LA CENA DE LAS BURLAS

 

 

 

Personajes

 

GIANNETTO

NERI

GINEBRA

GABRIEL

TORNAQUINCI

FAZIO


LISABETTA


CINTIA
 

                    Noble florentino
                        
                    Noble florentino
                      
                   Mujer de vida alegre

                   Hermano de Neri
                   
                    Noble florentino
                      
                   Criado de Giannetto  
                       
                   Mujer de vida alegre

                   Mujer de vida alegre
 

                                  Tenor

                              Barítono


                              Soprano

                                 
Tenor

                                    Bajo
 
                              Barítono

                              Soprano

                     Mezzosoprano
 


 

 

La acción transcurre en Florencia, en la segunda mitad del siglo XV.

 

 

ATTO  PRIMO


(A Firenze, in casa di uno dei Tornaquinci, Cavaliere speron
d'oro. Una sala da pranzo, con armi ai muri e bandiere in un
angolo. In faccia, a destra, un camino di pietra scolpita con
alari. A sinistra, sempre in faccia, attraverso il muro
larghissimo, la finestra aperta sugli orti, le case, le torri, il
colle di San Miniato. Un uscio per ogni Iato : da quello di
destra si va nelle cucine : da quello di sinistra, nell' interno
della casa e alla porta di fuori. Ornamenti semplici ed
eleganti. Alle mura fregi ad affresco. I servi apparecchiano
la tavola, dispongono le sedie. II Calandra, il maggiore di
loro, è attento all' opera con somma coscienza. È finito il
tramonto : aria rossa di sera sui colli e la città. I servi
recano i lumi. Verso la fine dell'atto, notte di luna. É maggio.
Il Tornaquinci entra recando nella mano un libro socchiuso
come chi ha interrotto allora la lettura; si pone a sedere
sopra un seggiolone, in disparte)


TORNAQUINCI
(ai servi)
Disponete che tutto sia per bene;
voglio che questa cena si rammenti.

IL CALANDRA
(che è andato alla porta di sinistra
annuncia l'arrivo di Giannetto)

Messer Giannetto Malespini.

TORNAQUINCI
Avanti!

GIANNETTO
(entra insieme con Fazio. Pallido. Ha indosso un mantello
rosso di fiamma ed i coperto col cappuccio. Fasio è in maglia
e giubbetto)

Cavaliere; son qua, come vedete, ancora vivo!

TORNAQUINCI
(avvicinandosi a lui, con affetto)
Caro mio messere,
io vi credevo giunto all'altro mondo,
e vi piangevo, allorquando il Magnifico
mi disse che per voi si preparasse,
in casa mia, cena per sette o otto...

GIANNETTO
Una cena per ogni pugnalata.
Cavaliere, son tutto traforato ;
e non vi dirò dove, per vergogna.
Sono vivo perchè m'hanno colpito
nel morbido. Ridete, ve ne prego,
senza pietà. Le burle sono burle!

TORNAQUINCI
Ma chi s’aspetta?
Amici vostri, penso.

GIANNETTO
(si toiglie il suo mantello rosso e lo dà ad un servo che
lo ripone nel fondo sopra una cassapanca. I servi escono)

Ma verranno nemici

TORNAQUINCI
Chi?

GIANNETTO
Gli stessi che mi fecer la beffa

TORNAQUINCI
I due fratelli
Chiaramantesi? Neri e Gabriello?

GIANNETTO
Lo comanda il Magnifico.

TORNAQUINCI
Lo so.
Ma, perchè?

GIANNETTO
Per la pace.

TORNAQUINCI
Per la pace?
Dopo che v'hanno calato nell’Arno?

GIANNETTO
Calato in Arno e pugnalato poi!
Sono vile! Ma sono anche inasprito.
Costoro sono forti con letizia,
come i leoni. Io sempre li guardavo
con maraviglia; e, quando era incantato
di loro forza, m'acciuffavan forte
con le zampe e le zanne,
e sbrana, e tribbia...
Ahi; che tormento, vivere la vita
tremando per il mio stesso tremore!
Non aver core! Non avere amore!
Ho ucciso la pietà dentro di me
e qualunque virtu! Ora anche sprecio
l'amore. Si, per una femminetta.
Per la Ginevra, fior di melograno.
Neri lo seppe: mi scoprì: lo disse
al suo fratello e furono d'accordo.
E Neri la ghermì prima di me;
mi chiamò con inganno alla sua casa
e là m'imbavagliarono, mi posero
in un sacco ed in Arno mi calarono
e poi su mi tirarono e poi giù
ricalarono: infine con lo stile
come un tristo buffone mi bollarono...
Ed io rido! Ed io rido! Sà, perchè
un'altra donna ho tolto per amarla
assai piu bella e più lusingatrice...
Si chiama essa Vendetta.

IL CALANDRA
(sopraggiungendo da sinistra)
Ecco, messere, è giunta la brigata!

 
(Altri servi compaiono da destra)

TORNAQUINCI
Avanti, avanti!

GIANNETTO
(come fra sè)
E le mie gambe tremano...

(Entrano,. Neri col suo mantello verde che, appena può, alfida
al servo, che lo ripone nel fondo presso quello di Giannetto.
Neri è rnaschio e di bella apparenza. Gabriello lo segue
conducendo Ginevra. Il fratello è forte, ma più gentile di modi
e d'aspetto. È senza mantello. Ginevra è donna accortamente
languida e soave. C'è anche un servo di lei, Lapo, che resterà
immobile ad assistere alla cena)


NERI
(porgendo la mano al Tornaquinci)
Messere, vi saluto e vi ringrazio.

 
(Tornaquinci saluta rigidamente, ma
con modi cortesi, anche gli altri)


NERI
(scorgendo Giannetto dalla parte
opposta, vicino al suo Fazio)

Toh, guarda: eccolo qua questo bamboccio!

GABRIELLO
Gronda tutto !

NERI
(a Giannetto, prendendo per un bracio Ginevra)
Rallegrati : t’abbiamo
condotto qua la donna del tuo cuore...
Vieni qua: dalle un bacio. Sulla mano:
è anche troppo Vien qua!
 
 (Giannetto s'inoltra a bella posta goffamente)

GINEVRA
(ridendo)
Com'è ridicolo !

GIANNETTO
(nell'atto di baciare la mano a Ginevra)
Io sono lo zimbello di costoro,
perchè v'ho tanto, tanto desiato;
ed ora, che pur sono stato concio,
dimentico ogni cosa, e vi desio

NERI
(ridendo forte)
Un poco a denti stretti, veh, però!

TORNAQUINCI
Su; dunque : concludiamo questa pace!

NERI
(a Giannetto con ispavalderia)
Tu hai dunque deciso di far pace?!
E pace sia!
Se tu volessi guerra, sarebbe guerra;
non temo nessuno.
Ho fatto burle e beffe a chi m'è parso
ed anche col Magnifico ho giostrato
 
(Al Tornaquinci che, nojato, fa un gesto di rivolta)


con licenza di vostra signoria
A burlare ho imparato dal Burchiello:
adopero la satira e la beffa;
se non basta la satira, le mani;
se le mani non bastano, bastoni!...

GIANNETTO
Qua, la mano!

NERI
Ti voglio anzi abbracciare!

GIANNETTO
No: questo è troppo!

GABRIELLO
Allora abbraccia me!

GIANNETTO
Piuttosto te!
Perchè sei nel tuo cuore infelice...

GABRIELLO
(che stringeva nascostamente la mano di Ginevra
con la quale aveva già parlato sottovoce)

Perchè?

GIANNETTO
Perchè tu pure ami Ginevra: quasi quanto io l'amo!

GINEVRA
Non è vero; messere, voi mentite!

NERI
(ferocemente a Giannetto)
Che t'importa di lui?!

 
(Giannetto indietreggia timidamente)

TORNAQUINCI
Su, Ma, signori, pace, su, pace.
 
(Ai servi)

 
Presto: date in tavola!

NERI
(Acquietandosi: a Gabriello, dopo una pausa)
Sei pensieroso?

GABRIELLO
Non posso restare a questa cena...
Debbo andare a Pisa.

NERI
(Giannetto in disparte stringe forte il braccio di Fazio)
Gabriello: ti prego di scordare
quanto ha detto costui; che, se per caso
ha mai colto nel segno e questa donna
brami, voglia Iddio che tu ritorni
senza ricordo: ella m'è troppo cara;
se no, la lascerei-

GINEVRA
(seduta sopra un seggiolone ride)
Ah! ah!

NERI
Che hai?

GINEVRA
Son nata per tenermi due leoni
a riscaldarmi i piedi e un garzoncello
 
(Guarda Giannetto)

a lisciarmi i capelli che son belli...

NERI
(a Ginevra)
Non hai dimenticato la tua stirpe; ma io ti muterò.

GABRLELLO
(esaltandosi)
Ma non lo vedi com'è bella così?
Che vuoi tu farne?
Una santa?

NERI
Fratello! È meglio, sì, che tu vada...

GABRIELLO
Ed io vado!

Quintetto


GINEVRA
Son nata per tenenni due leoni a riscaldarmi i piedi
e un garzoicello a lisciarmi i capelli che son belli

GIANNETTO
(al Tornaquinci)
Ah mio messere io stringo fra le dita un filo fine fine;
e ne vo' fare un nodo che nessuno scioglierà.

TORNAQUINCI
Pace, su, pace!

NERI
(a Gabriello)
Gabriello : tu parti con rancore.
Io non voglio. Tu sai che ti vo' bene

GABRIELLO
(tra sé)
È meglio: è meglio che lo lasci solo....
con lei; e forse tornerò sanato!

(Si abbracciano i due fratelli, Gabriello saluta il Tornaquinci,
poi guarda Giannetto: non lo saluta: ma con un gesto lo
schernisce. Quando passa dinanzi a Ginevra la donna gli porge
un fiore. Gabriello lo prende silenzioso, ed esce)


NERI
(a Ginevra
)
Vieni qua, svergognata: tu l'aizzi

GINEVRA
Io no ;

ma non lo vedi che nemmeno Io guardo?

TORNAQUINCI
(interrompendo)
Via: poniamoci a mensa!

NERI
Bene!

GIANNETTO
E sia!
Mensa di pace, adunque!

NERI
(dandogli la mano)
E pace sia!
 
(Si dispongono alla mensa. Neri in capo tavola, a destra.
Giannetto a sinistra. Il Tornaquinci, accanto a Giannetto, in
faccia alla platea; a lui presso Ginevra. Fazio volge le spalle
è vicino a Giannetto)


GIANNETTO
(mettendosi a sedere)
Ahi! Questa sedia morde il mio ricordo!

NERI
(ridendo)
Il callo ti verrà...
 
(I servi recano le vivande; e si mangiai e si beve con gusto)

GINEVRA
(a Neri)
Se tu avessi invitato il Bandinello,
quello che narra tante belle storie d'amore !...

NERI
Che ti guastano il cervello?...

GIANNETTO
La mente delle donne è un roseo nuvolo
primaverile, che sull'aria adagiasi
e si culla, e si piace, nel vedere
l'altre nuvole incontrarsi, baciarsi,
cambiar toni e colori, sotto il nitido
cielo che guarda con pacato amore...
E quel cielo è il marito o il suo signore...
Che se per caso arrabbiasi od offuscasi,
la nuvoletta perde il suo colore
roseo di primavera e gonfia e annerasi
e soffia e tuona e piove acqua fischiante!...

GINEVRA
Oh, bello! È vero! Perchè la donna ama
vedendo gli altri amare; mangia i frutti
dell'orto suo con gusto, quando sente
nell'orto accanto un ladro che li ruba...
Oh, sì: rubare! Oh, come appassiona!

NERI
(a Ginevra: accendendosi)
Sei bella! Mi permetti Giannettino?
 
(La bacia forte sulla bocca)
 
Toh; bocca fior di melagrana; toh!
Nemica che non ha mai sonno; toh!

GINEVRA
(Riferendosi a Giannetto)
Tu lo sdegni!

NERI
Lui non si sdegna mai!
 
(Al servo)
 
Ragazzo dami bere!

GIANNETTO
(si alza)
Bevi: bevi! Ma intanto l'altra sera
non avresti conciato come me un altro.

NERI
(insorgendo)
Non c'è in tutta Fiorenza un uomo solo che mi faccia paura!

GIANNETTO
Allora gioco che non anderesti
da Ceccherino, in Vacchereccia, dove
stanno appunto adunati i più notevoli
giovani di Firenze.
E non importerà che tu lo tocchi;
basta che a loro ti presenti armato
d'arme bianca, e recando sulle spalle
una roncola...

NERI
(con l'ardire dell'impresa)
La posta in mano al Tornaquinci!

GIANNETTO
Subito.
Ecco qua l'oro!
 
(Lo porge al Tornaquinci)

NERI
(si alza)
Datemi l'arma bianca !
 
(Tornaquince fa un gesto ai servi

che vanno a rendere l'armatura)

NERI
(a Ginevra)
Allora; tu va via...
Va presto a casa!

