fanciullo

ed entra nella porta segreta)

Deh vanne. Il cela.

 

CRISTINA

Ahi sposo! ahi figlio!...

 

EDUARDO

(a Cristina)

Resta...

 

ATLEI

Vieni... Non più...

 

(Eduardo va per entrare nella

porta segreta, ma non è in tempo

essendo i Grandi quasi sull'ingresso.

Atlei lo tira in disparte)

 

CRISTINA

Fatal periglio!

 

Scèna Decima

 

(Cavalieri. I precedenti.

Nell'avanzarsi de' cavalieri, Eduardo

ed Atlei, passando dietro a' medesimi,

non veduti escono)

 

CORO

Vieni al tempio, o principessa;

Vieni. Là t'invita il genitor.

Il momento già s'appressa.

Sacro a Imene ed all'amor.

 

Scèna Undicesima

 

(Carlo, Giacomo. I precedenti)

 

CARLO

Al tempio, sì; non lice

Dello sposo, del padre,

Del popolo che attende

Le brame differir... Che vedo!... Accolto

Tutto mostri nel volto,

Misto al duol, lo spavento...

Che fia?... Mi fai tremar.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Fatal momento!)

 

(Con voce tremula)

 

Signor... credimi... solo

Cagion di giusto duolo

In cor mi sta... la madre...

 

(dandosi anima)

 

Or come vuoi

Ch'io pensi a regie nozze,

Mentre solo per lei

Mi favellano in sen gli affetti miei?

 

CARLO

(Fra sè)

Ben ti comprendo

 

(A Cristina)

 

E il padre Sopra gli affetti tuoi

Non ha possanza?

 

CRISTINA

(tremante)

E vero...

 

CARLO

Quale ascondi mistero?...

Errante il guardo Intorno giri...

Invan t'infingi: io scorgo

Alta disperazion su quel sembiante...

Parla.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Misera me.

 

CARLO

Che! non rispondi?

Ebben, taci a tua voglia:

Ma pensa ad obbedirmi.

 

CRISTINA

Al nuovo sol...

 

CARLO

Non odo che il mio voler. Vieni.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Che angustia, oh dio!

 

CARLO

Al tempio.

 

CRISTINA

Al tempio!

 

CARLO

(prendendola per mano)

Sì.

 

CRISTINA

Deh! padre mio!...

 

Scèna Dodicesima

 

(Gustavo, nel sentire la voce di Cristina, esce

dalla porta segreta e corre verso la madre, che

sbigottisce e cade quasi tra mortita sul sofà. La

governante, che lo ha seguito, vedendo il re fugge

spaventata, senza che nessuno se ne accorga,

per la porta comune. I precedenti, poi Atlei)

 

CRISTINA

Stelle!

 

CARLO

Che miro!...

Qual mai varco ignoto?

Questo bambin chi fia?...

 

(Fra sè)

 

(Oh ciel! darsi potria!... Langue costei..)

 

(A Cristina)

 

Figlia, palesa, spiega di quel fanciul...

 

GIACOMO

Favella.

 

ATLEI

(Fra sè)

Oh vita! oh affanno!

 

(Cristina, nel massimo sbigottimento,

non ardisce alzargli occhi)

 

CARLO

Saper il vo'.

 

GIACOMO

Chi è mai?

 

ATLEI

(fingendo di voler fare la stessa interrogazione

a Cristina, se le accosta e di nascosto le dice)

Non iscoprir lo sposo.

 

GIACOMO

Ah! sì, tu il sai.

 

CARLO

Obbedisci... Ricusi?

 

GIACOMO

(Fra sè)

Morir mi sento!

 

CARLO

E taci ancora?...

 

(Ad un uffiziale delle guardie)

 

Osmondo, snuda quel ferro.

 

(Fra sè)

 

Al vero Si squarci omai la benda

 

(Ad l'uffiziale)

 

E sul capo al fanciullo in alto penda.

 

(L'uffiziale eseguisce, afferrando

per un braccio Gustavo)

 

CRISTINA

(si alza e va verso il bambino)

Fermati... Osmondo, vibra

Nel mio sen quella spada.

 

ATLEI

(Fra sè)

Oh ciel!

 

CARLO, GIACOMO

Perché?

 

CRISTINA

D'ascondere il mio fallo

Più non è tempo.

In me tu vedi, o padre,

Una perfida figlia: io son sua madre.

 

(Sorpresa generale)

 

CARLO

Qual fulmine improvviso

Piomba sul capo mio!...

Ascolto il vero?...

Oimè!... sogno?... son desto?...

Oh me infelice!... È questo

Dunque l'orrendo arcano

Che racchiudevi in sen?

 

CRISTINA

(precipitandosi a' piedi di Carlo)

Ah!...

 

CARLO

(respingendola)

Fuggi, indegna,

Orror mi fai... Ma d'un iniquo amore

Il complice dov'è?

dove s'asconde?

 

GIACOMO

Deh! il palesa.

 

CRISTINA

Ah! non mai.

Se un'empia figlia

Io fui, non deggio a meno

Esser empia consorte.

 

CARLO

Cangerai di favella in faccia a morte.

D'esempio alle alme infide,

Perfida, or or sarai...

 

(Fra sè)

 

La rabbia mi divide In mille brani il cor.

 

(A Cristina)

 

Solo in quell'empio sangue,

Solo in mirarti esangue

Estinguerò lo sdegno,

E placherò il furor.

 

CRISTINA

M'uccidi.

 

GIACOMO

(Fra sè)

Fier momento!

 

ATLEI

(Fra sè)

Tutto in quest'alma io sento

Quel duol, che ognor mi desti

Pura amistade e fé.

 

CARLO

A sì crudele affanno,

Crudo destin, tiranno,

Perché serbar volesti

Un genitore, un re?

 

ATLEI, GIACOMO, CORO

(Fra sè)

Quel core omai di pace

Capace più non è.

 

CARLO

(Fra sè)

All'eccesso della pena

Giusto cielo, io reggo appena!

 

(Gettandosi sul sofà)

 

No, che un padre sventurato

Più di me non si può dar.

 

(Carlo rimane alquanto pensieroso;

poi, vedendo Cristina abbracciare il

figlio e piangere con lui, mostra qualche

tenerezza d'animo; ma, scuotendosi ad

un tratto, si alza, dicendo)

 

CARLO

Ah sgombrate da me bassi affetti

Di clemenza e paterna pietade.

Ira, sdegno, furor, crudeltade,

Tutti uniti vi bramo con me.

 

(Alle guardie)

 

L'avvincete di crude ritorte.

Morte a lei fia condegna mercé.

 

CRISTINA, GIACOMO, ATLEI

(Fra sè)

Più non reggo/regge

al mio/suo affanno;

Per quest'/quell’alma più speme non v’è.

 

CORO

(Fra sè)

Più consiglio, più freno non sente

L'ira ardente di padre, di re,

 

(Carlo parte con Giacomo, i Grandi lo seguono.

Cristina, col fanciullo, va fra le guardie)

 

Scèna Tredicesima

 

(Atlei)

 

ATLEI

Tremendo caso!... Orribil dì!... Pur troppo

Fosti presago, o core,

Di sì fatal dolore. Or non ti resta

Che pianto d'amistade.

 

(In atto dipartire)

 

Scèna Quattordicesima

 

(Giacomo, Atlei)

 

GIACOMO

Atlei, t'arresta.

 

ATLEI

(inchinandosi)

Signor.

 

GIACOMO

Vedesti?... O ciel!

 

ATLEI

Che dirti posso

Se non gemer con te?

 

GIACOMO

Ma chi potea

Ridur Cristina rea?

 

ATLEI

Chi? Amor ch'è sempre

Cagion di mille affanni.

 

GIACOMO

Ma il seduttor?...

 

ATLEI

Chi sa? Forse respira

Lungi da questo suol.

 

GIACOMO

Come il supponi?...

 

ATLEI

Io mel figuro...

In questa reggia almeno

Alma ardita cotanto

Ritrovar non saprei. Tutti a me noti

I Grandi sono; esperienza è meco;

Di ciascuno la fede appieno io vedo.

 

GIACOMO

Ma Cristina il dirà.

 

ATLEI

(Fra sè)

No, non lo credo!

 

GIACOMO

Misera! Il padre irato

I suoi giudici aduna in quest'istante.

E perirà tanta beltade?

 

ATLEI

Ah! prence,

Siegui i moti del core: prega, piangi

A pro dell'infelice;

Deh! la togli al rigor di cruda stella.

Degna è d'alma real pietà sì bella.

 

GIACOMO

Che non farei? Ma temo

Vana qualunque opra pietosa, e gemo.

 

(Parte con Atlei)

 

Scèna Quindicesima

 

(Ampia sala. Carlo, Grandi del regno, guardie.

Il re è seduto a destra d'una tavola con recapito

da scrivere; i Grandi sono parimente seduti,

attorno alla stessa)

 

CORO DI GRANDI

(Fra sè)

A che, spietata sorte,

Ne riducesti mai!

 

PARTE DEL CORO

(Fra sè)

Astro fatal di morte

Sull'etra balenò.

 

ALTRA PARTE

(Fra sè)

Parea che lieti i rai

L'apportator del giorno

A noi vibrasse intorno...

 

TUTTI

(Fra sè)

Ahi! speme c'ingannò.

 

Scèna Sedicesima

 

(Cristina fra le guardie; Giacomo, dal lato

opposto, rimanendo indietro. I precedenti)

 

CARLO

T'avanza.

Il re tu vedi

Fra' tuoi giudici, o donna. È tempo omai

Che di tua colpa orrenda

Il complice sia noto.

Invan restarsi ignoto

Potria l'infame seduttor: il cielo,

Punitor de' malvagi,

La verità discopre.

 

CRISTINA

Il ciel punisca

Una perfida figlia.

Non me ne lagno:

morte è dovuta al mio fallo,

e in suon tremendo,

Ministri delle leggi, ecco, l'attendo.

 

CORO DI GRANDI

Svela il reo.

 

CRISTINA

Ah! fulminate

Sul mio capo omai la pena;

Ma ch'io parli non sperate:

Frena il labbro un fido amor.

 

CARLO

E tant'osi al mio cospetto?

E ostinata ancor non cedi?

Alma infida, invan tu credi

Farti scudo a un traditor.

 

CORO

(Fra sè)

Infelice!

 

GIACOMO

(Fra sè)

Sventurata! Chi non geme al suo dolor?

 

CORO

All'impero della legge

Contrastar di più non dei.

 

CRISTINA

Vi son noti i sensi miei.

 

CARLO

Ah! fra poco, scellerata,

Men costanza avrà quel cor.

 

GIACOMO, CORO

(Fra sè)

Che insoffribile tormento!

Che momento di terror!

 

Scèna Diciassettesima

 

(Eduardo, facendo forza ad Atlei, che

vuole impedirgli il passo. I precedenti)

 

EDUARDO

Ah!... mi lascia... In me ravvisa

Della figlia il seduttor.

 

(Sorpresa generale)

 

CRISTINA

Oh Dio!...

 

CARLO

Fia ver!...

