ATTO
PRIMO
Scena Prima
(Campagna vicino al Reno, con Padiglioni
e altriIstrumenti Militari. Arminio con la
spada nuda, Tusnelda, e soldati germani)
TUSNELDA
Fuggi, mio ben; invano il tuo gran core
Si oppone alla Fortuna
Dellimperio Romano
ARMINIO
Oh Dei! che parli?
lo fuggir? o mia cara; io voglio ancora
Versar quel sangue ostile:
Non sarò mai né traditor, né vile.
TUSNELDA
Serbati a miglior uopo.
ARMINIO
lo non pavento.
TUSNELDA
Ma se cadi, Tusnelda
Spoglia sarà di quel Romano orgoglio.
Fuggiam dunque, o mio sposo,
E ti vegga il nemico
Tornar a danni suoi più vigoroso.
ARMINIO
Non più sposa, non più, questo mio core
Che sa sfidar la morte,
Non resiste a tuoi prieghi, e cede a amore.
Duetto
ARMINIO, TUSNELDA
Il fuggir, cara mia vita,
Non è tema, né viltà:
Se alla fuga il piede invita
Casto amore, e libertà.
Scena Seconda
(Tullio, e Varo con molti soldati romani)
TULLIO
Signor, è in tuo potere
DArminio il Campo.
Ei col fuggir cedeva,
A te lArmi e la Gloria.
VARO
Fuga, che scema il lustro alla Vittoria.
Ma, oh dei! Misero core!
TULLIO
Che taffligge Signor?
VARO
Ah! chegli è amore!
Tusnelda adoro -
TULLIO
Scuoti
Sì tirannico giogo, e a Gloria attendi.
VARO
Quanto possa lamor, non bene intendi.
Aria
TULLIO
Non deve Roman petto
Dar allamor ricetto,
Ma solo al bel desio di trionfar.
Chi vuoi dar Legge altrui
Prima gli affetti sui sappia frenar.
VARO
Ah! che un vero valore
Non sdegna aver per suo compagno amore.
Aria
Al lume di due rai
Più fiero pugnerò.
Potrò senza sospetto
Espor sicuro il petto,
Né temerò del core,
Se l core più non ho.
(Nel partire incontra Segeste
con la spada di Arminio, e
soldati germani)
Scena Terza
(Segeste, con la spada dArminio,
e Soldati Germani. Varo, e poi
Arminio incatenato con
Tusnelda, ed altri Soldati)
SEGESTE
Colla spada dArminio,
Signore, io ti presento
Della Germania il soggiogato impero.
VARO
Premierà Augusto, o Amico,
i merti tuoi.
SEGESTE
Ecco in ceppi laltier, che viene a noi.
(Conducono Arminio incatenato,
e seguito da Tusnelda)
ARMINIO
Varo, vincesti; per chio fui tradito
Dal perfido Segeste.
(a Segeste)
China a terra le ciglia,
Questè la Patria tua, questè tua Figlia,
Questè il Genero tuo, dalle tue trame
Oppressi, o Prence vile, o Padre infame.
SEGESTE
Latra, Mastin rabbioso, in schiavitù.
TUSNELDA
Padre, Sposo, pietate: oh Dei! non più.
Aria
Scagliano amore, e sangue
Folgori di furor.
Cinto di pari affetto
In mezzo entra il mio petto
E incontra i colpi il cor.
Scena Quarta
(Segeste, Arminio e Varo)
SEGESTE
Arminio, al tuo furore
Un tanto ardir condono.
Sei prigioniero di Augusto,
E la fe che giurai...
ARMINIO
Taci spergiuro
Come parli di fe,
se fe non hai?
VARO
Lascia le ingiurie, e chiedi
Il tuo riposo alla pietà Romana.
ARMINIO
Prima che Arminio pieghi
La fronte al Latin Soglio, e che rineghi
E Patria, e Sangue, e Dei
Morrà fra strazi.
VARO
Ah! troppo altier tu sei.
Aria
Al par della mia fronte
È forte questo cor.
Collinvolarmi rigida
E Vita, e Libertà,
Misero mi farà, non traditor.
(Viene condotto via dalla Guardie)
Scena Quinta
(Segeste solo)
SEGESTE
Se Arminio non si piega
A ricever da Roma e Legge, e Pace
Colla sua Testa pagherà lorgoglio;
Che aver non può, mentre che Arminio vive
Pace con la Germania, il Campidoglio.
Aria
Fiaccherò quel fiero orgoglio
Se non piega al Campidoglio
La cervice il contumace.
Se alla Patria fu molesta
Quellaltera irata Testa,
Or sarà prezzo di pace.
Scena Sesta
(Cortile nel castello di Segeste
Sigismondo, e poi Tusnelda, e Ramise,
che vengono dalla parte opposta)
Aria
SIGISMONDO
Non son sempre vane Larve
Ciò che apparve
Ad unAlma nel sognar.
Pare ancor che un sfortunato
Il suo fato
Nel dormir sappia spiegar.
TUSNELDA
Ramise; oh Dei! -
RAMISE
Quali infelici avvisi
Ti leggo in fronte?
TUSNELDA
Arminio è Prigioniero.
SIGISMONDO
Riverita sorella, ohimè! che dici?
RAMISE
Corro.
SIGISMONDO
Dove?
TUSNELDA
Che speri?
RAMISE
Esempio raro,
Vado a sacrificarmi a Roma, e a Varo.
TUSNELDA
Ed io quivi lo sposo attender voglio.
Prigionier lo conduce, oh Dei!
SIGISMONDO
Chi mai?
TUSNELDA
Segeste.
SIGISMONDO
Il Padre?
RAMISE
E Sigismondo ardisce
Stringer dArminio alla sorella il core?
SIGISMONDO
Ne delitti dei Padre
Qual colpa ha Sigismondo?
RAMISE
lo non ti ascolto.
(In atto di partire, ma la trattiene)
Lasciami.
TUSNELDA
Ferma; ed in più Fonti solo
Scorra dal nostro core, il nostro duolo.
Aria
RAMISE
Sento il cor per ogni lato
Circondato
Di spavento e di terror.
E daffanno omai ripieno
Il mio seno
Non ha loco per Amor.
(Parte)
Scena Setima
(Tusnelda e Sigismondo)
SIGISMONDO
Oimè! Parte Ramise,
e seco porta lanima mia.
Cara Germana, oh Dei!
Soccorrimi pietosa -
TUSNELDA
Ah! Sigismondo!
Compatisco il tuo cor;
tu pensa al mio.
Tra le nemiche squadre
Miro schiavo il Consorte,
Odio le sue ritorte
Né posso odiar lautor,
perchè mio Padre.
SIGISMONDO
E così mi conforti?
TUSNELDA
I tuoi deliri
Confronta col mio duoi,
quindi consola il tuo vano dolor
nemiei martiri.