GINEVRA
(si alsa)
Non so quello ch'abbiate voialtr'uomini
Noi vi portiamo sulle nostre braccia
la dolce vita e voi. sempre distratti, -
non volete goderne se non quando
a noi non piace.
Ed era così dolce,
ora, finire a mensa la serata
e dir cose gioconde e un poco grasse;
e poi, magari, andarsene a godere,
girellando; che ci sarà la luna...
 
(Intanto giungono i servi recando l'amatura tutta di acciaio
Iavorata con arte e l'elmo. Neri si Ieva Ia giacca, che consegna
ad un servo, ed incomincia ad armarsi)


NERI
(a Giannetto)
Il tuo pensiero è stato giocondissimo!
 
(Al servo che I'aiuta a vertirsi)
 
Stringi bene le cinghie!

GIANNETTO
Sei proprio bellissimo!

NERI
(esaltato)
A casa donne! A casa!

GINEVRA
(con un po' di rabbia)
Andiamo Lapo.

(Esce con Lapo che le porge il mantello)
 

NERI
(è completamente armato: corazza ed elmo)
Datemi bere, qua: vo' prima bere!

TORNAQUINCI
A tutti date bere!
 
(I servi dànno da bere)

NERI
Bevo alla barba di chi non ha debiti.

GIANNETTO
(interrompendolo)
Certo di non offendere i presenti!

NERI
Bevo alla barba di chi signoreggia
questa terra di vili e femininette:
mercanti ladri e santi solamente in agonia!

GIANNETTO
Che il giusto Dio ti dia!

NERI
A te!
Bevo esaltando i capri e gli asini
che Lorenzo Magnifico pastura,
ajutato dai suoi prodi compagni
pappatori, beoni e tavernieri
Chi non beve con me, peste lo colga!

GIANNETTO
(pronto)
Bevo!

NERI
Ed ora la roncola!

FAZIO
(che l'aveva pronta)
Ecco qua!

GIANNETTO
Noi verremo a vedere!

NERI
(ebbro, accennando alla porta di sinistra)
Aprite! Aprite!
 
(I servi spalancano la porta)

Passa la morte!
Passa la strage!


(Esce. I servi esceno)

GIANNETTO
(Dopo aver aflerrato le vesti di Neri)
È nella ragna!
Fazio, prendi qua queste vesti,
portale a casa mia:
poi corri in Vaccheseccia, e grida a tutti
che Neri è usscito di cervello. Vola!
 
(Fazio fugge. Giannetto si rivolge al Cavaliere prendendo
e ed indossando il suo mantello rosso di fiamma)

 
Voi, cavaliere, andate dal Magnifico :
ditegli che la beffa è cominciata
che promette e sarà perfida e bella!
È in mano mia questo bandito! Via!
 
(Esce a precipizio)
 
 

ATTO  SECONDO


 
(Anticamera di Ginevra. Nella casa della donna si scorge la
signoria dell'uomo. La stanza ha sensi di voluttà. La mobilia
è
grave ma pur mollemente ampia: profonda la cassapanca;
ricco lo scrigno per le armi corte e le cose preziose; comode le
seggiole. La parete in faccia non ha che una finestrella elegante
in alto ed è tutta ornata di un afresco rafigurante un giardino
d'amore, che si svolge anche sulle pareti laterali. A destra la
camera di Ginevra; poi, verso il fondo, un uscio; conduce verso
la porta maggiore. A sinistra l'uscio di camera. È
di prima mattina)

CINTIA
(entra da sinistra seguita da Lapo che rimane fermo nel fondo,
mentre la fante attraversa la stanz a e bussa alla porta della
camera di Ginevra)

Oh: madonna, levatevi! Correte.
Ho novelle terribili da darvi.
 
(Dopo una breve pausa si rivolga a Lapo)


Ora si leva!
Ma; sei tu ben certo?

LAPO
Vi dico ch’e impazzito.

CINTIA
Dio ci scampi!

GINEVRA
(comparisce sulla porta, discinta o bella; una veste
da mattina mal ricopre la sua mirabile nudità)

Che vuoi?
 
(Scorgendo Lapo)
 
Mandalo via!
 
(Rientra dentro)

CINTIA
(a Lapo)
La mia signora è molto vergognosa.
 
(Lapo esce. Ginevra ricompare)

CINTIA
Oh, madonna! Il padrone è uscito fuori -
del cervello ! Stanotte, in Vacchereccia,
voleva uccider tutti.
Ha rotto a chi la testa, a chi le gambe!
L'hanno serrato dentro una bottega e ben legato!...

GINEVRA
Ma che dici tu?

CINTIA
L'ha raccontato Lapo.

GINEVRA
Tu sei pazza.
è di là nel suo letto!... Ossia, nel nostro...

CINTIA
(terrorizzata)
Madonna! Voi dormiste con un pazzo?!

GINEVRA
Altro che pazzo! Non è stato mai
tanto savio, si come questa notte!
Egli era savio!
Egli era savio!
E se i pazzi non sanno dove vanno,
egli non ha smarrito mai la strada!
Anzi; voglio veder se l'hai destato.
Dev'esser poco che'egli ha preso sonno!
 
(Va verso la camera; quando è presso al limitare della porta,
dà indietro meravigliata. Giannetto comparisce dalla camera
in abito succinto, con le brache e in manica di camicia, con il
giubbetto e un mantello verde in braccio)


Che?! Voi?! Messere; come siete entrato?!

GIANNETTO
Scusateini, madonna: sono entrato!...

GINEVRA
Ho dormito con voi?!
Ma, io non voglio!

GIANNETTO
Basta dimenticarlo !

GINEVRA
Uscite subito!

GIANNETTO
Bisogna ch'io mi spieghi!

GINEVRA
(presa dal desiderio di sapere)
Cinitia, va!

 
(Cintia esce sorridendo)

GIANNETTO
Se pure non mi sono assai spiegato stanotte...

GINEVRA
Che volete dire?

GIANNETTO
Voglio dirvi... che v'amo!

GINEVRA
Oh! Questo l'ho capito
anche troppo! Ma Neri vi può cogliere

GIANNETTO
Ma Neri è pazzo!

GINEVRA
Allora è proprio vero?

GIANNETTO
Siete contenta?
Povero Neri! Ebbi tanta pietà
che pensai farlo vivere un po' più
operando per lui e venni qua.
Attraversai le stanze e giunsi a questa.
Mi tremavan le gambe
Ma sentivo il desio di te, Ginevra...
Mi fermai un istante: tu dormivi
di là;... guardai un poco... Eri scoperta
sulle braccia e sul petto Mi sentii
nascere dentro mescolati i brividi
del desiderio e quelli del pericolo:
ero un ladro e gustavo la tortura
che mi veniva da quel mio desio.
Ed entrai...

GINEVRA
Ma vi vidi: mi pareste Neri...
Rammento

GIANNETTO
Avevo il suo mantello verde...

GINEVRA
Lo vidi... Mi riaddormentai.

GIANNETTO
Mi svestii
nella penombra calda e tentatrice
Oh, che senso! Calar giù per un muro
di velluto in un orto proibito:
côrre il primo frutto...
No; subito non colsi... chè parevami
delizia già mollissima il tepore
dei lini la conchiglia dove stavi...
E I'indugio scorreva nel mio sangue
come un dolce veleno Tu dormivi
agitata e quieta:
tu sentivi la mia bramosia,
e, invece di scacciarmi, il tuo respiro
mi diceva un invito Non sapevi;
tu non sapevi. Questo era il furtivo mio godimento...

GIREVRA
(con un sospiro)
Ed io non ne godevo!
 
(Languida di desideri insaziati)


Sapendo invece d'esser con un ladro
d'amore, meglio assai sarebbe stato.
L'amore s'alimenta di stupore:
l'imprevisto gli dà
la dolcezza del bene ritrovato,
perduto chi sa quando.
Sempre così, sul margine del sogno
ho sperato di perdermi, cosi!
Ansietà, voluttà nell'attesa di chi forse verrà,
nella gemma di un fior che nascerà.
La mia bellezza, che tu sorprendesti
addormentata nella sua speranza,
già ti bramò nell'arcano dormire,
come un sogno di luce avanti il giorno.
Dolce cosi, con l'anima dolente,
che non sa la sua sorte,
tutta offerirsi in sogno,
con tanta voluttà!

GIANNETTO
Se di là... ritornassimo, vedresti...
sarei ladro ugualmente, chè il furore
del prendere l'avrei...

GINEVRA
Ma Neri?!

GIANNETTO
È là!...
Sconta le sue peccata!...
Se lo merita!
 
(con ferocia)


Vieni che ancora non è giorno pieno...

GINEVRA
Ho paura...

GIANNETTO
Ma c'è chi resta a guardia.
Inoltre la paura fa più bello
l'amore Ti desidero; ti voglio
 
(L'abbraccia)

GINEVRA
Ladro!

GIANNETTO
Bella! Tu sei la mia vendetta

GINEVRA
Ladro!

GIANNETTO
Si, t'ho rubata dalle braccia d'un mostro.

GINEVRA
Ladro!

GIANNETTO
Per questo mi sembri la più bella!...
 
(La bacia; ma improvvisarnente si

sentono alcuni lontani mormori)

GINEVRA
Hai sentito?

GIANNETTO
Sì.

GINEVRA
Che c'è?

GIANNETTO
(balbettando)
Non so.

GINEVRA
Tu tremi.

GIANNETTO
(facendosi forza)
No!

GINEVRA
Giunge qualcuno!

FAZIO
(Entra anelante, pallido)
Padrone mio, salvatevi!

GIANNETTO
Che c'è?

FAZIO
Neri s'è liberato ed è fuggito!

GLANNETTO
(terrorizato)
Fuggito ? !

GINEVRA
Oh Dio!

FAZIO
Fuggito e viene qua!

GINEVRA
(spaventata)
Oh! Madonna!
Io mi serro nella camera!
 
(Si chiude rapidamente in camera)

FAZIO
Andiamo via di qua!
 
(Accenna alla portieciuola di destra)

GIANNETTO
Sì; ma cerchiamo
dei famigli; non voglio che ci scappi!
 
(Entrano nella porticciuola)

CINTIA
(di dentro, a sinistra, urlando)
Oh, Madonna! Soccorso !

NERI
(di dentro, a sinistra)
Taci! Taci!

CINTIA
(entra atterrita, come dopo essersi liberata da lui:
attraversa la scena ed esce per la porticciuola a destra)

È pazzo! pazzo!

NERI
(entra furente sempre armato di ferro, con alcune parti
dell'armatura perdute: senza più I'elmo, ma la sua roncola
in mano. È ferito alla fronte. Rincorre Cintia che gli sfugge
per la porticciuola)

Non son pazzo! Scimmia!
 
(Gitta l'arma che cade con un suono infernale)


Ma sembro dunque un pazzo?
Ah, già: quest'armi Me le vo'cavare
 
(Si libera dall'armatura)
 
Ho vinto la scommessa;
ma cara m'è costata!
Ah, quel Giannettome la pagherà
 
(S'è già liberato)

 
Ma Ginevra che fa?
 
(S'avvicina alla porta ch’ è chiusa di dentro)

 
Chiusa?
 
(Batte)


Che dormi?

GINEVRA
(di dentro urlando)
Vergine santa: salvami dal pazzo!

NERI
(scuote più forte la porta)
Ah, dannata! Sei tu pazza!... Sei tu!
 
(Ginevra urla)

Ah! Piglierò la roncola!
 
(Va per prenderla; ma si ferma improvvisamente a
sentire alcune voci concitate giungere da sinistra)


Che c'è?
Mi vogliono pigliare? !
Son dunque pazzo, io? Oh no!
 
(Si slancia verso la porta di sinistra)

VOCE
(di dentro a sinistra)
Serrate la porta!
 
(Prima che Neri vi giunga, la porta è chiusa violentemente)
 

NERI
Ah., traditori!
 
(Torna indietro a ripigliare la roncola)

VOCE
(da sinistra, forte)
Pronti siamo!


VOCE
(di dentro, a destra)
Ed anche noi!
 
(La porta di sinistra si spalanca: compariscono uomini e staffieri
dei Medici. Neri s’avventa con un urlo su di loro; ma della
porticciuola di destra escono gli altri uomini che si gettano,
a tempo, su di lui, alle spalle. Neri acciuffato si dibatte)


NERI
Medici vile!

GIANNETTO
(Compariscono dalla porticcinola Giannetto e Fazio)
Forte! Accalappiatelo !
Che non vi scappi ancora !

NERI
Tu?! Brigante!
Ah, tristo!

GIANNETTO
Ah, mio buon Neri, che pietà,
vederti pazzo nel fiore degli anni!

NERI
Ah, traditori!

GIANNETTO
(va alla porta della camera di Ginevra)
O Madonna ; venitelo a vedere: è legato!
 
(Neri muggisce)

GINEVRA
(comparisce)
Oh, mio Dio! Mi fa pieta.