 

CRISTINA, CARLO

Tu Ei stesso...

 

ATLEI

(Fra sè)

Oimè!

 

EDUARDO

(al re)

Signor...

 

CRISTINA, CARLO, GIACOMO, ATLEI

(Fra sè)

Oh ciel!

 

CRISTINA ed EDUARDO

(Fra sè)

Fatal momento!

 

GIACOMO

(Fra sè)

Oh eccesso!

Oh istante il più crudel!

 

Concertante

 

CRISTINA, EDUARDO, CARLO,

GIACOMO, ATLEI

(Fra sè)

Che fiero stato è il mio!)

Che far, che dir non so...

Sì crudo affanno, oh dio!

Come soffrir si può?

 

CARLO

Vil vassallo!

 

EDUARDO

Morte io chiedo.

Salva il figlio, lei che adoro,

Ed appien contento io moro;

Altra brama il cor non ha.

 

CARLO

No, fellon! per te fian poco

Il supplizio, l'ora estrema.

Olà!

 

(Parte una guardia)

 

Il figlio... indegno trema,

Colla madre perirà.

 

Scèna Diciottesima

 

(Gustavo, condotto dalla

suddetta guardia. I precedenti)

 

EDUARDO

Stelle!

 

CRISTINA

Il figlio!

 

(accorrendo)

 

CARLO

Sien divisi.

 

(Le guardie eseguiscono)

 

CRISTINA, EDUARDO,

GIACOMO, ATLEI, CORO

Deh! pietade...

 

CARLO

Non ascolto.

Quel furor che ho in seno accolto

Chi frenar in me potrà?

 

GIACOMO, ATLEI, CORO

(Fra sè)

Quel furor che ha in seno accolto

Chi frenar omai potrà?

 

CRISTINA, EDUARDO

(accennando il fanciullo che piange)

Signor, deh! moviti al suo tormento;

Età si tenera merta pietà.

 

CARLO

Sgombrate, o perfidi: Pietà non sento.

Mi deste esempio di crudeltà.

 

CRISTINA, EDUARDO

(facendo forza alle guardie)

Ah! pria di perderti,

O figlio amato,

Tua madre

Tuo padre esanime cader dovrà.

 

GIACOMO, ATLEI, CORO

(Fra sè)

Tremenda folgore l'ira del fato

Sopra que' miseri Scagliando va.

Come resistere

Può il cor straziato?

Oh inesorabile Avversità!

 

(Le guardie strascinano a forza Eduardo verso

l'ingresso e dalla parte opposta conducono

Cristina. Gustavo, preso inbraccio dalla guardia

che lo ha condotto, si divincola per andare verso

i genitori, i quali inutilmente si sforzano per

giungere al figlio. In fine tutti tre son condotti

altrove. Carlo parte seguito dagli altri)

 

 

 

ATTO  SECONDO

 

 

Scèna Prima

 

(Sala come nell'atto primo.

Cortigiani in aspetto mesto)

 

CORO

Giorno terribile

Di duol, d'affanno,

D'amare lagrime!

Giorno d'orror!

 

PARTE DEL CORO

Sempre de' miseri

Congiuri a danno

Destin crudel!

 

ALTRA PARTE DEL CORO

Godi: si svenano

Due care vittime,

Beltà, valor.

 

CORO

Chi mai può reggere

A duol si barbaro

Non vanta un'anima

Dono del ciel.

 

Sscèna Seconda

 

(Atlei. I precedenti)

 

ATLEI

(Fra sè)

Il comun duolo, in ogni volto espresso,

Amico sventurato!

Mi palesa il tuo fato)

 

(Forte)

 

Dunque il prode

Difensor della patria,

Una real donzella

Preda di morte?...

Oh dio!... A tanto annunzio regger mai poss'io?

 

CORO

Impera severa la legge possente,

Né sente pietà.

 

(I cortigiani partono)

 

Scèna Terza

 

(Atlei)

 

ATLEI

Dunque spenta ogni speme?...

Ah! no, che se non basta

A risvegliar l'altrui pietade quanto

Puote in alma gentile amistà vera,

Altro mezzo si tenti, e poi si pera.

 

(Parte)

 

SCÈNA Quarta

 

(Carlo, Giacomo, guardie)

 

CARLO

Non più. L'onor del trono

Vendicato sarà. Favola al mondo

Un perfido vassallo, un'empia figlia

Fecer di me. Tutte le mie speranze

Se perdei, sventurato, almen vogl'io

Vendicar col mio sangue il sangue mio.

 

GIACOMO

Dunque...

 

CARLO

La coppia rea perir dovrà.

 

GIACOMO

M'ascolta.

Se ad intera pietade

Piegar te non poss'io, la figlia almeno

Da si crudele scempio...

 

CARLO

No; d'ingiustizia allor darei l'esempio.

 

GIACOMO

Ti rammenta, signor, che a me promessa

Fu da te la sua mano;

Or la reclamo a te. Vedova e madre,

Esser mi può consorte

Chi nol poté donzella.

Ah! del tuo sangue l'unico avanzo in lei,

Sire, conserva, e appaga i voti miei.

 

CARLO

Tanto può tua virtude!...

Vieni, stringemi al seno.

A me la figlia.

 

(Partono alcune guardie)

 

Tu mi rendi la vita

Colla pace del cor, ch'era smarrita.

Ardito di proporti io non avrei

Quanto proponi a me. Sappia l'ingrata

Da te qual alma nutri generosa.

 

GIACOMO

No, tanto il labbro mio, signor, non osa.

Per me le parli il padre.

Deh! tu pensa frattanto

A mitigarle il grave duolo e il pianto.

 

Questa man la toglie a morte,

Questa man le rende un figlio;

Ma non salva il suo consorte,

Tempra solo il suo dolor.

Se recarle non poss'io

Quel conforto che vorrei,

Non ardisce il labbro mio

Dirle i voti, del mio cor.

 

(Parte)

 

Scena Quinta

 

(Carlo, guardie)

 

CARLO

Oh giusto ciel! respiro

Quando meno il credea.

Principe generoso!...

Ecco la rea.

 

Scèna Sesta

 

(Cristina fra le guardie. Carlo)

 

CRISTINA

(Fra sè)

Oimè! vieppiù quel volto a me palesa

L'ira del cor.

 

CARLO

T'inoltra.

 

CRISTINA

Padre...

 

CARLO

Non proseguir. Nome sì sacro

Mal ti convien.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Misera me!

 

CARLO

Già sai qual destino t'aspetta.

 

CRISTINA

La morte. A me l'affretta.

Ma il figlio, ma lo sposo...

 

CARLO

Quest'abborrito nome

Più non t'esca dal labbro. Odimi: pende

Da un sol mio cenno la tua vita e quella

Del tuo Gustavo.

 

CRISTINA

Di mio figlio!...  Ah! parla.

 

CARLO

Fian brevi i detti miei.

Brami salvarti? Brami salvarlo?

 

CRISTINA

Ah! non per me: pel figlio

Vita ti chiedo, e per...

 

CARLO

Non più... Quel mostro,

Quel suddito rubello avrà la morte.

A te la stessa pena,

Traditrice del tuo real onore,

A ragion riserbava il genitore.

Ma un'alma grande...

chi potea pensarlo?

Renderà, se lo vuoi, se di rimorso

Il tuo core è capace,

A te l'onore, e al genitor la pace.

 

CRISTINA

Chi potria tanto oprar?

 

CARLO

Di Scozia il prence.

 

CRISTINA

Ed in qual modo?

 

CARLO

Oggi consorte a lui.

 

CRISTINA

(con impeto)

Ah! d'Eduardo io son...

 

CARLO

Obblia costui.

 

CRISTINA

Ahi qual orror!... oh stelle!

Mi si divide il core...

Ah! troppo, o genitore,

Troppo si vuol da me.

 

CARLO

Che re son io rammenta;

Pensa all'onor del soglio.

Tempo non è d'orgoglio;

Cerca ottener mercé.

 

CRISTINA

Cielo...

 

CARLO

Irritar nol dei.

 

CRISTINA

Pietà!

 

CARLO

Non ode i rei.

 

CRISTINA

Più barbaro tormento

Chi mai potria provar?

 

CARLO

Pensa che in un momento

Può il fato tuo cangiar.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Appaga, avversa sorte,

Il tuo rigor appieno.

Squarciami, o morte, il seno;

Da' fine al mio penar.

 

CARLO

(Fra sè)

Sfogasti, avversa sorte,

Il tuo rigor appieno.

Fa che di calma in seno

Io torni a respirar.

 

Scèna Settima

 

(Cortigiani, i precedenti)

 

CORO

Signor, di Scozia il prence

Il suo destino attende.

 

CARLO

Udisti?

 

CRISTINA

Udii.

 

CORO

Dipende

Da te il salvarti, o misera.

Deh! cedi al genitor.

 

CARLO

Per te, lo vedi, ogni anima

S'ingombra di terror.

 

CRISTINA

(Fra sè)

Oh come il cor mi palpita

Di coniugale amor!

 

CARLO

Sei risoluta?

 

CRISTINA

Il sono:

Chiedo la morte in dono;

Ti vendica, signor.

 

CARLO

Se sprezzi il mio perdono,

Ben merti il mio furor.

 

(Al cenno di Carlo, le guardie si avanzano)

 

CRISTINA, CARLO

(Fra sè)

Più lacerata un'alma

Dove si vide ancor!

 

CRISTINA

Sol morte a me dia calma,

Mi tolga a tanto orror.

 

CARLO

Fuggì la dolce calma, m'uccide il mio dolor.

 

CRISTINA, CARLO

(Fra sè)

A pena così barbara

No, più non puoi resistere

Mio disperato cor.

 

CORO

Di quante rie vicende

Tu sei cagione, amor!

 

(Carlo parte furibondo, seguito dai

cortigiani; Cristina, nell'estrema

desolazione, circondata dalle guardie,

va dalla parte opposta)

 

Scèna Ottava

 

(Giacomo)

 

GIACOMO

(dopo aver guardato dai due lati)

Al carcer suo sen torna Cristina sventurata.

In preda all'ira il re sen va...

Questo, purtroppo! è il segno

Ch'ella sdegna ogni offerta,

e uscir di vita

Brama allo sposo unita.

Oh mie lusinghe vane, oh inutil cura!

Miseri affetti miei!

E vederla potrei su palco infame

L'alma esalar?...

Oh immagine d'orrore!

Deh! tu, pietoso cielo,

A pro dell'infelice apri una via...

 

Scèna Nona

 

(Carlo frettoloso, Giacomo)

 

CARLO

Oh giorno! oh infausto giorno!

oh sorte ria!

 

GIACOMO

Dunque la principessa...

 

CARLO

Altri pensieri occupan la mia mente.

 

GIACOMO

Oh ciel!

nuovo disastro...

 

CARLO

Son fuor di me!

 

GIACOMO

Che fu?

 

CARLO

Di fellonia

Odi inaudito eccesso. A' prigionieri

Togliendo le catene, la cittade

Assegnai per confin.