Aria
È vil segno dun debole amore
Quel dolore
Che coi pianto sfogando si va.
Vero ardore dunalma chè forte
Neppur morte
Coi suo gelo estinguer lo sa.
(Parte)
Scena Ottava
(Sigismondo, poi Segeste)
SIGISMONDO
Cruda sorella!
Oh! Dei! così mi lasci?
SEGESTE
Figlio!
SIGISMONDO
Padre, e Signor -
SEGESTE
La mia fortuna, oggi cangia daspetto.
Ora tu devi Cangiar pensiero.
SIGISMONDO
(Fra sé)
Oh Dei! Che sarà mai?
SEGESTE
Augusto alla mia fede
Vuoi darmi premio condegno.
SIGISMONDO
Ma la Patria, Signor, e Arminio?
SEGESTE
Taci.
Arminio è fra catene;
Roma trionfa.
SIGISMONDO
Oh Numi!
SEGESTE
E di Ramise al mal concetto amore
Più pensar tu non dei.
SIGISMONDO
Come, Signore?
SEGESTE
A più sublime sfera
Devi alzare il desio.
SIGISMONDO
Ubbidirti vorrei, ma non possio!
SEGESTE
Temerario
Ad un Padre?
Olà, ubbidisci.
SIGISMONDO
Prendi il mio acciaro,
e pria Squarciami il seno,
e di qua svelli il core.
(Gli getta a terra la sua Spada).
SEGESTE
Pensa: ti lascio;
ah vile! ah traditore!
(Parte sdegnato)
Aria
SIGISMONDO
Posso morir, ma vivere,
Vivere e non amare,
E non amare oh! Dei!
Lalma de affetti miei, non posso no.
Se lamor dà vita allanima
Trarmi dal seno amore
Senza involarmi il cor;
no, non si può.
ATTO SECONDO
Scena Prima
(Gabinetto. Segeste e Tullio)
TULLIO
Come, Signor, vorrai?
SEGESTE
Tutto cospira
Alla morte dArminio.
TULLIO
E che soppone?
SEGESTE
Virtù, Natura,
il giusto, e la ragione;
E le lagrime, oh Dei, della mia Figlia!
TULLIO
Con le nozze di Varo rasciugherà il suo pianto.
SEGESTE
E sperar devo?
TULLIO
Ei di Tusnelda è amante -
SEGESTE
E che più bramo?
TUSNELDA
Risolvi -
SEGESTE
Oggi saprà qual fia sua sorte;
0 suddito dAugusto, o della morte.
Aria
TULLIO
Con quel sangue dipinta vedrai
Foriera di Pace bellIride in Ciel.
E più chiara accender potrai
Damor la face, di morte col Gel.
(Parte)
Scena Seconda
(Varo e Segeste)
VARO
Quest, o Signor, di Cesare è il volere.
(Gli dà un foglio, che Segeste legge basso)
Grate mi sono al sommo
O Varo lopera tue, per cui mi fia
Soggetta la Germania.
Ciò sol ti chiedo, e voglio,
Che de Cheruschi a debellar lorgoglio
Si perda Arminio. Estinto
Questo capo dellIdra,
abbiamo vinto.
Augusto.
SEGESTE
Ubbidiente io eseguirò di Cesare il comando.
SEGESTE, VARO
E di affligger Tusnelda
il core avrò.
(partono)
Scena Terza
(Sala con sedia Arminio
incatenato, e Guardie)
Aria
ARMINIO
Duri lacci, voi non siete
Per me rei di crudeltà;
Se a me cari il piè stringete
Per la Patria libertà.
Scena Quarta
(Arminio, Segeste con altre Guardie)
SEGESTE
Arminio, in questi accenti
Per la mia lingua ti favella il cielo.
Opportuno è il consiglio:
Al Monarca Romano
Chinati, e schiverai grande un periglio.
ARMINIO
Ah! Traditor!
Con queste indegne voci
A me parla Segeste? e crede forse,
Chio voglia consacrar a vil memoria
E Patria, e Sangue, e Nome,
e Trono, e Gloria?
SEGESTE
Il dar Pace alla Patria eh! sia tua gloria.
ARMINIO
Gloria? il renderla schiava
Ad un giogo Tiranno?
SEGESTE
Morrai dunque -
ARMINIO
Famoso in Libertà.
Su, su; senzaltro esame
Corriamo a morte: e viva
Il vil Segeste in servitude infame.
Aria
Sì cadrò, ma sorgerà
Sempre vivo a lacerarti
Il rimorso nel tuo core.
Con tre fauci latrerà
E il mio sangue una sarà;
La tua Patria, ed il tuo onore.
(Lo conducono via)
Scena Quinta
(Segeste, e Tusnelda piangendo)
SEGESTE
Figlia, son vani i pianti;
Se vuoi salvar lo sposo
Fa, che a Cesare chini il capo altero.
TUSNELDA
Ah! no; che unAlma grande
Antepone fastosa
A una vita servii, morte gloriosa.
SEGESTE
Morrà dunque -
TUSNELDA
Su via,
Compisci lopra in me barbaro Padre;
Che listesso delitto,
Che listessa virtude
Che di me accende il core,
e del consorte,
Vuole chio da te chieda
O la sua libertà, o la mia morte.
Aria
Al furor che ti consiglia,
Ad Augusto, alle sue squadre
Offri pur questalma ancor.
E delitto esserti figlia,
È castigo avere per Padre
Un sì crudo genitor.
(Parte)
Scena Sesta
(Segeste e Ramise)
RAMISE
Prencipe senza fede;
Padre disumanato.
SEGESTE
Olà?
cotanto femmina vile ardisce?
RAMISE
Ah! Traditore!
Vedi, che più di te nobile ho il core.
(Tira uno stiletto, ed avventa un colpo
contro Segeste, ma viene trattenuta
da Sigismondo)
Scena Settima
(Sigismondo, Segeste, Ramise
che getta lo stiletto)
SIGISMONDO
Ah! Ramise!
RAMISE
Ah! destino!
SEGESTE
Ah! temeraria!
lo fiaccherò il tuo orgoglio;
E ad Arminio cadrà col suo morire
Oggi la testa, e a te il superbo ardire.
(Parte sdegnato)
SIGISMONDO
Mia cara -
RAMISE
Ed osi ancora parlarmi, infido?
SIGISMONDO
Infido a chi tadora?
RAMISE
Lasciami, ingannator -
SIGISMONDO
Son pien di fede,
Ma contro il genitor?
RAMISE
Contro un indegno.
Se vuoi aver il mio amor,
segui il mio sdegno.
SIGISMONDO
Parricida mi brami? eh! nel mio sangue
Appaga il tuo furore.
(Le dà la spada ignuda, chella
getta a terra, e Sigismondo la
prende perferirsi)
Così vuole il dover, così lamore.