NERI
Carogna!

GIANNETTO
(a Ginevra)
Ci son io, per consolarvi...
 
(Le stringe la vita: ella ai appoggia su lui)

NERI
Ah, traditori!

GIANNETTO
Portatelo via!
 
(Lo trascinano via, mentre si dibatte freneticamente)

NERI
(a Giannetto)
Tu l'hai goduta! Tu me l'hai goduta!
Preparati la bara, Giannettaccio!...
 
 

ATTO  TERZO


 
(Uno degli stanzoni sotterranei del Palazzo de' Medici: un antro
di belle linee; ma scuro e triste. Da una colonna snella e solida
nel mezzo sbocciano gli archi che compongono la stanza. Le
pareti sono di calce e di pietra, senza altri ornamenti. In faccia,
a destra, uno porta conduce al piano di sopra per una scaletta
visibile: sopra la porta un occhio dal quale pure si vede la scala
ripidissima. Nella parrete di sinistra un'altra porta piú grande.
Non ci sono mobili, tranne qualche cassa, qualche cosa inutile,
usata. È il pomeriggio: la luce di fuori giunge fiochissima. Due
torcie meglio rischiarano l'azzione. Stafieri nel fondo della scena.
Giannetto e il dottore in avanti. Il dottore è vestito all'usanza
comica dei tempo)
 

GIANNETTO
(fintamente al dottore)
Povero Neri! In che stato è ridotto!

l DOTTORE
Sarà bene legarlo a un seggiolone,
sì come s'usa sempre con i pazzi
quando si vuole metterli a confronto,
al fine che il malato o indemoniato
siccome mi par meglio, possa dare
segni di maraviglia o di terrore.
Se gli hanno ucciso qualche suo parente,
si chiami l'uccisore, se la donna
gli hanno tolta, che venga il seduttore:
chè sempre l'urto de'contrasti
toglie la ragione,
ed a volte anche la rende.

GIANNETTO
Ma, vi consiglio di legarlo bene.
Se vi scappa di mano, vi rovina.

DOTTORE
In questa stanza si farà il confronto.
Ma voi avete chi porgli dinanzi
che lo possa commuovere?

GIANNETTO
Oh, sì; si!

DOTTORE
Ora dunque si vada per il pazzo.

GIANNETTO
Andate ch'io v’aspetto.

 
(il Dottore esco con gli uomini dalla porta di fondo)
 

FAZIO

(entra iniprivvisamente, ansando)
Padron mio, Gabriello E tornato!
Ed è convinto
che siate voi l'autore d'ogni male!

GIANNETTO
È stato da Ginevra?

FAZIO
Sì: ma lei non ha voluto aprire
se bene ei dicesse
d'amarla sopra tutto: e poi, giurando
che vi avrebbe ammazzato, è corso subito
a casa vostra, e v'aspetta. Io l'ho visto!

GIANNETTO
(fisso in un pensiero suo)
Tu credi dunque che, se la Ginevra
non avendo pausa, avesse aperto
egli avrebbe tradito suo fratello?

FAZIO
Io penso bacerebbe i vostri piedi,
se voi lo conduceste da Ginevra!...

GIANNETTO
(con gioja feroce)
Ah! Fazio! Per la prima volta io sono
più forte di quei due; ma voglio bere
questa mia gioja più che ne potrò;
sono padrone ed ampiamente voglio,
a lungo, inebriarmi di dominio...

FAZIO
Ma che volete fare?

GIANNETTO
Giocare !

FAZIO
Con la morte non si gioca !

GIANNETTO
Non è la vita un gioco con la morte?
Vedi, come son fatto! Più ne tremo
e più mi piace il gioco. Deformato
mi sono, col terrore, come stelo
nell'ombra: più s'affina e più s'ostina!
In questa giostra io sento ora la vita
raccogliersi in un nodo di terrore
più tenace dei serpi di Medusa.
Io voglio; io voglio che il perfido Neri
a me si raccomandi per pietà.
Io lo voglio: io lo voglio con furore,
altrimenti il mio nodo di terrore
lo può strozzare disperatamente!
 
(Dalla porta del fondo aperta si vedono scendere giù per la
scaletta gli staffieri che recano Neri legato ad un seggiolone.
Il dottore li segue. Hanno torcie perchè la scala è buja)


FAZIO
Ah! Giungono col pazzo!

GIANNETTO
(Indica il posto)
Avanti, qua!

NERI
(a Giannetto)
E fino a quando vorrai tu beffarmi?
o beffato da chi ti generò?!

GIANNETTO
(al dottore)
È legato a dovere?

DOTTORE
Fosse pure Ercole non potrebbe districarsi.

GIANNETTO
(canzonandolo)
Povero Neri!

NERI
Vile! Orrenda bestia !

DOTTORE
S'incominci il confronto.

NERI
Gabriello! Potessi tu sapere!
 
(Ad un cenno di Giannetto entrano dalla sinistra il Trinca e
le fanciulle Laldomine, Fiammetta e Lisabetta. Lisabetta
resta sola a sinistra mentre il Trinca, Fiammetta e
Laldomine circondano Neri. Il Dottore e Fazio avanti a
destra. Giannetto avanti a sinistra. I servi vanno via)


NERI
(al Trinca)
Chi sei?
 
(Riconoscendolo ride sghangheratamente)


Ah! ah! Ridicolo caprone!

TRINCA
(impaurito dà indietro)
Ah! Mi schernisci?
Allora non sei pazzo!

NERI
Ma, non caprone... coniuge rarissimo!...

TRINCA
È proprio pazzo!
Allora; avviciniamoci
 
(S'approssima e studia i legami)

 
Prima di tutto, sei legato a modo?
 
(Lo esamina con paura)

 
Non rispondi? Non senti, eh?
 
(Dopo essersi convinto che è legato bene)


Par di sì!

Ottetto


TRINCA
Ah: finalmente son più forte io!
Son più giovane io!
E ti posso gridare, cane, cane!

LALDOMINE
È dunque proprio pazzo il poverino.
Neri, Neri

NERI
Pecora!

FUMMETTA
Messer mío traditore!

TRINCA
Dunque tu mi riconosci?!...

LALDOMINE
Non risponde! Per me sono commossa.

NERI
Che voi gaglioffo!?

FIAMMETTA
Mi muove sempre l'ira il traditore!'

TRINCA
Vo' godermi di te, che sei legato,
innocuo più d'un bimbo senza denti!

NERI
Come te!

LALDOMINE
Ha ingannato anche me...
Egli è ridotto come un pecorone
che ha smarrito la strada dell'ovile,..
Ahimè: se non Io vedo, lo detesto;
se lo rivedo ancora più l’adoro
E sono stata nei tuoi piedi anch'io...

TRINCA
Tu m'hai fatto
il peggio scherno che si possa fare
ad un uomo d'età senza badare ch'io mi fossi...
Celata io mi tenevo una ragazza...
Galatea, Galatea, ricordi: è vero?
Le ne rammenti? Tu me lo scopristi
quel mio segreto.
Un giorno - ti rammenti di quel giorno? -
tornato a casa in un'ora diversa,
ti trovai che giacevi nel mio letto.
Allora tu, ridendo, come un capro
mi legasti a quel letto, ad una zampa.
Mi scherniste e godeste di voi stessi.
M’odi tu?... Taci?
Io meco un pugnaletto ch'era di lei...

 
(Lo trae dalla cintura)
 

Voglio che, per ricordo, tu I’assaggi...

(S'avvicina per bucarlo)


Toh! guarda..
 
(Glielo mette sotto glio occhi)


Buca: Senti? !

FIAMMMETTA
Oh; la bestiaccia! E come prometteva
di sposarmi e di darmi una casetta
sì come ha fatto invece alla Ginevra,
Ch'io non t'avessi amato mai!
Pecorone!

LALDOMINE
(a Fiammetta)
Tu sei senza pietà!

FIAMMETTA
Più non ci tradirai

LALDOMINE
Povero Neri!

FIAMMETTA
È megglio se vo' via! Si; sì; ti lascio
senza cavarti gli occhi...
Traditore!

LALDOMINE
Io non ti so schernire...
Ti compiango!

 
(Trinca lo punge. senza affondare, sulle guancie)

NERI
(urlando)
Bada, per Dio!

TRINCA
Vo, vedere il tuo sangue

NERI
Rompo le corde!

TRINCA
Qui ti pungerò!
 
(cerca configgerli lo stilleto nel bracio)

NERI
Ahi! Mi fai male! Capra! Capra!
 
(Con un urlo sentendosi punto)


Ahi! Ahi! Maledetti!

LISABETTA
(guardando Neri s come parlando a sè stesa)
Come mi piaci anche così sconvolto!
Oh quanto amore! E non lo protestavo !
Quanto dolore! E non me ne avvilivo!..,
Tu mi passavi accanto, come al rivo
passa il torrente: canta e seco mormora,
e nulla vede.
Mi sei passato accanto e non m'hai vista.

NERI
(a Giannetto)
Va; va chiama il signore di Firenza che ti tien mano,
e digli che mi manca un bavaglio soltanto sulla bocca,
e poi sono prigione.
C'è il Magnifico nell’ombra che tien mano alla faccenda
e ride, ride com’io mi burlai di lui...
Ah! Maledetta gente i Medici!

FAZIO
A me sembra che sia proprio impazzito!
Ahime: che fa pietà!
 
(a neri)


Fratello, pazienza!
Un aItro poco ed è finita!
Tutto pel tuo bene.

GIANNETTO
(a Neri. canzonandolo)
Fratello, pazienza!
Un altro poca, ed è finita!
Tutto pel tuo bene!
 
(Neri ringhia)


Anch'io ringhiavo proprio come te,
quando tu mi tuffasti dentro I'Arno.
E pure ancora vennero le busse!
Ed erano per beffa! Invece noi
si fa per il tuo bene!

DOTTORE
Se non risana con questi rimedi
ci vuole il maliardo per cavargli
le dimonia, con ferri arroventati e con preghiere.
 
(a Neri)


Fratello! Pazienza!
Un altro poco ed è finita!
Tutto pel tuo bene!

 
(Alle gridi di Neri il Dottore fa cesare il “confronto”)

(Fine dell’ ottetto)


DOTTORE
Ahimè! Questo confronto non gli giova!
Oh: state certi: se non è guarito
ora con me, non guarirà mai più!

GIANNETTO
Andate! Andate!
 
(il Dottore esce conducendo il Trinca, Laldomine
e Fiammetta. Restano Lisabetta, Giannetto e Fazio)

 
(A Lisabetta)


Dunque: anche tu sei
vittima di quel nibbio?

LISABETTA
No! No!
 
(Riprendendosi)


Si!

GIANNETTO
Ed ora l'hai qui solo e ben legato
per vendicarti... Vendicati! È tuo!

 
(Guardando Neri e schernendolo, esce con Fazio)

LISABETTA
(appressandosi)
Mi chiamo Lisabetta, Lisabetta...
Non sapresti ripetere il mio nome?
Ah, nome mio detto dalle tue labbra!
E mai nessuno te lo insegnerà!
Io dirò dunque il tuo, che lo so bene:
tante volte l'ho detto quante goccie
passano d'acqua in Arno, in una notte.
E lo so dire in infiniti modi:
piangendo, desiando: Neri! Neri!...

NERI
(esasperato)
Io soffoco; io mi struggo di vendetta!
Fanciulla mia, che cosa posso fare
perchè tu intenda che non sono pazzo?

LISABETTA
(tra sè)
Che non sia davvero?
 
(A Neri)


Guardami fisso, con occhi d'amore.

NERI
Guarda: guarda: non vedi che mi piaci?
Non vedi che ti venero e ti adoro?
Chè tu sola hai potuto aver la fede
che impazzito non fossi!
Credi tu che se fossi pazzo avrei
desiderio di darti un bacio puro, un bacio grato?
Avvicinati, dunque, mio bel fiore
di primavera, chè ti vo' baciare...

LISABETTA
Io tremo... Io tremo.

NERI
No: no, non temere.

 
(Lisabetta si getta su lui: si baciano avidamente)

LISABETTA
(Dopo il distacco)
Tu non sei pazzo dunque!
Che t'han fatto?

NERI
(riacceso d'ira)
M'hanno beffato ! Sì; m'hanno tradito !

LISABETTA
Tu non hai, vedi, rimedio migliore
che di fingerti pazzo per davvero.
Pazzo mite e tranquillo. In questo modo
concederanno che ti porti via.

NERI
lo lo voglio scannare Giannettaccio!

GIANNETTO
(rientra solo)
Dunque, Neri?

NERI
(fingendosi pazzo)
Chi sei che t'avvicini?
Dammi io specchio!

LISABETTA
Uditelo, messere, il poverino...

GIANNETTO
(fra sè)
Che garbuglio è questo?!...

NERI
Ahimè: chi mi fa male?

LISABETTA
(a Giannetto)
Ma non udite voi? È pazzo: È pazzo!

GIANNETTO
Ragazza, tu ben sai che non è pazzo.
 
