ATTO PRIMO
(A Firenze, in casa di
uno dei Tornaquinci, Cavaliere speron d'oro. Una sala da
pranzo, con armi ai muri e bandiere in un angolo. In faccia, a
destra, un camino di pietra scolpita con alari. A sinistra,
sempre in faccia, attraverso il muro larghissimo, la finestra
aperta sugli orti, le case, le torri, il colle di San Miniato. Un
uscio per ogni Iato : da quello di destra si va nelle
cucine : da quello di sinistra, nell' interno della casa e alla porta
di fuori. Ornamenti semplici ed eleganti. Alle mura
fregi ad affresco. I servi apparecchiano la tavola, dispongono le
sedie. II Calandra, il maggiore di loro, è attento all'
opera con somma coscienza. È finito il tramonto : aria rossa di
sera sui colli e la città. I servi recano i lumi. Verso la
fine dell'atto, notte di luna. É maggio. Il Tornaquinci entra
recando nella mano un libro socchiuso come chi ha interrotto
allora la lettura; si pone a sedere sopra un seggiolone, in
disparte)
TORNAQUINCI (ai servi) Disponete che tutto sia per bene; voglio che questa cena si rammenti.
IL CALANDRA (che è andato alla porta di sinistra annuncia l'arrivo di Giannetto) Messer Giannetto Malespini.
TORNAQUINCI Avanti!
GIANNETTO (entra insieme con Fazio. Pallido. Ha indosso un
mantello rosso di fiamma ed i coperto col cappuccio.
Fasio è in maglia e giubbetto) Cavaliere; son qua, come vedete, ancora vivo!
TORNAQUINCI (avvicinandosi a lui, con affetto) Caro mio messere, io vi credevo giunto all'altro mondo, e vi piangevo, allorquando il Magnifico mi disse che per voi si preparasse, in casa mia, cena per sette o otto...
GIANNETTO Una cena per ogni pugnalata. Cavaliere, son tutto traforato ; e non vi dirò dove, per vergogna. Sono vivo perchè m'hanno colpito nel morbido. Ridete, ve ne prego, senza pietà. Le burle sono burle!
TORNAQUINCI Ma chi s’aspetta? Amici vostri, penso.
GIANNETTO (si toiglie il suo mantello rosso e lo dà
ad un servo che lo ripone nel fondo sopra una cassapanca. I
servi escono) Ma verranno nemici
TORNAQUINCI Chi?
GIANNETTO Gli stessi che mi fecer la beffa
TORNAQUINCI I due fratelli Chiaramantesi? Neri e Gabriello?
GIANNETTO Lo comanda il Magnifico.
TORNAQUINCI Lo so. Ma, perchè?
GIANNETTO Per la pace.
TORNAQUINCI Per la pace? Dopo che v'hanno calato nell’Arno?
GIANNETTO Calato in Arno e pugnalato poi! Sono vile! Ma sono anche inasprito. Costoro sono forti con letizia, come i leoni. Io sempre li guardavo con maraviglia; e, quando era incantato di loro forza, m'acciuffavan forte con le zampe e le zanne, e sbrana, e tribbia... Ahi; che tormento, vivere la vita tremando per il mio stesso tremore! Non aver core! Non avere amore! Ho ucciso la pietà dentro di me e qualunque virtu! Ora anche sprecio l'amore. Si, per una femminetta. Per la Ginevra, fior di melograno. Neri lo seppe: mi scoprì: lo disse al suo fratello e furono d'accordo. E Neri la ghermì prima di me; mi chiamò con inganno alla sua casa e là m'imbavagliarono, mi posero in un sacco ed in Arno mi calarono e poi su mi tirarono e poi giù ricalarono: infine con lo stile come un tristo buffone mi bollarono... Ed io rido! Ed io rido! Sà, perchè un'altra donna ho tolto per amarla assai piu bella e più lusingatrice... Si chiama essa Vendetta.
IL CALANDRA (sopraggiungendo da sinistra) Ecco, messere, è giunta la brigata!
(Altri servi compaiono da destra)
TORNAQUINCI Avanti, avanti!
GIANNETTO (come fra sè) E le mie gambe tremano...
(Entrano,. Neri col suo mantello verde che,
appena può, alfida al servo, che lo ripone nel fondo presso quello
di Giannetto. Neri è rnaschio e di bella apparenza. Gabriello
lo segue conducendo Ginevra. Il fratello è forte, ma più
gentile di modi e d'aspetto. È senza mantello. Ginevra è donna
accortamente languida e soave. C'è anche un servo di lei,
Lapo, che resterà immobile ad assistere alla cena)
NERI (porgendo la mano al Tornaquinci) Messere, vi saluto e vi ringrazio.
(Tornaquinci saluta rigidamente, ma con modi cortesi, anche gli altri)
NERI (scorgendo Giannetto dalla parte opposta, vicino al suo Fazio) Toh, guarda: eccolo qua questo bamboccio!
GABRIELLO Gronda tutto !
NERI (a Giannetto, prendendo per un bracio
Ginevra) Rallegrati : t’abbiamo condotto qua la donna del tuo cuore... Vieni qua: dalle un bacio. Sulla mano: è anche troppo Vien qua!
(Giannetto s'inoltra a bella posta goffamente)
GINEVRA (ridendo) Com'è ridicolo !
GIANNETTO (nell'atto di baciare la mano a Ginevra) Io sono lo zimbello di costoro, perchè v'ho tanto, tanto desiato; ed ora, che pur sono stato concio, dimentico ogni cosa, e vi desio
NERI (ridendo forte) Un poco a denti stretti, veh, però!
TORNAQUINCI Su; dunque : concludiamo questa pace!
NERI (a Giannetto con ispavalderia) Tu hai dunque deciso di far pace?! E pace sia! Se tu volessi guerra, sarebbe guerra; non temo nessuno. Ho fatto burle e beffe a chi m'è parso ed anche col Magnifico ho giostrato
(Al Tornaquinci che, nojato, fa un gesto
di rivolta)
con licenza di vostra signoria A burlare ho imparato dal
Burchiello: adopero la satira e la beffa; se non basta la satira, le mani; se le mani non bastano, bastoni!...
GIANNETTO Qua, la mano!
NERI Ti voglio anzi abbracciare!
GIANNETTO No: questo è troppo!
GABRIELLO Allora abbraccia me!
GIANNETTO Piuttosto te! Perchè sei nel tuo cuore infelice...
GABRIELLO (che stringeva nascostamente la mano di Ginevra
con la quale aveva già parlato sottovoce) Perchè?
GIANNETTO Perchè tu pure ami Ginevra: quasi quanto
io l'amo!
GINEVRA Non è vero; messere, voi mentite!
NERI (ferocemente a Giannetto) Che t'importa di lui?!
(Giannetto indietreggia timidamente)
TORNAQUINCI Su, Ma, signori, pace, su, pace.
(Ai servi)
Presto: date in tavola!
NERI (Acquietandosi: a Gabriello, dopo una pausa) Sei pensieroso?
GABRIELLO Non posso restare a questa cena... Debbo andare a Pisa.
NERI (Giannetto in disparte stringe forte il braccio
di Fazio) Gabriello: ti prego di scordare quanto ha detto costui; che, se per caso ha mai colto nel segno e questa donna brami, voglia Iddio che tu ritorni senza ricordo: ella m'è troppo cara; se no, la lascerei-
GINEVRA (seduta sopra un seggiolone ride) Ah! ah!
NERI Che hai?
GINEVRA Son nata per tenermi due leoni a riscaldarmi i piedi e un garzoncello
(Guarda Giannetto)
a lisciarmi i capelli che son belli...
NERI (a Ginevra) Non hai dimenticato la tua stirpe; ma io
ti muterò.
GABRLELLO (esaltandosi) Ma non lo vedi com'è bella così? Che vuoi tu farne? Una santa?
NERI Fratello! È meglio, sì, che tu vada...
GABRIELLO Ed io vado!
Quintetto
GINEVRA Son nata per tenenni due leoni a riscaldarmi i
piedi e un garzoicello a lisciarmi i capelli che son
belli
GIANNETTO (al Tornaquinci) Ah mio messere io stringo fra le dita un filo
fine fine; e ne vo' fare un nodo che nessuno
scioglierà.
TORNAQUINCI Pace, su, pace!
NERI (a Gabriello) Gabriello : tu parti con rancore. Io non voglio. Tu sai che ti vo' bene
GABRIELLO (tra sé) È meglio: è meglio che lo lasci solo.... con lei; e forse tornerò sanato!
(Si abbracciano i due fratelli, Gabriello
saluta il Tornaquinci, poi guarda Giannetto: non lo saluta: ma con un
gesto lo schernisce. Quando passa dinanzi a Ginevra la
donna gli porge un fiore. Gabriello lo prende silenzioso, ed
esce)
NERI (a Ginevra) Vieni qua, svergognata: tu l'aizzi
GINEVRA Io no ;
ma non lo vedi che nemmeno Io guardo?
TORNAQUINCI (interrompendo) Via: poniamoci a mensa!
NERI Bene!
GIANNETTO E sia! Mensa di pace, adunque!
NERI (dandogli la mano) E pace sia! (Si dispongono alla mensa. Neri in capo tavola,
a destra. Giannetto a sinistra. Il Tornaquinci, accanto a
Giannetto, in faccia alla platea; a lui presso Ginevra.
Fazio volge le spalle è vicino a Giannetto)
GIANNETTO (mettendosi a sedere) Ahi! Questa sedia morde il mio ricordo!
NERI (ridendo) Il callo ti verrà...
(I servi recano le vivande; e si mangiai e si
beve con gusto)
GINEVRA (a Neri) Se tu avessi invitato il Bandinello, quello che narra tante belle storie d'amore !...
NERI Che ti guastano il cervello?...
GIANNETTO La mente delle donne è un roseo nuvolo primaverile, che sull'aria adagiasi e si culla, e si piace, nel vedere l'altre nuvole incontrarsi, baciarsi, cambiar toni e colori, sotto il nitido cielo che guarda con pacato amore... E quel cielo è il marito o il suo
signore... Che se per caso arrabbiasi od offuscasi, la nuvoletta perde il suo colore roseo di primavera e gonfia e annerasi e soffia e tuona e piove acqua fischiante!...
GINEVRA Oh, bello! È vero! Perchè la donna ama vedendo gli altri amare; mangia i frutti dell'orto suo con gusto, quando sente nell'orto accanto un ladro che li ruba... Oh, sì: rubare! Oh, come appassiona!
NERI (a Ginevra: accendendosi) Sei bella! Mi permetti Giannettino?
(La bacia forte sulla bocca) Toh; bocca fior di melagrana; toh! Nemica che non ha mai sonno; toh!
GINEVRA (Riferendosi a Giannetto) Tu lo sdegni!
NERI Lui non si sdegna mai!
(Al servo) Ragazzo dami bere!
GIANNETTO (si alza) Bevi: bevi! Ma intanto l'altra sera non avresti conciato come me un altro.
NERI (insorgendo) Non c'è in tutta Fiorenza un uomo solo
che mi faccia paura!
GIANNETTO Allora gioco che non anderesti da Ceccherino, in Vacchereccia, dove stanno appunto adunati i più
notevoli giovani di Firenze. E non importerà che tu lo tocchi; basta che a loro ti presenti armato d'arme bianca, e recando sulle spalle una roncola...
NERI (con l'ardire dell'impresa) La posta in mano al Tornaquinci!
GIANNETTO Subito. Ecco qua l'oro! (Lo porge al Tornaquinci)
NERI (si alza) Datemi l'arma bianca !
(Tornaquince fa un gesto ai servi
che vanno a
rendere l'armatura)
NERI (a Ginevra) Allora; tu va via... Va presto a casa!
GINEVRA (si alsa) Non so quello ch'abbiate voialtr'uomini Noi vi portiamo sulle nostre braccia la dolce vita e voi. sempre distratti, - non volete goderne se non quando a noi non piace. Ed era così dolce, ora, finire a mensa la serata e dir cose gioconde e un poco grasse; e poi, magari, andarsene a godere, girellando; che ci sarà la luna...
(Intanto giungono i servi recando l'amatura
tutta di acciaio Iavorata con arte e l'elmo. Neri si Ieva Ia
giacca, che consegna ad un servo, ed incomincia ad armarsi)
NERI (a Giannetto) Il tuo pensiero è stato giocondissimo!