Gli empi, abusando

Del dono, e profittando

Del popolar tripudio

Che destò la vittoria, oggi inviaro

Messaggiero furtivo

Al nemico ammiraglio

Che veleggia d'intorno,

Onde al cader del giorno

a queste mura

D'approssimar tentasse.

Io fremo!

 

GIACOMO

E come l'attentato sapesti?

 

CARLO

Un di costoro,

Sperando guiderdon, lo fe' palese.

Ma forse tardo ogni riparo...

 

Scèna Decima

 

(Atlei. I precedenti)

 

ATLEI

Sire,

De' perfidi l'ardire

Giunse tant'oltre, che, dov'ha confine

Col porto la città, s'impossessaro

Delle guardate mura.

Ah! ripara, signor, tanta sventura.

 

CARLO

(a Giacomo)

Amico, a te m'affido,

Anima tu le schiere, corri, vola...

 

GIACOMO

Vado...

 

CARLO

Punisci i rei;

Vendica, prence amato, i torti miei.

 

(Partono)

 

Scèna Undicesima

 

(Atlei)

 

ATLEI

Che risolvo? che fo?... Mi schiude il cielo

Opportuno un sentiero

Per salvar colla sposa anch'Eduardo...

Vadasi: saria colpa ogni ritardo.

 

(Parte)

 

Scèna Dodicesima

 

(Atrio contiguo alle carceri dov'è rinchiuso

Eduardo. Alcuni amici d'Eduardo rivolti

verso la sua prigione)

 

CORO

Nel misero tuo stato

Lagrime di dolor,

Sospiri di pietà,

Amico sventurato!

Qual ciglio mai, qual cor

Frenar potrà?

 

PARTE DEL CORO

Miratelo... Oh terror!

Del suo tremendo fato

Ad ascoltar sen va tutto il rigor.

 

(Approssimandosi a lui)

 

Amico!

 

Scèna Tredicesima

 

(Eduardo fra le guardie, traversando

l’ atrio. I precedenti)

 

EDUARDO

(fermandosi)

Ah! chi sa dirmi

Se la sposa, se il figlio dirmi

Rispettò della morte il fero artiglio?

 

CORO

Sì, respirano entrambi aure di vita.

 

EDUARDO

E fia vero!... Oh contento!...

Creder vi posso?

 

CORO

Sì, ti rassicura.

 

EDUARDO

Oh ciel, prendine cura,

Salvali, o ciel. Sul capo mio soltanto

Vibra i fulmini tuoi. Con più coraggio

Il decreto di morte a udir men vado.

Teneri amici, appiè del soglio andate.

Per la sposa implorate,

Per Gustavo innocente

Del mio re la pietà. Sol questo chiede

Quell'Eduardo che serbogli il trono;

La mia morte gli basti, e pago io sono.

La pietà che in sen serbate

Or vi guidi al mio signor;

Deh! correte, ed implorate

La clemenza del suo cor.

Giusto cielo! in tal periglio,

In tal giorno di terror,

Per la sposa e il caro figlio

Solo invoco il tuo favor.

 

CORO

Per la sposa e il caro figlio,

Sì, t'affida al suo favor.

 

Scèna Quattordicesima

 

(Atlei, seguito da molti soldati e da popolo)

 

ATLEI, CORO

(di dentro)

Viva Eduardo!

 

IL PRIMO CORO

Quai voci!

 

ATLEI, CORO SECONDO

(venendo fuori)

Viva!

Duce, la patria vieni a salvar.

 

IL PRIMO CORO

Come!...

 

EDUARDO

Che sento!

 

ATLEI,  CORO SECONDO

Vieni: ravviva

Le sveche schiere; vieni a pugnar.

 

EDUARDO

Amico, ah! parla...

 

ATLEI

Il Russo audace

Di questo suolo turba la pace.

 

(Porgendogli una spada)

 

Prendi.

 

EDUARDO

Stupisco... Sogno? son desto?...

 

CORO

Andiam...

 

EDUARDO

Lasciatemi pria respirar.

 

CORO

Viva Eduardo!

 

EDUARDO

Che giorno è questo!...

 

ATLEI, CORO

Duce, la patria vieni a salvar.

 

EDUARDO

Come rinascere

Vi sento in core,

Primieri palpiti

Di gloria e onore!

Come quest'anima

Brillando va!

 

ATLEI, CORO

Provino i perfidi Il tuo rigore;

Per te la patria trionferà.

 

(Partono)

 

Interludio

 

Scena Quindicesima

 

(Interno di una torre. Notte.Cristina,

dormendo sopra un sasso)

 

CRISTINA

(sognando)

Arresta il colpo... arresta...

Vibralo a me... Rispetta, o disumano,

Quell’adorata vittima... M'attendi...

Già cadde!...

 

(Si desta improvvisamente spaventata,

si alza e vacillando cammina)

 

Ove son io?...

Egli morì... sparì...

Fu sogno il mio.

 

(Respirando e dopo lunga pausa)

 

Barbara sposa! cruda madre! come?

Mentre in ques'atra notte

Veglian contro de' tuoi

Tirannide e furor, dormir tu puoi?

Ah no, non fu riposo!

Di rea visione un velo

Svenati e figlio e sposo,

Ahi, contemplar mi fa.

Per me deh senti, oh cielo,

Se non amor, pietà.

Ah! ch'io vaneggio... No; forse avverati

Sono i presagi miei;

forse il disprezzo ch'io mostrai della vita,

L'altrui morte affrettò.

Se madre e sposa,

Misera! io più non sono,

O se mi è tolto il dono

D'esalar l'alma mia lungi dal figlio,

Divisa dal consorte,

Vieni, più non tardar, t'invoco, o morte.

Vieni pur: terror non hai

Per quest'alma desolata;

T'offro il sen, ferisci omai:

Il ritardo è crudeltà.

 

(Sparo di cannone in distanza)

 

Ma che sento!... Ah! forse è questo

Il fatal segno tremendo

Che mi dice: odi, infelice:

Per te speme più non v'ha.

 

(Replicato sparo di cannoni più da vicino)

 

Raddoppia il fragore...

L'annunzio è di guerra...

 

(Le cannonate percuotono la torre)

 

M'uccida il furore... M'inghiotta la terra...

 

(Cade parte del muro in prospetto)

 

La tomba alla morte preceda per me...

 

(Precipita gran parte della parete, ed offre la

vista del mare con alcune navi russe, in atto di

bombardare la città. Vedesi nel tempo stesso

gettare a terra la porta del carcere)

 

Scèna Sedicesima

 

(Eduardo, Atlei e molti svedesi armati,

alcuni de' quali portano delle faci, vengono dalla

porta atterrata, ed altri dall'apertura fatta

dal cannone. Cristina)

 

EDUARDO

Respira, consorte...

 

ATLEI e CORO

Salvarti vogliamo...

 

CRISTINA

Che vedo! Ah! mio bene...

 

EDUARDO, ATLEI e CORO

Difesa arrechiamo.

 

CRISTINA

Tu vivi!

 

EDUARDO

Per te.

 

CRISTINA

Soavi mie pene!

 

(Restano abbracciati)

 

EDUARDO

Mi siegui...

 

ATLEI e CORO

T'invola;

S'accresce il periglio...

T'affretta.

 

CRISTINA

Ma il figlio...

 

ATLEI

E Salvo.

 

CRISTINA

Oh contento!

Più lieto momento

Di questo non v'è!

 

CRISTINA, EDUARDO

Ah nati in ver noi siamo

Sol per amarci ognor!

Ciò che tu brami io bramo,

Noi non abbiam che un cor.

 

CORO

Vieni, a pugnar t'invita

Il raro tuo valor.

 

(Escono tutti in fretta per la porta indicata)

 

Scèna Diciassettesima

 

(Atrio. Giacomo con alcuni seguaci)

 

GIACOMO

Della città, del porto e della reggia

Ogni recesso, ogn'angolo, ogni via

Dunque fin ora investigammo invano?

Del monarca le tracce

Dunque nessun ci addita?

O peggior

d'ogni morte infausta vita!

Ma il tumulto rinforza,

Il periglio si accresce...

Ah ravvivate amici, il vostro ardir!

Ché s'è deciso l'eccidio universal,

da forti almeno si resista, si pugni,

e poi si mora:

Ché un bel morir tutta la vita onora.

 

(Partono)

 

Interludio

 

Scèna Diciottesima

 

(Piazza. Notte. Fra il rimbombo dei tamburi

e lo scoppio dell'artiglieria sempre più
d'ogn'intorno cresce l'ostinato alternare del

più fiero combattimento, che gradatamente

si va approssimando. Alcuni fuggitivi

attraversano di tratto in tratto la piazza, finché,

con poco seguito Carlo da una parte, e Giacomo

dall'altra, s'incontrano)

 

CARLO

Ove corro, ove fuggo? Ah di salvezza

Non v'è per noi più speme!

 

GIACOMO

Ah!, non m'inganno! Ti trovo alfin, mio re.

 

CARLO

Ma qual mi trovi,

Principe sventurato!

 

GIACOMO

Per noi tutto cangiò, sei vendicato.

 

CARLO

Come! Che dici?

 

GIACOMO

Ai cenni tuoi fedele

Tutti raccolsi i prodi,

Mali raccolsi invan.

L'immensa piena

Dei ribelli cattivi

Fu maggior d'ogni sforzo,

Oppresse ogni valor.

Quando improvviso

Tolto ai ceppi Eduardo

Sostenne il forte e ravvivò il codardo.

 

CARLO

Eduardo!

 

GIACOMO

Alle schiere Atlei lo rese.

Per te ei pugnò, vinse per te.

 

CARLO

Fia vero?...

Ma intanto va crescendo

D'ogni parte il tumulto...

 

GIACOMO

Ah, non temere.

Vinti i perfidi son.

 

CARLO

Stelle! che intendo?

 

(Si rinforza lo strepito della pugna,

quando, improvvisamente incalzati da

tutte le parti, si raccolgono i vinti nella

gran piazza, ed ivi sopraffatti cedono al

vincitore)

 

(Eduardo alla testa de' suoi al chiarore

delle faci fa cenno che si arresti la strage;

indi, scorgendo Carlo, si precipita alle sue

piante)

 

EDUARDO

Sire!

Al tuo piè l’acciar, che vinse, io rendo.

 

CARLO

Come! Tu sei?...

 

EDUARDO

Son io.

Per vendicarti armato.

 

CARLO

E osasti?...

 

EDUARDO

Il braccio mio

Ministro è sol del fato.

 

CARLO

Confonde il mio consiglio sì generoso ardir.

 

EDUARDO

Salvami e sposa e figlio,

E lasciami morir.

 

CARLO

Nel debellar quei perfidi

Vincesti il mio rigore:

Tanta virtù e valore

No che non dee perir.

 

EDUARDO

Ah mio signor! Quest'anima

Tanto sperar non osa:

Salvami e figlio e sposa,

E lasciami morir.

 

CARLO

Prendi un reale amplesso.

 

EDUARDO

Oh di clemenza eccesso!

 

CARLO

T'abbraccio e ti perdono.

 

EDUARDO

Ah che confuso io sono!

