ATTO TERZO                               

 
Preludio

Parte Prima

(I Giardini della Regina a Madrid.
Un boschetto chiuso. In fondo, sotto un
arco di verzura, una stanza con una
fontana, Notte chiara.)

Scena Prima

(Don Carlo, leggendo un biglietto.)

DON CARLO
"A mezzanotte al giardin della
Regina sotto gli allor della fonte vicina".
È mezzanotte; mi par udir
Il mormorio del vicin fonte...
Ebbro d'amor, ebbro di gioia il core!
Elisabetta, mio ben, mio tesor,
A me vien...!

Scena Seconda

(Don Carlo, Eboli velata)

DON CARLO
(Ad Eboli, da lui creduta la Regina) 
Sei tu, bella adorata, 
Che appari in mezzo ai fior! 
Sei tu! L'alma beata 
Già scorda il suo dolor. 
O tu cagion del mio contento 
Parlar ti posso almen! 
O tu cagion del mio tormento, 
Sei tu, amor mio, sei tu, mio ben!

EBOLI
(Fra sè)
Un tanto amor è gioia a me suprema!
Amata, amata son io!

DON CARLO 
L'universo obliam! 
Te sola, o cara, io bramo! 
Passato più non ho, 
Non penso all'avvenir! 
Io t'amo! Io t'amo!

EBOLI
Ah! possa l'amor
Il tuo cor al mio cor per sempre unir!

(Si toglie la maschera)

DON CARLO
(Atterrito, fra sè) 
Ciel! Non è la Regina!

EBOLI
Ahimè! Qual mal pensiero
Vi tien pallido, immoto,
E fa gelido il labbro?
Quale spettro si leva tra noi?
Non credere al mio cor,
Che sol batte per voi? 
V'è ignoto forse, ignoto ancora 
Qual fiero agguato a' piedi vostri stà? 
Su vostro capo, ad ora ad ora, 
La folgore dal ciel piombar potrà!

DON CARLO 
Deh! No; credete, ad ora ad ora, 
più denso vedo delle nubi il vel; 
Su questo capo io veggo ognora 
Pronta a scoppiar la folgore del ciel!

EBOLI 
Udii dal padre, da Posa istesso 
In tuon sinistro di voi parlar. 
Salvarvi poss'io; lo v'amo.

DON CARLO 
Rodrigo! quel mistero a me si rivelò!

EBOLI
(Inquieta)
Ah Carlo...!

DON CARLO 
Il vostro inver celeste è un core, 
Ma chiuso il mio restar al gaudio de! 
Noi facemmo ambedue un sogno strano 
In notte sì gentil, tra il 
profumo del fior.

EBOLI
Un sogno! O ciel! 
Quelle parole ardenti
Ad ultra credeste rivolger illuso...
Qual balen! Qual mister!
Voi la Regina amate...! Voi...!

DON CARLO
(Atterrito) 
Pietà!

Scena Terza

(Detti, Rodrigo)

RODRIGO
Che disse mai! Egli è deliro,
Non menta fe, demente egli è!

EBOLI 
Io nel suo cor, lessi l'amor; 
Or noto è a me, ei si perde.

RODRIGO
(Terribile) 
Che vuol dir?

EBOLI 
Tutto io so!

RODRIGO
Che vuol di r, sciagurata?
Trema io son...

EBOLI
L'intimo sei del Re. Ignoto non è a me.
Ma una nemica io son formidabil, possente:
M'è noto il tuo poter, 
il mio t'è ignoto ancor,

RODRIGO 
Che pretendi mai dir?

EBOLI 
Nulla. 
Al mio furor sfuggite invano. 
Il suo destin è in questa mano.

RODRIGO 
Parlar dovete, a noi svelate 
Qual mai pensier vi trasse qui.

EBOLI 
Io son la tigre al cor ferita, 
Alla vendetta l'offesa invita.

RODRIGO 
Su voi dei ciel cadrà il furor 
Degli innocenti è il protettor.