(Al servo che I'aiuta a vertirsi) Stringi bene le cinghie!
GIANNETTO Sei proprio bellissimo!
NERI (esaltato) A casa donne! A casa!
GINEVRA (con un po' di rabbia) Andiamo Lapo.
(Esce con Lapo che le porge il mantello) NERI (è completamente armato: corazza ed elmo) Datemi bere, qua: vo' prima bere!
TORNAQUINCI A tutti date bere!
(I servi dànno da bere)
NERI Bevo alla barba di chi non ha debiti.
GIANNETTO (interrompendolo) Certo di non offendere i presenti!
NERI Bevo alla barba di chi signoreggia questa terra di vili e femininette: mercanti ladri e santi solamente in agonia!
GIANNETTO Che il giusto Dio ti dia!
NERI A te! Bevo esaltando i capri e gli asini che Lorenzo Magnifico pastura, ajutato dai suoi prodi compagni pappatori, beoni e tavernieri Chi non beve con me, peste lo colga!
GIANNETTO (pronto) Bevo!
NERI Ed ora la roncola!
FAZIO (che l'aveva pronta) Ecco qua!
GIANNETTO Noi verremo a vedere!
NERI (ebbro, accennando alla porta di sinistra) Aprite! Aprite!
(I servi spalancano la porta)
Passa la morte! Passa la strage!
(Esce. I servi esceno)
GIANNETTO (Dopo aver aflerrato le vesti di Neri) È nella ragna! Fazio, prendi qua queste vesti, portale a casa mia: poi corri in Vaccheseccia, e grida a tutti che Neri è usscito di cervello. Vola!
(Fazio fugge. Giannetto si rivolge al Cavaliere
prendendo e ed indossando il suo mantello rosso di fiamma) Voi, cavaliere, andate dal Magnifico : ditegli che la beffa è cominciata che promette e sarà perfida e bella! È in mano mia questo bandito! Via!
(Esce a precipizio)
ATTO SECONDO
(Anticamera di Ginevra. Nella casa della donna
si scorge la signoria dell'uomo. La stanza ha sensi di
voluttà. La mobilia è grave ma pur mollemente ampia: profonda la
cassapanca; ricco lo scrigno per le armi corte e le cose
preziose; comode le seggiole. La parete in faccia non ha che una
finestrella elegante in alto ed è tutta
ornata di un afresco rafigurante un giardino d'amore, che si svolge anche sulle pareti
laterali. A destra la camera di Ginevra; poi, verso il fondo, un
uscio; conduce verso la porta maggiore. A sinistra l'uscio di camera.
È di prima mattina)
CINTIA (entra da sinistra seguita da Lapo che rimane
fermo nel fondo, mentre la fante attraversa la stanz a e bussa
alla porta della camera di Ginevra) Oh: madonna, levatevi! Correte. Ho novelle terribili da darvi.
(Dopo una breve pausa si rivolga a Lapo)
Ora si leva! Ma; sei tu ben certo?
LAPO Vi dico ch’e impazzito.
CINTIA Dio ci scampi!
GINEVRA (comparisce sulla porta, discinta o bella; una
veste da mattina mal ricopre la sua mirabile nudità)
Che vuoi? (Scorgendo Lapo) Mandalo via! (Rientra dentro)
CINTIA (a Lapo) La mia signora è molto vergognosa.
(Lapo esce. Ginevra ricompare)
CINTIA Oh, madonna! Il padrone è uscito fuori - del cervello ! Stanotte, in Vacchereccia, voleva uccider tutti. Ha rotto a chi la testa, a chi le gambe! L'hanno serrato dentro una bottega e ben
legato!...
GINEVRA Ma che dici tu?
CINTIA L'ha raccontato Lapo.
GINEVRA Tu sei pazza. è di là nel suo letto!... Ossia, nel
nostro...
CINTIA (terrorizzata) Madonna! Voi dormiste con un pazzo?!
GINEVRA Altro che pazzo! Non è stato mai tanto savio, si come questa notte! Egli era savio! Egli era savio! E se i pazzi non sanno dove vanno, egli non ha smarrito mai la strada! Anzi; voglio veder se l'hai destato. Dev'esser poco che'egli ha preso sonno!
(Va verso la camera; quando è presso al limitare
della porta, dà indietro meravigliata. Giannetto comparisce
dalla camera in abito succinto, con le brache e in manica di
camicia, con il giubbetto e un mantello verde in braccio)
Che?! Voi?! Messere; come siete entrato?!
GIANNETTO Scusateini, madonna: sono entrato!...
GINEVRA Ho dormito con voi?! Ma, io non voglio!
GIANNETTO Basta dimenticarlo !
GINEVRA Uscite subito!
GIANNETTO Bisogna ch'io mi spieghi!
GINEVRA (presa dal desiderio di sapere) Cinitia, va!
(Cintia esce sorridendo)
GIANNETTO Se pure non mi sono assai spiegato stanotte...
GINEVRA Che volete dire?
GIANNETTO Voglio dirvi... che v'amo!
GINEVRA Oh! Questo l'ho capito anche troppo! Ma Neri vi può cogliere
GIANNETTO Ma Neri è pazzo!
GINEVRA Allora è proprio vero?
GIANNETTO Siete contenta? Povero Neri! Ebbi tanta pietà che pensai farlo vivere un po' più operando per lui e venni qua. Attraversai le stanze e giunsi a questa. Mi tremavan le gambe Ma sentivo il desio di te, Ginevra... Mi fermai un istante: tu dormivi di là;... guardai un poco... Eri scoperta sulle braccia e sul petto Mi sentii nascere dentro mescolati i brividi del desiderio e quelli del pericolo: ero un ladro e gustavo la tortura che mi veniva da quel mio desio. Ed entrai...
GINEVRA Ma vi vidi: mi pareste Neri... Rammento
GIANNETTO Avevo il suo mantello verde...
GINEVRA Lo vidi... Mi riaddormentai.
GIANNETTO Mi svestii nella penombra calda e tentatrice Oh, che senso! Calar giù per un muro di velluto in un orto proibito: côrre il primo frutto... No; subito non colsi... chè parevami delizia già mollissima il tepore dei lini la conchiglia dove stavi... E I'indugio scorreva nel mio sangue come un dolce veleno Tu dormivi agitata e quieta: tu sentivi la mia bramosia, e, invece di scacciarmi, il tuo respiro mi diceva un invito Non sapevi; tu non sapevi. Questo era il furtivo mio
godimento...
GIREVRA (con un sospiro) Ed io non ne godevo! (Languida di desideri insaziati)
Sapendo invece d'esser con un ladro d'amore, meglio assai sarebbe stato. L'amore s'alimenta di stupore: l'imprevisto gli dà la dolcezza del bene ritrovato, perduto chi sa quando. Sempre così, sul margine del sogno ho sperato di perdermi, cosi! Ansietà, voluttà nell'attesa di chi forse verrà, nella gemma di un fior che nascerà. La mia bellezza, che tu sorprendesti addormentata nella sua speranza, già ti bramò nell'arcano dormire, come un sogno di luce avanti il giorno. Dolce cosi, con l'anima dolente, che non sa la sua sorte, tutta offerirsi in sogno, con tanta voluttà!
GIANNETTO Se di là... ritornassimo, vedresti... sarei ladro ugualmente, chè il furore del prendere l'avrei...
GINEVRA Ma Neri?!
GIANNETTO È là!... Sconta le sue peccata!... Se lo merita!
(con ferocia)
Vieni che ancora non è giorno pieno...
GINEVRA Ho paura...
GIANNETTO Ma c'è chi resta a guardia. Inoltre la paura fa più bello l'amore Ti desidero; ti voglio
(L'abbraccia)
GINEVRA Ladro!
GIANNETTO Bella! Tu sei la mia vendetta
GINEVRA Ladro!
GIANNETTO Si, t'ho rubata dalle braccia d'un mostro.
GINEVRA Ladro!
GIANNETTO Per questo mi sembri la più bella!...
(La bacia; ma improvvisarnente si
sentono alcuni
lontani mormori)
GINEVRA Hai sentito?
GIANNETTO Sì.
GINEVRA Che c'è?
GIANNETTO (balbettando) Non so.
GINEVRA Tu tremi.
GIANNETTO (facendosi forza) No!
GINEVRA Giunge qualcuno!
FAZIO (Entra anelante, pallido) Padrone mio, salvatevi!
GIANNETTO Che c'è?
FAZIO Neri s'è liberato ed è fuggito!
GLANNETTO (terrorizato) Fuggito ? !
GINEVRA Oh Dio!
FAZIO Fuggito e viene qua!
GINEVRA (spaventata) Oh! Madonna! Io mi serro nella camera!
(Si chiude rapidamente in camera)
FAZIO Andiamo via di qua!
(Accenna alla portieciuola di destra)
GIANNETTO Sì; ma cerchiamo dei famigli; non voglio che ci scappi!
(Entrano nella porticciuola)
CINTIA (di dentro, a sinistra, urlando) Oh, Madonna! Soccorso !
NERI (di dentro, a sinistra) Taci! Taci!
CINTIA (entra atterrita, come dopo essersi liberata da
lui: attraversa la scena ed esce per la porticciuola
a destra) È pazzo! pazzo!
NERI (entra furente sempre armato di ferro, con
alcune parti dell'armatura perdute: senza più I'elmo, ma la
sua roncola in mano. È ferito alla fronte. Rincorre Cintia
che gli sfugge per la porticciuola) Non son pazzo! Scimmia! (Gitta l'arma che cade con un suono
infernale)
Ma sembro dunque un pazzo? Ah, già: quest'armi Me le vo'cavare
(Si libera dall'armatura) Ho vinto la scommessa; ma cara m'è costata! Ah, quel Giannettome la pagherà
(S'è già liberato)
Ma Ginevra che fa? (S'avvicina alla porta ch’ è chiusa di dentro)
Chiusa? (Batte)
Che dormi?
GINEVRA (di dentro urlando) Vergine santa: salvami dal pazzo!
NERI (scuote più forte la porta) Ah, dannata! Sei tu pazza!... Sei
tu! (Ginevra urla)
Ah! Piglierò la roncola! (Va per prenderla; ma si ferma improvvisamente a
sentire alcune voci concitate giungere da
sinistra)
Che c'è? Mi vogliono pigliare? ! Son dunque pazzo, io? Oh no!
(Si slancia verso la porta di sinistra)
VOCE (di dentro a sinistra) Serrate la porta! (Prima che Neri vi giunga, la porta è chiusa
violentemente)
NERI Ah., traditori! (Torna indietro a ripigliare la roncola)
VOCE (da sinistra, forte) Pronti siamo!
VOCE (di dentro, a destra) Ed anche noi! (La porta di sinistra si spalanca: compariscono
uomini e staffieri dei Medici. Neri s’avventa con un urlo su di
loro; ma della porticciuola di destra escono gli altri uomini
che si gettano, a tempo, su di lui, alle spalle. Neri acciuffato
si dibatte)
NERI Medici vile!
GIANNETTO (Compariscono dalla porticcinola Giannetto e
Fazio) Forte! Accalappiatelo ! Che non vi scappi ancora !
NERI Tu?! Brigante! Ah, tristo!
GIANNETTO Ah, mio buon Neri, che pietà, vederti pazzo nel fiore degli anni!
NERI Ah, traditori!
GIANNETTO (va alla porta della camera di
Ginevra) O Madonna ; venitelo a vedere: è legato!
(Neri muggisce)
GINEVRA (comparisce) Oh, mio Dio! Mi fa pieta.
NERI Carogna!
GIANNETTO (a Ginevra) Ci son io, per consolarvi... (Le stringe la vita: ella ai appoggia su lui)
NERI Ah, traditori!
GIANNETTO Portatelo via! (Lo trascinano via, mentre si dibatte
freneticamente)
NERI (a Giannetto) Tu l'hai goduta! Tu me l'hai goduta! Preparati la bara, Giannettaccio!...