(Parlando ora con tono umile e pentito che
diventerà poi anche disperata preghiera)


Neri, m'intendi?
Abbi pietà di me.
Tu m'hai schernito tanto,
ed ho voluto farti vedere
come possa un debole anche valere.
Ed ora sia finita!
O Neri, Neri: via, facciamo pace!

NERI
(fingendosi sempre pazzo)
Io non fingo: io non piango.
Ma perchè mi fai male? Io sono buono...

LISABETTA
Messere, non l'udite: fa pietà.

GIANNETTO
(s'inginocchia. Col calore di una disperata preghiera)
Vedi, Neri: la celia è come un gorgo
che travolge chi scherza con il fiume...
Non trascinarmi giù con teco insieme...
Chi sa chi resterà giù giù nel fondo!
Non insistere Neri! Basta! Basta!
Neri, Neri, ho paura e chieggo scusa!
Ho paura di te, come di me!...
Non finger più: pace! Sia fatta pace!
Sia fatta pace! Neri! Neri! Neri!

LISABETTA
La vostra burla dunque l'ha ridotto
così fuori di mente!

GIANNETTO
(si alza)
Non è vero!

LISABETTA
Meglio è piuttosto che lo disciogliate e l'affidiate a me
perch'io lo porti fuori degli occhi vostri vergognosi!

NERI
(fingendosi sempre pazzo)
Ma perchè mi fai male?
Io sono buono

LISABETTA
Su via; messere: siate persuaso!
Lo porterò con me nella mia casa,
insieme con la nonna mia che aspetta ..
È mansueto e buono come un bimbo,
Fa pietà!

NERI
Le nuvole ti piacciono a mangiare?...
Uno mangiò una nuvola e divenne un re...

GIANNETTO
Rifletti ancora; perchè io sono
deliberato a tutto, perchè t'odio!...

NERI
Dammi, ti prego, un grappolo di stelle!...
Si pigliano così: come le mosche...

GIANNETTO
(fremente e tremante va verso la porta,
l'apre e rivoIto a quelli che attendono)


SciogIietelo! E che sia quel che si vole!...
 
(Entrano il Dottore, Fazio e gli statfieri. Gli staffieri
lo sciolgono.  Giannetto, a Fazio, tremando)


Fazio mio: Fazio mio: ora lo sciolgono.

FAZIO
(stringendo il suo pugnale)
Non dubitate, non vi toccherà!

LISABETTA
(fingendo commozione)
Vieni. Sei tu capace di seguirmi?
 
(Gli prende la mano e io conduce)

NERI
Io sono... buono!... Sono un pellegrino...
 
(Si awiano. Ma Giannetto li ferma con un gesto disperato,
come di chi prende una suprema determinazione)


GIANNETTO
Povero Neri! Tu sei dunque pazzo?
Senti: stasera andrò dalla Ginevra.
Se tu sei pazzo, tu non ci verrai.
Ma se non sei, vi troverò la morte.
Ma ci andrò!

NERI
(fa per slanciarsi sa Giannetto con un moto che reprime subito)
lo sono un pellegrino... e vado... e vado...
 
(Andando via condotto da Lisabetta, preceduto
da tutti gli altri, mentre Fazio resta con Giainnetto)


GIANNETTO
(disperatamente)
Va, va, corri: precipita! Qualcosa
di rosso che ti chiama,c'è nel fondo...
Io sono lieto e rido... rido... rido!...
E stasera anderò dalla Ginevra!
Che c'è pur festa d'amore e di morte!
Stasera me n'andrò dalla Ginevra!...
 
(Siede sulla seggiola di Neri e ride convusivamente)

 
 

ATTO  QUARTO
 
 
(La stessa scena del secondo atto. È notte. (Dopo una pausa
Ginevra esce dalla camera e va verso la porta di sinistra. È
coperta con una vesta da camera leggerissima e gialla che fa
quasi lampeggiare il suo corpo bellissimamerite formato. Le
sue chiome abbondanti sono sciolte. Ella tiene in mano uno
specchio d'argento)


GINEVRA
Cintia! che c'era?

CINTIA
(Giungendo dalla porta di sinistra)
Nessuno... nessuno.

GINEVRA
(Siede languidamente)
Sono stanca stasera e non ho sonno!
Questo maggio mi langue per le vene:
la sera è bella e mi vorrei svagare.

CINTIA
Messer Giannetto giungerà tra poco...

GINEVRA
Via; finiscimi presto d'acconciare.

CINTIA
(le prende le chiome: le ravvia, le dispone in ordine; ne
compone un gran cerchio di trecce, simile ad un fiore
opulento, sul capo gentile)

E, se, infine tornasse Gabriello,
feroce com'egli è, lo temereste?

GINEVRA
(sorride, e poi con civetteria)
Alle fattezze mie ed al mio garbo
non c’è ferocia che resista! Basta
che dai lenzuoli dove sono avvolta mostri appena,
non dico il collo o il seno,
ma un mio piedino bianco e ben curato,
con le dita che son d'avorio schietto,
sottili e lunghe, e con l'unghie di vetro
appannato su petali di rosa...

CINTIA
Uno dei vostri amatori,
di certo questa sera passerà dalla strada
e canterà il nuovo Maggio.

GINEVRA
Ebbene, sentiremo!
Ed apri allora la finestra: ed entri
la luna e il canto che mi piaccion tanto...

CINTIA
(che ha finito I'acconciatura)
Sì, madonna. Ecco:
è Bell’e preparata!
 
(Si avvia verso il fondo; apre la finestra, un
raggio di luna entra, illumina la porta di sinistra)


GINEVRA
(dopo un poco)
Ascolta: ascolta ! Senti che rumore !

CINTIA
È vero, si! Che c'è?
 
(Si apre improvvisamente la porticina di destra ed entra
Neri ancora in pessimo arnese, ma col suo mantello verde)


NERI
Son io! C'è il pazzo!

CINTIA
(atterrita)
Ah! Madonna!

NERI
(a Cintia)
Se tu rifiati appena,
vedi, son tanto pazzo, ch'io ti sgozzo.
Vattene!
Nè levarti qualunque cosa accada!...
Vattene!
 
(Cintia esce tremando)
 
(A Ginevra)


Ah, tremi dunque? Cortigiana!
 
(L'afferra per le braccia)


Ma perchè tremi,
se mi credi pazzo?
I pazzi sono buoni... ed è dei savi
la cattiveria e la ferocia. Ed io
per farti persuasa che son savio,
sarò crudele.

GINEVRA
No! Ch'io non ho colpa.
Ma fui tradita, fui tradita...

NERI
Si;
lo so; ma questo petto e queste braccia
hanno serrato il mio peggior nemico:
sono macchiate e bisogna lavarle!
Non perchè t'ami più, ma per l'amore,
per l'amore tradito di soppiatto...
E quanto mi piacevi! E questo seno
e queste spalle appunto eran l'altare
dell'amor mio!...

Gli altari dell'amore
si lavano col sangue d'una vittima!...

GINEVRA
(atterrita)
No! No!

NERI
(freddo e crudele)
Bisogna spezzare l'altare!
Allora!... Scegli!
O lui fra le tue braccia
o tutt'e due; ma uno dopo l'altro!

GINEVRA
(atterrita)
No: per pietà: ch'io sono donna e sai
quanto amore t'ho dato.

NERI
E te l'ho reso
ad usura! T'ho dato una tua casa
e belle vesti... E venivi dal nulla.
E m'hai tradito

GINEVRA
No !

NERI
Zitta! Son sordo
ad ogni tuo lamento! Dimmi presto:
Quando Giannetto torna, dove sei?
Qui ad aspettarlo, oppure nel tuo letto,
come con me, quand'ero tuo padrone?

GINEVRA
Nel mio letto.

NERI
E la casa è tutta spenta?
E qui c'è la lucerna?

 
(Indica la cassa)

GINEVRA
Come prima.

NERI
Avviati a Ietto. Sei bene agghindata
ed odorosa: già pronta ad accoglierlo...
Sei bella per morirti nelle braccia!

GINEVRA
(atterrita)
Io non voglio! Io non voglio! Ah! Che terrore!
No!

NERI
(deciso)
Bada bene di non dir parola
e di non lamentarti.
Non si scampa!
Io mi nasconderò là; nella camera,
dietro la tenda...
Quando Giannetto sarà ben sicuro
che non ci sono...
Ed allora uscirò!
 
(Ginevra entra atterrita nella camera)

NERI
(A Ginevra che è nella camera)
Ehi, tu! Prima d'entrare sotto i sacri
lenzuoli, metti la lucerna al posto!...
 
(Una voce sotto le finestre, canta)

CANTORE
Tornato è Maggio
dopo lungo viaggio
Venuta è primavera
e ognuno s'innamori,
quando scende la sera,
e'intreccino gli amori,
che gli assetati cuori
tutti disseta il Maggio...
 
(Riappare Ginevra con la lucerna e la mette sulla
cassa, presso l'uscio di camera e poi rientra)


(Neri, dopo una pausa. si avvicina ad uno stipo a sinistra: lo
apre, ne toglie un pugnaIe. Poi, dopo aver per un momento
ascoltato, entra nella camera anche lui)
 
(Appare sulla porta di sinistra e poi s'inoltra un uomo coperto
con un mantello rosso di fiamma. Attraversa !a stanza: Iascia il
lume al suo posto: entra nella camera di Ginevra)
 

CANTORE

Tornato è Maggio
dopo lungo viaggio...
venuta è la frescura
della notte serena,
ogni bella è sicura
se ad amor s'incatena,
perchè la notte è piena
sempre di stelle, il Maggio.
 
(Si sente improvvisarnente un doppio urlo d'uomo e di femmina)

NERI
(Di dentro la camera)
Tu ci sei nella bara, Giannettaccio!
 
(Appare. Si avventa verso la porta di sinistra per fuggire col
suo pugnale sanguinoso in mano. Quand'è presso al limitare,
ilIuminata dalla luna, comparisce la rigida figura del pallido
Giannetto. Neri si ferma di schianto; indietreggia; gli cade il
pugnale; balbetta; afferra la lucerna; si avvicina a lui che s'è
inoltrato nell'ombra)


NERI
Sei tu?

GIANNETTO
(tremando nella sua vendetta, con uno sforzo supremo, sepolcrale)
Son io! Chi credi aver ucciso?
Tu ti sei vendicato troppo presto
e Ginevra non ha un amante solo!
Un altro mi voleva trucidare,
ma prima anche giacersi con Ginevra...
Io gli ho prestato allora il mio mantello.
E tu m'hai vendicato e l'hai freddato.

NERI
Dimmi, dimmi chi era?

GIANNETTO
Non l'indovini, dunque? !

NERI
No, no! Parla!

GIANNETTO
Egli era tuo fratello! Gabriello!

NERI
(disperatamente)
No! No! No!
 
(Si avvia inebetito, con la sua lucerna in mano, il volto disfatto,
l'occhio enorme preso dalla curiosità terribile; entra nella camera)


FAZIO
(entra concitato)
Fuggiamo!

 
(Neri, dentro la camera, dà un urlo orrendo)


GIANNETTO
No! Sono inchiodato al male!
 
(Fazio fugge)

GIANNETTO
Oh, Natura, tu fammi almeno piangere,
per lo strazio di non poter sentire
il male che ho commesso... Eccolo! Giunge!
Mi uccide!
 
(Si rincantuccia verso la porta, presso il raggio lunare. Neri
sce dalla camera, impazzito, recando fra le mani il mantello
rosso di fiamma che copriva le spalle di Gabriello)


Non mi uccide! Non potrà!

NERI
Lisabetta, piccina mia... vendetta!...
Dove sei, ch'io ti cerco?... Dove sei?
 
(Procede barcollando verso il nulla)

  
 

PRIMER  ACTO
 
 
(Florencia, casa de uno de los Tornaquinci, Caballero
Espuela de Oro. Un comedor, con armas y banderas. A
la derecha, una chimenea de piedra. A la izquierda, una
ventana abierta que deja ver casas, torres y la Basílica de
San Miniato al Monte. Una abertura hacia cada lado: la
de la derecha para ir a la cocina; la de la izquierda, al
interior de la casa y a la puerta de salida al exterior.
Adornos sencillos y elegantes. En las paredes frisos, pinturas
y frescos. Los sirvientes ponen la mesa, y acomodan las sillas.
“Il Calandra”, el mayor de ellos, supervisa los trabajos con
suma  atención. El sol se pone, anochecer rojizo sobre las
colinas y la ciudad. Los sirvientes traen luces. Hacia el final
del acto, la noche está iluminada por la luna. Es mayo. El
Tornaquinci entra llevando en la mano un libro entreabierto
como si hubiese dejado de leerlo recientemente; se sienta en
un sillón, aparte)
 

TORNAQUINCI
(a los sirvientes)
Disponed todo correctamente;
quiero que esta cena sea memorable.
 
EL CALANDRA
(que fue a la puerta de la izquierda,
anuncia la llegada de Giannetto)

¡El Señor Giannetto Malespini!
 