DON CARLO 
Stolto fui! 
O destino spietato! 
D'una madre ho io il nome macchiato! 
Ma di Dio sol lo sguardo potrà 
Indagare chi colpa non ha.

EBOLI
(Con ironia amara)
Ed io, che tremava al suo aspetto...! 
Ella volea questa santa novella 
Di celesti virtù mascherando il suo cor, 
Il piacer libar ed intera 
La coppa vuotar dell'amor. 
Ah! per mia fe! ...fu ben ardita!

RODRIGO
(Snudando il pugnale) 
Tu qui morrai.

DON CARLO
(Trattenendolo) 
Rodrigo!

RODRIGO 
No; il velen ancora non stillò 
Quel labbro maledetto!

DON CARLO
(A Rodrigo) 
Rodrigo, frena il cor.

EBOLI
Perchè tardi a ferir? 
Non indugiar ancor.

RODRIGO
(Gettando il pugnale) 
No, una speme mi resta; 
M'ispirerà il Signor!

EBOLI
(A Carlo)
Trema per te, falso figliuolo, 
La mia vendetta arriva già. 
Trema per te; fra poco il suolo 
Sotto il tuo piè si schiuderà!

RODRIGO
(Ad Eboli) 
Tacer tu dei; rispetta il duolo, 
O un Dio severo ti punirà. 
Tacer tu dei; o per te il suolo 
Sotto il taro piè si schiuderà. 

(Eboli esce furibonda.)

Scena Quarta

(Don Carlo e Rodrigo)

RODRIGO
Carlo, se mai su te fogli importanti serbi,
Qualche nota, un segreto, a me affidarli dei

DON CARLO
(Esitando)
A te! All'intimo del Re...!

RODRIGO 
Sospetti tu di me?

DON CARLO 
No; del mio cor sei la speranza. 
Questo cor che sì t'amo 
A te chiudere non so. 
In te riposi ogni fidanza; 
Si, questi fogli importanti ti do. 
Io m'abbandono a te .

RODRIGO 
Tu puoi fidar in me.

(Si gettono nelle braccia l'un dell'altro.)

Parte Seconda

(Una gran Piazza innanzi Nostra Donna 
d'Atocha. A destra, la Chiesa, cui conduce 
una grande scala. A sinistra, un palazzo.
In fondo, altra scalinata che scende ad una 
piazza inferiore in mezzo alla quale si
eleva un rogo di cui si vede la cima.
Grandi edifici e colline lontane formano
l'orizzonte. Le campane suonano a festa.
La calca, contenuta appena dagli Alabardieri, 
invade la scena.)

Scena Prima

(Coro di Popolo; poi, Coro di Frati,
che menano i condannati.)

CORO Dl POPOLO
Spuntato ecco il di d'esultanza
Onore al più grande de' Re!
In esso hanno i popol fidanza,
il mondo è prostrato ai suo pie'!
Il nostro amor ovunque l'accompagna,
Il nome suo è orgoglio della Spagna.
E viver deve nell'eternità!

CORO Dl FRATI
(Che traversano la scena conducendo i
Condannati del santo uffizio)
Il di spuntò, di del terrore,
Il di tremendo, il dì feral.
Morran! morran!
Giusto è il rigore dell'lmmortal.
Ma di perdon voce suprema
All'anatema succederà
Se il peccator all'ora estrema si pentirà.

(Il popolo, rimasto silenzioso per un
momento riprende le grida di gioia. I frati
s'allontanano. Le campane suonano di nuovo.)

Scena Seconda

(Detti Rodrigo, Conte di Lerma, Elisabetta,
Tebaldo, Paggi, Dame, Signori della Corte,
Araldi reali. Marcia. Il corteggio esce dal
Palazzo. Tutte le corporazioni dello Stato,
Tutta la Corte, ¡ Deputati di tutte le
Provincie dell'impero, ¡ Grandi di Spagna. 
Rodrigo è in mezzo ad essi. La Regina in 
mezzo alle Dame. Tebaldo porta il manto di 
Elisabetta. Paggi, ecc., ecc. Il corteggio 
si Schiera innanzi ai gradini della Chiesa)

L'ARALDO REALE
(Innanzi alla chiesa la cui porta è ancora 
chiusa. Tutti sl scoprono il capo). 
Schiusa or sia la porta del tempio! 
O magion del Signor, t'apri ormai! 
Sacrario venerato, 
A noi rendi il nostro Re!