ATTO TERZO
(Uno degli stanzoni sotterranei del Palazzo de'
Medici: un antro di belle linee; ma scuro e triste. Da una
colonna snella e solida nel mezzo sbocciano gli archi che compongono la
stanza. Le pareti sono di calce e di pietra, senza altri
ornamenti. In faccia, a destra, uno porta conduce al piano di sopra
per una scaletta visibile: sopra la porta un occhio dal quale
pure si vede la scala ripidissima. Nella parrete di sinistra un'altra
porta piú grande. Non ci sono mobili, tranne qualche cassa,
qualche cosa inutile, usata. È il pomeriggio: la luce di fuori giunge
fiochissima. Due torcie meglio rischiarano l'azzione. Stafieri
nel fondo della scena. Giannetto e il dottore in avanti. Il dottore è
vestito all'usanza comica dei tempo) GIANNETTO (fintamente al dottore) Povero Neri! In che stato è ridotto!
l DOTTORE Sarà bene legarlo a un seggiolone, sì come s'usa sempre con i pazzi quando si vuole metterli a confronto, al fine che il malato o indemoniato siccome mi par meglio, possa dare segni di maraviglia o di terrore. Se gli hanno ucciso qualche suo parente, si chiami l'uccisore, se la donna gli hanno tolta, che venga il seduttore: chè sempre l'urto de'contrasti toglie la ragione, ed a volte anche la rende.
GIANNETTO Ma, vi consiglio di legarlo bene. Se vi scappa di mano, vi rovina.
DOTTORE In questa stanza si farà il confronto. Ma voi avete chi porgli dinanzi che lo possa commuovere?
GIANNETTO Oh, sì; si!
DOTTORE Ora dunque si vada per il pazzo.
GIANNETTO Andate ch'io v’aspetto.
(il Dottore esco con gli uomini dalla porta di
fondo) FAZIO
(entra iniprivvisamente, ansando) Padron mio, Gabriello E tornato! Ed è convinto che siate voi l'autore d'ogni male!
GIANNETTO È stato da Ginevra?
FAZIO Sì: ma lei non ha voluto aprire se bene ei dicesse d'amarla sopra tutto: e poi, giurando che vi avrebbe ammazzato, è corso subito a casa vostra, e v'aspetta. Io l'ho
visto!
GIANNETTO (fisso in un pensiero suo) Tu credi dunque che, se la Ginevra non avendo pausa, avesse aperto egli avrebbe tradito suo fratello?
FAZIO Io penso bacerebbe i vostri piedi, se voi lo conduceste da Ginevra!...
GIANNETTO (con gioja feroce) Ah! Fazio! Per la prima volta io sono più forte di quei due; ma voglio bere questa mia gioja più che ne potrò; sono padrone ed ampiamente voglio, a lungo, inebriarmi di dominio...
FAZIO Ma che volete fare?
GIANNETTO Giocare !
FAZIO Con la morte non si gioca !
GIANNETTO Non è la vita un gioco con la morte? Vedi, come son fatto! Più ne tremo e più mi piace il gioco. Deformato mi sono, col terrore, come stelo nell'ombra: più s'affina e più s'ostina! In questa giostra io sento ora la vita raccogliersi in un nodo di terrore più tenace dei serpi di Medusa. Io voglio; io voglio che il perfido Neri a me si raccomandi per pietà. Io lo voglio: io lo voglio con furore, altrimenti il mio nodo di terrore lo può strozzare disperatamente!
(Dalla porta del fondo aperta si vedono scendere
giù per la scaletta gli staffieri che recano Neri legato ad
un seggiolone. Il dottore li segue. Hanno torcie perchè la
scala è buja)
FAZIO Ah! Giungono col pazzo!
GIANNETTO (Indica il posto) Avanti, qua!
NERI (a Giannetto) E fino a quando vorrai tu beffarmi? o beffato da chi ti generò?!
GIANNETTO (al dottore) È legato a dovere?
DOTTORE Fosse pure Ercole non potrebbe districarsi.
GIANNETTO (canzonandolo) Povero Neri!
NERI Vile! Orrenda bestia !
DOTTORE S'incominci il confronto.
NERI Gabriello! Potessi tu sapere! (Ad un cenno di Giannetto entrano dalla sinistra
il Trinca e le fanciulle Laldomine, Fiammetta e Lisabetta.
Lisabetta resta sola a sinistra mentre il Trinca,
Fiammetta e Laldomine circondano Neri. Il Dottore e Fazio
avanti a destra. Giannetto avanti a sinistra. I servi
vanno via)
NERI (al Trinca) Chi sei? (Riconoscendolo ride sghangheratamente)
Ah! ah! Ridicolo caprone!
TRINCA (impaurito dà indietro) Ah! Mi schernisci? Allora non sei pazzo!
NERI Ma, non caprone... coniuge rarissimo!...
TRINCA È proprio pazzo! Allora; avviciniamoci
(S'approssima e studia i legami)
Prima di tutto, sei legato a modo?
(Lo esamina con paura)
Non rispondi? Non senti, eh?
(Dopo essersi convinto che è legato bene)
Par di sì!
Ottetto
TRINCA Ah: finalmente son più forte io! Son più giovane io! E ti posso gridare, cane, cane!
LALDOMINE È dunque proprio pazzo il poverino. Neri, Neri
NERI Pecora!
FUMMETTA Messer mío traditore!
TRINCA Dunque tu mi riconosci?!...
LALDOMINE Non risponde! Per me sono commossa.
NERI Che voi gaglioffo!?
FIAMMETTA Mi muove sempre l'ira il traditore!'
TRINCA Vo' godermi di te, che sei legato, innocuo più d'un bimbo senza denti!
NERI Come te!
LALDOMINE Ha ingannato anche me... Egli è ridotto come un pecorone che ha smarrito la strada dell'ovile,.. Ahimè: se non Io vedo, lo detesto; se lo rivedo ancora più l’adoro E sono stata nei tuoi piedi anch'io...
TRINCA Tu m'hai fatto il peggio scherno che si possa fare ad un uomo d'età senza badare ch'io mi fossi... Celata io mi tenevo una ragazza... Galatea, Galatea, ricordi: è vero? Le ne rammenti? Tu me lo scopristi quel mio segreto. Un giorno - ti rammenti di quel giorno? - tornato a casa in un'ora diversa, ti trovai che giacevi nel mio letto. Allora tu, ridendo, come un capro mi legasti a quel letto, ad una zampa. Mi scherniste e godeste di voi stessi. M’odi tu?... Taci? Io meco un pugnaletto ch'era di lei...
(Lo trae dalla cintura) Voglio che, per ricordo, tu I’assaggi...
(S'avvicina per bucarlo)
Toh! guarda.. (Glielo mette sotto glio occhi)
Buca: Senti? !
FIAMMMETTA Oh; la bestiaccia! E come prometteva di sposarmi e di darmi una casetta sì come ha fatto invece alla Ginevra, Ch'io non t'avessi amato mai! Pecorone!
LALDOMINE (a Fiammetta) Tu sei senza pietà!
FIAMMETTA Più non ci tradirai
LALDOMINE Povero Neri!
FIAMMETTA È megglio se vo' via! Si; sì; ti lascio senza cavarti gli occhi... Traditore!
LALDOMINE Io non ti so schernire... Ti compiango!
(Trinca lo punge. senza affondare, sulle
guancie)
NERI
(urlando) Bada, per Dio!
TRINCA Vo, vedere il tuo sangue
NERI Rompo le corde!
TRINCA Qui ti pungerò! (cerca configgerli lo stilleto nel bracio)
NERI Ahi! Mi fai male! Capra! Capra! (Con un urlo sentendosi punto)
Ahi! Ahi! Maledetti!
LISABETTA (guardando Neri s come parlando a sè stesa) Come mi piaci anche così sconvolto! Oh quanto amore! E non lo protestavo ! Quanto dolore! E non me ne avvilivo!.., Tu mi passavi accanto, come al rivo passa il torrente: canta e seco mormora, e nulla vede. Mi sei passato accanto e non m'hai vista.
NERI (a Giannetto) Va; va chiama il signore di Firenza che ti tien
mano, e digli che mi manca un bavaglio soltanto sulla
bocca, e poi sono prigione. C'è il Magnifico nell’ombra che tien mano
alla faccenda e ride, ride com’io mi burlai di
lui... Ah! Maledetta gente i Medici!
FAZIO A me sembra che sia proprio impazzito! Ahime: che fa pietà!
(a neri)
Fratello, pazienza! Un aItro poco ed è finita! Tutto pel tuo bene.
GIANNETTO (a Neri. canzonandolo) Fratello, pazienza! Un altro poca, ed è finita! Tutto pel tuo bene!
(Neri ringhia)
Anch'io ringhiavo proprio come te, quando tu mi tuffasti dentro I'Arno. E pure ancora vennero le busse! Ed erano per beffa! Invece noi si fa per il tuo bene!
DOTTORE Se non risana con questi rimedi ci vuole il maliardo per cavargli le dimonia, con ferri arroventati e con
preghiere. (a Neri)
Fratello! Pazienza! Un altro poco ed è finita! Tutto pel tuo bene!
(Alle gridi di Neri il Dottore fa cesare il
“confronto”)
(Fine dell’ ottetto)
DOTTORE Ahimè! Questo confronto non gli giova! Oh: state certi: se non è guarito ora con me, non guarirà mai più!
GIANNETTO Andate! Andate! (il Dottore esce conducendo il Trinca, Laldomine
e Fiammetta. Restano Lisabetta, Giannetto e
Fazio) (A Lisabetta)
Dunque: anche tu sei vittima di quel nibbio?
LISABETTA No! No! (Riprendendosi)
Si!
GIANNETTO Ed ora l'hai qui solo e ben legato per vendicarti... Vendicati! È tuo!
(Guardando Neri e schernendolo, esce con Fazio)
LISABETTA (appressandosi) Mi chiamo Lisabetta, Lisabetta... Non sapresti ripetere il mio nome? Ah, nome mio detto dalle tue labbra! E mai nessuno te lo insegnerà! Io dirò dunque il tuo, che lo so
bene: tante volte l'ho detto quante goccie passano d'acqua in Arno, in una notte. E lo so dire in infiniti modi: piangendo, desiando: Neri! Neri!...
NERI (esasperato) Io soffoco; io mi struggo di vendetta! Fanciulla mia, che cosa posso fare perchè tu intenda che non sono pazzo?
LISABETTA (tra sè) Che non sia davvero? (A Neri)
Guardami fisso, con occhi d'amore.
NERI Guarda: guarda: non vedi che mi piaci? Non vedi che ti venero e ti adoro? Chè tu sola hai potuto aver la fede che impazzito non fossi! Credi tu che se fossi pazzo avrei desiderio di darti un bacio puro, un bacio
grato? Avvicinati, dunque, mio bel fiore di primavera, chè ti vo' baciare...
LISABETTA Io tremo... Io tremo.
NERI No: no, non temere.
(Lisabetta si getta su lui: si baciano
avidamente)
LISABETTA (Dopo il distacco) Tu non sei pazzo dunque! Che t'han fatto?
NERI (riacceso d'ira) M'hanno beffato ! Sì; m'hanno tradito !
LISABETTA Tu non hai, vedi, rimedio migliore che di fingerti pazzo per davvero. Pazzo mite e tranquillo. In questo modo concederanno che ti porti via.
NERI lo lo voglio scannare Giannettaccio!
GIANNETTO (rientra solo) Dunque, Neri?
NERI (fingendosi pazzo) Chi sei che t'avvicini? Dammi io specchio!
LISABETTA Uditelo, messere, il poverino...
GIANNETTO (fra sè) Che garbuglio è questo?!...
NERI Ahimè: chi mi fa male?
LISABETTA (a Giannetto) Ma non udite voi? È pazzo: È
pazzo!
GIANNETTO Ragazza, tu ben sai che non è pazzo.
(Parlando ora con tono umile e pentito che
diventerà poi anche disperata preghiera)
Neri, m'intendi? Abbi pietà di me. Tu m'hai schernito tanto, ed ho voluto farti vedere come possa un debole anche valere. Ed ora sia finita! O Neri, Neri: via, facciamo pace!
NERI (fingendosi sempre pazzo) Io non fingo: io non piango. Ma perchè mi fai male? Io sono buono...
LISABETTA Messere, non l'udite: fa pietà.