 

CARLO

Dopo i sofferti guai

Premio, qual merti, avrai:

Maggior del tuo periglio

Diventi il tuo gioir.

 

EDUARDO

Ah mi richiama in vita

La tua bontà infinita:

Rendimi e sposa e figlio,

E mi vedrai gioir.

 

CARLO

Non più: tutto il passato

Si ricopra d'obblio.

Sarai...

 

(vedendo comparire Cristina)

 

Sì... Vieni.

 

Scèna Ultima

 

(Cristina, Gustavo, seguito e detti)

 

CARLO

(a Cristina)

Amalo: a te lo rendo.

 

CRISTINA

Ah! padre mio!

 

EDUARDO

Ah! sire, e puoi?...

 

(S'inginocchiano)

 

CARLO

Sorgete: or tutto oblio.

Figlia, sia quest'amplesso

Segno del mio perdono;

Mi parla in sen pietà: sì, padre io sono.

 

CRISTINA

Scordo i passati affanni,

Se il tuo paterno amore

La sua felicità rende al mio core.

 

ATLEI

(a Eduardo)

Cessano i tuoi tormenti.

 

GIACOMO

(a Cristina)

Cessano le tue pene.

 

(Fra sè)

 

Soffri mio cor...

no, godi all'altrui bene.

 

EDUARDO

Tanta pietà confonde

Un infido vassallo.

Ah! il mio delitto

Sincera fé riparerà, tel giuro.

 

CRISTINA

Felici miei sospiri!

 

CARLO

Omai tranquillità per tutto spiri.

 

(Carlo abbraccia il piccolo Gustavo)

 

Concertante final

 

CRISTINA, EDUARDO, CARLO

Or più /A voi dolci intorno al core

Stringe/Stringa amor le sue catene.

 

TUTTI

Più soave dalle pene

Ei fa sorgere il piacer.

   
 

ACTO  PRIMERO

 

 

(La escena se desarrolla en Estocolmo.

Magnífico atrio, adyacente al palacio,

adornado con trofeos y junto a una plaza.

Trono a un lado)

 

Escena Primera

 

(Atlei, caballeros, damas y guardias en

el atrio; el pueblo asistente en la plaza)

 

CORO

¡Alégrate, oh patria, pues

ya cesó el desdén del cielo!

Hasta ahora, mucho gemiste.

¡Triunfa, oh reino sueco!

El héroe, en esta hora,

regresa a tus playas.

La suerte favorable

le ha abierto el camino de la Victoria.

Para oponerse a él, en la guerra,

no hay ningún brazo

tan fuerte como el suyo.

Incluso los vencidos lo admiran.

 

ATLEI

(Para sí)

Vuelve el amigo victorioso...

Temo el momento en que

regresará entre nosotros.

 

Escena Segunda

 

(Carlos y Giacomo seguidos de

un séquito de nobles. Los anteriores)

 

GIACOMO

Después de tantas y tantas angustias,

la paz regresa sobre nuestras murallas.

¡Día feliz! Ahora la corona

está segura sobre tu cabeza.

 

ATLEI

(a los caballeros)

¡Cristina ya se acerca a nosotros!

 

CORO

¡Oh, la digna princesa!

¡Qué virtud! ¡Qué belleza!

 

Escena Tercera

 

(Cristina, damas y caballeros. Los anteriores)

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Pobre de mí! Frente a mi padre

más cruel es mi tormento,

todo el feroz remordimiento

por mis errores siento en mí.

 

GIACOMO

(a Cristina)

Todo se ilumina de alegría

pues una benigna estrella brilla.

Y en un día tan propicio

¿sólo en ti hay tristeza?

 

CARLOS

¡Ah! ¿Cuándo, querida hija,

mostrarás serena tu mirada?

Todo brilla a tu alrededor:

No es tiempo de penurias.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Cómo ocultar, a los latidos de mi corazón,

mi tremendo dolor!

 

GIACOMO

Ya derramaste muchas lágrimas,

es hora de alegrar tu corazón.

 

CARLOS

Tus angustias se alejan

más allá de las fronteras.

 

CRISTINA

(Para sí)

Cielos qué veis a qué circunstancias

me somete mi tormento,

¡desatad algún rayo

de clemencia y piedad!

 

CARLOS, GIACOMO

(Para sí)

¡Suspira en estos momentos!

¡Ese dolor! ¡Esa turbación!

Me despiertan una sospecha,

ese dolor me hace temblar.

 

(se oye música militar a lo lejos)

 

CARLOS

¡Ya viene el ejército vencedor!

¡Ya se acerca al palacio!

 

CRISTINA

(Para sí)

Tiemblo... ¡Oh, qué instante!... Mi corazón

me dice que otro dolor me está destinado.

 

CARLOS

¡Llega el valiente!

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Querido esposo!

Te anhelo y sufro por ti.

 

GIACOMO

(Para sí)

Otra pasión se esconde en su pecho,

el amor perturba su calma.

 

CRISTINA

(Para sí)

Amor conyugal y maternal,

no traicionéis mi corazón,

pues ya casi no tiene esperanza.

 

CARLOS, GIACOMO

(Para sí)

La causa de ese dolor

revelará a su padre,

a pesar de ella misma.

 

CORO

(Para sí)

Gime, agobiada por el dolor...

Justo Cielo, ¿por qué será?

 

CARLOS

Es tiempo de que la causa de tu llanto

sea conocida por tu padre…

 

CRISTINA

¡Señor, cómo! ¿No sabes

cuánto me agobió, ¡oh, Dios!

la amarga pérdida

que también a ti te oprime?

 

CARLOS

Ya ha trascurrido un año desde

que la muerte nos arrebató,

a mí, mi esposa; y a ti, tu madre.

Hija, bien sabes cuánto la lloramos,

pero ya es hora de razonar.

Tu dolor excede tu tristeza

como para que yo preste fe a tus labios.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Ay de mí!

 

ATLEI

¡Señor! Avanza el jefe de las tropas.

 

CARLOS

¡Siéntate a mi lado, princesa!

Piensa que en un día tan bello

llorar es inoportuno.

 

(Carlos sube al trono; Cristina se sienta

a la derecha en un asiento más bajo;

Giacomo, ante una seña del rey, se

sienta al otro lado; cada uno de los

miembros del séquito se ubica según

su rango. Entran las tropas conducidas

por Eduardo)

 

ATLEI

¡Que suenen clarines de gloria!

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Cielos!

Bien prevé mi corazón el dolor

más feroz de todos los dolores.

 

CORO

¡Guirnaldas tejen las vírgenes

con las flores más preciosas!

Corona de laureles siempre verdes

entrelazan los jóvenes

cuando de la batalla

el intrépido general, regresas a nosotros.

 

(Se ve aparecer a Eduardo)

 

Escena Cuarta

 

(Eduardo, quien es recibido por

los nobles a la entrada. Los anteriores)

 

CORO

¡Las flores más bellas

sonrían frente al vencedor;

los laureles más bellos coronen

los cabellos de tan gran héroe;

a él que se ha transformado por siempre

en un discípulo de la gloria!

 

(Durante este coro Eduardo

es conducido al pie del trono)

 

EDUARDO

Aquí tienes, a tus pies,

al vencedor de un poderoso enemigo.

 

(Se arrodilla; el rey le

pide que se levante)

 

Señor, si de mí fidelidad en este día,

hacia la bendita Suecia,

puedo darte nuevas pruebas,

ordena: mi deseo es otorgarte la gloria.

Triunfé, porque fui

el afortunado conductor de héroes;

porque tus estandartes

nos condujeron a la gloria;

porque el enemigo siempre tiembla

ante el nombre de Carlos.

 

(mirando furtivamente a Cristina)

 

(Para sí)

 

Si finalmente triunfé,

sólo fue debido a rostro.

 

CRISTINA

(Para sí)

Ahora que lo miro y lo escucho,

más se incrementa mi temor.

 

CARLOS, GIACOMO

Joven valiente,

todo el mérito se concentra en tu valor.

 

(Carlos desciende del trono y todos se levantan)

 

EDUARDO

¡Mi alma se regocija

al verte reinar feliz!

 

(Mirando a Cristina, para sí)

 

Veo que esos tristes ojos

han perdido la calma.

 

(en voz alta)

 

La paz brilla a tu alrededor.

 

(Para sí)

 

Pero hay conflicto en ese corazón.

 

CRISTINA

(para sí)

Esconde en tu pecho, tan feroz dolor.

 

(Aunque Cristina intenta evitar el

encuentro de las miradas furtivas de

Eduardo, no puede ocultar sus suspiros

a su padre y a los demás presentes,

aunque se esfuerza por reprimirlos)

 

CARLOS, GIACOMO

(Para sí)

Mi sospecha aumenta.

 

EDUARDO

(fingiendo no ver la tristeza de Cristina,

se le acerca haciendo una reverencia)

Serena tu mirada

real doncella,

todos los peligros

ya cesaron.

 

(Luego en voz baja y en secreto)

 

¡Refrena los latidos de tu corazón,

es posible que una estrella

propicia para nosotros

haya aparecido en el cielo!

 

CARLOS

Eduardo,

por ti respira la patria sueca

y disfrutar debes de un merecido premio.

Tus esfuerzos merecen recompensa:

pídeme lo que desees y lo obtendrás.

 

EDUARDO

¡Rey generoso!... ¿Qué dices?...

¡Ah, quizás puedo...

 

(Para sí)

 

¿Qué hago?

 

(En voz alta)

 

Puede mi corazón...

 

(Para sí)

 

¿Qué estoy intentando?

 

CARLOS

Todo lo puedes.

 

EDUARDO

(Para sí)

¡Valor, ha llegado el momento!

 

CARLOS

Quiero que todos sean felices

y que esta sea la prueba de ello.

 

(A Giacomo)

 

Príncipe,

deseabas a mi hija como esposa,

y tuya será.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Dios mío, lo presentía!

 

GIACOMO

¡Oh, suerte!

 

EDUARDO

(Para sí)

¡Cielos!

 

(Atlei, cerca de Eduardo, le

advierte que debe contenerse)

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Qué golpe tan feroz!

 

ATLEI

(Para sí)

¡Oh, desventurados, qué destino os espera!

 

CARLOS

Deja que tu estupor cese, amada hija.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Pobre de mí!

 

EDUARDO

(Para sí)

¡Qué cruel destino!

 

CARLOS

¡Qué! ¿No respondes?

 

CRISTINA

¡Ah, padre...

 

GIACOMO

(Para sí)

Lo veo claro.

 

CARLOS

¿Por qué se renueva tu dolor?

Creí que, al anunciar tu casamiento,

vería brillar en tu rostro, más allá del placer,

el agradecimiento de una hija.

 

CRISTINA

Señor...

 

(Para sí)

 

¿Qué puedo decir?

¡No hay una angustia más cruel que la mía!

 

CARLOS

¿Y sigues en silencio? ¡Habla, te lo ordeno!

 

GIACOMO

Explica el origen funesto de tu dolor.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Cielo, cielo piadoso,

ayuda a una desdichada!

 

EDUARDO

(a un lado, asistido por Atlei, para sí)

Estoy paralizado.

 

CARLOS

(con severidad)

¿Y bien?