CORO GENERALE 
Schiusa la porta sia del tempio! 
O magion del Signor, t'apri ormai! 
Sacrario venerato, 
A noi rendi il nostro Re!

Scena Terza

(Detti, Filippo e frati.)

(Le porte della Chiesa nell'aprirsi lascian 
vedere Filippo con la corona sul capo 
incedendo satto un baldacchino in mezzo
ai Frati. I signori s'inchinano, il popolo
si postra, I Grandi si coprano il capo.) 

FILIPPO 
Nel posar sul mio capo la corona, 
Popol, giurai al ciel, che me la dona 
Dar morte a rei col fuoco e con l'acciar. 

CORO 
Gloria a Filippo! gloria al ciel!

(Tutti s'inchinano silenziosi Filippo scende
i gradini del tempio e va a prendere la mano
d'Elisabetta per continuare il suo cammino.)

Scena Quarta

(Detti, Don Carlo, Deputati fiamminghi I
Deputati fiamminghi, vestiti di bruno, si
presentano all'improvviso, condotti da
Don Carlo, e si gettano ai piedi di Filippo)

ELISABETTA
(Fra sè) 
Qui Carlo! O ciel!

RODRIGO
(Fra sè)
Qual pensier lo sospinge!

FILIPPO
Chi son costor prostrati innanzi a me?

DON CARLO
Son messagger del Brabante e di Fiandra 
Che il tuo figliuol adduce innanzi al Re.

I DEPUTATI 
Sire, no, l'ora estrema ancora 
Non suonò per ¡ Fiamminghi in duol.
Tutto un popol t'implora,
Fa' che in pianto così sempre non gema.
Se pietoso il tuo core
La clemenza e la pace chiedea nel pio tempio,
Pietà di noi ti prenda, 
e salva il nostro suol, 
O Re, che avesti il taro poter da Dio.

FILIPPO 
A Dio voi fuste infidi, 
Infidi al vostro Re, 
Sono ¡ Fiamminghi a me ribelli: 
Guardie, vadan lontan da me.

I FRATI 
Ah, son costor infidi, 
In Dio non han la fe' 
Vedete in lor, sol dei ribelli! 
Tutto il rigor, mertan del Re! 

DON CARLO, ELISABETTA, RODRIGO, 
I FIAMMINGHI, E TUTTO IL POPOLO. 
Su di lor stenda il Re la sua mano sovrana,
Trovi pietà, signor, il Fiammingo nel duol:
Nel suo martir, presso a morir, 
Ei manda già l'estremo suo sospir.

(Il Re vuol passar oltre. Don Carlo si 
pone innanzi a lui)

DON CARLO 
Sire; egli è tempo ch'io viva. 
Stanco son di seguir una esistenza 
Oscura in questo suol! 
Se Dio vuol, che il tuo serto 
Questa mia fronte un giorno a cigner venga,
Per la Spagna prepara un Re degno di lei! 
Il Brabante e la Fiandra a me tu dona!

FILIPPO 
Insensato! Chieder tanto ardisci! 
Tu vuoi ch'io stesso purga a te 
L'acciar che un di immolerebbe il Re!

DON CARLO 
Ah! Dio legge a noi nel cor; 
Ei giudicar ci de'.

ELISABETTA 
Io tremo!

RODRIGO 
Ei si perde!

DON CARLO
(Snudando la spada) 
Io qui lo giuro al ciel! 
Sarò tuo salvator, popol fiammingo, io sol!

CORO 
L'acciar! Innanzi al Re! 
L'infante è fuor di se.