GIANNETTO (s'inginocchia. Col calore di una disperata
preghiera) Vedi, Neri: la celia è come un gorgo che travolge chi scherza con il fiume... Non trascinarmi giù con teco insieme... Chi sa chi resterà giù giù nel fondo! Non insistere Neri! Basta! Basta! Neri, Neri, ho paura e chieggo scusa! Ho paura di te, come di me!... Non finger più: pace! Sia fatta pace! Sia fatta pace! Neri! Neri! Neri!
LISABETTA La vostra burla dunque l'ha ridotto così fuori di mente!
GIANNETTO (si alza) Non è vero!
LISABETTA Meglio è piuttosto che lo disciogliate e
l'affidiate a me perch'io lo porti fuori degli occhi vostri
vergognosi!
NERI (fingendosi sempre pazzo) Ma perchè mi fai male? Io sono buono
LISABETTA Su via; messere: siate persuaso! Lo porterò con me nella mia casa, insieme con la nonna mia che aspetta .. È mansueto e buono come un bimbo, Fa pietà!
NERI Le nuvole ti piacciono a mangiare?... Uno mangiò una nuvola e divenne un re...
GIANNETTO Rifletti ancora; perchè io sono deliberato a tutto, perchè t'odio!...
NERI Dammi, ti prego, un grappolo di stelle!... Si pigliano così: come le mosche...
GIANNETTO (fremente e tremante va verso la porta, l'apre e rivoIto a quelli che attendono)
SciogIietelo! E che sia quel che si vole!...
(Entrano il Dottore, Fazio e gli statfieri. Gli
staffieri lo sciolgono. Giannetto, a Fazio, tremando)
Fazio mio: Fazio mio: ora lo sciolgono.
FAZIO (stringendo il suo pugnale) Non dubitate, non vi toccherà!
LISABETTA (fingendo commozione) Vieni. Sei tu capace di seguirmi?
(Gli prende la mano e io conduce)
NERI Io sono... buono!... Sono un pellegrino...
(Si awiano. Ma Giannetto li ferma con un gesto
disperato, come di chi prende una suprema determinazione)
GIANNETTO Povero Neri! Tu sei dunque pazzo? Senti: stasera andrò dalla Ginevra. Se tu sei pazzo, tu non ci verrai. Ma se non sei, vi troverò la morte. Ma ci andrò!
NERI (fa per slanciarsi sa Giannetto con un moto che
reprime subito) lo sono un pellegrino... e vado... e vado...
(Andando via condotto da Lisabetta, preceduto
da tutti gli altri, mentre Fazio resta con
Giainnetto)
GIANNETTO (disperatamente) Va, va, corri: precipita! Qualcosa di rosso che ti chiama,c'è nel fondo... Io sono lieto e rido... rido... rido!... E stasera anderò dalla Ginevra! Che c'è pur festa d'amore e di morte! Stasera me n'andrò dalla Ginevra!...
(Siede sulla seggiola di Neri e ride
convusivamente)
ATTO QUARTO (La stessa scena del secondo atto. È notte.
(Dopo una pausa Ginevra esce dalla camera e va verso la porta di
sinistra. È coperta con una vesta da camera leggerissima e
gialla che fa quasi lampeggiare il suo corpo bellissimamerite
formato. Le sue chiome abbondanti sono sciolte. Ella tiene
in mano uno specchio d'argento)
GINEVRA Cintia! che c'era?
CINTIA (Giungendo dalla porta di sinistra) Nessuno... nessuno.
GINEVRA (Siede languidamente) Sono stanca stasera e non ho sonno! Questo maggio mi langue per le
vene: la sera è bella e mi vorrei svagare.
CINTIA Messer Giannetto giungerà tra poco...
GINEVRA Via; finiscimi presto d'acconciare.
CINTIA (le prende le chiome: le ravvia, le
dispone in ordine; ne compone un gran cerchio di trecce, simile ad un
fiore opulento, sul capo gentile) E, se, infine tornasse Gabriello, feroce com'egli è, lo temereste?
GINEVRA (sorride, e poi con civetteria) Alle fattezze mie ed al mio garbo non c’è ferocia che resista! Basta che dai lenzuoli dove sono avvolta mostri
appena, non dico il collo o il seno, ma un mio piedino bianco e ben curato, con le dita che son d'avorio schietto, sottili e lunghe, e con l'unghie di vetro appannato su petali di rosa...
CINTIA Uno dei vostri amatori, di certo questa sera passerà dalla strada e canterà il nuovo Maggio.
GINEVRA Ebbene, sentiremo! Ed apri allora la finestra: ed entri la luna e il canto che mi piaccion tanto...
CINTIA (che ha finito I'acconciatura) Sì, madonna. Ecco: è Bell’e preparata!
(Si avvia verso il fondo; apre la finestra, un
raggio di luna entra, illumina la porta di
sinistra)
GINEVRA (dopo un poco) Ascolta: ascolta ! Senti che rumore !
CINTIA È vero, si! Che c'è?
(Si apre improvvisamente la porticina di destra
ed entra Neri ancora in pessimo arnese, ma col suo
mantello verde)
NERI Son io! C'è il pazzo!
CINTIA (atterrita) Ah! Madonna!
NERI (a Cintia) Se tu rifiati appena, vedi, son tanto pazzo, ch'io ti sgozzo. Vattene! Nè levarti qualunque cosa accada!... Vattene! (Cintia esce tremando)
(A Ginevra)
Ah, tremi dunque? Cortigiana! (L'afferra per le braccia)
Ma perchè tremi, se mi credi pazzo? I pazzi sono buoni... ed è dei savi la cattiveria e la ferocia. Ed io per farti persuasa che son savio, sarò crudele.
GINEVRA No! Ch'io non ho colpa. Ma fui tradita, fui tradita...
NERI Si; lo so; ma questo petto e queste braccia hanno serrato il mio peggior nemico: sono macchiate e bisogna lavarle! Non perchè t'ami più, ma per l'amore, per l'amore tradito di soppiatto... E quanto mi piacevi! E questo seno e queste spalle appunto eran l'altare dell'amor mio!...
Gli altari dell'amore si lavano col sangue d'una vittima!...
GINEVRA (atterrita) No! No!
NERI (freddo e crudele) Bisogna spezzare l'altare! Allora!... Scegli! O lui fra le tue braccia o tutt'e due; ma uno dopo l'altro!
GINEVRA (atterrita) No: per pietà: ch'io sono donna e sai quanto amore t'ho dato.
NERI E te l'ho reso ad usura! T'ho dato una tua casa e belle vesti... E venivi dal nulla. E m'hai tradito
GINEVRA No !
NERI Zitta! Son sordo ad ogni tuo lamento! Dimmi presto: Quando Giannetto torna, dove sei? Qui ad aspettarlo, oppure nel tuo letto, come con me, quand'ero tuo padrone?
GINEVRA Nel mio letto.
NERI E la casa è tutta spenta? E qui c'è la lucerna?
(Indica la cassa)
GINEVRA Come prima.
NERI Avviati a Ietto. Sei bene agghindata ed odorosa: già pronta ad accoglierlo... Sei bella per morirti nelle braccia!
GINEVRA (atterrita) Io non voglio! Io non voglio! Ah! Che
terrore! No!
NERI (deciso) Bada bene di non dir parola e di non lamentarti. Non si scampa! Io mi nasconderò là; nella camera, dietro la tenda... Quando Giannetto sarà ben sicuro che non ci sono... Ed allora uscirò!
(Ginevra entra atterrita nella camera)
NERI (A Ginevra che è nella camera) Ehi, tu! Prima d'entrare sotto i
sacri lenzuoli, metti la lucerna al posto!...
(Una voce sotto le finestre, canta)
CANTORE Tornato è Maggio dopo lungo viaggio Venuta è primavera e ognuno s'innamori, quando scende la sera, e'intreccino gli amori, che gli assetati cuori tutti disseta il Maggio...
(Riappare Ginevra con la lucerna e la mette
sulla cassa, presso l'uscio di camera e poi rientra)
(Neri, dopo una pausa. si avvicina ad uno stipo
a sinistra: lo apre, ne toglie un pugnaIe. Poi, dopo aver per
un momento ascoltato, entra nella camera anche lui) (Appare sulla porta di sinistra e poi s'inoltra
un uomo coperto con un mantello rosso di fiamma. Attraversa !a
stanza: Iascia il lume al suo posto: entra nella camera di
Ginevra) CANTORE
Tornato è Maggio dopo lungo viaggio... venuta è la frescura della notte serena, ogni bella è sicura se ad amor s'incatena, perchè la notte è piena sempre di stelle, il Maggio.
(Si sente improvvisarnente un doppio urlo d'uomo
e di femmina)
NERI (Di dentro la camera) Tu ci sei nella bara, Giannettaccio!
(Appare. Si avventa verso la porta di sinistra
per fuggire col suo pugnale sanguinoso in mano. Quand'è presso
al limitare, ilIuminata dalla luna, comparisce la rigida
figura del pallido Giannetto. Neri si ferma di schianto;
indietreggia; gli cade il pugnale; balbetta; afferra la lucerna; si
avvicina a lui che s'è inoltrato nell'ombra)
NERI Sei tu?
GIANNETTO (tremando nella sua vendetta, con uno sforzo
supremo, sepolcrale) Son io! Chi credi aver ucciso? Tu ti sei vendicato troppo presto e Ginevra non ha un amante solo! Un altro mi voleva trucidare, ma prima anche giacersi con Ginevra... Io gli ho prestato allora il mio
mantello. E tu m'hai vendicato e l'hai freddato.
NERI Dimmi, dimmi chi era?
GIANNETTO Non l'indovini, dunque? !
NERI No, no! Parla!
GIANNETTO Egli era tuo fratello! Gabriello!
NERI (disperatamente) No! No! No! (Si avvia inebetito, con la sua lucerna in mano,
il volto disfatto, l'occhio enorme preso dalla curiosità terribile;
entra nella camera)
FAZIO (entra concitato) Fuggiamo!
(Neri, dentro la camera, dà un urlo orrendo)
GIANNETTO
No! Sono inchiodato al male! (Fazio fugge)
GIANNETTO Oh, Natura, tu fammi almeno piangere, per lo strazio di non poter sentire il male che ho commesso... Eccolo!
Giunge! Mi uccide! (Si rincantuccia verso la porta, presso il
raggio lunare. Neri sce dalla camera, impazzito, recando fra le mani
il mantello rosso di fiamma che copriva le spalle di
Gabriello)
Non mi uccide! Non potrà!
NERI Lisabetta, piccina mia... vendetta!... Dove sei, ch'io ti cerco?... Dove sei?
(Procede barcollando verso il nulla)

|
PRIMER ACTO (Florencia, casa
de uno de los Tornaquinci, Caballero Espuela de Oro.
Un comedor, con armas y banderas. A la derecha, una
chimenea de piedra. A la izquierda, una
ventana abierta
que deja ver casas, torres y la Basílica
de San Miniato al
Monte. Una abertura hacia cada lado: la
de la derecha
para ir a la cocina; la de la izquierda,
al interior de la
casa y a la puerta de salida al
exterior. Adornos
sencillos y elegantes. En las paredes
frisos, pinturas y frescos. Los
sirvientes ponen la mesa, y acomodan las
sillas. “Il Calandra”,
el mayor de ellos, supervisa los
trabajos con suma atención.
El sol se pone, anochecer rojizo sobre
las colinas y la
ciudad. Los sirvientes traen luces.