TORNAQUINCI
¡Adelante!
 
GIANNETTO
(entra junto con Fazio. Pálido. Lleva una capa
roja y está cubierto con una capucha. Fazio viste
una cota de malla y jubón)

¡Caballero, estoy aquí, como usted ve, todavía vivo!
 
TORNAQUINCI
(Acercándose a él, con afecto)
Mi querido señor, pensé que
había pasado al otro mundo y lo estaba llorando.
Cuando el Magnífico me dijo
que para usted debía preparar en mi casa
una cena para siete u ocho...
 
GIANNETTO
¡Una cena por cada puñalada!
Caballero, fui pinchado reiteradamente;
y por vergüenza, no le diré donde.
Estoy vivo porque sólo he sido herido en mi orgullo.
Ríase, se lo ruego, sin piedad.
¡Las burlas son las burlas!
 
TORNAQUINCI
Pero, ¿a quién espera?
Supongo que serán a amigos suyos.
 
GIANNETTO
(se quita la capa y se la da a un sirviente que la pone sobre
un arcón al fondo de la escena. Los sirvientes salen)

No, pero sí que vendrán enemigos...
 
TORNAQUINCI
¿Quiénes?
 
GIANNETTO
Los mismos que me hicieron la broma...
 
TORNAQUINCI
¿Los dos hermanos Chiaramantesi?
¿Neri y Gabriel?
 
GIANNETTO
Lo ordena el Magnífico.
 
TORNAQUINCI
Lo sé.
Pero ¿ por qué?
 
GIANNETTO
Por la paz.
 
TORNAQUINCI
¿Por la paz?
¿Después de que lo arrojaran a usted al Arno?
 
GIANNETTO
¡Arrojado al Arno y luego apuñalado!
¡Son viles! Pero también son insufribles.
Son fuertes y alegres como leones.
Yo siempre los miraba con admiración;
y, cuando yo estaba asombrado de su fuerza,
me atraparon fuertemente
con sus zarpas y colmillos,
y me golpearon y lastimaron...
¡Ay; qué tormento, vivir la vida
temblando por mi propio miedo!...
¡No tener coraje!... ¡No tener amor!
¡He matado la piedad y la virtud dentro de mí!
Ahora también desprecio el amor.
Sí, por una muchachita llamada
Ginebra, flor de granado.
Neri me descubrió, se lo dijo a su hermano
y ambos se pusieron de acuerdo.
Neri la atrapó antes que yo;
me llevó con engaño a su casa
y allí me amordazaron,
me metieron en un saco y me llevaron al Arno.
Allí me tiraron al río
y finalmente con un estilete,
como a un pobre bufón, me lo hincaron...
¡Yo me río! ¡Y me río! ¿Sabe usted, por qué?:
Porque a otra dama he elegido para amarla,
y es mucho más hermosa y seductora...
¡Se llama venganza!
 
EL CALANDRA
(entrando por la izquierda)
¡Señor, ha llegado la brigada!
 
(Otros sirvientes entran por la derecha)
 
TORNAQUINCI
¡Adelante, adelante!
 
GIANMETTO
(Como hablando consigo mismo)
Me tiemblan las piernas...
 
(Entra Neri con capa verde y se la entrega a un criado que
la pone al lado de la de Giannetto. Neri se muestra muy viril.
Gabriel lo sigue guiando a Ginebra. El hermano también es
fuerte, pero más gentil en sus modales y aspecto, no lleva capa.
Ginebra es una mujer fingidamente lánguida y dulce; la
acompaña un sirviente, Lapo, que permanecerá a su lado para
asistirla durante la cena)
 

NERI
(tendiéndole la mano a Tornaquinci)
Señor, lo saludo y le agradezco.
 
 (Tornaquinci lo saluda rígidamente,
pero con cortesía, igual que a los otros)

 
NERI
(viendo a Giannetto al otro lado,
cerca de su sirviente Fazio)

¡Oh, miren, aquí está este mocoso!
 
GABRIEL
¡Moquea!
 
NERI
(A Giannetto, tomando de un brazo a Ginebra)
¡Alégrate! Te hemos traído
a la mujer de tu corazón...
Ven, dale un beso… ¡en la mano!
¡Ven aquí!...
 
(Giannetto se adelanta grotescamente)
 
GINEBRA
(riendo)
¡Qué ridículo!
 
GIANNETTO
(en actitud de besar la mano de Ginebra)
Yo soy el hazmerreír de ellos,
por lo mucho, mucho, que te he deseado...
Pero ahora, que estoy a tu lado,
me olvido de todo salvo que te deseo...
 
NERI
(riendo a carcajadas)
¡Un poco con los dientes apretados!

TORNAQUINCI
¡Entonces, firmemos la paz!
 
NERI
(a Giannetto, con engreimiento)
¿Deseas que hagamos las paces?
¡Pues que haya paz!
Y si deseas guerra... ¡habrá guerra!
No le temo a nadie.
Le he hecho bromas y burlas a quien se me antojó,
y aún con el Magnífico me he enfrentado...
 
(Al Tornaquinci que, fastidiado, hace un gesto disuasorio)
 

Con el permiso de su señoría...
Las burlas las he aprendido del poeta Burchiello.
Empleo la sátira y los dobles sentidos...
Pero si eso no alcanzara... uso las manos;
y si las manos no bastan... ¡uso el bastón!
 
GIANNETTO
¡He aquí, mi mano!
 
NERI
¡Y también te quiero abrazar!
 
GIANNETTO
¡No, eso sería demasiado!
 
GABRIEL
Entonces, ¡abrázame tú a mí!
 
GIANNETTO
¡Vaya, justamente a ti!
Eres un descarado...
 
GABRIEL
(que en forma oculta aprieta la mano de Ginebra
con quien ya había hablado en voz baja)

¿Por qué dices eso?
 
GIANNETTO
¡Porque también amas a Ginebra casi tanto como yo la amo!
l
GINEBRA
¡No es verdad; señor, usted miente!...
 
NERI
(con acritud, a Giannetto)
¿Por qué te preocupas por él?
 
(Giannetto retrocede tímidamente)
 
TORNAQUINCI
¡Oh, por favor, señores, haya paz!
 
(a los sirvientes)
 

¡Vamos, servid la mesa!
 
NERI
(Calmándose a Gabriel, después de una pausa)
¿Estás preocupado?
 
GABRIEL
No puedo quedarme en esta cena...
debo ir a Pisa.
 
NERI
(mientras Giannetto, aparte, aprieta el brazo a Fazio)
Gabriel, te ruego que olvides todo lo que ha dicho...
Si por casualidad dio en el blanco y a esta mujer anhelas,
quiera Dios que regreses
habiéndote olvidado de ella
porque ella me es muy querida;
de lo contrario la dejaría.
 
GINEBRA
(sentada en un sillón ríe)
¡Ja! ¡ja!
 
NERI
¿De qué te ríes?
 
GINEBRA
He nacido para tener dos leones que me calientan los pies
y a un muchachito
 
(mirando a Giannetto)
 

para que me alise mis hermoso cabello...
 
NERI
(a Ginebra)
No has olvidado tus raíces, pero yo te haré cambiar.
 
GABRIEL
(Exaltándose)
Pero ¿no ves que hermosa es así, de esta manera?
¿En qué quieres convertirla?
¿En una santa?
 
NERI
¡Hermano! Sí, es mejor, que te vayas...
 
GABRIEL
¡Está bien, me voy!
 
Quinteto
 
GINEBRA
He nacido para tener dos leones que me calienten los pies
y a un muchachito para que alise mis hermosos cabellos...
 
GIANNETTO
(al Tornaquinci)
¡Ah, señor mío, tengo entre los dedos un hilo muy fino
y voy a hacer un nudo que nadie podrá desatar!
 
TORNAQUINCI
¡Paz, que haya paz!
 
NERI
(a Gabriel)
Gabriel, te marchas enfadado.
No quiero eso, tú sabes cuanto te quiero.
 
GABRIEL
(para sí)
Es mejor que lo deje solo con ella...
¡Tal vez... regrese curado!
 
(los dos hermanos se abrazan. Gabriel saluda al Tornaquinci,
luego mira a Giannetto, al que no saluda, y con un gesto se burla
de él. Cuando pasa delante de Ginebra ella le entrega una flor
que Gabriel toma en silencio y sale)
 

NERI
(a Ginebra)
Ven aquí, descarada, tú lo provocas...
 
GINEBRA
¿Yo?... ¡No!
Pero ¿no ves que ni siquiera lo miro?
 
TORNAQUINCI
(interrumpiendo)
¡Vayamos a la mesa!
 
NERI
¡Bien!
 
GIANNETTO
¡Sea!
¡Mesa de paz, entonces!
 
NERI
(dándole la mano)
¡Que haya paz!
 
(se sientan a la mesa. Neri  ocupa la cabecera, a la derecha.
Giannetto a la izquierda. Tornaquinci junto a Giannetto, de
frente al público; a su lado Ginebra. Fazio de espaldas, junto
a Giannetto)
 

GIANNETTO
(Sentándose)
¡Ay, esta silla es bastante dura!
 
NERI
(riendo)
Te saldrá un callo...
 
(Los sirvientes traen la comida, y todos comen y beben)
 

GINEBRA
(a Neri)
¡Ojalá hubieras invitado al trovador,
ese que narra tan hermosas historias de amor!
 
NERI
¿Las que te pudren el cerebro?...
 
GIANNETTO
La mente de las mujeres
es una nube rosa de primavera,
que flota en el aire y se mece y disfruta
al ver a las otras nubes que se reúnen y se besan,
cambiando de tono, bajo el nítido cielo
que las contempla con plácido amor...
Y ese cielo es su esposo o su señor...
Y si él, por casualidad, se enoja o se ofusca,
la nubecilla pierde su color rosado de primavera
y se hincha y oscurece y se agita y truena y llueve
lánguidamente...
 
GINEBRA
¡Oh, qué bello! ¡Eso es verdad!
Porque la mujer ama viendo amar a otros;
come los frutos del jardín con gusto
cuando siente junto a ella a un ladrón que los roba...
¡Oh, sí: robar! ¡Oh, qué apasionante!...
 
NERI
(a Ginebra, enardecido)
¡Eres hermosa! ¿Me permites Giannettino?
 
(La besa en la boca con pasión)

 
¡Oh, flor de granado, oh!
¡Enemiga que nunca descansa, oh!
 
GINEBRA
(refiriéndose a Giannetto)
¡Tú lo irritas!
 
NERI
¡Él no se irrita nunca!
 
(a un sirviente)

 
¡Muchacho, dame de beber!
 
GIANNETTO
(se levanta)
¡Bebe, bebe! Pero sin embargo, la otra noche
no te habrías atrevido a agredir a otro como a mí.
 
NERI
(levantándose)
¡No hay en toda Florencia un hombre que me cause miedo!
 
GIANNETTO
Entonces te apuesto que no te atreverás a ir
al la taberna de Ceccherino, en el barrio de Vacchereccia,
donde se reúnen los más pendencieros
jóvenes de Florencia.
No hace falta que los toques;
basta con que te presentes armado ante ellos,
con armas blancas y llevando
al hombro un hacha...
 
NERI
(envalentonado)
¡La apuesta quedará en manos del Tornaquinci!
 
GIANNETTO
¡Ya mismo!
¡Aquí está mi dinero!
 
(Se lo entrega al Tornaquinci)

 
NERI
(Se levanta)
¡Mis armas!
 
(Tornaquince indica a los
sirvientes que traigan la armadura)
 
NERI
(a Ginebra)
¡Y tú, vete!...
¡Vete a casa!
 
GINEBRA
(se levanta)
No sé que es lo que tienen los hombres.
Nosotras les ofrecemos con nuestros brazos
la dulzura de la vida y ellos, siempre distraídos,
quieren disfrutar de nosotras
justo en el momento que no nos place.
Podríamos haber terminado la velada
tan dulcemente en la mesa
y decir cosas alegres y graciosas;
y luego, tal vez, ir a disfrutar
paseando bajo la luna.
 
(Mientras tanto, los sirvientes han traído la armadura de
hierro forjado y un yelmo. Neri se quita la chaqueta y
comienza a armarse)
 

NERI
(a Giannetto)
¡Tu idea ha sido muy feliz!
 
(al sirviente que lo ayuda a vestirse)
 

¡Ajusta bien las correas!
 
GIANNETTO
¡Estás impresionante!
 
NERI
(exaltado)
¡Vete a casa, mujer! ¡A casa!
 
GINEBRA
(un poco contrariada)
¡Vamos, Lapo!
 
(Sale con Lapo que le da su abrigo)
 

NERI
(Con espada, coraza y yelmo)
¡Dadme de beber, primero quiero beber!
 
TORNAQUINCI
¡Dad de beber a todos!
 
(Los servidores sirven la bebida)
 
NERI
¡Brindo por la barba de los que no tienen deudas!
 