RAMISE
Ferma se mami; oh! Dei!
Figlio fedel dun traditor tu sei.
Aria
Niente spero, tutto credo,
Molto chiedo, e poco intendo.
Meno ottengo, e troppo bramo,
Più che tamo, più toffendo.
(Parte)
Scena Ottava
(Sigismondo solo)
SIGISMONDO
O Ramise, o Segeste, ambo fatali!
Che volete da me? Sambo mi deste
Un innocente affetto
Lasciate che nel core
Vi conservi innocente il sangue, e amore.
Aria
Quella fiamma, che il petto maccende
Salimenta coi sangue dei cor.
Tanto puro quel foco risplende,
Quanto è lesca che nutre lardor.
Scena Nona
(Carcere orrenda ed angusta
Arminio, poi Tusnelda, e Varo)
ARMINIO
Olà! custodi;
alcuni di voi mi chiami Varo.
TUSNELDA
(piangendo)
Sposo adorato,
Dunque morir tu vuoi?
ARMINIO
Sì, vuò morire.
TUSNELDA
Ma se pure ad Augusto -
ARMINIO
Oh! Dei! Deh! taci,
Se vile non mi brami.
Sì, vuò morire, e collesempio mio -
TUSNELDA
Sì, bellesempio vuò seguire anchio.
VARO
Arminio?
TUSNELDA
In tale stato
Perché vieni a insultare un sfortunato?
ARMINIO
Venne amiei prieghi.
(a Varo)
Ascolta;
Oggi il tuo merto, e lamor mio richiede
Chal mio morir, dellunico tesoro
Chio possiede, ti faccia un degno erede.
So, che amasti Tusnelda
Di vitù, di Beltade illustre esempio:
Ella è ben di te degna, e tu di lei.
TUSNELDA
E sento? e soffro?
Il cor mi scoppia!
VARO
Oh! Dei!
Aria
ARMINIO
Vado a morir. Vi lascio
La Pace cho nel cor.
Almen colla mia morte
Cara, per te la sorte
Dia fine al suo rigor.
(Sale)
Scena Decima
(Tusnelda e Varo)
VARO
Tusnelda, io son confuso!
Pur tabbandona il tuo Consorte ingrato.
Se volete il mio fato
Chio ti stringessi -
TUSNELDA
Olà? Varo, e qual fingi
Immagini damore in grembo a morte?
Se Armino Moribondo a te mi cede,
Mi vietano esser tua
Vivi ancor nel mio petto Amor, e Fede.
VARO
Che dunque?
TUSNELDA
Varo, devi
Se vuoi piacermi, e la mia stima avrai,
Farti appoggio, e sostegno
Dei tuo rival: sforzo di te ben degno.
VARO
Romani spiriti miei
Su svegliatevi, e ceda un vil cupido.
Varo in virtù non dee ceder a lei.
(esce)
Aria
TUSNELDA
Rendimi il dolce sposo,
Due vite io ti dovrò.
Pegno al mio cor sì caro
Dirò, dono è di Varo
Quando labbraccerò.
ATTO TERZO
Scena Prima
(Piazza nel castello dì Segeste, con
Palco apparatodi nero. Popolo alle
Finestre, ed intorno al Palco. Legioni
Romane colle Insegne. Arminio
incatenato, poi Varo da una parte, e
Segeste dallaltra; e poi Tullio)
ARMINIO
Fier Teatro di Morte,
orrida scena
Forse credete voi
Di spaventar intrepida questalma?
Eh! no; voi vi ingannate;
Sono le vostre pompe il mio Trionfo;
Sprezzo morendo quel Romano orgoglio,
Ed è per me quel Palco un Campidoglio.
Ministri, alla mia morte
Or mi rendete: ed a Segeste poi
Portando la mia Testa -
VARO
Olà? sciogliete quellindegne ritorte.
SEGESTE
Olà? fermate. Quella testa troncate:
Augusto vuoi chei mora.
VARO
Sì; ma sdegna un sì vile Trofeo.
Mora, ma da Guerriero,
e non da reo.
(Entra Tullio)
TULLIO
Varo, Segeste, allArmi,
Segismero ha disfatte le Falangi -
VARO
Soppongan
Le Romane Legioni, e Arminio intanto,
Al carcere ritorni.
SEGESTE
A pene, e al pianto.
Aria
ARMINIO
Ritorno alle Ritorte;
Sorte, che vuoi da me?
Tra sì strane vicende
Di Carcere, e di morte,
Più stabile si rende,
E ferma la mia Fe.
(Lo conducono via)
Scena Seconda
(Varo, Segeste, e Tullio)
VARO
Dei Castello in difesa
Tu colle Genti tue resta, Segeste.
Tullio mi segua -
SEGESTE
Eseguirò il tuo cenno.
VARO
O di Gloria, e dAmor
cure moleste!
Aria
Mira il Ciel, vedrai dAlcide
Le guerriere armi omicide
Lampeggiar cinte di stelle.
Ma nel tempio ancor Gnido
Il possente Dio Cupido
Splender fa lanime ancelle.
Scena Terza
(Camera con tavolino, sopra
il quale è una Tazza di Veleno,
e la Spada di Arminio.
Tusnelda, e poi Ramise)
TUSNELDA
Ho Veleno, e Ferro avanti
E pur vivo, e peno ancor?
(Prende la spada per ferirsi)
Ti stringo, o illustre Acciaro.
Ah! no. Chi fa?
(Posa la Spada, e prende il Veleno)
Sì, sì, bevo la morte.
(Mentre vuol bere, Ramise la impedisce)
RAMISE
Ola? Tusnelda ferma;
questè viltà.
TUSNELDA
Morto è il mio sposo, e deggio -
RAMISE
Eh! no: vive in periglio.
De Iacci pria, dovei sen vive avvinto
Convien sottrarlo,
o vendicarlo estinto,
Poi morirem.
TUSNELDA
Si segua il tuo consiglio.
(Tusnelda prende la Tazza,
e Ramise la Spada)
Duetto
RAMISE, TUSNELDA
Quando più minaccia il Cielo
Puol ancor cangiar sue tempre.
Spera, spera, che severa
La Fortuna non fia sempre.
Scena Quarta
(Atrio, che conduce alle Prigioni
Sigismondo, poi Tusnelda con
Veleno alla mano e Ramise con la Spada)
SIGISMONDO
Arminio sventurato!
RAMISE
Sigismondo!
TUSNELDA
Germano -
SIGISMONDO
(a Ramise)
Mia cara!
(a Tusnelda)
Mia Sorella.
RAMISE
li mio caro Fratello,
TUSNELDA
Il dolce sposo,
RAMISE
... O rendi a queste braccia,
TUSNELDA
... E a questo seno,
O chio bevo la morte.
RAMISE
... O chio mi sveno.