Hacia el final del acto, la
noche está iluminada por la luna. Es
mayo. El Tornaquinci
entra llevando en la mano un libro
entreabierto como si hubiese
dejado de leerlo recientemente; se
sienta en un sillón,
aparte) TORNAQUINCI (a los
sirvientes) Disponed todo
correctamente; quiero que esta
cena sea memorable. EL CALANDRA (que fue a la
puerta de la izquierda, anuncia la
llegada de Giannetto) ¡El Señor Giannetto
Malespini! TORNAQUINCI ¡Adelante! GIANNETTO (entra junto con
Fazio. Pálido. Lleva una capa roja y está
cubierto con una capucha. Fazio viste
una cota de
malla y jubón) ¡Caballero, estoy
aquí, como usted ve, todavía vivo! TORNAQUINCI (Acercándose a
él, con afecto) Mi querido señor,
pensé que había pasado al
otro mundo y lo estaba llorando. Cuando el Magnífico
me dijo que para usted
debía preparar en mi casa una cena para siete
u ocho... GIANNETTO ¡Una cena por cada
puñalada! Caballero, fui
pinchado reiteradamente; y por vergüenza, no
le diré donde. Estoy vivo porque
sólo he sido herido en mi orgullo. Ríase, se lo ruego,
sin piedad. ¡Las burlas son las
burlas! TORNAQUINCI Pero, ¿a quién
espera? Supongo que serán a
amigos suyos. GIANNETTO (se quita la
capa y se la da a un sirviente que la
pone sobre un arcón al
fondo de la escena. Los sirvientes
salen) No, pero sí que
vendrán enemigos... TORNAQUINCI ¿Quiénes? GIANNETTO Los mismos que me
hicieron la broma... TORNAQUINCI ¿Los dos hermanos
Chiaramantesi? ¿Neri y Gabriel? GIANNETTO Lo ordena el
Magnífico. TORNAQUINCI Lo sé. Pero ¿ por qué? GIANNETTO Por la paz. TORNAQUINCI ¿Por la paz? ¿Después de que lo
arrojaran a usted al Arno? GIANNETTO ¡Arrojado al Arno y
luego apuñalado! ¡Son viles! Pero
también son insufribles. Son fuertes y
alegres como leones. Yo siempre los
miraba con admiración; y, cuando yo estaba
asombrado de su fuerza, me atraparon
fuertemente con sus zarpas y
colmillos, y me golpearon y
lastimaron... ¡Ay; qué tormento,
vivir la vida temblando por mi
propio miedo!... ¡No tener
coraje!... ¡No tener amor! ¡He matado la
piedad y la virtud dentro de mí! Ahora también
desprecio el amor. Sí, por una
muchachita llamada Ginebra, flor de
granado. Neri me descubrió,
se lo dijo a su hermano y ambos se pusieron
de acuerdo. Neri la atrapó
antes que yo; me llevó con engaño
a su casa y allí me
amordazaron, me metieron en un
saco y me llevaron al Arno. Allí me tiraron al
río y finalmente con un
estilete, como a un pobre
bufón, me lo hincaron... ¡Yo me río! ¡Y me
río! ¿Sabe usted, por qué?: Porque a otra dama
he elegido para amarla, y es mucho más
hermosa y seductora... ¡Se llama venganza! EL CALANDRA (entrando por la
izquierda) ¡Señor, ha llegado
la brigada! (Otros
sirvientes entran por la derecha) TORNAQUINCI ¡Adelante,
adelante! GIANMETTO (Como hablando
consigo mismo) Me tiemblan las
piernas... (Entra Neri con
capa verde y se la entrega a un criado
que la pone al lado
de la de Giannetto. Neri se muestra muy
viril. Gabriel lo sigue
guiando a Ginebra. El hermano también es
fuerte, pero más
gentil en sus modales y aspecto, no
lleva capa. Ginebra es una
mujer fingidamente lánguida y dulce; la
acompaña un
sirviente, Lapo, que permanecerá a su
lado para asistirla
durante la cena) NERI (tendiéndole la
mano a Tornaquinci) Señor, lo saludo y
le agradezco. (Tornaquinci lo
saluda rígidamente, pero con
cortesía, igual que a los otros) NERI (viendo a
Giannetto al otro lado, cerca de su
sirviente Fazio) ¡Oh, miren, aquí
está este mocoso! GABRIEL ¡Moquea! NERI (A Giannetto,
tomando de un brazo a Ginebra) ¡Alégrate! Te hemos
traído a la mujer de tu
corazón... Ven, dale un beso…
¡en la mano! ¡Ven aquí!... (Giannetto se
adelanta grotescamente) GINEBRA (riendo) ¡Qué ridículo! GIANNETTO (en actitud de
besar la mano de Ginebra) Yo soy el
hazmerreír de ellos, por lo mucho,
mucho, que te he deseado... Pero ahora, que
estoy a tu lado, me olvido de todo
salvo que te deseo... NERI (riendo a
carcajadas) ¡Un poco con los
dientes apretados!
TORNAQUINCI ¡Entonces, firmemos
la paz! NERI (a Giannetto,
con engreimiento) ¿Deseas que hagamos
las paces? ¡Pues que haya paz!
Y si deseas
guerra... ¡habrá guerra! No le temo a nadie. Le he hecho bromas
y burlas a quien se me antojó, y aún con el
Magnífico me he enfrentado... (Al Tornaquinci
que, fastidiado, hace un gesto
disuasorio) Con el permiso de
su señoría... Las burlas las he
aprendido del poeta Burchiello. Empleo la sátira y
los dobles sentidos... Pero si eso no
alcanzara... uso las manos; y si las manos no
bastan... ¡uso el bastón! GIANNETTO ¡He aquí, mi mano! NERI ¡Y también te
quiero abrazar! GIANNETTO ¡No, eso sería
demasiado! GABRIEL Entonces, ¡abrázame
tú a mí! GIANNETTO ¡Vaya, justamente a
ti! Eres un
descarado... GABRIEL (que en forma
oculta aprieta la mano de Ginebra con quien ya
había hablado en voz baja) ¿Por qué dices eso? GIANNETTO ¡Porque también
amas a Ginebra casi tanto como yo la
amo! l GINEBRA ¡No es verdad;
señor, usted miente!... NERI (con acritud, a
Giannetto) ¿Por qué te
preocupas por él? (Giannetto
retrocede tímidamente) TORNAQUINCI ¡Oh, por favor,
señores, haya paz! (a los
sirvientes) ¡Vamos, servid la
mesa! NERI (Calmándose a
Gabriel, después de una pausa) ¿Estás preocupado? GABRIEL No puedo quedarme
en esta cena... debo ir a Pisa. NERI (mientras
Giannetto, aparte, aprieta el brazo a
Fazio) Gabriel, te ruego
que olvides todo lo que ha dicho... Si por casualidad
dio en el blanco y a esta mujer anhelas, quiera Dios que
regreses
habiéndote olvidado de ella porque ella me es
muy querida; de lo contrario la
dejaría. GINEBRA (sentada en un
sillón ríe) ¡Ja! ¡ja! NERI ¿De qué te ríes? GINEBRA He nacido para
tener dos leones que me calientan los
pies y a un muchachito (mirando a
Giannetto) para que me alise
mis hermoso cabello... NERI (a Ginebra) No has olvidado tus
raíces, pero yo te haré cambiar. GABRIEL (Exaltándose) Pero ¿no ves que
hermosa es así, de esta manera? ¿En qué quieres
convertirla? ¿En una santa? NERI ¡Hermano! Sí, es
mejor, que te vayas... GABRIEL ¡Está bien, me voy! Quinteto GINEBRA He nacido para
tener dos leones que me calienten los
pies y a un muchachito
para que alise mis hermosos cabellos... GIANNETTO (al Tornaquinci) ¡Ah, señor mío,
tengo entre los dedos un hilo muy fino y voy a hacer un
nudo que nadie podrá desatar! TORNAQUINCI ¡Paz, que haya paz! NERI (a Gabriel) Gabriel, te marchas
enfadado. No quiero eso, tú
sabes cuanto te quiero. GABRIEL (para sí) Es mejor que lo
deje solo con ella... ¡Tal vez... regrese
curado! (los dos
hermanos se abrazan. Gabriel saluda al
Tornaquinci, luego mira a
Giannetto, al que no saluda, y con un
gesto se burla de él. Cuando
pasa delante de Ginebra ella le entrega
una flor que Gabriel toma
en silencio y sale) NERI (a Ginebra) Ven aquí,
descarada, tú lo provocas... GINEBRA ¿Yo?... ¡No! Pero ¿no ves que ni
siquiera lo miro? TORNAQUINCI (interrumpiendo) ¡Vayamos a la mesa! NERI ¡Bien! GIANNETTO ¡Sea! ¡Mesa de paz,
entonces! NERI (dándole la
mano) ¡Que haya paz! (se sientan a la
mesa. Neri ocupa la cabecera, a la
derecha. Giannetto a la
izquierda. Tornaquinci junto a
Giannetto, de frente al
público; a su lado Ginebra. Fazio de
espaldas, junto a Giannetto) GIANNETTO (Sentándose) ¡Ay, esta silla es
bastante dura! NERI (riendo) Te saldrá un
callo... (Los sirvientes
traen la comida, y todos comen y beben) GINEBRA (a Neri) ¡Ojalá hubieras
invitado al trovador, ese que narra tan
hermosas historias de amor! NERI ¿Las que te pudren
el cerebro?... GIANNETTO La mente de las
mujeres es una nube rosa de
primavera, que flota en el
aire y se mece y disfruta al ver a las otras
nubes que se reúnen y se besan, cambiando de tono,
bajo el nítido cielo que las contempla
con plácido amor... Y ese cielo es su
esposo o su señor... Y si él, por
casualidad, se enoja o se ofusca, la nubecilla pierde
su color rosado de primavera y se hincha y
oscurece y se agita y truena y llueve
lánguidamente... GINEBRA ¡Oh, qué bello!
¡Eso es verdad! Porque la mujer ama
viendo amar a otros; come los frutos del
jardín con gusto cuando siente junto
a ella a un ladrón que los roba... ¡Oh, sí: robar!
¡Oh, qué apasionante!... NERI (a Ginebra,
enardecido) ¡Eres hermosa! ¿Me
permites Giannettino? (La besa en la
boca con pasión) ¡Oh, flor de
granado, oh! ¡Enemiga que nunca
descansa, oh! GINEBRA (refiriéndose a
Giannetto) ¡Tú lo irritas! NERI ¡Él no se irrita
nunca! (a un sirviente) ¡Muchacho, dame de
beber! GIANNETTO (se levanta) ¡Bebe, bebe! Pero
sin embargo, la otra noche no te habrías
atrevido a agredir a otro como a mí. NERI (levantándose) ¡No hay en toda
Florencia un hombre que me cause miedo! GIANNETTO Entonces te apuesto
que no te atreverás a ir al la taberna de
Ceccherino, en el barrio de
Vacchereccia, donde se reúnen los
más pendencieros jóvenes de
Florencia. No hace falta que
los toques; basta con que te
presentes armado ante ellos, con armas blancas y
llevando al hombro un
hacha... NERI (envalentonado) ¡La apuesta quedará
en manos del Tornaquinci! GIANNETTO ¡Ya mismo! ¡Aquí está mi
dinero! (Se lo entrega
al Tornaquinci) NERI (Se levanta) ¡Mis armas! (Tornaquince
indica a los
sirvientes que traigan la
armadura) NERI (a Ginebra) ¡Y tú, vete!... ¡Vete a casa! GINEBRA (se levanta) No sé que es lo que
tienen los hombres. Nosotras les
ofrecemos con nuestros brazos la dulzura de la
vida y ellos, siempre distraídos, quieren disfrutar
de nosotras justo en el momento
que no nos place. Podríamos haber
terminado la velada tan dulcemente en
la mesa y decir cosas
alegres y graciosas; y luego, tal vez,
ir a disfrutar paseando bajo la
luna. (Mientras tanto,
los sirvientes han traído la armadura de hierro forjado y
un yelmo. Neri se quita la chaqueta y
comienza a
armarse) NERI (a Giannetto) ¡Tu idea ha sido
muy feliz! (al sirviente
que lo ayuda a vestirse) ¡Ajusta bien las
correas! GIANNETTO ¡Estás
impresionante! NERI (exaltado) ¡Vete a casa,
mujer! ¡A casa! GINEBRA (un poco
contrariada) ¡Vamos, Lapo! (Sale con Lapo
que le da su abrigo) NERI (Con espada,
coraza y yelmo) ¡Dadme de beber,
primero quiero beber! TORNAQUINCI ¡Dad de beber a
todos! (Los servidores
sirven la bebida) NERI ¡Brindo por la
barba de los que no tienen deudas! GIANNETTO (interrumpiendo) ¡Asegúrate de no
ofender a los presentes! NERI ¡Brindo por la
barba de quien es el dueño de esta tierra de
cobardes y afeminados, comerciantes,
ladrones y santos moribundos! GIANNETTO ¡Que el justo Dios
te ayude! NERI ¡Por ti! ¡Bebo por las
cabras y los burros que Lorenzo el
Magnifico alimenta, ayudado por sus
valientes compañeros los glotones, los
borrachos y los taberneros!... Quien no beba
conmigo... ¡que la peste lo contagie! GIANNETTO (rápidamente) ¡Bebo! NERI ¡Y ahora, el hacha
de combate! FAZIO (que la tenía
preparada) ¡Aquí está! GIANNETTO ¡Iremos a verte! NERI (Borracho,
señalando la puerta de la izquierda) ¡Abrid! ¡Abrid! (Los criados
abren la puerta) ¡Pasa la muerte! ¡Pasa el
exterminador! (Sale. Los
sirvientes también salen) GIANNETTO (Después de
tomar las ropas de Neri) ¡Ha caído en la
trampa! Fazio, toma estas
ropas y llévalas a mi
cas;: luego corre a
Vaccheseccia y grita a todos que Neri ha perdido
la razón. ¡Vuela! (Fazio sale
corriendo. Giannetto se vuelve hacia el dueño de la
casa poniéndose su capa rojo fuego) ¡Usted, caballero,
vaya a ver al Magnífico y dígale que la
broma ya empezó, que promete ser
pérfida y hermosa! ¡Ese bandido está
en mis manos! ¡Vamos! (sale
precipitadamente)
ACTO
SEGUNDO (Antecámara de
la habitación de Ginebra, donde se
percibe el señorío de su
amo. La sala muestra signos de
voluptuosidad. Un gran sillón;
rico cofre joyas, panoplia para las
armas y cómodas las
sillas. La ventana de la pared, está
decorada con frescos que
representan un amoroso jardín que se
extiende a las paredes
laterales. A la derecha, la habitación
de Ginebra; hacia la parte
posterior, una abertura que conduce a la
puerta principal de la
casa. A la izquierda la puerta de otra
habitación. Es temprano en
la mañana) CINTIA (entra por la
izquierda seguida por Lapo que se queda al fondo,
mientras que la criada cruza la habitación y
llama a la puerta de Ginebra) ¡Oh, señora,
levántese! ¡Corra! Tengo terribles
noticias que contarle. (Después de una
breve pausa se vuelve hacia Lapo) ¡Ya se levanta! Pero... ¿estás
seguro? LAPO Te digo que
enloqueció. CINTIA ¡Dios no lo quiera! GINEBRA (Aparece en la
puerta, despeinada, hermosa, con un salto de cama
que apenas cubre su admirable desnudez) ¿Qué sucede? (señalando a
Lapo) ¡Que se marche! (vuelve a entrar
en su habitación) CINTIA (a Lapo) Mi señora es muy
vergonzosa. (Lapo sale.