 

EDUARDO

(Para sí)

¿Qué dirá?

 

CRISTINA

Déjame que calme mi ánimo

de la sorpresa extrema...

¡Ah, dame tiempo

para pensarlo!...

 

CARLOS

(de la misma manera)

¡Qué escucho!

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Oh, Dios mío!

 

CARLOS

Hija...

 

GIACOMO

¡Señor, complácela!

 

(Para sí)

 

Su corazón ama a otro.

 

CARLOS

(tras una pausa, a Giacomo)

¿Así lo quieres?... Acepto.

 

(A Cristina)

 

Vuelve a tus habitaciones

y en breve tiempo

acepta la orden de tu padre.

 

CRISTINA

(Para sí)

Será un prodigio si logro

soportar un dolor tan feroz.

 

CARLOS

¡Príncipe, sígueme!

 

(Para sí)

 

Descubriré la verdad.

 

(Se van todos, menos Eduardo y Atlei)

 

Escena Quinta

 

(Eduardo, Atlei)

 

EDUARDO

¡Amigo!

 

ATLEI

¡Desventurado!

 

EDUARDO

¿Dónde estoy?

¡Ayúdame!

 

ATLEI

¿Qué puede hacer

mi amistad impotente?

 

EDUARDO

¿Acaso no hay otra salida,

excepto la muerte,

para salir de esta encrucijada?

 

ATLEI

¿Qué dices?

¡Ah, olvida tan funesta idea!

Piensa en tu esposa,

en tu hijo inocente y,

ocultando tu dolor, aleja el peligro.

Pero salgamos, podrían sospechar al vernos.

 

EDUARDO

Y si, obligada por su padre,

¿ella se casara?...

 

ATLEI

Me ocuparé de fortalecer

su débil constancia.

 

EDUARDO

Pierde, ¡oh, desdichado! toda esperanza.

 

(Salen)

 

Escena Sexta

 

(Gabinete. Nobles del reino)

 

CORO

¡Oh retiro que albergaste

en otro tiempo tanto dolor,

y que hoy te has transformado

en refugio del amor!

 

La querida princesa

calmará sus angustias...

¡Ya se acerca el momento

de su felicidad!

 

Escena Séptima

 

(Cristina y los anteriores)

 

CRISTINA

(se abandona en un sofá)

Toda esperanza se ha desvanecido,

mi martirio alcanzó su punto máximo.

¡Desdichada! No me queda

otra solución que morir.

 

(se levanta)

 

CORO

¡Por piedad, cálmate!

 

CRISTINA

Mi dolor es demasiado profundo.

 

CORO

¡Calma tu dolor!

 

CRISTINA

Siento que mi corazón se desgarra.

 

CORO

El destino, tal vez, un día será más benigno

y para ti resplandecerá el cielo.

 

CRISTINA

Por favor dejadme, marcharos,

para mí en el cielo no hay piedad.

 

(El coro se va)

 

¡Que se cumpla la horrible amenaza

de mi cruel destino!

Rápido... ¡oh, cielos!

¿Se hará evidente

la pasión que me inflama?...

Pero, ¿qué será de vosotros, esposo e hijo,

que sois los destinatarios adorables de mi amor?

¿Qué veo?... ¡Es él!...

¡Ah, debo huir!... ¡Vete... tiembla!

 

Escena Octava

 

(Eduardo, Atlei y Cristina)

 

CRISTINA

Aléjate del rigor de mi cruel padre...

 

(Atlei permanece en la entrada)

 

EDUARDO

¡Amada esposa!

Cálmate, nadie me ha visto llegar.

El rey está lejos y,

 

(señalando un rincón)

 

si fuese necesario,

puedo ocultarme en esa penumbra.

 

CRISTINA

¡Ay, pobre de mí!

¡Me estremezco de horror!...

Llegó el día tan terrible para nosotros.

¡El día fatal de la muerte!... Yo la espero.

 

EDUARDO

¡Vamos, detén ese llanto

y en la ayuda del cielo ten esperanza!...

 

CRISTINA

¡Ah, no, la esperanza no llega

a quien fue traidora a sus padres!

 

EDUARDO

Por el dulce niño,

prenda de nuestro cariño,

cambia en tu mente esa imagen de horror,

por piedad... ¡Vamos, amada esposa,

déjame que pueda deleitarme

con la mirada inocente

de nuestro querido Gustavo!

 

CRISTINA

¡Oh, esposo! ¿En qué momento

anhelas volver a verlo?

 

EDUARDO

¡Ve, tráelo a mis brazos! ¡Hazlo, si me amas!

 

(Cristina se acerca a la pared lateral, hace

un movimiento concertado y se abre una

puerta secreta, que al estar cubierta por

una cortina era invisible a todos)

 

Escena Novena

 

(Gustavo, desde la puerta antes mencionada,

conducido por su institutriz. Los anteriores.

Eduardo corre hacia él y lo colma de besos)

 

CRISTINA

¡En qué dulces miradas

se sumerge mi alma!

Esta es la misma imagen

de quienes conquistaron mi corazón.

 

EDUARDO

Al menos compensa parcialmente,

¡oh, hijo! nuestras angustias;

por ti los dioses tiranos

suspenden su rigor.

 

CRISTINA

Mis crudos suspiros

se confunden con sus lamentos.

 

EDUARDO

(a Cristina)

Calma tu dolor.

 

CRISTINA y EDUARDO

¡Oh cielos, sentid piedad

de un amor desafortunado!

 

EDUARDO

(igual que antes)

A pesar de mi cruel destino,

siempre estaré contigo, mi vida.

 

CRISTINA

De mi pecho, amado esposo,

toda esperanza desaparece ahora.

 

CRISTINA, EDUARDO

¡Ah, la cruel fortuna

no siempre nos será adversa!

 

(señalando a su hijo)

 

Santo amor, tú que de afectos

puros y dulces enciendes en el alma,

protege y defiende

la inocencia y la fidelidad.

 

EDUARDO

Hijo amado, ¡cómo anhelaba

tu padre este momento!

¡Pobre padre!

Verte me es grato y alivia mi aflicción.

 

(procurando que Cristina no escuche)

 

Niño infeliz,

¿qué será de ti?

Yo soy el inicuo autor de tus males;

tú eres el testigo fatal de mis errores.

 

CRISTINA

Esposo, estás llorando...

¡Ah, en vano intentas ocultarlo!...

 

EDUARDO

Estas lágrimas son de ternura.

 

CRISTINA

¡Ah no, me estás engañando!

De nuestras amargas angustias,

del destino que nos espera,

es ese llanto un presagio.

¿Y quieres que yo tenga esperanza?

¡Ah, en vano lo crees!

 

EDUARDO

(tras una breve pausa)

Dime: ¿la vida de este niño inocente,

la suya, la mía

anhelas salvar?

 

CRISTINA

La pregunta es superflua.

 

EDUARDO

Ahora escucha.

No hay otra solución,

para eludir el mal que nos aqueja,

que no sea huir de este lugar...

 

CRISTINA

¡Qué dices!... ¡Ay!

 

EDUARDO

Que la naturaleza,

la piedad y el amor maternal

hablen por mí.

Finge ante tu padre en el nuevo día

que te sometes a su voluntad...

¿Suspiras?... ¡Oh, Dios!

Fingir, ídolo mío, es ahora necesario.

 

CRISTINA

¿Qué me propones?

 

EDUARDO

Es el único remedio extremo a tanto mal.

 

CRISTINA

¡Ah, sólo de pensarlo me paralizo y tiemblo!

 

ATLEI

(avanzando)

¡Oh, cielos! En este momento

el cortejo real avanza...

Quizás sea el rey... ¡Separaos!...

 

(Regresa a la entrada

e inmediatamente retrocede)

 

EDUARDO

(a la institutriz que toma al niño

y entra por la puerta secreta)

¡Ah, corre, ocúltalo!

 

CRISTINA

¡Ay, esposo! ¡Ay, hijo!...

 

EDUARDO

(a Cristina)

Quédate...

 

ATLEI

Ven... No más demoras...

 

(Eduardo va a entrar por la puerta

secreta, pero no tiene tiempo de hacerlo,

puesto que los nobles están casi en la

entrada. Atlei lo lleva a un costado)

 

CRISTINA

¡Peligro fatal!

 

Escena Décima

 

(Caballeros. Los anteriores.

A medida que avanzan los caballeros,

Eduardo y Atlei pasan por detrás de ellos,

y salen sin ser vistos)

 

CORO

¡Ven al templo, oh princesa!

¡Ven, pues allí te invita tu padre!

El momento sagrado del amor

ya se aproxima.

 

Escena Undécima

 

(Carlos, Giacomo y los anteriores)

 

CARLOS

¡Vayamos al templo!

No podemos hacer esperar

al futuro esposo, al padre y al pueblo...

¡Qué veo!...

Todos muestran en el rostro

una mezcla de dolor y espanto...

¿Por qué será? Me hacéis temblar.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Momento fatal!

 

(Con voz trémula)

 

Señor... créeme...

la única causa de dolor

en mi corazón es... mi madre...

 

(dándose ánimo)

 

¿Cómo quieres que piense

en una boda real,

mientras mis afectos

sólo me hablan de ella?

 

CARLOS

(Para sí)

No me engañas…

 

(A Cristina)

 

¿Y tu padre no tiene poder

sobre tus afectos?

 

CRISTINA

(temblando)

Es verdad...

 

CARLOS

¿Qué misterio ocultas?...

Tu mirada vaga errante...

En vano pretendes disimular.

En tu semblante asoma la desesperación.

Habla.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Pobre de mí!

 

CARLOS

¿No me respondes?

Está bien, guarda silencio si quieres,

pero más te vale que me obedezcas.

 

CRISTINA

En el nuevo día...

 

CARLOS

No escucho más que a mis deseos. ¡Ven!

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Qué angustia, oh Dios!

 

CARLOS

¡Al templo!

 

CRISTINA

¿Al templo?

 

CARLOS

(tomándola de la mano)

Sí.

 

CRISTINA

¡Ah, padre!...

 

Escena Duodécima

 

(Gustavo, al escuchar la voz de Cristina,

sale por la puerta secreta y corre hacia su madre,

quien sorprendida cae inconsciente en el sofá.

La institutriz, que siguió al niño, al ver al rey

huye asustada, sin que nadie se dé cuenta,

por la puerta común. Los anteriores, luego Atlei)

 

CRISTINA

¡Cielos!

 

CARLOS

¡Qué veo!...

¿Qué es ese pasaje desconocido?

¿Quién es este niño?...

 

(Para sí)

 

¡Oh, cielo! ¡Podría ser!... Ella languidece…

 

(A Cristina)

 

¡Hija, dime, explica quién es este niño!...

 

GIACOMO

¡Habla!

 

ATLEI

(Para sí)

¡Oh, vida! ¡Oh, qué angustia!

 

(Cristina, atónita, no se

atreve a levantar la vista)

 

CARLOS

¡Teno derecho a saber!

 

GIACOMO

¿Quién es?