SIGISMONDO
Oh! Dei! fermate. Il Padre
Deve ubbidire Augusto.
Ramise e Tusnelda
E tu esser vuoi
Di Padre reo esecutor più ingiusto?
TUSNELDA
Sì, sì, morta mi vuoi, bevo il veleno.
RAMISE
No, no non vuoi chio viva, io mi apro il seno.
(Sigismondo getta via il Veleno a
Tusnelda, e togliela Spada a Ramise)
SIGISMONDO
Fermate. O Padre! o Amore!
Oh! sangue! oh! Arminio! oh! oh sorte!
Oh! Ramise! oh! Sorella?
oh! affetti! oh! morte!
Aria
Il sangue al cor favella,
Al cor favella amore,
Né so quel che sarà.
Salvarlo? - è fellonia
Svenarlo? - è crudeltà.
Barbaro allalma mia,
Infido al Genitore,
Essere il cor non sa.
(Parte)
Scena Quinta
(Tusnelda e Ramise piangendo:
e poi Arminio in Libertà)
Aria
TUSNELDA
Tra speme, e Timore
Mi palpita il cor, che fiero martir!
ARMINIO
Mia Sposa, mia Sorella,
Sciolto da lacci in libertà vi abbraccio.
Ma voi piangete? Il viver mio vi spiace?
Dunque fra le ritorte
Ritorno ad incontrar lindegna morte.
TUSNELDA
Ferma -
RAMISE
Tarresta
Scena Sesta
(Sigismondo con la
Spada di Arminio, e detti)
SIGISMONDO
Arminio
Non è tempo, Signor, tregua agli affetti.
Rompi gli indugi, e l tuo partir saffretti.
(Gli dà la Spada tolta a Ramise)
Ritorni alla tua mano
Listrumento fedel della tua Gloria,
E della Libertà del suol Germano.
ARMINIO
Signore, e qual mercede
Potrà render Arminio
A tanto zelo tuo, alla tua Fede?
TUSNELDA
Mio Sposo -
RAMISE
Mio German -
ARMINIO
Mie care addì.
(Si abbracciano)
TUSNELDA, RAMISE, ARMINIO
Parto,
ma teco resta ora il cor mio.
(Arminio con la spada in mano)
Aria
ARMINIO
Fatto scorta al sentier della Gloria
Mi richiama loffeso mio onor.
Vivo: spero sicura Vittoria;
Se morrò, carco di Allor.
(Parte)
TUSNELDA
Va; che nel dubbio
calle anco il mio amore
Sarà fido compagno al tuo valore.
Aria
Va, combatti ancor da forte
Che cangiar suoi la sorte
Per intrepido valor.
Poi ritorna trionfante,
Che questanima costante
Troverai piena damor.
(Parte)
Scena Settima
(Ramise e Sigismondo)
RAMISE
Sigismondo qui resti
Vittima di Segeste al rio furore?
SIGISMONDO
Fugga chi è reo; se pur il fallo è mio
Il fallo mio vuò sostener con gloria.
Scena Ottava
(Ramise, Sigismondo, Segeste con Guardie)
SEGESTE
Invece di eseguir gli ordini miei
Tra i vezzi di costei
Qui ti trattieni, o effeminato Figlio?
SIGISMONDO
Scordati i dolci nomi omai, Signore,
Tu sei tradito, e io sono il traditore
SEGESTE
Che vuoi dir? -
SIGISMONDO
È mia sorte,
(gli getta la sua Spada ignuda apiedi)
Per così bel delitto aver la morte.
Arminio è in libertà.
SEGESTE
Ciel! che intendo?
SIGISMONDO
E io lo posi.
SEGESTE
Ah! scelerato Figlio!
Lalta virtù del nobil Guerriero
Mindusse a dargli vita.
RAMISE
Ah! non è vero, lo son la rea.
SEGESTE
Ambo cadrete indegni.
Sannodino costoro,
e la vendetta
(Le Guardie incatenano
Sìgismondo e Ramise)
Lodio, la rabbia, e l furor mio,
minsegni.
(Parte sdegnato)
Aria
SIGISMONDO
Impara a non temer
Dal mio costante amor
Cara di questo cor dolce speranza.
Dei tuo destin sì fier
A vincer lempietà
Esempio ti sarà la mia costanza.
(Viene condotto via)
RAMISE
Perché mi dividete
Dal bellidolo mio? Crudi che siete!
Aria
Voglio seguir lo sposo
Barbari, dispietati,
Perché annodarmi il piè?
Benché sia donna imbelle
Mi diedero le stelle
Intrepida la fe.
(Esce)
Scena Ultima
(Gran giardino. Segeste colla spada
in mano, Tullio, e poi Sigismondo,
Arminio con Soldati Tedeschi e Ramise)
TULLIO
Fuggiam, Signor; Varo rimase estinto;
Preso è il castello,
e l fiero Arminio ha vinto
SEGESTE
Chio fugga? Ah! no -
SIGISMONDO
Son tua difesa, o Padre.
SEGESTE
Va, traditor.
(Entra Arminio con Tusnelda e Ramise)
ARMINIO
Ferma, Segeste, e vivi.
(Arminio gli toglie la Spada)
SEGESTE
Lasciami -
TUSNELDA
Ah! Genitore -
SIGISMONDO
Lascia, Padre, il furore.
ARMINIO
Ferma limpeto insano;
E se nudristi un perfido desio
Contro la Patria, e contro me: ti giuro
Deponi lodio,
e già le offese oblio.
RAMISE
O fratel generoso!
TUSNELDA
O illustre sposo!
SEGESTE
Da tua virtude oppresso
Riforma a genio tuo tutto me stesso.
ARMINIO
Ti stringo amico.
(Si abbracciano)
SEGESTE
lo fedeltà ti giuro.
ARMINIO
Al Figlio tuo fia mia sorella unita,
Perché a lui deggio e Libertade, e Vita.
Duetto
ARMINIO, TUSNELDA
Ritorna nel core vezzosa, brillante,
Risplende nellalma amante, festante,
La pace, la Calma, per te caro ben.
l nodi tenaci di nostra costanza,
I fermi legami di fede e speranza,
Or rendono eterno lamore nel sen.
ARMINIO
Goda nostralma appieno
Or che l Ciel di contenti
è a noi sereno.
Coro
GRAN CORO
A capir tante dolcezze
Troppo angusto è l nostro cor.
Cangia in gioia le tristezza
Generoso un bel Valor.
|
ACTO
PRIMERO
Escena Primera
(Campamento cerca del Rin, con pabellones
y otros efectos militares. Arminio con la espada
desenvainada, Tusnelda y soldados germanos)
TUSNELDA
Huye, bien mío;
en vano tu gran corazón
se opone a la suerte del imperio romano.
ARMINIO
¡Oh, dioses! ¿Qué estás diciendo?