Ginebra vuelve a aparecer) CINTIA ¡Oh, señora! ¡El
patrón ha perdido la razón! Esta noche, en
Vacchereccia, quería matarlos a
todos. ¡A uno le rompió la
cabeza y a otro las piernas! ¡Lo han encerrado
en la bodega y lo han atado fuertemente! GINEBRA ¿Pero qué dices? CINTIA Me lo ha contado
Lapo. GINEBRA Estás loca. ¡Él está ahí, en su
cama!... Es decir la nuestra. CINTIA (aterrorizada) ¡Señora! ¡Habéis
dormido con un loco! GINEBRA ¿Un loco? ¡Nunca ha estado
tan cuerdo como esta noche! ¡Y qué cordura! ¡Qué maravilloso! Los locos no saben
a dónde van, ¡pero él nunca se
desvió del camino! Voy a ver si se ha
despertado. ¡Hace poco que se
durmió! (Va a la
habitación, y cuando está en el dintel
de la puerta, se vuelve
asombrada. Giannetto se asoma de la
habitación con poca ropa,
sólo su pantalón y en mangas de camisa,
con el jubón y una
capa verde en sus brazos) ¿Qué? ¿Usted?
¿Pero, señor; cómo ha entrado? GIANNETTO ¡Discúlpeme,
señora, entré!... GINEBRA ¿He dormido con
usted? Pero yo no... GIANNETTO ¡Bastará con
olvidarlo! GINEBRA ¡Fuera, ahora
mismo! GIANNETTO ¡Es necesario que
me explique! GINEBRA (presa del deseo
de saber) ¡Cintia, vete! (Cintia sale
sonriendo) GIANNETTO Porque no me he
explicado mucho esta noche GINEBRA ¿Qué quieres decir? GIANNETTO Quiero decirte...
¡que te amo! GINEBRA ¡Oh, eso lo entendí
muy bien! Pero Neri, podría
atraparte... GIANNETTO ¡Neri está loco! GINEBRA Entonces, ¿es
cierto? GIANNETTO ¿Te sientes feliz? Pobre Neri, me dio
tanta lástima que pensé hacerlo
vivir un poco más actuando en su
nombre... y vine aquí. Crucé esta sala y
llegué a esta otra. Me temblaban las
piernas... Pero sentía deseo
de ti, Ginebra... Me detuve por un
momento: tu dormías... te
observé... Tenías los brazos y
el pecho descubiertos... Sentí nacer en mi
interior escalofríos de
deseo y de estar frente al peligro. Era un ladrón y
disfrutaba del placer que derivaba de mi
deseo. Y entré... GINEBRA Pero yo te vi; y me
pareció que eras Neri. Recuerdo... GIANNETTO Tenía puesta su
capa verde... GINEBRA La ví... me volví a
dormir. GIANNETTO Me desvestí en la
penumbra tentadora y cálida... ¡Oh, qué sensación!
¡Trepar por el muro
de terciopelo en un jardín prohibido! ¡Recoger el primer
fruto!... No, no lo tomé de
inmediato porque me parecía una delicia
asombrosa las sábanas
tibias... el lugar donde tú estabas... La duda corría por
mi sangre como un dulce
veneno... Tú dormías agitada
e inmóvil: sentías mi ansiedad
y, en vez de
rechazarme, tu aliento me
atraía hacia ti... Tú no te dabas
cuenta, no sabías que ese
era mi placer furtivo... GIREBRA (con un suspiro) ¡Y yo no lo
disfrutaba! (lánguida de
deseos insatisfechos) Si en cambio
hubiese sabido que estaba con un ladrón de
amor, hubiera sido mucho mejor. El amor se alimenta
con el estupor; lo inesperado le da
la dulzura del bien
reencontrado, perdido quién sabe
cuándo. ¡Siempre fue así,
al borde del sueño siempre he esperado
perderme, así! En la ansiedad y la
voluptuosidad de la espera del capullo de una
flor que nacerá. Mi belleza, que
sorprendiste dormida en su
esperanza, que te deseaba en
su misterioso sueño, como un sueño de
luz que precede al día. ¡Tan dulce, con el
alma atormentada, que no conoce su
suerte, que se ofrece
totalmente en un sueño llena de
voluptuosidad! GIANNETTO Si regresáramos
ahí, verías... que soy un ladrón
con la pasión que despierta el haberte
encontrado... GINEBRA Pero, ¿y Neri? GIANNETTO ¡Está allá! ¡Pagando por sus
pecados!... ¡Se lo merece! (apremiante) ¡Vamos... que aún
no es plenamente de día! GINEBRA Tengo miedo. GIANNETTO Pero hay quien
permanece de guardia. Por otra parte, el
temor hace más hermoso al amor... ¡Te deseo; te
amo!... (La abraza) GINEBRA ¡Ladrón! GIANNETTO ¡Hermosa! Tú eres
mi venganza... GINEBRA ¡Ladrón! GIANNETTO ¡Sí, te he robado
de los brazos de un monstruo! GINEBRA ¡Ladrón! GIANNETTO ¡Por eso me pareces
la más hermosa!... (Él la besa,
pero de improviso
se oye un rumor
lejano) GINEBRA ¿Escuchaste? GIANNETTO Sí. GINEBRA ¿Qué será? GIANNETTO (balbuceando) No lo sé. GINEBRA Tiemblas. GIANNETTO (tomando coraje) ¡No! GINEBRA ¡Alguien viene! FAZIO (entra agitado y
pálido) ¡Mi señor, salvaos! GIANNETTO ¿Qué sucede? FAZIO ¡Neri logró
liberarse y ha huido! GIANNETTO (aterrorizado) ¿Huyó? GINEBRA ¡Oh, Dios! FAZIO ¡Huyó y viene hacia
aquí! GINEBRA (asustada) ¡Oh, Virgen santa! ¡Yo me encierro en
mi habitación! (Se encierra
rápido en su alcoba) FAZIO ¡Vayámonos de aquí! (señala la
puerta de la derecha) GIANNETTO ¡Sí; pero busquemos
ayuda, no quiero que se
nos escape! (Entran por la
puerta) CINTIA (Desde el
interior, a la izquierda, gritando) ¡Oh, señora!
¡Socorro! NERI (fuera de
escena) ¡Cállate! ¡Cállate! CINTIA (Entra aterrada,
como después de haberse liberado de él,
atraviesa la
escena y sale por la puerta pequeña) ¡Está loco! ¡Está
loco! NERI (Entra furioso,
armado con algunas partes de su armadura
perdidas y sin
el yelmo, pero con el hacha de combate
en la mano. Está
herido en la frente. Corre tras de
Cintia que se escapa por la
puertita.) ¡No estoy loco!
¡Mona! (arroja el arma
que cae con un sonido infernal) Pero, ¿ parezco
acaso un loco? ¡Ah, estas
armas!... Me las quitaré... (se libera de la
armadura) ¡Gané la apuesta, pero me costó muy
caro! ¡Ah, ese
Giannetto... me las va a pagar! (Ya totalmente
liberado) Pero Ginebra, ¿qué
está haciendo? (Se acerca a la
puerta de la alcoba que está cerrada por
dentro) ¡Cerrada! (golpea) ¿Duermes? GINEBRA (desde adentro,
gritando) ¡Virgen Santa,
sálvame del loco! NERI (golpea más
fuerte la puerta) ¡Ah, maldita! ¡Tú
sí que estás loca!.. ¡Tú! (Ginebra grita) ¡Ah, el hacha! (va a agarrar el
hacha, pero se detiene de repente oyendo
voces que vienen de la izquierda) ¿Qué es eso? ¡Me quieren
atrapar! Entonces ¿es que
estoy loco? ¡Oh, no! (corre hacia la
puerta de la izquierda) UNA VOZ (en el interior
a la izquierda) ¡Cerrad la puerta! (antes de que
Neri salga la puerta se cierra
violentamente) NERI ¡Ah, traidores! (vuelve para
buscar el hacha) UNA VOZ (desde la
izquierda, gritando) ¡Estamos listos! OTRA VOZ (desde el
interior, a la derecha) ¡Y nosotros
también! (la puerta de la
izquierda se abre y aparecen hombres y
lacayos de los Médicis.
Neri se lanza con un grito sobre ellos,
pero de la puertecita
derecha otros hombres se lanzan sobre
sus espaldas. Atrapado, Neri
se debate y forcejea) NERI ¡Médicis, cobardes! GIANNETTO (aparecen por la
puerta pequeña Giannetto y Fazio) ¡Fuerte! ¡Atadlo! ¡Que no se vuelva a
escapar! NERI ¡Tú! ¡Delincuente! ¡Ah, malvado! GIANNETTO ¡Ah, mi buen Neri,
que pena verte demente en la flor de tu
vida! NERI ¡Ah, traidores! GIANNETTO (va a la puerta
de la alcoba de Ginebra) ¡Oh, señora, venga
a verlo, está atado! (Neri brama) GINEBRA (saliendo de la
alcoba) ¡Dios mío, me da
lástima! NERI ¡Carroña! GIANNETTO (a Ginebra) Aquí estoy yo, para
consolarte... (La abraza
ardientemente y ella se estrecha contra
él) NERI ¡Ah, traidores! GIANNETTO ¡Llevároslo! (Se llevan a
Neri que lucha frenéticamente por
liberarse) NERI (a Giannetto) ¡Tú has gozado con
ella! ¡Me la has arrebatado! ¡Prepara tu tumba,
maldito Giannetto!...