FILIPPO
Guardie, disarmato ei sia.
Signor, sostegni del mio trono,
Disarmato ei sia...! Ma che? Nessuno?

DON CARLO
Or bene! di voi chi l'oserà...
A questo acciar chi sfuggirà?

(I Grandi di Spagna indietreggiano innanzi
a Don Carlo. Il Re, furente, afferra la
spada del Comandante delle Guardie, che gli
stà presso.)

RODRIGO
(A Don Carlo) 
A me il ferro.

DON CARLO
O ciel! Tu, Rodrigo...!

CORO 
Egli! Posa!

(Don Carlo rimette la sua spada a Rodrigo
che si inchina nel presentarla al Re.)

FILIPPO
Marchese, Duca siete.
Andiamo ora alla festa!

CORO Dl POPOLO 
Spuntato ecco il di d'esultanza; 
Onore al più grande de' Re! 
In esso hanno i popol fidanza, 
Il mondo è prostrato al suo piè!

CORO DI FRATI 
Il di spuntò, di del terrore, 
il di tremendo, il di feral. 
Gloria al ciel!

(Il Re s'incammina dando lo mano alla Regina
lo Corte lo segue. Vanno o Prender posto 
nella tribuna a loro riservata Per l'auto da
fe. Si vede il chiarore delle fiamme lontano)

UNA VOCE DAL CIELO
Volate verso il ciel, volate povere alme.
V'affrettate a goder la pace del Signor!

DEPUTATI FIAMMINGHI
(In disparte, mentre il rogo s'accende) 
E puoi soffrirlo, o ciel! 
Nè spegni quelle fiamme! 
S'accende in nome tuo 
quel rogo punitor! 
E in nome del Signor 
l'accende l'opprersor. 

(La fiamma s'alza dal rogo. Cala lo tela)
ACTO TERCERO


Preludio

Primera Parte

(Los jardines de la Reina, en Madrid. Un
bosquecillo cerrado. Al fondo, bajo un arco
frondoso, una estancia con una fuente.
Noche clara.)

Escena Primera

(Don Carlos, leyendo una nota)

DON CARLOS
"A media noche, en los jardines de la Reina, 
bajo los laureles junto a la fuente". 
Es media noche; me parece oír 
el murmullo de la fuente... 
¡Ebrio de amor, ebrio de alegría el corazón! 
¡Isabel, bien mío, tesoro mío, 
ven a mí...!

Escena Segunda

(Don Cortos. Éboli, cubierta con un velo.)

DON CARLOS
(a Éboli, creyendo que es la reina) 
Eres tú, bella adorada, 
quien apareces entre las flores... 
¡Eres tú! El alma, feliz, 
olvida ya su dolor. 
¡Oh, tú, razón de mi contento 
al menos, te puedo hablar! 
¡Oh, tú, razón de mi tormento!, 
¡Eres tú, amor mío, eres tú, mi bien!

ÉBOLI
(Para si) 
Tanto amor  es, para mí, alegría suprema... 
¡Amada, amada soy!

DON CARLOS 
Olvidémonos del universo.
¡A ti, sólo a ti te deseo! 
Ya no tengo pasado, 
ni pienso en el porvenir... 
¡Yo te amo! ¡Te amo!

ÉBOLI 
¡Que el amor pueda 
tu corazón al mío unir para siempre!

(se retira la mascara)

DON CARLOS
(aterrorizado, para sí) 
¡Cielos! ¡No es la Reina...! 

ÉBOLI 
¡Ay de mí! ¿Qué pensamiento aciago 
os ha paralizado, tan pálido, 
y ha helado vuestros labios? 
¿Qué espectro se yergue sobre nosotros? 
¿No creéis que mi corazón
sólo palpita por vos? 
¿Ignoráis, quizá, 
la trampa que se urde bajo vuestros pies? 
Sobre vuestra cabeza, en cualquier momento 
puede caer la ira del cielo...

DON CARLOS 
¡Vamos! No; creed: cada vez más densamente
veo velarse las nubes. 
¡Sobre esta cabeza, siento siempre 
pronta a descargarse la ira del cielo!