GIANNETTO
(interrumpiendo)
¡Asegúrate de no ofender a los presentes!
 
NERI
¡Brindo por la barba de quien es el dueño
de esta tierra de cobardes y afeminados,
comerciantes, ladrones y santos moribundos!
 
GIANNETTO
¡Que el justo Dios te ayude!
 
NERI
¡Por ti!
¡Bebo por las cabras y los burros
que Lorenzo el Magnifico alimenta,
ayudado por sus valientes compañeros
los glotones, los borrachos y los taberneros!...
Quien no beba conmigo... ¡que la peste lo contagie!
 
GIANNETTO
(rápidamente)
¡Bebo!
 
NERI
¡Y ahora, el hacha de combate!
 
FAZIO
(que la tenía preparada)
¡Aquí está!
 
GIANNETTO
¡Iremos a verte!
 
NERI
(Borracho, señalando la puerta de la izquierda)
¡Abrid! ¡Abrid!
 
(Los criados abren la puerta)
 
¡Pasa la muerte!
¡Pasa el exterminador!
 
(Sale. Los sirvientes también salen)
 
GIANNETTO
(Después de tomar las ropas de Neri)
¡Ha caído en la trampa!
Fazio, toma estas ropas
y llévalas a mi cas;:
luego corre a Vaccheseccia y grita a todos
que Neri ha perdido la razón. ¡Vuela!
 
(Fazio sale corriendo. Giannetto se vuelve hacia
el dueño de la casa poniéndose su capa rojo fuego)

 
¡Usted, caballero, vaya a ver al Magnífico
y dígale que la broma ya empezó,
que promete ser pérfida y hermosa!
¡Ese bandido está en mis manos! ¡Vamos!
 
(sale precipitadamente)
 
 
 
ACTO  SEGUNDO
 
 
(Antecámara de la habitación de Ginebra, donde  se percibe
el señorío de su amo. La sala muestra signos de voluptuosidad.
Un gran sillón; rico cofre joyas, panoplia para las armas y
cómodas las sillas. La ventana de la pared, está decorada con
frescos que representan un amoroso jardín que se extiende a
las paredes laterales. A la derecha, la habitación de Ginebra;
hacia la parte posterior, una abertura que conduce a la puerta
principal de la casa. A la izquierda la puerta de otra habitación.
Es temprano en la mañana)

 
CINTIA
(entra por la izquierda seguida por Lapo que se
queda al fondo, mientras que la criada cruza la
habitación y llama a la puerta de Ginebra)

¡Oh, señora, levántese! ¡Corra!
Tengo terribles noticias que contarle.
 
(Después de una breve pausa se vuelve hacia Lapo)
 

¡Ya se levanta!
Pero... ¿estás seguro?
 
LAPO
Te digo que enloqueció.
 
CINTIA
¡Dios no lo quiera!
 
GINEBRA
(Aparece en la puerta, despeinada, hermosa, con un
salto de cama que apenas cubre su admirable desnudez)

¿Qué sucede?
 
(señalando a Lapo)
 

¡Que se marche!
 
(vuelve a entrar en su habitación)
 
CINTIA
(a Lapo)
Mi señora es muy vergonzosa.
 
(Lapo sale. Ginebra vuelve a aparecer)
 
CINTIA
¡Oh, señora! ¡El patrón ha perdido la razón!
Esta noche, en Vacchereccia,
quería matarlos a todos.
¡A uno le rompió la cabeza y a otro las piernas!
¡Lo han encerrado en la bodega y lo han atado fuertemente!
 
GINEBRA
¿Pero qué dices?
 
CINTIA
Me lo ha contado Lapo.
 
GINEBRA
Estás loca.
¡Él está ahí, en su cama!... Es decir la nuestra.
 
CINTIA
(aterrorizada)
¡Señora! ¡Habéis dormido con un loco!
 
GINEBRA
¿Un loco?
¡Nunca ha estado tan cuerdo como esta noche!
¡Y qué cordura!
¡Qué maravilloso!
Los locos no saben a dónde van,
¡pero él nunca se desvió del camino!
Voy a ver si se ha despertado.
¡Hace poco que se durmió!
 
(Va a la habitación, y cuando está en el dintel de la puerta,
se vuelve asombrada. Giannetto se asoma de la habitación
con poca ropa, sólo su pantalón y en mangas de camisa, con
el jubón y una capa verde en sus brazos)
 

¿Qué? ¿Usted? ¿Pero, señor; cómo ha entrado?
 
GIANNETTO
¡Discúlpeme, señora, entré!...
 
GINEBRA
¿He dormido con usted?
Pero yo no...
 
GIANNETTO
¡Bastará con olvidarlo!
 
GINEBRA
¡Fuera, ahora mismo!
 
GIANNETTO
¡Es necesario que me explique!
 
GINEBRA
(presa del deseo de saber)
¡Cintia, vete!
 
(Cintia sale sonriendo)
 
GIANNETTO
Porque no me he explicado mucho esta noche
 
GINEBRA
¿Qué quieres decir?
 
GIANNETTO
Quiero decirte... ¡que te amo!
 
GINEBRA
¡Oh, eso lo entendí muy bien!
Pero Neri, podría atraparte...
 
GIANNETTO
¡Neri está loco!
 
GINEBRA
Entonces, ¿es cierto?
 
GIANNETTO
¿Te sientes feliz?
Pobre Neri, me dio tanta lástima
que pensé hacerlo vivir un poco más
actuando en su nombre... y vine aquí.
Crucé esta sala y llegué a esta otra.
Me temblaban las piernas...
Pero sentía deseo de ti, Ginebra...
Me detuve por un momento:
tu dormías... te observé...
Tenías los brazos y el pecho descubiertos...
Sentí nacer en mi interior
escalofríos de deseo y de estar frente al peligro.
Era un ladrón y disfrutaba del placer
que derivaba de mi deseo.
Y entré...
 
GINEBRA
Pero yo te vi; y me pareció que eras Neri.
Recuerdo...
 
GIANNETTO
Tenía puesta su capa verde...
 
GINEBRA
La ví... me volví a dormir.
 
GIANNETTO
Me desvestí en la penumbra tentadora y cálida...
¡Oh, qué sensación!
¡Trepar por el muro de terciopelo en un jardín prohibido!
¡Recoger el primer fruto!...
No, no lo tomé de inmediato porque me
parecía una delicia asombrosa
las sábanas tibias... el lugar donde tú estabas...
La duda corría por mi sangre
como un dulce veneno...
Tú dormías agitada e inmóvil:
sentías mi ansiedad y,
en vez de rechazarme,
tu aliento me atraía hacia ti...
Tú no te dabas cuenta,
no sabías que ese era mi placer furtivo...
 
GIREBRA
(con un suspiro)
¡Y yo no lo disfrutaba!
 
(lánguida de deseos insatisfechos)
 

Si en cambio hubiese sabido que estaba
con un ladrón de amor, hubiera sido mucho mejor.
El amor se alimenta con el estupor;
lo inesperado le da la dulzura
del bien reencontrado,
perdido quién sabe cuándo.
¡Siempre fue así, al borde del sueño
siempre he esperado perderme, así!
En la ansiedad y la voluptuosidad de la espera
del capullo de una flor que nacerá.
Mi belleza, que sorprendiste
dormida en su esperanza,
que te deseaba en su misterioso sueño,
como un sueño de luz que precede al día.
¡Tan dulce, con el alma atormentada,
que no conoce su suerte,
que se ofrece totalmente en un sueño
llena de voluptuosidad!
 
GIANNETTO
Si regresáramos ahí, verías...
que soy un ladrón con la pasión que despierta
el haberte encontrado...
 
GINEBRA
Pero, ¿y Neri?
 
GIANNETTO
¡Está allá!
¡Pagando por sus pecados!...
¡Se lo merece!
 
(apremiante)
 
¡Vamos... que aún no es plenamente de día!
 
GINEBRA
Tengo miedo.
 
GIANNETTO
Pero hay quien permanece de guardia.
Por otra parte, el temor hace más hermoso al amor...
¡Te deseo; te amo!...
 
(La abraza)
 
GINEBRA
¡Ladrón!
 
GIANNETTO
¡Hermosa! Tú eres mi venganza...
 
GINEBRA
¡Ladrón!
 
GIANNETTO
¡Sí, te he robado de los brazos de un monstruo!
 
GINEBRA
¡Ladrón!
 
GIANNETTO
¡Por eso me pareces la más hermosa!...
 
(Él la besa, pero de improviso
se oye un rumor lejano)
 

GINEBRA
¿Escuchaste?
 
GIANNETTO
Sí.
 
GINEBRA
¿Qué será?
 
GIANNETTO
(balbuceando)
No lo sé.
 
GINEBRA
Tiemblas.
 
GIANNETTO
(tomando coraje)
¡No!
 
GINEBRA
¡Alguien viene!
 
FAZIO
(entra agitado y pálido)
¡Mi señor, salvaos!
 
GIANNETTO
¿Qué sucede?
 
FAZIO
¡Neri logró liberarse y ha huido!
 
GIANNETTO
(aterrorizado)
¿Huyó?
 
GINEBRA
¡Oh, Dios!
 
FAZIO
¡Huyó y viene hacia aquí!
 
GINEBRA
(asustada)
¡Oh, Virgen santa!
¡Yo me encierro en mi habitación!
 
(Se encierra rápido en su alcoba)
 
FAZIO
¡Vayámonos de aquí!
 
(señala la puerta de la derecha)
 
GIANNETTO
¡Sí; pero busquemos ayuda,
no quiero que se nos escape!
 
(Entran por la puerta)
 
CINTIA
(Desde el interior, a la izquierda, gritando)
¡Oh, señora! ¡Socorro!
 
NERI
(fuera de escena)
¡Cállate! ¡Cállate!
 
CINTIA
(Entra aterrada, como después de haberse liberado de él,
atraviesa la escena y sale por la puerta pequeña)

¡Está loco! ¡Está loco!
 
NERI
(Entra furioso, armado con algunas partes de su armadura
perdidas y sin el yelmo, pero con el hacha de combate en la
mano. Está herido en la frente. Corre tras de Cintia que se
escapa por la puertita.)

¡No estoy loco! ¡Mona!
 
(arroja el arma que cae con un sonido infernal)
 

Pero, ¿ parezco acaso un loco?
¡Ah, estas armas!... Me las quitaré...
 
(se libera de la armadura)
 
¡Gané la apuesta,
pero me costó muy caro!
¡Ah, ese Giannetto... me las va a pagar!
 
(Ya totalmente liberado)

 
Pero Ginebra,  ¿qué está haciendo?
 
(Se acerca a la puerta de la alcoba que está cerrada por dentro)
 

¡Cerrada!
 
(golpea)
 

¿Duermes?
 
GINEBRA
(desde adentro, gritando)
¡Virgen Santa, sálvame del loco!
 
NERI
(golpea más fuerte la puerta)
¡Ah, maldita! ¡Tú sí que estás loca!.. ¡Tú!
 
(Ginebra grita)
 

¡Ah, el hacha!
 
(va a agarrar el hacha, pero se detiene de
repente oyendo voces que vienen de la izquierda)
 

¿Qué es eso?
¡Me quieren atrapar!
Entonces ¿es que estoy loco? ¡Oh, no!
 
(corre hacia la puerta de la izquierda)
 
UNA VOZ
(en el interior a la izquierda)
¡Cerrad la puerta!
 
(antes de que Neri salga la puerta se cierra violentamente)
 
NERI
¡Ah, traidores!
 
(vuelve para buscar el hacha)

 
UNA VOZ
(desde la izquierda, gritando)
¡Estamos listos!
 
OTRA VOZ
(desde el interior, a la derecha)
¡Y nosotros también!
 
(la puerta de la izquierda se abre y aparecen hombres y lacayos
de los Médicis. Neri se lanza con un grito sobre ellos, pero de la
puertecita derecha otros hombres se lanzan sobre sus espaldas.
Atrapado, Neri se debate y forcejea)

 
NERI
¡Médicis, cobardes!
 
GIANNETTO
(aparecen por la puerta pequeña Giannetto y Fazio)
¡Fuerte! ¡Atadlo!
¡Que no se vuelva a escapar!
 
NERI
¡Tú! ¡Delincuente!
¡Ah, malvado!
 
GIANNETTO
¡Ah, mi buen Neri, que pena verte demente
en la flor de tu vida!
 
NERI
¡Ah, traidores!
 
GIANNETTO
(va a la puerta de la alcoba de Ginebra)
¡Oh, señora, venga a verlo, está atado!
 
(Neri brama)
 
GINEBRA
(saliendo de la alcoba)
¡Dios mío, me da lástima!
 
NERI
¡Carroña!
 
GIANNETTO
(a Ginebra)
Aquí estoy yo, para consolarte...
 
(La abraza ardientemente y ella se estrecha contra él)
 
NERI
¡Ah, traidores!
 
GIANNETTO
¡Llevároslo!
 