 

ATLEI

(fingiendo querer hacerle la misma pregunta a

Cristina, se les acerca y les dice con disimulo)

¡No descubras a tu esposo!...

 

GIACOMO

¡Ah, sí, bien lo sabes!

 

CARLOS

¡Obedece!... ¿Te niegas?

 

GIACOMO

(Para sí)

¡Me siento morir!)

 

CARLOS

¿Y sigues callando?...

 

(A un oficial de la guardia)

 

Osmondo, desenvaina tu espada.

 

(Para sí)

 

Ahora se sabrá toda la verdad,

 

(Al oficial)

 

Suspéndela sobre la cabeza del niño.

 

(el oficial obedece, agarrando

a Gustavo del brazo)

 

CRISTINA

(se levanta y se acerca al niño)

¡Detente... Osmondo,

y esa espada dirígela hacia mi pecho!

 

ATLEI

(Para sí)

¡Oh cielos!

 

CARLOS, GIACOMO

¿Por qué?

 

CRISTINA

Ya no es el momento

de esconder mi falta.

En mí estás viendo, ¡oh, padre!

a una hija pecadora… ¡Soy su madre!

 

(Sorpresa general)

 

CARLOS

¿Qué rayo repentino

cae sobre mi cabeza?...

¿Escucho la verdad?...

¡Ay de mí!... ¿Sueño?... ¿Estoy despierto?...

¡Oh, qué infeliz soy!...

¡Este era entonces el horrendo misterio

que guardabas en tu pecho!

 

CRISTINA

(corriendo a los pies de Carlos)

¡Ah!...

 

CARLOS

(rechazándola)

¡Aléjate, indigna, me horrorizas...

¿Pero dónde está

el cómplice de este amor inicuo?

¿Dónde se esconde?

 

GIACOMO

¡Vamos. revela su nombre!

 

CRISTINA

¡Ah, nunca jamás!

Si fui una hija impía,

no debo ser también

una consorte impía.

 

CARLOS

Cambiarás de parecer frente a la muerte.

¡Serás un ejemplo

para las almas traidoras!...

 

(Para sí)

 

La ira divide mi corazón en mil pedazos.

 

(A Cristina)

 

Sólo con tu malvada sangre,

sólo con verte exánime,

extinguiré la indignación

y aplacaré mi furia.

 

CRISTINA

¡Mátame!

 

GIACOMO

(Para sí)

¡Qué momento tan cruel!

 

ATLEI

(Para sí)

Siento en mi alma

todo el dolor que despierta

la verdadera amistad.

 

CARLOS

¿Por qué tanta cruel ansiedad,

bárbaro y tirano destino?

¿Por qué descargarla sobre

un padre, un rey?

 

ATLEI, GIACOMO, CORO

(Para sí)

Ese corazón ya no es capaz

de sentir paz.

 

CARLOS

(Para sí)

¡En el exceso de la pena, cielo santo,

apenas logro sostenerme!

 

(Tirándose sobre un sofá)

 

¡No, un padre más desdichado

no puede existir!

 

(Carlos permanece algo pensativo;

luego, al ver a Cristina abrazar a su hijo

y llorar con él, muestra cierta ternura;

pero, temblando, de repente, se levanta

y dice)

 

CARLOS

¡Ah, alejaos de mí, bajos afectos

de clemencia y piedad paterna!

¡Ira, indignación, furor, crueldad,

a todos unidos os quiero conmigo!

 

(A los guardias)

 

¡Cargadla de pesadas cadenas

y que la muerte para ella sea una gracia!

 

CRISTINA, GIACOMO, ATLEI

(Para sí)

Ya no puedo / no puede soportar

mi / su angustia;

Para mi / esa alma ya no hay esperanzas.

 

CORO

(Para sí)

Más consejos, más contención no consiente

la ira ardiente de un padre, de un rey.

 

(Carlos sale con Giacomo, los nobles los siguen.

Cristina, con el niño, sale entre los guardias)

 

Escena Decimotercera

 

(Atlei solo)

 

ATLEI

¡Terrible situación!... ¡Horrible día!...

Presagiaste, ¡oh, corazón!

tan fatal dolor, ahora sólo te queda

llorar por la amistad.

 

(Hace ademán de salir)

 

Escena Decimocuarta

 

(Giacomo, Atlei)

 

GIACOMO

¡Atlei, detente!

 

ATLEI

(haciendo una reverencia)

Señor.

 

GIACOMO

¿Viste eso?... ¡Oh, cielos!

 

ATLEI

¿Qué puedo decirle

sino compartir su lamento?

 

GIACOMO

Pero, ¿quién ha podido convertir

a Cristina en culpable?

 

ATLEI

¿Quién? El amor que siempre

es la causa de mil angustias.

 

GIACOMO

Pero ¿y el seductor?...

 

ATLEI

¿Quién sabe?

Quizás ya está lejos de estas tierras.

 

GIACOMO

¿Cómo lo supones?...

 

ATLEI

Me lo imagino...

En este palacio, al menos,

no se podría encontrar.

un alma tan osada.

Conozco a todos los nobles; tengo experiencia.

Veo plenamente la fidelidad de todos ellos.

 

GIACOMO

Cristina lo confesará.

 

ATLEI

(Para sí)

¡No, no lo creo!

 

GIACOMO

El desdichado padre

reúne a los jueces en este instante.

¿Habrá de perecer tanta belleza?

 

ATLEI

¡Ah, príncipe,

sigue los impulsos de tu corazón,

implora y llora por la desdichada!

¡Ah, arrebátala del rigor de un cruel destino!

Una piedad tan bella es digna de un alma noble.

 

GIACOMO

¿Qué no haría yo? Pero me temo que cualquier

acto piadoso será en vano, y lo lamento.

 

(Se va con Atlei)

 

Escena Decimoquinta

 

(Sala espaciosa. Carlos, nobles del reino,

guardias. El rey está sentado a la derecha de

una mesa con útiles de escritura; los

nobles están sentados a su alrededor)

 

NOBLES

(Para sí)

¡El despiadado destino

nos agobia!

 

PARTE DEL CORO

(Para sí)

La estrella fatal de la muerte

brilla en medio del cielo.

 

OTRA PARTE

(Para sí)

Parecía que feliz los rayos

del luminoso sol

iban a vibrar a nuestro alrededor...

 

TODOS

(Para sí)

¡Ay, la esperanza nos defraudó!

 

Escena Decimosexta

 

(Cristina entre los guardias; Giacomo, del lado

opuesto, permaneciendo atrás. Los anteriores)

 

CARLOS

¡Avanza!

Estás viendo a tu rey

entre tus jueces, ¡oh, mujer!

Ha llegado el momento de conocer

al cómplice de tu horrenda falta.

En vano podría seguir ignoto

el infame seductor.

El cielo, castigador de los malvados,

siempre descubre la verdad.

 

CRISTINA

El cielo castigará

a una hija pérfida.

No me lamento,

pues mi falta merece la muerte.

Aquí espero, severos jueves,

vuestra sentencia tremenda.

 

NOBLES

Revela el nombre del culpable.

 

CRISTINA

¡Ah, descargad

el castigo sobre mi cabeza;

pero no esperéis que yo hable,

pues el fiel amor refrena mis labios!

 

CARLOS

¿A tanto te atreves en mi presencia?

¿Y tercamente aún no te rindes?

Alma infiel, en vano crees que podrás

ser un escudo para un traidor.

 

CORO

(Para sí)

¡Desdichada!

 

GIACOMO

(Para sí)

¡Desventurada! ¿Quién no lamenta su dolor?

 

CORO

No debes oponerte

al imperio de la ley.

 

CRISTINA

Conocéis mis sentimientos.

 

CARLOS

¡Ah! dentro de poco, insensata,

menos constancia tendrá tu corazón.

 

GIACOMO, CORO

(Para sí)

¡Qué tormento insoportable!

¡Qué momento de terror!

 

Escena Decimoséptima

 

(Eduardo, forzando a Atlei, que

quiere evitar que avance. Los anteriores)

 

EDUARDO

¡Ah... déjame!...

Ve en mí al seductor de tu hija.

 

(Sorpresa general)

 

CRISTINA

¡Oh, Dios!...

 

CARLOS

¿Será verdad?...

 

CRISTINA, CARLOS

Tú...

 

ATLEI

(Para sí)

¡Ay de mí!

 

EDUARDO

(al rey)

Señor...

 

CRISTINA, CARLOS, GIACOMO, ATLEI

(Para sí)

¡Oh, cielos!)

 

CRISTINA, EDUARDO

(Para sí)

¡Qué momento fatal!

 

GIACOMO

(Para sí)

¡Oh, qué exceso!

¡Oh, qué instante más cruel!

 

Concertante

 

CRISTINA, EDUARDO, CARLOS

GIACOMO, ATLEI

(Para sí)

¡Qué cruel situación la mía!

¿Qué hacer, qué decir? No lo sé...

Tan cruel angustia, ¡oh, Dios!

¿cómo se puede soportar?)

 

CARLOS

¡Vil vasallo!

 

EDUARDO

¡La muerte requiero!

Sálvala a ella y a su hijo, a quienes adoro,

y estaré plenamente feliz muriendo.

Mi corazón no tiene otro deseo.

 

CARLOS

¡No, traidor, para ti serán poco

las torturas y la muerte!

¡Cumplid la orden!

 

(Un grupo de guardias sale)

 

Por tu hijo... tiembla,

pues junto a su madre perecerá.

 

Escena Decimoctava

 

(Gustavo, conducido por

los guardias y los anteriores)

 

EDUARDO

¡Cielos!

 

CRISTINA

¡Mi hijo!

 

(corriendo)

 

CARLOS

¡Separadlos!

 

(Los guardias cumplen la orden)

 

CRISTINA, EDUARDO,

GIACOMO, ATLEI, CORO

¡Ah, piedad!...

 

CARLOS

¡No os escucho!

¿Quién podrá contener la furia

que albergo en mi seno?

 

GIACOMO, ATLEI, CORO

(Para sí)

La furia que alberga en su seno,

¿quién podrá detenerla?

 

CRISTINA, EDUARDO

(señalando al niño que llora)

¡Señor, ah, conmuévete ante su tormento!

Su tierna edad merece piedad.

 

CARLOS

¡Marchaos, oh pérfidos, no siento piedad!

Vosotros habéis sido crueles conmigo.

 

CRISTINA, EDUARDO

(forcejeando con los guardias)

¡Ah, antes de perderte,

oh hijo amado,

tu madre / tu padre

sin vida, tendrá que caer!

 

GIACOMO, ATLEI y CORO

(Para sí)

Un tremendo rayo la ira del destino

ha lanzado sobre estos miserables.

¿Cómo puede resistir

el corazón destrozado?

¡Oh adversidad inexorable!

 

(Los guardias arrastran a Eduardo a la fuerza

hacia la entrada y en el lado opuesto conducen

a Cristina. Gustavo, en brazos de sus guardias,

lucha por correr hacia sus padres, quienes

intentan en vano alcanzar a su hijo.

Finalmente, los tres son llevados fuera.

Carlos se marcha seguido de los demás)

 

 

 

ACTO  SEGUNDO

 

 

Escena Primera

 

(Sala como en el primer acto.