ÉBOLI 
He oído a vuestro padre, y a Posa mismo 
en tono siniestro, hablar de vos. 
Salvaros puedo; os amo.

DON CARLOS
¡Rodrigo! ¿Qué misterio se me ha desvelado?

ÉBOLI
(inquieta) 
¡Ah, Carlos!

DON CARLOS 
Vuestro corazón es, en verdad celeste, 
aunque el mío debe permanecer cerrado al goce.
Ambos componemos un sueño extraño, 
en una noche, así, tan bella,
entre el perfume de las flores.

ÉBOLI 
¡Un sueño! ¡Oh, cielos! 
¡Esas palabras ardientes 
a otra creíais dirigir, engañado...! 
¡Qué revelación! ¡Vaya misterio! 
¡Vos, a la Reina amáis...! ¡Vos...!

DON CARLOS
(aterrorizado) 
¡Piedad!

Escena Tercera

(los anteriores y Rodrigo.)

RODRIGO
¿Qué dijo? Estaba delirando,
No le deis importancia; ¡está loco!

ÉBOLI
Yo leí amor en su corazón;
eso es lo que ahora sé; está perdido.

RODRIGO
(amenazante)
¿Qué queréis decir?

ÉBOLI
¡Todo lo sé!

RODRIGO
¿Qué quieres decir, desgraciada?
Tiembla ante mí...

ÉBOLI
El íntimo eres del Rey; no lo ignoro.
Pero, como enemiga, soy formidable y poderosa.
Yo conozco tu poder; 
tú, el mío aún ignoras.

RODRIGO
Pero, ¿qué pretendes decir?

ÉBOLI
Nada.
En vano evitáis mi furia.
Su destino está en esta mano.

RODRIGO 
Hablar debéis; desveladnos 
qué pensamiento os trajo aquí.

ÉBOLI 
Yo soy la tigresa, herida en el corazón; 
a la venganza esta ofensa invita.

RODRIGO 
Sobre vos, del cielo, caerá la furia 
del protector de los inocentes.

DON CARLOS 
¡Qué estulticia la mía! 
¡Oh, despiadado destino! 
¡De una madre, tengo el nombre mancillado! 
Sólo el ojo de Dios podrá 
saber que no tiene culpa.

EBOLI
(con amarga ironía) 
¡Y yo, que temblaba al verlo!...! 
Ella deseaba - esa nueva santa -
de celeste virtud, enmascarando su corazón, 
el placer libar y completa la copa 
vaciar del amor. 
¡Ah! Por fe mía...¡ha sido bien atrevida!

RODRIGO
(desenfundando el puñal) 
Vas a morir aquí mismo.

DON CARLOS
(reteniéndolo) 
¡Rodrigo!

RODRIGO 
No, ¡el veneno aún no ha destilado 
de esos labios malditos!

DON CARLOS
(A Rodrigo) 
Rodrigo, contén tu corazón.

ÉBOLI 
¿Por qué os demoráis en herirme? 
No lo dudéis más.

RODRIGO
(arrojando el puñal) 
No; me queda una esperanza: 
¡El Señor me inspirará!

ÉBOLI
(A Carlos) 
Tiembla por ti, falso hijo, 
Mi venganza ya llega. 
Tiembla por ti; dentro de poco, 
bajo tus pies, se abrirá la tierra. 

RODRIGO
(A Éboli) 
Debes callar; respeta el duelo, 
o un Dios severo te castigará. 
Debes callar o, por ti, la tierra 
bajo tus pies se abrirá.

(Éboli se marcha, furibunda.)

Escena Cuarta

(Don Carlos y Rodrigo)

RODRIGO
Carlos, si aún conservas documentos importantes,
cualquier nota, un secreto, debes confiármelos.

DON CARLOS
(vacilando)
¡A ti! ¡Al íntimo del Rey..!

RODRIGO 
¿Sospechas de mí?