TERCER ACTO (Gran sala en
los sótanos del Palacio de los Médicis, oscura
y triste. En el centro, una columna donde se
apoyan los arcos que conforman la
estancia. Las paredes son de cal y piedra. De
frente, a la derecha, una puerta que conduce
hacia el piso superior por una escalera a la
vista. Por encima de la puerta un ojo de buey por
el que se ve la escalera. Sobre la pared izquierda,
otra puerta más grande. No hay mobiliario, a
excepción de algunos arcones. La luz exterior llega
profusamente. Lacayos en el fondo del
escenario.
Giannetto y el médico adelante) GIANNETTO (al médico,
fingiendo) ¡Pobre Neri, a qué
estado ha quedado reducido! EL DOCTOR Sería bueno atarlo
a una silla, como siempre se
hace con los locos cuando se los
quiere examinar, a fin de que, el
enfermo o poseído, como le parezca
mejor llamarlo, puede dar señales
de sorpresa o terror. Si han matado a
algunos de sus familiares, se debe convocar al
asesino; si le han robado la
mujer, que venga el seductor, porque la conmoción
del contraste produce la pérdida
de la razón y a veces la
devuelve. GIANNETTO Pero, le sugiero
atarlo bien. Si se llega a
escapar, nos destroza. DOCTOR En esta sala se
hará el reconocimiento. Pero ¿tiene usted a
quien ponerle delante que lo pueda
conmover? GIANNETTO ¡Oh si, sí! DOCTOR Entonces, vayamos
por el loco. GIANNETTO Vaya usted, que yo
lo espero aquí. (El doctor sale
con los hombres por la puerta del fondo) FAZIO (de improviso y
jadeando) ¡Señor, Gabriel
está de vuelta! ¡Y está convencido
de que vos sois el autor de todos
los males! GIANNETTO ¿Ha ido a ver a
Ginebra? FAZIO Sí, pero ella no
quiso abrirle. Él le decía que la
amaba sobre todas las cosas. Y luego juró que os
mataría, y fue corriendo
inmediatamente a vuestra casa, ¡y allí está
esperándoos! GIANNETTO (concentrado en
una idea fija) ¿Crees que si
Ginebra no se hubiera opuesto y le hubiese
abierto la puerta, él hubiera
traicionado a su hermano?... FAZIO ¡Creo que él os
besaría los pies si vos lo
condujerais junto a Ginebra!... GIANNETTO (con alegría
feroz) ¡Ah, Fazio, por
primera vez soy más fuerte que
ellos dos. Quiero disfrutar de
esa felicidad todo lo que pueda. Soy el amo y quiero
embriagarme de poder todo lo que me sea
posible… FAZIO Pero ¿qué
pretendéis hacer? GIANNETTO ¡Jugar! FAZIO ¡Con la muerte no
se juega! GIANNETTO ¿No es la vida un
juego contra la muerte? ¡Mira a lo que he
llegado! Cuanto más tiemblo,
más me gusta el juego. El miedo me ha
deformado al igual que un
tallo en la sombra, ¡cuanto más se
afina más se obstina! En este torneo
siento la vida entrelazada en un
nudo de temor más tenaz que las
serpientes de Medusa. Quiero; quiero que
el pérfido Neri acuda a mí pidiendo
misericordia. ¡Lo quiero, lo
quiero intensamente, de lo contrario mi
nudo de terror me podrá destrozar! (desde la puerta
del fondo se ve bajar por la escalera a
los lacayos que
llevan a Neri atado a un sillón. El
médico los sigue. Llevan antorchas
porque la escala está a oscura) FAZIO ¡Ah, vienen con el
loco! GIANNETTO (Indicando la
ubicación) ¡Traedlo aquí! NERI (a Giannetto) ¿Hasta cuando vas a
burlarte de mí? ¿Me he burlado yo
de quien te parió? GIANNETTO (al doctor) ¿Está bien atado? DOCTOR Ni siendo el propio
Hércules, podría desatarse. GIANNETTO (burlándose) ¡Pobre Neri! NERI ¡Vil! ¡Bestia
horrible! DOCTOR Comencemos la
confrontación. NERI ¡Gabriel! ¡Que
avisen a Gabriel! (A una señal de
Giannetto, entran desde la izquierda El Trinca y las
muchachas: Laldomine, Fiammetta y Lisabetta que
rodean a Neri. El doctor y Fazio
adelante a la derecha.
Giannetto adelante a la izquierda. Los
lacayos se marchan) NERI (al Trinca) ¿Quién eres? (Reconociéndolo,
ríe a carcajadas) ¡Ja! ¡Ja! ¡Ridículo
cabrón! TRINCA (retrocede
asustado) ¡Ah! ¿Te burlas de
mí? ¡Entonces no estás
loco! NERI Pero, no cabrón...
¡cónyuge extraño!... TRINCA ¡Está loco de
verdad! Acerquémonos... (se aproxima y
observa las ataduras) Antes que nada,
¿estás bien atado? (lo examina con
temor) ¿No contestas? ¿No
oyes? ¡Eh! (Después de
convencerse de que está bien atado) ¡Parece que sí!... Octeto TRINCA ¡Ah, finalmente soy
el más fuerte! ¡Yo soy más joven! ¡Y te puedo gritar,
perro, perro! LALDOMINE Está loco
verdaderamente, el pobrecito. Neri, Neri. NERI ¡Pécora! FUMMETTA ¡Mi señor, me
traicionaste! TRINCA ¿Así que me
reconoces?... LALDOMINE ¡No responde! Estoy
conmovida. NERI ¿Qué quieres
bribón? FIAMMETTA ¡Siempre me mueve a
ira el traidor! TRINCA ¡Quiero disfrutar
de ti, ahora que estás atado y eres más
inofensivo que un niño sin dientes!... NERI ¡Como tú! LALDOMINE Él me engañó
también a mí... Y ahora se ha
convertido en una ovejita que ha perdido su
camino al redil... ¡Ay de mí, cuando
no lo veo lo detesto, pero si lo veo lo
adoro aún más!... Yo también he
estado a sus pies... TRINCA Tú me has hecho la
peor burla que se puede hacer
a un hombre de edad, sin tener en cuenta
que yo me fuera a... Yo tenía escondida
una muchacha... Galatea, Galatea,
la recuerda, ¿no es cierto? ¿La recuerdas? Tú descubriste mi
secreto. Un día, ¿te
acuerdas de aquel día?, yo volví a casa a
una hora desacostumbrada y te encontré
metido en mi cama. Entonces tú,
riendo, como un macho cabrío, me ataste a la pata
de la cama. Me escarneciste y
disfrutaste a tu modo. ¿Me oyes? ¿Callas? Tengo conmigo una
daga que... (La saca de su
cinturón) Quiero que, para
que recuerdes, la pruebes...
(Se acerca para
herirlo) ¡Oh, mira!.. (pone al arma
bajo sus ojos) Pincha ¿lo notas? FIAMMMETTA ¡Oh, la gran
bestia! Me prometió casarse
conmigo y darme una casita, como la que le dio
a Ginebra, ¡Ojalá no te
hubiese amado jamás! ¡Necio! LALDOMINE (a Fiammetta) ¡No tienes piedad! FIAMMETTA ¡Ya no nos
traicionará más!... LALDOMINE ¡Pobre Neri! FIAMMETTA ¡Es mejor que me
marche! Si, sí; te dejo sin
dejar de mirarte a los ojos... ¡Traidor! LALDOMINE No puedo burlarme
de ti... ¡Te compadezco! (Trinca le
pincha las mejillas, sin atravesarlas) NERI (gritando) ¡Cuidado, por Dios! TRINCA Quiero ver tu
sangre. NERI ¡Romperé las
cuerdas! TRINCA ¡Entonces te
apuñalaré! (busca clavarle
la daga en el brazo) NERI ¡Ay, me haces daño!
¡Cabrón! Cabrón! (grita al sentir
el pinchazo) ¡Ay! ¡Ay! ¡Maldito
seas! LISABETTA (Mirando a Neri
y como hablando a si) ¡Cómo me gusta, aún
así de trastornado! ¡Oh, cuánto amor!
¡Y yo no lo confesé! ¡Cuánto dolor! ¿Y
no me envilezco?... Pasabas a mi lado,
cual torrente que
pasa junto a la ribera: canta, susurra y no
ve nada. ¡Pasabas a mi lado
y no me veías! NERI (a Giannetto) ¡Ve, y llama al
señor de Florencia, que te apoya! Dile que estoy en
una prisión y sólo me falta una
mordaza en la boca. ¡Es el Magnífico el
que está detrás de todo esto! Y se ríe, se ríe
porque yo un día me burlé de él... ¡Ah, maldita sea la
estirpe de los Médicis! FAZIO ¡Me parece que está
realmente loco! ¡Ay de mi, me
inspira piedad! (a Neri) ¡Hermano,
paciencia! ¡Dentro de poco
todo habrá terminado! Todo es por tu
bien. GIANNETTO (a Neri,
mofándose de él) ¡Hermano,
paciencia! ¡Dentro de poco
todo habrá terminado! ¡Todo es por tu
bien! (Neri gruñe) Yo también gruñía
como tú cuando me
sumergiste en el Arno. ¡Y además, luego
vinieron los golpes! ¡Eso lo hiciste
para burlarte de él, en cambio nosotros
lo hacemos por tu bien! DOCTOR Si no se cura con
este remedio, hará falta un
exorcista que le quite los demonios con hierros al rojo
vivo y plegarias. (a Neri) ¡Hermano,
paciencia! ¡Dentro de poco
todo habrá terminado! ¡Todo es por tu
bien! (ante los gritos
de Neri el doctor da por
terminada la confrontación) (Fin del octeto) DOCTOR ¡Ay de mí, la
confrontación no resuelve nada! Usted puede estar
seguro que si no se ha curado
conmigo... ¡no se curará jamás! GIANNETTO ¡Váyase! ¡Váyase! (El médico sale
conduciendo a El Trinca, Laldomine y Fiammetta.
Quedan en escena Lisabetta, Giannetto y
Fazio) (A Lisabetta) Así que: ¿también
tú has sido víctima de este
halcón? LISABETTA ¡No!... ¡No! (Corrigiéndose) ¡Sí! GIANNETTO Pues ahora aquí lo
tienes atado y bien atado. Te puedes vengar...
¡Véngate!... ¡Es tuyo! (Mirando a Neri
y burlándose de él, sale con Fazio) LISABETTA (acercándose) Me llamo Lisabetta,
Lisabetta... ¿Podías repetir mi
nombre? ¡Ah, mi nombre
dicho por tu boca! ¡Nunca nadie lo
pronunciará de igual modo! También yo diré el
tuyo, que lo sé muy bien, pues lo he
pronunciado tantas veces cómo gotas de agua
pasan por el Arno en una noche. Y lo sé decir de
infinitas maneras: llorando o con
deseo: ¡Neri! ¡Neri! NERI (Exasperado) ¡Me ahoga; me
consume el deseo de venganza! Querida muchacha,
¿qué puedo hacer para que entiendas
que no estoy loco? LISABETTA (para si) ¿Será cierto? (a Neri) Mírame fijamente,
con ojos de amor. NERI Mira, mira, ¿no ves
que me gustas? ¿No ves que te
venero y te adoro? ¡Porque solamente
tú has creído firmemente que no estoy
demente! ¿Crees que si
estuviese loco tendría deseo de darte un beso
puro, un beso agradecido? Acércate, pues, mi
hermosa flor de primavera, que quiero
besarte... LISABETTA ¡Tiemblo...
tiemblo! NERI No, no, no temas. (Lisabetta se
abalanza sobre él: se besan ávidamente) LISABETTA (Después de
separarse de él) ¡No, tú no estás
loco! ¿Qué te han hecho? NERI (encendido de
ira) ¡Se han burlado de
mí! ¡Sí; me han traicionado! LISABETTA Mira, no hay un
remedio mejor que el de fingirse
loco de verdad. Loco pacífico e
inofensivo. De esa manera
autorizarán que vengas conmigo. NERI ¡Yo quiero matar al
maldito Giannetto! GIANNETTO (entrando solo) ¿Y bien, Neri? NERI (Fingiendo estar
loco) ¿Quién eres? ¡Dame un espejo! LISABETTA Escúchelo, señor,
el pobre... GIANNETTO (para si) ¿Qué confusión es
esta?... NERI ¡Ay de mí!: ¿Quién
me hace daño? LISABETTA (a Giannetto) ¿Pero no lo oís?