¿Huir, querida mía?
Quiero derramar sangre enemiga,
nunca seré un traidor, ni un cobarde.
TUSNELDA
Resérvate para una oportunidad mejor.
ARMINIO
No tengo miedo.
TUSNELDA
Pero si tú caes, Tusnelda será
el botín de ese orgullo romano.
Huyamos, pues, ¡oh esposo mío!
y que el enemigo, PARA SU MAL,
te vea volver más vigoroso.
ARMINIO
Basta ya esposa mía, no digas más,
mi corazón que sabe desafiar a la muerte,
no resiste tus súplicas y se rinde al amor.
Dúo
ARMINIO, TUSNELDA
Huir, vida mía querida,
no es temor, ni es cobardía.
A la fuga invita
el amor casto y la libertad.
Escena Segunda
(Tulio y Varo con muchos soldados romanos)
TULIO
Señor, el campamento de Arminio
ha caído en tu poder.
Con su fuga te ha entregado
las armas y la gloria.
VARO
Su fuga le resta brillo a mi victoria,
¡Oh, dioses! ¡Desdichado corazón!
TULIO
¿Qué te aflige, señor?
VARO
¡Ay! ¡Es el amor!
Yo amo a Tusnelda...
TULIO
Abandona tan tirano yugo
y ve en busca de la gloria.
VARO
¡No sabes el poder del amor!
Aria
TULIO
No debe el corazón de un romano
dar cabida al amor,
sino sólo al bello deseo de triunfar.
Quien quiera imponer la Ley a los demás,
primero debe saber refrenar sus deseos.
VARO
¡Ay! que el verdadero coraje
no desdeña tener por compañero al amor.
Aria
A la luz de sus bellos ojos
con más ardor combatiré.
Sin dudarlo, sabré exponer
con temeridad mi pecho;
mi corazón no temerá
pues ya no tengo corazón.
(Cuando se va, se encuentra con
Segeste que lleva la espada de Arminio
y conduce a los prisioneros germanos)
Escena Tercera
(Segeste, con la espada de Arminio
y soldados germanos. Varo, y luego
Arminio encadenado con
Tusnelda y otros soldados)
SEGESTE
Con la espada de Arminio, señor,
te presento sometido
el imperio de Germania.
VARO
Augusto, ¡oh, amigo!
recompensará tus méritos.
SEGESTE
Aquí llega encadenado, al altivo guerrero.
(conducen a Arminio encadenado,
seguido de Tusnelda)
ARMINIO
Varo, venciste, porque fui traicionado
por el pérfido Segeste.
(a Segeste)
¿Bajas la mirada?
Esta es tu patria, esta es tu hija,
este es tu yerno, oprimidos por tus fechorías,
¡oh, vil príncipe! ¡oh, padre infame!
SEGESTE
Ladra, perro rabioso, esclavizado.
TUSNELDA
¡Padre, esposo, piedad! ¡Oh, dioses!
Aria
El amor y la sangre
golpean con furor.
Ceñidos con igual afecto
entran en mi pecho
y mi corazón recibe sus golpes.
Escena Cuarta
(Segeste, Arminio y Varo)
SEGESTE
Arminio, de tu furor,
perdono tanta osadía.
Eres prisionero de Augusto
y yo a él le juré fidelidad...
ARMINIO
¡Cállate perjuro!
¿Cómo hablas de fidelidad,
sí para ti la fidelidad no existe?
VARO
Deja de lado las injurias y pide
clemencia a la piedad romana.
ARMINIO
Antes que Arminio incline su frente
ante la altivez del poder latino y que renuncie
a su patria, a su sangre, y a sus dioses,
que muera en medio de atroces tormentos.
VARO
¡Ay, eres demasiado altanero!
Aria
Al igual que mi frente
es altivo este corazón.
El perder la vida
y la libertad,
me hará miserable, pero no traidor.
(Es llevado por los guardias)
Escena Quinta
(Segeste a solas)
SEGESTE
Si Arminio no acepta
la ley y la paz romanas,
con la cabeza pagará su orgullo.
Mientras Arminio viva
no habrá paz entre Germania y el Capitolio.
Aria
Aplastaré su fuerte orgullo si,
contumaz, no se somete
al Capitolio romano.
Si a la patria fue prejudicial
su airada cabeza altanera,
ahora ella será el precio de la paz.
Escena Sexta
(Patio en el castillo de Segeste.
Segismundo y luego Tusnelda y Ramise,
que vienen del lado opuesto)
Aria
SEGISMUNDO
No siempre son vanos los fantasmas
que se le aparecen
a un alma mientras duerme,
sino que a un desdichado,
mientras sueña,
saben descubrirle su destino.
TUSNELDA
Ramise; ¡oh, dioses!
RAMISE
¿Qué desdichadas noticias
leo en tu rostro?
TUSNELDA
Arminio fue hecho prisionero.
SEGISMUNDO
Querida hermana, ¡ay! ¿Qué dices?
RAMISE
¡Corro!
SEGISMUNDO
¿A dónde?
TUSNELDA
¿Qué intentas hacer?
RAMISE
Corro a sacrificarme
a Roma y a Varo.
TUSNELDA
Y yo quiero esperar aquí a mi esposo.
Prisionero lo llevan, ¡oh, dioses!
SEGISMUNDO
¿Quién lo apresó?
TUSNELDA
Segeste.
SEGISMUNDO
¿Mi padre?
RAMISE
¿Y Segismundo se atreve
a cortejar a la hermana de Arminio?
SEGISMUNDO
¿Qué culpa tiene Segismundo
en los crímenes del padre?
RAMISE
No te escucho.
(A punto de irse, él la retiene)
¡Déjame!
TUSNELDA
¡Detente; y que de aquí en adelante
brote de nuestros corazones el dolor!
Aria
RAMISE
Siento el corazón asediado
por todos lados
de miedo y terror.
Y ahora, lleno angustia,
mi pecho
no tiene lugar para el amor.
(Sale)
Escena Séptima
(Tusnelda y Segismundo)
SEGISMUNDO
¡Pobre de mí! Ramise se va
y se lleva mi alma con ella.
Querida Hermana, ¡por dios,
por piedad, ayúdame!...
TUSNELDA
¡Ay, Segismundo!
Me compadezco de tu corazón,
pero tú piensa en el mío.
Entre las tropas enemigas
veo a mi esposo esclavo.
Temo su martirio pero
no puedo odiar al autor del mismo,
porque es mi padre.
SEGISMUNDO
¿Y así me consuelas?
TUSNELDA
Compara tus angustias
con mi penar,
y así consuela tu vano dolor
con mi martirio.
Aria
Es señal de un amor débil
el dolor que se apaga con las lágrimas.
A la verdadera pasión
de un alma fuerte,
ni la fría muerte
puede apagarla.