DON CARLOS 
No; de mi corazón eres esperanza. 
Este corazón, que tanto te ha amado,
a ti no sé cerrar. 
En ti tengo puesta toda mi confianza. 
Sí, esos documentos importantes te los doy; 
me abandono a ti.

RODRIGO 
Puedes confiar en mí.

(Se arrojan uno en brazos del otro.)

Segunda Parte

(Una gran plaza frente a Nuestra Señora 
de Atocha. A la derecha, la iglesia, a la que 
conduce una gran escalinata. A la izquierda,
un palacio. Al fondo, otra escalinata que 
baja a una plaza inferior en cuyo centro 
se eleva una pira, desde la que se ve la cima.
Grandes edificios y colinas lejanas forman el
horizonte. Las campanas tocan a fiesta. 
La multitud, apenas contenida por los 
alabarderos, invade la escena.)

Escena Primera

(Coro del pueblo; después, coro de frailes 
que conducen a los condenados.)

CORO DEL PUEBLO 
Ha despuntado el día de la exultación; 
¡Honor, al más grande de los reyes! 
En él confía su pueblo, 
el mundo se postra a sus pies. 
Nuestro amor, dondequiera, lo acompaña, 
Su nombre es el orgullo de España. 
¡Y debe vivir eternamente!

CORO DE FRAILES
(atraviesan la escena guiando 
a los condenados del santo oficio)
Despuntó el día, el día del terror,
el día tremendo, el día funesto.
¡Morirán! ¡Morirán!
Justo es el rigor del Inmortal
aunque, de perdón, voz suprema,
sobre el anatema vencerá si el pecador, 
en su último momento, se arrepintiese.

(El pueblo, que había permanecido en silencio
vuelve a proferir alaridos de alegría. Los 
frailes se alejan. Las campanas tocan de nuevo)

Escena Segunda

(Los anteriores, Rodrigo, Conde Lerma, Isabel,
Tebaldo, pajes, damas, señores de la Corte, 
heraldos. Marcha. El cortejo sale del palacio.
Todas las corporaciones del Estado, la Corte,
los diputados de todo el imperio, los Grandes
de España. Rodrigo está en el centro de este
grupo. La Reina, en el centro del grupo de
damas. Tebaldo lleva el manto de Isabel.
El cortejo se detiene ante los peldaños
de la escalinata de la iglesia.)

EL HERALDO REAL 
(Ante la iglesia, cuya puerta está aún 
cerrada. Todos se descubren la cabeza) 
¡Ábrase ahora la puerta del templo! 
¡Oh, mansión del Señor: ábrete ya! 
Sagrario venerado, 
¡danos a nuestro Rey!

CORO GENERAL 
¡Que se abra la puerta del templo! 
¡Oh, mansión del Señor: ábrete ya! 
Sagrario venerado, 
¡danos a nuestro Rey!

Escena Tercera

(Los anteriores, Felipe y los frailes.)

(Las puertas de la iglesia permiten ver a 
Felipe coronado, avanzando  majestuoso,
bajo un baldaquino, rodeado por los frailes.
Los señores se inclinan, el pueblo se postra,
los Grandes se cubren la cabeza.) 

FELIPE 
Al posar sobre mi cabeza la corona, 
pueblo, he jurado al cielo, que me la da, 
dar muerte a los reos a fuego y espada. 

CORO 
¡Gloria a Felipe! ¡Gloria al cielo!

(Todas se inclinan, en silencio. Felipe baja
la escalinata del templo y va a tomar la mano 
de Isabel para continuar su camino.)

Escena Cuarta

(Los antedichos, don Carlos, diputados. Los
diputados flamencos, enlutados, se presentan 
de improviso, conducidos por don Carlos, y se 
arrojan a los pies de Felipe.)

ISABEL
(Para sí) 
¡Carlos aquí! ¡Oh, cielos!

RODRIGO
(Para sí)
¡Qué idea lo impulsará!

FELIPE
¿Quiénes son los que se postran ante mí?

DON CARLOS
Son mensajeros de Brabante y de Flandes
que tu hijo presenta ante el Rey.