Cortesanos de aspecto triste)

 

CORO

¡Terrible día de dolor,

de angustias

y de amargas lágrimas!

¡Día de horror!

 

PARTE DEL CORO

¡Siempre el cruel destino

conspira en contra

de los miserables!

 

OTRA PARTE DEL CORO

El destino goza

al ver perecer a dos víctimas

con tanta belleza y valor.

 

CORO

Quien pueda soportar

un dolor tan cruel,

no posee un alma

fruto del cielo.

 

Escena Segunda

 

(Atlei y los anteriores)

 

ATLEI

(Para sí)

¡El dolor por el desafortunado amigo

se refleja en cada rostro!

Su destino es evidente.

 

(En voz alta)

 

Entonces

el valiente defensor de la patria

y una doncella real

¿serán condenados a muerte?...

¡Oh, Dios!... ¿Podré soportar tal anuncio?

 

CORO

La ley es severa

y no conoce piedad.

 

(Los cortesanos se van)

 

Escena Tercera

 

(Atlei)

 

ATLEI

¿Se ha extinguido toda esperanza?...
¡Ah, no! Si la verdadera amistad no logra
despertar la piedad,
se deben buscar otros medios,
incluso la muerte.
 

(Sale)

 

Escena Cuarta

 

(Carlos, Giacomo, guardias)

 

CARLOS

¡Basta ya! El honor del trono será vengado.

Se ha demostrado que un pérfido vasallo

y una hija impía me han traicionado.

Todas las esperanzas se han perdido...

Pero en mi desventura, al menos quiero vengar

mi sangre con mi sangre.

 

GIACOMO

¿Entonces?...

 

CARLOS

La pareja culpable debe morir.

 

GIACOMO

Escúchame.

Si no puedo lograr

tu total compasión,

tu hija al menos, de tan cruel castigo...

 

CARLOS

¡No, eso sería dar un ejemplo de injusticia!

 

GIACOMO

Recuerda, señor,

que su mano me prometiste.

Ahora te la reclamo.

Viuda y madre, puede ser mi esposa,

aunque no sea una doncella. ¡Ah!

Preserva lo único que te queda de tu sangre

y cumple la promesa que me hiciste.

 

CARLOS

¿A tanto llega tu virtud?...

¡Ven, estréchame contra tu pecho!

¡Que venga mí hija!

 

(Salen algunos guardias)

 

Me devuelves la vida y la paz al corazón.

Yo no me hubiese atrevido

a proponer lo que tú me propones.

Que sepa esa ingrata de tus propios labios

qué alma tan generosa tienes.

 

GIACOMO

No, mis labios, señor, no se atreven a tanto.

Que por mí le hable su padre.

¡Ah! Mientras tanto, piensa en cómo mitigar

sus grandes penas y lágrimas.

 

Mi mano la arrebata de la muerte,

mi mano le devuelve a su hijo,

pero no salva a su esposo,

solamente mitiga su dolor.

Si yo no puedo

brindarle el consuelo que quisiera,

mis labios no se atreven a hacerle saber

los sentimientos de mi corazón.

 

(Sale)

 

Escena Quinta

 

(Carlos y guardias)

 

CARLOS

¡Oh, justo cielo! ¡Qué alivio!

Cuando menos lo pensaba.

¡Qué príncipe tan generoso!...

Aquí está la acusada.

 

Escena Sexta

 

(Cristina entre los guardias. Carlos)

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Ay! En su rostro se revela

la ira de su corazón.

 

CARLOS

Adelántate.

 

CRISTINA

Padre...

 

CARLOS

No continúes.

No repitas ese nombre sagrado.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Qué miserable soy!

 

CARLOS

Ya sabes el destino que te aguarda.

 

CRISTINA

La muerte. Date prisa en dármela,

pero mi hijo, mi esposo...

 

CARLOS

Que ese nombre aborrecido

ya no surja de tus labios. Óyeme:

tu vida y la de tu hijo Gustavo

dependen de una sola señal mía.

 

CRISTINA

¡Mi hijo!... ¡Ah, habla!

 

CARLOS

Mis palabras serán breves.

¿Anhelas salvarte? ¿Anhelas salvarlo?

 

CRISTINA

¡Ah! No para mí, sino para mi hijo

te pido la vida y para...

 

CARLOS

¡Basta!... Ese monstruo,

ese súbdito rebelde será ejecutado.

Para ti será la misma pena

por traicionar tu honor real,

así lo ha dispuesto tu padre.

Pero un alma generosa...

¿Quién podría haberlo pensado?

Nos devolverá, si lo deseas,

si tu corazón es capaz de arrepentirse,

a ti el honor y paz a tu padre.

 

CRISTINA

¿Quién podría lograr tanto?

 

CARLOS

El Príncipe de Escocia.

 

CRISTINA

¿Y de qué manera?

 

CARLOS

Casándose hoy contigo.

 

CRISTINA

(con ímpetu)

¡Ah, soy la esposa de Eduardo!...

 

CARLOS

Olvídate de él.

 

CRISTINA

¡Ah, qué horror!... ¡Oh, cielos!

Mi corazón está dividido...

¡Ah, es demasiado, padre,

pretendes demasiado de mí!

 

CARLOS

¿Recuerdas que soy el rey?

Piensa en el honor del trono.

No son momentos para el orgullo

sino para obtener misericordia.

 

CRISTINA

¡Cielos!...

 

CARLOS

No me hagas irritar.

 

CRISTINA

¡Ten piedad!

 

CARLOS

El rey no te escucha.

 

CRISTINA

¿Un tormento más cruel

quién podría experimentar?

 

CARLOS

Piensa que en un momento

tu destino puede cambiar.

 

CRISTINA

(Para sí)

Apacigua, destino adverso,

todo tu rigor.

¡Oh muerte, desgarra mi pecho

y acaba con mi dolor!

 

CARLOS

(Para sí)

Desata, destino adverso,

todo tu rigor.

Haz que con calma

mi pecho vuelva a respirar.

 

Escena Séptima

 

(Cortesanos y los anteriores)

 

CORO

Señor, El príncipe de Escocia

aguarda su futuro.

 

CARLOS

¿Escuchaste?

 

CRISTINA

Si.

 

CORO

Salvarte depende de ti,

¡oh, desdichada!

¡Vamos, acepta la propuesta de tu padre!

 

CARLOS

Por ti, ya lo ves, todas las almas

está colmadas de terror.

 

CRISTINA

(Para sí)

¡Oh, cómo late mi corazón

por el amor conyugal!

 

CARLOS

¿Has resuelto?

 

CRISTINA

Lo he resuelto:

pido la muerte como don.

¡Véngate, señor!

 

CARLOS

Si desprecias mi perdón,

bien mereces mi furor.

 

(A la señal de Carlos, los guardias se acercan)

 

CRISTINA, CARLO

(Para sí)

¿Se ha visto alguna vez

un alma más lacerada?

 

CRISTINA

Que la muerte me dé la calma

y me evite tanto horror.

 

CARLOS

La dulce calma se aleja de mí, el dolor me mata.

 

CRISTINA, CARLO

(Para sí)

No hay un dolor más atroz.

Mi desesperado corazón

no lo puede resistir.

 

CORO

¡De cuántas situaciones perversas

eres la causa, Amor!

 

(Carlo se va furioso, seguido por los

cortesanos. Cristina, en extrema

desolación, rodeada de los guardias,

sale por el lado opuesto)

 

Escena Octava

 

(Giacomo)

 

GIACOMO

(después de mirar a ambos lados)

La desdichada Cristina vuelve a la cárcel.

Presa de la ira, el rey se va...

Desafortunadamente esta es la señal

de que ella desdeña todo ofrecimiento

y de que lo único que anhela

es abandonar esta vida junto con su esposo.

¡Oh, mi vana ilusión! ¡Oh, qué inútil esperanza!

¡Sentimientos maltrechos!

¿Podré soportar que sea ejecutada

sobre un infame cadalso?...

¡Oh, qué imagen tan horrorosa!

¡Ah tú, cielo misericordioso,

en favor de los infelices abre una senda!...

 

Escena Novena

 

(Carlos apresurado y Giacomo)

 

CARLOS

¡Oh, qué día! ¡Oh, día infausto!

¡Oh, destino cruel!

 

GIACOMO

Entonces la princesa...

 

CARLOS

Otros pensamientos ocupan mi mente.

 

GIACOMO

¡Oh, cielos!

¿Un nuevo desastre?...

 

CARLOS

¡Estoy fuera de mí!

 

GIACOMO

¿Qué ha sucedido?

 

CARLOS

Oye el exceso sin precedentes

de la grave traición.

A los prisioneros,

liberándolos de sus cadenas,

les asigné la ciudad

como lugar de su confinamiento.

Los pérfidos, abusando de esta merced,

y aprovechando el júbilo popular

que suscitó la victoria,

han enviado un mensajero furtivo

al almirante enemigo,

que navega en los alrededores,

para que al caer la tarde

intente acercarse a estas murallas.

¡Tiemblo!

 

GIACOMO

¿Y cómo supiste de esa amenaza?

 

CARLOS

Uno de ellos lo denunció...

¡Quizás ya sea demasiado tarde

para cualquier defensa!...

 

Escena Décima

 

(Atlei y los anteriores)

 

ATLEI

Señor,

la osadía de los pérfidos

ha llegado mucho más lejos.

¡Se han apoderado de las murallas

que defienden el puerto!

¡Ah, da fin, señor, a tanta desventura!

 

CARLOS

(a Giacomo)

Amigo, confío en ti,

conduce tú el ejército, corre, vuela...

 

GIACOMO

Voy...

 

CARLOS

¡Castiga a los traidores!

¡Venga, príncipe querido, mis agravios!

 

(Salen)

 

Escena Undécima

 

(Atlei)

 

ATLEI

¿Cómo actuar? ¿Qué debo hacer?...

El cielo oportunamente me abre un camino

para salvar a Eduardo y a su esposa...

¡Corro, cualquier retraso sería un pecado!

 

(Sale)

 

Escena Duodécima

 

(Atrio contiguo a los calabozos donde está

prisionero Eduardo. Algunos amigos lo

visitan en su prisión)

 

CORO

¡Desdichado amigo!

En tu miserable situación,

tus lágrimas de dolor,

tus suspiros de piedad

¿qué mirada, qué corazón

los podría soportar?

 

PARTE DEL CORO

Miradlo... ¡Oh, terror!

Comprobemos el rigor

de su terrible destino.

 

(Acercándose a él)

 

¡Amigo!

 

Escena Decimotercera

 

(Eduardo entre los guardias, cruzando

el pasillo y los anteriores)

 

EDUARDO

(deteniéndose)

¡Ah! ¿Quién puede decirme

si mi esposa y mi hijo fueron respetados

por la feroz garra de la muerte?

 

CORO

Sí, ambos están aún con vida.

 

EDUARDO

¡Es verdad!... ¡Oh, qué felicidad!...

¿Puedo creeros?

 

CORO

Sí, tranquilízate.

 

EDUARDO

¡Oh Dios, cuídalos! ¡Sálvalos, oh cielo!