(Se llevan a Neri que lucha frenéticamente por liberarse)
 
NERI
(a Giannetto)
¡Tú has gozado con ella! ¡Me la has arrebatado!
¡Prepara tu tumba, maldito Giannetto!...
 
 
 
TERCER  ACTO
 
 
(Gran sala en los sótanos del Palacio de los
Médicis, oscura  y triste. En el centro, una
columna donde se apoyan los arcos que
conforman la estancia. Las paredes son de cal
y piedra. De frente, a la derecha, una puerta
que conduce hacia el piso superior por una
escalera a la vista. Por encima de la puerta un
ojo de buey por el que se ve la escalera. Sobre la
pared izquierda, otra puerta más grande. No hay
mobiliario, a excepción de algunos arcones. La luz
exterior llega profusamente. Lacayos en el fondo del
escenario. Giannetto y el médico adelante)

 
GIANNETTO
(al médico, fingiendo)
¡Pobre Neri, a qué estado ha quedado reducido!
 
EL DOCTOR
Sería bueno atarlo a una silla,
como siempre se hace con los locos
cuando se los quiere examinar,
a fin de que, el enfermo o poseído,
como le parezca mejor llamarlo,
puede dar señales de sorpresa o terror.
Si han matado a algunos de sus familiares,
se debe convocar al asesino;
si le han robado la mujer, que venga el seductor,
porque la conmoción del contraste
produce la pérdida de la razón
y a veces la devuelve.
 
GIANNETTO
Pero, le sugiero atarlo bien.
Si se llega a escapar, nos destroza.
 
DOCTOR
En esta sala se hará el reconocimiento.
Pero ¿tiene usted a quien ponerle delante
que lo pueda conmover?
 
GIANNETTO
¡Oh si, sí!
 
DOCTOR
Entonces, vayamos por el loco.
 
GIANNETTO
Vaya usted, que yo lo espero aquí.
 
(El doctor sale con los hombres por la puerta del fondo)
 
FAZIO
(de improviso y jadeando)
¡Señor, Gabriel está de vuelta!
¡Y está convencido de que vos sois
el autor de todos los males!
 
GIANNETTO
¿Ha ido a ver a Ginebra?
 
FAZIO
Sí, pero ella no quiso abrirle.
Él le decía que la amaba sobre todas las cosas.
Y luego juró que os mataría,
y fue corriendo inmediatamente a vuestra casa,
¡y allí está esperándoos!
 
GIANNETTO
(concentrado en una idea fija)
¿Crees que si Ginebra no se hubiera opuesto
y le hubiese abierto la puerta,
él hubiera traicionado a su hermano?...
 
FAZIO
¡Creo que él os besaría los pies
si vos lo condujerais junto a Ginebra!...
 
GIANNETTO
(con alegría feroz)
¡Ah, Fazio, por primera vez
soy más fuerte que ellos dos.
Quiero disfrutar de esa felicidad todo lo que pueda.
Soy el amo y quiero embriagarme de poder
todo lo que me sea posible…
 
FAZIO
Pero ¿qué pretendéis hacer?
 
GIANNETTO
¡Jugar!
 
FAZIO
¡Con la muerte no se juega!
 
GIANNETTO
¿No es la vida un juego contra la muerte?
¡Mira a lo que he llegado!
Cuanto más tiemblo, más me gusta el juego.
El miedo me ha deformado
al igual que un tallo en la sombra,
¡cuanto más se afina más se obstina!
En este torneo siento la vida
entrelazada en un nudo de temor
más tenaz que las serpientes de Medusa.
Quiero; quiero que el pérfido Neri
acuda a mí pidiendo misericordia.
¡Lo quiero, lo quiero intensamente,
de lo contrario mi nudo de terror me podrá destrozar!
 
(desde la puerta del fondo se ve bajar por la escalera a los
lacayos que llevan a Neri atado a un sillón. El médico los sigue.
Llevan antorchas porque la escala está a oscura
)
 
FAZIO
¡Ah, vienen con el loco!
 
GIANNETTO
(Indicando la ubicación)
¡Traedlo aquí!
 
NERI
(a Giannetto)
¿Hasta cuando vas a burlarte de mí?
¿Me he burlado yo de quien te parió?
 
GIANNETTO
(al doctor)
¿Está bien atado?
 
DOCTOR
Ni siendo el propio Hércules, podría desatarse.
 
GIANNETTO
(burlándose)
¡Pobre Neri!
 
NERI
¡Vil! ¡Bestia horrible!
 
DOCTOR
Comencemos la confrontación.
 
NERI
¡Gabriel! ¡Que avisen a Gabriel!
 
(A una señal de Giannetto, entran desde la izquierda
El Trinca y las muchachas: Laldomine, Fiammetta y
Lisabetta que rodean a Neri. El doctor y Fazio adelante
a la derecha. Giannetto adelante a la izquierda. Los lacayos
se marchan)
 

NERI
(al Trinca)
¿Quién eres?
 
(Reconociéndolo, ríe a carcajadas)
 

¡Ja! ¡Ja! ¡Ridículo cabrón!
 
TRINCA
(retrocede asustado)
¡Ah! ¿Te burlas de mí?
¡Entonces no estás loco!
 
NERI
Pero, no cabrón... ¡cónyuge extraño!...
 
TRINCA
¡Está loco de verdad!
Acerquémonos...
 
(se aproxima y observa las ataduras)
 

Antes que nada, ¿estás bien atado?
 
(lo examina con temor)
 

¿No contestas? ¿No oyes? ¡Eh!
 
(Después de convencerse de que está bien atado)
 

¡Parece que sí!...
 
Octeto
 
TRINCA
¡Ah, finalmente soy el más fuerte!
¡Yo soy más joven!
¡Y te puedo gritar, perro, perro!
 
LALDOMINE
Está loco verdaderamente, el pobrecito.
Neri, Neri.
 
NERI
¡Pécora!
 
FUMMETTA
¡Mi señor, me traicionaste!
 
TRINCA
¿Así que me reconoces?...
 
LALDOMINE
¡No responde! Estoy conmovida.
 
NERI
¿Qué quieres bribón?
 
FIAMMETTA
¡Siempre me mueve a ira el traidor!
 
TRINCA
¡Quiero disfrutar de ti, ahora que estás atado
y eres más inofensivo que un niño sin dientes!...
 
NERI
¡Como tú!
 
LALDOMINE
Él me engañó también a mí...
Y ahora se ha convertido en una ovejita
que ha perdido su camino al redil...
¡Ay de mí, cuando no lo veo lo detesto,
pero si lo veo lo adoro aún más!...
Yo también he estado a sus pies...
 
TRINCA
Tú me has hecho la peor burla
que se puede hacer a un hombre de edad,
sin tener en cuenta que yo me fuera a...
Yo tenía escondida una muchacha...
Galatea, Galatea, la recuerda, ¿no es cierto?
¿La recuerdas?
Tú descubriste mi secreto.
Un día, ¿te acuerdas de aquel día?,
yo volví a casa a una hora desacostumbrada
y te encontré metido en mi cama.
Entonces tú, riendo, como un macho cabrío,
me ataste a la pata de la cama.
Me escarneciste y disfrutaste a tu modo.
¿Me oyes? ¿Callas?
Tengo conmigo una daga que...
 
(La saca de su cinturón)
 

Quiero que, para que recuerdes, la pruebes...

(Se acerca para herirlo)
 

¡Oh, mira!..
 
(pone al arma bajo sus ojos)
 

Pincha ¿lo notas?
 
FIAMMMETTA
¡Oh, la gran bestia!
Me prometió casarse conmigo y darme una casita,
como la que le dio a Ginebra,
¡Ojalá no te hubiese amado jamás!
¡Necio!
 
LALDOMINE
(a Fiammetta)
¡No tienes piedad!
 
FIAMMETTA
¡Ya no nos traicionará más!...
 
LALDOMINE
¡Pobre Neri!
 
FIAMMETTA
¡Es mejor que me marche!
Si, sí; te dejo sin dejar de mirarte a los ojos...
¡Traidor!
 
LALDOMINE
No puedo burlarme de ti...
¡Te compadezco!
 
(Trinca le pincha las mejillas, sin atravesarlas)
 
NERI
(gritando)
¡Cuidado, por Dios!
 
TRINCA
Quiero ver tu sangre.
 
NERI
¡Romperé las cuerdas!
 
TRINCA
¡Entonces te apuñalaré!
 
(busca clavarle la daga en el brazo)
 
NERI
¡Ay, me haces daño! ¡Cabrón! Cabrón!
 
(grita al sentir el pinchazo)
 
¡Ay! ¡Ay! ¡Maldito seas!
 
LISABETTA
(Mirando a Neri y como hablando a si)
¡Cómo me gusta, aún así de trastornado!
¡Oh, cuánto amor! ¡Y yo no lo confesé!
¡Cuánto dolor! ¿Y no me envilezco?...
Pasabas a mi lado,
cual torrente que pasa junto a la ribera:
canta, susurra y no ve nada.
¡Pasabas a mi lado y no me veías!
 
NERI
(a Giannetto)
¡Ve, y llama al señor de Florencia, que te apoya!
Dile que estoy en una prisión
y sólo me falta una mordaza en la boca.
¡Es el Magnífico el que está detrás de todo esto!
Y se ríe, se ríe porque yo un día me burlé de él...
¡Ah, maldita sea la estirpe de los Médicis!
 
FAZIO
¡Me parece que está realmente loco!
¡Ay de mi, me inspira piedad!
 
(a Neri)
 

¡Hermano, paciencia!
¡Dentro de poco todo habrá terminado!
Todo es por tu bien.
 
GIANNETTO
(a Neri, mofándose de él)
¡Hermano, paciencia!
¡Dentro de poco todo habrá terminado!
¡Todo es por tu bien!
 
(Neri gruñe)
 

Yo también gruñía como tú
cuando me sumergiste en el Arno.
¡Y además, luego vinieron los golpes!
¡Eso lo hiciste para burlarte de él,
en cambio nosotros lo hacemos por tu bien!
 
DOCTOR
Si no se cura con este remedio,
hará falta un exorcista que le quite los demonios
con hierros al rojo vivo y plegarias.
 
(a Neri)
 

¡Hermano, paciencia!
¡Dentro de poco todo habrá terminado!
¡Todo es por tu bien!
 
(ante los gritos de Neri el doctor da por terminada la confrontación)
 
(Fin del octeto)
 
DOCTOR
¡Ay de mí, la confrontación no resuelve nada!
Usted puede estar seguro que
si no se ha curado conmigo... ¡no se curará jamás!
 
GIANNETTO
¡Váyase! ¡Váyase!
 
(El médico sale conduciendo a El Trinca, Laldomine y
Fiammetta. Quedan en escena Lisabetta, Giannetto y Fazio)
 
(A Lisabetta)
 

Así que: ¿también tú has sido
víctima de este halcón?
 
LISABETTA
¡No!... ¡No!
 
(Corrigiéndose)
 
¡Sí!
 
GIANNETTO
Pues ahora aquí lo tienes atado y bien atado.
Te puedes vengar... ¡Véngate!... ¡Es tuyo!
 
(Mirando a Neri y burlándose de él, sale con Fazio)
 

LISABETTA
(acercándose)
Me llamo Lisabetta, Lisabetta...
¿Podías repetir mi nombre?
¡Ah, mi nombre dicho por tu boca!
¡Nunca nadie lo pronunciará de igual modo!
También yo diré el tuyo, que lo sé muy bien,
pues lo he pronunciado tantas veces
cómo gotas de agua pasan por el Arno en una noche.
Y lo sé decir de infinitas maneras:
llorando o con deseo: ¡Neri! ¡Neri!
 
NERI
(Exasperado)
¡Me ahoga; me consume el deseo de venganza!
Querida muchacha, ¿qué puedo hacer
para que entiendas que no estoy loco?
 
LISABETTA
(para si)
¿Será cierto?
 
(a Neri)
 

Mírame fijamente, con ojos de amor.
 
NERI
Mira, mira, ¿no ves que me gustas?
¿No ves que te venero y te adoro?
¡Porque solamente tú has creído firmemente
que no estoy demente!
¿Crees que si estuviese loco tendría deseo
de darte un beso puro, un beso agradecido?
Acércate, pues, mi hermosa flor de primavera,
que quiero besarte...
 
LISABETTA
¡Tiemblo... tiemblo!
 
NERI
No, no, no temas.
 
(Lisabetta se abalanza sobre él: se besan ávidamente)
 

LISABETTA
(Después de separarse de él)
¡No, tú no estás loco!
¿Qué te han hecho?
 
NERI
(encendido de ira)
¡Se han burlado de mí! ¡Sí; me han traicionado!
 
LISABETTA
Mira, no hay un remedio mejor
que el de fingirse loco de verdad.
Loco pacífico e inofensivo.
De esa manera autorizarán que vengas conmigo.
 
NERI
¡Yo quiero matar al maldito Giannetto!
 
GIANNETTO
(entrando solo)
¿Y bien, Neri?
 