(Sale)
Escena Octava
(Segismundo, luego Segeste)
SEGISMUNDO
¡Cruel hermana!
¡Oh, Dioses! ¿Me abandonáis?
SEGESTE
¡Hijo!
SEGISMUNDO
Padre y señor...
SEGESTE
Hoy la suerte nos ha favorecido,
ahora debes cambiar tus inclinaciones.
SEGISMUNDO
(para sí)
¡Oh, dioses! ¿Qué será?
SEGESTE
Augusto quiere premiar
y galardonar mi lealtad.
SEGISMUNDO
Pero ¿y la patria, señor, y Arminio?
SEGESTE
Cállate.
Arminio está encadenado;
Roma ha triunfado.
SEGISMUNDO
¡Oh, dioses!
SEGESTE
Por lo que tú no debes
seguir pensando en Ramise.
SEGISMUNDO
¿Qué, señor?
SEGESTE
A un nivel más sublime
debes dirigir tu deseo.
SEGISMUNDO
¡Quisiera obedecerte, pero no puedo!
SEGESTE
Temerario...
¿Eso dices a tu padre?
¡Vamos, debes obedecer!
SEGISMUNDO
Toma mi espada
y desgarra mi pecho
para extirparme el corazón.
(Arroja su espada al suelo)
SEGESTE
Piensa bien lo que dices...
Piénsatelo, mal hijo...
(Sale indignado)
Aria
SEGISMUNDO
Puedo morir,
pero ¿vivir y no amar?
¡Oh, dioses! Arrancar el amor
de mi alma, no puedo no.
Si el amor da vida al alma,
arrancarme del pecho el amor
sin arrancarme el corazón no,
no es posible.
ACTO SEGUNDO
Escena Primera
(Gabinete. Segeste y Tulio)
TULLIO
¿Y cómo, señor, se realizará?
SEGESTE
Todo conspira
para la muerte de Arminio.
TULLIO
¿Y qué se opone?
SEGESTE
La virtud, la naturaleza,
la justicia, la razón
¡y las lágrimas, oh dioses, de mi hija!
TULLIO
Casándose con Varo secará sus lágrimas.
SEGESTE
¿Y se puede confiar en eso?
TULLIO
Él está enamorado locamente de Tusnelda.
SEGESTE
¿Qué más puedo desear?
TUSNELDA
Decide...
SEGESTE
Hoy sabrá cuál es su destino.
O ser súbdito de Augusto, o la muerte.
Aria
TULLIO
Con su sangre verás pintado en el cielo
un iris, que será el presagio de la paz.
La antorcha del amor iluminará
al hielo de la muerte.
(Sale)
Escena Segunda
(Varo y Segeste)
VARO
Esta, ¡oh, señor! es la voluntad del César.
(Le da un pergamino, que Segeste lee en voz baja)
"Agradecido estoy sobremanera
¡oh, Varo de tu obra! por la cual
ha sido sometida Alemania.
Por eso sólo te pido, y quiero,
que para eliminar el orgullo de los queruscos,
Arminio sea ejecutado.
Extinta la cabeza de la hidra,
habremos vencido.
Augusto.
SEGESTE
Obedientemente cumpliré la orden del César.
SEGESTE, VARO
Y así tendré la oportunidad
de abordar a Tusnelda.
(se marchan)
Escena Tercera
(Sala con trono, Arminio
encadenado y guardias)
Aria
ARMINIO
Duras cadenas, aunque
no sois para mí motivo de crueldad;
sí mis pies con cariño estrecháis
por la libertad de la patria.
Escena Cuarta
(Arminio, Segeste con otros guardias)
SEGESTE
Arminio, a través
de mis palabras
te habla el cielo.
Oportuno es el consejo:
ante el monarca romano sométete
y evitarás un gran riesgo.
ARMINIO
¡Ay, traidor! ¿Con estas palabras
me habla Segeste? ¿Y piensas, acaso,
que quiero consagrar a la vil memoria
la patria, y la sangre, y mi nombre,
y el trono, y la gloria?
SEGESTE
¡Ah! Que la paz de la patria sea tu gloria.
ARMINIO
¿La Gloria? ¿Entregarla esclavizada
al yugo de un tirano?
SEGESTE
Entonces morirás...
ARMINIO
Famoso fui en libertad.
¡Vamos, vamos; sin más demoras,
corramos a la muerte y que el vil Segeste
viva en infame servidumbre!
Aria
Sí, pereceré, pero siempre
permanecerá vivo en tu corazón
el remordimiento lacerante.
Con tres fauces ladrará
y mi sangre estará unida
a tu patria y a tu honor.
(Lo llevan fuera)
Escena Quinta
(Segeste y Tusnelda llorando)
SEGESTE
Hija, las lágrimas son en vano;
si quieres salvar a tu esposo,
logra que incline su altiva frente ante César.
TUSNELDA
¡Ay! No; un alma grande antepone
a una vida de servidumbre,
una muerte gloriosa.
SEGESTE
Entonces él morirá -
TUSNELDA
Vamos, cumple sobre mí
tu cruel mandato, padre.
Que el mismo delito,
que la misma virtud
que enciende mi corazón
y el de mi esposo,
requiere que te pida
o su libertad, o mi muerte.
Aria
Ofrece mi alma a tu furor
al de Augusto
o al de sus ejércitos.
Es un crimen ser tu hija,
y es un castigo tener por padre
a un progenitor tan cruel.
(Parte)
Escena Sexta
(Segeste y Ramise)
RAMISE
Príncipe sin lealtad;
padre deshumanizado.
SEGESTE
¿Alto ahí?
¿Tanta vil osadía femenina?
RAMISE
¡Ay, traidor!
Mira, tengo el corazón más noble que tú.
(Saca una daga y lanza un golpe
contra Segeste, pero Segismundo
la detiene)
Escena Séptima
(Segismundo, Segeste y Ramise
que arroja la daga)
SEGISMUNDO
¡Ah, Ramise!
RAMISE
¡Ah, destino!
SEGESTE
¡Ah, temeraria!
Aniquilaré tu orgullo.
Hoy la cabeza de Arminio caerá
y así cesará tu orgullosa osadía.
(Sale indignado)
SEGISMUNDO
Querida mía...
RAMISE
¿Te atreves a hablarme, infiel?
SEGISMUNDO
¿Infiel quién te adora?
RAMISE
Déjame, falaz...
SEGISMUNDO
Te soy completamente fiel,
¿pero en contra de mi padre?...
RAMISE
Contra un indigno.
Si quieres tener mi amor,
secunda mi indignación.
SEGISMUNDO
¿Deseas que sea un parricida?
¡eh! Con mi sangre sacia tu furia.
(le da la espada desenvainada, que ella
arroja al suelo, y que Segismundo vuelve
a tomar para herirse a sí mismo)
Lo demanda el deber y también el amor.