Que solamente sobre mi cabeza caiga tu rayo.

Con valentía escucharé mi sentencia de muerte.

Queridos amigos, id al pie del trono.

Implorad por mi esposa

y por el inocente Gustavo.

La piedad del rey, sólo eso pide Eduardo.

Que le otorgue el trono,

que mi muerte le sea suficiente...

con eso me conformo.

Que la piedad que tenéis en vuestro pecho

os guíe ante mi señor.

¡Vamos, corred, e implorad

la misericordia de su corazón!

¡Justo cielo! Ante tanto peligro,

en este día de terror,

sólo por mi esposa y mi querido hijo

invoco tu favor.

 

CORO

Por tu esposa y tu querido hijo,

¡sí, confía en el favor del cielo!

 

Escena Decimocuarta

 

(Atlei, seguido de soldados y el pueblo)

 

ATLEI, CORO

(desde adentro)

¡Viva Eduardo!

 

EL PRIMER CORO

¿Y esas voces?

 

ATLEI, SEGUNDO CORO

(saliendo a escena)

¡Viva!

¡Caudillo, ven y salva a tu patria!

 

EL PRIMER CORO

¡Cómo!...

 

EDUARDO

¿Qué escucho?

 

ATLEI, SEGUNDO CORO

¡Ven, encabeza las tropas!

¡Ven a luchar!

 

EDUARDO

Amigo, ¡ah, habla!...

 

ATLEI

¡Los rusos audaces

perturban la paz de esta tierra!

 

(Entregándole una espada)

 

Toma.

 

EDUARDO

¿Sueño?... ¿Estoy despierto?...

 

CORO

¡Vamos!...

 

EDUARDO

Dejadme respirar primero.

 

CORO

¡Viva Eduardo!

 

EDUARDO

¡Qué gran día!...

 

ATLEI, CORO

¡General, ven y salva a tu patria!

 

EDUARDO

¡Cómo siento

renacer en mi corazón

los latidos primigenios

de gloria y honor!

¡Cómo va mi alma

resplandeciendo!

 

ATLEI, CORO

¡Que los pérfidos sufran tu rigor!

Por ti la patria triunfará.

 

(Salen)

 

Interludio

 

Escena Decimoquinta

 

(En el interior de una torre. Es de noche.

Cristina duerme sobre una piedra)

 

CRISTINA

(soñando)

¡Detén el golpe... detenlo!...

Descárgalo sobre mí...

Respeta, oh inhumano, a esa víctima amada...

Espérame... ¡Ya cae!...

 

(De repente se despierta asustada, se

levanta y camina tambaleante)

 

¿Dónde estoy?...

Él murió... desapareció...

Ha sido un sueño…

 

(Suspirando y tras de una larga pausa)

 

¡Cruel esposa y madre!

Mientras los furiosos tiranos

velan en tu contra

¿aún puedes dormir?

¡Ah no, no ha sido descanso

contemplar la cruel visión

de mi esposo y mi hijo, ay,

que he sufrido!

Por mí siente, ¡oh, cielo!

si no amor, por lo menos piedad.

¡Ah, estoy delirando!...

Tal vez mis augurios ya se hayan cumplido;

quizás el desprecio

que he mostrado por la vida

aceleraron la muerte de otros.

Madre y esposa, ¡pobre de mí!

quizás ya no sea.

Si se me niega el don de exhalar mi alma

lejos de mi hijo y separada de mi esposo,

¡ven, no tardes, yo te invoco, oh muerte!

¡Ven, no tengas piedad

por este alma desolada!

Te ofrezco mi pecho, hiérelo ahora,

pues la demora sería una crueldad.

 

(se oye a lo lejos el disparo de un Cañón)

 

¡Qué escucho!... ¡Ah!

Tal vez sea la señal fatal y terrible

que me dice:

¡desdichada, para ti no hay esperanza!

 

(nuevos disparos de cañón más cercanos)

 

Aumenta el fragor...

Es el anuncio de la guerra...

 

(un disparo de cañón golpea la torre)

 

El furor me mata... La tierra me traga...

 

(Parte del muro cae)

 

¡La tumba que precede a la muerte!

 

(Gran parte del muro cae permitiendo ver

el mar con algunos barcos rusos, que bombardean

la ciudad. La puerta de la prisión

es derribada)

 

Escena Decimosexta

 

(Entran Eduardo, Atlei y muchos soldados suecos,

algunos de los cuales llevan antorchas. Unos

entran por la puerta derribada, y otros por

la abertura que provocó el cañón. Cristina)

 

EDUARDO

¡Tranquilízate, esposa!...

 

ATLEI, CORO

¡Venimos a salvarte!...

 

CRISTINA

¡Qué veo! ¡Ah, mi bien!...

 

EDUARDO, ATLEI, CORO

¡Venimos a defenderte!

 

CRISTINA

¡Estás vivo!

 

EDUARDO

Por ti.

 

CRISTINA

¡Calma mis penas!

 

(Se abrazan)

 

EDUARDO

¡Sígueme!...

 

ATLEI, CORO

¡Huyamos lejos;

el peligro crece!...

¡Date prisa!

 

CRISTINA

Pero, ¿y mi hijo?...

 

ATLEI

Está a salvo.

 

CRISTINA

¡Oh, qué alegría!

¡No hay un momento

más dichoso que este!

 

CRISTINA, EDUARDO

¡Ah, henos nacido, en verdad,

sólo para amarnos siempre!

Lo que tú anhelas, yo lo anhelo,

tenemos un sólo corazón.

 

CORO

¡Ven, tu inusual valor

te invita a la lucha!

 

(Todos salen por la puerta derribada)

 

Escena Decimoséptima

 

(Atrio. Giacomo con algunos seguidores)

 

GIACOMO

¿De la ciudad, del puerto y del palacio

cada recoveco, cada rincón, cada pasaje,

hasta ahora investigamos en vano?

¿Nadie sabe dar cuenta

del destino del monarca?

¡Oh, una vida infausta

es peor que cualquier muerte!

Pero el tumulto se acrecienta,

el peligro crece...

¡Ah, renovad amigos, vuestro valor!

Si hemos de sufrir una masacre total,

al menos resistamos como valientes.

Luchemos y luego muramos

que una heroica muerte honra a la vida.

 

(Se marchan)

 

Interludio

 

Escena Decimoctava

 

(En una plaza. Es de noche. Entre el redoble

de los tambores y el estallido de la artillería, crece

cada vez más en los alrededores el fragor de la

encarnizada batalla que, poco a poco, se acerca.

Algunos fugitivos cruzan la plaza de vez en

cuando, hasta que, con un pequeño séquito,

Carlos, por un lado, y Giacomo por el otro, se

encuentran)

 

CARLOS

¿Dónde correr, dónde huir?

¡Ah, no tenemos esperanzas de salvación!

 

GIACOMO

¡Ah, no me equivoco, por fin te encuentro, mi rey!

 

CARLOS

¡Mira cómo me encuentras,

infortunado príncipe!

 

GIACOMO

Todo ha cambiado, has sido vengado.

 

CARLOS

¡Cómo! ¿Qué dices?

 

GIACOMO

Fiel a tus órdenes

reuní a todos nuestros valientes soldados,

pero lo hice en vano.

La inmensa oleada de pérfidos rebeldes

fue mayor que cualquier esfuerzo,

superando todo nuestro valor.

Pero de repente,

liberado de sus cadenas,

Eduardo apoyó a los valientes

y reanimó a los cobardes.

 

CARLOS

¡Eduardo!

 

GIACOMO

Atlei le devolvió el mando del ejército...

¡Por ti luchó, y por ti venció!

 

CARLOS

¿Es cierto eso?...

Pero sin embargo,

el tumulto crece en todas partes...

 

GIACOMO

¡Ah, no temas!

Los traidores han sido derrotados.

 

CARLOS

¡Cielos! ¿Qué escucho?

 

(El clamor de la pelea se refuerza,

cuando, de repente, presionados por

todos lados, los derrotados se reúnen en

la gran plaza y abrumados se rinden

ante el vencedor)

 

(Eduardo a la cabeza de sus hombres y a

la luz de las antorchas hace señas para

que se detenga la masacre; luego, viendo

a Carlos, corre a sus pies)

 

EDUARDO

¡Señor!

A tus pies pongo mi espada vencedora.

 

CARLOS

¡Cómo! ¿Eres tú?...

 

EDUARDO

Soy yo.

Armado para vengarte.

 

CARLOS

¿Y tuviste el valor?...

 

EDUARDO

Mi brazo

es solamente ministro del destino.

 

CARLOS

Tan generosa actitud me confunde.

 

EDUARDO

Salva a mi esposa y a mi hijo,

y déjame morir.

 

CARLOS

Derrotando a esos traidores

venciste mi rigor:

Tanta virtud y valor

no deben perecer.

 

EDUARDO

¡Ah, mi señor! Mi alma

no osa tener tanta esperanza:

salva a mí hijo y a mi esposa,

y déjame morir.

 

CARLOS

Recibe un abrazo real.

 

EDUARDO

¡Oh, clemencia excesiva!

 

CARLOS

Te abrazo y te perdono.

 

EDUARDO

¡Ah, qué confundido estoy!

 

CARLOS

Después de las angustias sufridas,

recompensa tendrán tus méritos.

Que tu felicidad

sea mayor que tu peligro.

 

EDUARDO

¡Ah, tu bondad infinita

me llama a la vida!

Devuélveme a mi esposa e hijo

y me verás dichoso.

 

CARLOS

¡Basta ya!

Que el pasado sea olvidado.

Tú serás...

 

(viendo aparecer a Cristina)

 

Sí… ven.

 

Última Escena

 

(Cristina, Gustavo, séquito y los anteriores)

 

CARLOS

(a Cristina)

¡Ámalo!... Te lo entrego.

 

CRISTINA

¡Ah, padre mío!

 

EDUARDO

¡Ah, señor!,..

 

(Se arrodillan)

 

CARLOS

¡Levántate!... Todo queda olvidado.

Hija, que este abrazo

sea signo de mi perdón.

La piedad le habla a mi corazón, pues soy padre.

 

CRISTINA

Olvido todas las angustias pasadas,

si tu amor paterno

otorga a mi corazón la felicidad.

 

ATLEI

(a Eduardo)

Tus tormentos han terminado.

 

GIACOMO

(a Cristina)

Tus penas han terminado.

 

(Para sí)

 

¿Sufres corazón mío?...

No, disfruta de la dicha ajena.

 

EDUARDO

Tal piedad confunde

a un vasallo infiel.

¡Ah, mi sincera fidelidad

enmendará mi delito, te lo juro!

 

CRISTINA

¡Respiro feliz!

 

CARLOS

¡Que la paz impere para todos!

 

(Carlos abraza al pequeño Gustavo)

 

Concertante final

 

CRISTINA, EDUARDO, CARLOS

Que el amor estreche más que nunca

con sus cadenas, todos los corazones.

 

TODOS

Más dulce que las penas

él hace surgir el placer.

 

 

 

Digitalizado y traducido por
José Luis Roviaro 2021.