¡Está loco! GIANNETTO Muchacha, tú bien
sabes que no está loco. (Hablando en
tono humilde y arrepentido, que se convierte en una
oración desesperada) ¿Neri, me
comprendes? ¡Ten piedad de mí! Tú te has burlado
tanto de mí, que yo quería
hacerte ver como un hombre
débil puede también
hacerse valer. ¡Ahora todo se ha
acabado! ¡Oh Neri, Neri,
vamos, hagamos las paces! NERI (fingiendo
siempre estar loco) No finjo, no lloro,
pero, ¿por qué me haces
daño? Yo soy bueno... LISABETTA Señor, ¿no lo oye?
Da pena. GIANNETTO (se arrodilla y
habla con el fervor de una oración
desesperada) Mira, Neri, la
burla es como un torbellino que abruma a los
que se meten en ella... No me arrastres
hacia abajo junto contigo... ¡Quién sabe quién
va a quedar en el fondo! ¡Neri no
insistamos! ¡Basta! ¡Basta! ¡Neri, Neri, tengo
miedo y te pido perdón! ¡Tengo miedo tanto
de ti, como de mí!... ¡No finjas más!
¡Hagamos las paces! ¡Que haya paz!
¡Neri! ¡Neri! ¡Neri! LISABETTA ¡La broma que vos
le hicisteis le ha hecho perder
la razón! GIANNETTO (se levanta) ¡No es verdad! LISABETTA ¡Será mejor que lo
desate y me lo confíe para que yo lo
aleje de su mirada vergonzosa! NERI (siempre
fingiendo locura) Pero, ¿por qué me
haces daño? Yo soy bueno... LISABETTA ¡Vamos, señor:
convénzase! Me lo llevo a mi
casa, junto a mi abuela
que me está esperando... Es dulce y bueno
como un niño. ¡Inspira piedad! NERI ¿Te gusta comer
nubes?... Uno se comió una
nube y se convirtió en rey... GIANNETTO ¡Ten cuidado, pues
soy capaz de todo, porque te odio! NERI ¡Dame, te lo ruego,
un racimo de estrellas!... ¡Se atrapan así,
como las moscas!... GIANNETTO (agitado y
tembloroso va hacia la puerta, la abre
y se dirige a
los hombres que están esperando) ¡Desatadlo, y que
sea lo que Dios quiera!... (entra el
Doctor, Fazio y los lacayos que desatan
a Neri) (Giannetto, a
Fazio, agitado) Fazio, mi Fazio,
ahora lo desatarán. FAZIO (aferrando su
daga) ¡No lo dudéis
señor, él no os tocará! LISABETTA (fingiendo
conmoción) Vamos. ¿Puedes
seguirme? (Ella lo toma de
la mano y lo guía) NERI ¡Yo soy... bueno!
Soy un peregrino... (Se marchan.
Pero Giannetto los detiene con un gesto, como alguien que
toma una determinación suprema) GIANNETTO ¡Pobre Neri!
¿Entonces, estás loco? Escucha, esta noche
voy a ir a ver a Ginebra. Si verdaderamente
estás loco, no estarás allí, pero si no lo
estás... ¡encontrarás la muerte! ¡Yo voy a ir! NERI (intenta
lanzarse sobre Giannetto pero se
contiene) Soy un peregrino...
y voy... y voy... (sale guiado por
Lisabetta, precedido por todos los
demás, mientras que
Fazio permanece con Giannetto) GIANNETTO
(desesperadamente) ¡Ve, ve, corre,
vuela! Hay una cosa roja
que te reclama, allá en el fondo... ¡Soy feliz y me
río... me río... me río! ¡Y esta noche voy a
ir a ver a Ginebra! ¡Será una fiesta de
amor y muerte! ¡Esta noche voy a
ir a ver a Ginebra!... (Se sienta en la
silla de Neri y se ríe convulsivamente)
ACTO
CUARTO (La misma
escenografía del segundo acto. Es de
noche. Después de una
pausa, Ginebra sale de la habitación y
se dirige a la
puerta izquierda. Está cubierta con un
salto de cama amarillo y
ligerísimo que permite resaltar su
bellísimo y perfecto
cuerpo. Su abundante cabellera está
revuelta. Sostiene en su
mano un espejo de plata) GINEBRA ¡Cintia! ¿Quién
anda ahí? CINTIA (sale de la
puerta de la izquierda) Nadie... no hay
nadie. GINEBRA (se sienta
lánguidamente) ¡Estoy cansada, es
muy tarde pero no tengo sueño! El mes de mayo
languidece por mis venas. Que noche tan
hermosa para divertirse. CINTIA El señor Giannetto
vendrá pronto... GINEBRA ¡Vamos, termina de
peinarme! CINTIA (Peina sus
cabellos, los acondiciona, y compone un
gran rodete de
trenzas, con una gran flor, sobre su gentil cabeza) ¿Y si regresara
Gabriel, tan feroz como
acostumbra? GINEBRA (sonríe, y luego
dice coquetamente) ¡Ante mi bello
rostro y mi gracia no hay ferocidad
que valga! Es suficiente con
que asome por debajo de la sábana, no digo el cuello o
los pechos, sino simplemente mi
piecito de piel blanca y
bien cuidada, con sus dedos como
de marfil, delgados y largos, y con sus uñas
similares a pétalos de rosa... CINTIA Uno de sus amantes,
sin duda, pasará esta noche
por la calle y cantará a la
primavera. GINEBRA ¡Pues bien, lo
oiremos! Y abre la ventana
para que entre la luna y el canto
que tanto me gusta... CINTIA (que terminó de
peinarla) ¡Sí, señora! Ya he
terminado. ¡Estáis bellísima! (Se dirige hacia
el fondo; abre la ventana y un rayo de luna entra
iluminando la puerta de la izquierda) GINEBRA (después de unos
instantes) ¡Escucha: escucha!
¡Se oye un rumor! CINTIA ¡Sí, es verdad!
¿Qué será? (De repente se
abre la puerta de la derecha y entra Neri en pésimo
estado, pero con su capa verde) NERI ¡Soy yo! ¡Aquí está
el loco! CINTIA (aterrada) ¡Ah, señora! NERI (a Cintia) Mira, si respiras
siquiera un poco, estoy tan loco, que
te mataré. ¡Vete! ¡Y no aparezcas por
aquí pase lo que pase! ¡Vete! (Cintia sale
temblando) (a Ginebra) ¡Ah, tiemblas!
¡Cortesana! (la agarra por
los brazos) Pero, ¿por qué
tiemblas, acaso crees que
estoy loco? Los locos son
buenos... sólo la maldad y
ferocidad son propias de los cuerdos. Y yo, para
convencerte de que estoy cuerdo, voy a ser cruel. GINEBRA ¡No, yo no tengo la
culpa! ¡Fui traicionada,
fui traicionada!... NERI Sí. Lo sé; pero ese
pecho y esos brazos han estrechado a mi
peor enemigo; ¡están manchados y
será preciso lavarlos! No porque él te ame
más, sino por el amor, por el amor
pérfidamente traicionado... ¡Ah, cuanto me
gustabas! Y ese pecho y tus
hombros eran precisamente ¡el altar de mi
amor!... Y los altares del
amor ¿no se lavan con la
sangre de una víctima?... GINEBRA (aterrada) ¡No! ¡No! NERI (frío y cruel) ¡Es necesario
destruir el altar! Y ahora... ¡elige! ¡O él en tus brazos
o ambos; pero uno tras otro! GINEBRA (aterrada) No, por piedad: yo
soy una mujer y sabes cuánto amor
te he dado. NERI ¡Y yo te lo
retribuí! Te di una casa y
tus hermosos vestidos... Tú venias de la
nada y me has
traicionado GINEBRA ¡No! NERI ¡Cállate! ¡Soy
sordo a todos tus lamentos!
Dime, cuando Giannetto regrese, ¿dónde debes estar? ¿Aquí esperándolo,
o en tu cama, como lo hacías conmigo,
cuando yo era tu señor? GINEBRA En mi cama. NERI ¿Y tu casa debe
estar a oscuras? ¿Y aquí debe estar
la lámpara? (Señala el
arcón) GINEBRA Como siempre. NERI ¡Vete a la cama!
Ponte bien vestida
y perfumada, lista para recibirlo... ¡Estás hermosa,
como para que muera en tus brazos! GINEBRA (aterrada) ¡No quiero! ¡No
quiero! ¡Ah, horror! ¡No! NERI (con decisión) Cuídate de no decir
una palabra y de no lamentarte. ¡Que no se escape! Yo me ocultaré ahí,
en ese cuarto, detrás de la
cortina Cuando Giannetto se
encuentre bien seguro de que
no hay nadie... ¡yo saldré a su
encuentro! (Ginebra
espantada entra en la alcoba) NERI (a Ginebra, que
ya está en su alcoba) ¡Eh, tú, antes de
meterte debajo de las sagradas sábanas,
pon la lámpara en su lugar! (una voz bajo la
ventana, canta) CANTOR Mayo ha regresado después de un largo
viaje... La primavera ha
llegado y todos los seres
se enamoran. Al caer la noche, se entrelazan los
amores, pues mayo sacia
completamente los corazones
sedientos... (reaparece
Ginebra con la lámpara y la pone sobre
el arcón, cerca de la
puerta de su alcoba y luego vuelve a
entrar) (Neri, después
de una pausa, se acerca a un armario de
la izquierda; lo
abre y toma un puñal. Después escuchar
por un momento, entra
en la habitación) (Un hombre se
asoma por la puerta de la izquierda y
luego entra. Está cubierto
con una capa rojo fuego. Cruza la sala
dejando la luz en su lugar
y entra en la alcoba de Ginebra) CANTOR Mayo ha regresado después de un largo
viaje... Ha llegado el
frescor de la noche serena que hace que las
bellas mujeres ansíen encadenarse
al amor, pues la noche
siempre es de estrellada en el mes de mayo. (Se oyen de
repente dos alaridos simultáneos, de
hombre y mujer) NERI (desde el
interior) ¡Ya estás en la
tumba, maldito Giannetto! (Neri aparece en
escena. Se abalanza hacia la puerta de
salida para huir con su
daga ensangrentada en la mano. Cuando
está junto al umbral,
iluminado por la luna, aparece la figura
rígida y pálida de
Giannetto. Neri se detiene sorprendido;
retrocede; se le cae la
daga; tartamudea; agarra la lámpara y se
acerca a Giannetto que ha
permanecido en las sombras)
NERI ¿Eres tú? GIANNETTO (agitado, con un
esfuerzo supremo y sepulcral) ¡Soy yo! ¿A quién
crees haber matado? ¡Te has vengado
demasiado pronto... ¡Ginebra no tenía
un solo amante! Otro me quería
asesinar, pero antes, también quería
acostarse con Ginebra... Yo entonces le
presté mi capa, para que tú me
vengaras y lo mataras. NERI Dime, dime ¿quién
era? GIANNETTO ¿No lo adivinas? NERI ¡No, no! ¡Habla! GIANNETTO ¡Es tu hermano!
¡Gabriel! NERI (desesperado) ¡No! ¡No! ¡No! (Se Lanza, fuera
de sí, con el rostro desencajado y los ojos
desorbitados hacia la habitación) FAZIO (entra agitado) ¡Huyamos! (Neri, dentro de
la alcoba, lanza un grito horrendo) GIANNETTO ¡No! ¡Estoy
encadenado al pecado! (Fazio huye) GIANNETTO ¡Oh, Naturaleza,
hazme por lo menos llorar, por el desgarro de
no ser capaz de sentir dolor por el mal que he
hecho... ¡Aquí está! ¡Viene!
¡Me mata! (Se arrincona
contra la puerta, bajo el rayo de luna.
Neri sale de la
habitación, enajenado, llevando en sus
manos la capa rojo fuego que
cubría los hombros de Gabriel) ¿No me mata? ¡No
puede hacerlo! NERI Lisabetta, mi
pequeña... ¡venganza! ¿Dónde estás, que
te busco? ¿Dónde estás? (avanza
vacilante y enajenado hacia la nada) Digitalizado y
traducido por:
José Luís Roviaro
2021
|