RAMISE
¡Detente si me amas! ¡Oh, dioses!
Eres el digno hijo de un traidor.
Aria
No espero nada, todo lo creo,
pido mucho y poco comprendo.
Menos obtengo y deseo demasiado,
cuanto más te amo, más te ofendo.
(Sale)
Escena Octava
(Segismundo a solas)
SEGISMUNDO
¡Oh Ramise, oh Segeste, ambos sois fatales!
¿Qué queréis de mí?
Si ambos me disteis un afecto inocente,
permitid que en mi corazón conserve
tu sangre y el amor.
Aria
La llama que se enciende en mi pecho
se alimenta de la sangre del corazón.
Tan puro resplandece ese fuego
como el aliciente que alimenta la pasión.
Escena Novena
(Prisión horrible y estrecha
Arminio, luego Tusnelda y Varo)
ARMINIO
¡Oíd, guardias!
Que alguno de vosotros llame a Varo.
TUSNELDA
(llorando)
Esposo adorado,
¿acaso quieres morir?
ARMINIO
Sí, quiero morir.
TUSNELDA
Pero si a Augusto...
ARMINIO
¡Oh, dioses! ¡Cállate!
¿Acaso quieres verme envilecido?
Sí, quiero morir y con mi ejemplo...
TUSNELDA
Sí, yo también seguiré tu ejemplo.
VARO
¿Arminio?
TUSNELDA
¿En este momento,
por qué vienes a insultar a un desdichado?
ARMINIO
Él vino a requerimiento mío.
(a Varo)
Escucha.
Hoy tu mérito y mi amor exigen
que a mi muerte seas heredero
del único tesoro que poseo.
Sé que amaste a Tusnelda
por su virtud y su belleza.
Ella es digna de ti y tú de ella.
TUSNELDA
¿Cómo? ¿Y lo tolero?
¡Mi corazón estalla!
VARO
¡Oh, dioses!
Aria
ARMINIO
Voy a morir. Os dejo la paz
que hay en mi corazón.
Querida, al menos con mi muerte
para ti la suerte
abandona su rigor.
(Sale)
Escena Décima
(Tusnelda y Varo)
VARO
¡Tusnelda, estoy confundido!
Te abandona tu ingrato consorte
¿y quiere mi destino
que yo te estreche contra mi pecho?...
TUSNELDA
Varo, ¿qué fantasías de amor sueñas
ante la presencia de la muerte?
Aunque Arminio, moribundo, me entrega a ti,
el amor y la fidelidad que anida en mi pecho
me prohíben ser tuya.
VARO
¿Y entonces?
TUSNELDA
Deberás Varo, si deseas complacerme
y tener mi estima,
convertirte en el apoyo de tu rival.
Ese será un esfuerzo digno de ti.
VARO
¡Que despierte el deber romano que hay en mí
y que retroceda el vil cupido!
Varo no debe ceder ante nadie.
(sale)
Aria
TUSNELDA
Devuélveme a mi dulce esposo
y dos vidas te deberé.
Diré a mi corazón
que es un regalo de Varo,
cuando lo abrace.
ACTO TERCERO
Escena Primera
(Plaza del castillo de Segeste con un
patíbulo en el centro. El pueblo asomado
a las ventanas y alrededor del cadalso.
Soldados romanas con estandartes.
Arminio encadenado, luego Varo, por un
lado y Segeste por el otro; luego Tulio)
ARMINIO
Cruel escenario de muerte,
espectáculo horroroso,
¿quizás crees que espantas
a mi alma?
¡Eh, no; no te engañes!
Tanta pompa es mi triunfo;
desprecio el orgullo romano al morir,
y este escenario es para mí un Capitolio.
Verdugos, conducidme a la muerte;
y luego, a Segeste,
llevad mi cabeza...
VARO
¡Desmontad esos andamios!
SEGESTE
¿Qué? ¡Proseguid, cortadle la cabeza!
Augusto quiere que sea ejecutado.
VARO
Sí, pero desdeña tan vil trofeo.
Que muera, pero como un guerrero
y no como un criminal.
(Entra Tullio)
TULLIO
¡Varo, Segeste, a las armas!
Segismero ha derrotado a las falanges romanas.
VARO
Enviad más legiones
a oponerse al enemigo y que Arminio,
mientras tanto, regrese a prisión.
SEGESTE
¡A las penas y al llanto!
Aria
ARMINIO
Regreso a las cadenas...
Suerte: ¿qué quieres de mí?
Entre las extrañas experiencias
de la prisión y de la muerte,
mi constancia se vuelve
más estable y firme.
(Lo llevan fuera)
Escena Segunda
(Varo, Segeste y Tulio)
VARO
En defensa del castillo
quédate con tu gente, Segeste.
¡Tulio, sígueme!
SEGESTE
Cumpliré tus órdenes.
VARO
¡Oh, penosas preocupaciones
del deber y el amor!
Aria
Mira al cielo y verás las armas
de Alcides centellando
rodeadas de estrellas.
Pero a la vez, en el templo de Gnido,
el poderoso Cupido
hace resplandecer las amantes almas.
Escena Tercera
(Habitación con una pequeña
mesa, sobre la que hay una copa
de veneno y la espada de Arminio.
Tusnelda, y luego Ramise)
TUSNELDA
¿Teniendo ante mí el veneno y la espada
¿aún dudo, aún sigo viva?
(Toma la espada para herirse)
Te esgrimo, ¡oh ilustre acero!
¡Ay, no! ¿Qué hago?
(deja la espada y toma el veneno)
Sí, sí, beberé la muerte.
(cuando va a beber, Ramise se lo impide)
RAMISE
¡Alto, Tusnelda detente!
Eso es una cobardía.
TUSNELDA
Mi esposo ha muerto y yo debo...
RAMISE
¡No, él vive!
Debemos liberarlo de las cadenas
a las que está amarrado.
O vengarlo, si muere,
y después moriremos nosotras.
TUSNELDA
Sí, hagamos como dices...
(Tusnelda toma la copa
y Ramise la espada)
Dúo
RAMISE, TUSNELDA
Aunque el cielo nos amenace,
aun puede cambiar de parecer.
Espera, espera, que la fortuna
no nos será siempre adversa.
Escena Cuarta
(Atrio que conduce a la prisión.
Segismundo, luego Tusnelda con
el veneno y Ramise con la Espada)
SEGISMUNDO
¡Desventurado Arminio!
RAMISE
¡Segismundo!
TUSNELDA
Hermano...
SEGISMUNDO
(a Ramise)
¡Querida mía!
(a Tusnelda)
Hermana.
RAMISE
Mi querido hermano...
TUSNELDA
Mi amado esposo...
RAMISE
... o regresa a mis brazos...
TUSNELDA
... y a este pecho,
o beberé la muerte.