LOS DIPUTADOS
Señor, no, la última hora aún no se ha escrito
para los flamencos dolientes.
Todo el pueblo te implora.
Haz que el llanto no lo oprima siempre,
si tu piadoso corazón,
la clemencia y la paz buscaba en el templo,
ten piedad de nosotros, 
y salva nuestra tierra
¡oh, Rey! que recibes tu poder de Dios.

FELIPE 
A Dios fuisteis infieles, 
e infieles a vuestro Rey, 
son los flamencos pues, rebeldes hacia mí. 
¡Guardias, que se alejen de mi presencia!

LOS FRAILES 
¡Ah, son infieles, 
no tienen la fe de Dios! 
¡Ved en ellos sólo rebeldes! 
¡Todo el rigor del Rey se merecen!

DON CARLOS, ISABEL, RODRIGO, 
LOS FLAMENCOS Y TODO EL PUEBLO 
Sobre ellos extienda el Rey su mano soberana.
Encuentra tu piedad, señor, en el dolor de los
flamencos, en su martirio, antes de morir.
Él manda ya su último suspiro.

(El Rey quiere proseguir su camina; 
don Carlos se pone ante él)

DON CARLOS
Señor; es tiempo de que yo viva.
Estoy cansado de continuar esta vida oscura,
en esta tierra.
Si Dios quiere que tu cetro
ésta mi frente, a ceñir venga un día,
prepara para España un rey digno de ella.
¡Dame Brabante y Flandes!

FELIPE 
¡Insensato! ¿A pedir tanto te atreves?
¿Quieres que, yo mismo, ponga en ti el acero 
que un día inmolaría al propio Rey? 

DON CARLOS 
¡Ah! Dios nos lee el corazón; 
y tiene que juzgarnos.

ISABEL
¡Yo tiemblo!

RODRIGO
¡Se pierde!

DON CARLOS
(Desenvainando la espada)
¡Yo, aquí lo juro al cielo:
seré tu salvador, pueblo flamenco!

CORO
¡El acero! ¡Ante el Rey!
¡El infante esta fuera de sí!

FELIPE
¡Guardias, desarmadlo!
¡Señores, sostén de mi trono,
desarmadlo...! Pero, ¿qué? ¡Nadie?

DON CARLOS 
Muy bien, ¿quién osa de entre vosotros? 
A este acero, ¿quién escapará?

(Los Grandes de España se retiran ante
don Carlos. El Rey, furioso, arrebata
su espada al comandante de la Guardia,
que está a su lado.)

RODRIGO
(A don Carlos) 
¡A mí, el hierro!

DON CARLOS 
¡Oh, cielos! ¡Tú, Rodrigo!

CORO 
¡Él! ¡Posa!

(Don Carlos entrega su espada a Rodrigo 
que se inclina, al presentarlo, ente el Rey.)

FELIPE 
Marqués: sois duque. 
¡Vamos ahora a la fiesta!

CORO DEL PUEBLO 
Despunta el día de la exaltación, 
¡honores al más grande de los reyes! 
En él deposita el pueblo su confianza, 
el mundo esta postrado a sus pies. 

CORO DE FRAILES 
Despuntó el día, el día del terror, 
el tremendo día, el día funesto. 
¡Gloria al cielo!

(El Rey se encamina dando la mano a la Reina;
la Corte lo sigue. Van a la tribuna, a ellos
reservada, para el auto de fe. Se ve el 
resplandor de los llamas, a lo lejos.)

UNA VOZ DEL CIELO
Volad hacia el cielo; volad, pobres almas. 
¡Corred a gozar de la paz del Señor!

DIPUTADOS FLAMENCOS
(Aparte, mientras se prende el fuego)
¡Y puedes sufrirlo, oh, cielo! 
¿No apagas esas llamas?
¡En nombre tuyo se enciende 
este fuego castigador!
¡Y en nombre del Señor 
la enciende el opresor!

(Las llamas se elevan de la pira. Cae el telón)

Acto IV