NERI
(Fingiendo estar loco)
¿Quién eres?
¡Dame un espejo!
 
LISABETTA
Escúchelo, señor, el pobre...
 
GIANNETTO
(para si)
¿Qué confusión es esta?...
 
NERI
¡Ay de mí!: ¿Quién me hace daño?
 
LISABETTA
(a Giannetto)
¿Pero no lo oís? ¡Está loco!
 
GIANNETTO
Muchacha, tú bien sabes que no está loco.
 
(Hablando en tono humilde y arrepentido, que se
convierte en una oración desesperada)
 

¿Neri, me comprendes? ¡Ten piedad de mí!
Tú te has burlado tanto de mí,
que yo quería hacerte ver
como un hombre débil
puede también hacerse valer.
¡Ahora todo se ha acabado!
¡Oh Neri, Neri, vamos, hagamos las paces!
 
NERI
(fingiendo siempre estar loco)
No finjo, no lloro, pero,
¿por qué me haces daño? Yo soy bueno...
 
LISABETTA
Señor, ¿no lo oye? Da pena.
 
GIANNETTO
(se arrodilla y habla con el fervor de una oración desesperada)
Mira, Neri, la burla es como un torbellino
que abruma a los que se meten en ella...
No me arrastres hacia abajo junto contigo...
¡Quién sabe quién va a quedar en el fondo!
¡Neri no insistamos! ¡Basta! ¡Basta!
¡Neri, Neri, tengo miedo y te pido perdón!
¡Tengo miedo tanto de ti, como de mí!...
¡No finjas más! ¡Hagamos las paces!
¡Que haya paz! ¡Neri! ¡Neri! ¡Neri!
 
LISABETTA
¡La broma que vos le hicisteis
le ha hecho perder la razón!
 
GIANNETTO
(se levanta)
¡No es verdad!
 
LISABETTA
¡Será mejor que lo desate y me lo confíe
 para que yo lo aleje de su mirada vergonzosa!
 
NERI
(siempre fingiendo locura)
Pero, ¿por qué me haces daño?
Yo soy bueno...
 
LISABETTA
¡Vamos, señor: convénzase!
Me lo llevo a mi casa,
junto a mi abuela que me está esperando...
Es dulce y bueno como un niño.
¡Inspira piedad!
 
NERI
¿Te gusta comer nubes?...
Uno se comió una nube y se convirtió en rey...
 
GIANNETTO
¡Ten cuidado, pues soy capaz de todo,
 porque te odio!
 
NERI
¡Dame, te lo ruego, un racimo de estrellas!...
¡Se atrapan así, como las moscas!...
 
GIANNETTO
(agitado y tembloroso va hacia la puerta, la abre
y se dirige a los hombres que están esperando)

¡Desatadlo, y que sea lo que Dios quiera!...
 
(entra el Doctor, Fazio y los lacayos que desatan a Neri)
 
(Giannetto, a Fazio, agitado)
 

Fazio, mi Fazio, ahora lo desatarán.
 
FAZIO
(aferrando su daga)
¡No lo dudéis señor, él no os tocará!
 
LISABETTA
(fingiendo conmoción)
Vamos. ¿Puedes seguirme?
 
(Ella lo toma de la mano y lo guía)
 
NERI
¡Yo soy... bueno! Soy un peregrino...
 
(Se marchan. Pero Giannetto los detiene con un gesto,
como alguien que toma una determinación suprema)

 
GIANNETTO
¡Pobre Neri! ¿Entonces, estás loco?
Escucha, esta noche voy a ir a ver a Ginebra.
Si verdaderamente estás loco, no estarás allí,
pero si no lo estás... ¡encontrarás la muerte!
¡Yo voy a ir!
 
NERI
(intenta lanzarse sobre Giannetto pero se contiene)
Soy un peregrino... y voy... y voy...
 
(sale guiado por Lisabetta, precedido por todos los demás,
mientras que Fazio permanece con Giannetto)

 
GIANNETTO
(desesperadamente)
¡Ve, ve, corre, vuela!
Hay una cosa roja que te reclama, allá en el fondo...
¡Soy feliz y me río... me río... me río!
¡Y esta noche voy a ir a ver a Ginebra!
¡Será una fiesta de amor y muerte!
¡Esta noche voy a ir a ver a Ginebra!...
 
(Se sienta en la silla de Neri y se ríe convulsivamente)
 
 
 
ACTO  CUARTO
 
 
(La misma escenografía del segundo acto. Es de noche.
Después de una pausa, Ginebra sale de la habitación y se
dirige a la puerta izquierda. Está cubierta con un salto de
cama amarillo y ligerísimo que permite resaltar su bellísimo
y perfecto cuerpo. Su abundante cabellera está revuelta.
Sostiene en su mano un espejo de plata)

 
GINEBRA
¡Cintia! ¿Quién anda ahí?
 
CINTIA
(sale de la puerta de la izquierda)
Nadie... no hay nadie.
 
GINEBRA
(se sienta lánguidamente)
¡Estoy cansada, es muy tarde pero no tengo sueño!
El  mes de mayo languidece por mis venas.
Que noche tan hermosa para divertirse.
 
CINTIA
El señor Giannetto vendrá pronto...
 
GINEBRA
¡Vamos, termina de peinarme!
 
CINTIA
(Peina sus cabellos, los acondiciona, y compone un
gran rodete de trenzas, con una gran flor, sobre su
gentil cabeza)

¿Y si regresara Gabriel,
tan feroz como acostumbra?
 
GINEBRA
(sonríe, y luego dice coquetamente)
¡Ante mi bello rostro y mi gracia
no hay ferocidad que valga!
Es suficiente con que asome por debajo de la sábana,
no digo el cuello o los pechos,
sino simplemente mi piecito
de piel blanca y bien cuidada,
con sus dedos como de marfil, delgados y largos,
y con sus uñas similares a pétalos de rosa...
 
CINTIA
Uno de sus amantes, sin duda,
pasará esta noche por la calle
y cantará a la primavera.
 
GINEBRA
¡Pues bien, lo oiremos!
Y abre la ventana para que entre
la luna y el canto que tanto me gusta...
 
CINTIA
(que terminó de peinarla)
¡Sí, señora! Ya he terminado.
¡Estáis bellísima!
 
(Se dirige hacia el fondo; abre la ventana y un rayo
de luna entra iluminando la puerta de la izquierda)

 
GINEBRA
(después de unos instantes)
¡Escucha: escucha! ¡Se oye un rumor!
 
CINTIA
¡Sí, es verdad! ¿Qué será?
 
(De repente se abre la puerta de la derecha y entra
Neri en pésimo estado, pero con su capa verde)

 
NERI
¡Soy yo! ¡Aquí está el loco!
 
CINTIA
(aterrada)
¡Ah, señora!
 
NERI
(a Cintia)
Mira, si respiras siquiera un poco,
estoy tan loco, que te mataré.
¡Vete!
¡Y no aparezcas por aquí pase lo que pase!
¡Vete!
 
(Cintia sale temblando)
 
(a Ginebra)
 

¡Ah, tiemblas! ¡Cortesana!
 
(la agarra por los brazos)
 

Pero, ¿por qué tiemblas,
acaso crees que estoy loco?
Los locos son buenos...
sólo la maldad y ferocidad son propias de los cuerdos.
Y yo, para convencerte de que estoy cuerdo,
voy a ser cruel.
 
GINEBRA
¡No, yo no tengo la culpa!
¡Fui traicionada, fui traicionada!...
 
NERI
Sí.
Lo sé; pero ese pecho y esos brazos
han estrechado a mi peor enemigo;
¡están manchados y será preciso lavarlos!
No porque él te ame más, sino por el amor,
por el amor pérfidamente traicionado...
¡Ah, cuanto me gustabas!
Y ese pecho y tus hombros eran precisamente
¡el altar de mi amor!...
Y los altares del amor
¿no se lavan con la sangre de una víctima?...
 
GINEBRA
(aterrada)
¡No! ¡No!
 
NERI
(frío y cruel)
¡Es necesario destruir el altar!
Y ahora... ¡elige!
¡O él en tus brazos o ambos;
pero uno tras otro!
 
GINEBRA
(aterrada)
No, por piedad: yo soy una mujer
y sabes cuánto amor te he dado.
 
NERI
¡Y yo te lo retribuí!
Te di una casa y tus hermosos vestidos...
Tú venias de la nada
y me has traicionado
 
GINEBRA
¡No!
 
NERI
¡Cállate! ¡Soy sordo a todos tus lamentos!
Dime, cuando Giannetto regrese,
¿dónde debes estar?
¿Aquí esperándolo, o en tu cama, como lo
hacías conmigo, cuando yo era tu señor?
 
GINEBRA
En mi cama.
 
NERI
¿Y tu casa debe estar a oscuras?
¿Y aquí debe estar la lámpara?
 
(Señala el arcón)
 
GINEBRA
Como siempre.
 
NERI
¡Vete a la cama!
Ponte bien vestida y perfumada, lista para recibirlo...
¡Estás hermosa, como para que muera en tus brazos!
 
GINEBRA
(aterrada)
¡No quiero! ¡No quiero! ¡Ah, horror!
¡No!
 
NERI
(con decisión)
Cuídate de no decir una palabra
y de no lamentarte.
¡Que no se escape!
Yo me ocultaré ahí, en ese cuarto,
detrás de la cortina
Cuando Giannetto se encuentre
bien seguro de que no hay nadie...
¡yo saldré a su encuentro!
 
(Ginebra espantada entra en la alcoba)
 
NERI
(a Ginebra, que ya está en su alcoba)
¡Eh, tú, antes de meterte debajo de las
sagradas sábanas, pon la lámpara en su lugar!
 
(una voz bajo la ventana, canta)
 
CANTOR
Mayo ha regresado
después de un largo viaje...
La primavera ha llegado
y todos los seres se enamoran.
Al caer la noche,
se entrelazan los amores,
pues mayo sacia completamente
los corazones sedientos...
 
(reaparece Ginebra con la lámpara y la pone sobre el arcón,
cerca de la puerta de su alcoba y luego vuelve a entrar)

 
(Neri, después de una pausa, se acerca a un armario de la
izquierda; lo abre y toma un puñal. Después escuchar por un
momento, entra en la habitación)
 
(Un hombre se asoma por la puerta de la izquierda y luego entra.
Está cubierto con una capa rojo fuego. Cruza la sala dejando la
luz en su lugar y entra en la alcoba de Ginebra)

 
CANTOR
Mayo ha regresado
después de un largo viaje...
Ha llegado el frescor
de la noche serena
que hace que las bellas mujeres
ansíen encadenarse al amor,
pues la noche siempre es de estrellada
en el mes de mayo.
 
(Se oyen de repente dos alaridos simultáneos, de hombre y mujer)
 
NERI
(desde el interior)
¡Ya estás en la tumba, maldito Giannetto!
 
(Neri aparece en escena. Se abalanza hacia la puerta de salida
para huir con su daga ensangrentada en la mano. Cuando está
junto al umbral, iluminado por la luna, aparece la figura rígida
y pálida de Giannetto. Neri se detiene sorprendido; retrocede;
se le cae la daga; tartamudea; agarra la lámpara y se acerca a
Giannetto que ha permanecido en las sombras)


NERI
¿Eres tú?
 
GIANNETTO
(agitado, con un esfuerzo supremo y sepulcral)
¡Soy yo! ¿A quién crees haber matado?
¡Te has vengado demasiado pronto...
¡Ginebra no tenía un solo amante!
Otro me quería asesinar, pero antes,
también quería acostarse con Ginebra...
Yo entonces le presté mi capa,
para que  tú me vengaras y lo mataras.
 
NERI
Dime, dime ¿quién era?
 
GIANNETTO
¿No lo adivinas?
 
NERI
¡No, no! ¡Habla!
 
GIANNETTO
¡Es tu hermano! ¡Gabriel!
 
NERI
(desesperado)
¡No! ¡No! ¡No!
 
(Se Lanza, fuera de sí, con el rostro desencajado
y los ojos desorbitados hacia la habitación)
 

FAZIO
(entra agitado)
¡Huyamos!
 
(Neri, dentro de la alcoba, lanza un grito horrendo)
 

GIANNETTO
¡No! ¡Estoy encadenado al pecado!
 
(Fazio huye)
 
GIANNETTO
¡Oh, Naturaleza, hazme por lo menos llorar,
por el desgarro de no ser capaz de sentir dolor
por el mal que he hecho...
¡Aquí está! ¡Viene! ¡Me mata!
 
(Se arrincona contra la puerta, bajo el rayo de luna. Neri sale
de la habitación, enajenado, llevando en sus manos la capa
rojo fuego que cubría los hombros de Gabriel)
 

¿No me mata? ¡No puede hacerlo!
 
NERI
Lisabetta, mi pequeña... ¡venganza!
¿Dónde estás, que te busco? ¿Dónde estás?
 
(avanza vacilante y enajenado hacia la nada)
  
 
 
Digitalizado y traducido por:
José Luís Roviaro 2021