RAMISE
... o yo me suicido.
SEGISMUNDO
¡Ah, dioses, deteneos!
Nuestro padre debe obedecer a Augusto.
Ramise y Tusnelda
¿seréis vosotras más injustas
que el verdugo de vuestro padre?
TUSNELDA
Me quiere muerta... beberé el veneno.
RAMISE
Si no quiere que viva, me abriré el pecho.
(Segismundo arroja el veneno de
Tusnelda y toma la espada de Ramise)
SEGISMUNDO
¡Deteneos! ¡Oh, padre! ¡Oh. amor!
¡Oh. sangre! ¡Oh, Arminio! ¡Oh, destino!
¡Oh, Ramise! ¡Oh, Hermana!
¡Oh, sentimientos! ¡Oh, muerte!
Aria
La sangre le habla al corazón
y al corazón le habla amor,
no sé qué ocurrirá.
¿Salvar a Arminio?... es una traición.
¡Matarlo?... es una crueldad.
Transformar mi alma para que
le sea infiel a mi padre,
mi corazón no puede tolerarlo.
(Sale)
Escena Quinta
(Tusnelda y Ramise llorando
y luego Arminio en libertad)
Aria
TUSNELDA
Entre la esperanza y el temor
late mi corazón, ¡qué cruel martirio!
ARMINIO
Esposa mía, hermana mía,
desatadas mis cadenas en libertad, os abrazo.
Pero ¿estáis llorando? ¿Os desagrada que viva?
Entonces, entre tantas dificultades,
regresaré a encontrarme con la indigna muerte.
TUSNELDA
¡Detente!
RAMISE
¡Detente!
Escena Sexta
(Llega Segismundo
con la espada de Arminio)
SEGISMUNDO
Arminio, no es hora
de dar paso a los sentimientos.
No demores más y apresura tu partida.
(Le da la espada que le quitó a Ramise)
Que tu mano empuñe de nuevo
esta espada símbolo de tu gloria
y de la libertad del suelo germano.
ARMINIO
Señor, ¿y qué recompensa
puede otorgar Arminio
a tu celo y lealtad?
TUSNELDA
Esposo mío...
RAMISE
Hermano...
ARMINIO
Queridas mías, adiós.
(se abrazan)
TUSNELDA, RAMISE, ARMINIO
Me marcho,
pero ahora mi corazón permanece vosotros.
(Arminio espada en mano)
Aria
ARMINIO
El honor ofendido me llama
por el sendero de la gloria.
Vivo y espero la segura victoria;
mas si muero, lo haré cargado de laureles.
(Sale)
TUSNELDA
Ve y que mi amor
apague la incertidumbre
y sea el fiel compañero de tu valor.
Aria
Ve y combate como un valiente
que cambia el destino
por su valor intrépido.
Luego, regresa vencedor,
que a mi alma constante
la encontrarás llena de amor.
(Sale)
Escena Séptima
(Ramise y Segismundo)
RAMISE
Segismundo ¿Aquí te quedas
para ser víctima de la furia de Segeste?
SEGISMUNDO
Huye quien es culpable; si la falta es mía,
mi falta quiero sustentar con honor.
Escena Octava
(Ramise, Segismundo, Segeste con Guardias)
SEGESTE
En lugar de seguir mis órdenes
estás aquí retenido.
¡Ella te ha hechizado, hijo afeminado!
SEGISMUNDO
No son necesarios tus reproches, señor,
fuiste traicionado y yo soy el traidor.
SEGESTE
¿Qué quieres decir?...
SEGISMUNDO
Es mi destino.
(arroja su espada desnuda a sus pies)
Por tan hermoso crimen que yo reciba la muerte.
Arminio está en libertad.
SEGESTE
¡Cielos! ¿Qué escucho?
SEGISMUNDO
Yo lo dejé marchar.
SEGESTE
¡Ay, hijo desgraciado!
La alta virtud del guerrero
me lleva a quitarte la vida.
RAMISE
¡Ay, no es cierto, yo soy la culpable!
SEGESTE
¡Ambos caeréis, indignos!
¡Que ambos sean encadenados,
y que la venganza...
(Los guardias prenden
a Segismundo y Ramise)
... el odio, la ira y el furor, me guíen!
(Sale indignado)
Aria
SEGISMUNDO
Aprende de mi amor constante
a no tener miedo, querida,
dulce esperanza de mi corazón.
Mi constancia será para ti un ejemplo
para vencer la impiedad
de tu cruel destino.
(es conducido fuera de escena)
RAMISE
¿Por qué me separáis de mi amado ídolo?
¡Qué crueles sois!
Aria
¡Quiero seguir a mi amado,
bárbaros, despiadados!
¿Por qué sujetáis mis pies?
Aunque soy una débil mujer,
las estrellas me dieron
una intrépida constancia.
(Sale)
Última Escena
(Gran jardín. Segeste con la espada
desenvainada, Tullio y luego Segismundo,
Arminio con guerreros y Ramise)
TULLIO
¡Huyamos, señor! ¡Varo ha muerto!
El castillo fue tomado
y el valiente Arminio ha vencido.
SEGESTE
¿Que yo huya? ¡Ah! No...
SEGISMUNDO
¡Yo seré tu defensa, padre!
SEGESTE
¡Apártate, traidor!
(Entra Arminio con Tusnelda y Ramise)
ARMINIO
¡Detente Segeste, y vive!
(Arminio le quita la espada)
SEGESTE
Déjame...
TUSNELDA
¡Ay, padre!...
SEGISMUNDO
Padre, aleja tú furor.
ARMINIO
Detén tu ímpetu demente.
Si alguna vez alentaste un pérfido deseo
contra la patria o contra mí,
te juro que, si entierras tu odio,
yo olvidaré las ofensas.
RAMISE
¡Oh, generoso hermano!
TUSNELDA
¡Oh, ilustre esposo!
SEGESTE
Apremiado por tus virtudes
me someto a tu voluntad.
ARMINIO
Te estrecho en un abrazo, amigo.
(se abrazan)
SEGESTE
Te juro mi lealtad.
ARMINIO
Que tu hijo se case con mi hermana,
pues a él le debo la libertad y la vida.
Dúo
ARMINIO, TUSNELDA
Que retorne a tu corazón la feliz, brillante
y resplandeciente paz de mi alma.
Los vínculos tenaces de nuestra constancia,
los lazos firmes de la fidelidad y esperanza,
vuelven eterno el amor
que anida en nuestros pechos.
ARMINIO
Que nuestra alma se solace en paz
ahora que el cielo de la felicidad
está sereno para nosotros.
Coro
GRAN CORO
Para comprender tanta dicha,
nuestro corazón es demasiado pequeño.
Un corazón generoso transforma
la tristeza en alegría.
Digitalizado y traducido por:
José Luís Roviaro 2026 |